lunedì 12 settembre 2005

marshall mcluhan non è un modello di amplificatore valvolare


sono da qualche parte in uno squallido bar nella ventisettesima dimensione quando la voce del nimesulide mi riporta in ufficio: se c’è una cosa che odio del villaggio globale dimensionale è che ormai non puoi stare tranquillo da nessuna parte. e soprattutto non mi spiego perchè dovrei sempre tornare in una dimensione pervasa da un’insana passione collettiva per inutili esercizi di matematica combinatoria che viene inspiegabilmente chiamata con un nome giapponese.

il mio maestro di yoga per neuroni (un orsetto lavatore che ha lasciato il suo primo lavoro per trasferirsi qui a insegnare yoga) mi spiega che il dolore alla schiena è un grande passo sulla via sulla consapevolezza, un modo come un altro per scoprire il proprio corpo evitando di prendere freddo. io avrei scelto altri modi per acquistare consapevolezza (non so, tipo la carta di credito) ma lui sostiene che il male alla schiena obbliga ad evitare la valuta corrente.

annuisco cercando di muovere il meno possibile la spina dorsale: so benissimo che ci sono cose che il denaro non può comprare, però il fatto che io paghi 55 euro all’ora per la lezione mi lascia alquanto perplesso. comunque non chiedo nulla, che gli orsetti lavatori sono abbastanza pericolosi quando si incazzano.

nel pomeriggio tento il suicidio giocando tre ore di fila a free cell, con scarsi risultati (le statistiche mi informano che in tre ore ho raggiunto solo il 72% di suicidio).

la sera, invece, ho in programma di partecipare a un simposio sul dio enki organizzato da un branco di alborelle.



ultim’ora

nessuna crisi per gli impieghi del settore informatico nel mercato del lavoro in italia.

un sistemista di milano si è notevolmente arricchito dopo aver finalmente sfruttato le sue capacità vincendo al totocalcio.

giovedì 8 settembre 2005

mi sveglio e da subito percepisco una certa affinità con una tavola da surf.

la tavola da surf ha una vita tutto sommato tranquilla, a parte quando qualcuno cerca insistentemente di piegarla o smuoverla dalla sua placida rigidità.

il problema principale credo sia il fatto che una tavola da surf ha una soglia del dolore molto più alta della mia (e infatti non ho mai sentito una tavola da surf urlare, ma questo potrebbe anche dipendere dal fatto che io e le tavole da surf non ci frequentiamo granchè).

in sintesi, non credo le tavole da surf provino tutto questo dolore. almeno non tutto quello che provo io. ma si sa che quando si prova dolore si tende a concentrarsi su se stessi e diventare molto egocentrici, quindi potrei sbagliarmi.

cioè, se venisse una tavola da surf a dirmi che soffre più di me potrei anche ricredermi.

questa cosa del dolore immagino dipenda dal fatto che tutte le articolazioni preposte al corretto fuzionamento di schiena e collo hanno dichiarato guerra al mio cervello, mandandogli segnali piuttosto espliciti. a mio parere si tratta a tutti gli effetti di un colpo di stato.

fonti non governative dichiarano che sono in atto alcuni tentativi di mediazione, che tuttavia sembrano restare infruttuosi a causa della scarsa disponibilità delle parti a un dignitoso compromesso, il che comporta una fastidiosa paralisi delle attività motorie. qui si attende con trepidazione un’iniziativa dell’onu per cercare di sbloccare la situazione.




appunti per il corso di misticismo trascendentale: applicare la logica all’essere è come cospargere di vaselina una cintura di castità. puoi spingere quanto vuoi ma non c’entra un cazzo.


martedì 6 settembre 2005

provo ad arrivare in ufficio senza tamponare una smart targata basel land che viaggia prudentemente per la mia stessa strada a 25 km/h.

il fatto che uno decida di venire qui da basilea in smart incrina ulteriormente (come se ce ne fosse ancora bisogno) la mia fiducia nella razionalità dell’universo.

e infatti l’universo oggi è in balia di un gruppo di divinità fotofobiche.

per protestare chiamo il call center preposto all’assegnazione del microclima in fasce temperate ma un semidio piuttosto scortese (vabbè, uno diventa semidio poi lo sbattono in un call center come stagista, è comprensibile) mi risponde che per ottenere davvero qualcosa dovrei prima cambiare umore (la solita storia della scuola idealista, linguaggio e intenzionalità creano il mondo: uno non diventa semidio mica per niente).

niente da fare: sulla via dell’illuminazione trascendentale, l’unica soluzione percorribile oggi è accendere la luce (soluzione di comodo, non fosse per la non trascurabile inevitabilità della bolletta).

il mio maestro di disorientamento gesaltico è occupato a sperimentare degli occhiali che mentre sei in bagno ti mostrano la cucina e viceversa (con alterni risultati, occorre dirlo), e sul sito www.ikebananeuronale.com il download del protocollo per il cambiamento di umore non funziona.

il mio nuovo psicoterapeuta di fiducia, invece, sostiene la necessità di facilitare inizialmente le opere di rimozione per portare il paziente a contatto con la crisi consigliando l’acquisto di un carro attrezzi.

abbiamo litigato su questa cosa, io non sono del tutto d’accordo. quantomeno speravo che la sua specializzazione nel trattamento di nevrosi e depressioni dei vigili urbani ed ausiliari del traffico restasse solo sullo sfondo.


ultim'ora

grande attesa per il prossimo film di george clooney di nuovo nei panni di regista: racconterà la storia di un barman che lascia due bottiglie di menta su uno scaffale sopra il bancone a prendere sole e polvere. quando, dopo anni, la menta torna di moda, intossica una ventina di persone e l’azione si sposta nell’ospedale cittadino.

il film si intitolerà “confessioni di due mente pericolose”.

domenica 4 settembre 2005

mercoledì 31 agosto 2005

scivolo piano sull’argine per evitare di svegliare ventinove papere che iniziano a mostrare alcuni impercettibili segni di agitazione. le papere sono assai suscettibili, occorre dirlo.

ventinove non è un numero simbolico (andiamo, cosa starebbe a simboleggiare ventinove? la grande depressione?) le ho proprio contate.

contare papere è un passatempo come un altro, se proprio lo volete sapere.

che poi non sono papere ma germani reali, anche se tutto sommato, a loro non frega granchè.

me ne sto lì, a guardarle, e non so bene cosa fare. almeno fino a quando una papera si alza, si avvicina lentamente con fare circospetto, mi punta gli occhi addosso e domanda: “cazzo guardi?”

io l’avevo detto che le papere erano suscettibili, voi che non ci credevate.

niente - rispondo - è un periodo un po’ così.

in questo periodo il tempo è assai indeciso. non è il solo.

per dire, anche lo spazio, a volte, non sa che fare.

grande è la confusione sotto il cielo, come diceva l’abbè pierre, ma anche qui mica si scherza.

del resto la fretta è cattiva consigliera, la frutta va bene in conigliera, la fratta, non saprei. e comunque va a finire che nella ci vita ci si occupa essenzialmente di aria fritta.

dovrei smetterla con tutti questi slittamenti di significato. sono decisamente tropi.


ultim’ora

attilio fabbri, docente di matematica teorica alla normale di pisa, dopo anni di ricerche sul teorema di incompletezza di gödel, constatata l’impossibilità di trovare un fondamento organico e razionale per la sua disciplina senza incorrere in proposizioni indecidibili, nonchè l'impossibilità di dimostrare all'interno delle stesse teorie la loro coerenza, ha finalmente raggiunto la conclusione che la matematica non è un pignone.


lunedì 29 agosto 2005

sono tornato, come disse mac arthur.

il fatto che abbia iniziato a parlare come un generale dell’esercito degli stati uniti in vacanza nelle filippine immagino significhi che ho fatto una cazzata.

d’altra parte stavo girando per la quinta dimensione (le prime sette dimensioni sono, nell’ordine: larghezza, altezza, profondità, tempo, rothéneuf, edmund husserl, frullatore) quando a un certo punto mi sono materializzato in ufficio.

al corso di smaterializzazione corporea avevano avvertito che materializzarsi nei posti sbagliati può causare non pochi inconvenienti, ma non credevo fosse così terribile.

visto che sono di pessimo umore la sera litigo con alcune divinità minori per questioni di scarsa rilevanza, come l’aumento della piovosità, l’opportunità del costruire alberghi in riva al lago in grado di ospitare animali da allevamento, la destinazione di parcheggi alla dimensione husserl invece che alla nostra.

il giorno dopo partecipo ad un simposio in cui assurbanipal spiega le necessarie sconnessioni dalla rete neuronale e la pessima abitudine di accordare eccessiva fiducia ai concetti di passato e futuro.

da apprezzare un gradevole intervento di gianantonio ratti, docente di metodologia presso l’università di padova che sostiene due tesi interessanti:

1. l’inevitabilità dell’essere è sostenuta solo da chi non ha mai provato a ottenere un rimborso spese dalla burocrazia universitaria

2. l’eurostar soggiace a leggi di curvatura temporale che non interferiscono con la realtà così come noi la percepiamo


alcune cose che ho imparato in questo periodo

- la differenza fra le gru e gli aironi è che un airone, tendenzialmente, non lo puoi usare per sollevare una trave

- nel caso si viaggi come passeggero su una harley davidson tornano piuttosto utili lo ore passate ad imitare uno zaino

- le cameriere dei ristoranti sono, di norma, accondiscendenti con i malati di mente

- finire insabbiati non è un privilegio riservato alle stragi di stato

- gli orari di partenza degli aerei sono alquanto flessibili e capita che te li anticipino di circa un’ora e mezza

mercoledì 24 agosto 2005

rispondo a un paio di domande su origine e finalità dell’universo e sono subito da voi.

martedì 2 agosto 2005

ed ora uno sguardo al meteo (alla meteo, se siete svizzeri).
non si prende neanche la briga di piovere. diluvia.
il fatto che sia agosto e i telegiornali continuino a ripetere che fa caldo (è importante stare sulla notizia; ad esempio, a gennaio diranno che fa freddo. che meravigliosa informazione) sembra non influenzare minimamente il tornado che ha deciso di prendersi una vacanza da queste parti. (si vede che si è trovato bene l’anno scorso, ed è tornado. vabbè).
io e il mio psicologo di fortuna, un cormorano belga che con grande lungimiranza ha deciso di stabilirsi qui per la mitezza del clima, ci affrontiamo con il tipico sguardo intelligente ed affidabile che potrebbe contraddistinguere un vopos


- che si fa con un problema insolubile?
- si evita di metterlo in acqua
- è quello che pensavo anch’io


il mio cervello è in ferie. io pure.
deve essere per quello che piove.
tutto quello che mi resta da fare è scrivere un posto pieno di parentesi inutili.


ultim’ora
jacques fernandez, copywriter di una casa produttrice di palloni e articoli sportivi, nonché autore del libro “non dite a mia madre che faccio il pubblicitario, poi dovrei passarle dei cospicui assegni mensili” (lupetti editore) si è arricchito coniando lo slogan “mikasa es tu casa”.



post scritto (che poi gli altri mica sono audio) vagamente autoreferenziale
questo blog chiude momentaneamente per manutenzione neuronale.
è in programma anche una terapia psicologica di gruppo, con supporto di farmaci a base di salsedine.
se avete voglia di leggere qualcosa, l’archivio è lì apposta. lo so che non l’avete mai guardato, è due anni che scrivo sempre gli stessi tre post e non se ne accorge nessuno.
poi vi lascio i compiti delle vacanze. dovreste assolutamente leggere almeno due di questi libri:


-la gang del pensiero, tibor fischer, garzanti
-cosmix bandidos, a.c. weisbecker, meridiano zero

mercoledì 27 luglio 2005

il problema di questi giorni non è il caldo, è l’umido. immagino significhi che la raccolta differenziata non funziona affatto.

mi impediscono di far entrare il gatto in ufficio, dicono che si mangia il pelo poi vomita in giro. voglio dire c’è molta gente che lo fa, ma se la si tiene chiusa fuori di casa continuerà a vomitare in giro.

poi improvvisamente capisco cosa vuol dire non avere pelo sullo stomaco.

così ci guardiamo per ore, io e il gatto, separati da un doppio vetro, e sembriamo spock e il capitano kirk in star trek 2. lui è spock, per via delle orecchie.

a un certo punto comincia a grattare il vetro della finestra, e io penso che se potessi mettergli una spugnetta sulla zampina forse potrei assumerlo come gatto delle pulizie.

fuori dal balcone, un quartetto di bulgari debitamente ingioiellato dallo sponsor intona aghia sofia dei cccp, nella versione per basso elettrico senza ferretti.


ultim’ora

ho aperto un’agenzia di ghost writer per scrittori depressi: aiutiamo a superare il blocco (note) dello scrittore per un più comodo laptop. a richiesta, di notte ci aggiriamo per castelli medievali gridando, agitando catene e componendo distici elegiaci.

giovedì 21 luglio 2005

in ufficio, per problemi di fatturazione in nero, ogni tanto siamo tenuti a scrivere rendiconti di fatture solo su supporto volatile. il problema è che non riesco a far entrare il gabbiano nella stampante.

intanto continua l’attività di spie sul cruscotto di toledo 1991™: ho contattato la commissione di vigilanza del sismi, mi hanno risposto che mi faranno sapere qualcosa entro il 2072.

verso metà mattina ho un appuntamento con al kindi (versione sorpresa) per una disquisizione sulla connessione fra mistica sufi e il proliferare di temporali notturni nella zona. disquisizione moltro breve, ad essere sinceri, che ruota intorno al concetto di anomalia temporale.

uscito dall’ufficio mi esercito in una tecnica di divinazione scrutando le disposizioni dei cavedani da un ponte. secondo una scuola di pensiero olistica, infatti, i cavedani sarebbero pericolosamente vicini all’anima del mondo, e quindi in grado di captare le vibrazioni geomantiche che condizionano il pianeta.

dopo un paio d’ore di osservazione, in effetti, sono sintonizzato sull’onda cerebrale dei cavedani, e da movimenti apparentemente caotici i cavedani si dispongono a formare la scritta “lascia perdere. eris è stata qui e ti saluta”.

purtroppo vengo interrotto da oddone da cluny che mi tormenta con una tediosissima disputa fra caos e giustizia.

me la cavo con il vecchio trucco della smaterializzazione corporea.


alcune notizie da “focus benjamin”, il supplemento estivo del mensile scientifico più amato dagli italiani


travis felgenhauer, docente di astrofisica all’università di little rock (arkansas) nel suo saggio “un due tre, stella” (ed. apogeo) ha dimostrato una volta per tutte l’estraneità delle talpe multidimensionali nella formazione dei buchi neri.


michel brouillard, una vita passata in meditazione a cercare il senso della vita, dopo sette anni di digiuno e preghiera in un rifugio improvvisato nel deserto, all’alba di un mattino di marzo ha ricevuto una visione in cui dio gli ha rivelato alcuni segreti sulla vita nell’universo. intervistato da una troupe della bbc recatasi sul posto, a proposito del messaggio di dio, brouillard ha risposto: “ma che cazzo ne so, parlava in aramaico.”


lunedì 18 luglio 2005

cerco un centro di gravità con colpi di sole e sfumatura alta


nonostante quello che dicano i fisici, se una cosa cade, non per forza deve essere grave.

il cielo è coperto da una coltre di foschia impenetrabile e il panorama è sbiadito, come se avesse sbagliato candeggio. si respira un’aria da fine della storia, che sta fra fukuyama e le favole della buona notte, con conseguenti disturbi di meteoroapatia. non so nemmeno se accendere il condizionatore in ufficio: come spiega pavlov, in assenza di stimoli, il condizionamento è impossibile.

oggi il gatto ha deciso di fotocopiarsi.

cioè, si è infilato nella fotocopiatrice ma aveva qualche problema a spingere contemporaneamente il tasto di copia.

in una seduta di debriefing per il turbamento emotivo risultante dall’internamento in ufficio siamo arrivati alla conclusione che la fisicità è una condizione che giocoforza ci orienta (dà un senso. anche cinque, in qualche caso) anche se alla fine abbiamo litigato sul concetto di possibilità in jaspers e se n’è andato sdegnato.

io ho infilato il mio costume da registratore di cassa toshiba e mi sono spostato sul balcone, dove ho aiutato alcune formiche a guadare il fiume che avevo sistemato lì settimana scorsa, poi ho organizzato una migrazione verso un acero contuso, qualche metro più in là.


una volta ogni tanto, scrivo mail.


il lago in questa stagione è piuttosto placido, (in inverno invece è domingo. le mezze stagioni non ci sono più, tranne che sulle pizze) e l’acqua è calda e scura, e puoi permetterti di stare lì in santa pace (santa subito). tutto quello che senti è il rumore lieve delle onde, qualche macchina distratta e alcune parole in tedesco.

la mia macchina ha deciso che sta per esplodere da un momento all’altro. probabilmente non è vero, lei sta benissimo, ma ci sono queste due lucine che lampeggiano indefesse, e comunque, chi può dirlo. a me sembra una buona metafora della condizione umana.


giovedì 14 luglio 2005

sono in cucina a pensare ai fatti miei quando dalla lavastoviglie esce il professor axelrod per spiegarmi che è stato frainteso: il dilemma del prigioniero doveva essere una fine metafora per l’inutile lavoro d’ufficio.

questa cosa mi lascia interdetto. non ho mai avuto una lavastoviglie in cucina.

stordisco axelrod colpendolo ripetutamente con un mestolo da brodo e gli ricamo la scritta “tit for tat” a punto croce sulla camicia. non è che tutti possono venire a rompermi le palle mentre sto in cucina.

il mio cervello ha chiesto asilo politico alla papua nuova guinea, ma i politici locali hanno rifiutato temendo per la stabilità di tutta l’area del pacifico. il mio cervello per ripicca trasmette tutta la finale dei mondiali dell’82 ma invece della telecronaca di martellini c’è l’audio del jingle di vinci campione della kinder ripetuto in loop 24 ore su 24. (che si semplifica in un’ora su una di attività cerebrale, credo)

forse dovrei cambiare nuovamente il mio consulente psicologico.

per un po’ sono andato da una palla da bowling: aveva una teoria interessante sul lasciarsi andare verso i birilli (tu rotoli e ti lasci andare, in una parola, cogli il tuo essere: in questo modo sono i birilli a venire da te) e sull’ineluttabilità del destino e libero arbitrio (la canalina è una tua scelta, ma può non essere reversibile). però francamente era di una pesantezza insostenibile.

adesso vedo un gatto una volta la settimana. ha un’impostazione molto rigida: per non influenzare il paziente, se ne sta lì, mi fa parlare e non dice assolutamente niente (ieri l’ho consultato per una strana idiosincrasia alle rime interne, con scarsissimi risultati). l’unica stravaganza che si concede è che, per motivi di contro transfert, sul lettino ci si sdraia lui.

alla fine non so se mi serva davvero, ma almeno lo pago in scatolette al salmone.

lunedì 11 luglio 2005

la luce rossa del radiatore lampeggia sul cruscotto di toledo 1991™ con un’insistenza fuori dal comune. come insegna ian fleming, le spie sono cocciute.

di tanto in tanto, si inserisce anche quella dell’olio, in controcanto.

entrambi gli specialisti in materia sono d’accordo con la diagnosi: di questa macchina non si capisce un cazzo.

entrambi, propendono per l’utilizzo ad oltranza del buon vecchio metodo sperimentale galileiano: se la macchina esplode, significa che realmente c’era qualcosa che non andava.

il mio maestro di solipsismo sostiene che dovrei ignorare le luci rosse (e anche buona parte dell’universo); ma del resto il corso di solipsismo è sospeso fino a che il mio maestro non risolve una piccola antinomia interna, ossia se abbia senso insegnare il solipsismo a qualcuno. il fatto che il mio maestro di solipsismo sia una pianta di rucola, apparentemente non risolve il problema.

arrivo a casa e infilo nello stereo la seconda sinfonia “la complementare” di igor solov’ev, nella partitura originaria per violoncello viola e frullatore giallo, live in cadempino. mi aiuta a meditare.


mi concentro sul koan di yoshi, scritto nel 1650 in un monastero di kyoto


il discepolo chiese a yoshi - se un’automobile esplode, è ancora un’automobile?

yoshi rispose - può il buddha perdere la sua natura? e soprattutto, che cazzo è un automobile?

ed entrambi furono illuminati


io mi limito ad uscire a cena e lasciare accesa la luce


promemoria

- quando si disegnano piante, se si usa il verde gli architetti se la prendono a male

- cambiare la cassetta nello stereo della macchina (così anche il meccanico si ascolta qualcosa di diverso)

- comprare un costume di ricambio

- salvare l’universo dalla distruzione

- comprare una forbice per mancini


venerdì 8 luglio 2005

ho i pensieri arrugginiti.

se avete lo stesso problema, non provate con il sidol nelle orecchie. non funziona.

adesso scusate, vado a immergere la testa nella cocacola.

mercoledì 6 luglio 2005

entro in ufficio mentre sto riflettendo su alcune tesi che evidenziano gli insegnamenti della religione misterica nella famiglia dei paperi di walt disney, e trovo il gatto spalmato sul pavimento che gioca a imitare un tappetino da bagno. mica mi impressiona, lo so fare anch’io.
nel weekend il vostro eroe non è rimasto a piedi in autostrada. neanche io (scene di sgomento e isteria fra i bookmakers londinesi).
in compenso, domenica, toledo 1991™ ha iniziato ad ansimare in modo irregolare, accusare disturbi psichici come alterazioni dell’umore e calo dell’attenzione (i bookmakers d’oltre manica trattengono il fiato).
verso sera, in un impulso di sbadataggine, toledo 1991™ si perde la marmitta (a londra si festeggia con caviale e champagne).
no, dico, era lì fino a un momento prima, come si fa a perderla? voleva essere una dimostrazione contro l’immutabilità dell’essere? un’esplicitazione della socratica arte del levare? la ricerca di annientamento della pratica zen? vabbè.
io cerco di simulare indifferenza, ma panoramix mi spiega che la marmitta è importante, non si può farne a meno, e mi tocca cercarne un’altra.
nel frattempo mi diletto con otto chilometri al giorno di cammino, per tenermi in forma, ma soprattutto per arrivare al lavoro (io ne farei a meno, ma panoramix mi assicura che è indispensabile. questo panoramix inizia a starmi un po’ sulle palle).
visto che mi tocca costeggiare il lago quattro volte al dì (prima e dopo i pasti), ho fatto amicizia con una deliziosa famigliola di cigni, mamma, papà e tre piccoli, ribattezzati per l’occazione timmy, tommy e gerberto d’aurillac (da non confondere con i 3 porcellini blues, gimmi, sam e lovin’) con cui discuto amabilmente in pausa pranzo.
verso sera, mi chiama il meccanico.
-la macchina è pronta
-vengo a prenderla stasera, la mia toledo blu
-non è blu
-lo so
-sono 145 euri
-la mia macchina non vale 145 euri
-è vero. però la marmitta sì
-non fa una piega
-nemmeno la marmitta
-…



ultim’ora


nuovo format per la prossima stagione televisiva: dieci ragazzi chiusi per tre mesi in una scuola di musica rap si sfideranno davanti alle telecamere per avere l’onore di aprire il concerto italiano di eminem a gennaio 2006.
durante le prove interagiranno con una giuria di esperti e un pubblico in studio formato da amici e parenti: ogni settimana viene eliminato il concorrente che perderà la gara di insulti con il pubblico.
la conduzione verrà affidata a maria de filippi, il programma si chiamerà rapper una notte.

 

venerdì 1 luglio 2005

l’aria è decisamente più fresca da quando mercoledì si è scatenata la furia degli eventi accanendosi sui turisti in coda alle bancarelle del mercato. questo perchè il signore fa grandinare sui buoni e sui cattivi, ma soprattutto sugli svizzeri. sono soddisfazioni.

nel frattempo toledo 1991™ si è riempita di spie rosse, neanche fosse la centrale operativa della stasi.

questa cosa significa ovviamente che le probabilità che io ho di rimanere a piedi questo weekend (miracoli della stasi applicata alle automobili) aumentano sensibilmente, per la disperazione dei bookmakers di londra che hanno immediatamente aggiornato la quota che mi dava questuante in autostrada il weekend per 3 a 1, portandola a 0,02. ho chiesto in prestito 40 euro giusto per poter offrire un caffè in autogrill all’autista del carro attrezzi.

tutto sommato l’ho presa bene, se si escludono fenomeni di glossolalia con cui scomodo svariate divinità del pantheon universale.

è quindi con immensa gioia che arrivo in ufficio e come primo atto decido di cacciare il gatto che si era infilato a tradimento corrompendo la donna delle pulizie, anche perchè a) fra poco arriva gente e b) stiamo facendo una gara di controfattuali e mi sta clamorosamente battendo.

sul balcone, un coro di nani da giardino intona variazioni sulla scala diatonica e io decido di sperimentare le tecniche di meditazione extracorporea giusto per lasciare liberi i miei due emisferi cerebrali di prendersi a mazzate senza nessuno che li disturbi.

se mi vedete fluttuare in giro mi riconoscete perchè ho la stessa espressione di una diatomea. fatemi ciao con la manina.


mercoledì 29 giugno 2005

una questione di metodo*: il sillogismo


dicevamo che il problema principale dei filosofi greci era mettersi d’accordo e trovare un piano di discussione per cui si potesse parlare del mondo ma che però mettesse d’accordo tutti.
un metodo secondo cui si potesse stabilire cosa avesse un senso e cosa no, cosa può dirsi vero e cosa no.
aristotele si inventa un metodo razionale, ossia inventa alcune regole che definiranno nei secoli cosa è razionale e cosa non lo è. le due regole fondamentali sono a) il principio di non contraddizione (di cui abbiamo già parlato) e b) il sillogismo. tutto il pensiero logico razionale occidentale arriva in buona sostanza da qui.


questo è un sillogismo nella sua forma classica:


- tutti gli uomini sono mortali
- socrate è un uomo
- socrate è mortale


ora, utilizzare questo metodo razionale ha certo molti vantaggi, anche se in realtà questo tipo di sillogismo non è che l’esplicitazione di un metodo epagogico di cui molti pensatori hanno messo in evidenza la fallacia. ad esempio questo sillogismo non tiene conto del fatto che socrate potrebbe essere un extraterrestre di alnilak o che esistano gli highlander del clan mcloud.
questo significa, come già faceva notare aristotele (che non era del tutto scemo), che il sillogismo è vero solo se le premesse sono vere. quello che aristotele non diceva (forse perchè non era del tutto scemo) è che verificare le premesse è abbastanza impossibile, di norma uno si fida (il che va bene se uno ha poco tempo da perdere, ma non è un’atteggiamento carino per uno che cerca la verità delle cose).
in realtà il sillogismo si riduce alla coerenza con le premesse, il che è tipico della scienza: non si dà nessuna affermazione plausibile sulla verità delle cose, si segue semplicemente una coerenza logica secondo regole precise a partire da premesse condivise.


in termini di verità il sillogismo andrebbe probabilmente cambiato in


- gli uomini in genere sono mortali (non ne ho ancora visto uno non morire)
- socrate è un uomo (o quanto meno lo sembra assai)
- socrate dovrebbe essere mortale. adesso gli preparo un beverone a base cicuta e verifico. ok, per quel che ne so io, è morto.


*questa è una piccola integrazione al corso di filosofia per alcolsti. il fatto è che, più o meno, presuppone che uno abbia seguito le lezioni precedenti. il problema è che le lezioni stanno lì a sinistra, sparse negli archivi, ma non ho la minima idea di dove. gli archivi esistono proprio perchè uno possa perdere le cose in santa pace.

martedì 28 giugno 2005

nel weekend vengo nuovamente rapito dagli ufi (da non confondere con i bufi che ti rapiscono per via chimica, e i fufi che ti mordono alle caviglie su istigazione di truci vecchiette) che mi portano su uno strano pianeta dove vivono esseri che hanno macchine gialle, la temperatura esterna non scende mai sotto i 42 gradi centigradi e l’umidità ricorda quella della serra dove mi hanno fatto giocare a pallone mercoledì scorso, una tensostruttura studiata apposta per riprodurre il clima della foresta pluviale (cioè, c’erano anche le liane e tutto il resto, non so se mi spiego. qui i progettisti fanno le cose per bene).

la buona (?) notizia è che anche su quel pianeta è arrivata la cocacola (che viene spacciata come bevanda rinfrescante pure lì, il che dimostra che gli addetti marketing di altri pianeti non hanno necessariamente più fantasia dei nostri), la cattiva notizia è che una cocacola costa sette euri. per fare la curiosa esperienza dell’aperitivo in piscina e successiva serata in un locale caratteristico del luogo ti tocca firmare cambiali da qui a betelgeuse.

il pianeta è anche rinomato per la sua democraticità nei rapporti fra specie animali, per cui mentre tu sei all’aperto a cercare di mangiare, devi fare a gara con un quantitativo spropositato di insetti che cerca di mangiare te. vince chi finisce per primo, in premio c’è un simpatico adesivo da attaccare alla macchina con scritto “sono il vertice della catena alimentare”.

insomma, alla fine mi risveglio tutto sudato in un prato vicino a casa con un rene in meno. ma non è che sono stati gli ufi, l’ho dovuto vendere per pagarmi una birra.

venerdì 24 giugno 2005

ieri verso le nove, il cielo e il lago erano di un rosa così intenso che i legali della pantone hanno fatto causa al tramonto per questioni di copyright.

io ho una motricità cervicale che ricorda un incrocio fra una mummia e la creatura inventata da mary shelley, che era così occupata a intrattenere il circolo di svitati che frequentava il suo salotto che non si è neppure preoccupata di trovargli un nome. del resto se uno sposa un tizio che di professione fa il poeta, immagino non stia lì troppo a sottilizzare.

farei notare invece, che secondo alcuni studiosi di qabbalah, se la creatura non ha un nome neppure esiste.

comunque il problema è che dovrei trovare metodi di suicidio più indolori del calcio a cinque una volta ogni 6 mesi.

ad ogni modo stavo per ordinare ad una rivista di articoli per corrispondenza (che poi è solo uno, “la”) un paraocchi e un copri neuroni del dottor gibaud, ma poi ho lasciato perdere.

passo il tempo irrigando atti di compravendita con delle bottigliette da mezzo litro d’acqua (non mi rassegno all’aridità degli atti notarili) e incoraggiando tramite messaggi psichici alcune formiche a sperimentare nuove vie di accesso al balcone invece di percorrere la congiunzione delle piastrelle come se fosse un’autostrada. mi fermo ad osservarle finchè non si mettono d’accordo e con i loro corpi formano la scritta cazzo hai da guardare. le formiche sono assai permalose.

la verità è che volevo provare le tecniche del corso base di telepatia che sto seguendo: lo tiene un pechinese tutti i giovedì sera e non riesco a capire se sto ottenendo risultati. il fatto è che siamo alla quarta lezione e il pechinese non ha ancora parlato, e io inizio a pensare che non dovrei seguire corsi dove insegnano dei cani.



ultim’ora

una ditta di una cittadina cinese sullo yang-tze che si sta finalmente aprendo all’economia capitalistica, ha brevettato il primo esempio di aria condizionata centralizzata per le imprese, suscitando vivo interesse nel mercato occidentale.

l’edificio è completamente sottovuoto, e la direzione immette aria solo a condizione che gli impiegati lavorino.


mercoledì 22 giugno 2005

stavo disquisendo con alcune divinità preposte al governo dei parcheggi d’estate nelle località turistiche.

il problema del politeismo è che si gioca sempre a scarica barile: puoi litigare ore e ore prima di scoprire che stai parlando con la divinità sbagliata. praticamente funziona come il call center di wind.


passo la mattinata in ufficio dedicandomi al bricolage, poi mi fermo qualche ora a guardare con intensità il pavimento. non vorrei che sembrasse un indulgere troppo deciso verso la catatonia, ci sono più cose in cielo e in terra, orazio, di quante ne sogni la tua filosofia, come diceva clarabella. riguardo al pavimento della mia camera, aveva ragione.

lunedì 20 giugno 2005

non capisco tutta questa pubblicità intorno a francesco d’assisi.

parlare con gli animali è la cosa più facile del mondo, io lo faccio spesso.

la cosa difficile è che rispondano.

però, nel caso lo facciano, secondo me sono bravi loro.

mercoledì 15 giugno 2005


piove.
mi sono messo gli anfibi ai piedi. fanno croac ogni volta che faccio un passo.
il mio cervello trasmette in loop la pubblicità della palla pazza che strumpallazza, mentre guido in stato ipnagogico indotto dal ritmo dei tergicristalli.
cerco di sintonizzare lo stereo per contrastare la pubblicità nel cervello, ma prendo solo radio onda sonora, un'emittente che trasmette rumore bianco dal deserto del sud dell’arizona.
mi guardo intorno, mentre l’umidità all’interno di toledo 1991™ raggiunge livelli così alti che i tecnici di biosphere2 mi telefonano per sapere se possono trasferirsi qui a studiare il fenomeno. aguzzo la vista come un enigmista, giusto per stabilire che ancora una volta nessun esemplare di bufo alvarius ha approfittato della graziosa location gentilmente offerta. sto seriamente pensando di brevettare degli arbre magique al gusto muffa.
apro un cancello con la sola forza del pensiero (muovo gli oggetti senza toccarli, una pratica che ho imparato al corso di telecinesi, che per motivi di protezionismo adesso si chiama telecelti) e mi trascino su per le scale, come un qualsiasi pianista svogliato. poi finalmente all’sbc center di san antonio (texas) inizia lo spettacolo, mentre io pronuncio un’epiclesi per la schöfferhofer weiβ.


ultim’ora
dopo l’assoluzione, secondo il principio della legittima difesa preventiva, di un militare americano che ha sparato su un civile iracheno disarmato, un giudice statunitense ha accolto l’istanza di scarcerazione per un detenuto di austin (texas) in cui un’equipe di avvocati esponevano il principio per cui la gente uccide gli scorpioni e viene premiata, la caccia ai leoni è legale in molti stati, i pesci si mangiano nei migliori ristoranti, dunque non si capisce perchè sarebbe illegale uccidere un sagittario.

martedì 14 giugno 2005

arrivo in ufficio con la gioiosa espressione tipica di martin landau in spazio 1999

da qualche giorno rilevo un’inspiegabile anomalia nei calendari, che si ostinano a sostenere che sia giugno.

non capisco perchè uno si debba costringere a negare l’evidenza.

sorprendo il gatto che con indifferenza sta cercando di salire sulla scrivania.

lo distraggo con un banale sotterfugio, invitandolo ad un conferenza su teologia naturale ed ermeneutica in bultmann, trascinandolo in una fitta conversazione mentre mi sposto lentamente sul balcone. molto lentamente. lui mi segue, ingenuo.

poi mentre urlo “l’apertura alla razionalità nega l’accesso al kerygma”, rientro in ufficio e chiudo la porta finestra lasciandomelo alle spalle.

fregatto.


consigli di lettura

il problema del linguaggio artistico nel nouveau réalisme, la presenza plastica dell’oggetto attraverso l’occultamento, il nuovo saggio di pierre jouffroy pubblicato da apogeo: la montagna incartata, l’ultima tentazione di christo

giovedì 9 giugno 2005

- maestro è proprio necessario prendermi a bastonate ogni volta che canta il gallo? ormai sono tre settimane e ho male in tutto il corpo.
- serve il buio per vedere la luce*
- questo lo capisco. ma perchè dovrei anche ridere, nel frattempo?
- se un giorno riderai di tutto questo, tanto vale farlo subito.
- anche il suo maestro ha fatto così con lei?
- il primo giorno. fino a quando non ho imbavagliato il gallo.



per saperne di più

robert thornton fenderson, docente di teologia comparata presso la libera università di papua nuova guinea, ha pubblicato uno studio su mitologia ebraico-cristiana e pratiche buddhiste sull’illuminazione. in particolare analizza l’evento del diluvio universale (il viaggio di noè senza un porto in cui approdare) in relazione con i koan della porta senza porta. l’annuncio della terraferma tramite colomba, il simbolo della discesa dello spirito, è un richiamo al raggiungimento della consapevolezza.
robert thornton fenderson, lo zen e il tiro con l’arca, ed. theoria


*mi rendo conto di come questa frase suoni inizialmente come un luogo comune. ad ogni modo andrebbe letta con tono messianico, dopo aver studiato a fondo il tao, l’orfismo e la filosofia di eraclito, così che io possa propormi come vostro maestro spirituale di riferimento. ho pronte altre coppie da inserire in una dialettica degli opposti tipo: serve il bianco per vedere il nero, serve la destra per vedere la sinistra, serve il dolce il padrone di casa alla fine del pranzo.

lunedì 6 giugno 2005

me ne sto qui con una faccia da kippur, a contare extraterrestri che telefonano in ufficio.

voglio dire, finora nessuno, ma io sono pronto a contare.

in questi giorni mi sono occupato di alcune indagini metafisiche che mi hanno portato (quantomeno se uno riconoscesse le relazioni causa-effetto) a sostenere una conversazione con tiberio granchio (e i due suoi fratelli caio e sembroggio, stabilitisi su uno scoglio nel golfo di moneglia(1)) e a scoprire che buona parte degli scaldabagni si sono convertiti al manicheismo.

al mio ritorno, dopo una consulenza psicologica gratuita, la fotocopiatrice mi ha somministrato del praxis(2) in compresse. insomma, sostiene che dovremmo imparare a ripetere gli errori della scienza, tipo come quando gli scienziati abbandonarono la teoria del flogisto per il trascurabile fatto che non esistesse.

cerco inutilmente di recuperare una routine o almeno una procedura in grado di richiamare una subroutine per la sopravvivenza nei lunedì. tutto inutile.

verso sera arrivo a casa e metto nello stereo you don’t know what love is nella versione di chet “boris” baker.

bashô mi guarda con tono lirico da dentro la lavatrice. è decisamente strano, di solito si infila nel frullatore. seleziono il programma per i delicati e premo il tasto di avvio.


(1) fra le altre cose mi è stato rivelato che i granchi camminano storti perchè sono affetti da scogliosi.

(2) un medicinale sperimentale che inibisce i centri creativi del cervello (non è ancora in commercio, non cercatelo su gugol)

lunedì 30 maggio 2005

settimana scorsa mi sono iscritto a un corso per aspiranti paranoici, mi piaceva il titolo della prima lezione: “loro vi guardano. fate ciao con la manina”.

lo tiene un ex dirigente dei servizi segreti, si occupava dell’approvvigionamento della carta igienica nei bagni del sismi (nei quali veniva monitorata l’attività gastrica degli italiani tramite sismografi) nascosti sotto la fermata di palestro della metropolitana di milano (nome in codice: la sottile linea rossa).

sono il primo del corso, anche perchè mobilito le mie eminenze grigie (dei cardinali brizzolati) per i compiti a casa sull’esoterismo. fnord.

nonostante questo, tutte le sere, quando esco dall’ufficio, vengo assalito da un manipolo di questuanti.

il più insistente è il presidente dell’associazione partita a skopye, fronte no frost per la liberazione della macedonia dalla schiavitù delle coppette a fiori. riesce solo a dire l’occidente ci sfrutta prima che lo termini trafiggendolo con una sarissa.

quando arrivo a casa metto sullo stereo pratt & whitney, concerto F 14 per ottoni I e III, archi acuti e turboreattore.

venerdì 27 maggio 2005

apologia della pianificazione: un paradosso.


coltivo un irreprensibile disordine mentale.

ad ogni modo, puoi organizzare qualsiasi cosa, ma l’universo difficilmente ne terrà conto.

mercoledì 25 maggio 2005

lettere dal confine


il sole si spalma sulle montagne e scivola piano verso il lago, il panorama abbandona la scala di grigi per passare rapidamente ad un colore intenso ma non acceso. qui i colori non si accendono mai, come i fuochi nei boschi.

dal freddo umido di una primavera ancora troppo timida, attirati dall’insolita giornata di sole, escono dalle tane i primi animali estivi che popolano la valle: lucertole (nelle versioni muraiola e degli arbusti), insetti (nelle versioni pittoresco e fastidioso), e tedeschi (nelle versioni autentico e switzerdütch).

per la giornata di oggi il meteo prevede sensazioni sparse, accompagnate da sonnolenza nel primo mattino con leggero attenuamento nel pomeriggio.

la sera, a volte, cammino per le provinciali contemplando il cielo stellato sopra di me e la birra scura dentro di me (non che viva a könisberg, semplicemente mi avvalgo di una deliziosa penuria di lampioni sulle strade).

sopravvivo. è un vantaggio, se hai delle cose da fare.

poi non so, aspetto un evento risolutore, tipo un’ecpirosi, o qualcosa di simile. anche una donazione di beni immobili, che so, il castello di sutri andrebbe bene, per dire.

insomma, tutto qui (il nuovo mensile dedicato al nipote di paperino).

lunedì 23 maggio 2005

alcune cose che dovreste sapere nell’attesa che io trovi il tempo di far funzionare nuovamente quello stupido ammasso di ferraglia inutile che sta di fianco alla mia scrivania (e che io, incidentalmente, chiamo computer) prima che l’universo collassi su se stesso.


piove di nuovo, una pioggia battente bandiera autunnale che inchioda il cervello in modalità sonno profondo.

esasperate dall’estenuante lotta contro un’esistenza in scala di grigio, due lampadine di casa si sono suicidate; abbiamo avviato le procedure di debriefing, ma iniziamo a temere per il boiler.

il mio maestro di auto smaterializzazione mi riceve tutti i martedì sera per la mia lezione settimanale, solo che ultimamente sta progredendo rapidamente sulla via della sapienza e mi è un po’ difficile trovarlo.

il fatto che l’altro allievo che seguiva con me le sue lezioni stia cominciando a credere che il maestro non sia mai esistito non mi trova del tutto d’accordo. e comunque, molte riflessioni sulla prova ontologica ci insegnano che non è il caso di considerare l’esistenza una perfezione.

il germano reale, credo ispirato da paul revere, mi ha lasciato un biglietto in un calzino. nel biglietto c’è il nome e l’indirizzo di una persona di milano, e un messaggio che dice “grazie per il grissino”.

giovedì 19 maggio 2005

provo a connettermi a internet, ma esce sullo schermo un messaggio di errore.

chiedo la verifica del notaio. mi spiegano che il notaio vuole almeno 200 euri e lascio comprensibilmente perdere.

scopro che il mio pc mi ha dichiarato guerra. sostiene che il task manager sia uno strumento imperialista per il controllo della sua privacy e non mi ci fa accedere. come primo atto di ribellione ha convinto il mediaplayer a passare dalla sua parte, poi ha rapito l’icona della adsl e si rifiuta di liberarla. system32 è stata colonizzata e adesso ci vivono delle comuni anarchiche che resistono con la forza allo sgombero, praticano la comunione dei beni e hanno sviluppato la dottrina della tecnologia della liberazione.

un pc così lo definirei mente catto-comunista.

scateno gli antivirus in una lotta iconoclasta, ma mi rispondono tutti che si rifiutano di intervenire contro un proprio simile. mi mancavano giusto gli obiettori di coscienza.

faccio la conta dei danni. riesco ancora a usare word e altri programmi satellite come photoshop e dremweaver, che sono politicamente neutri (peccato che non abbia installato nero), poi mi risolvo a fare l’unica cosa sensata: levo la corrente.

mi lascio andare contro lo schienale della sedia e mi appare un alert box nel cervello: “stai sprecando il tuo tempo”.

praticamente è la storia della mia vita.

martedì 17 maggio 2005

mi ha contattato la congrega dei viaggiatori dell’iperspazio, una religione che afferma che la via per la salvezza passa attraverso il raggiungimento di record nel pinball di windows.

il pinball di windows assurge a metafora per il cammino della vita, secondo i loro calcoli io potrei saltare il grado di alfiere ed entrare nella congrega direttamente con il grado di tenente.

ho fatto presente che vista la mia attuale situazione economica preferirei essere inquadrato come nullatenente.

nel frattempo il fax del mio ufficio ha deciso di adobbarsi come un albero di natale e adesso curiose lucine intermittenti mi guardano da sopra la scrivania. lo psicologo che lo segue non ha parlato di depressione, anche se dai test effettuati si evince che il soggetto sia in stato di stress ed è per quello che si sente leggermente sotto toner. il problema è che finchè il fax non si convince che vuole essere aiutato non c’è nulla da fare.


sport news, aggiornamento

tecnologia batte eddie 2 a 0.

venerdì 13 maggio 2005

il signore fa piovere sui buoni pasto e sui cattivi pensieri.

il signore, evidentemente, non sta troppo lì a sottilizzare, basta che piova. e in effetti, piove.

vorrei fargli notare che le mie aspettative sul clima non sono esattamente quelle di un popolo nomade nel deserto mediorientale, ma tant’è.

fra le altre cose, avevo un paio di domande da rivolgere al gatto, ma stamattina non gli andava di parlare.

era troppo impegnato ad imitare carla fracci, camminando in punta di zampa (un’imitazione pessima, comunque. gliel’ho fatto notare e lui si è un po’ risentito. ha continuato a zampettare qua e là per qualche minuto prima di andarsene sdegnato).

di solito in pausa pranzo mi diletto nella composizione di haiku nippo-ticinesi prima di immergermi nella meditazione (pratico una nuova tecnica zazen della scuola di soto, consiste nel meditare sdraiati soto una coperta, detta anche posizione del dormiente. pare fosse in voga fra agenti segreti della stasi nello scorso decennio), invece oggi ho impiegato buona parte della pausa pranzo per cercare di aprire la porta di casa, prima di capire che stavo usando la chiave sbagliata. l’altra parte della pausa pranzo invece, l’ho sfruttata al meglio accorgendomi di essere al piano sbagliato.

torno al lavoro travestito da operaio della compagnia del telefono e litigo per un paio d’ore con un fax convertito al nominalismo dalla lettura di roscellino. poi, visto che non si convince con la dialettica, opto per una formattazione a basso livello colpendolo ripetutamente con il manuale del restauro architettonico di luca zevi.

gioisco saltellando vittorioso ad esclusivo beneficio del pubblico, anche se in ufficio non c’è nessuno: pare siano tutti ad una rappresentazione del lago dei cigni con il gatto nella parte di protagonista.

la sera, prima di uscire dall’ufficio, chiamo il mio pusher preferito e ordino cinque tonnellate di lino a spese della ditta.

post cena (pasqualis)
è risotto, come aveva detto, alleluja

mercoledì 11 maggio 2005

stavo cercando di organizzare la prima olimpiade per corse di sedie da ufficio, anche se avevo qualche problema con dei dettagli tecnici. non riuscivo a trovare delle piste di atletica piastrellate.

a volte, quando ho bisogno di pensare, mi metto nella vasca da bagno. a volte la riempio anche di acqua, possibilmente calda. se decido di fermarmi lì per un po’, mi tolgo anche i vestiti.

invece ho deciso di mettere sullo stereo un vecchio cd di ben “fatto” harper e continuare con l’ikebana applicato alla ghiandola pineale, poi mi sono messo a preparare una minestra di cereali secondo l’assunto di magritte “ceci n’est pas lenticchie”.


sms fra il sottoscritto e un malato di mente possessore di un blog straordinariamente giallo

- benedetto benedice benestanti benefattori beneventani con il beneplacito benestare di benemeriti benedettini

- ben detto!

lunedì 9 maggio 2005

trovarsi su due piani astrali differenti non inibisce la comunicazione.

consci di questo assunto fondamentale due muratori sono impegnati nella briscola del lunedì mattina, mentre si trovano rispettivamente al primo e al quarto piano del palazzo di fronte al mio ufficio.

pochi metri più sotto, in osservanza alle più strette discipline orientali, un martello pneumatico si inserisce su un tappeto sonoro di compressore ad intervalli regolari di 12,7 secondi, provocando un movimento ondulatorio ritmico che dà origine ad una vibrazione in grado di indurre lo stato alterato di coscienza consigliato dalla scuola mahayana (quella del grande veicolo, attualmente sponsorizzata dall’iveco) per l’acquisizione della consapevolezza sul non-essere, così come descritta nella stesura delle modifiche del vi sec. al canone pali di ponteggio*.

il raggiungimento del nirvana è festeggiato da una serie di danze caratteristiche accompagnate da una suite di musica bitonale tibetana eseguita da un quartetto di pistoni di motocarro (i quattro musicanti di bremach).

io ripeto in continuazione ‘formaggio tigre contro formaggio tigre’ come mantra di purificazione


* è un periodo complesso, mi rendo conto. d’altra parte la situazione storica è quella che è (apparente tautologia introdotta per ovviare ad una conversazione che sarebbe quantomeno impensabile sostenere fra le 8.00 e le 9.37 di lunedì mattina)

mercoledì 4 maggio 2005

non è che avessi voglia di camminare, ma un’anomalia spazio temporale fagocita tutti i parcheggi nei mercoledì di maggio, quindi eccomi immerso fra la folla di turisti festanti (ne approfitto per chiarire una volta per tutte: la mia macchina non è sporca. con un equipe di psicologi abbiamo creato il primo test di rorschach in movimento della storia)

essendo uno dei pochi deambulanti di lingua italiana, vengo avvicinato da alcuni attivisti del movimento penne tricolori: lottano per un italia al pomodoro, basilico e mozzarella e sono molto preoccupati per alcune voci che li mettono in relazione con una multinazionale dei surgelati.

mi rifilano alcuni opuscoli (fra cui “scioglietevi” con in copertina una mozzarella filante e “torte di guardia” per una alimentazione sana e mediterranea) prima che mi defili con scaltrezza infilandomi in una unità di misura della pressione.

ordino scientemente un panino immangiabile, e quando arriva intrattenengo gli astanti cimentandomi in una rievocazione storica della defenestrazione del prosciutto di praga mentre intono il tipico canto da pub di montagna, dio del cielo, signore delle chimey (tappo blu), per la gioia di una giovane coppia di hannover che cercava diversivi per rinsaldare la propria intesa sessuale.

poi, finalmente, decido di smaterializzarmi per rimaterializzarmi in un giorno diverso.

a essere molto fortunato, anche su un pianeta diverso.


update di scioglilingua

(declino ogni responsabilità*, è colpa di kaplan)

1. se l’arcivescovo di istanbul si disarcivescovistambulizzasse, vi disarcivescovistambulizzereste voi?

2. se l’arcivescovo di roma si disarcivescovisratzingasse, vi disarcivescovisratzingereste voi?


* io responsabilitai, tu responsabilitasti, egli responsabilitò, noi responsabilitammo, voi responsabilitaste, essi responsabilitarono

lunedì 2 maggio 2005

mi hanno spiegato che rimanere ore a fissare un pavimento è considerato normale solo se sei un piastrellista. non capsco perchè mi si debba discriminare così.

il mio cervello trasmette una televendita di reperti del mesozoico. il conduttore è un filo di tungsteno che offre prezzi vantaggiosi e alcuni pezzi della sua collezione di vasi canopi in omaggio.

nascosto fra il pubblico un osservatore attento vedrebbe gerberto d’aurillac travestito da esecutore immobiliare esperto in estrazioni del lotto, se solo l’onu non avesse già certificato che gli osservatori attenti non esistono.

io cerco distrattamente di rimuovere la segreteria telefonica connessa direttamente alla ghiandola pineale; ho qualche difficoltà a sostituire il messaggio preregistrato “questo cervello è momentaneamente assente, lasciate un messaggio e sarete richiamati entro il 2017”


le cinque domande da non fare quando si chiede un mutuo ad una società di leasing

1 a queste condizioni io il mutuo lo accenderei pure, ma almeno il fiammifero ce lo mette lei?

2 come sarebbe a dire che il mio gatto non va bene come garanzia?

3 cioè, voi mi date dei soldi e io devo ridarvene di più?

4 una busta paga è un involucro soddisfatto?

5 non capisco perchè non posso avere lettura e sport come interessi

mercoledì 27 aprile 2005

arrivo in ufficio chiuso in una barrique, impegnato in una conversazione circolare con un asse di rovere, sulla falsariga dell’opera musicale c’era una volta un re bemolle.

un coro di merli (secondo stormo, terza brigata) diretto dal generale marshall, il primo generale valvolare della storia, è schierato sulla balaustra del balcone e intona love me fender cinguettando suadente.

visto che non riesco a tenere gli occhi aperti decido di completare la mia seduta di feng shui applicato al cervello.

il mio maestro di viaggi astrali (autore della guida michelin ai ristoranti della sesta dimensione e del best seller lasciateci perdere: orientarsi fra piano astrale e piano cartesiano, la sconfitta apparente, ed. theoria) sottoposto a tac encefalo riesce a orientare gli assoni in modo che formino la scritta “torno subito”.

tiene le sue lezioni in collegamento telepatico, il solo problema è che a volte ci sono delle interferenze: ieri sera, invece della lezione abbiamo seguito trenta minuti in loop del jingle del rotowash.

uscito dal lavoro mi chiudo in un negozio equo e solitario a meditare sulla differenza sostanziale fra panta rei e panta collant.




giovedì 21 aprile 2005

svegliarsi due volte lo stesso giorno, lascia più scompensi di quel che sembra.

oggi il sole ha sbagliato candeggio.

se ne sta lì, sbiadito, in attesa di tempi migliori. io anche.

mi aggiro fra i passanti ostentando sicurezza, e una postura che ricorda vagamente darth vader in star wars. passando vicino ad una famigliola che sta uscendo da una monovolume targata dortmund intono anche il motivetto dell’impero*, giusto per non sfigurare.

sono alla ricerca di un tool sottobanco per la partizione del cervello, solo che la voglio in sezione aurea, e la cosa crea qualche difficoltà.

in lontananza alcuni cinesi litigano con un vigile per il parcheggio di una bancarella, dando vita ad una deliziosa ricostruzione storica della rivolta dei boxer (qui si può scegliere: la rivoluzione che permise di usufruire di uno stesso paio di mutande girandolo per ben 4 volte, oppure un atto di eroismo epico in un canile)

quando arrivo a casa, metto sullo stereo la sonata ak 47 per violoncello, carta da parati e fucile mitragliatore, poi accendo il computer e mi metto a disposizione del generale cluster.


* quello che fa ta, ta tata, ta tata, ta tata. ta, ta tata ta tata ta tata. da non confondere con quello del tema portante della colonna sonora, che invece fa tatata taa ta, tatata taa ta, tatata taa ta, tatatata


piccola bacheca

 costume da gettone telefonico scambiasi con fornitura di lastre predalles

 vendesi saccottino dell ’92. disponibile solo nella versione albicocca.

 cerco confezione integra di bactrim da scambiare con 12 blister di antipiretico (farmaco generico).



alle prime tre chiamate, in omaggio una doppia figurina di dossena e baresi con la maglia della nazionale ai mondiali di spagna, collezione panini 82-83, n. 309. in alternativa, gigantografia di pasculli.

martedì 19 aprile 2005

ora, sembrerà strano che io scriva di lavori che vorrei fare dopo solo pochi mesi che finalmente ho trovato un lavoro fisso. non fraintendete, quello che sto facendo va benissimo, solo che non è esattamente il tipo di lavoro che avevo in mente (a dire la verità non ne avevo in mente nessuno, però, insomma, ci siamo capiti) ed è un periodo che sto riflettendo su quello che avrei voluto fare da grande (vabbè, sono in ritardo, e allora?), sui miei obiettivi (vabbè, nel caso volessi fare il fotografo), su quello che vorrei dalla mia esistenza (a parte dormire, intendo).
francamente, sono cose a cui non avevo mai pensato (non capisco perchè lo troviate strano).
quindi pensavo di stilare una classifica, con i lavori che mi piacerebbe fare, in ordine di gradimento.



  1. mi piacerebbe trovare qualcuno che mi paghi per leggere (va bene qualsiasi cosa, libri, lettere, trattati, elenchi, istruzioni sullo shampoo. no, voglio dire, perchè scrivono le istruzioni sullo shampoo quando è chiaro che non le legge mai nessuno? potrebbero pagare me per farlo)

  2. mi piacerebbe trovare qualcuno che mi paghi per fare filosofia (che poi se io scrivessi un trattato di filosofia verrebbe fuori una cosa brevissima, una cosa del tipo “lascia perdere”. non crediate sia una posizione particolarmente superficiale, a pensarci bene potrebbero anche dire che è copiato dalla proposizione 7 del tractatus di wittgenstein)

  3. mi piacerebbe trovare qualcuno che mi paghi per insegnare cose inutili a persone non particolarmente predisposte (tipo, che so, insegnare alle scimmie a non mordere il computer, o insegnare ai computer a non terrorizzare le scimmie)

  4. mi piacerebbe trovare qualcuno che mi paghi per scrivere cazzate. (ora, qui è importante che si tratti proprio di cazzate. però vabbè, uno poi si adegua)


se a qualcuno venisse in mente che questi non sono lavori veri e che nessuno mi pagherà mai per fare queste cose, può anche tenerselo per sè.


ultim’ora


johnatan rockwell, docente di psicologia a berkeley, nel libro “lo zen e l’arte della manutenzione della psiche”, in cui affronta il rapporto fra religioni orientali e cognitivismo, arriva alla conclusione che sperimentare l’insight è come avere un’illuminazione, ma senza pagare la bolletta.

venerdì 15 aprile 2005

il fatto che io sia ancora vivo nonostante ieri abbia cercato tutto il giorno di suicidarmi con i giochi di windows mi lascia perplesso.

fuori dalla porta un coro di scoiattoli canta tomorrow pinball con la voce di ziggy marley.

volevo farli smettere ma quando sono uscito non ho avuto il coraggio, così mi sono messo a dirigere con una bacchetta delle tende. una scena toccante, non c’è che dire.

per ovviare al mio sovrautilizzo, oggi in ufficio mi hanno fatto scrivere alcune lettere (io avevo proposto la effe e la zeta, ma non hanno accettato) poi il mio capo mi ha chiesto di disegnare dei cementi armati. io ho spiegato che non me la sentivo perchè sono pacifista, così siamo giunti al compromesso che li faccio, ma ci metto di fianco una colomba (il ramoscello di ulivo no, perchè verrebbe interpretato come una pericolosa presa di posizione politica).

il geometra del cantiere ha fatto sapere che è contento lo stesso, anche se avrebbe preferito un panettone.

giovedì 14 aprile 2005

probabilmente è successo tutto stamattina.

sono uscito da sotto coperta, il lago era piatto e grigio come una macchia indistinta di olio motore, e gli uccelli cantavano blue valentine davanti alla finestra del bagno.

devo essermi distratto, e non mi sono ricordato di accendere gli anabbaglianti nel cervello.

avrei dovuto capire che qualcosa non andava quando uno svizzero targato basel stadt ha fatto un’inversione in freno a mano per entrare alla standa, dopo aver visto il cartellone delle offerte speciali con il burro a 1,39.

ho ignorato un ambulante che cercava di vendermi una glossa al de trinitate di boezio e mi sono fiondato in ufficio.

chiuso. dall’interno.

ho implorato il gatto di farmi entrare. alla fine si è convinto, ma domani devo portare una pallina da tennis e una scatola di whiskas al salmone.

devo fare qualcosa per la mia sanità mentale. ieri ho avuto per tutto il giorno nelle orecchie la melodia del ballo del mattone, non si muoveva nemmeno con i cotton fioc: c’è un limite a tutto, come dicono quelli della stradale.

vado sul sito www.collegamentineurali.com per scaricare il tool ripristino facoltà mentali 2.0


ultim’ora

secondo un recente rapporto del ministero dell’interno, dopo anni di ricerche e indagini si è giunti alla conclusione che i gruppi di anarchici informatici non hanno mai messo bombe nei cestini di windows

martedì 12 aprile 2005

quando il nero si disperde alzi gli occhi e improvvisamente ti accorgi che la neve è tornata sulle montagne.
deve essere una promozione per il mercato turistico: se la primavera non è di vostro gradimento, prolunghiamo l’inverno. oggi le temperature prevedono sonno al mattino e leggera ansia nel primo pomeriggio.
la visione mi sorprende mentre sto dalle parti della quinta dimensione ad inseguire un paio di forbici.
il fatto è che le forbici si nascondono negli anfratti dimensionali più strani. queste poi mi dovevano dei soldi, una scommessa vinta e mai pagata di qualche giorno fa. le forbici sostenevano che sarei riuscito a rifilare una tavola seguendo la linea retta della squadratura disegnata lungo il bordo. io, che ho la motricità fine di un bradipo in letargo e una grazia manuale pari a quella di hans peter briegel sui campi da calcio, sospettavo invece di avere qualche problema.
quando sono tornato a casa ho messo sullo stereo la sinfonia n. 7 di györgy fischer (la catastrofica) nella partitura per viola e rosa pallido, poi mi sono infilato nell’acquario.
ho impiegato qualche minuto prima di rendermi conto che a casa non ho un acquario. così mi sono guardato in giro, metti che ero finito in un capricorno.
poi boh, sono tornato in camera e mi sono sdraiato sul letto a riflettere sulla vita e su altre parti del corpo.

lunedì 11 aprile 2005

qualcuno mi spiega perchè è da stamattina che sto canticchiando adeste fideles?

venerdì 8 aprile 2005

le 10 cose da non dire in un seggio elettorale


1. ah, quindi prima di mettere la croce, la scheda dovevo aprirla

2. la signora è cancellata dagli elenchi degli iscritti ma ha votato lo stesso, va bene, no?

3. ah, ma siete chiusi? non mi fate votare? (alle 17.00 di lunedì)

4. io non ho il certificato elettorale, posso votare lo stesso?

5. il signore qui risulta aver già votato, ma lui dice di no, infatti non ha il timbro sulla tessera

6. cosa ci fa quella scheda per terra? (quando hai chiuso e sigillato tutte le buste)

7. avete finito? (alle 18.00 di lunedì, nel pieno delirio dello scrutinio, con 600 schede aperte sui tavoli)

8. ho messo una croce qui, ho sbagliato?

9. vabbè, anche se i conti non tornano, io posso andare? (uno scrutatore alle 19.00 di lunedì)

10. lei non può votare, è morto


il fatto che io le abbia sentite tutte e dieci getta una sinistra luce sul futuro del genere umano

mercoledì 6 aprile 2005

mi sono svegliato che mi stavano assalendo delle formiche. le ho convinte a desistere minacciando di cannoneggiarle con la graffettatrice, sono un buon negoziatore quando mi ci metto.

non dovrei svegliarmi in ufficio, fa male alla salute. del resto non ci dovrebbero neanche essere le formiche, in ufficio, ma si sa, la vita mica sempre è come uno se l’aspetta.

per uno strano scherzo del destino, da queste parti il tessuto spazio temporale viene deformato da una serie di eventi che accadono solo di mercoledì: al posto della solita prateria dove far pascolare garrule le automobili in sosta, il mercoledì non si trova parcheggio nel raggio di 7 km; in compenso dovrei essere da solo in ufficio, invece sto parlando con un gatto che fa domande stupide.


-se ti dicessero “ti do un lavoro da giornalista a vita, 2000 euro al mese più buoni pasto, basta che tu scriva bene di me in qualsiasi caso”, cosa risponderesti?

-cosa fai, ti metti a giocare con i controfattuali?

-...

-ma secondo te io mi farei incastrare così?

-non mi hai detto cosa risponderesti

-risponderei “scusa, me lo metti per iscritto?”

-...

-vabbè, uno deve pur mangiare, no?

-...

-perchè non la smetti con le domande idiote? e non ti provare a salire sulla scrivania

-a parte che se ci mettiamo a contarle, io di domanda idiota ne ho fatta una, e tu cinque. e poi sono un gatto, faccio un po’ quello che mi pare

-guarda che sei un gatto immaginario, mica te le puoi permettere certe cose. e sulla scrivania non ci sali.

-vabbè, aspetto quando ti distrai. e comunque non sono un gatto immaginario, sono un gatto vero

-no che non lo sei

-allora come si spiegano tutti quei peli che hai sulla felpa?

-per quel che ne so io, le felpe molte volte sono già fornite di pelo. voglio dire, ne saprò più io di un gatto, no?

-l’argomento di autorità è una delle fallacie più semplici, nevvero? (io qui sospetto che in realtà lui abbia detto “miao”, e la mia paranoia abbia fatto il resto. però vabbè, chi può dirlo. ndr)

-allora mettiamola così, se io non ti guardo, tu non esisti (teorema di berkeley)

-se tu non mi guardi, io salto sulla scrivania (teorema del gatto)

-se ti do in pasto un germano reale tu la smetti? (sei)

-...


provo a rimettermi a dormire ma il rumore dei turisti per la strada mi dà noia.

giovedì 31 marzo 2005

da qualche tempo ho un lavoro. uno di quelli veri. insomma, più o meno.
il che vuol dire che per la prima volta in vita mia ho ferie e malattia pagate, e un lavoro idiota per cui devo alzarmi presto tutte le mattine.
una vita grama servita sul piatto d’argento dello stipendio fisso, che mi consentirebbe una vita dignitosa tipo se vivessi in papua nuova guinea.
ogni tanto, mentre sono al lavoro, mi trovo a scrivere su un pc portatile che è un po’ confuso riguardo alla sua identità e ad altre cose ancora. siamo abbastanza in sintonia, se proprio lo devo dire.
il fatto è che su questo pc sono stati installati 2 diversi sistemi operativi. inutile spiegare che non c’è affatto una partizione del disco, i due sistemi operativi sono stati installati uno dentro l’altro, un curioso sistema embedded che credo sia assolutamente originale e innovativo nel panorama informatico italiano. ancora non so come sia successo ma visto chi usava questo computer prima di me, ho qualche idea in proposito.
succede che ogni tanto, senza preavviso, in media due volte al giorno, il computer decide che ne ha un po’ piene le palle e si spegne.  siamo abbastanza in sintonia, se proprio lo devo dire.
insomma, non c’è modo di prevedere quando succederà. semplicemente sai che succederà, prima o poi.
tu sei lì, che stai facendo qualcosa di tutto sommato inutile, e sbreng™, schermo nero.
una cosa che si avvicina di molto alla metafora, per dirla tutta.
salvate dunque, poichè non sapete nè il giorno nè l’ora.

ultim’ora
secondo una recente comunicazione dell’ufficio stampa di un noto partito politico italiano, lo slogan “io c’entro” non sarebbe da intendersi come una precisa ammissione di colpa

martedì 29 marzo 2005

non è che possiamo sempre confondere l’universo con il codice che usiamo per interpretarlo. la realtà non viene mai identificata dal linguaggio, nè dalla logica. questi sono mezzi necessari per permettere la comunicazione, come la zattera è necessaria per attraversare il fiume,ma non dice niente una volta arrivati sull’altra sponda.

venerdì 25 marzo 2005

nei cassetti della mia scrivania esistono buchi neri e porte in grado di comunicare con altre dimensioni.

una volta appoggiata dentro il cassetto una cosa inutile (tipo una polizza di assicurazione auto), può succedere che scompaia per riapparire inspiegabilmente anni dopo in un bar di padova, dove verrà usata come sottobicchiere per uno spritz. in compenso può capitare di trovare forme di vita intelligenti provenienti da sirio o alcuni resti di confezione di tegolino dell’83.

del resto molte scrivanie hanno peculiarità simili, studio scientifici dimostrano come questa proprietà sia da imputarsi alla particolare forma delle scrivanie, detta anche a “cassetto di risonanza” che pare funga da ricettacolo per onde provenienti da altre dimensioni.

nel cassetto della scrivania dell’ufficio ieri ho trovato un gatto iracheno (dài, la persia non esiste più da un pezzo) che ha deciso di stabilirsi sulla mia felpa sostenendo fosse più comoda. a riprova degli strani avvenimenti che succedono all’interno della scrivania, quando finalmente il gatto se n’è andato, con i peli rimasti sulla mia felpa ho riempito due materassi.


ultim’ora

ho avuto la nomination per il premio “cavaliere template xx secolo” per l’utilizzatore di blog che, pur sapendolo fare, non ha mai modificato il template da maggio 2003.

il primo classificato vince una fornitura a vita di penne städtler e un poster gigante di spennacchiotto

mercoledì 23 marzo 2005

oggi, a causa di un banale errore di salvataggio di sistema da parte di alcune divinità minori preposte al funzionamento del clima, l’universo esiste solo in scala di grigio.
il grigio si attacca al lavoro del tuo terapista, diventa il colore dei tuoi pensieri, modifica la percezione del cosmo rendendolo vagamente simile ad una riunione della nomenklatura sovietica degli anni ’70, quando tu non sai una parola di russo.
si avvicina la stagione delle piogge.
per fortuna il mio terapista mi ha spiegato che si tratta solo di un periodo di transizione, per superarlo basta lasciarsi andare e rotolare dolcemente dove ti porta la pendenza, cercando di evitare i canaletti di scolo, che lì ci si bagna sul serio. una questione di equilibrio, in fin dei conti.
una posizione quantomeno chiara, a parte l’allusione ai canaletti che credo dipenda dal fatto che il mio terapista sia una palla da bowling viola, gialla e fucsia. (il mio terapista è molto saggio, non capisco perchè l’associazione nazionale psicologi debba discriminarlo non invitandolo mai alle conferenze. in fondo sono tre colori come tutti gli altri, non c’è niente di cui vergognarsi)

lunedì 21 marzo 2005

il sole si spalma sulle montagne, prima di scomparire definitivamente in un tramonto color pastello e fumo di londra. si avvicina il momento della giornata in cui puoi solo intuire i confini del paesaggio che si sfalda, prima che tutto diventi una macchia scura e indistinta all’orizzonte.
fermo su una panchina in riva al lago discuto con l’altro allievo del corso di armonia cosmica, lo tiene tutti i martedì un lemming anacoreta (invece di migrare si è chiuso volontariamente in una gabbia) che si nutre solo di fieno e pappa reale.
a dire la verità il lemming mica parla, e noi stiamo lì tutta l’ora di lezione ad osservarlo. del resto non c’è scritto da nessuna parte che l’armonia cosmica contempli la parola.
quando usciamo abbiamo una consapevolezza diversa su tutto l’universo ma è buona regola non darlo a vedere, quindi si parla di banalità.

-i cani sono meglio dei gatti, il cane è il miglior amico dell’uomo
-per la donna meglio il gatto? il binturong? il tarsiospettro? il rinoceronte?
-intendo dire uomini e donne, cretino.
-...
-ma sì, scusa, il cane dà molto più affetto. ad esempio, tipo se sei single, un gatto è un po’ come il tuo coinquilino che non conosci tanto bene; un cane è più tipo il partner, ti riempie la vita. mica per niente si dice che il cane è il miglior amico del single.
-il miglior amico del single è il freezer


ultim’ora
in una ricerca condotta dall’istituto di biologia di des moines (iowa) sulle peculiarità delle aziende di allevamento bovino, che tiene conto di complessi parametri come le condizioni generali dei capi di bestiame e le loro abitudini, il tipo di mangime utilizzato, la disposizione nelle stalle, la regione di provenienza e l’età degli animali, è stato messo in crisi il concetto di proprietà commutativa: cambiando l’ordine dei fattori le mucche si confondono e il prodotto cambia.

mercoledì 16 marzo 2005

 sempre libero degg’io folleggiare di gioia in gioia

- scusi, il fatto è che io ho chiesto un cambiamento del piano tariffario, da free a flat il primo febbraio. siamo a metà marzo, e da ieri non ho più l’accesso a internet perchè il vostro computer remoto non ha voglia di rispondere, mi sa dire che succede?
- ah, sì, le hanno tolto l’account sul free, perchè dovrà essere attivata la tariffazione flat.
- oh, bene. se ci hanno messo un mese e mezzo a toglierla, quanto ci metteranno a riattivarla?
- ah, beh, ci vorrà qualche giorno.
- pure. in pratica mi sta dicendo che non avrò internet per chissà quanto tempo.
- ma si tratta solo di qualche giorno, e comunque quando gliela attivano le arriverà una mail con la conferma.
- la ringrazio per la fiducia nei miei poteri paranormali, ma se io non ho internet come la vedo la mail?
- di solito uno vede internet da un altra parte
- (?) tipo in frigorifero?
- beh, non ha un modem normale?
- si chiama flat perchè è il tipo di encefalogramma dell’operatore, vero?

giovedì 10 marzo 2005

nell’androne del palazzo del mio ufficio incontro lanfranco di bec travestito da donna delle pulizie che sta cercando di transustanziare dell’acqua in cif ammoniacal. poi mi spiega che è impegnato con un calcolo importante per la verifica delle proposizioni della relatività speciale, e che, beh, wow, questa cosa dei sistemi di riferimento cambia un po’ la prospettiva del pensiero medievale. tradotto per noi profani questo significa che occuperà l’ascensore almeno per i prossimi tre giorni, quindi dovrò farmi cinque piani di scale a piedi.

lo guardo con sospetto. non capisco perchè tutto questo interesse per la fisica, adesso.

verso le undici suona il postino che mi consegna una raccomandata e mi tiene mezz’ora a parlare di come tutto, in genere, oggi, sia pseudocontesto*. ed è abbastanza drammatico che se uno cerca pseudocontesto da zio google, nemmeno lo trova. no, così, per dire

torno in ufficio che ho la vista annebbiata e gli occhi nella classica posizione del fendinebbia.

in lontananza un fax che pulsa ininterrottamente da dieci minuti, e non capisco se è reale oppure è solo nella mia testa. del resto non saprei indicare la differenza.

apro una finestra a caso, e non mi importa se non ho dormito tutta la notte per la febbre terzana che mi tormenta da settimane. fuori c’è la temperatura di gennaio a vladivostock, i rompighiaccio ormeggiati nel porto, e un sole così bello che non si vedeva da mesi, insieme alla scritta ci scusiamo per il disturbo, stiamo effettuando prove tecniche di primavera.

poi io e il mio amico immaginario ci mettiamo a tirare graffette in testa ai turisti che passeggiano in cerca di una bancarella abbordabile, ogni dieci centri di signora con borsa in premio un berretto da cacciatore del canton obwaldo e una confezione di budini confezionati (gusto crème caramel). il passeggino vale doppio.

vinco solo il premio di consolazione, una calcolatrice a cristalli così liquidi che puoi pucciarci i biscotti, anche se poi sanno di mercurio e non si capisce perchè scomodino divinità antiche per nulla.

alla fine decido che tornerò a casa a passare la mia vita a fingermi un lenzuolo.

l’insegnamento di questa giornata credo sia che a breve bisognerà ricordarsi di ordinare delle graffette.


* dài, facciamo che avete qualche ora di tempo per scrivere qui la definizione


lunedì 7 marzo 2005

filosofia per alcolisti reprise


(è solo perchè mi stressate, mica ho intenzione di iniziare un nuovo corso)

i filosofi non fanno altro che dare giudizi. questo, in effetti, è piuttosto seccante.


un filosofo non dovrebbe dare giudizi, dovrebbe limitarsi alla contemplazione ed evitare giudizi basati su conoscenze giocoforza incomplete.


naturalmente questo è un mio giudizio. ho pur sempre studiato filosofia.


ciò probabilmente significa che un filosofo dovrebbe abituarsi a contemplare la contraddizione

un utile giochino da bar


descrizione


il gioco migliora le abilità mnemoniche, linguistiche e di ragionamento utili per la risposta alle domande, le attitudini al dibattito ed alla dialettica nonchè il lavoro di gruppo (il consulto fra partecipanti dopo una risposta sbagliata è parte fondamentale del gioco), sviluppa la riflessione e il distacco da certezze non guadagnate dialetticamente, insegna un approccio filosofico invece dell’ansia da prestazione tipica del mondo occidentale (ad esempio è sconsigliabile rispondere correttamente ad una domanda al primo tentativo)


occorrente:


1. un bar o una adeguata una scorta di alcolici (personalizzabile sulle esigenze dei singoli, ma non inferiore ai 18°)


2. una garzantina di filosofia (o in alternativa un manuale di storia della filosofia dalle origini ad oggi)


operazioni preliminari


si tira a sorte per chi tiene il banco: la stretegia corretta per questo gioco in genere suggerisce che sia svantaggioso tenere il banco. comunque sia, se siete al bar, il banco vorrà tenerlo il barista.


istruzioni


chi conduce il gioco fa una domanda al primo giocatore, che ha cinque tentativi per rispondere.


alcuni esempi di domande:


-elenca cinque appartenenti alla scuola di chartres ed alcuni dei temi trattati


-chiarisci il concetto di kerygma in bultmann e cita almeno una sua opera


-elenca le 12 categorie kantiane


-l’anno della pubblicazione della “struttura delle rivoluzioni scientifiche” di kuhn e temi principali dell’opera


-il discorso pubblico dalla retorica degli antichi all’era della televisione con riferimenti a perelmann, huxley e postman


se il giocatore di turno sbaglia la prima volta, si intavola una breve discussione con gli altri giocatori sulla risposta da dare; poi il giocatore cui è stata posta la domanda risponde nuovamente, e così via finchè non indovina o non esaurisce i cinque tentativi e il banco fa una nuova domanda al partecipante successivo.


ad ogni risposta sbagliata il giocatore deve bere.


chi indovina al primo tentativo si prende il banco (il barista cercherà di opporsi, ma se lo fate bere adeguatamente cambierà idea)


vale sbagliare apposta.

 

giovedì 3 marzo 2005

resto dell’idea che il montenegro dovrebbe rimanere in
serbia, invece di rivoltarsi contro il mio stomaco e contro la mia volontà. non
ho più il fisico per fare certe cose, come diceva l’ex fidanzata di rubbia.
oggi ho passato metà della mia giornata a giocare a carte
con un roditore. ho quasi sempre perso.
a mia discolpa posso dire che avevo messo il cervello in
modalità risparmio energetico.


 


martedì 1 marzo 2005

essere presenti a se stessi non sempre è una soluzione ragionevole. voglio dire, esiste un tempo per tutto, lo dice anche la bibbia. stamattina nevica, qualcosa vorrà dire.

a volte entro in stato catatonico solo per difendermi dal mondo: ieri sono stato 20 minuti immobile a fissare un rubinetto che perdeva.

poi ha pareggiato.

fra le altre cose ho scoperto che l’unico modo per non avere la febbre è non trovare il termometro.

giro con aria da zombie lasciando fazzoletti in offerta agli dei e assumendo zerbinol (si chiama così perchè è un medicinale che ti riduce a uno zerbino) contro gli attacchi influenzali, che la propoli di atene l’ho finita settimana scorsa. mi lacrimano li occhi come una madonna qualsiasi, ho un cerchio alla testa come nelle migliori tradizioni iconografiche, sono praticamente pronto per l'agiografia.

nel pomeriggio esce il sole, ma la temperatura esterna rimane inversamente proporzionale alla mia interna. il cortile di casa mia è stato scelto dal capitan findus in persona come location di uno spot ambientato in un freezer.

stiamo raccogliendo un largo fronte di protesta contro le divinità del clima, la nostra vecchia proposta di spostare l’italia in una fascia climatica sub tropicale sta suscitando consensi da più parti.

abbiamo raccolto l’adesione del sindacato mostri ed affini, - non si capisce se tremano per noi, per il freddo o per la febbre - ha affermato il segretario generale, oltre a quello degli spargisale (qui però c’è da registrare l’opposizione dei cobas delle capre).

venerdì 25 febbraio 2005

trovo alquanto difficoltoso stabilire una comunicazione con me stesso. per dire, lascio sempre spento il cellulare. durante la terapia di auto aiuto* del martedì mi hanno detto che è freudiano. secondo me, invece, è un normale telefono.
visto che non c’è verso di parlarmi direttamente, tento con l’approccio sorpresa via msn

eddie (fischiettando con indifferenza) scrive
ehilà, che si dice di nuovo?
eddie (momentaneamente irraggiungibile) scrive
prendi questa manoooo, zingaraaaaaaa
eddie (fischiettando con indifferenza) scrive
cos’è, il nuovo spot dell’aido?
eddie (momentaneamente irraggiungibile) scrive
laido sarai tu
eddie (fischiettando con indifferenza) scrive
piano con gli insulti, testa di ponte (della malattia mentale)
eddie (momentaneamente irraggiungibile) scrive
per parlare piano alla tastiera cosa devo fare, diminuire il carattere? (sei un tipo caratterialmente difficile, insomma)
eddie (fischiettando con indifferenza) scrive
ti si sono annodati i neuroni, razza di volante? la tastiera mica ti sente, è con me che devi parlare.
eddie (momentaneamente irraggiungibile) scrive
scusa, come hai detto che ti chiami?

mi sono sconnesso. i neuroni hanno gradito assai.

*è simpatico, non c’è un vero terapista, si discute in gruppi di quattro persone in macchina fino a quando non finisce la benzina. essendo in quattro, lo si può fare anche in caso di circolazione a targhe alterne.

mercoledì 23 febbraio 2005

così in un bar di provincia incontro questo semidio che mi spiega che per contratto ho diritto a un nume tutelare che mi assista durante la mia permanenza terrena.

ci penso un po’ su, poi alla fine mi decido: arrivo a casa e chiamo il call center per l’assegnazione delle divinità tutelari. mi spiegano che la mia divinità mi è già stata assegnata, ma è in pausa caffè dal 1977.


ultim’ora

colin hughes, insigne docente di filosofia medievale a oxford, ha pubblicato un volume divulgativo a dispense sulla storia della chiesa in inghilterra.

la novità editoriale sta nel fatto che l’opera è in continua evoluzione, e verrà integrata ogni sei mesi con nuovi scritti. “la versione beda” è già in commercio in tutte le librerie del regno unito, con la prima release c’è in omaggio il beda test per sapere se sei un medievalista provetto

venerdì 18 febbraio 2005

















il metodo epagogico è sostanzialmente un atto di fede.
ne parlavo ieri con un alligatore che infesta il mio zaino
da domenica scorsa.
non che l’alligatore fosse granchè interessato, mi guardava
di traverso, come se trovasse sconveniente che io parli con un alligatore. che
cazzo di snob.
questo freddo mi uccide. affermazione apparentemente slegata
dal contesto, e invece
un vento gelido sibila fra le valli, le montagne sono ancora
venate di bianco, e io mi perdo fra i colori tenui e toni pastello, il mio fornitore
di medicinali scaduti. toni è uno specialista, non deve far altro che
travestirsi da cassonetto e aspettare. certo farebbe molti più soldi se i
cittadini dimostrassero un minimo di senso civico applicandosi nella raccolta
differenziata.
quando arrivo a casa entro in camera di decompressione
mentre sussurro con dolcezza “paracetamolo” ai due pinguini con cui
temporaneamente divido la stanza.
forse è un periodo di stasi, come dicevano nella germania
est.
dopo aver appeso sulla porta il cartello “spegnere il
cervello in caso di pericolo” mi sdraio sul letto per i miei esercizi di
meditazione extracorporea. starò via qualche giorno, non di più.

martedì 15 febbraio 2005

scusate, è che sono impegnato con quella faccenda di salvare l’universo, e tutto il resto.

giovedì 10 febbraio 2005

alla fine mi sono completamente dissociato.
ho rimosso alcuni problemi che mi tormentavano, ma adesso è in corso una dura lotta per il possesso della connessione a internet: nessuno dei due vuole pagare la bolletta. l’altra cosa positiva è che ho smesso di parlare da solo.
ieri mi sono iscritto a un corso di mistica orientale per elettricisti. costa un po’, ma a fine corso garantiscono l’illuminazione. abbiamo passato tutta la prima lezione a fare ohm, che non è una crasi di ohmadonna, come avevo pensato all’inizio, ma un’unità di misura. comunque devo andare altre 12 volt, spero sia meno monotono.
dopo cena sono passato a trovare il mio ex maestro* di détournement, dice che mi ha trovato bene. vabbè, era facile, non mi ero neanche nascosto.

mi ha regalato un portafoglio realizzato in stagno, che è un materiale duttile, infatti visto che non ho soldi, ci faccio nuotare le rane. ci siamo ripromessi di sentirci più spesso, così gli ho lasciato il mio cellulare. solo che adesso non so più come telefonare.
quando sono tornato a casa il microonde stava trasmettendo una retrospettiva di fassbinder. l’ho trovato piuttosto singolare: a parte che non capisco perchè diano fassbinder, che non fa ascolti, ma io prima di uscire mica ce l’avevo, a casa, un microonde.
ho agito seguendo l’esempio degli esploratori quando entrano in contatto con cose che non comprendono: l’ho abbattuto a bastonate. se non altro ha smesso


*se n’è andato dopo tre delle ventidue lezioni programmate; ovviamente hanno dovuto pagarlo per intero, ha sostenuto che l’abbandono fosse parte integrante del corso

mercoledì 9 febbraio 2005

  time out

8 febbraio, ore 9.07
la stanza è immersa nel silenzio mentre il grigio entra piano dalla finestra, come un ladro attento a non lasciare tracce troppo evidenti.
mi sorprendo a fissare il monitor in stato ipnagogico, mentre i due emisferi del cervello tentano di arrivare ad un compromesso accettabile. pare abbiano assunto come mediatore un allievo di kissinger, i media prevedono guerra aperta entro 24 ore.
gli orologi della stanza, nel frattempo, hanno stipulato una convenzione di immobilità con alcune divinità temporali (quelle che lanciano tuoni e fulmini per default) e sembrano fermi sulle 9.07 da alcune ore.
fuori, l'universo si adegua.
(è una variante del paradosso di berkeley: in mancanza di una mente comune garante della realtà, le cose esistono solo per chi le guarda. inoltre gli studenti prima fumano marijuana nel campus poi fanno i consiglieri del presidente)
dopo quattro ore si materializza una presenza incombente al centro della stanza. rimango al computer e di tanto in tanto sfoglio il manuale utente di archicad 8, che uso al posto del cilicio come strumento di tortura autoinflitta.
alcune ore dopo, quando rimango di nuovo da solo, chiamo il mio medico per sapere se è possibile mandare malattia per intossicazione da solitario di microsoft.
dopo tre giorni sono ancora le 17.05 dell’8 febbraio

alcune cose che ho imparato da archicad

- l'azimuth non è il pane non lievitato
- hotspot non è un sito di pubblicità porno
- la pianta non è solo un vegetale
- la sezione non è una sede di partito e neppure una classe delle medie
- le librerie non contengono libri (vabbè, questo già lo sapevo)
- una volta realizzato un piano, è sconveniente accendere un sigaro mormorando "mi piacciono i piani ben riusciti"
- le proiezioni non si fanno solo al cinema

insomma, ho acquisito nuove consapevolezze, e una preoccupante propensione all’abuso di litoti
schiaccio ctrl+s per imprimere tutto nella memoria, ma mi esce un alert box che mi informa che non ho abbastanza disco fisso.

lunedì 7 febbraio 2005

il fatto che io abbia un lavoro per il quale, forse, verrò pagato, non significa che mi sia sistemato.
per dire, potete tranquillamente continuare a mandare offerte sul mio conto corrente.
ad ogni modo, sto vagliando alcune possibilità lavorative che mi offrirebbero la possibilità di ottenere maggiori soddisfazioni rispetto a quello che sto avendo ora:


-quadro d’azienda: mi appendo ad un muro nell’ufficio di un dirigente e ci resto ad libitum
-divulgatore: mi cimento in un’impresa epica, tipo la traduzione del corpus aeropagiticum in cingalese
-guida spirituale: giro in macchina recitando mantra (opel) per l’elevazione mistica e il basso consumo di benzina
-insegnante: cerco di ottenere una cattedra da libero docente di inutilità applicata all’universo
-portaborse: mi apposto alla standa e chiedo un euro alle vecchiette per portargli i sacchetti della spesa. in caso di rifiuto potrei direttamente rubare i sacchetti (che immagino diventerebbero sacchetti della spazzatura)


ultim’ora
jacques arnoud ha vinto il premio per il pubblicitario dell’anno 2004 dopo aver creato lo slogan rivoluzionario “la fantasia nel podere” per propagandare gli innovativi metodi agricoli dei prodotti geneticamente modificati e il jingle pacifista “mettete tabacco nei vostri cannoni” per la campagna di impegno sociale contro la droga promossa da philip morris.

giovedì 3 febbraio 2005

foto di gruppo con frullatore

al mattino presto indosso la panoplia e mi inoltro per le lande buie, con temperature ben al di sotto di un modello di aereo giapponese della seconda guerra mondiale.
il mio lavoro oggi consiste nel visitare palazzi nel centro di milano, dove il mio preciso compito è portare una borsa, una macchina fotografica, ed emulare l’uomo invisibile. il famoso lavoro di concetto. (per antonomasia, da concetto imposimato, detentore del record registrato dal guinness dei primati per la serie di lavori più inutili dell’universo).
indosso il mio costume da pianta  ornamentale per passare inosservato all’ingresso, anche se la portinaia riesce diabolicamente ad innaffiarmi due volte, fissandomi con uno sguardo da zebù (neppure troppo bello).
mentre guido in autostrada si stampano sul parabrezza alcuni insetti che misteriosamente formano la scritta “vivere nuoce gravemente alla salute. art. 46 L.29/10/1990 n.428” in haettenschweiler 36. mi ero sempre chiesto chi mai usasse quel carattere
arrivo a casa e comincio a riflettere sulla mia attuale situazione storica, cercando di convincere i neuroni a collaborare, ma mi fermo sempre allo step 2 del manuale della meditazione consapevole.
poi cerco sulla guida muhammad ibn mūsa 'l-khwārizmī e telefono, ma suona occupato, allora mi sdraio sul divano ad aspettare un’ecpirosi.

consigli di lettura
étienne rouet, docente di prossemica (la materia che spiega perché è considerato scortese pestare i piedi ad uno sconosciuto e come mai in macchina andiamo a sbattere malvolentieri) all’università di lovanio ha dato alle stampe il suo nuovo libro “prima di cercare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, guarda in ripostiglio” (ed. apogeo) 

martedì 1 febbraio 2005

il freddo mi ha nuovamente bloccato le connessioni
neuronali. per rimediare ho provato a inalare dell’antigelo, per la verità con
pessimi risultati.
così nel tentativo di sbloccare gli ingranaggi delle sinapsi
mi sono versato dello svitol direttamente nelle orecchie. non provateci, non
funziona.











 piccola bacheca on line
-neurolettico in grado di agire direttamente sull’ipotalamo
cercasi, permutabile con collezione postalmarket 1986/88 o in alternativa un’edizione
critica della metafisica di aristotele in tre volumi, copertina in azzurro
allucinogeno
-vendo cavedano da compagnia, selezione da allevamento,
disponibile nelle versioni blu metilene o rosa antico
-cercasi traduttore in grado di spiegare ad un operatore di
call center che flat dovrebbe essere un tipo di tariffa e non il diagramma dell’encefalo
dell’operatore