venerdì 2 aprile 2021

è tornata la bella stagione (o perlomeno un surrogato, fino alla prossima gelata) e io finalmente posso tornare a lavorare nei boschi. è un lavoro non retribuito, ma fondamentale: mi assicuro che tutto vada bene, parlo con gli animali e con le piante. in pratica fornisco assistenza psicologica e counseling alla natura, che attualmente è un po’ in crisi.
ho una giornata piena di impegni, alle 10 vedo il mio maestro di tai chi (un nano da giardino insospettabilmente elastico), alle 15 ho la riunione con gli scoiattoli, alle 17.30 le prove con il coro di cavedani (è complicato, ve lo spiego un’altra volta).
il bosco è sempre molto affollato, in questa stagione: si sente il frinire degli alberi, lo stormire delle gazze, l’assiolo di chitarra, il bramire dei brahmani, la motosega elettrica (da non confondere con la motgp, che quella è una motosaga), le solite cose.
invece dalla finestra di casa sento in continuazione anche un picchio, e il suo ritmico martello pneumatico (“ritmico martello pneumatico” potrebbe essere un verso di unità di produzione di glf, è anche un endecasillabo, per dire), per non parlare degli asini e della pecora nel bosco (bum).
credo anche di aver risolto il mistero dei massi erratici.
perché errano? (non nel senso che sbagliano, nel senso che se ne vanno in giro senza un motivo apparente).
allora, la mia teoria è che i massi non amino viaggiare, infatti una volta arrivati poi non si spostano più per un sacco di anni. la soluzione è che anticamente c’erano popolazioni di gnomi che spostavano i massi, tutto qui. spostare i massi è una fissa che homo sapiens ha sempre avuto, come sa chiunque sia stato a carnac, a stonhenge o in egitto. beh, ce l’hanno anche gli gnomi, occhei?
i massi non ne sono molto contenti, che ve lo dico a fare.

mercoledì 17 marzo 2021

mi scrive il mio spiderman di quartiere.
ha un paio di ottimi consigli da darmi su questioni di sicurezza, ragnatele inevase e questioni lavorative.
io resto in contemplazione. un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per pigrizia.
a volte posso restare in contemplazione per intere mattinate, un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per sonno arretrato.
mi sto trattenendo per non restare in contemplazione interi giorni, un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per catatonia e causa improvvisi quanto improvvidi tso.
purtroppo homo sapiens non ha granché dimestichezza con l’ascesi.
nel frattempo mi sto allenando nella realizzazione di programmi a lungo termine.
non è una professione di ottimismo, né un’aspettativa per il futuro (che, è bene ricordarlo, non esiste).
i programmi a lungo termine mi piacciono perché hai tutto il tempo di gestire le cose, impari la pazienza, la perseveranza e riesci a mettere tutto in prospettiva.
è ovvio che bisogna affrontare le cose un passo alla volta, ma pensare sul lungo periodo aiuta a calmare lo stress (fateci caso: se non avete niente da fare e la prossima scadenza è fra una decina d’anni, siete molto meno stressati. lo dico per esperienza).
quindi ho deciso di tralasciare tutti gli obiettivi utili tipo trovare un lavoro, diventare ricco, non morire di inedia, studiare cose che potrebbero avere un impatto pratico nella mia vita in generale (la coerenza è importante), per concentrarmi invece su cose assolutamente idiote tipo studiare il turco (ci ho messo cinque anni, ma ora potrei girare per istanbul, entrare in un ristorante, salutare, chiedere un tavolo per quindici e ordinare una pecora, oppure del tè), imparare il tai chi (per arrivare con il tai chi al livello di padronanza che ho del turco ho calcolato che mi servono altri quindici anni di pratica, se non muoio di inedia prima) e alcune tecniche di respirazione (non ho ancora iniziato ma ho progettato un piano di studio di quattro o cinque anni).
dovrei concentrarmi anche sulla scrittura, in questo momento sto meditando di lavorare a delle pièce teatrali per mendicanti di metropolitana, a una nuova traduzione del libro dei mutamenti (in cui ogni copia è diversa dalle altre; ho già detto che la coerenza è importante?) e un contratto di collaborazione con alcune specie aliene in cui si cita esplicitamente il divieto di comparire nel mio frigorifero senza preavviso.
un altro progetto che porto avanti dal 27 novembre (più o meno da quando blogger mi ha cambiato l’interfaccia implementando delle maestose lettere maiuscole ad inizio di ogni post) è usare le prime lettere dei post per scrivere un’espressione di senso compiuto in turco (bu benim), che duolingo traduce mirabilmente in “this is mine”.
questo è il genere di cose che mi danno soddisfazione e di cui voi non vi accorgereste mai, se non mettessi un’immagine esplicativa (oddio, forse ve ne accorgereste, se solo esisteste anche fuori dalla mia testa e se foste completamente matti).




domenica 28 febbraio 2021

benvenuti in questo blog.
questo è un messaggio di saluto ai nuovi arrivati, lo faccio circa ogni diciotto anni, quindi se siete arrivati qui per la prima volta, siete incredibilmente fortunati.
purtroppo può essere che andiate avanti a leggere le boiate che scrivo, e questo lo rubricherei sotto la voce “sfortuna”.
non è colpa vostra, è che l’universo tende all’equilibrio.
ora che ci siamo conosciuti, vi elenco le dramatis personae (ho sempre desiderato scriverlo, anche se non so bene cosa significhi) attualmente ricorrenti in questo blog (ma siccome la vita ha questa caratteristica di non restare mai uguale a se stessa, potrebbero durare ancora per poco, quindi non affezionatevi):
- io
- gli ufi
- martinanavratilova tuttoattaccato (martinanavratilova è il nome, tuttoattaccato il cognome)
- un germano reale
- un germano finto
- il lago
- alcuni svizzeri
- dei pinguini (ma solo in inverno)
- dei cavedani
- una gigantografia di geronimo barbadillo
per tutto il resto ci sono le varie sezioni di questo blog, tipo le utilissime faq (so che nessuno legge mai le faq, ma non è una buona ragione per non averle) e un archivio molto fornito che viene letto anche meno delle faq. è il motivo per cui sono circa diciotto anni che scrivo sempre i soliti dodici post (e a me va benissimo così).
so anche che nessuno di nuovo arriverà mai qui (non è più il 2003, i blog sono morti da un pezzo e i social network sono diventati dei posti dove si litiga, non si riesce a fare un discorso lungo più di due righe e si guarda gente che fa cose insensate: in pratica è indistinguibile dal mondo reale. ve lo dico nel caso vi siate svegliati dal coma adesso), ma credo di avere un problema con il mondo reale.
però, visto che in quasi tutti i post mi rivolgo a un pubblico immaginario apostrofandolo con la seconda persona plurale, mi piaceva tenere il punto.

lunedì 15 febbraio 2021

una rondine non fa primavera.
non ha l’apparato fonatorio idoneo per pronunciare le pi e le erre, quindi si limita a garrire (termine che peraltro ha tre erre, credo che sia ingiusto nei confronti delle rondini).
in ogni caso non vedo una rondine dal ‘96, credo, anno in cui andavano parecchio di moda. ora invece vanno di moda gli eterotteri, e magari le due cose sono collegate.
anche se noi spesso non ce ne rendiamo conto, nell’universo tutto è connesso.
occhei, tranne se abiti in provincia e hai fastweb (lo dico per esperienza personale), ma per il resto si può star sicuri.
arriviamo tutti dalla stessa esplosione iniziale quindi è ovvio che sia tutto interconnesso, anche se ammetto che non sia la linea migliore di pianificazione per un universo dotato di buon senso.
- senti, non so come pianificare questa attività settimanale, mi dai un consiglio?
- boh, intanto fai esplodere tutto l’edificio, qualcosa verrà fuori
capite anche voi che non funziona granché.
in questo periodo vedo anche un numero spropositato di primule: nel mio giardino sono spuntate i primi di gennaio, e non hanno mai smesso di fiorire nonostante la temperatura sotto zero, il ghiaccio, il diluvio, le tenebre e la tramutazione dell’acqua in sangue (quest’ultima potrei essermela inventata).
restano lì, indomite, una via di mezzo tra l'incoscienza e la malattia mentale, e io vorrei avere la loro testardaggine.
nel frattempo, visto che non ho molto da fare, evoco gli spiriti dei natali passati, presenti e futuri: l’esprit de l’escalier, che mi si presenta con le sembianze di un mezzo busto di diderot e alcune evidenti difficoltà deambulatorie (tipiche dei mezzi busti, in effetti), il gelo invernale, con le sembianze del cane armaduk in giacca e cravatta, e la morte per inedia (una gigantografia di fernando redondo ancorato a centrocampo), ma rimaniamo subito piuttosto interdetti perché ci manca il quinto per la briscola chiamata.
fortunatamente sono iniziati gli australian open (in chiaro su eurosport.de), così restiamo fermi sul divano a vedere il tennis con il commento in tedesco.

martedì 26 gennaio 2021

breve messaggio per telepatici:
beh, adesso sapete cosa voglio dire.

martedì 12 gennaio 2021

esserci o non esserci. questo è il problema.
se sia più nobile per la mente scegliersi un’identità individuale e una sostanza univoca oppure perdersi nella trama di relazioni e processi in perenne cambiamento.
il mio maestro di consapevolezza (un labrador che abbaia violentemente, ma solo alle tre del mattino) sostiene che sta tutto nel fare come nelle arti marziali: devi essere lì, ma non essere lì (cioè, per dire: invece di brus lì, sei antonello* lì).
uno dei modi più semplici di ottenere questo risultato è smaterializzarsi.
recentemente ho frequentato un corso di smaterializzazione che si basa sul convincere i legami atomici che impegnarsi in un lungo rapporto è sempre una perdita di tempo, e che potrebbero vedersi solo quando gli va realmente.
il problema sta tutto nel fatto che gli atomi non sempre rispettano il piano originario, quindi le cose tendono a complicarsi.
in sintesi: la smaterializzazione offre molteplici vantaggi sul piano esistenziale e in termini di consapevolezza, però la rimaterializzazione può essere problematica e a volte può essere necessaria una terapia di gruppo. 
ma concentriamoci su un problema alla volta: non è detto che rimanere smaterializzati non possa essere una buona soluzione. the e zucchero, ad esempio, è una buona soluzione, e nessuno si lamenta perché lo zucchero si è smaterializzato.
se non siete convinti, un’alternativa può essere la meditazione.
uno degli effetti più diffusi della meditazione è la dilatazione del tempo: tu sei sul divano a guardare csi in tedesco (non si capisce niente, ma tanto la gente muore uguale; è un’utile tecnica meditativa) e all’improvviso sono le tre di notte e i cleveland browns stanno asfaltando i pittsburgh steelers 21-0 nel primo quarto. è la dilatazione del tempo, tipica di noi menti illuminate.
scrivo questo non per vantarmi, ovviamente, ma perché ho capito che potrei essere un faro per la cultura in questo paese, quindi ieri mi sono messo in testa una luce di posizione, un anabbagliante e un abbagliante, per avere il giusto physique du rôle. 
ma poi non posso uscire, quindi forse mi installo sul balcone per guidare gli alianti di passaggio. però magari quando fa meno freddo.

* è un nome di fantasia. a meno che non vi chiamiate davvero antonello, allora è il vostro nome. 

giovedì 31 dicembre 2020

Nella terza settimana di primavera del 2020, in una giornata in cui il sole sembrava voler decidersi a far germogliare anche i fiori più indecisi, all’incirca verso l’ora di pranzo, in un giardino sistemato con meticolosità e cura da mani esperte, in cui spiccavano due filari di ulivi, messi a dimora in quel terreno nonostante il clima di quella zona lacustre non lesinasse certo inverni freddi e umidi, comparve, risoluto ma placido, con quel tipico piglio del combattente mentre fissa il luogo della battaglia, immobile, con il bavero dell’uniforme che garrisce al vento e l’espressione serena che il nemico talvolta ha la sventura di scambiare per timidezza o ritrosia, un soggetto.
Il fatto che il soggetto compaia dopo centoundici parole non è un artificio retorico tipico degli incipit delle grandi narrazioni bensì un bieco tentativo di alterare la vostra respirazione per procurarvi un principio di ipossia.
Scusate, niente di personale, era solo un esperimento.

Io sto sgranocchiando Zwieback Hug senza zucchero e sorseggiando del tè earl gray mentre, con un comitato di ufi in visita pastorale, disquisiamo del futuro del pianeta (pianeterà), e della possibilità per gli esseri umani di resistere alle basse temperature e agli inverni nevosi ibridandosi con i salmoni.
Tutto questo mentre un coro di nani da giardino sta cantando in sottofondo “siamo andati alla caccia del leon” e io intrattengo gli ufi con l’esegesi del testo “singing ya ya yuppi yuppi ya ya”, a cui gli ufi si dimostrano particolarmente interessati. 
Non posso del tutto dargli torto: la voce è uno strumento a corde particolarmente affascinante e il pieno controllo del diaframma richiede un’abilità che si raggiunge solo dopo molti mesi di allenamento e pratica. Sono anche particolarmente meravigliati dalla pronuncia di Gewürztraminer e Feldschlösschen, ma non è questo il punto.
Il punto è che la quasi totale popolazione di una specie ottimisticamente denominata “sapiens” pensa che il cambio di una cifra nel conteggio dei giri che il pianeta compie intorno alla sua stella di riferimento, contati a partire da un momento pressoché casuale, possa cambiare in meglio i loro destini, e io non so come spiegare questa cosa agli ufi senza che loro legittimamente dispongano il più grande TSO collettivo della storia della galassia.