lunedì 15 febbraio 2021

una rondine non fa primavera.
non ha l’apparato fonatorio idoneo per pronunciare le pi e le erre, quindi si limita a garrire (termine che peraltro ha tre erre, credo che sia ingiusto nei confronti delle rondini).
in ogni caso non vedo una rondine dal ‘96, credo, anno in cui andavano parecchio di moda. ora invece vanno di moda gli eterotteri, e magari le due cose sono collegate.
anche se noi spesso non ce ne rendiamo conto, nell’universo tutto è connesso.
occhei, tranne se abiti in provincia e hai fastweb (lo dico per esperienza personale), ma per il resto si può star sicuri.
arriviamo tutti dalla stessa esplosione iniziale quindi è ovvio che sia tutto interconnesso, anche se ammetto che non sia la linea migliore di pianificazione per un universo dotato di buon senso.
- senti, non so come pianificare questa attività settimanale, mi dai un consiglio?
- boh, intanto fai esplodere tutto l’edificio, qualcosa verrà fuori
capite anche voi che non funziona granché.
in questo periodo vedo anche un numero spropositato di primule: nel mio giardino sono spuntate i primi di gennaio, e non hanno mai smesso di fiorire nonostante la temperatura sotto zero, il ghiaccio, il diluvio, le tenebre e la tramutazione dell’acqua in sangue (quest’ultima potrei essermela inventata).
restano lì, indomite, una via di mezzo tra l'incoscienza e la malattia mentale, e io vorrei avere la loro testardaggine.
nel frattempo, visto che non ho molto da fare, evoco gli spiriti dei natali passati, presenti e futuri: l’esprit de l’escalier, che mi si presenta con le sembianze di un mezzo busto di diderot e alcune evidenti difficoltà deambulatorie (tipiche dei mezzi busti, in effetti), il gelo invernale, con le sembianze del cane armaduk in giacca e cravatta, e la morte per inedia (una gigantografia di fernando redondo ancorato a centrocampo), ma rimaniamo subito piuttosto interdetti perché ci manca il quinto per la briscola chiamata.
fortunatamente sono iniziati gli australian open (in chiaro su eurosport.de), così restiamo fermi sul divano a vedere il tennis con il commento in tedesco.

martedì 26 gennaio 2021

breve messaggio per telepatici:
beh, adesso sapete cosa voglio dire.

martedì 12 gennaio 2021

esserci o non esserci. questo è il problema.
se sia più nobile per la mente scegliersi un’identità individuale e una sostanza univoca oppure perdersi nella trama di relazioni e processi in perenne cambiamento.
il mio maestro di consapevolezza (un labrador che abbaia violentemente, ma solo alle tre del mattino) sostiene che sta tutto nel fare come nelle arti marziali: devi essere lì, ma non essere lì (cioè, per dire: invece di brus lì, sei antonello* lì).
uno dei modi più semplici di ottenere questo risultato è smaterializzarsi.
recentemente ho frequentato un corso di smaterializzazione che si basa sul convincere i legami atomici che impegnarsi in un lungo rapporto è sempre una perdita di tempo, e che potrebbero vedersi solo quando gli va realmente.
il problema sta tutto nel fatto che gli atomi non sempre rispettano il piano originario, quindi le cose tendono a complicarsi.
in sintesi: la smaterializzazione offre molteplici vantaggi sul piano esistenziale e in termini di consapevolezza, però la rimaterializzazione può essere problematica e a volte può essere necessaria una terapia di gruppo. 
ma concentriamoci su un problema alla volta: non è detto che rimanere smaterializzati non possa essere una buona soluzione. the e zucchero, ad esempio, è una buona soluzione, e nessuno si lamenta perché lo zucchero si è smaterializzato.
se non siete convinti, un’alternativa può essere la meditazione.
uno degli effetti più diffusi della meditazione è la dilatazione del tempo: tu sei sul divano a guardare csi in tedesco (non si capisce niente, ma tanto la gente muore uguale; è un’utile tecnica meditativa) e all’improvviso sono le tre di notte e i cleveland browns stanno asfaltando i pittsburgh steelers 21-0 nel primo quarto. è la dilatazione del tempo, tipica di noi menti illuminate.
scrivo questo non per vantarmi, ovviamente, ma perché ho capito che potrei essere un faro per la cultura in questo paese, quindi ieri mi sono messo in testa una luce di posizione, un anabbagliante e un abbagliante, per avere il giusto physique du rôle. 
ma poi non posso uscire, quindi forse mi installo sul balcone per guidare gli alianti di passaggio. però magari quando fa meno freddo.

* è un nome di fantasia. a meno che non vi chiamiate davvero antonello, allora è il vostro nome. 

giovedì 31 dicembre 2020

Nella terza settimana di primavera del 2020, in una giornata in cui il sole sembrava voler decidersi a far germogliare anche i fiori più indecisi, all’incirca verso l’ora di pranzo, in un giardino sistemato con meticolosità e cura da mani esperte, in cui spiccavano due filari di ulivi, messi a dimora in quel terreno nonostante il clima di quella zona lacustre non lesinasse certo inverni freddi e umidi, comparve, risoluto ma placido, con quel tipico piglio del combattente mentre fissa il luogo della battaglia, immobile, con il bavero dell’uniforme che garrisce al vento e l’espressione serena che il nemico talvolta ha la sventura di scambiare per timidezza o ritrosia, un soggetto.
Il fatto che il soggetto compaia dopo centoundici parole non è un artificio retorico tipico degli incipit delle grandi narrazioni bensì un bieco tentativo di alterare la vostra respirazione per procurarvi un principio di ipossia.
Scusate, niente di personale, era solo un esperimento.

Io sto sgranocchiando Zwieback Hug senza zucchero e sorseggiando del tè earl gray mentre, con un comitato di ufi in visita pastorale, disquisiamo del futuro del pianeta (pianeterà), e della possibilità per gli esseri umani di resistere alle basse temperature e agli inverni nevosi ibridandosi con i salmoni.
Tutto questo mentre un coro di nani da giardino sta cantando in sottofondo “siamo andati alla caccia del leon” e io intrattengo gli ufi con l’esegesi del testo “singing ya ya yuppi yuppi ya ya”, a cui gli ufi si dimostrano particolarmente interessati. 
Non posso del tutto dargli torto: la voce è uno strumento a corde particolarmente affascinante e il pieno controllo del diaframma richiede un’abilità che si raggiunge solo dopo molti mesi di allenamento e pratica. Sono anche particolarmente meravigliati dalla pronuncia di Gewürztraminer e Feldschlösschen, ma non è questo il punto.
Il punto è che la quasi totale popolazione di una specie ottimisticamente denominata “sapiens” pensa che il cambio di una cifra nel conteggio dei giri che il pianeta compie intorno alla sua stella di riferimento, contati a partire da un momento pressoché casuale, possa cambiare in meglio i loro destini, e io non so come spiegare questa cosa agli ufi senza che loro legittimamente dispongano il più grande TSO collettivo della storia della galassia. 

martedì 8 dicembre 2020

immagino saprete che sono abbastanza contrario a questa cosa degli anni, così come è organizzata.
sono convinto che l'anno dovrebbe iniziare quando iniziano tutte le cose sensate, ossia in primavera, dovrebbe avere dei nomi divertenti e non dei numeri progressivi che partono da un evento a caso, e dovrebbe essere diviso in decimane da sei giorni lavorativi e quattro festivi. 
anche questa cosa dell’anno bisestile mi lascia piuttosto perplesso, io farei che ogni 20 anni, recuperiamo 5 giorni al solstizio d’estate, li chiamiamo “il giubileo dei giorni che non esistono” e ognuno li usa come meglio crede, tanto non esistono.

in ogni caso questo 2020 sarà ricordato come l’anno in cui ho avuto più confidenza con le cassiere del supermercato che con i miei amici.
questo perché, in effetti, da febbraio sono uscito di casa solo per andare nei supermercati, che non sarà tutta questa vita sociale, ma insomma. 
un paio di volte a settimana prendo l’auto, guido fino a un altro comune (nel mio non esistono negozi), e faccio la spesa.
ho iniziato a fare la spesa già da piccolo, è una cosa che faccio praticamente da sempre e, se fatta nella maniera giusta (ossia da soli, con il giusto ordine mentale in testa e con un tempo libero sufficiente), può anche essere rilassante e chiarificante.
fare la spesa è un’attività altamente filosofica, non solo perché si può avere un approccio analitico o sintetico, le corsie sono organizzate per argomento, o perché, alla fine, der mensch ist, was er isst; ma anche perché di ogni prodotto bisogna tener conto di sostanza, qualità, quantità e relazione (fra di loro e con il prezzo), e spero non vi sia sfuggito che sono le prime quattro categorie aristoteliche.
e non si tratta solo di logica e ontologia (ossia il nostro modo di ordinare il mondo), ma anche di questioni più pratiche a proposito dell’esistenza umana.

quando è stata l’ultima volta che avete cambiato dentifricio?
io lo faccio spesso, cerco i sapori più improbabili, tipo genziana e tarassaco, melanzana, aloe e curry, e in genere ne prendo uno che abbia il sapore più distante possibile da quello che sto usando.
il migliore in assoluto per me è un dentifricio di cui non farò il nome per ovvi motivi commerciali, ma che per comodità potremmo chiamare parodontax, un nome che sta a metà strada tra un farmaco, un personaggio dei fumetti e una tassa governativa. 
il parodontax (nome di fantasia) ha il gusto di fango misto a bicarbonato di sodio, il cui sapore, per semplificare, ricorda alla lontana la liquirizia salata marinata nel petrus boonekamp (ma senza alcol, altrimenti potrebbe ricordare l’opal, un liquore islandese che sa di, beh, liquirizia salata marinata nel petrus boonekamp). il gusto fango, invece, non ve lo devo spiegare io.
la prima volta che lo usate vi colpirà il sapore amaro e leggermente salato, e la consistenza fangosa della pasta. 
con tutta probabilità sul vostro viso comparirà una smorfia di disgusto e le vostre papille gustative cercheranno di prenotare un aereo per emigrare in bocche collegate a cervelli più ragionevoli.
le volte successive questa sensazione tenderà gradualmente ad attenuarsi, fino a che, verso il decimo giorno, non sentirete altro che il sapore normale del vostro dentifricio, e le vostre papille gustative saranno di nuovo felici di coabitare con il vostro cervello.
perché questo è il grande insegnamento del parodontax: ci si può abituare a qualsiasi cosa.

venerdì 27 novembre 2020

mi sveglio è c’è un sole bellissimo, il cielo è limpido, il monte rosa (che in realtà è bianco, devono essersi sbagliati con il nome) si staglia sopra le catene di monti più vicini, sono le 8 del mattino, il giardino è completamente ghiacciato e ci sono due gradi.
saluto un paio di pinguini che mi osservano dalla finestra e torno a letto a dormire.
dormire è sottovalutato. 
ci sono molte cose che sono sottovalutate, che facciamo sempre ma non ci prendiamo mai il tempo di farle bene, tipo: pensare (occhei, non tutti lo fanno spesso, in effetti); respirare; usare muscoli e articolazioni in modo corretto; scrivere commenti sui social network; guardare con attenzione quello che trasmettono sul soffitto; essere gentili con le voci che ti parlano nel cervello.
al contrario di quello che pensano molti, sono tutte cose abbastanza controllabili con un po’ di pratica: anche il potere dell’addestramento è sottovalutato. 
nel frattempo, durante il giorno mando curriculum per offerte di lavoro, tipo: uomo semaforo nei cantieri; controllo accessi nei supermercati; toeletta per cammelli; responsabile operativo di centrale termonucleare. non risponde mai nessuno.
il mio maestro di estasi mistica (uno scoiattolo in fissa con il neoplatonismo) mi spiega che il lavoro e il non lavoro sono due facce della stessa realtà poiché tutto è uno, e che l’esperienza non serve perché la conoscenza è già dentro di me.
io ho provato a guardare dentro di me ma, a parte che per vedere bene dovrei farmi una tac completa e non ho la strumentazione adatta, in ogni caso se c’è della conoscenza non ricordo bene dove l’ho messa. 
vorrei avere un po’ più di ottimismo. non dico lo stesso ottimismo del social manager di booking che ogni giorno mi manda nuove e vantaggiosissime offerte anche cancellabili, ma qualcosa del genere.

giovedì 12 novembre 2020

sono finalmente riuscito a trovare il mio medico di base per il consueto annuale vaccino antinfluenzale, ma pare che quest’anno sia complicato.
allora ho pensato di cercare anche un medico di altezza, così mi trovo un’area medica tutta mia.