animal house
(per quelli che contano, 59. è anche facile, ma temo ci metterete più di un minuto)*
non avrei nessuna remora a raccontarvi del mio migliore amico, ci conosciamo dai tempi dell’università, quando tutte le porte sono aperte e anche l’oracolo di delfi non saprebbe darti una certezza sul tuo futuro, se finirai nell'olimpo o appeso a una forca.
altri sognavan notti romantiche e parole arcane da sussurrare a un’ora tarda a donne dai tacchi notevoli e dal vitino di vespa (di quelle che non incontri mai a lezione), mentre lui passava il tempo a disquisire di tassonomie e voleva salire quella stretta scala a chiocciola che ti ammette a far parte dell’onorato rango dei migliori biologi della nazione, e non si curava della sua poca confidenza con il genere femminile, gli aperitivi, il casino dell’effimera vita notturna.
la differenza fatta di sorbetti non alcolici e casto rosolio da una parte, e i centro tavola da inondare con fiumi di alcol dall'altra, che deterge nettamente la coscienza e ti proietta nel mondo dei cori celesti e nelle gioie della carne, che fa nello spirito segni profondi, ma usato con moderazione favorisce la socialità e la convivialità.
lui ambiva ad altre pendici, vette, ambiva alle serate in cui fai nascere teorie nuove di zecca, che ti stacchino dai fanghi roventi dell’inferno e ti proiettino con le mure a dritta verso la fama e la gloria, ambiva alla differenza fra l’incedere elegante e sapiente dell’adulto e il gattonare indeciso del bambino, e poco gli importava se invece se la cavava maluccio con i suoi simili.
è il morso dell’ambizione che nutri amorevolmente, come il salmo nel quale il buon pastore punisce l’accidia e la lussuria, che fa sì che tu non risponda al pacato richiamo della corporeità e rimanga impalato sullo schienale di una scomoda sedia, senza cercare ristoro, una boa di salvataggio o delle bombole di ossigeno.
perché il prezzo è la solitudine, sentire che gli altri varano contromisure nei tuoi confronti, cercheranno di squalificarti, e di riflesso tu diventi una strana persona che parla male degli altri, geniale ma scontrosa, sempre pronta a pavoneggiarsi o a levarsi un sassolino dalla scarpa.
sapevo che si sentiva escluso, e seppi assolutamente di aver colto nel segno quando udii quell'ululo nel buio, inevitabile (anche superman gusta il lato oscuro della solitudine), quando il senso di superiorità si squaglia e arriva, puntuale come una strenna natalizia, la certezza di essere solo.
ormai fa già notte, e di quel che accadde poi non so molto. di certo fu rettore di facoltà e sentii parecchi racconti che lo ritraevano sempre su quel suo banco atipico di studente troppo cresciuto, a lavorare e bere spuma.
non so se era quello che volesse, quello che so è che a volte la soluzione è fermarsi, e poi analizzare quello che si vuole veramente.
* se siete qui per caso e non ci avete capito nulla, non avete di che preoccuparvi. questa è una cosa che faccio con i lettori affezionati di questo blog (due), e glielo dovevo. cioè, in effetti non è che glielo dovevo veramente, è che mi ci ha costretto giuglia, prendendomi per sfinimento.
se poi avete capito di cosa si tratta e non avete niente di meglio da fare, la soluzione completa starà nei commenti, fra qualche giorno (ah, dimenticavo, ci sono 3 branchi, il resto tutti solitari. credo). se invece trovate errori, non dovete dirlo a me, contattate direttamente con il mio avvocato (attualmente è un cavedano che incrocia vicino al porto di gerra gambarogno, fate un po' voi)
premi, stavolta non ne metto, tanto nessuno li ritira mai.






