io di solito non parlo di attualità, lo sapete. anche perché l’attualità mica esiste. ma visto che siamo rimasti in pochi e che sto organizzando un delurking day per il prossimo maggio, volevo fare una confessione.
io ho un problema con la tv. non nel senso dell’elettrodomestico, nel senso di quello che trasmette (infatti per molto tempo non l'ho avuta).
se c’è la tv accesa tendo a diventare addicted e non riesco a staccarmi (mi pare scortese non ascoltare uno che ti sta parlando). quindi non riesco ad addormentarmi con la tv accesa, e fatico a spegnerla, il che può ingenerare qualche problema di algoritmo (ad esempio non potrei mai tenere la tv nella stanza in cui dormo).
ma il problema non è quello; il problema è che non guardo quasi mai film (neanche i cosiddetti “programmi giornalistici”, ma quello mica è un problema, se non li guardo è solo perché i giornalisti si sono estinti nel ’52).
il fatto è che il 90% dei film mi fa paura, non riesco a vederli.
non è per le immagini disgustose, che quelle mica mi danno tanto fastidio; cioè, magari solo un po’, ma non è affatto per quello.
il problema credo sia che io empatizzo. empatizzo con le persone che stanno per essere uccise, con quelli che vengono maltrattati, con chiunque stia soffrendo, con quelli che si imbarazzano per un equivoco. insomma, empatizzo sempre con i buoni; è una cosa indipendente dalla mia volontà, e che mi fa stare male anche fisicamente (l’unica cosa che mi preoccupa è che quando ho visto matrix empatizzavo con le macchine, ma insomma).
non serve a niente sapere che sono robe finte, proprio non ce la faccio.
non è solo un problema dei film di paura (quelli davvero non li capisco, voglio dire, non basta la realtà? pure i film di paura, devi fare?) è proprio una cosa che mi succede con quasi tutti i film.
quindi il massimo che posso fare è vedere i film a pezzi, cambiando canale in tutti i momenti clou, il che mi porta a vivere l’esperienza del film come se fossi affetto da sindrome di korsakoff (può avere i suoi lati interessanti, comunque).
altrimenti va a finire che guardo solo lo sport, i documentari e le serie tv che non siano idiote e che non facciano troppa paura. questo restringe un po’ il campo, lo ammetto.
ma anche le serie tv non del tutto idiote hanno una cosa che non sopporto proprio. se c’è una cosa che odio sono le sottotrame che si sviluppano lungo tutto l’arco delle puntate di una serie.
il nemico che si trascina per tutto l’anno fino all’ultima puntata, la storia d’amore in evoluzione, lo sviluppo psicologico dei personaggi. perché devi metterci tutte queste cose? perché invece di fare dei telefilm tipo hazzard e simon & simon, tre quarti d’ora e morta lì, mi fai dei film da 26 ore divisi in puntate da 50 minuti?
fidelizzano lo spettatore, dicono gli sceneggiatori. e quindi ormai le serie tv sono tutte così. ti costringono a guardare anche le puntate dopo, e in ordine cronologico, sennò poi non capisci, o ti resta il dubbio di come va a finire. insomma, ti fanno stare sulle spine per tutta la durata della serie.
ecco, cari sceneggiatori, forse vi sfugge il punto.
io quando guardo la tv non voglio affatto stare sulle spine, voglio solo rilassarmi sul divano e non pensare a niente.
se volessi stare sulle spine guarderei il mio estratto conto.
mercoledì 24 aprile 2013
mercoledì 3 aprile 2013
mi sveglio e la collina che dà sul lago è tutta ricoperta di primule, c’è il sole, ed è tutto un fiorire di switzerdütch, ma fa comunque un freddo becco.
si capisce che è arrivata la primavera perché sono in coda dietro un’audi targata russia (?), a una volkswagen targata liechtenstein (fl) e una subaru targata zugo (per chi non lo sapesse, affidabili studi medici consigliano di non mangiare la pasta a zugo).
nel finesettimana mi iscrivo a un corso di sherpa e affronto le prove pratiche con ottimi risultati (per esempio, riesco inaspettatamente a non morire) poi per ripicca cerco di suicidarmi alternativamente con tagliata di manzo e guinness e pizzoccheri e rosso di valtellina, anche qui con scarsi risultati, ma per lo meno mi sembra una scelta più intelligente.
martedì sera una delegazione di ufi tiene una conferenza sul concetto di infinito (vi basti sapere che non ha a che fare né con l’innatismo, né con le ferie) poi se ne va lasciando un messaggio di speranza al cosmo erroneamente confuso dalla specie homo sapiens con le istruzioni di montaggio di un beddinge murbo.
comunicazione disservizio
il redirect del link eddiemac.splinder.com non funziona più. o meglio, funziona, ma solo in corrispondenza di complicate congiunzioni astrali e con toro in prima casa (non paghi l’imu, ma ti devasta l’arredamento).
quindi niente, o vi aggiornate il link a controkarma.blogspot.com, oppure qui non ci arrivate più (suppongo riuscirete a dormire lo stesso)
si capisce che è arrivata la primavera perché sono in coda dietro un’audi targata russia (?), a una volkswagen targata liechtenstein (fl) e una subaru targata zugo (per chi non lo sapesse, affidabili studi medici consigliano di non mangiare la pasta a zugo).
nel finesettimana mi iscrivo a un corso di sherpa e affronto le prove pratiche con ottimi risultati (per esempio, riesco inaspettatamente a non morire) poi per ripicca cerco di suicidarmi alternativamente con tagliata di manzo e guinness e pizzoccheri e rosso di valtellina, anche qui con scarsi risultati, ma per lo meno mi sembra una scelta più intelligente.
martedì sera una delegazione di ufi tiene una conferenza sul concetto di infinito (vi basti sapere che non ha a che fare né con l’innatismo, né con le ferie) poi se ne va lasciando un messaggio di speranza al cosmo erroneamente confuso dalla specie homo sapiens con le istruzioni di montaggio di un beddinge murbo.
comunicazione disservizio
il redirect del link eddiemac.splinder.com non funziona più. o meglio, funziona, ma solo in corrispondenza di complicate congiunzioni astrali e con toro in prima casa (non paghi l’imu, ma ti devasta l’arredamento).
quindi niente, o vi aggiornate il link a controkarma.blogspot.com, oppure qui non ci arrivate più (suppongo riuscirete a dormire lo stesso)
mercoledì 20 marzo 2013
arrivo in ufficio in ritardo, dopo aver seguito in religioso silenzio una processione ieratica presieduta da una citroën méhari e condotta da un settuagenario adepto del bianco sporco, che incensava ignari escursionisti con il tubo di scarico.
non è una valutazione morale, sia chiaro, è solo che non mi piace arrivare in ritardo.
a dire la verità ho ordinato online una macchina del tempo da installare in ufficio ma c’è stato un disguido con il corriere e mi è arrivato un orologio a pendolo.
dalla finestra di fianco all’ufficio degli operai edili armati di trapano a percussione stanno cercando di aprire un varco dimensionale attraverso lo scarico delle acque condominiali, producendo delle scariche epifaniche ogni volta che i neuroni entrano in sintonia con le vibrazioni.
io mi chiudo nell’orologio a pendolo e vengo trasportato nell’era del mucolitico, un’era geologica in cui il pianeta è entrato in una fase di raffreddamento.
verso sera alcuni esponenti del comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta si mettono in contatto con il mio ufficio stampa (un suricato con cui comunico telepaticamente, attualmente vive nello zoo di berlino per motivi di affitto) per informarmi di una serata a tema “stufato alla guinness” presso una taverna di ásgarðr in onore di un’intelligenza aliena chiamata maewyin.
torno a casa, saluto martina navratilova, mi appendo al cervello un cartello con scritto "chiuso per ferie" poi esco e mi inietto della guinness direttamente nell’ipofisi.
non è una valutazione morale, sia chiaro, è solo che non mi piace arrivare in ritardo.
a dire la verità ho ordinato online una macchina del tempo da installare in ufficio ma c’è stato un disguido con il corriere e mi è arrivato un orologio a pendolo.
dalla finestra di fianco all’ufficio degli operai edili armati di trapano a percussione stanno cercando di aprire un varco dimensionale attraverso lo scarico delle acque condominiali, producendo delle scariche epifaniche ogni volta che i neuroni entrano in sintonia con le vibrazioni.
io mi chiudo nell’orologio a pendolo e vengo trasportato nell’era del mucolitico, un’era geologica in cui il pianeta è entrato in una fase di raffreddamento.
verso sera alcuni esponenti del comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta si mettono in contatto con il mio ufficio stampa (un suricato con cui comunico telepaticamente, attualmente vive nello zoo di berlino per motivi di affitto) per informarmi di una serata a tema “stufato alla guinness” presso una taverna di ásgarðr in onore di un’intelligenza aliena chiamata maewyin.
torno a casa, saluto martina navratilova, mi appendo al cervello un cartello con scritto "chiuso per ferie" poi esco e mi inietto della guinness direttamente nell’ipofisi.
venerdì 1 marzo 2013
capisci che sei stanco quando, verso il crepuscolo, mentre sei in coda sulla tangenziale di milano all’altezza di cusago (in realtà cusago è basso, sappiatelo), vedi un dinosauro appena fuori dalla carreggiata.
lo ignoro e continuo a conversare amabilmente con un parmigiano reggiano.
quando, in vista di casa, supero un podista che sembra un incrocio fra paula radcliff e un cammello zoppo decido che è arrivato il momento di spegnere il cervello.
arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 5 (l’ergonomica) di johan kirghinskij nella partitura per trapano elettrico e glockenspiel, poi mi chiudo nella lavastoviglie (avrei voluto chiudermi nell’armadio ma c’è una riunione del gruppo per l’abolizione dell’onomastica fra libano zanolari, aramis dozio e severino piacquadio) e tento il suicidio recitando compulsivamente il salterio di egberto.
il giorno dopo sto benissimo, il che significa che probabilmente esistono metodi di suicidio migliori.
sms
xx: sono contento di averti visto, ti ho trovato bene
io: per forza, mica mi ero nascosto.
xx: sei un cretino
lo ignoro e continuo a conversare amabilmente con un parmigiano reggiano.
quando, in vista di casa, supero un podista che sembra un incrocio fra paula radcliff e un cammello zoppo decido che è arrivato il momento di spegnere il cervello.
arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 5 (l’ergonomica) di johan kirghinskij nella partitura per trapano elettrico e glockenspiel, poi mi chiudo nella lavastoviglie (avrei voluto chiudermi nell’armadio ma c’è una riunione del gruppo per l’abolizione dell’onomastica fra libano zanolari, aramis dozio e severino piacquadio) e tento il suicidio recitando compulsivamente il salterio di egberto.
il giorno dopo sto benissimo, il che significa che probabilmente esistono metodi di suicidio migliori.
sms
xx: sono contento di averti visto, ti ho trovato bene
io: per forza, mica mi ero nascosto.
xx: sei un cretino
venerdì 8 febbraio 2013
io e martina navratilova stiamo cercando di capire se il disegno sul tappetino del bagno è un mandala o un crop circle, e contemporaneamente disquisendo le implicazioni teoretiche del sincretismo* (per lo meno io: lei mi guarda con la tipica espressione incazzata di un cucciolo di alpaca. a tale proposito vorrei ricordare che un alpaca se è piccolo si chiama alpacino, da cui il nome dell’attore. alpachino invece, è un pomodoro siciliano) quando ci appare l’imperatore joshua norton per chiederci un asciugamano e un bicchiere di amaro wunderbar**.
qualche ora dopo, mentre il ghana perde ai rigori contro il burkina faso, sono ad una conferenza sapienziale in cui alcuni esperti illustrano una dottrina teosofica che richiama teorie astrologiche (una cosa che ha a che fare con il campo astrale, la segnatura astrale e l’esultanza sotto la curva astrale) e teorie psicologiche (come la teoria dei tre stadi: stadio orale, in cui impari a parlare, stadio anale, in cui impari a mandare tutti a fare in culo e stadio meazza, in cui unisci le due cose).
decido di intervenire nel dibattito con un koan meditativo sull’origine del mandala e sulla manifestazione del cosmo che vi riassumo qui:
il maestro ram mohan (si chiamava così perché ricordava le cose in maniera casuale, e se ne lamentava spesso) aveva dimenticato di pagare le bollette, e girava per casa al buio ma sbatteva contro tutti i mobili.
interrogò dunque i sacri veda*** per sapere cosa doveva fare con la raccomandata con la richiesta di riallaccio alla corrente.
e i sacri veda risposero: mandala.
ed egli fu illuminato.
per una migliore comprensione di questo koan consultate la vostra ghiandola pineale.
* un esponente del sincretismo si può chiamare, a seconda dei casi, sincretista o sincretino.
** un nome una garanzia.
*** la parola veda indica il “sapere”, la “conoscenza”, la “saggezza”, e i sacri veda sono un'antichissima raccolta di testi in sanscrito che si dividono nei tre libri principali: veda lei, veda un po’, veda di andarsene
qualche ora dopo, mentre il ghana perde ai rigori contro il burkina faso, sono ad una conferenza sapienziale in cui alcuni esperti illustrano una dottrina teosofica che richiama teorie astrologiche (una cosa che ha a che fare con il campo astrale, la segnatura astrale e l’esultanza sotto la curva astrale) e teorie psicologiche (come la teoria dei tre stadi: stadio orale, in cui impari a parlare, stadio anale, in cui impari a mandare tutti a fare in culo e stadio meazza, in cui unisci le due cose).
decido di intervenire nel dibattito con un koan meditativo sull’origine del mandala e sulla manifestazione del cosmo che vi riassumo qui:
il maestro ram mohan (si chiamava così perché ricordava le cose in maniera casuale, e se ne lamentava spesso) aveva dimenticato di pagare le bollette, e girava per casa al buio ma sbatteva contro tutti i mobili.
interrogò dunque i sacri veda*** per sapere cosa doveva fare con la raccomandata con la richiesta di riallaccio alla corrente.
e i sacri veda risposero: mandala.
ed egli fu illuminato.
per una migliore comprensione di questo koan consultate la vostra ghiandola pineale.
* un esponente del sincretismo si può chiamare, a seconda dei casi, sincretista o sincretino.
** un nome una garanzia.
*** la parola veda indica il “sapere”, la “conoscenza”, la “saggezza”, e i sacri veda sono un'antichissima raccolta di testi in sanscrito che si dividono nei tre libri principali: veda lei, veda un po’, veda di andarsene
martedì 29 gennaio 2013
io e il mio maestro di rilassamento emotivo (uno svasso che ha studiato filosofia analitica a oxford) siamo in riva al lago a bere del monte di colore (da cui il detto tiri il sasso e poi nascondi l’amaro. ci sarebbe anche il detto tiri lo svasso e nascondi la mano, ma temo che il mio maestro di rilassamento emotivo la possa prendere sul personale).
occorre anche dire che bere monte di colore non è una pratica ortodossa secondo le tecniche ufficiali di rilassamento emotivo, ma aiuta.
stiamo dibattendo su un annoso problema emotivo, ossia se dovrei liberarmi o meno di una confezione di camomilla scaduta nel 2010 (so quello che state pensando, ma è un’ottima annata per la camomilla) quando il comitato per l’accoglienza di ufi in missione di pace mi comunica telepaticamente (esistono mezzi di comunicazione migliori, sappiatelo) le coordinate per la prossima riunione operativa: lat 46.46262, long 9.19196.
quindi nel weekend mi metto in coda dietro a una hyundai atos che ha deciso di fare i tornanti a 5km/h (con tutta probabilità ha fatto un giuramento e sta aspettando la hyundai porthos e la hyundai aramis. ne approfitto per dirvi che non c’è niente di difficoltoso nel fare i tornanti, anche se devo ammettere che essere bruno conti potrebbe aiutare).
il giorno dopo ho una mobilità articolare che ricorda da molto vicino quella di un paracarro.
per ovviare al problema sono indeciso fra smirnoff e succo d’arancia o perskindol, ma alla fine mi decido per la vodka (lo svantaggio del perskindol è che dopo l’applicazione profumi di mentolo e c’è la possibilità che alcune vecchiette ti scambino per padre pio).
poi mi metto comodo sul divano ad aspettare l’influenza o, in alternativa, un’ecpirosi.
disclaimer: questo post può indurre all’uso inopinato di parentesi o di prodotti alcolici. nessuna parentesi è stata maltrattata durante la scrittura di questo post.
occorre anche dire che bere monte di colore non è una pratica ortodossa secondo le tecniche ufficiali di rilassamento emotivo, ma aiuta.
stiamo dibattendo su un annoso problema emotivo, ossia se dovrei liberarmi o meno di una confezione di camomilla scaduta nel 2010 (so quello che state pensando, ma è un’ottima annata per la camomilla) quando il comitato per l’accoglienza di ufi in missione di pace mi comunica telepaticamente (esistono mezzi di comunicazione migliori, sappiatelo) le coordinate per la prossima riunione operativa: lat 46.46262, long 9.19196.
quindi nel weekend mi metto in coda dietro a una hyundai atos che ha deciso di fare i tornanti a 5km/h (con tutta probabilità ha fatto un giuramento e sta aspettando la hyundai porthos e la hyundai aramis. ne approfitto per dirvi che non c’è niente di difficoltoso nel fare i tornanti, anche se devo ammettere che essere bruno conti potrebbe aiutare).
il giorno dopo ho una mobilità articolare che ricorda da molto vicino quella di un paracarro.
per ovviare al problema sono indeciso fra smirnoff e succo d’arancia o perskindol, ma alla fine mi decido per la vodka (lo svantaggio del perskindol è che dopo l’applicazione profumi di mentolo e c’è la possibilità che alcune vecchiette ti scambino per padre pio).
poi mi metto comodo sul divano ad aspettare l’influenza o, in alternativa, un’ecpirosi.
disclaimer: questo post può indurre all’uso inopinato di parentesi o di prodotti alcolici. nessuna parentesi è stata maltrattata durante la scrittura di questo post.
mercoledì 16 gennaio 2013
medicina internazionale
(per quelli che contano, 39. quest’anno è un numero magico)*
se vi capitasse di passare per roma sappiate che sarebbe facile per voi (dopo una gimcana da competizione per il parcheggio, ovviamente), recarvi nella zona dei colli albani a cercare un’erboristeria o una farmacia da asporto, un negozio di alimentari che serbi ancora una medicina tradizionale contro il mal di testa.
durante il tardo impero, infatti, gli antichi romani avevano già intuito quale male sia così infido e maligno da far impallidire anche i tiranni, arrivare a casa sudanti e in preda al timor estremo che non passi se non con un colpo ben assestato di daga.
la tradizione si è conservata nei negozi della capitale e, se non vogliamo vederci proporre un intruglio di acido acetilsalicilico, more e laudano, delle pastiglie di dubbia provenienza e di media cubatura, o tinture che ci ridurranno il capo verde e i vestiti da buttare (lungi da me voler infligger mania di persecuzione nei lettori, ma alcuni negozianti romani si sentono liberi al raggiro, questo va detto) la nostra pianta è sicuramente il ginepro.
lo troviamo già negli armadi angolari della farmacia di dubrovnik (la più antica farmacia europea conservata nel suo stato originale) e anche secondo alcuni testi apocrifi gitani, con questa pianta, detta anche erba del monaco (poiché veniva usata nei conventi) o erba di santa lucia (poiché si riteneva migliorasse la vista) si riabilita la funzione neurovegetativa e si rinsalda la connettività neuronale; come stendere una mano di malta sulla ossatura cerebrale.
testimonianze delle sue origini orientali si trovano sull’isola di samo, al largo delle coste turche (gli antichi non solo ne ingerivano germogli e bacche durante le fasi acute, ma lo intrecciavano a ghirlanda e lo indossavano come forma di prevenzione) ma ben presto l’uso si estese in tutti i domini cattolici e nel medioevo anche oltre oceano, tanto che la medicina moderna uruguagia ne contempla l’uso come blando antiinfiammatorio e ormai non c’è angolo del pianeta o landa desolata che ne misconosca le qualità.
e devo dire che è un’erba che funziona; io, nelle fredde sere invernali, ubriaco di grappa la usavo per ridurre il dolore alle tempie.
se siete amanti del fai da te, sappiate che occorre attendere i mini germogli di primavera, reciderne i gambi alla base e procedere indi a polverizzare il tutto per benino, prima di ingerire con acqua abbondante.
tu valuta se vale la pena acquistare la pianta, e sicuramente mi ringrazierai. nel caso volessi anche mandarmi dei soldi scrivimi che ti mando l’iban o alla peggio il numero della postepay.
* se siete qui per caso e non ci avete capito nulla, non avete di che preoccuparvi. questa è una cosa che faccio con i lettori affezionati di questo blog (due), e glielo dovevo. se poi avete capito di cosa si tratta e non avete niente di meglio da fare, la soluzione completa starà nei commenti, fra qualche giorno.
(per quelli che contano, 39. quest’anno è un numero magico)*
se vi capitasse di passare per roma sappiate che sarebbe facile per voi (dopo una gimcana da competizione per il parcheggio, ovviamente), recarvi nella zona dei colli albani a cercare un’erboristeria o una farmacia da asporto, un negozio di alimentari che serbi ancora una medicina tradizionale contro il mal di testa.
durante il tardo impero, infatti, gli antichi romani avevano già intuito quale male sia così infido e maligno da far impallidire anche i tiranni, arrivare a casa sudanti e in preda al timor estremo che non passi se non con un colpo ben assestato di daga.
la tradizione si è conservata nei negozi della capitale e, se non vogliamo vederci proporre un intruglio di acido acetilsalicilico, more e laudano, delle pastiglie di dubbia provenienza e di media cubatura, o tinture che ci ridurranno il capo verde e i vestiti da buttare (lungi da me voler infligger mania di persecuzione nei lettori, ma alcuni negozianti romani si sentono liberi al raggiro, questo va detto) la nostra pianta è sicuramente il ginepro.
lo troviamo già negli armadi angolari della farmacia di dubrovnik (la più antica farmacia europea conservata nel suo stato originale) e anche secondo alcuni testi apocrifi gitani, con questa pianta, detta anche erba del monaco (poiché veniva usata nei conventi) o erba di santa lucia (poiché si riteneva migliorasse la vista) si riabilita la funzione neurovegetativa e si rinsalda la connettività neuronale; come stendere una mano di malta sulla ossatura cerebrale.
testimonianze delle sue origini orientali si trovano sull’isola di samo, al largo delle coste turche (gli antichi non solo ne ingerivano germogli e bacche durante le fasi acute, ma lo intrecciavano a ghirlanda e lo indossavano come forma di prevenzione) ma ben presto l’uso si estese in tutti i domini cattolici e nel medioevo anche oltre oceano, tanto che la medicina moderna uruguagia ne contempla l’uso come blando antiinfiammatorio e ormai non c’è angolo del pianeta o landa desolata che ne misconosca le qualità.
e devo dire che è un’erba che funziona; io, nelle fredde sere invernali, ubriaco di grappa la usavo per ridurre il dolore alle tempie.
se siete amanti del fai da te, sappiate che occorre attendere i mini germogli di primavera, reciderne i gambi alla base e procedere indi a polverizzare il tutto per benino, prima di ingerire con acqua abbondante.
tu valuta se vale la pena acquistare la pianta, e sicuramente mi ringrazierai. nel caso volessi anche mandarmi dei soldi scrivimi che ti mando l’iban o alla peggio il numero della postepay.
* se siete qui per caso e non ci avete capito nulla, non avete di che preoccuparvi. questa è una cosa che faccio con i lettori affezionati di questo blog (due), e glielo dovevo. se poi avete capito di cosa si tratta e non avete niente di meglio da fare, la soluzione completa starà nei commenti, fra qualche giorno.
domenica 30 dicembre 2012
non so se ve ne siete accorti, ma il mondo non è finito. ne è rimasto ancora un po’ in frigo. se ve lo state chiedendo, se nessuno lo finisce va via con l’umido*.
in ufficio il router è entrato in modalità albero di natale e si riempie di lucine intermittenti, ma soprattutto fisse. io in genere non apprezzo lo spirito natalizio delle periferiche (non apprezzo lo spirito natalizio di nessuno, se devo essere sincero) ma il risultato è che internet, fax e telefono non funzionano.
il call center di fastweb da 4 giorni sostiene che entro 72 ore il problema sarà risolto, probabilmente perché hanno trovato un modo per curvare lo spazio tempo.
io provo a chiedere al gatto se riesce a risolvere il problema, ma pare che non sia granché interessato. in macchina jj johnson è sei mesi che mi suggerisce di chiamare jj5, il che aiuta, ma non migliora la situazione del router.
alla fine vado a casa, saluto piccettino e martina navratilova e mi infilo nella lavastoviglie.
la sera guardo la coppa spengler, la nfl oppure leggo.
ad esempio, peer jaan aavingsberg, ricercatore presso il dipartimento di geografia dell’università di lovanio, ha analizzato in dettaglio lo sviluppo della cartografia occidentale.
secondo il suo libro “la mappa non è il territorio sennò si chiamerebbero uguale” (ed. jaka book) i cartografi occidentali avrebbero trovato particolari difficoltà nella mappatura dell’indostan, e in generale la regione ad est dell’indo, forse anche per la difficoltà che rappresentava attraversare la catena dell’hymalaia; tanto è vero che in alcune mappe del 1500 si trova erroneamente indicato come indokazzostan.
a breve sono previste le nuove uscite dei libri di aavinbeerg “la mappa non è un ornitorinco” sulla storia della geografia dell’oceania e “la mappa non è un acceleratore nucleare” sulla ricerca del bosone di higgs (immagino saprete che l’hanno trovato: era in fondo a un cassetto).
* noi qui si fa la raccolta differenziata della frazione umida**. è facile perché piove spesso
** mi rendo conto che “frazione umida” fa un po’ staffetta di atletica, ma vi giuro che si dice così
in ufficio il router è entrato in modalità albero di natale e si riempie di lucine intermittenti, ma soprattutto fisse. io in genere non apprezzo lo spirito natalizio delle periferiche (non apprezzo lo spirito natalizio di nessuno, se devo essere sincero) ma il risultato è che internet, fax e telefono non funzionano.
il call center di fastweb da 4 giorni sostiene che entro 72 ore il problema sarà risolto, probabilmente perché hanno trovato un modo per curvare lo spazio tempo.
io provo a chiedere al gatto se riesce a risolvere il problema, ma pare che non sia granché interessato. in macchina jj johnson è sei mesi che mi suggerisce di chiamare jj5, il che aiuta, ma non migliora la situazione del router.
alla fine vado a casa, saluto piccettino e martina navratilova e mi infilo nella lavastoviglie.
la sera guardo la coppa spengler, la nfl oppure leggo.
ad esempio, peer jaan aavingsberg, ricercatore presso il dipartimento di geografia dell’università di lovanio, ha analizzato in dettaglio lo sviluppo della cartografia occidentale.
secondo il suo libro “la mappa non è il territorio sennò si chiamerebbero uguale” (ed. jaka book) i cartografi occidentali avrebbero trovato particolari difficoltà nella mappatura dell’indostan, e in generale la regione ad est dell’indo, forse anche per la difficoltà che rappresentava attraversare la catena dell’hymalaia; tanto è vero che in alcune mappe del 1500 si trova erroneamente indicato come indokazzostan.
a breve sono previste le nuove uscite dei libri di aavinbeerg “la mappa non è un ornitorinco” sulla storia della geografia dell’oceania e “la mappa non è un acceleratore nucleare” sulla ricerca del bosone di higgs (immagino saprete che l’hanno trovato: era in fondo a un cassetto).
* noi qui si fa la raccolta differenziata della frazione umida**. è facile perché piove spesso
** mi rendo conto che “frazione umida” fa un po’ staffetta di atletica, ma vi giuro che si dice così
martedì 11 dicembre 2012
è un tranquillo sabato di dicembre, il lago brilla sotto i raggi del sole, le montagne innevate svettano indomite nel cielo limpido del pomeriggio e il termometro della farmacia segna 19 gradi.
peccato che il termometro della farmacia sia rotto.
io ho addosso così tanti strati di piumino da avere il profilo dell’omino michelin dopo che ha mangiato pesante e non saprò mai quanti gradi ci sono realmente perché nessuno dei pinguini qui intorno sa aiutarmi.
torno a casa e mi metto in ascolto di comunicazioni da parte degli ufi.
dopo che mi hanno devastato un comignolo parcheggiando l’astronave, ho convinto gli ufi a comunicare con dei colpi sulle falde del tetto (è uno dei vantaggi di abitare in un sottotetto. ce ne sono anche altri, ma ora non mi vengono in mente).
abbiamo stabilito un codice:
la sera gestisco con fermezza un tentativo di sovversione interna da parte del comitato per la liberazione delle alette di pollo piccanti, poi cambio le pile del radiofaro e mi infilo nella lavastoviglie.
se ricevete comunicazioni per me da parte degli ufi, mandatemi una mail
peccato che il termometro della farmacia sia rotto.
io ho addosso così tanti strati di piumino da avere il profilo dell’omino michelin dopo che ha mangiato pesante e non saprò mai quanti gradi ci sono realmente perché nessuno dei pinguini qui intorno sa aiutarmi.
torno a casa e mi metto in ascolto di comunicazioni da parte degli ufi.
dopo che mi hanno devastato un comignolo parcheggiando l’astronave, ho convinto gli ufi a comunicare con dei colpi sulle falde del tetto (è uno dei vantaggi di abitare in un sottotetto. ce ne sono anche altri, ma ora non mi vengono in mente).
abbiamo stabilito un codice:
io e martina navratilova ci mettiamo in ascolto ma tutto quello che sentiamo sono i tarli nella cesta della legna, così alla fine ci tocca accendere il camino per evitare che i tarli ci invadano.1 colpo sulla falda sinistra e 3 sulla falda destra sta per: invasione immediata;
4 colpi a sinistra e 4 a destra sta per: stamattina effettuiamo ricognizioni sotto copertura travestiti da postini;
7 colpi a sinistra e 1 a destra sta per: atterriamo per le 22 gmt, a murmansk. ma solo se non fa troppo freddo;
3 colpi a sinistra e 1 a destra sta per: sabato riunione operativa al bar, che c’è la birra di natale della theresianer con le alette di pollo piccanti;
24 colpi a sinistra e 37 a destra sta per: abbiamo perso il conto e non sappiamo più cosa volevamo dire;
126 colpi a sinistra e 82 a destra sta per: c’è un maledetto ghiro sul tetto che disturba le comunicazioni.
la sera gestisco con fermezza un tentativo di sovversione interna da parte del comitato per la liberazione delle alette di pollo piccanti, poi cambio le pile del radiofaro e mi infilo nella lavastoviglie.
se ricevete comunicazioni per me da parte degli ufi, mandatemi una mail
martedì 27 novembre 2012
mi sveglio mentre un coro di nani da giardino installato sul davanzale e diretto da hugh troy junior canta fever all through the night, everybody's got the fever, that is something you all know battendo ritmicamente la testa contro la finestra.
in mancanza di una sezione ritmica, battere la testa contro la finestra aiuta più che schioccare le dita. almeno stando al mio maestro di armonizzazione interiore. e comunque è piuttosto difficile insegnare a un nano da giardino a schioccare le dita.
pur avendo qualche lieve difficoltà articolare e motoria, analizzando brevemente le differenze fra indie pop e indie per cui mi alzo.*
piove, fa quasi freddo, e il mio tentativo di ricreare un microclima simile a quello delle trobriand è miseramente fallito (peccato perché avevo già preso in considerazione di travestire piccettino** da malinowski).
avendo consapevolezza che la prossima bella giornata sarà fra circa sette mesi, il numero di bestemmie per minuto tende decisamente al limite di bremermann.
ad ogni modo sono felice di alzarmi perché in agenda ho un paio di problemi scientifici molto stimolanti che ho approcciato con il metodo filosofico.
so che molti scienziati sono convinti che non esista un modello filosofico; invece il modello filosofico esiste, è scientificamente applicabile e suona più o meno come: "da qualsiasi parte la guardi, non otterrai mai lo stesso risultato". da lì si iniziano ad applicare modelli stocastici, la meccanica quantistica, poi di solito si lascia perdere e ci si beve una birra (la filosofia non risolve i problemi, li abita. ma non ci paga l'imu, sennò non avrebbe i soldi per la birra).
* questa frase è pericolosamente instabile, ma un team di esperti ha stabilito che non può esplodere.
** andré agassi si chiama così in omaggio a leo ortolani, quello che disegna rat-man. per chi non lo sapesse, leo ortolani, con un tempismo invidiabile (appena una decina di anni di ritardo), ora ha un blog: questo. poi non ditemi che non vi avevo avvertito.
in mancanza di una sezione ritmica, battere la testa contro la finestra aiuta più che schioccare le dita. almeno stando al mio maestro di armonizzazione interiore. e comunque è piuttosto difficile insegnare a un nano da giardino a schioccare le dita.
pur avendo qualche lieve difficoltà articolare e motoria, analizzando brevemente le differenze fra indie pop e indie per cui mi alzo.*
piove, fa quasi freddo, e il mio tentativo di ricreare un microclima simile a quello delle trobriand è miseramente fallito (peccato perché avevo già preso in considerazione di travestire piccettino** da malinowski).
avendo consapevolezza che la prossima bella giornata sarà fra circa sette mesi, il numero di bestemmie per minuto tende decisamente al limite di bremermann.
ad ogni modo sono felice di alzarmi perché in agenda ho un paio di problemi scientifici molto stimolanti che ho approcciato con il metodo filosofico.
so che molti scienziati sono convinti che non esista un modello filosofico; invece il modello filosofico esiste, è scientificamente applicabile e suona più o meno come: "da qualsiasi parte la guardi, non otterrai mai lo stesso risultato". da lì si iniziano ad applicare modelli stocastici, la meccanica quantistica, poi di solito si lascia perdere e ci si beve una birra (la filosofia non risolve i problemi, li abita. ma non ci paga l'imu, sennò non avrebbe i soldi per la birra).
* questa frase è pericolosamente instabile, ma un team di esperti ha stabilito che non può esplodere.
** andré agassi si chiama così in omaggio a leo ortolani, quello che disegna rat-man. per chi non lo sapesse, leo ortolani, con un tempismo invidiabile (appena una decina di anni di ritardo), ora ha un blog: questo. poi non ditemi che non vi avevo avvertito.
lunedì 12 novembre 2012
stavo cercando di suicidarmi con freecell (un team di esperti ha stabilito che è possibile, anche se c’è il fondato rischio di non morire ma di diventare epilettici a vita) quando un emissario di andreetta e pesciallo* mi fa sapere che martina navratilova, franco davin e suo fratello bicer mi aspettano per disquisire sulle possibilità di del potro di arrivare in finale al master.
di norma leggerei il futuro nei fondi di gattinara, ma è un passatempo decisamente costoso, così decido di aspettare domenica.
nel frattempo mi inserisco in contese verbali con la delicatezza che contraddistingue un board check di petteri nummelin e continuo ad interrogarmi sul principio di realtà (secondo un’interpretazione filosofica eterodossa che attualmente mi sento di condividere, la realtà non è altro che ciò che continua ad esistere anche quando smetti di crederci. è un modo come un altro per dire che il nostro universo è piuttosto testardo).
quando ho un po’ di tempo mi sdraio sul divano e studio le affinità e le divergenze fra il brandy vecchia romagna e il brandy questa mano zingara.
* se non sapete chi sono andreetta e pesciallo vuol dire che non avete mai visto la tsi (che adesso si chiama rsi perché la creatività degli svizzeri è illimitata). d’altra parte, google sta lì apposta, devo dirvelo io? ma se solo aveste un briciolo di fiducia in me (lo so che non l’avete, dico per dire) potete tranquillamente andare avanti a non saperlo e vivere bene uguale.
ultim’ora
in uno studio sulla cultura arcaica pubblicato sulla rivista “nature” l’etnologo marc zetterberg è giunto alla conclusione che alcune frasi della saggezza popolare mediterranea andrebbero riviste sulla base di pregiudizi radicati nelle comunità di quelle aree geografiche. i risultati dello studio saranno pubblicato in un libro edito dal saggiatore dal titolo timeo danaos et dona bionda
di norma leggerei il futuro nei fondi di gattinara, ma è un passatempo decisamente costoso, così decido di aspettare domenica.
nel frattempo mi inserisco in contese verbali con la delicatezza che contraddistingue un board check di petteri nummelin e continuo ad interrogarmi sul principio di realtà (secondo un’interpretazione filosofica eterodossa che attualmente mi sento di condividere, la realtà non è altro che ciò che continua ad esistere anche quando smetti di crederci. è un modo come un altro per dire che il nostro universo è piuttosto testardo).
quando ho un po’ di tempo mi sdraio sul divano e studio le affinità e le divergenze fra il brandy vecchia romagna e il brandy questa mano zingara.
* se non sapete chi sono andreetta e pesciallo vuol dire che non avete mai visto la tsi (che adesso si chiama rsi perché la creatività degli svizzeri è illimitata). d’altra parte, google sta lì apposta, devo dirvelo io? ma se solo aveste un briciolo di fiducia in me (lo so che non l’avete, dico per dire) potete tranquillamente andare avanti a non saperlo e vivere bene uguale.
ultim’ora
in uno studio sulla cultura arcaica pubblicato sulla rivista “nature” l’etnologo marc zetterberg è giunto alla conclusione che alcune frasi della saggezza popolare mediterranea andrebbero riviste sulla base di pregiudizi radicati nelle comunità di quelle aree geografiche. i risultati dello studio saranno pubblicato in un libro edito dal saggiatore dal titolo timeo danaos et dona bionda
mercoledì 31 ottobre 2012
non è che sono sparito (cioè, ci ho provato, ma il corso di smaterializzazione ha subito un lieve ritardo perché non riusciamo più a trovare il maestro) è solo che mi si sono congelati i neuroni.
ieri io ed alcuni pinguini stavamo scrostando il ghiaccio dal parabrezza dalle nostre auto (alcuni i pinguini hanno la patente, sì. è una scelta razionale, quando si rendono conto di quanta fatica fanno a muoversi sulla terraferma) con grande scorno di alcuni gabbiani di passaggio che stavano provando alcune accelerazioni nella speranza di trovare un ingaggio nell’ambrì piotta.
ho ancora il cervello tarato sulla funzione paraflu quando all’improvviso un pakistano con lo zaino di poochie mi chiede se può lasciare dei dépliant nella cassetta della posta o, in alternativa, vendermi un’edizione del de trinitate di sant’agostino rilegato in brossura.
opto per i dépliant, poi metto il riscaldamento dell’auto sull’opzione harmattan e aspetto che vada in temperatura e in ufficio. invece niente, devo guidare io.
questo mi ricorda che invece alcune astronavi madri* delle flotte ufi hanno la rotta impostata in automatico (mentre gli ufi più evoluti usano il teletrasporto**) e la maggior parte delle rotte prevede di evitare la terra, per lo meno finché la specie homo sapiens è in giro per il pianeta (la specie homo sapiens non è abituata a pensare in termini di tempo su scala planetaria. noi ci immaginiamo che il pianeta sia a nostra disposizione e che lo occupiamo da sempre. in realtà, in termini generali, se paragoniamo l’età del pianeta ad una giornata di 24 ore, noi siamo qui da circa un trenta secondi. quindi una specie aliena che ha avuto tutto il tempo di visitare la terra e quando arriva la trova occupata da homo sapiens riassumerebbe la questione con un’unica parola: sfiga. tra l’altro ora c’è anche molto meno posto per parcheggiare l’astronave).
in serata, io, martina navratilova e andré agassi (che però vuole restare in incognito, e d’ora in poi lo troverete indicato come “piccettino”) proviamo a testare delle procedure per spostare dei bias cognitivi, peraltro con esisti nulli. il risultato è che nella notte vengo svegliato, a fasi alterne, da piccettino e dal fantasma di bluma zeigarnik.
* l’astronave madre è quella che ti ricorda di metterti la maglia di lana
** il senso del teletrasporto è stato per molto tempo frainteso. la maggior parte della gente qui intende il teletrasporto come uno strumento che ti porta nel posto in cui vuoi andare. inteso correttamente, il teletrasporto è esattamente l’opposto: porta da te il posto dove volevi andare.
ieri io ed alcuni pinguini stavamo scrostando il ghiaccio dal parabrezza dalle nostre auto (alcuni i pinguini hanno la patente, sì. è una scelta razionale, quando si rendono conto di quanta fatica fanno a muoversi sulla terraferma) con grande scorno di alcuni gabbiani di passaggio che stavano provando alcune accelerazioni nella speranza di trovare un ingaggio nell’ambrì piotta.
ho ancora il cervello tarato sulla funzione paraflu quando all’improvviso un pakistano con lo zaino di poochie mi chiede se può lasciare dei dépliant nella cassetta della posta o, in alternativa, vendermi un’edizione del de trinitate di sant’agostino rilegato in brossura.
opto per i dépliant, poi metto il riscaldamento dell’auto sull’opzione harmattan e aspetto che vada in temperatura e in ufficio. invece niente, devo guidare io.
questo mi ricorda che invece alcune astronavi madri* delle flotte ufi hanno la rotta impostata in automatico (mentre gli ufi più evoluti usano il teletrasporto**) e la maggior parte delle rotte prevede di evitare la terra, per lo meno finché la specie homo sapiens è in giro per il pianeta (la specie homo sapiens non è abituata a pensare in termini di tempo su scala planetaria. noi ci immaginiamo che il pianeta sia a nostra disposizione e che lo occupiamo da sempre. in realtà, in termini generali, se paragoniamo l’età del pianeta ad una giornata di 24 ore, noi siamo qui da circa un trenta secondi. quindi una specie aliena che ha avuto tutto il tempo di visitare la terra e quando arriva la trova occupata da homo sapiens riassumerebbe la questione con un’unica parola: sfiga. tra l’altro ora c’è anche molto meno posto per parcheggiare l’astronave).
in serata, io, martina navratilova e andré agassi (che però vuole restare in incognito, e d’ora in poi lo troverete indicato come “piccettino”) proviamo a testare delle procedure per spostare dei bias cognitivi, peraltro con esisti nulli. il risultato è che nella notte vengo svegliato, a fasi alterne, da piccettino e dal fantasma di bluma zeigarnik.
* l’astronave madre è quella che ti ricorda di metterti la maglia di lana
** il senso del teletrasporto è stato per molto tempo frainteso. la maggior parte della gente qui intende il teletrasporto come uno strumento che ti porta nel posto in cui vuoi andare. inteso correttamente, il teletrasporto è esattamente l’opposto: porta da te il posto dove volevi andare.
domenica 14 ottobre 2012
da grande vorrei fare lo psicologo delle divinità. credo sia un lavoro in cui ci siano buoni margini di manovra, ma ho alcuni dubbi sullo stipendio.
in ogni caso, a sentire gli appartenenti alla specie homo sapiens (lo so che faccio parte pure io della specie homo sapiens, ma trovo ingiusto che uno non possa scegliere la propria specie di appartenenza) le divinità tendono ad essere particolarmente insicure.
voglio dire, hanno sempre bisogno che uno si ricordi di loro, si offendono se non le ringrazi per ogni cosa, se uno dubita della loro esistenza ci rimangono malissimo e inviano sventure e carestie, se le insulti la prendono subito sul personale, e come se non bastasse quasi tutti pretendono di essere unici oppure litigano fra di loro per stabilire chi è il migliore. come la chiamereste voi se non insicurezza cronica?
io non so se esiste un dio del torcicollo, ma se esiste mi odia.
nel tardo pomeriggio sono su un treno fermo nella campagna di abbiate guazzone (un nome, un imperativo).
sono abbandonato su un sedile ma rigorosamente in posizione ascetica e, come tutti i mistici, emano un lieve aroma di mentolo, limone, bergamotto, lavanda e rosmarino, che un primo esame olfattivo potrebbe identificare come perskindol (lindert den schmerz und fördert die heilung bei) quando si materializza di fianco a me david gnomo (che, inspiegabilmente, invece del cappello a punta indossa un sombrero).
parliamo del più e del meno e di altre operazioni elementari fino a quando non scompare perché disturbato dall'alta tensione della linea aerea che torna in funzione.
io continuo il viaggio con la spiacevole sensazione che avrei dovuto chiedergli qualcosa a proposito di quella questione del sombrero.
poi niente, arrivo a milano e in ordine sparso, vedo gente, cerco di trasformare il bistrot letterario in un appartamento, cammino, mangio kebab, e sono felice.
in ogni caso, a sentire gli appartenenti alla specie homo sapiens (lo so che faccio parte pure io della specie homo sapiens, ma trovo ingiusto che uno non possa scegliere la propria specie di appartenenza) le divinità tendono ad essere particolarmente insicure.
voglio dire, hanno sempre bisogno che uno si ricordi di loro, si offendono se non le ringrazi per ogni cosa, se uno dubita della loro esistenza ci rimangono malissimo e inviano sventure e carestie, se le insulti la prendono subito sul personale, e come se non bastasse quasi tutti pretendono di essere unici oppure litigano fra di loro per stabilire chi è il migliore. come la chiamereste voi se non insicurezza cronica?
io non so se esiste un dio del torcicollo, ma se esiste mi odia.
nel tardo pomeriggio sono su un treno fermo nella campagna di abbiate guazzone (un nome, un imperativo).
sono abbandonato su un sedile ma rigorosamente in posizione ascetica e, come tutti i mistici, emano un lieve aroma di mentolo, limone, bergamotto, lavanda e rosmarino, che un primo esame olfattivo potrebbe identificare come perskindol (lindert den schmerz und fördert die heilung bei) quando si materializza di fianco a me david gnomo (che, inspiegabilmente, invece del cappello a punta indossa un sombrero).
parliamo del più e del meno e di altre operazioni elementari fino a quando non scompare perché disturbato dall'alta tensione della linea aerea che torna in funzione.
io continuo il viaggio con la spiacevole sensazione che avrei dovuto chiedergli qualcosa a proposito di quella questione del sombrero.
poi niente, arrivo a milano e in ordine sparso, vedo gente, cerco di trasformare il bistrot letterario in un appartamento, cammino, mangio kebab, e sono felice.
mercoledì 3 ottobre 2012
stavo facendo rafting a bordo della peugeot 206 per andare in ufficio*, quando all’improvviso mi appare il capitano achab travestito da postino per informarmi che si sono perse un po’ di raccomandate (la raccomandazione è un problema tutto italiano, in effetti) e ci vorrà ancora un po’ di tempo per la questione della balena.
provo a dirgli che sarebbe molto più saggio da parte sua lasciar perdere i cetacei (mica sempre i cetacei possono vincere) ma è già salito a bordo della sua mini-pequod motorizzata con un’espressione che interpreto come “devo finire di montare l’armadio ikea” o anche “sono inseguito da orde di cavedani che vogliono vendermi delle giacche di pelle beige” (ma potrei anche sbagliare, ho dei problemi enormi con il sottotesto. quindi se dovete dirmi qualcosa siate chiari, cortesemente. e non sperate che io intuisca qualcosa che si legge tra le righe, che io tra le righe ho sempre visto dello spazio bianco, e non mi aiuta granché. sono serio, davvero. posso essere anche altri fiumi a caso se servisse a convincervi).
nel frattempo il mio cervello è in bilico sul baratro, un po’ come philippe petit al world trade center, ma senza bilanciere. il che è abbastanza normale, credo. o almeno così mi hanno assicurato le voci che sento uscire dal tostapane.
per passare il tempo, invece di usare il classico minipimer, io e martina navratilova la sera lottiamo contro una scarpa. non è il caso di sottovalutare una scarpa, tanto più che questa ha un aspetto decisamente sinistro. infatti alla fine la scarpa vince, e noi ci ritiriamo in buon ordine.
nel tempo libero guardo rai5, metto robe inutili fra parentesi e cerco di addormentarmi e svegliarmi un numero di volte esattamente pari (secondo la qabbalah, è il segreto per una vita longeva. ora che ve l'ho detto, tenetene conto).
* non è una cosa che faccio volentieri, eh. ma se la smettesse di diluviare potrebbe essere di aiuto
provo a dirgli che sarebbe molto più saggio da parte sua lasciar perdere i cetacei (mica sempre i cetacei possono vincere) ma è già salito a bordo della sua mini-pequod motorizzata con un’espressione che interpreto come “devo finire di montare l’armadio ikea” o anche “sono inseguito da orde di cavedani che vogliono vendermi delle giacche di pelle beige” (ma potrei anche sbagliare, ho dei problemi enormi con il sottotesto. quindi se dovete dirmi qualcosa siate chiari, cortesemente. e non sperate che io intuisca qualcosa che si legge tra le righe, che io tra le righe ho sempre visto dello spazio bianco, e non mi aiuta granché. sono serio, davvero. posso essere anche altri fiumi a caso se servisse a convincervi).
nel frattempo il mio cervello è in bilico sul baratro, un po’ come philippe petit al world trade center, ma senza bilanciere. il che è abbastanza normale, credo. o almeno così mi hanno assicurato le voci che sento uscire dal tostapane.
per passare il tempo, invece di usare il classico minipimer, io e martina navratilova la sera lottiamo contro una scarpa. non è il caso di sottovalutare una scarpa, tanto più che questa ha un aspetto decisamente sinistro. infatti alla fine la scarpa vince, e noi ci ritiriamo in buon ordine.
nel tempo libero guardo rai5, metto robe inutili fra parentesi e cerco di addormentarmi e svegliarmi un numero di volte esattamente pari (secondo la qabbalah, è il segreto per una vita longeva. ora che ve l'ho detto, tenetene conto).
* non è una cosa che faccio volentieri, eh. ma se la smettesse di diluviare potrebbe essere di aiuto
mercoledì 19 settembre 2012
stavo disquisendo con un cigno di esperimenti mentali e alterazione dell’universo (i cigni sono molto permalosi e si credono i padroni del lago, ma a volte danno dei consigli intelligenti) quando martina navratilova mi manda dei segnali acustici da dentro il box doccia.
nel mio box doccia vige una legislazione spazio-temporale indipendente: entro in doccia ed è il 2006.
non che questo sia di grande aiuto, anche perché appena esco torna ad essere il 2012.
a rigor di logica potrei provare ad uscire di casa stando dentro il box doccia, giusto per vedere cosa succede, ma temo possa risultare problematico.
nel frattempo antennisti e muratori stanno lavorando alacremente sul tetto. si sono scusati per non aver fatto in tempo a ripristinare comignolo e antenna entro la finale degli us open sulla tsi2 (in fondo era solo dieci giorni fa), ma hanno assicurato che finiranno entro domani, giusto in tempo per vedere twente vs hannover 96 su kabel 1, che secondo loro riveste più o meno la stessa importanza storica.
fra le altre cose credo mi abbiano smontato il radiofaro per ufi, perché non mi chiama più nessuno.
io mi consolo con fideua e barbaresco traversa, poi mi infilo nella lavastoviglie. se trovate qualcuno cosparso di brillantante, fate ciao con la manina
nel mio box doccia vige una legislazione spazio-temporale indipendente: entro in doccia ed è il 2006.
non che questo sia di grande aiuto, anche perché appena esco torna ad essere il 2012.
a rigor di logica potrei provare ad uscire di casa stando dentro il box doccia, giusto per vedere cosa succede, ma temo possa risultare problematico.
nel frattempo antennisti e muratori stanno lavorando alacremente sul tetto. si sono scusati per non aver fatto in tempo a ripristinare comignolo e antenna entro la finale degli us open sulla tsi2 (in fondo era solo dieci giorni fa), ma hanno assicurato che finiranno entro domani, giusto in tempo per vedere twente vs hannover 96 su kabel 1, che secondo loro riveste più o meno la stessa importanza storica.
fra le altre cose credo mi abbiano smontato il radiofaro per ufi, perché non mi chiama più nessuno.
io mi consolo con fideua e barbaresco traversa, poi mi infilo nella lavastoviglie. se trovate qualcuno cosparso di brillantante, fate ciao con la manina
giovedì 6 settembre 2012
io e il mio maestro di rilassamento emotivo (un cavedano che si monoalimenta a pizza e crede che l’universo sia un grosso equivoco) ci stiamo raccontando storie turche (le storie turche sono tipo: la bella addormentata nel bosforo e il signore dei dardanelli) quando all’improvviso finisce l’estate (vi ricordo che da queste parti l’estate dura circa due settimane, per problemi di diritti siae).
in condizioni normali sarebbe sufficiente per esprimere giudizi negativi su divinità a caso o questionare sulla moralità di una nota cantante pop statunitense, ma c’è anche da dire che l’estate di quest’anno è stata particolarmente impegnativa.
questo perché è iniziata con una donazione a windjet di 114 euri, donazione forse un tantino eccessiva e che però mi ha fortunatamente garantito l’acquisto di un biglietto per la medesima tratta con alitalia al prezzo scontatissimo e convenientissimo di 150 euri.
poi niente, sono arrivati gli ufi ma hanno sbagliato una manovra di parcheggio e mi hanno divelto un comignolo che ospitava la canna fumaria della caldaia e la parabola per la ricezione satellitare, oltre che una parte della copertura in coppi (pare che quando hanno costruito la casa la copertura in bartali non era disponibile).
ho dato la colpa a una tromba d’aria perché la mia assicurazione copre danni causati da eventi atmosferici (è quello che in gergo si definisce ecoterrorismo) ma non danni causati da imperizia di ufi (vi ricordo che da queste parti le trombe d'aria sono tipicamente estive. ma poi in genere fanno quello che gli pare perché sono intraprendenti, quindi capita che arrivino tutti i mesi. se volete fare un salto da queste parti, beh, non fatelo).
in ogni caso dall’assicurazione mi hanno spiegato che non pagheranno perché l’evento si è verificato in una notte di congiunzione astrale, e perché il perito, lo dice la parola, è morto prima di arrivare da loro (del resto si chiama “assicurazione” perché se ti succede qualcosa ti assicurano che non pagano).
io mi consolo con una surfinia highlander, un poster gigante di stefka kostadinova e l'uso compulsivo di parentesi
in condizioni normali sarebbe sufficiente per esprimere giudizi negativi su divinità a caso o questionare sulla moralità di una nota cantante pop statunitense, ma c’è anche da dire che l’estate di quest’anno è stata particolarmente impegnativa.
questo perché è iniziata con una donazione a windjet di 114 euri, donazione forse un tantino eccessiva e che però mi ha fortunatamente garantito l’acquisto di un biglietto per la medesima tratta con alitalia al prezzo scontatissimo e convenientissimo di 150 euri.
poi niente, sono arrivati gli ufi ma hanno sbagliato una manovra di parcheggio e mi hanno divelto un comignolo che ospitava la canna fumaria della caldaia e la parabola per la ricezione satellitare, oltre che una parte della copertura in coppi (pare che quando hanno costruito la casa la copertura in bartali non era disponibile).
ho dato la colpa a una tromba d’aria perché la mia assicurazione copre danni causati da eventi atmosferici (è quello che in gergo si definisce ecoterrorismo) ma non danni causati da imperizia di ufi (vi ricordo che da queste parti le trombe d'aria sono tipicamente estive. ma poi in genere fanno quello che gli pare perché sono intraprendenti, quindi capita che arrivino tutti i mesi. se volete fare un salto da queste parti, beh, non fatelo).
in ogni caso dall’assicurazione mi hanno spiegato che non pagheranno perché l’evento si è verificato in una notte di congiunzione astrale, e perché il perito, lo dice la parola, è morto prima di arrivare da loro (del resto si chiama “assicurazione” perché se ti succede qualcosa ti assicurano che non pagano).
io mi consolo con una surfinia highlander, un poster gigante di stefka kostadinova e l'uso compulsivo di parentesi
giovedì 23 agosto 2012
in corsica tutti parlano francese ma i nomi delle località sono in genovese, sono vicini alla sardegna, cucinano italiano, e alla fine tutto quello che si può dire è che gli autoctoni sono corsi ma non si capisce bene dove.
la corsica oltre ad avere mari splendidi e un entroterra affascinante, ha anche dato i natali a uomini illustri come napoleone (chiamato amichevolmente dai locali napo corso capo), mario corso e vittorio emanuele corso.
alla fine la corsica è davvero splendida, peccato solo sia piena di francesi.
ad ogni modo, ecco un test che vi fornirà il vostro grado di adattabilità all’isola, o, in alternativa, un buono sconto da tre centesimi per una pietra.
il nome calvi individua:
a) un comune sulla punta nord occidentale della corsica
b) un banchiere
c) un comune dove possono risiedere solo uomini affetti da alopecia
la pietra è:
a) una birra ambrata con farina di castagna
b) il terreno che costituisce le spiagge della corsica
c) un buonissimo dolce di mandorle impossibile da masticare
sulla bandiera della corsica è raffigurata una testa di moro che rappresenta:
a) il vessillo adottato da pascal paoli nel 1755
b) il colore marrone
c) uno statista fautore di una politica di compromesso con la francia
il fiadone è:
a) un dolce tipico
b) la tipica bottiglia allungata dei corsi, molto simile a una grossa fiala
c) il tipo di respiro che ti viene dopo essere andato a piedi dal porto di bonifacio alla città fortificata
con l’espressione cap corse si intende:
a) un liquore tipico usato per l’aperitivo che prende il nome dalla regione in cui viene prodotto
b) l’appellativo ufficiale con cui si designa il presidente del consiglio esecutivo della corsica
c) l’elenco dei codici di aviazione postale della corsica
il nome viale salvatore sta per:
a) uno scrittore e poeta nato nel 1787
b) un terzino dello sporting club de bastia
c) il viale principale di porto vecchio, intitolato al cristo salvatore
sisco è:
a) un comune dell’alta corsica
b) benjamin lafayette, un comandante di deep space nine
c) un intercalare corso, abbreviazione del detto: siscopro che sì forestu t’ammazzu
le isole sanguinarie sono:
a) un arcipelago composto da 4 isole ad ovest della corsica
b) un racconto di emilio salgari ambientato in corsica
c) delle isole abitate tuttora da pirati in cui si può sbarcare solo armati
ajaccio è:
a) la capitale della corsica
b) la capitale della francia
c) una tariffa di campeggio agevolata che ti permette di dormire ma senza montare la tenda, da cui l’espressione dormire all’ajaccio
il brocciu è:
a) un formaggio
b) l’equivalente corso di “biroccio”, un carretto a due ruote usato per il trasporto merci
c) l’espressione corrucciata tipica dei corsi, da cui il modo di dire “mettere il brocciu”
risposte:
- maggioranza di risposte c: abbiamo delle cose in comune (io ho lasciato uno zaino all’anagrafe, ad esempio)
- maggioranza di risposte b: ah, se solo vi applicaste di più (sareste probabilmente un adesivo)
- maggioranza di risposte a: siete un discendente di napoleone bonaparte
la corsica oltre ad avere mari splendidi e un entroterra affascinante, ha anche dato i natali a uomini illustri come napoleone (chiamato amichevolmente dai locali napo corso capo), mario corso e vittorio emanuele corso.
alla fine la corsica è davvero splendida, peccato solo sia piena di francesi.
ad ogni modo, ecco un test che vi fornirà il vostro grado di adattabilità all’isola, o, in alternativa, un buono sconto da tre centesimi per una pietra.
il nome calvi individua:
a) un comune sulla punta nord occidentale della corsica
b) un banchiere
c) un comune dove possono risiedere solo uomini affetti da alopecia
la pietra è:
a) una birra ambrata con farina di castagna
b) il terreno che costituisce le spiagge della corsica
c) un buonissimo dolce di mandorle impossibile da masticare
sulla bandiera della corsica è raffigurata una testa di moro che rappresenta:
a) il vessillo adottato da pascal paoli nel 1755
b) il colore marrone
c) uno statista fautore di una politica di compromesso con la francia
il fiadone è:
a) un dolce tipico
b) la tipica bottiglia allungata dei corsi, molto simile a una grossa fiala
c) il tipo di respiro che ti viene dopo essere andato a piedi dal porto di bonifacio alla città fortificata
con l’espressione cap corse si intende:
a) un liquore tipico usato per l’aperitivo che prende il nome dalla regione in cui viene prodotto
b) l’appellativo ufficiale con cui si designa il presidente del consiglio esecutivo della corsica
c) l’elenco dei codici di aviazione postale della corsica
il nome viale salvatore sta per:
a) uno scrittore e poeta nato nel 1787
b) un terzino dello sporting club de bastia
c) il viale principale di porto vecchio, intitolato al cristo salvatore
sisco è:
a) un comune dell’alta corsica
b) benjamin lafayette, un comandante di deep space nine
c) un intercalare corso, abbreviazione del detto: siscopro che sì forestu t’ammazzu
le isole sanguinarie sono:
a) un arcipelago composto da 4 isole ad ovest della corsica
b) un racconto di emilio salgari ambientato in corsica
c) delle isole abitate tuttora da pirati in cui si può sbarcare solo armati
ajaccio è:
a) la capitale della corsica
b) la capitale della francia
c) una tariffa di campeggio agevolata che ti permette di dormire ma senza montare la tenda, da cui l’espressione dormire all’ajaccio
il brocciu è:
a) un formaggio
b) l’equivalente corso di “biroccio”, un carretto a due ruote usato per il trasporto merci
c) l’espressione corrucciata tipica dei corsi, da cui il modo di dire “mettere il brocciu”
risposte:
- maggioranza di risposte c: abbiamo delle cose in comune (io ho lasciato uno zaino all’anagrafe, ad esempio)
- maggioranza di risposte b: ah, se solo vi applicaste di più (sareste probabilmente un adesivo)
- maggioranza di risposte a: siete un discendente di napoleone bonaparte
mercoledì 1 agosto 2012
il primo agosto è la festa nazionale svizzera.
solo che invece di andare in processione al prato del grütli di seelisberg sono venuti tutti sotto il mio ufficio a mangiare pizza e comprare abbigliamento di importazione cinese (sia chiaro, io non ho niente contro la globalizzazione, ma se poteste globalizzarvi da un’altra parte, e soprattutto lasciare liberi dei parcheggi, io ne sarei felice).
il primo agosto teoricamente si festeggia il bundesbrief, in pratica a tutti viene in mente guglielmo tell, solo che non è ben chiaro se sia esistito realmente quindi alla fine si festeggia la svizzeritudine (un po’ come il natale, a pensarci bene).
immagino sappiate la storia (no, vabbè, era una affermazione retorica, lo so che non la sapete): guglielmo e i suoi compaesani sono costretti dagli oppressori a riverire un cappello piantato su un palo (la storia non spiega perché. cioè, perché non un calzino su un’altalena, un maglione su una ruota? e poi, che tipo di oppressione sarebbe? a me tocca lavorare otto ore al giorno per mille euro al mese, secondo me sto messo peggio io. ma insomma).
il prode guglielmo non si inchina, e quando gli oppressori gliene chiedono conto spiega che con una balestra è in grado di colpire una mela appoggiata sulla testa di suo figlio (se anche voi non vedete un legame logico fra le due cose, avete ancora qualche speranza. un po’ come quando ti dicono che sei impegnato in attività illegali e tu ti giustifichi spiegando che c’è un sacco di gente che ti vota).
ad ogni modo, nonostante il prevedibile parere contrario del figlio, organizzano una dimostrazione pratica.
la prova riesce al primo tentativo (mele ce n’erano in abbondanza, ma non so quanti figli avesse a disposizione), tutti si congratulano, qualcuno chiede il bis (il figlio a quel punto ha già un biglietto aereo per le bahamas) e il messaggio che arriva agli oppressori è che se un valligiano qualsiasi è così stupido da prendere a balestrate suo figlio, forse non è il caso di insistere con la civilizzazione ed è meglio tornare fra la gente normale.
boh, forse non era proprio così, ma comunque.
io indosso il mio costume da margravio, mi sdraio sulla scrivania e metto la segreteria telefonica al cervello.
solo che invece di andare in processione al prato del grütli di seelisberg sono venuti tutti sotto il mio ufficio a mangiare pizza e comprare abbigliamento di importazione cinese (sia chiaro, io non ho niente contro la globalizzazione, ma se poteste globalizzarvi da un’altra parte, e soprattutto lasciare liberi dei parcheggi, io ne sarei felice).
il primo agosto teoricamente si festeggia il bundesbrief, in pratica a tutti viene in mente guglielmo tell, solo che non è ben chiaro se sia esistito realmente quindi alla fine si festeggia la svizzeritudine (un po’ come il natale, a pensarci bene).
immagino sappiate la storia (no, vabbè, era una affermazione retorica, lo so che non la sapete): guglielmo e i suoi compaesani sono costretti dagli oppressori a riverire un cappello piantato su un palo (la storia non spiega perché. cioè, perché non un calzino su un’altalena, un maglione su una ruota? e poi, che tipo di oppressione sarebbe? a me tocca lavorare otto ore al giorno per mille euro al mese, secondo me sto messo peggio io. ma insomma).
il prode guglielmo non si inchina, e quando gli oppressori gliene chiedono conto spiega che con una balestra è in grado di colpire una mela appoggiata sulla testa di suo figlio (se anche voi non vedete un legame logico fra le due cose, avete ancora qualche speranza. un po’ come quando ti dicono che sei impegnato in attività illegali e tu ti giustifichi spiegando che c’è un sacco di gente che ti vota).
ad ogni modo, nonostante il prevedibile parere contrario del figlio, organizzano una dimostrazione pratica.
la prova riesce al primo tentativo (mele ce n’erano in abbondanza, ma non so quanti figli avesse a disposizione), tutti si congratulano, qualcuno chiede il bis (il figlio a quel punto ha già un biglietto aereo per le bahamas) e il messaggio che arriva agli oppressori è che se un valligiano qualsiasi è così stupido da prendere a balestrate suo figlio, forse non è il caso di insistere con la civilizzazione ed è meglio tornare fra la gente normale.
boh, forse non era proprio così, ma comunque.
io indosso il mio costume da margravio, mi sdraio sulla scrivania e metto la segreteria telefonica al cervello.
mercoledì 25 luglio 2012
in tarda mattinata l'agenzia di rating moody's ha declassato il mio gatto da A+ a rompicoglioni.
nel frattempo il lago ha assunto una tonalità verde smeraldo (ma è un contratto a tempo, e non le paga i contributi), i cavedani ballano le coreografie di karma chameleon (ma vestiti più sobriamente) e io sto parlando telepaticamente con una surfinia higlander che a quanto pare ha dei parenti nell’appenzello interno (parlare con le piante è semplice: basta interrarsi, mettersi vicino a un vaso e poi viene tutto facile per via della nota teoria dei vasi comunicanti).
prima di cena, io e martina navratilova lottiamo contro una scarpa. non è il caso di sottovalutare una scarpa, tanto più che questa ha un aspetto decisamente sinistro.
infatti alla fine la scarpa vince, e noi ci rifugiamo sul divano a captare messaggi degli ufi: ieri pensavamo ci avessero mandato una mappa dell’universo oltre la nube di oort e invece era un poster gigante di stefka kostadinova
nel frattempo il lago ha assunto una tonalità verde smeraldo (ma è un contratto a tempo, e non le paga i contributi), i cavedani ballano le coreografie di karma chameleon (ma vestiti più sobriamente) e io sto parlando telepaticamente con una surfinia higlander che a quanto pare ha dei parenti nell’appenzello interno (parlare con le piante è semplice: basta interrarsi, mettersi vicino a un vaso e poi viene tutto facile per via della nota teoria dei vasi comunicanti).
prima di cena, io e martina navratilova lottiamo contro una scarpa. non è il caso di sottovalutare una scarpa, tanto più che questa ha un aspetto decisamente sinistro.
infatti alla fine la scarpa vince, e noi ci rifugiamo sul divano a captare messaggi degli ufi: ieri pensavamo ci avessero mandato una mappa dell’universo oltre la nube di oort e invece era un poster gigante di stefka kostadinova
lunedì 9 luglio 2012
venerdì ha grandinato per 35 minuti di fila. chiunque decida il tempo da queste parti, è una brutta persona.
in compenso in giardino sono spuntate diverse specie di funghi, insieme a un coro di nani che intonano auferstanden aus ruinen ogni volta che torna il sole, il che accade più o meno ogni venti minuti (und die sonne schön wie nie über garten scheint).
io passo 20 minuti della mia vita a questionare con il mio stilista di riferimento (un cavedano che si fa chiamare gennaro van gennep che vive in una pozza poco distante dal mio ufficio e si monoalimenta a pizza) sui possibili vestiti da indossare a un matrimonio: gli sposi insistono per giacca e cravatta, noi restiamo fermi su pantaloncini di jeans e maglietta (il matrimonio, come qualsiasi cerimonia, è in realtà un rito di passaggio, tipo l’autostop), poi mi avvio verso l’aeroporto (è una terapia consigliata. vedere il pianeta da 8 km di altezza è una cosa che ti rimette nella giusta prospettiva).
torno giusto in tempo per vedere gli highlights della finale di wimbledon sulla svizzera francese. l’unico problema di vederla in francese era che rogér federér giocava contro un certo ondì maré, che francamente misconoscevo.
poi niente, sono svenuto sul divano. quando mi sveglio, avverto.
in compenso in giardino sono spuntate diverse specie di funghi, insieme a un coro di nani che intonano auferstanden aus ruinen ogni volta che torna il sole, il che accade più o meno ogni venti minuti (und die sonne schön wie nie über garten scheint).
io passo 20 minuti della mia vita a questionare con il mio stilista di riferimento (un cavedano che si fa chiamare gennaro van gennep che vive in una pozza poco distante dal mio ufficio e si monoalimenta a pizza) sui possibili vestiti da indossare a un matrimonio: gli sposi insistono per giacca e cravatta, noi restiamo fermi su pantaloncini di jeans e maglietta (il matrimonio, come qualsiasi cerimonia, è in realtà un rito di passaggio, tipo l’autostop), poi mi avvio verso l’aeroporto (è una terapia consigliata. vedere il pianeta da 8 km di altezza è una cosa che ti rimette nella giusta prospettiva).
torno giusto in tempo per vedere gli highlights della finale di wimbledon sulla svizzera francese. l’unico problema di vederla in francese era che rogér federér giocava contro un certo ondì maré, che francamente misconoscevo.
poi niente, sono svenuto sul divano. quando mi sveglio, avverto.
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