martedì 25 luglio 2006

(supplemento)

ho visto la luce (questo significa soprattutto che enel non mi ha ancora tagliato la corrente)


ho visto la luce, ma non vedo più la tsi.

al suo posto, del tenero rumore bianco, che quantomeno è in sincrono con il mio cervello.

per mitigare la depressione sono stato da un’amica che ha sky, e mi sono fatto una cultura.

che io credevo che sky fosse una cosa socialmente utile, tipo un’emittente che prende un servizio potenzialmente gratuito (i mondiali di calcio, le finali di nba) e te lo mette a pagamento, però prima devi chiamare un tecnico, però prima devi avere un decoder, però prima devi avere una parabola, però prima devi avere un balcone dove metterla, però prima devi avere un televisore con 13 prese scart, però prima devi avere un impianto abilitato, però prima devi imparare l’ugro-finnico per le istruzioni, e dopo che hai speso l’equivalente di 15 toledo 1991ä non puoi più uscire di casa per alcuni anni, per recuperare l’investimento.

insomma, pensavo che proponesse ore e ore di cartoni animati con i programmi "sky fermo" e "sky tranquillo" per poterci lasciare i bambini quando non hai tempo di sedarli, tipo la rassegna in loop dei cartoons anni ’80 (sky d. le caprette ti fanno ciao). oppure che facesse programmi inutili e tecnicissimi tipo i corsi di pesca sportiva d’altura (pe sky), o ancora i telegiornali d’assalto nelle città (sky line)

invece ho scoperto che c’è questo canale che si chiama fox crime che nella fascia di maggior ascolto (il crime time, suppongo) trasmette c.s.i. che è un programma che mi piace (l’ho scoperto perchè, quando uscì sulla televisione in chiaro, io mi chiedevo per quale motivo trasmettessero in tv le imprese sportive dei dilettanti. ho scritto a italia 1 per avere lumi. non mi hanno risposto. in compenso qualche anno dopo è uscito "campioni" e io, nell’ipotesi che fosse colpa mia, ho meditato il suicidio).

su fox crime c’è anche un programma con carlo lucarelli che imita fabio de luigi che imita carlo lucarelli.

l’ipotesi è che volessero de luigi ma costasse troppo, quindi hanno ripiegato sull’originale.


giovedì 20 luglio 2006

secondo uno studio del professor lloyd korsner, docente di psicologia della comunicazione al m.i.t. di boston, (autore, fra l’altro, del libro "conigli per gli acquisti" in cui analizza le implicazioni della pet terapy nell’incremento dell’attitudine ai consumi dell’utente medio) nonchè creatore di una teoria che rivoluziona tecniche e strategie di advertising, l’estate è la stagione ideale per il lancio di nuove campagne pubblicitarie.

secondo lo studio, avvalorato anche da un sondaggio effettuato dello stesso korsner su un campione di scala mondiale, pare che nei periodi di caldo estremo le persone sono più disposte a farsi condizionare.



per i solutori più abili

un campione di scala mondiale è:

a) il detentore del record di salita sull'empire state building a piedi

b) un uomo in formato a1

c) il vincitore dei campionati mondiali di scala quaranta

d) il modellino della rampa del santiago bernabeu percorsa da zoff l'11.07.82

lunedì 17 luglio 2006

ho ricevuto una visita da un’equipe di climatologi impegnati nello studio dell’area subalpina.

pare che i copiosi temporali che devastano quotidianamente le spiagge fra le 18 e le 21 dal lunedì al venerdì siano dovuti al fatto che ho sempre un costume nello zaino, nel caso riesca ad uscire dall’ufficio alle 18.30.

nonostante questo, uno non dovrebbe dimenticare quello che ti insegnano al corso di interconnessione dell’universo, ossia che eventi apparentemente insignificanti possono comunque essere gravidi di conseguenze.

venerdì sera, all’approssimarsi del solito temporale, coinvolgo nel dibattito intorno al mio disappunto una teoria di santi impegnati in una disputa per questioni di calendario.

puntualmente, lunedì mattina, sulle scale incrocio san bernardo di chiaravalle che mi tormenta con i commenti della finale dei mondiali* tratta dal suo de gratia et libero arbitro fino a quando non gli faccio notare che, secondo l’iconografia tradizionale, dovrebbe avere una piccola botte di ruhm appesa al collo.

mi guarda strano, e io lo spingo sul balcone prima che la discussione prenda una brutta piega spazio temporale, spiegandogli che, nel frattempo, dovrebbe avere la cortesia di tenermi lontano il gatto (a sottolineare l’inettitudine di san bernardo, il gatto arriva poco dopo, lasciando una scia di peli su qualsiasi superficie computabile dell’ufficio, me compreso).

io il lunedì proprio non lo sopporto.

giusto l’altro ieri ho camminato per cinque ore per cercare di scroccare un invito a cena da una marmotta (le marmotte sono un po’ schive, ma non cucinano male) e oggi sono seduto in ufficio. per dire.

quando esco per la pausa pranzo prendo l’ascensore astrale e mi faccio lasciare su un piano astrale qualsiasi.





(mu-mon-kan, la porta senza porta, manuale di feng shui e architettura zen, xii secolo)

il maestro ed il suo discepolo camminavano sul ciglio della strada, dietro una curva.

- maestro, come posso capire se l’essenza della nostra vita è davvero il nulla?

- può il nulla esistere?

- ma se nulla esistesse, come potrei saperlo?

- come puoi aprire una porta, se la porta non esiste?

- una d.i.a. in variante?

e rimasero fermi in quel luogo a meditare, fino a che si fece notte.

improvvisamente, dalla curva spuntò un’automobile con gli abbaglianti accesi, ed entrambi furono illuminati.


mercoledì 12 luglio 2006

verso sera raggiungo un po’ di amici in una succursale di asgaard per guardare la finale.

si beve birra, si officiano riti votivi a odino zoff, si rinsalda il gemellaggio con il thor vergata fan’s club, si stringono nuove alleanze con i sostenitori del dio loki, ma buoni.

a metà primo tempo si esce in terrazza per assistere al festival della bestemmia creativa edizione 2006 (secondo una vecchia tradizione panteista, bestemmiare è impossibile. ad asgaard invece sono tutti convinti del contrario).

verso la fine del secondo supplementare i più nervosi vengono sedati con della birra extra e una tromba da stadio appoggiata direttamente sul timpano.

poi tutto va secondo i piani e cerco di tornare verso casa mentre tra la folla si colgono alcuni frammenti di conversazione


- (cantato) siamo noi, siamo noi, i campioni dell’italia siamo noi

- i più bravi sono materassi e guttuso, anche se dalla faccia si vede che sono furbetti. più guttuso, comunque

- oh io domani non vengo a lavorare, eh



questo per dire che c’è gente che ha il controllo della situazione.


il mattino dopo arrivo in ufficio, mando un curriculum a george romero nel caso voglia girare il sequel della notte dei morti viventi (dopo “l’alba dei morti viventi” dovrebbe avere in programma “la prima colazione dei morti viventi” e “i morti viventi in ufficio”) poi perdo conoscenza.

alle 18.30 eludo il gatto con un dribbling secco ed esco dall’ufficio, giusto in tempo per fiondarmi in spiaggia a dormire. è importante avere continuità, nella vita.

tra l’altro mi tocca litigare con un gabbiano per questioni di territorio (eravamo solo io e lui, era inevitabile) però poi l’ho perdonato quando ho capito che mi aveva scambiato per un tedesco.


supplemento (diventa anche tu giornalista)


la stampa (?) italiana è scatenata sulla passione di domenech per l’astrologia e l’odio per il segno dello scorpione, che lo spingeva a tenere trezeguet in panchina.

cioè, è chiaro a tutti perché trezeguet non giocava.


un ultimo pensiero a domenech, c.t. francese. aveva ragione lui con le sue manie astrologiche spinte fino alla fissazione. detestava gli scorpioni. provate a indovinare: di che segno è trezeguet, l’unico in campo ad aver sbagliato un rigore? (corriere della sera, 10.07.2006)


ecco. secondo tutti i siti specializzati trezeguet è nato il 15.10.1977. bilancia

a questo punto zidane sarà ariete.



giovedì 6 luglio 2006

dove si spiega che la vita, tutto sommato, è una questione di algoritmi


chiamatemi ismaele. ma anche eddie va benissimo.

piove quasi ininterrottamente da ieri sera, e io ho appena finito di presentare le mie rimostranze ad alcune divinità preposte al controllo del clima. voglio dire, se si chiama ‘bella stagione’ dovrà esserci un motivo.

giusto ieri pomeriggio guidavo con i finestrini abbassati e il tettuccio aperto per cercare di far passare più aria possibile negli interstizi di toledo 1991™ che, in caso di esposizione prolungata al sole, sviluppa un mix di calore e umidità riscontrato solo in alcune zone della foresta vergine (alcuni tecnici sono al lavoro nel tentativo di spiegare il fenomeno; per ora l’ipotesi più accreditata è che l’auto sia stata assemblata da uno stregone indio nostalgico).

verso le 23, probabilmente in segno di protesta per la semifinale più noiosa di tutte le semifinali giocate da qualsiasi forma di vita senziente nell’intero universo, si scatena la tempesta.

piove che dio (o qualcuno di molto incazzato) la manda, e la pioggia intasa i tombini, allaga le strade, abbatte rami, mentre una quantità di fulmini pari al debito interno lordo si deposita al suolo allietando il riposo notturno (facile dormire mentre stanno giocando il campionato del mondo di bowling sopra la tua testa).

intorno alle tre il capitano achab bussa alla finestra e mi chiede di entrare, che è troppo anche per lui.

il mattino dopo mi sveglio assonnato con il rumore dei tuoni ancora nelle orecchie, nonostante la pioggia abbia concesso qualche temporaneo minuto di tregua. il che non significa che non faccia freddo.

scendo in strada, arrivo alla macchina, chiudo i finestrini e il tettuccio e chiamo il giornale di annunci gratuiti per mettere un’inserzione in cui offro un posto di lavoro come bagnino part time.

poi indosso la mia cuffietta da piscina e mi avvio verso l’ufficio.

mercoledì 5 luglio 2006

ho sempre sognato di fare il ghost writer
indossare lenzuolo e catene, infestare le stanze degli scrittori, e indulgere con gli schiamazzi fino al mattino, bevendo birra e scarabocchiando nel frattempo qualcosa di insulso su dei logori taccuini.
inspiegabilmente, nessuno mi ha ancora offerto del denaro per farlo.
nel frattempo mi tengo aggiornato

appunti dal manuale del perfetto ghost writer, sezione ‘come superare il blocco dello scrittore’.

prendete il blocco dello scrittore e posatelo sul pavimento, pochi centimetri davanti a voi.
fate qualche passo.
nel caso il blocco si muova più veloce di voi, legàtelo, oppure appoggiateci sopra un armadio.
se lo scrittore se la prende, abbiate cura di avere una confezione di xanax nella borsa, gli scrittori ne vanno matti.
è anche opportuno sapere che, per evitare l’orrore della pagina bianca, alcuni astuti produttori di blocchi hanno cominciato a produrre pagine colorate.



(caressa che sbraita “sale grosso” sembra una massaia ipertesa. ridatemi libàno zanolari)

giovedì 29 giugno 2006

se il sistema operativo non si avvia, boottalo

(manuale per il corretto riciclo dei sistemi operativi)


mi esercito nella pratica meditativa in luoghi che non mi appartengono del tutto, in modo da facilitare il processo di détournement; così, fra carabietta e pianroncate, realizzo che forse avrei bisogno di un reset di sistema (pare che fra carabietta e pianroncate esistano linee energetiche geomantiche che si congiungono in europa con la cattedrale di chartres proseguendo per il complesso di stonehenge, e in america con le rovine di cuzco.

unendo i punti del pianeta in cui sgorgano tutte queste forze energetiche si ottiene un pentacolo, o, a seconda della scuola di pensiero, una caffettiera bialetti).

la sera, cena con visione dell’ultimo quarto dei mondiali con il gruppo per la difesa e salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli (anche gli ufi crudeli guardano i mondiali, quindi non c’era immediato bisogno di noi. esistono anche ufi meno crudeli, va detto, tipo quelli che non ti rapiscono la mattina appena sveglio, o quelli che non fanno esperimenti sul tuo corpo chiedendoti 8 euri per una birra. quelli potrebbero integrarsi con i terrestri, in effetti. d’altra parte, ma chi glielo fa fare?).

considerato che il menu era paella e sangria, decidete per chi tifavamo. però vabbè, mica ce la siamo presi troppo, la sangria aiuta a superare le delusioni. e poi, come dicono i saggi, franza o spagna, purchè se magna.

comunque per smaltire la delusione passo la notte cercando di prenotare un treno in offerta sul sito di trenitalia.

è un passatempo delizioso e consiste nel selezionare un viaggio in 12 comodi step fino all’ultimo in cui esce la schermata con la frase “siamo spiacenti, i biglietti per il viaggio da lei selezionato non sono disponibili, clicca per selezionare una tariffa diversa sullo stesso treno o seleziona un viaggio diverso”, dopo di che si ricomincia a cliccare e via di seguito, fino a quando finalmente arriva il tunnel carpale (che è quel corridoio che usano le carpe per gli spostamenti dimensionali e che rende di fatto inutile prenotare il treno).

quel che resta della notte lo passo a disquisire con un lemming sulle differenze fra logica formale e logica informale, che essenzialmente stanno nel fatto che la seconda non richiede l’uso di giacca e cravatta (qualcuno mi ha scritto che questa cosa dei lemming non è credibile. fidatevi, moltissimi animali potrebbero fare un sacco di cose che facciamo noi umani (tranne quelle che richiedono l’uso di un pollice opponibile, ovviamente) ma essendo ad un livello evolutivo molto più avanzato della specie homo sapiens, non ne vedono il motivo).

il mattino mi sveglio (?) con gli occhi gonfi e iniettati di sangue, una via di mezzo fra un batrace e un personaggio di le fanu.

friederich murnau, in collegamento con il mio salotto 24 ore su 24, chiama il mio agente e gli spiega che stamattina è troppo anche per lui.

alla fine mi iscrivo al concorso per lo sbadiglio più coreografico del 2006 e arrivo fino alle semifinali, dove vengo battuto da un plantigrado di un circo di vladivostock, a cui è stato negato il letargo per esigenze contrattuali.

lunedì 26 giugno 2006

interno giorno, palestra prefabbricata con porte da calcetto. sullo sfondo, otto individui in maglietta e un pallone da calcio.

un giocatore con il pallone fra i piedi osserva insistentemente il portiere avversario, e sembra incerto sul da farsi.

il portere è quasi completamente girato di schiena, e ha lo sguardo perso nel vuoto, in un punto imprecisato fra la copertura in lamiera e il quadro svedese (trattasi probabilmente di arte astratta, che so, un epigono scandinavo di paul klee).



-portiere ...? tutto ok?

-sì, sì, scusa. stavo parlando con un paio di folletti alla base del palo

-...

-no, ma sono andati via, puoi tirare


il giocatore ha un attimo di esitazione e un avversario gli ruba il pallone

mercoledì 21 giugno 2006

- maestro, io mi sforzo molto, ma le cose non vanno come voglio io.

- trovo sia molto maleducato da parte tua dire alle cose come devono andare.

- allora io non conto niente?

- non saprei. potresti provare con le pecore, quando non riesci a dormire

(la maniglia senza maniglia, conversazioni con il maestro, libro iv)




verso le quattro del pomeriggio l’universo implode.

in una visione del mondo a molteplici universi questo non è un gran danno, ammettiamolo.

ma quando implode il tuo di universo, gli elettori di sinistra tendono a frullare vorticosamente con conseguenze nefaste, perchè pare che in questo caso il vortice abbia provocato l’annientamento di una flotta stellare dalle parti di alpha centauri, e adesso gli ufi hanno un motivo in più per odiarmi (è il principio dell’interconnessione, una farfalla batte le ali a pechino e scatena un tifone a new york. questo è uno dei motivi per cui servono leggi speciali contro il terrorismo: una task force di agenti cia deve vigilare perchè gli iracheni cattivi stanno cercando di importare farfalle in cina).

tornando a casa cerco di leggere il futuro studiando la disposizione dei branchi di alborelle (bisogna essere molto esperti e tenere conto di eventuali pescatori che alterano le condizioni ambientali, ma il metodo ‘fondi di caffè’ è sconsigliato dall’associazione internazionale chiromanti onde evitare previsioni esageratamente ottimistiche, tipo leibniz e il migliore dei fondi possibili) ma tutto quello che ottengo è la visione sfuocata di un fritto misto.

provo a consolarmi guardando svezia-inghilterra. il momento più emozionante è quando beckenbauer consegna il premio per il migliore in campo degli inglesi alla traversa.

la mattina dopo, l’unico modo per calmarmi e resistere all’invasione dello switzerdütch è ripetere in loop "ci resto di stucco è un barbacrucco".


(che poi mi chiedevo, se uno che parla in lingua francese è un francofono, uno che parla in una lingua sassone è un sassofono?)

lunedì 19 giugno 2006

i poteri forti aspirano all’ordine (che poi, giusto un seminarista può aspirare all’ordine), il popolo vuole refrigerio (un sovrano longobardo), io vorrei una birra.

il mio spirito guida (un lemming travestito da kaiser guglielmo) mi accompagna per le strade che costeggiano il lago increspato (c’è vento, sì), mentre intavolo un dibattito sulla fenomenologia husserliana in cui l’unica cosa che capisco a fondo è che a volte non sono d’accordo con me stesso.

come in tutte le democrazie avanzate, il dibattito interno è fondamentale, ma qui si tende ad esagerare. allora provo ad eseguire una manovra di heimlich sulla coscienza, ma con scarsi risultati. c’è anche da dire che il mio spirito guida malissimo.

così resto qui, appoggiato alla ringhiera che dà sul lago, a masticare quel che resta del giorno e della pizza più invidiata dai cavedani (la famosa pizza da sporto).

poi arrivo a casa, mi imbatto in una crostata di mele con sopra scritto "non aprite quella torta", ascolto pauli schönwetter sostenere che ‘la corea del zud non ha ciocato male, ha ciocato peccio la francia’ (comunque molto meglio di altafini in versione biblica che urla ‘atensione amisci, noè contento di questo’), insulto chi ha deciso di oscurare la tsi (il mio mantra giornaliero), poi mi ritiro nei miei alloggi a mandare mail a sconosciuti fino a notte fonda.

adesso scusate, avrei delle cose molto importanti da fare, tipo svenire sul tappeto.

mercoledì 14 giugno 2006

ero da qualche parte nella ventitreesima dimensione (uno dei maggiori problemi con la realtà multidimensionale è un corretto orientamento degli assi; ecco perchè alcuni esperti sostengono che uno dei modi migliori per districarsi nelle diverse dimensioni sia una partita a scopa)* quando un inopinato mutidimensional scaling mi catapulta in un punto preciso del mio ufficio, esattamente davanti ad un computer portatile.

non so se l’abbiate mai provato, comunque è oltremodo fastidioso, soprattutto se il pc è evidentemente affetto da turbe comportamentali e disordini bipolari.

prima di cena, mentre torno verso casa, mi fermo a disquisire di anfibi e creazione dell’universo con un’anatra seguita da otto copie in miniatura (anche i germani si accoppiano, a quanto pare) poi vado alla solita riunione del club dei salati di mente, mi verso una weiβ e mi siedo a guardare la partita.

il brasile indossa magliette a scacchi bianchi e rossi e perde clamorosamente uno a zero.



* un riassunto delle dimensioni possibili lo trovate anche nel saggio della dottoressa alice munroe, docente di fisica teorica al trinity college (connecticut) e autrice del saggio "le dimensioni contano" nel quale passa in rassegna alcune delle principali dimensioni come: lunghezza, larghezza, profondità, tempo, tempo supplementare (ma solo durante i mondiali di calcio), kleenex, vodka (nelle sue infinite manifestazioni), burocrazia, mozzarella di bufala, call center.

venerdì 9 giugno 2006

l’analista junghiano che avevo incaricato per alcune terapie di gruppo sul sistema ‘pc di casa-connessione ad internet’, è riuscito a risolvere gran parte delle crisi di incompatibilità ma non è riuscito a recuperare l’uso del masterizzatore (non chiedetemi perchè, pare che il masterizzatore abbia a che fare con i miti collettivi sulla paura della clonazione, o cose del genere).

ovviamente, per procurarmi uno shock iniziale che mi permettesse di accettare la cosa, non mi ha detto niente prima, ha preferito mettermi davanti al fatto computer.

d’altra parte, anche gran parte del nostro cervello resta inutilizzata (anzi, in alcuni casi la parte utilizzata è praticamente infinitesimale).

secondo alcune scuole di pensiero, lasciare che alcune funzionalità di un sistema restino inutilizzate rispecchia la struttura della realtà, così come prefigurata da alcuni studi che hanno come base il teorema di incompletezza (questo, almeno, stando al saggio teorico di riferimento, il libro del professor paul kratchewsnick, docente di scienze cognitive presso la libera università di des moines (iowa), intitolato "chi si accontenta, gödel". sempre secondo queste scuole di pensero, il fatto che le lezioni del professor kratchewsnick fossero seguite solo da pannocchie non è affatto rilevante; alcuni dei seguaci di queste scuole sono giunti all’elaborazione di un sistema che considera la pannocchia come base della struttura del reale).

la sera passo il mio tempo dietro una subaru targata graubünden che ha installato un dispositivo che attiva una bomba a neutroni quando supera i 30 km/h, augurando morte e distruzione agli stambecchi della lega caddea, a johannes i. pfefferhard, e a chi ha deciso di oscurare definitivamente la tsi

martedì 6 giugno 2006

signore, è bello qui. facciamo tre tende, una per te, una per quo, e una per qua. (mc 9,5)


quando ti rapiscono gli ufi, poi non ricordi più nulla e ti ritrovi su un treno in galleria senza la più pallida idea di come ci sei finito e nessun progetto per il futuro (a parte finire free cell e disegnare crop circle sui tappetini del mouse, intendo).

all’improvviso la galleria finisce ed appare il lago, luccicante e rosa, con grande invidia della pantone®. dura solo un attimo, ma è quanto di più vicino esista alla sensazione di trovarsi a casa (wo darf ich heimisch sein?).

nel frattempo sto cercando di convincere una gengiva anarchica che non è ancora arrivato il momento di esplodere, trattandola con del nimesulide*, con scarsi risultati. giovani gengive rivoluzionarie.

mi fermo qualche minuto sulle scale a disquisire con un lemming sulle tecniche per il raggiungimento dell’atarassia (l’atarassia, in quanto tale, non può essere cercata a meno di non cadere nel paradosso, risolvibile solo apparentemente con la teoria dei tipi di russell, il primo a scrivere ‘beh, non è carina, è un tipo’. del resto, come recita il saggio, l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del mi bemolle) poi mi ritiro nei miei alloggi a scrivere dialoghi per i questuanti in metropolitana, (ma chi glieli scrive, adesso? e perchè usano tutti lo stesso format?) e performance teatrali per gli ipermercati.



*secondo una teoria medica innovativa, la quantità di sofferenza ha cause che dipendono dal sistema olistico di riferimento, per cui nel corpo umano deve restare invariata. quindi se bisogna far diminuire un dolore nella cavità orale occorre sistemare una bomba atomica nello stomaco


ultim’ora

dick van antwerp, segretario della protezione animali olandese nonchè attivista della sezione locale di greenpeace, ha stilato un rapporto sulle inefficienze e ritardi delle leggi in favore degli animali nei paesi bassi. il rapporto, intitolato ‘non meniamo il can per l’aja’ sarà pubblicato in italia da isbn edizioni

martedì 30 maggio 2006

nel corso di una riunione interplanetaria, io e alcune altre forme di vita scettiche* abbiamo dato una svolta alla campagna per l’abolizione del lunedì (non credo che occorra spiegare qui perchè il lunedì andrebbe abolito. nel caso, vi invito a leggere il trattato del professor korbin "lunedì e altre catastrofi" e il successivo "altri buoni motivi per odiare il lunedì" editi da theoria).

da un punto di vista del rigore logico, il lunedì non è altro che, nella classica accezione occidentale in voga sul pianeta terra, il primo giorno della settimana. ora, (tralasciando il fatto che stabilire una priorità e individuare come il primo un giorno della settimana sia palesemente discriminatorio nei confronti degli altri giorni) per abolire il primo giorno della settimana, non basterebbe abolire il lunedì, poichè il martedì prenderebbe il suo posto, alle stesse condizioni. ne consegue che la campagna dovrebbe concentrarsi per ottenere un lungo ininterrotto weekend, almeno finchè non si trovi una valida alternativa al lunedì nel corso della prossima riunione, fissata su alnilak nel 2043.


*non siamo molto sicuri di essere forme di vita. a ben vedere non siamo molto sicuri nemmeno di essere scettici. in effetti non siamo molto sicuri di molte cose, per quanto è abbastanza probabile che ci infileremmo dovunque ci sia un buffet gratis.

giovedì 25 maggio 2006

io e il gatto stiamo cantando “quando quando quando” nella versione di steve winwood, ballando sdraiati sulla moquette dell’ufficio.

non si creda che non stiamo producendo, abbiamo appena finito di disquisire sulla struttura del reale (siamo d’accordo sulla non esistenza della realtà, abbiamo posizioni diverse per quanto riguarda l’esistenza dello stipendio) e, alla fine della mattinata, così, per sfizio, abbiamo creato il claim per una nuova pubblicità di biscotti (il mattino ha loro in bocca) e scritto alcune invettive contro i padroni di un cane chiuso in una subaru targata basel land, firmandoci alternativamente alano di lille, molosso di rodi e san bernardo di clairvaux.

torno verso casa con toledo 1991™ che, come un dirigente paranoico dell’mi5, tiene inspiegabilmente accese tutte le spie: ho il cruscotto in versione albero di natale 2006, con un certo anticipo. ma tanto il clima ricorda vagamente novembre, quindi va anche bene.

arrivo a casa e trovo il germano reale che legge martin millar, seduto sul davanzale della finestra.

questo significa che uno non dovrebbe mai lasciare la finestra aperta mentre è fuori.


- stai sprecando il tuo tempo.

- guarda che il tempo è relativo all’osservatore, lo sanno tutti. è per quello che mandano gli stipendiati onu in giro.

- andiamo. cos'hai ottenuto nella tua vita?

- sto parlando con un germano reale. mi sembra un buon risultato.

- qualcosa di più concreto?

- seguo gli insegnamenti del wu wei e del suo profeta, orzo wei.

- ...

- ...

- dovrai fare qualcosa, prima o poi

- se vieni in ufficio, ti lancio contro il gatto

- ...

- ...


chiudo la finestra e metto sullo stereo la sinfonia n. 7 (la poderosa) di wassilij mirzhinsky, nella partitura per geranio, oboe e ventola del processore, poi mi sdraio a guardare che programma danno sul soffitto.

lunedì 22 maggio 2006

(autoreferenzialità e schizofrenia, ecco i principi sufficienti per una corretta comprensione dell’universo)


il mio consulente commerciale (un lama che è passato dal buddhismo al capitalismo rinnegando la sua vita precedente, anche se continua a sputare in giro per la stanza e ruminare dopo i pasti) mi ha consigliato di sfruttare il numero degli accessi in costante aumento, come potete constatare nei report di shinystat a fondo pagina.

in base al principio della segmentazione del mercato, dunque, segnalo l’apertura di alcuni nuovi utilissimi blog:


- controtarma: l’unico blog che vi aggiornerà sull’annoso problema della conservazione di mobili e tappeti, sponsorizzato da alcuni prodotti dei leader nel settore

- controparma: un’invettiva contro le brutture del capoluogo emiliano, con corrispondenti live dalla via emilia

- controdharma: il primo blog che rifiuta l’uscita dal samsara (dal sottotitolo "almeno qui è chiaro come stanno le cose")

- controbarman: è ora di smetterla con i cocktail annacquati, il montenegro versato con il contagocce, la birra gasata, le chiavi del bagno scomparse. finalmente un blog che fa luce sulle ingiustizie e i favoritismi di chi ha la fortuna di trovarsi dalla parte giusta del bancone.

- contropharma: le multinazionali del farmaco stanno distruggendo il pianeta. un blog che report al confronto è una puntata di porta a porta.

- controcarpa: finalmente un blog dalla parte delle alborelle.

- controcaria: sponsorizzato dall’associazione medici dentisti, il primo blog che vi ricorderà gli accorgimenti per una corretta igiene orale e il numero di telefono del vostro dentista di fiducia (ovviamente il sottotitolo sarà "l’igiene orale per iscritto")

- controcarla: vi ricordate il mitico cheers? la scorbutica cameriera di sam malone (nel telefilm interpretata da rhea perlman) offre lo spunto per una serie di esilaranti avventure ambientate nei pub italiani.

- controcarta: un blog nello spericolato mondo del black jack e della telesina

mercoledì 17 maggio 2006

esco di casa con la rassicurante espressione di anthony perkins dipinta in volto: ovviamente significa che ho dormito bene e sono in pace con il mondo.

sulle scale incrocio due cartomanti che mi trattengono per discutere su alcuni riferimenti esoterici del libro di toth. provo a stenderle con un doppio mawashi tsuki, ma sono più forti di me (non è che ci voglia poi molto, ma vabbè) e se ne vanno solo quando le interrompo e chiedo se oltre al libro di toth non abbiano qualche citazione anche dal libro di puskas e hideguti.

nel frattempo il mio cervello trasmette l’edizione dell’84 dei giochi senza frontiere, il mio stomaco ha preparato una bozza di accordo per un prossimo divorzio e io realizzo che, da un punto di vista olistico, io e i miei organi interni abbiamo qualche problema di comprensione.

per migliorarmi la giornata, un ambulante cerca di vendermi un kit-suicidio con annesso l’accendino che jan palach avrebbe voluto avere ma non ha mai osato chiedere, è mercoledì e quindi il parcheggio più vicino all’ufficio è di fianco ai bastioni di orione, ma in divieto di sosta, e il pc dell’ufficio decide che ha problemi di linea credo per l’imminenza della prova costume.

chiamo il call center ufi per chiedere se mi possono rapire, ma risponde sempre la segreteria telefonica con la voce di un turista dell’oberland bernese che dice "gioco il jolly".



teoria e tecnica della spiritualità occidentale


- maestro, ho capito che i menhir, così come gli obelischi e i totem, sono un simbolo dell’innalzamento dell’anima che, ancorata alla divinità madre, si protende verso un’altra divinità identificata, grazie agli studi astronomici dei sacerdoti, con il cielo; un collegamento, per così dire. quello che mi sfugge è la funzione del dolmen.

- ah, beh. mettere due menihr vicini aveva un preciso significato rituale. ma per mettere fine alle liti dottrinali, qualcuno doveva pur inventare la traversa, prima o poi

lunedì 15 maggio 2006

scusate, sono impegnato a sedare alcune fastidiose rivolte interne ad opera di minoranze insurrezionaliste.

probabilmente il mio corpo sta cercando di dirmi qualcosa, però, cazzo, potrebbe mandarmi una mail.


(tra le altre cose, ogni volta che splinder aggiorna la piattaforma, i browser vecchi smettono di visualizzare alcune funzionalità accessorie e particolarmente inutili, tipo il bottone "pubblica post")

martedì 9 maggio 2006

arrivo in ufficio mentre il gatto manifesta l’irrinuniciabile desiderio di fotocopiarsi; lo attiro fuori con la scusa di una conferenza sul de trinitate di boezio organizzata sul balcone, e richiudo la porta finestra. questo mi permette di avere un po’ di pace, almeno fino a quando il moderatore della conferenza non la interromperà per la pausa pranzo e si riverseranno tutti qui in cerca del buffet.
poi io e il lago maggiore steve austin (texas) ci immergiamo in una fitta conversazione su performativo e teoria del complotto (il problema è che dissentiamo profondamente da aristotele sull’origine del pensiero filosofico; a nostro modo di vedere, la filosofia non nasce dallo stupore, la filosofia nasce, molto più semplicemente, dalla paranoia).
tra le altre cose, stavo constatando che con l’avvento della telefonia mobile, sono ormai del tutto scomparse le cabine telefoniche.
no, dico, ma clark kent adesso come cazzo fa?

venerdì 5 maggio 2006

stavo galleggiando sdraiato vicino al soffitto cercando di considerare la situazione storica (in realtà la situazione storica si può considerare un po’ ovunque, non è necessario galleggiare vicino al soffitto. nel caso decideste di farlo, però, fate attenzione a non alzarvi di scatto. a meno che non abbiate già seguito il corso di psicologia della materia*, in tal caso l’unico problema è che il vicino del piano di sopra se la prenda a male).

sto assumendo prodotti farmaceutici nella vana speranza di acquietare alcuni focolai di rivolta che francamente sarebbe ora di sedare (per quanto io non abbia mai la febbre. in effetti non avere mai la febbre è piuttosto semplice, basta non possedere un termometro). tra le altre cose devo ricordarmi di non andare in farmacia quando ci sono le partite di calcio. io stavo male e mi hanno dato un fluidificante. se mi fossi tagliato immagino mi avrebbero dato un terzino di fascia o un attaccante, nel caso di iniezione, invece, una mezza punta.

ad ogni modo piove, fa freddo, è buio.

non capisco perchè il calendario si ostini a dire che è maggio.

ho provato a chiedere alla polvere, ma non mi ha risposto.


*in sintesi: la materia è fatta di vuoto, sono solo un po’ di elettroni volanti tenuti insieme da legami non del tutto stabili. se si convincono gli elettroni a usare il loro libero arbitrio, è anche possibile passare attraverso la materia; il fatto è che gli elettroni hanno un carattere piuttosto ostinato

mercoledì 3 maggio 2006

il paese è spaccato, ma trenitalia è peggio


primo maggio, roma termini, intercity 586 delle 12.47.

il treno è a prenotazione obbligatoria, ma ovviamente ci sono i numeri sbagliati fuori dalle carrozze, quindi la gente sale a caso e si parte con venti minuti di ritardo.

un chilometro fuori dalla stazione, al primo scambio utile, le prime sei carrozze, conscie del risultato elettorale, prendono il binario di sinistra. la carrozza ristorante, che evidentemente risente della mentalità borghese e inconsciamente rifiuta una svolta in senso proletario, prende il binario di destra.

la motrice barcolla, tossisce, poi si ferma. in gergo tecnico pare si chiami ‘deragliamento’.

il capotreno sviene oppure si smaterializza e nessuno lo vede più, leggende raccontano di un capotreno fantasma che fa l’autostop sulla a1 all’altezza di roncobilaccio.

qualche minuto dopo il macchinista sblocca le porte del treno ed iniziano a pecerpirsi alcuni dialoghi surreali, che beckett è un cretino al confronto.


scompartimento treno, interno giorno. sei personaggi in cerca di ferroviere

passeggero 1: - il treno è deragliato

passeggero 2: - e adesso?

passeggero 6: - adesso sono tutti cazzi nostri

passeggero 1: - ci sono un sacco di curiosi che scendono per andare a vedere

passeggero 3: - sì, ma perchè?

passeggero 1: - hanno detto di scendere

passeggero 2: - chi l’ha detto?

passeggero 1: - ma che ne so, ciampi, il papa, qualcuno l’avrà detto

passeggero 2: - eh, ma se non me lo dice un ferroviere io resto su

passeggero 1: - sì, ma sta su fino a settimana prossima, però

passeggero 3: - ma siamo in mezzo ai binari, passano i treni

passeggero 4: - le porte sono aperte, la gente scende, dobbiamo scendere anche noi

passeggero 2: - chi l’ha detto?

passeggero 3: - io ho 15 valigie, qualcuno mi aiuta?

passeggero 6: - scusate, ho lasciato la macchina da scrivere sulla pentola a pressione, il gatto parcheggiato in terza fila...

passeggero 3: - no, è che ho i tacchi a spillo, e mi si rovinano sui sassi del binario. specie con 15 valigie

passeggero 2: - ma non c’è un ferroviere?

passeggero 5: - mah, in stazione ce ne saranno, basta farsi 2 chilometri a piedi sui binari

passeggero 1: - allora si scende?

passeggero 2: - chi l’ha detto?

passeggero 1: - cos’è, una rubrica della settimana enigmistica?

passeggero 4: - ci sono i poliziotti in coda al treno, sembra che stiano facendo scendere la gente

passeggero 1: - hanno arrestato qualcuno? (exit passeggero 1)

passeggero 3: - sì, ma così, al sole mi si rovinano le mozzarelle. mi porterebbe giù quel pianoforte per favore?

passeggero 5: - se ci travolge l’espresso per albano, a chi devo fare testamento?

passeggeri (in coro): - trenitalia di merda



una lenta processione di circa duemila persone risale i binari per approdare un quarto d’ora dopo all’inizio del binario 1 dove c’è una signorina con la giacchettina arancione con scritto sopra customer care che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, e che grosso modo riesce ad esprimere questo concetto: ‘guardatevi il tabellone delle partenze, imbucatevi dove cazzo volete, io adesso mi metto a piangere, ok?’

mercoledì 26 aprile 2006

la mia tenda nuova non è wireless.

questo contribuisce a destabilizzare la mia connessione neuronale, suppongo.

invece, il fatto che le vacanze finiscano, sembra avvalorare l’ipotesi avanzata nelle filosofie orientali sull’eterno ritorno.

io sono di nuovo in questo posto dimenticato da dio e dai fattorini di pizza a domicilio, e fa decisamente freddo.

immagino ci sia una morale, in tutto questo, anche se non ho ben capito quale.

nel frattempo, ecco alcuni indizi su dove sono stato, tratti dal best seller di aarold curbin, ‘altre cose che si possono scoprire in tre giorni di vacanza in una città d’arte’:

- in alcune chiese ci sono gli affreschi del g8, un’organizzazione formata dagli 8 più importanti pittori del 1300 che hanno inventato la prospettiva

- la gente si alza all’alba per andare all’uffizio, anche se è in vacanza

- in mezzo alla città c’è un fiume che si chiama come l’allenatore di hockey del davos

- in centro c’è un enorme ex officina meccanica per la riparazione delle mini chiamata l’ospedale dell’innocenti



ultim’ora

secondo un comunicato stampa della segreteria del fronte popolare italiano per la moralizzazione democratica a proposito della candidatura di andreotti alla presidenza del senato, l’età del più volte ex presidente del consiglio potrebbe essere di ostacolo alla sua effettiva elezione e ritardare la normalizzazione del paese dopo le divisioni della campagna elettorale.

sempre secondo il comunicato, occorrerebbe una candidatura che garantisca le medesime caratteristiche (stessa o quantomeno simile linea politica, grande esperienza nella guida del paese, contatti con gli ambienti internazionali, potenzialmente super partes, cattolico praticante) ma senza i limiti dell’età palesati dall’attuale senatore a vita.

per questo, sempre secondo il fpimd, candidato ideale sarebbe b.p., 14 anni più giovane, già da anni alla guida del paese, pur con alterne fortune, da poco ritiratosi a terni dopo l’abbandono della sua precedente carica, e quindi libero da impegni istituzionali.




venerdì 21 aprile 2006

i miei neuroni mi hanno mandato una cartolina dall’hindu kush.

è importante una buona manutenzione neuronale (dubito che sbattere ritmicamente la testa contro un muro possa passare come riorientamento gestaltico) e per evitare altre incomprensioni li iscrivo ad un corso di orienteering cerebrale, poi, giusto per stare tranquillo, vado su www.cleanyourmind.org e scarico il tool di aggiornamento ‘sistema limbico 3.0’.

alla fine mi rimetto nello zaino e aspetto che passi il dhl, o, in alternativa, il camion dei rifiuti ingombranti.


ultim’ora

george hillenbrand, docente di fisica quantistica all’università del michigan, già autore di un libro sull’anarchia in matematica dal titolo “c’è un limite a tutto?”, nella dispensa “il quanto costa” (ed. apogeo) sostiene che nonostante siano conosciuti gli eventi che causano il collasso di una funzione d’onda, è comunque sconsigliabile intervenire sulla funzione con un defibrillatore

mercoledì 19 aprile 2006

warning

spegnere il cervello in caso di pericolo


esco dal letargo e puntualmente si verifica quel fenomeno settimanale di glossolalia mirata che mette in crisi gli specialisti del settore: si leva il sole, lingue di fuoco si posano sulle teste della folla, e all’improvviso tutti parlano switzerdutch.

dall’ufficio al quinto piano, io e il gatto riempiamo la giornata sparando elastici sui passanti, seguendo un preciso schema di punteggi:

- tendone bancarella: 1 punto

- interno passeggino: 2 punti

- interno sacchetto della spesa: 5 punti

- testa di bambino + passeggino: 10 punti

per rendere più interessante la sfida, abbiamo stabilito che a fine giornata chi ha più punti vince un mottarello (ok, il gatto mi surclassa sul piano dialettico, ma in questo sport avere il pollice opponibile mi permette di avere un buon vantaggio. oltretutto con un pollice opponibile è più facile tenere un mottarello).

la sera cerco di prenotare un viaggio astrale ma l’agenzia astrale mi fa sapere che per il ponte del 25 aprile è praticamente impossibile trovare un posto. mi chiudo nello zaino e lascio un biglietto con scritto ‘spedire ovunque’.

nel frattempo ascolto i marta sui tubi, per non sentirmi solo.



cose urgenti da fare

convincere il cellulare a non tradurre i miei sms in cirillico

scrivere la sceneggiatura di un film da proporre alla dodge dal titolo ‘viper vendetta’

ordinare 12 pacchi di elastici

smaterializzarsi prima di pranzo



comunicazione di(s)servizio

sono entrato nel club che conta fra i suoi membri joliet jake e thomas alva edison.

ho visto la luce: ho parlato con il call center wind in una delle sue infinite manifestazioni.

serena, ovunque tu sia, sappi che ti adoro.

però il fatto che tu mi abbia detto che:

a) il mio problema (sono connesso ma non vedo nulla) si riscontra random su tutto il territorio nazionale

b) i tecnici non hanno idea di cosa stia accadendo e quindi non hanno la più pallida idea se sia risolvibile e in che tempi

c) non essendoci un “guasto ufficiale” non è possibile aprire una pratica in merito (ciò è molto metafisico, me ne rendo conto)

d) l’unica alternativa percorribile pare sia cazziare quelli del commerciale (di cui, a rigor di logica, bisognerebbe prima dimostrare l’esistenza) ma certo questo non risolve il problema.

e) in linea di massima il problema è risolvibile solo nei tempi decisi dal dio dei server (per il quale la categoria ‘tempo’ è un’inutile appendice dell’eternità)

ecco, tutto questo mi mette un po’ di ansia. però ti adoro lo stesso.

mi connetterò all’universo e risponderò alle mail quando troverò un pc compiacente. per il resto, tutti qui facciamo il tifo per lo psicologo.

venerdì 14 aprile 2006

da una settimana la mia adsl ha alcune crisi di identità. sapevo che la tecnologia riflette il carattere di chi la possiede, ma non immaginavo si arrivasse a tanto.

sono connesso ad internet ma il draghetto non carica le pagine, outlook dà messaggi di errore sconosciuti, gtalk e msn sono sovrappeso e non riescono a entrare in linea. insomma, la connessione c’è, tutto funziona, ma non riesco a comunicare con l’esterno. in pratica, ho il pc autistico.

quindi ho deciso di contattare uno psicologo per fare il punto della situazione (è una reazione perfettamente logica: ci sono molte più probabilità di parlare con uno psicologo, che non con il call center wind. alcuni filosofi esponenti del mondo laico mettono in discussione l’esistenza dei call center di wind, perchè, dicono, non ci sono prove che esista qualcosa al di là di una musichetta registrata. parlare con il call center wind è quindi da ritenersi un’esperienza metafisica, non dimostrabile scientificamente in un mondo razionale. oltretutto, da alcune esperienze estatiche di chi sostiene di aver parlato con il call center wind, emerge che le risposte ottenute non hanno mai un contenuto pratico e verificabile ma sono piuttosto opinabili, e quindi assimilabili più ai koan zen, o ai responsi dell’oracolo che non alla razionale comunicazione umana. alcuni filosofi di questa scuola hanno quindi proposto di abolire la bolletta e destinare a wind i proventi dell’otto per mille).

il terapista ha deciso per una serie di colloqui settimanali con la linea adsl e uno mensile a cui dobbiamo partecipare anche io e il pc (per capire se il rapporto fra noi tre è recuperabile), quindi immagino che ne avremo per un po’.


del perchè gli amici ti amano (part iv)

sms

io - il dentista mi ha dato gli antibiotici perchè mi sta esplodendo una gengiva

d. - che culo

io - non essere volgare. si scrive: ernesto guevara omosessuale

d. - sei un cretino

mercoledì 12 aprile 2006

ho un debito di sonno che neanche lo zaire con la banca mondiale.

oltretutto è un periodo che prendo scosse ovunque.

deve essere una cosa che ha a che fare con la resistenza elettrica, un fenomeno che si è sviluppato durante la seconda guerra mondiale delle lampadine.

oppure è la vendetta delle due divinità preposte alla gestione dei fenomeni elettrici (fenderius e il figlio gib, riuniti nella comogonia classica in un unica figura, venerata come‘zeus’ presso i greci e come ‘odino’ presso le popolazioni nordiche), che ce l’hanno con me da quando ho rovesciato della birra su un amplificatore. e pare non serva recitare il mantra mani padme ohm 220 volte di fila (questo però mi permette di iscrivermi con alcune chance di vittoria al premio ‘zio fester’ per il più alto residuo di elettricità statica accumulata in un corpo umano).

nel frattempo un dente mi ha dichiarato guerra (chiunque sostenga la razionalità del reale non ha mai provato il mal di denti) e questo mi rende un tantino nervoso, per cui capita che nel mio linguaggio alberghino più santi e madonne che in una bottega d’artista d fine ‘500.

se qualcuno avesse altre buone notizie da darmi è pregato di contattare la mia segreteria telefonica.


lunedì 10 aprile 2006

qualcuno spieghi al mio telefono che, con questo freddo, tuffarsi in un torrente non è mai una grande idea. oltretutto il premio 'klaus di biasi 2006' (categoria mobile phone) ha un mero valore simbolico.

mercoledì 5 aprile 2006

anch’io non credo alle coincidenze.

non è il riflesso di un background culturale olistico che postula l’interconnessione del tutto, è solo che viaggio troppo spesso con trenitalia

mentre cercavo di tranquillizzare una porta allarmata (non ci posso fare niente, sono sensibile) mi appare raimondo lullo travestito da donna delle pulizie, che mi spiega tutta una serie di nozioni sul calcolo combinatorio utili per capire come cazzo funziona la raccolta differenziata.

- l’umido si raccoglie lunedì e giovedì non festivi. nell’umido vanno anche i fazzoletti di carta (che non vanno nella carta perchè sono umidi, se ne deduce che l’umido vince sulla carta, la carta sul sasso, le forbici sull’umido)

- il secco il mercoledì, tranne nei giorni di pioggia che se no diventa umido. nel secco vanno anche i piatti e bicchieri di plastica sporchi (ma chi cazzo è che butta i piatti e bicchieri di plastica puliti?) e il martini.

- la carta si raccoglie i sabato dispari nei mesi pari e nei giovedì pari dei mesi dispari, ma non va messa nel sacchetto, bensì legata con un apposito spago di carta, oppure in un cartone che però l’addetto butterà insieme alla carta, e la volta dopo devi litigare con le vecchiette al supermercato per accaparrarti l’ultima scatola di 6 merlot da 0,75 (questo porterà qualcuno sulla via dell’alcolismo, suppongo).

- la plastica va solo nell’apposito sacchetto giallo che non si trova nei supermercati ma verrà distribuito da santa klaus solo ai bambini buoni, il 6 dicembre. le famiglie senza bambini possono rivolgersi alla ditta produttrice mandando l’apposito tagliando all’indirizzo che compare sul sacchetto e potrà vincerne uno dei cinque messi in palio che verrano estratti a sorte da un notaio la notte di san lorenzo

io mi raccolgo in preghiera, per solidarietà con l’universo

poi all’improvviso il mondo scompare, ma vabbè, tanto non avevo cose davvero importanti da fare


ultim’ora

si infiamma il dibattito prima delle elezioni.

il fronte di liberazione della penisola dal pericolo comunista (flpc) ha proposto l’evirazione per l’attuale primo ministro. è moralmente inammissibile - recita un comunicato della segreteria del fronte - che un capo di governo di destra conviva con due elettori di sinistra.

nel frattempo un portavoce del governo ha precisato che sono allo studio misure per risollevare l’economia degli italiani, come una politica protezionista che prevede l’abolizione del lycis in favore dei frutti autoctoni.

lunedì 3 aprile 2006

ieri il lago visto da quattromila metri di altezza era di un blu quasi insopportabile.

lo guardi dall’alto e non riesci a chiudere gli occhi.

quando torni a terra ti immergi nella lettura del futuro studiando la disposizione dei conigli nei campi.

ti guardi appena un istante, giusto per prendere coscienza.

chiudi gli occhi, e ti viene da piangere.

va bene.

ho salvato il pianeta dalla distruzione.

non vorrei aver fatto la solita cazzata.



venerdì 31 marzo 2006

scusate, vado un attimo a salvare il pianeta dalla distruzione



ultim’ora

da alcune indiscrezioni parrebbe che, dopo i risultati contraddittori del partito laburista nelle ultime elezioni, i responsabili della comunicazione della sinistra israeliana punteranno sullo slogan “el pueblo unido hamas sera vencido”.

martedì 28 marzo 2006

provo a contattare il mio cervello ma mi risponde sempre l’avviso di richiamata su occupato.

piove. una coltre incolore di umido e nuvole si srotola sulle montagne e scende piano fino al lago.

io passo il pomeriggio a litigare con una fotocopiatrice (nonostante i moniti del presidente della repubblica che invita a non alzare i toner), cercare di convincere un laptop con manie ossessivo-compulsive che non è affatto necessario riavviarsi ogni 3 ore per controllare che la memoria estesa sia ancora al suo posto, e a disquisire con il gatto sulla possibilità che paolo di tarso sulla via di damasco sia stato convertito da un faser tarato su stordimento. cioè, io lo trovo plausibile. ad ogni modo, non riesco a convincere nessuno dei tre.

poi la sera vado al corso di telepatia animale, dove ho una discussione con un nuovo allievo (il corso attualmente è autogestito perchè il maestro ci ha lasciati per andare a vivere in una galleria del vento a seattle) che si lamenta perchè ha passato il pomeriggio a tentare di insegnare a delle formiche un percorso più funzionale alle loro esigenze, ma senza alcun successo. dice che secondo lui il corso non funziona.

io non sono affatto d’accordo. certo che funziona. se ha seguito la procedura corretta* è riuscito a comunicare con le formiche, solo che poi le formiche non gli hanno dato retta. il fatto è che le formiche tendono ad essere molto indipendenti, hanno un concetto molto personale di ciò che è funzionale o meno e tendono ad essere piuttosto gelose delle loro opinioni. del resto, chi non lo è?

è decisamente più rassicurante chiudersi in una credenza a cui si è abituati invece di ascoltare un’opinione esterna. io da piccolo lo facevo sempre. comunque anche un armadio qualsiasi andava bene.



*la procedura corretta non è da intendersi come procedura con grappa

venerdì 24 marzo 2006

secondo il calendario liturgico, domenica scorsa era il giorno di krapfenberg.

nel giorno di krapfenberg (astrologicamente si definisce il giorno di krapfenberg come la terza domenica di marzo negli anni pari in cui il mese inizia con mercoledì, la vergine ha comprensibili sbalzi ormonali, il toro viene preso per le corna, il gran sacerdote ha il cancro, ariete è in prima casa sul divano a guardare la tv, i pesci stanno nell’acquario, il leone nella savana e bilancia in carcere) comincia la settimana della meditazione, settimana in cui si sta da soli in casa a riflettere sul significato dell’universo.

esistono delle priorità nella vita. come sapere di stare costruendo qualcosa di utile, dare un senso alla propria esistenza.

io sto lavorando ad una riproduzione del taj mahal con delle graffette da ufficio.

passare del tempo da solo non è solamente gratificante, ma ti responsabilizza nei confronti dell’ambiente in cui vivi.

verso sera ricevo una delegazione di piatti che vuole rinegoziare le condizioni di vita nel campo profughi che ho messo a disposizione nel lavandino. minacciano ritorsioni, attentati e sante alleanze con le specie aliene che migrano nei frigoriferi. per precauzione adesso dormo con lo svelto sotto il cuscino.

mercoledì 22 marzo 2006

frontiera

vivere da queste parti giustifica una certa personalità border line, immagino.

lunedì 20 marzo 2006

una rondine non fa primavera, ovvio. una rondine garrisce.

la cicala frinisce presto, la colomba in basso tuba, il leone si è addormentato, beato lui.

io resto qui a guardare un cielo grigio e cercare un modo economico per mandare il cervello in overclock


ultim’ora

georg klamm, uno dei maggiori studiosi di herman hesse, in base ad alcune approfondite ricerche fra le carte rinvenute a montagnola (ti), afferma che, in una prima versione, il celebre romanzo “narciso e boccadoro” si intitolasse “mughetto e faccia di bronzo”.

giovedì 16 marzo 2006

foto di gruppo con cardiostimolatore


il corso di ikebana per neuroni è una disciplina antica, che unisce la saggezza del feng shui al sistema stocastico dell’apparentemente innocuo gioco della tombola.

a un certo punto della serata il mio maestro di manutenzione neuronale prova a spiegarmi come evitare i crash di sistema: secondo gli insegnamenti dei grandi maestri, tutto quello che ci vuole è un profondo stato meditativo, una porta usb sulla ghiandola pineale e un frutto della passione. la scuola del grande veicolo (che chiameremo iveco) al posto del frutto della passione usa un mango, quella del piccolo veicolo (detta anche smart), usa un kiwi.

in realtà l’oggetto usato non ha molta importanza, è solo che senza un adeguato sistema rituale le persone in genere si perdono. per dire, il mio maestro usa le figurine di barbas e pasculli.

più tardi passo un po’ di tempo con una divinità temporale, (alcune popolazioni africane lo conoscono come francisobiorahobikwelu , un dio che può assumere le sembianze di una pantera, o di un mobile per ufficio laccato nero (cosa che lo rende piuttosto riconoscibile nella foresta tropicale)) in grado di allungare o accorciare il tempo a sua discrezione, una qualità decisamente interessante, se si eccettua una strana predisposizione ad attirare i fulmini, in estate.

al mattino, in ufficio, spiego al gatto che mi sono preso il venerdì di ferie, e chiedo se può rispondere al telefono al posto mio. ha accettato, ma solo in cambio di una tripla confezione di gourmet gusto salmone.

poi mi smaterializzo, migrando in una dimensione climatica più consona alle mie caratteristiche fisiche.

se l’ascensore vi lasciasse sul mio stesso piano astrale, fate ciao con la manina

martedì 14 marzo 2006

ho avuto un weekend piuttosto movimentato.

passare il fine settimana in costante stato ipnagogico, ha irritato alquanto alcune frange separatiste che hanno inscenato manifestazioni di protesta, causando disordini al traffico nelle principali vie respiratorie.

il governo centrale sta combattendo perchè le minoranze insurrezionaliste vengano annientate quanto prima.

come dice il proverbio, chi la dura, laringe

nel frattempo ho dato il via ad un nuovo progetto, la costruzione di una metafisica alternativa in grado di ricomporre i paradossi del pensiero tradizionale occidentale. ne ho parlato con alcuni addetti ai lavori, ma il progetto non ha riscosso grande successo, forse perchè ne ho parlato appena prima dell’evento topico del pomeriggio, l’apertura del buffet. oppure è solo che non accettano il fatto che il mio attuale pensatore di riferimento sia peter coniglio.



gtalk


eddie: ho appena formattato il pc. continua a non funzionare. che faccio, lo termino con uno stinger?

stewie: ciao edduzzo! stai chattando con la calcolatrice tascabile?

eddie: più o meno, sì.

stewie: sono soddisfazioni. io quando mi sento frustrato chatto col timer del forno

eddie: sì, ma il timer del forno prima o poi si stufa e ti pianta in asso (co). adesso invece mozilla 9 volte su 10 mi dice che non riesce a contattare il server (ma che hanno i server da fare?)

stewie: i server a quest'ora sono tutti nel seminterrato a farsi i doppini

eddie: sì, ma a me succede a tutte le ore :( poi ho impostato due account di posta su outlook, e lui li scarica alternativamente. o funziona uno o funziona l'altro. mai tutti e due insieme

stewie: i due account sono stati sposati?

eddie: credo di no. a meno che non fossero insieme a mia insaputa

stewie: oppure di religione diversa? oppure di squadre di calcio diverse?

a volte basta una sciocchezza...

eddie: quello può essere. uno è gmail, l'altro è libero (quindi no, non è sposato, direi)

stewie: noi umani siamo così permalosi

eddie: sì, lo so. (io no, però. passerò mai il test di turing?)

stewie: (per il test di turing: continua, stai andando bene)

giovedì 9 marzo 2006

c’è vento

un vento che ti alesa le orecchie e ti calandra i capillari della superficie di pelle esposta, e ogni volta che inserisco la chiave nella serratura della portiera dell’auto mi arriva una scarica da 220 volt.

così tanto vento che ieri mattina ho visto un cane con il monclair.

nel frattempo io cerco di organizzare viaggi nel weekend a basso costo

naturalmente sul sito di trenitalia, appena cerchi di prenotare un biglietto in offerta ti dicono che il loro terminale ha il mal di denti, un appuntamento dal dietologo, è impegnato in una lezione di ikebana per html. dopodichè, ad un certo punto compare la scritta: siamo spiacenti non ci sono più biglietti in offerta.

per testare le vostre capacità intuitive, partecipate al concorso qual’è l’unica fra queste scritte che non compare sul sito di trenitalia. potrete vincere un poster di marita koch a grandezza naturale e un succo di frutta billy del 1984, con cintura porta confezione.


1.il numero di posti per la soluzione di viaggio da lei richiesta non è disponibile. torna alla home

2.gentile cliente, il sistema è impegnato in un torneo di doppio misto a wimbledon e sta litigando con il giudice di linea

3.siamo spiacenti, non e' possibile finalizzare la prenotazione. riprovi piu' tardi.

4.il server non è al momento raggiungibile, lasciate un messaggio dopo il bip

5.l’offerta selezionata non è vendibile su questo pianeta

6.hai richiesto un biglietto in offerta, ah ah ah, cretino

7.è stato raggiunto il numero massimo di biglietti prenotati ma non acquistati, il sistema si bloccherà per 15 minuti

8.la ringraziamo per aver scelto trenitalia. cioè, poteva scegliere fra trenitalia e trenitalia, e ha scelto noi. grazie. peccato per quella cosa dei biglietti, comunque.


nel pomeriggio ho cercato di suicidarmi con un cavatappi, ma con scarsi risultati

lunedì 6 marzo 2006

original soundtrack: deep dead blue, live at meltdown, elvis costello & bill freecell

(questo blog procede fuori sincrono, per venire incontro alle mie capacità mentali)


-hai intenzione di andare alla festa delle medie?

-già.

-hai un età, ormai.

-tecnicamente, chiunque ha un età.

-ecco perchè le feste delle medie sarebbero da evitare.

-...


la domenica mi sveglio verso l’una, mentre dall’armadio un coro di nani bulgari* travestiti da alpini dell’82° auc intona dio del cielo, signore delle chimay nella partitura per tappo rosso e viola.

questo significa che io e i miei scarponi siamo pronti per la prima uscita stagionale, (l’unica via di salvezza in un weekend grigio e gelido) in cui si scopre che


-in mezzo ai prati innevati sono spuntate le primule (il che sa molto di metafora, o almeno di conferma della parziale infermità mentale delle primule)

-esistono 7 piccole differenze fra panta rei e panta vento

-le funivie svizzere riaprono il primo aprile (ed essendo il primo aprile, sorgono alcuni dubbi)

-per scendere da sentieri innevati occorre adottare la tecnica del passo da sbirulino.


il tardo pomeriggio (trattasi di pomeriggio poco dotato intellettualmente) si trascina fra pizza scongelata e visione della metà sinistra del televisore, con servizi sul campionato di calcio (nuove sonorità studiate dalla korg a partire dai legami atomici del metallo) e trailer di o.c. (oh, no) da cui si evince che liceali interpretati da trentenni avranno problemi da trentenni, ma senza i problemi economici standard dei trentenni.

nell’anticipo del sabato, stupido computer batte eddie 2-1.


*non è pubblicità occulta. pubblicità occulta sarebbe consigliare l’acquisto di un romanzo di crowley.




giovedì 2 marzo 2006

questa mattina la temperatura esterna si aggira intorno ai meno 2 gradi centigradi. il fatto che ci sia il sole e, incidentalmente, sia marzo, sembra non interessare le divinità climatiche della regione.

interpellato sulla questione, il call center clima (gestito verosimilmente da un semidio con un contratto a progetto) si ostina a ripetere che ci vuole pazienza, sono rimasti indietro con il lavoro e stanno ancora evadendo le ordinazioni di gennaio.

esco con giaccavento, guanti e cappello (dicono sia tornato di moda portarlo sulle ventitrè, io mi ostino a portarlo in testa, che secondo me è più efficace), con la più bieca piaggeria convinco a partire toledo 1991™, e mi infilo in strada dietro una mitsubishi del canton glarona, che evidentemente a) è rimasta al giro di ricognizione oppure b) nessuno le ha spiegato che sulle statali italiane è consentito andare a velocità estreme, tipo 40 km/h.

quando accosta, impossessandosi dell’unico parcheggio disponibile nel raggio di 3 km dal mio ufficio auguro morte e distruzione a fridolino, possibilmente per cirrosi da overdose di birra trappista.

niente, è solo che sono di buon umore.

in effetti, ieri stavo analizzando la questione della corretta gestione del tempo libero.

da quasi sei mesi a questa parte, mi sono cimentato senza costrutto nel famoso solitario pugliese di windows, il frisell.

voglio dire, più di 2650 partite (duemilaseicentocinquanta).

ho capito che stavo perdendo il mio tempo in maniera indecente, e che era tempo di smetterla con questa storia.

quindi, per dare un senso alla mia vita, ho deciso che mi faccio tutte le partite di free cell, da 1 a 32000, senza passare a quella successiva nel caso non dovessi finirne una*.

sono arrivato alla 97. ho calcolato che in 4 anni dovrei cavarmela.


*per dire, non sono mica l’unico. ho già ricevuto una mail di adesione da viridian (la trovate nei link)

lunedì 27 febbraio 2006

esco di casa al mattino e, anche qui, ai confini dell’impero, c’è il sole, che splende fra gli sguardi meravigliati degli autoctoni, e le domande dei più piccini che si chiedono cosa sarà mai quel disco luminoso nel cielo di cui, francamente, non hanno memoria.

arrivo in ufficio giusto in tempo per litigare con un fax che ha un punto di vista assai divergente dal mio sul concetto di gestione della carta oltre che essermi indiscutibilmente superiore sul piano della dialettica.

comunque sono abbastanza convinto che quando gli antichi hanno inventato il detto melius abundare quam deficere non intendessero il numero di fogli da tirare nei rulli per stampare un fax di una pagina.

mentre litigo con il fax rispondo anche ad alcune telefonate, che per motivi di problemi al multitasking non sono del tutto sicuro di aver capito. però ho preso appunti:

- un vassallo di ottone di sassonia, per un problema nella reperibilità di materiali per dei corrimano di una scala interna di stampo medievale

- gustavo rol, per una diversa distribuzione dei permessi per riduzione dell’orario di lavoro (qui non sono sicuro se abbia telefonato o se sia stata una comunicazione telepatica)

- il capitano kirk, per un problema al teletrasporto di alcune piastrelle in un cantiere alieno

- adelaide di borgogna, per sapere se avevo notizie di ottone

- l’avvocato di gregorio vii, parte attrice in una causa civile che attende consulenza tecnica d’ufficio

a un certo punto entra dalla finestra del balcone una palla di pelo che cammina in punta di piedi, una vaga somiglianza con nureyev dopo una cura ormonale sbagliata. si guarda in giro, decide che è troppo stanco per aver fatto il giro del balcone dopo alcuni mesi di inattività e si spalma sul pavimento.

ufi, vi prego, portatemi via di qui.


ultim’ora

pasquale luiso, calciatore ormai a fine carriera, e il mago otelma, mago astrologo con all’attivo numerose comparsate nei palinsesti televisivi, hanno accettato di recitare in un film in cui interpretano due professionisti che fuggono dalle consuetudini e dalle frustrazioni di una vita senza senso e decidono di regalarsi un weekend di svago che ben presto, però, si tramuterà in tragedia.

il film uscirà nelle sale a luglio e si intitolerà otelma & luiso.

giovedì 23 febbraio 2006

ho un fastidioso cerchio alla testa. praticamente sono pronto per l’agiografia.

non capisco se è perchè dormo poco o se c’è uno gnomo che da lunedì si ostina a mettermi figure geometriche in testa, la notte.

il problema è che se dormissi di più, nel caso fosse lo gnomo, non riuscirei mai a sorprenderlo.

ad ogni modo non saprei, il cerchio alla testa è fastidioso, ma magari con un triangolo mi troverei bene.

ieri il maestro del corso di auto smaterializzazione ci ha spiegato che per evitare l’etnocentrismo ed allargare i confini della nostra mente dobbiamo studiare a fondo quanti più possibili sistemi di credenze.

questo è uno dei motivi per cui facciamo le lezioni in cucina.

l’altro è che la cucina è l’unica stanza dove si può avere un po’ di pace, sempre che si riesca ad imbavagliare il frullatore (niente, è che avere due velocità è il primo passo verso il libero arbitrio).

il corso di auto smaterializzazione, come ho già spiegato, ha come obiettivo quello di gestire i legami delle molecole del proprio corpo e farle disgregare: in realtà questo non è tanto difficile, il difficile è farle rimetterle insieme quando serve. il corso ha anche tutta una disquisizione filosofica di contorno sul fatto che poi, in fondo, rimetterle insieme non serva mai davvero.

ne parlavo ieri con l’altro allievo del corso, mentre per tentare di prendere confidenza con il mondo molecolare tentavamo di far scongelare una pizza fissandola intensamente (funziona davvero, provate. come tutti gli esseri viventi, se vengono fissate intensamente le molecole si agitano, e il loro movimento provoca il surriscaldamento della pizza. funziona anche meglio se levate la pizza dal freezer, comunque).

l’altro allievo del corso è un lemming che è molto più avanti di me nella tecnica dell’auto smaterializzazione, e questo porta erroneamente le persone che osservano il nostro dialogo dall’esterno a credere che io parli da solo.

ad ogni modo concordavamo che fossimo molto vicini a raggiungere il satori, ma anche raggiungere il forno e infilarci la pizza sarebbe stato comunque un buon risultato.

il problema è scegliersi gli obiettivi, come sa qualsiasi buon fotografo.

lunedì 20 febbraio 2006

del perchè eddie adora viaggiare, nonsotante una lieve idiosincrasia al marchio trenitalia: breve storia edificante sullo stato delle ferrovie in una deliziosa cittadina del nord italia.


il programma è piuttosto semplice.

treno da milano alle 21.15, cambio in trista cittadina di provincia G., attesa di circa un’ora per la coincidenza e treno alle 22.56 per paese di confine L. (casa eddie). arrivo previsto ore 23.44.

per la cronaca, trista cittadina di provincia G. – paese di confine L. distano circa 60 km.

ma a causa dell’insondabilità del destino umano, che permette di avere nella stessa giornata 21 gradi a roma, e decisamente meno ad altre latidudini (cazzo), da casa eddie avvertono che sta nevicando, e sulle strade è caduta l’incredibile cifra di quasi 10 cm di neve, che è la soglia per la mobilitazione totale della protezione civile per calamità naturale, suppongo.

mi immagino le scene apocalittiche e lo sgomento dei miei concittadini, nonchè un passo avanti deciso dell’economia a causa delle ordinazioni di motoslitte.

sono previdente, e chiedo lumi all’assistenza clienti di trenitalia a milano: il treno dalla trista cittadina di provincia G. a casa eddie è garantito.

parto fiducioso e arrivo a trista cittadina di provincia G. alle 21.50, pronto per aspettare un’ora in stazione.

sfortunatamente nella simpatica stazione di trista cittadina di provincia G. non esiste sala d’aspetto. cioè, ne esisteva una, ma adesso che la stazione è in ristrutturazione ne è stata approntata un’altra, che però chiude alle 21, e sembra che le uniche chiavi a disposizione siano custodite in un caveau di zurigo per precauzione.

alle 22.30 viene comunicato che “per le avverse condizioni meteo i treni da e per casa eddie (l’uso del plurale è sospetto, visto che di treni per casa eddie ce n’è uno solo, quello delle 22.56) viaggiano con circa 50 minuti di ritardo”.

insieme ad un manipolo di sventurati chiedo lumi ai dirigenti movimento di trista cittadina di provincia G.: il treno è partito da casa eddie, ma arriverà tardi. forse. (il “forse” è lasciato cadere così, con nonchalance).

nel frattempo ferrovie dello stato informano la gentile clientela che sono liete di farci gelare all’aperto.

chiedo: non è meglio chiamare un autobus? risposta: boh, aspettiamo di sapere che ci dicono da milano.

in effetti, chi ha fretta? qui in stazione si sta così bene e la temperatura è deliziosa. pensavamo di organizzare un pigiama party, nel frattempo.

alle 23.30 viene comunicato che il ritardo è salito a 70 minuti.

a costo di apparire indiscreto, me ne rendo conto, chiedo nuovamente informazioni.

il treno è fermo da qualche parte, e forse non arriva. adesso vedono di capire se devono chiamare un autobus sostitutivo. il motivo dell’incertezza credo sia perchè stanno comunicando con i segnali di fumo che sono disturbati dalla neve. l’uso di telefoni cellulari è proibito da un’enciclica papale contro il modernismo in trenitalia.

alle 24.00 si apprende che il treno arriverà, fra un po’, ma non ripartirà (sempre per motivi religiosi, credo).

da milano fanno sapere che chiameranno un autobus sostitutivo. un’intuizione geniale, effettivamente.

quattro rumeni che devono andare poco lontano, decidono di pagare un taxi a loro spese. rimaniamo in sei, fra cui un simpatico bambino che dopo qualche minuto si permette di osservare che sì, ha un po’ freddo, e magari un po’ anche sonno. i bambini oggi giorno sono sempre più viziati.

nell’ora seguente si apprende che:

-non trovano l’autobus perchè la ditta che ha in appalto il servizio dalle ferrovie non ne ha a disposizione: sono tutti a torino a vedere le olimpiadi.

-c’è un autobus da qualche parte e forse sta arrivando.

-l’autobus dovrebbe arrivare, ma il conducente sta dormendo e va svegliato.

-l’autobus sta partendo ma non si sa da dove. potrebbe essere partito da milano, ma anche da caltanissetta, a ben vedere.

-l’autobus non esiste.

-l’autobus si è perso.

-il conducente dell’autobus ha delle serie crisi esistenziali: i dirigenti movimento di trista cittadina di provincia G. saprebbero come aiutarlo, ma purtroppo non hanno il suo numero di cellulare.

verso l’una la situazione appare più chiara.

è partito un autobus da malpensa, 15 km di distanza da trista cittadina di provincia G.. è quasi arrivato a casa eddie (senza di noi, mi pare ovvio. ma questa lieve incongruenza pare sfuggire agli intrepidi dirigenti movimento di trenitalia. il problema è che decidono da milano, fanno sapere. noi ci immaginiamo dei cervelli tenuti in vita artificialmente in soluzioni acide che prendono decisioni a cazzo).

comunque l’autobus, da casa eddie tornerà a prenderci, e poi ci porterà a casa eddie. la genialità elevata a stile di vita.

all’una e venti, dopo 3 ore e mezza di gelo, un passeggero in ipotermia chiede asilo politico ad un albergo poco distante dalla stazione: un simpatico vecchietto ci mette a gentilmente a disposizione un paio di divani nella hall e un calorifero. il bambino, inspiegabilmente si addormenta appena toccato il divano. non fanno più i bambini di una volta.

io avverto il capotreno che nonostante il conforto di trenitalia, abbiamo trovato qualcuno che ci ospita al caldo. il capotreno prende atto, con la frase: “figura di merda fino in fondo”.

il capotreno diventa il mio idolo.

comunque se vi trovaste a passare per l’albergo “la rotaia” di trista cittadina di provincia G., lasciate una lauta mancia al portiere di notte, grazie.

alle 2.10 arriva l’autobus.

essendo tutti diretti al capolinea, con il capotreno (capo autobus?) si discute l’eventualità di fare tutte le fermate perdendoci in strade provinciali e raddoppiando il tempo di percorrenza.

eventualità che il capotreno riassume con la frase “fanculo tutti, andiamo a casa”.

alle 3.20, l’autobus entra trionfalmente in stazione di paese di confine L..

esclamazioni di giubilo di passaggeri e personale viaggiante, non riportabili in questa cronaca per motivi di decenza.

tempo di percorrenza per 60 km, 4 ore e 25 minuti, per una media sul percorso di circa 13 km/h. vi siete fatti un’idea del concetto che in ferrovia hanno di alta velocità.

trenitalia fa anche sapere che, a causa di avverse condizioni meteo, ai loro dirigenti risulta che non esistano ferrovie in finlandia.

ore 3.35 apro la porta di casa, ringraziando la rete ferroviaria italiana.

ore 8.30 arrivo in ufficio e, inspiegabilmente, ho sonno e mal di gola.


note:


-putroppo è tutto vero. anche le ipotesi fornite sul mancato arrivo dell’autobus da mezzanotte all’una.

-per la toponomastica si ringrazia bpz. lo trovate nei link.




giovedì 16 febbraio 2006

oggi sfidavo un architetto di rovaniemi nel torneo individuale di scissors sheet, specialità olimpica da pechino 2008.

al via dei giudici si estraggono le forbici dalla fondina e si ritagliano 19 fogli 890x650, seguendo le linee della squadratura; i fogli, poi, vanno piegati nelle dimensioni di un a4.

al fine della valutazione si considera il tempo impiegato e un giudizio stilistico dato da sei giudici, il tutto moltiplicato per il coefficiente di pulizia della scrivania (beh, non è più complicato del freestyle gobbe).

secondo il regolamento della federazione internazionale si può chiedere tempo tecnico di sospensione solo se:

-squilla il telefono

-si inceppa la carta del fax

-arrivano dallo spazio profondo degli ufi in rappresentanza di una civiltà superiore.

tagliarsi con la carta è considerato un gesto tecnico assai apprezzato dai giudici, ma solo se si evita di sanguinare sul foglio.

non ci sono limiti di tempo, la gara finisce quando i due concorrenti hanno tagliato e piegato tutti i 19 fogli, oppure se si fonde il plotter. vince per manifesta superiorità il primo che si ficca le forbici in un occhio.

ho perso, ma solo perchè raimondo lullo travestito da giudice sud coreano mi ha dato un voto indecente. e poi non sono omologate le forbici per mancini (intesi come sinistrorsi, non come allenatore dell’inter. solo che sinistrorsi non è una bella parola. sembra di parlare di plantigradi incazzosi).

adesso per continuare il torneo dovrò essere immerso nel mare del nord insieme a dei tonni e sperare nei ripescaggi.

martedì 14 febbraio 2006

sto lavorando a un progetto di settimana alternativa: trovo francamente del tutto incomprensibile l’esistenza dei lunedì.


questa cosa di essere rapito dagli ufi, oltre a lasciarti poco tempo libero, è comunque assai stimolante.

in un briefing con i popoli della galassia discutevamo intorno alla proposta dei lemming (i lemming hanno dato inizio alla civiltà sul pianeta terra. poi hanno cercato di istruire gli esemplari della specie homo sapiens, con i pessimi risultati. adesso sapete il perchè di tutti quei suicidi di massa: il senso di colpa si manifesta anche nelle specie più elevate) che articola la settimana su tre giorni lavorativi, tre di ferie, e uno di riposo (la differenza fra ‘ferie’ e ‘riposo’ è fondamentale in una qualsiasi società spiritualmente avanzata).

correnti minoritarie spingono invece per una soluzione sul modello ‘krankx’, un pianeta nel sistema di alpha centauri in cui gli abitanti, indefessi lavoratori, godono di appena 4 giorni di ferie l’anno. questa soluzione che, secondo alcuni sostenitori terrestri, aiuterebbe a nobilitare la specie con il sacro fuoco del lavoro, non è stata del tutto abbandonata neanche quando è stato spiegato agli entusiasti terrestri che, a causa del breve periodo del movimento di rivoluzione del pianeta, un anno su krankx dura 9 giorni.

giovedì 9 febbraio 2006

arrivo in ufficio con la tipica espressione gioiosa di friederich murnau, pronto per girare il remake di torna a catalessi. e dire che avrei delle cose importantissime da fare, una delle quali è sicuramente dormire, le altre, francamente, non ricordo.

in questi giorni sono stato rapito da degli ufi crudeli che mi hanno usato prima come cavia per degli strani esperimenti psichici, poi come rastrello per disegnare stilosissimi crop circle nei campi di grano.

una volta rilasciato, ieri ho cercato di prenotare un biglietto del treno per un weekend.

trenitalia sostiene che negli orari in cui dovrei partire io non esistono biglietti, non esistono treni, e anche la realtà non è affatto come noi la percepiamo.

nella remota probabilità in cui i treni esistessero sarebbero comunque esauriti, e quindi quel giorno sarebbero impegnati in una terapia di gruppo per risolvere il problema presso uno psicologo motivazionale che lavora in un interscambio della stazione di lodi.

ho telefonato agli ufi crudeli per chiedere se mi vengono a riprendere, ma sto ancora aspettando.

nel frattempo continua a fare un freddo indecente, il panorama assomiglia a quello di un caldo mattino assolato di inverno nella ospitale siberia, ma io sto abbastanza bene, anche se adesso sento il bisogno di disegnare dei crop circle su tutti gli zerbini che incontro


nota a margine

si chiama grappa “morbida” quel tipo di grappa che ti avvolge in una coperta di flanella prima di prenderti a pugni nello stomaco

lunedì 6 febbraio 2006

questo universo ha decisamente qualcosa che non va.

l'ho riportato al negozio ma non me l'hanno cambiato perchè ho perso lo scontrino.

mercoledì 1 febbraio 2006

al mattino, prima di andare in ufficio, scruto il volo dei gabbiani sul lago per cercare di capire quando sarà la seconda lezione del corso di divinazione.

il maestro ha spiegato che se vogliamo progredire sulla via della divinazione dovremmo smetterla di aspettarci da lui notizie sul futuro, anche se il fatto che abbia prenotato un volo di sola andata per cuba con i soldi della retta annuale ha insospettito un po’ tutti.

ad ogni modo c’è il sole, gli uccellini cinguettano my funny valentine nella versione di elvis costello e il pupazzo di neve di fronte a casa mia è diventato un’ameba di neve (sempre che un’ameba di neve abbia dei bottoni al posto degli occhi).

nel pomeriggio faccio alcuni giri di telefonate nel tentativo di organizzare il primo campionato mondiale di gare di velocità per sedia operativa ergonomica “sophia” (base a 5 razze su ruote pivotanti) ma incontro alcune difficoltà nel reperire piste di atletica pavimentate in marmo. immagino significhi che la federazione sportiva poltroncine ergonomiche non riceverà alcuna sovvenzione dal coni, maledizione. non mi resta che motorizzarle e farle correre sulle piste di kart.

per smaltire la delusione (questo pianeta ha bisogno di infrastrutture, ecco cosa) mi dedico a discipline meditative in grado di riportare la pace interiore.

infatti all’ottantaseiesima partita consecutiva di free cell raggiungo uno stadio di consapevolezza assoluta, una sensazione molto simile al satori, erroneamente scambiata per catatonia dagli specialisti dei centri di igiene mentale.

quando arrivo di nuovo a casa, trovo sulla soglia del portone il germano reale


- sei tornato?

- no, in realtà sto ancora svernando al sud, questo è solo un ologramma molto ben fatto, immagino mi dovrai chiamare germano virtuale. hai altre domande intelligenti?

- no, le ho finite.

- ...

- ...

- almeno hai deciso cosa fare della tua vita?

- vita? quale vita?


alla fine entro in casa e mi ritiro nei miei alloggi a scrivere:

-testi alternativi per i-ching

-pièce teatrali per mendicanti di metropolitana

-sceneggiature per colloqui di lavoro.



definizione: un operatore booleano è un centralinista proveniente del pianeta boule, abitato da forme di vita che ad un esame sommario potrebbero venire scambiate per borse dell’acqua calda.

lunedì 30 gennaio 2006

provo a respirare e sento un vago odore di primavera.

il pannello luminoso che ho di fronte sostiene che a) ci siano 15 gradi, e b) tutto vada mediamente bene.

a me verrebbe da ringraziarlo, quel pannello luminoso, non fosse che sto esattamente a 673,6 km dal luogo che chiamo “casa” e l’opzione “b” sappia un po’ di fregatura.

in serata rientro verso altre infauste latitudini, arrivo a casa e metto sullo stereo il v concerto brandeburghese nella partitura per oboe e lavandino con miscelatore.

in tutto questo, mi hanno ridato la tessera del bancomat. solo che in ossequio al dio trghelgh, il monitor dello sportello bancomat trasmetteva una televendita del rotowash.

ecco, io questa cosa dello sportello bancomat fuori servizio per assenza di collegamento non la capisco granchè.

voglio dire, quando mi cercano per debiti, io mi sento legittimato a rispondere “sono spiacente, il collegamento con il mio cervello è momentaneamente assente per motivi tecnici”.


ultim’ora

secondo una recente ricerca di arnoldo cameri, docente di fisica alla pontificia università del vaticano, è stato dimostrato che spazio e tempo sono relativi all’osservatore romano.

mercoledì 25 gennaio 2006

oggi sono impegnato in una missione piuttosto complessa: produrre una quantità di stampe inutili in cinque copie in modo da deforestare una rilevante porzione di territorio alpino, o quantomeno il canton vaud.

adoro i lavori di routine. alla fine, sapere di contribuire all‘estinzione delle foreste svizzere ti calma i nervi.

ne ho bisogno.

sono uscito stamattina scavalcando tre inuit che giocavano a rialzo sul portone di casa, e tutto lasciava presagire una tranquilla e rilassante giornata invernale.

e invece trghelgh*, ha scatenato un‘offensiva in grande stile:

- i criceti del pc di casa sono entrati in sciopero e il computer adesso è governato da una cooperativa rumena che ha preso in ostaggio il modem;

- il lettore mp3 è omertoso e sostiene che i 450 mega di file che ho pazientemente selezionato e copiato al suo interno non esistono;

- splinder ha deciso di potenziare il servizio, il che significa che se prima avevo qualche possibilità che funzionasse con il browser dell‘ufficio (una versione avanzata di quello dell‘eniac) adesso non ho più nessuna speranza;

- word ha comunicato tramite il suo ufficio stampa che oggi è il giorno del quinto mistero della punteggiatura, in cui si contempla solo l‘apostrofo al contrario.

potrei continuare, ma poi va a finire che mi deprimo.

come soluzione d‘emergenza, mi sono travestito da pittore del tardo 400 e ho prodotto una teoria di madonne, ottenendo risultati poco significativi.

deciso a dare battaglia a trghelgh (o almeno imparare come si pronuncia), ho convocato i protagonisti della guerra di secessione, il generale lee e il generale qui, per discutere di strategia militare.


*il dio della tecnologia che mi odia da quando inavvertitamente gli ho investito il cane. che poi mica è colpa mia, è il cane che si voleva suicidare perchè si è reso conto che il padrone è un cretino (che è anche uno dei motivi per cui è meglio che io non abbia un cane)


martedì 24 gennaio 2006

esercizi di stile # 264
iscrizione al concorso “rorty 2006”


ciao amici uligani,
visto che sto più o meno cazzeggiando su un portatile con la sincope e mi sono ritagliato un paio di minuti di libertà da winmine (che adesso si chiama prato fiorito, ignoro per quale oscura strategia di marketing), pinball e solitario, il gioco di windows che provoca più compulsione e attacchi epilettici di doom 2, visto anche che l’associazione protezione animali mi ha diffidato dal prendere a palle di neve le alci (e altri animali come struzzo, alcestruzzo, pollo di fiume che pure quello è molto buono(1)), visto che sono da solo in ufficio e mi connetterò ad internet a sgamo, ma per poco tempo onde evitare che mi si scopra al momento del ricevimento della bolletta, e soprattutto visto che omissis(2) mi ha chiamato ieri sera per dirmi che sarebbe lieto di organizzare una cena a casa sua per sabato prossimo (sempre che riesca a spedire la sua coinquilina a la spezia o in qualunque altro posto nell’universo disponibile ad accoglierla), ma ancora di più visto che sto cercando di allungare il più possibile questa serie di subordinate al solo scopo di creare il periodo più squilibrato che si sia mai visto sulla faccia della terra (nel senso dell’analisi logica del testo, non certo in senso storico, che già ce la caviamo più che bene) e quindi vincere il primo premio al concorso “rorty” per la frase principale più ritardata della letteratura italiana, consistente in una fornitura vitalizia di graffette da ufficio e un sottobicchiere gentilmente offerto dalla birra zipfer, la birra più orrenda che sia mai scesa da una spina non elettrica dopo la calanda brau, nella speranza che il fiato non vi venga a mancare proprio ora nel caso stiate leggendo ad alta voce (in caso contrario vi sconsiglio vivamente di farlo, potrei anche dimenticarmi di inserire alcune virgole solo per vedervi boccheggiare e stramazzare al suolo portando con voi il mouse sotto lo sguardo sbigottito dei colleghi), grato per la vostra attenzione che ora, me ne rendo conto, sta venendo rapidamente a mancare, *invio questa mail* in modo che tutti vedano gli indirizzi di tutti, e il cerchio si chiuda (sempre che qualcuno l’avesse aperto prima).
baci, abbracci, e altri gesti d’affetto

(1) op. cit.
(2) non vedo perchè uno non possa avere un amico che si chiama omissis (n.d.a.)

giovedì 19 gennaio 2006

a metà mattina, mentre sono impegnato a spiegare ad un muro esterno perchè sarebbe meglio per lui essere attaccato ad un solaio invece di fluttuare in giro per i fatti suoi, mi telefona in ufficio il truccatore preferito di george romero. vuole sapere se ho brevettato il colore delle mie occhiaie, oppure può usarlo a piacere nel suo prossimo film “zombie vs impiegati del catasto”.
(nel primo film “logica zombienaria”, il protagonista è un giovane logico di formazione aristotelica che sconfigge gli zombie convincendoli che, secondo i principii della logica formale, tutti gli uomini o sono vivi, oppure sono morti: tertium non datur. di conseguenza quasi tutti gli zombie ritornano nelle tombe, tranne qualcuno che trova un buon compromesso adattandosi a lavorare come impiegato al catasto.
nel secondo film gli impiegati-zombie iniziano ad uccidere i cittadini costringendoli a leggere protocolli di visure catastali, e l’unico modo di fermarli è richiamare in vita gli zombie-zombie e far scoppiare una lotta fratricida).
in pausa pranzo cerco di contattare alcuni editori per proporre una guida michelin sui bagni dei locali pubblici di milano e roma che dovrebbe intitolarsi veni vidi wc™, con scarsissimi risultati.
cioè, secondo me sarebbe davvero un successo editoriale, ma appena racconto il motivo per cui chiamo, inspiegabilmente si rifiutano di passarmi l’editore.
poi, per riprendermi dalla delusione, gioco a scacchi contro un computer tarato sul livello di difficoltà “bambino con disturbi cognitivi e gravi problemi di apprendimento”. ho perso in 22 mosse.
verso sera, mentre torno a casa, rischio di tamponare una subaru targata appenzello interno che ha deciso che la velocità di crociera turistica in riva al lago non può superare i 30 km/h, forse anche perchè nel baule ha un cane che abbaia a tutto ciò che si muove (cioè, se stai su un auto, è facile che quasi tutto intorno a te si muova) picchiando violentemente il muso sul parabrezza, giusto per sfogare quello spirto terrier ch’entro gli rugge.
alla fine sono arrivato a casa e volevo chiudermi nell’armadio, ma era occupato e ho dovuto ripiegare sulla lavastoviglie. quando mi sono reso conto che io a casa non ho una lavastoviglie, era troppo tardi.

del perchè gli amici ti amano (part iii)

a : - senti, quello mi ha scritto di nuovo, mi sa che ci sta provando.
io: - dovresti scrivergli una risposta adeguata.
a : - sì, ma che tenore dovrebbe avere?
io: - boh, penso che pavarotti potrebbe andare.
a : - sei un cretino.

mercoledì 18 gennaio 2006

ho il blog fuori sincrono.
credo dipenda dal cervello.


sogni, sintomi e distanze
a mail to p.

i brutti sogni non mi piacciono per niente, e allora ti scrivo.
detto così suona un po’ incongruente, ma adesso ti spiego e poi tu capisci (questa fiducia, credere sempre che quando tu spieghi una cosa poi l’altro capisce, questa cosa ingenua me la porto dietro da quando ero bambino).
non lo so, è che io ai brutti sogni mica ci sono abituato.
che nei sogni succedono delle cose che mi sembrano vere, e non riesco più a distinguere la differenza. forse è per quello che non me li ricordo mai, voglio dire, la vita da sveglio basta e avanza.
poi succede che i brutti sogni mi fanno pensare, e pensare è una cosa che a volte fa bene, ma a volte mica tanto, e siccome poi nel sogno c’eri anche tu, e adesso io mica mi ricordo bene cosa succedeva, so solo che stavo male, ero triste ed ero anche arrabbiato, e insomma, non sono bravo a gestire i sogni, che poi mi sveglio in ritardo perchè non suona la sveglia e mi resta addosso quella sensazione di sapere che stai male ma non ricordi perchè, e mi sembra stupido, perchè uno non dovrebbe stare male per le cose che stanno solo nella sua testa, ma poi se ci pensi bene, alla fine quasi tutto sta solo nella tua testa, e allora non dovresti stare male mai.
e forse ho fatto questo sogno perchè mi sono reso conto che ti devo dire delle cose, ma non trovo mai il modo di farlo perchè siamo lontani, (cioè, può essere che abbia fatto questo sogno perchè sapevo che ti dovevo parlare, ma ancora non ho capito perchè me lo sono ricordato, che io non me li ricordo davvero mai, i sogni) e insomma, alla fine ho deciso che ti scrivo, perchè i brutti sogni non mi piacciono (così si capisce la frase che ho scritto all’inizio).

lunedì 16 gennaio 2006

alcune cose che ho imparato oggi:

- se si fissa un monitor accesso senza interagire con esso per un
rilevante periodo di tempo, il fatto che improvvisamente lo schermo
passi in modalità economica virando completamente al nero, può
rappresentare un grosso shock. questo per dire che lo stress emotivo è
sempre dietro l'angolo.
- dovrei imparare a guardarmi dentro, ma non ho molta dimestichezza
con il bisturi
- nessuno dovrebbe sottovalutare un coniglio

ultim'ora
secondo una recente ricerca di georg krapfenberg, docente di fisica
quantistica all'università di ginevra, il fatto che i comportamenti di
alcune particelle in particolari condizioni siano per definizione
inosservabili è dovuto al motivo che, a livello quantistico, è ancora
ben chiaro il concetto di privacy.

venerdì 13 gennaio 2006

1. del perchè il mondo dell’editoria mi è ostile*


dovrei davvero provare a fare lo scrittore?

ho scritto il mio primo romanzo mentre lavoravo come fattorino da un commercialista, e l’ho stampato sul retro dei fogli di brutta che lui usava per calcolare il 730 di un dentista di milano.

ho capito che non sarebbe mai stato pubblicato quando tutti gli editori a cui l’avevo mandato cominciarono a tempestarmi di telefonate.

volevano il numero del commercialista.


* che io sarei bravo a fare il correttore di bozze, il redattore, il consulente editoriale, l’organizzatore di eventi letterari. adoro leggere, odio lavorare ed ho una spiccata predisposizione per il buffet.




2. del perchè gli amici ti amano (part ii)


f: stasera c’è un freddo fottuto

io: ci sono stati freddi peggiori

f: ad esempio?

io: beh, freddi krueger

f: sei un cretino

mercoledì 11 gennaio 2006

ho passato metà serata a litigare con il dio dei mail server, per banali questioni di parcheggio.

questo perchè ancora non avevo letto il secondo libro di jan lubitsch altri grossi errori da evitare per una vita serena, che mi avrebbe evitato alcune spiacevoli conseguenze.

il mio pc, invece, è infestato da presenze inquietanti, eliminabili solo con una formattazione a basso livello, o, in alternativa, un riorientamento gestaltico prodotto da grosso bastone nodoso.

io e il mio pc tendiamo ad identificarci, ultimamente.

secondo il mio nuovo terapista (un suricato che è giunto al quarto dan della scala dei consulenti psicologici: pista, megapista, gigapista e terapista), oltre al feng shui applicato ai neuroni, dovrei iniziare a considerare un approccio psicologico alla teoria del caos: dietro la confusione si nasconde un ordine ancora più complesso; ma la ricerca di quest’ordine, inevitabilmente, genera ulteriore confusione, che si riduce ad un ordine di una complessità ancora maggiore, e così via, fino alla fine dei tempi. o almeno fino alla fine dei tempi regolamentari.

in tutto questo, giurerei di aver visto stefano tempier in mezzo al pubblico che strizzava l’occhio alla telecamera durante una trasmissione sportiva.


consigli di lettura

il professor rupert spencer, docente di antropologia culturale presso la oxford university, ha recentemente pubblicato un trattato sulle conversione delle popolazioni arcadiche, anticamente legate ai culti del dio caprone suonatore di flauto, divinità dei boschi, della molteplicità e dell’unità cosmica della natura.

secondo la teoria di spencer, quelle popolazioni si trovavano ad attraversare un periodo di carestia e si convertirono per riconoscenza nei confronti degli evangelizzatori cristiani che provvidero a sfamarli; la conversioni di massa viene quindi propiziata da fattori socio economici che esulano da quelli meramente spirituali.

il saggio si intitola “rendere pan per focaccia”, ed è pubblicato da apogeo.

lunedì 9 gennaio 2006

il 3 gennaio stavo partendo per una dimensione più consona alle mie facoltà mentali, da queste parti soffiava il föhn, e sembrava quasi che le temperature si decidessero ad alzarsi di qualche grado.

sono tornato oggi, e si gela. immagino sia saltata la corrente.

io sono rientrato in ufficio piuttosto confuso sulle domande fondamentali della vita (la borghesiana si chiama così perchè l’ha inventata j.l. borges? c’è qualche lavoro più creativo del capo ufficio stampa di trenitalia? perchè sono rientrato in ufficio?) anche se ho interiorizzato l’evangelica consapevolezza che non si vive di solo pane e philadelphia, o, quantomeno, che la monoalimentazione è una pratica poco equilibrata.

ne parlavo giusto ieri con il colonnello sanders all’incontro per il rinnovo della tessera annuale del club dei salati di mente, sull’intercity roma-milano delle 12.47, prima di affrontare l’annoso problema delle differenze strutturali fra baden baden e baden powell.

alla fine, mentre camminavo di notte su marciapiedi ghiacciati, tornando verso casa, mi ha preso qualcosa di molto simile alla nostalgia.


cose urgenti da fare

- non ricordo

- non ricordo

- diventare un criceto



(il problema dell’intercity, apparentemente, era che gli scompartimenti, il corridoio, e i bagni delle carrozze fossero intasati di persone e bagagli, tanto da rendere impossibile qualsiasi movimento.

certo, nei periodi di festività e ponti, esisterebbero soluzioni vecchie e non definitive come: aumentare il numero degli intercity (ma bisognerebbe pagare per avere delle motrici disponibili e ridisegnare l’intera struttura degli incroci); aumentare il numero delle carrozze (ma, analogamente, bisognerebbe pagare per avere più carrozze disponibili); non vendere più di tanti biglietti (ma si lascerebbe la gente a piedi e si perderebbero grossi incassi); eliminare qualche eurostar a favore degli intercity (ma allora che abbiamo investito a fare nella modernizzazione del paese?).

invece è molto più intelligente e funzionale affrontare il problema da un corretto punto di vista scientifico.

considerando infatti la dimostrata relatività generale di einstein, tempo e spazio sono relativi all’osservatore: con l’aumentare della velocità, lo spazio tende a contrarsi.

ora, si capisce che l’unico modo di farci viaggiare più comodi fosse arrivare a milano con due ore di ritardo.

questo potrebbe anche far capire agli ambientalisti che l’alta velocità, per non trasformarsi in un investimento sbagliato, ha realmente bisogno di spazio


martedì 3 gennaio 2006

l’universo non è fatto solo di connessioni molecolari così macroscopiche da essere visibili. quindi smettetela di dire che parlo da solo.

lunedì 2 gennaio 2006