mercoledì 27 luglio 2005

il problema di questi giorni non è il caldo, è l’umido. immagino significhi che la raccolta differenziata non funziona affatto.

mi impediscono di far entrare il gatto in ufficio, dicono che si mangia il pelo poi vomita in giro. voglio dire c’è molta gente che lo fa, ma se la si tiene chiusa fuori di casa continuerà a vomitare in giro.

poi improvvisamente capisco cosa vuol dire non avere pelo sullo stomaco.

così ci guardiamo per ore, io e il gatto, separati da un doppio vetro, e sembriamo spock e il capitano kirk in star trek 2. lui è spock, per via delle orecchie.

a un certo punto comincia a grattare il vetro della finestra, e io penso che se potessi mettergli una spugnetta sulla zampina forse potrei assumerlo come gatto delle pulizie.

fuori dal balcone, un quartetto di bulgari debitamente ingioiellato dallo sponsor intona aghia sofia dei cccp, nella versione per basso elettrico senza ferretti.


ultim’ora

ho aperto un’agenzia di ghost writer per scrittori depressi: aiutiamo a superare il blocco (note) dello scrittore per un più comodo laptop. a richiesta, di notte ci aggiriamo per castelli medievali gridando, agitando catene e componendo distici elegiaci.

giovedì 21 luglio 2005

in ufficio, per problemi di fatturazione in nero, ogni tanto siamo tenuti a scrivere rendiconti di fatture solo su supporto volatile. il problema è che non riesco a far entrare il gabbiano nella stampante.

intanto continua l’attività di spie sul cruscotto di toledo 1991™: ho contattato la commissione di vigilanza del sismi, mi hanno risposto che mi faranno sapere qualcosa entro il 2072.

verso metà mattina ho un appuntamento con al kindi (versione sorpresa) per una disquisizione sulla connessione fra mistica sufi e il proliferare di temporali notturni nella zona. disquisizione moltro breve, ad essere sinceri, che ruota intorno al concetto di anomalia temporale.

uscito dall’ufficio mi esercito in una tecnica di divinazione scrutando le disposizioni dei cavedani da un ponte. secondo una scuola di pensiero olistica, infatti, i cavedani sarebbero pericolosamente vicini all’anima del mondo, e quindi in grado di captare le vibrazioni geomantiche che condizionano il pianeta.

dopo un paio d’ore di osservazione, in effetti, sono sintonizzato sull’onda cerebrale dei cavedani, e da movimenti apparentemente caotici i cavedani si dispongono a formare la scritta “lascia perdere. eris è stata qui e ti saluta”.

purtroppo vengo interrotto da oddone da cluny che mi tormenta con una tediosissima disputa fra caos e giustizia.

me la cavo con il vecchio trucco della smaterializzazione corporea.


alcune notizie da “focus benjamin”, il supplemento estivo del mensile scientifico più amato dagli italiani


travis felgenhauer, docente di astrofisica all’università di little rock (arkansas) nel suo saggio “un due tre, stella” (ed. apogeo) ha dimostrato una volta per tutte l’estraneità delle talpe multidimensionali nella formazione dei buchi neri.


michel brouillard, una vita passata in meditazione a cercare il senso della vita, dopo sette anni di digiuno e preghiera in un rifugio improvvisato nel deserto, all’alba di un mattino di marzo ha ricevuto una visione in cui dio gli ha rivelato alcuni segreti sulla vita nell’universo. intervistato da una troupe della bbc recatasi sul posto, a proposito del messaggio di dio, brouillard ha risposto: “ma che cazzo ne so, parlava in aramaico.”


lunedì 18 luglio 2005

cerco un centro di gravità con colpi di sole e sfumatura alta


nonostante quello che dicano i fisici, se una cosa cade, non per forza deve essere grave.

il cielo è coperto da una coltre di foschia impenetrabile e il panorama è sbiadito, come se avesse sbagliato candeggio. si respira un’aria da fine della storia, che sta fra fukuyama e le favole della buona notte, con conseguenti disturbi di meteoroapatia. non so nemmeno se accendere il condizionatore in ufficio: come spiega pavlov, in assenza di stimoli, il condizionamento è impossibile.

oggi il gatto ha deciso di fotocopiarsi.

cioè, si è infilato nella fotocopiatrice ma aveva qualche problema a spingere contemporaneamente il tasto di copia.

in una seduta di debriefing per il turbamento emotivo risultante dall’internamento in ufficio siamo arrivati alla conclusione che la fisicità è una condizione che giocoforza ci orienta (dà un senso. anche cinque, in qualche caso) anche se alla fine abbiamo litigato sul concetto di possibilità in jaspers e se n’è andato sdegnato.

io ho infilato il mio costume da registratore di cassa toshiba e mi sono spostato sul balcone, dove ho aiutato alcune formiche a guadare il fiume che avevo sistemato lì settimana scorsa, poi ho organizzato una migrazione verso un acero contuso, qualche metro più in là.


una volta ogni tanto, scrivo mail.


il lago in questa stagione è piuttosto placido, (in inverno invece è domingo. le mezze stagioni non ci sono più, tranne che sulle pizze) e l’acqua è calda e scura, e puoi permetterti di stare lì in santa pace (santa subito). tutto quello che senti è il rumore lieve delle onde, qualche macchina distratta e alcune parole in tedesco.

la mia macchina ha deciso che sta per esplodere da un momento all’altro. probabilmente non è vero, lei sta benissimo, ma ci sono queste due lucine che lampeggiano indefesse, e comunque, chi può dirlo. a me sembra una buona metafora della condizione umana.


giovedì 14 luglio 2005

sono in cucina a pensare ai fatti miei quando dalla lavastoviglie esce il professor axelrod per spiegarmi che è stato frainteso: il dilemma del prigioniero doveva essere una fine metafora per l’inutile lavoro d’ufficio.

questa cosa mi lascia interdetto. non ho mai avuto una lavastoviglie in cucina.

stordisco axelrod colpendolo ripetutamente con un mestolo da brodo e gli ricamo la scritta “tit for tat” a punto croce sulla camicia. non è che tutti possono venire a rompermi le palle mentre sto in cucina.

il mio cervello ha chiesto asilo politico alla papua nuova guinea, ma i politici locali hanno rifiutato temendo per la stabilità di tutta l’area del pacifico. il mio cervello per ripicca trasmette tutta la finale dei mondiali dell’82 ma invece della telecronaca di martellini c’è l’audio del jingle di vinci campione della kinder ripetuto in loop 24 ore su 24. (che si semplifica in un’ora su una di attività cerebrale, credo)

forse dovrei cambiare nuovamente il mio consulente psicologico.

per un po’ sono andato da una palla da bowling: aveva una teoria interessante sul lasciarsi andare verso i birilli (tu rotoli e ti lasci andare, in una parola, cogli il tuo essere: in questo modo sono i birilli a venire da te) e sull’ineluttabilità del destino e libero arbitrio (la canalina è una tua scelta, ma può non essere reversibile). però francamente era di una pesantezza insostenibile.

adesso vedo un gatto una volta la settimana. ha un’impostazione molto rigida: per non influenzare il paziente, se ne sta lì, mi fa parlare e non dice assolutamente niente (ieri l’ho consultato per una strana idiosincrasia alle rime interne, con scarsissimi risultati). l’unica stravaganza che si concede è che, per motivi di contro transfert, sul lettino ci si sdraia lui.

alla fine non so se mi serva davvero, ma almeno lo pago in scatolette al salmone.

lunedì 11 luglio 2005

la luce rossa del radiatore lampeggia sul cruscotto di toledo 1991™ con un’insistenza fuori dal comune. come insegna ian fleming, le spie sono cocciute.

di tanto in tanto, si inserisce anche quella dell’olio, in controcanto.

entrambi gli specialisti in materia sono d’accordo con la diagnosi: di questa macchina non si capisce un cazzo.

entrambi, propendono per l’utilizzo ad oltranza del buon vecchio metodo sperimentale galileiano: se la macchina esplode, significa che realmente c’era qualcosa che non andava.

il mio maestro di solipsismo sostiene che dovrei ignorare le luci rosse (e anche buona parte dell’universo); ma del resto il corso di solipsismo è sospeso fino a che il mio maestro non risolve una piccola antinomia interna, ossia se abbia senso insegnare il solipsismo a qualcuno. il fatto che il mio maestro di solipsismo sia una pianta di rucola, apparentemente non risolve il problema.

arrivo a casa e infilo nello stereo la seconda sinfonia “la complementare” di igor solov’ev, nella partitura originaria per violoncello viola e frullatore giallo, live in cadempino. mi aiuta a meditare.


mi concentro sul koan di yoshi, scritto nel 1650 in un monastero di kyoto


il discepolo chiese a yoshi - se un’automobile esplode, è ancora un’automobile?

yoshi rispose - può il buddha perdere la sua natura? e soprattutto, che cazzo è un automobile?

ed entrambi furono illuminati


io mi limito ad uscire a cena e lasciare accesa la luce


promemoria

- quando si disegnano piante, se si usa il verde gli architetti se la prendono a male

- cambiare la cassetta nello stereo della macchina (così anche il meccanico si ascolta qualcosa di diverso)

- comprare un costume di ricambio

- salvare l’universo dalla distruzione

- comprare una forbice per mancini


venerdì 8 luglio 2005

ho i pensieri arrugginiti.

se avete lo stesso problema, non provate con il sidol nelle orecchie. non funziona.

adesso scusate, vado a immergere la testa nella cocacola.

mercoledì 6 luglio 2005

entro in ufficio mentre sto riflettendo su alcune tesi che evidenziano gli insegnamenti della religione misterica nella famiglia dei paperi di walt disney, e trovo il gatto spalmato sul pavimento che gioca a imitare un tappetino da bagno. mica mi impressiona, lo so fare anch’io.
nel weekend il vostro eroe non è rimasto a piedi in autostrada. neanche io (scene di sgomento e isteria fra i bookmakers londinesi).
in compenso, domenica, toledo 1991™ ha iniziato ad ansimare in modo irregolare, accusare disturbi psichici come alterazioni dell’umore e calo dell’attenzione (i bookmakers d’oltre manica trattengono il fiato).
verso sera, in un impulso di sbadataggine, toledo 1991™ si perde la marmitta (a londra si festeggia con caviale e champagne).
no, dico, era lì fino a un momento prima, come si fa a perderla? voleva essere una dimostrazione contro l’immutabilità dell’essere? un’esplicitazione della socratica arte del levare? la ricerca di annientamento della pratica zen? vabbè.
io cerco di simulare indifferenza, ma panoramix mi spiega che la marmitta è importante, non si può farne a meno, e mi tocca cercarne un’altra.
nel frattempo mi diletto con otto chilometri al giorno di cammino, per tenermi in forma, ma soprattutto per arrivare al lavoro (io ne farei a meno, ma panoramix mi assicura che è indispensabile. questo panoramix inizia a starmi un po’ sulle palle).
visto che mi tocca costeggiare il lago quattro volte al dì (prima e dopo i pasti), ho fatto amicizia con una deliziosa famigliola di cigni, mamma, papà e tre piccoli, ribattezzati per l’occazione timmy, tommy e gerberto d’aurillac (da non confondere con i 3 porcellini blues, gimmi, sam e lovin’) con cui discuto amabilmente in pausa pranzo.
verso sera, mi chiama il meccanico.
-la macchina è pronta
-vengo a prenderla stasera, la mia toledo blu
-non è blu
-lo so
-sono 145 euri
-la mia macchina non vale 145 euri
-è vero. però la marmitta sì
-non fa una piega
-nemmeno la marmitta
-…



ultim’ora


nuovo format per la prossima stagione televisiva: dieci ragazzi chiusi per tre mesi in una scuola di musica rap si sfideranno davanti alle telecamere per avere l’onore di aprire il concerto italiano di eminem a gennaio 2006.
durante le prove interagiranno con una giuria di esperti e un pubblico in studio formato da amici e parenti: ogni settimana viene eliminato il concorrente che perderà la gara di insulti con il pubblico.
la conduzione verrà affidata a maria de filippi, il programma si chiamerà rapper una notte.

 

venerdì 1 luglio 2005

l’aria è decisamente più fresca da quando mercoledì si è scatenata la furia degli eventi accanendosi sui turisti in coda alle bancarelle del mercato. questo perchè il signore fa grandinare sui buoni e sui cattivi, ma soprattutto sugli svizzeri. sono soddisfazioni.

nel frattempo toledo 1991™ si è riempita di spie rosse, neanche fosse la centrale operativa della stasi.

questa cosa significa ovviamente che le probabilità che io ho di rimanere a piedi questo weekend (miracoli della stasi applicata alle automobili) aumentano sensibilmente, per la disperazione dei bookmakers di londra che hanno immediatamente aggiornato la quota che mi dava questuante in autostrada il weekend per 3 a 1, portandola a 0,02. ho chiesto in prestito 40 euro giusto per poter offrire un caffè in autogrill all’autista del carro attrezzi.

tutto sommato l’ho presa bene, se si escludono fenomeni di glossolalia con cui scomodo svariate divinità del pantheon universale.

è quindi con immensa gioia che arrivo in ufficio e come primo atto decido di cacciare il gatto che si era infilato a tradimento corrompendo la donna delle pulizie, anche perchè a) fra poco arriva gente e b) stiamo facendo una gara di controfattuali e mi sta clamorosamente battendo.

sul balcone, un coro di nani da giardino intona variazioni sulla scala diatonica e io decido di sperimentare le tecniche di meditazione extracorporea giusto per lasciare liberi i miei due emisferi cerebrali di prendersi a mazzate senza nessuno che li disturbi.

se mi vedete fluttuare in giro mi riconoscete perchè ho la stessa espressione di una diatomea. fatemi ciao con la manina.


mercoledì 29 giugno 2005

una questione di metodo*: il sillogismo


dicevamo che il problema principale dei filosofi greci era mettersi d’accordo e trovare un piano di discussione per cui si potesse parlare del mondo ma che però mettesse d’accordo tutti.
un metodo secondo cui si potesse stabilire cosa avesse un senso e cosa no, cosa può dirsi vero e cosa no.
aristotele si inventa un metodo razionale, ossia inventa alcune regole che definiranno nei secoli cosa è razionale e cosa non lo è. le due regole fondamentali sono a) il principio di non contraddizione (di cui abbiamo già parlato) e b) il sillogismo. tutto il pensiero logico razionale occidentale arriva in buona sostanza da qui.


questo è un sillogismo nella sua forma classica:


- tutti gli uomini sono mortali
- socrate è un uomo
- socrate è mortale


ora, utilizzare questo metodo razionale ha certo molti vantaggi, anche se in realtà questo tipo di sillogismo non è che l’esplicitazione di un metodo epagogico di cui molti pensatori hanno messo in evidenza la fallacia. ad esempio questo sillogismo non tiene conto del fatto che socrate potrebbe essere un extraterrestre di alnilak o che esistano gli highlander del clan mcloud.
questo significa, come già faceva notare aristotele (che non era del tutto scemo), che il sillogismo è vero solo se le premesse sono vere. quello che aristotele non diceva (forse perchè non era del tutto scemo) è che verificare le premesse è abbastanza impossibile, di norma uno si fida (il che va bene se uno ha poco tempo da perdere, ma non è un’atteggiamento carino per uno che cerca la verità delle cose).
in realtà il sillogismo si riduce alla coerenza con le premesse, il che è tipico della scienza: non si dà nessuna affermazione plausibile sulla verità delle cose, si segue semplicemente una coerenza logica secondo regole precise a partire da premesse condivise.


in termini di verità il sillogismo andrebbe probabilmente cambiato in


- gli uomini in genere sono mortali (non ne ho ancora visto uno non morire)
- socrate è un uomo (o quanto meno lo sembra assai)
- socrate dovrebbe essere mortale. adesso gli preparo un beverone a base cicuta e verifico. ok, per quel che ne so io, è morto.


*questa è una piccola integrazione al corso di filosofia per alcolsti. il fatto è che, più o meno, presuppone che uno abbia seguito le lezioni precedenti. il problema è che le lezioni stanno lì a sinistra, sparse negli archivi, ma non ho la minima idea di dove. gli archivi esistono proprio perchè uno possa perdere le cose in santa pace.

martedì 28 giugno 2005

nel weekend vengo nuovamente rapito dagli ufi (da non confondere con i bufi che ti rapiscono per via chimica, e i fufi che ti mordono alle caviglie su istigazione di truci vecchiette) che mi portano su uno strano pianeta dove vivono esseri che hanno macchine gialle, la temperatura esterna non scende mai sotto i 42 gradi centigradi e l’umidità ricorda quella della serra dove mi hanno fatto giocare a pallone mercoledì scorso, una tensostruttura studiata apposta per riprodurre il clima della foresta pluviale (cioè, c’erano anche le liane e tutto il resto, non so se mi spiego. qui i progettisti fanno le cose per bene).

la buona (?) notizia è che anche su quel pianeta è arrivata la cocacola (che viene spacciata come bevanda rinfrescante pure lì, il che dimostra che gli addetti marketing di altri pianeti non hanno necessariamente più fantasia dei nostri), la cattiva notizia è che una cocacola costa sette euri. per fare la curiosa esperienza dell’aperitivo in piscina e successiva serata in un locale caratteristico del luogo ti tocca firmare cambiali da qui a betelgeuse.

il pianeta è anche rinomato per la sua democraticità nei rapporti fra specie animali, per cui mentre tu sei all’aperto a cercare di mangiare, devi fare a gara con un quantitativo spropositato di insetti che cerca di mangiare te. vince chi finisce per primo, in premio c’è un simpatico adesivo da attaccare alla macchina con scritto “sono il vertice della catena alimentare”.

insomma, alla fine mi risveglio tutto sudato in un prato vicino a casa con un rene in meno. ma non è che sono stati gli ufi, l’ho dovuto vendere per pagarmi una birra.

venerdì 24 giugno 2005

ieri verso le nove, il cielo e il lago erano di un rosa così intenso che i legali della pantone hanno fatto causa al tramonto per questioni di copyright.

io ho una motricità cervicale che ricorda un incrocio fra una mummia e la creatura inventata da mary shelley, che era così occupata a intrattenere il circolo di svitati che frequentava il suo salotto che non si è neppure preoccupata di trovargli un nome. del resto se uno sposa un tizio che di professione fa il poeta, immagino non stia lì troppo a sottilizzare.

farei notare invece, che secondo alcuni studiosi di qabbalah, se la creatura non ha un nome neppure esiste.

comunque il problema è che dovrei trovare metodi di suicidio più indolori del calcio a cinque una volta ogni 6 mesi.

ad ogni modo stavo per ordinare ad una rivista di articoli per corrispondenza (che poi è solo uno, “la”) un paraocchi e un copri neuroni del dottor gibaud, ma poi ho lasciato perdere.

passo il tempo irrigando atti di compravendita con delle bottigliette da mezzo litro d’acqua (non mi rassegno all’aridità degli atti notarili) e incoraggiando tramite messaggi psichici alcune formiche a sperimentare nuove vie di accesso al balcone invece di percorrere la congiunzione delle piastrelle come se fosse un’autostrada. mi fermo ad osservarle finchè non si mettono d’accordo e con i loro corpi formano la scritta cazzo hai da guardare. le formiche sono assai permalose.

la verità è che volevo provare le tecniche del corso base di telepatia che sto seguendo: lo tiene un pechinese tutti i giovedì sera e non riesco a capire se sto ottenendo risultati. il fatto è che siamo alla quarta lezione e il pechinese non ha ancora parlato, e io inizio a pensare che non dovrei seguire corsi dove insegnano dei cani.



ultim’ora

una ditta di una cittadina cinese sullo yang-tze che si sta finalmente aprendo all’economia capitalistica, ha brevettato il primo esempio di aria condizionata centralizzata per le imprese, suscitando vivo interesse nel mercato occidentale.

l’edificio è completamente sottovuoto, e la direzione immette aria solo a condizione che gli impiegati lavorino.


mercoledì 22 giugno 2005

stavo disquisendo con alcune divinità preposte al governo dei parcheggi d’estate nelle località turistiche.

il problema del politeismo è che si gioca sempre a scarica barile: puoi litigare ore e ore prima di scoprire che stai parlando con la divinità sbagliata. praticamente funziona come il call center di wind.


passo la mattinata in ufficio dedicandomi al bricolage, poi mi fermo qualche ora a guardare con intensità il pavimento. non vorrei che sembrasse un indulgere troppo deciso verso la catatonia, ci sono più cose in cielo e in terra, orazio, di quante ne sogni la tua filosofia, come diceva clarabella. riguardo al pavimento della mia camera, aveva ragione.

lunedì 20 giugno 2005

non capisco tutta questa pubblicità intorno a francesco d’assisi.

parlare con gli animali è la cosa più facile del mondo, io lo faccio spesso.

la cosa difficile è che rispondano.

però, nel caso lo facciano, secondo me sono bravi loro.

mercoledì 15 giugno 2005


piove.
mi sono messo gli anfibi ai piedi. fanno croac ogni volta che faccio un passo.
il mio cervello trasmette in loop la pubblicità della palla pazza che strumpallazza, mentre guido in stato ipnagogico indotto dal ritmo dei tergicristalli.
cerco di sintonizzare lo stereo per contrastare la pubblicità nel cervello, ma prendo solo radio onda sonora, un'emittente che trasmette rumore bianco dal deserto del sud dell’arizona.
mi guardo intorno, mentre l’umidità all’interno di toledo 1991™ raggiunge livelli così alti che i tecnici di biosphere2 mi telefonano per sapere se possono trasferirsi qui a studiare il fenomeno. aguzzo la vista come un enigmista, giusto per stabilire che ancora una volta nessun esemplare di bufo alvarius ha approfittato della graziosa location gentilmente offerta. sto seriamente pensando di brevettare degli arbre magique al gusto muffa.
apro un cancello con la sola forza del pensiero (muovo gli oggetti senza toccarli, una pratica che ho imparato al corso di telecinesi, che per motivi di protezionismo adesso si chiama telecelti) e mi trascino su per le scale, come un qualsiasi pianista svogliato. poi finalmente all’sbc center di san antonio (texas) inizia lo spettacolo, mentre io pronuncio un’epiclesi per la schöfferhofer weiβ.


ultim’ora
dopo l’assoluzione, secondo il principio della legittima difesa preventiva, di un militare americano che ha sparato su un civile iracheno disarmato, un giudice statunitense ha accolto l’istanza di scarcerazione per un detenuto di austin (texas) in cui un’equipe di avvocati esponevano il principio per cui la gente uccide gli scorpioni e viene premiata, la caccia ai leoni è legale in molti stati, i pesci si mangiano nei migliori ristoranti, dunque non si capisce perchè sarebbe illegale uccidere un sagittario.

martedì 14 giugno 2005

arrivo in ufficio con la gioiosa espressione tipica di martin landau in spazio 1999

da qualche giorno rilevo un’inspiegabile anomalia nei calendari, che si ostinano a sostenere che sia giugno.

non capisco perchè uno si debba costringere a negare l’evidenza.

sorprendo il gatto che con indifferenza sta cercando di salire sulla scrivania.

lo distraggo con un banale sotterfugio, invitandolo ad un conferenza su teologia naturale ed ermeneutica in bultmann, trascinandolo in una fitta conversazione mentre mi sposto lentamente sul balcone. molto lentamente. lui mi segue, ingenuo.

poi mentre urlo “l’apertura alla razionalità nega l’accesso al kerygma”, rientro in ufficio e chiudo la porta finestra lasciandomelo alle spalle.

fregatto.


consigli di lettura

il problema del linguaggio artistico nel nouveau réalisme, la presenza plastica dell’oggetto attraverso l’occultamento, il nuovo saggio di pierre jouffroy pubblicato da apogeo: la montagna incartata, l’ultima tentazione di christo

giovedì 9 giugno 2005

- maestro è proprio necessario prendermi a bastonate ogni volta che canta il gallo? ormai sono tre settimane e ho male in tutto il corpo.
- serve il buio per vedere la luce*
- questo lo capisco. ma perchè dovrei anche ridere, nel frattempo?
- se un giorno riderai di tutto questo, tanto vale farlo subito.
- anche il suo maestro ha fatto così con lei?
- il primo giorno. fino a quando non ho imbavagliato il gallo.



per saperne di più

robert thornton fenderson, docente di teologia comparata presso la libera università di papua nuova guinea, ha pubblicato uno studio su mitologia ebraico-cristiana e pratiche buddhiste sull’illuminazione. in particolare analizza l’evento del diluvio universale (il viaggio di noè senza un porto in cui approdare) in relazione con i koan della porta senza porta. l’annuncio della terraferma tramite colomba, il simbolo della discesa dello spirito, è un richiamo al raggiungimento della consapevolezza.
robert thornton fenderson, lo zen e il tiro con l’arca, ed. theoria


*mi rendo conto di come questa frase suoni inizialmente come un luogo comune. ad ogni modo andrebbe letta con tono messianico, dopo aver studiato a fondo il tao, l’orfismo e la filosofia di eraclito, così che io possa propormi come vostro maestro spirituale di riferimento. ho pronte altre coppie da inserire in una dialettica degli opposti tipo: serve il bianco per vedere il nero, serve la destra per vedere la sinistra, serve il dolce il padrone di casa alla fine del pranzo.

lunedì 6 giugno 2005

me ne sto qui con una faccia da kippur, a contare extraterrestri che telefonano in ufficio.

voglio dire, finora nessuno, ma io sono pronto a contare.

in questi giorni mi sono occupato di alcune indagini metafisiche che mi hanno portato (quantomeno se uno riconoscesse le relazioni causa-effetto) a sostenere una conversazione con tiberio granchio (e i due suoi fratelli caio e sembroggio, stabilitisi su uno scoglio nel golfo di moneglia(1)) e a scoprire che buona parte degli scaldabagni si sono convertiti al manicheismo.

al mio ritorno, dopo una consulenza psicologica gratuita, la fotocopiatrice mi ha somministrato del praxis(2) in compresse. insomma, sostiene che dovremmo imparare a ripetere gli errori della scienza, tipo come quando gli scienziati abbandonarono la teoria del flogisto per il trascurabile fatto che non esistesse.

cerco inutilmente di recuperare una routine o almeno una procedura in grado di richiamare una subroutine per la sopravvivenza nei lunedì. tutto inutile.

verso sera arrivo a casa e metto nello stereo you don’t know what love is nella versione di chet “boris” baker.

bashô mi guarda con tono lirico da dentro la lavatrice. è decisamente strano, di solito si infila nel frullatore. seleziono il programma per i delicati e premo il tasto di avvio.


(1) fra le altre cose mi è stato rivelato che i granchi camminano storti perchè sono affetti da scogliosi.

(2) un medicinale sperimentale che inibisce i centri creativi del cervello (non è ancora in commercio, non cercatelo su gugol)

lunedì 30 maggio 2005

settimana scorsa mi sono iscritto a un corso per aspiranti paranoici, mi piaceva il titolo della prima lezione: “loro vi guardano. fate ciao con la manina”.

lo tiene un ex dirigente dei servizi segreti, si occupava dell’approvvigionamento della carta igienica nei bagni del sismi (nei quali veniva monitorata l’attività gastrica degli italiani tramite sismografi) nascosti sotto la fermata di palestro della metropolitana di milano (nome in codice: la sottile linea rossa).

sono il primo del corso, anche perchè mobilito le mie eminenze grigie (dei cardinali brizzolati) per i compiti a casa sull’esoterismo. fnord.

nonostante questo, tutte le sere, quando esco dall’ufficio, vengo assalito da un manipolo di questuanti.

il più insistente è il presidente dell’associazione partita a skopye, fronte no frost per la liberazione della macedonia dalla schiavitù delle coppette a fiori. riesce solo a dire l’occidente ci sfrutta prima che lo termini trafiggendolo con una sarissa.

quando arrivo a casa metto sullo stereo pratt & whitney, concerto F 14 per ottoni I e III, archi acuti e turboreattore.

venerdì 27 maggio 2005

apologia della pianificazione: un paradosso.


coltivo un irreprensibile disordine mentale.

ad ogni modo, puoi organizzare qualsiasi cosa, ma l’universo difficilmente ne terrà conto.

mercoledì 25 maggio 2005

lettere dal confine


il sole si spalma sulle montagne e scivola piano verso il lago, il panorama abbandona la scala di grigi per passare rapidamente ad un colore intenso ma non acceso. qui i colori non si accendono mai, come i fuochi nei boschi.

dal freddo umido di una primavera ancora troppo timida, attirati dall’insolita giornata di sole, escono dalle tane i primi animali estivi che popolano la valle: lucertole (nelle versioni muraiola e degli arbusti), insetti (nelle versioni pittoresco e fastidioso), e tedeschi (nelle versioni autentico e switzerdütch).

per la giornata di oggi il meteo prevede sensazioni sparse, accompagnate da sonnolenza nel primo mattino con leggero attenuamento nel pomeriggio.

la sera, a volte, cammino per le provinciali contemplando il cielo stellato sopra di me e la birra scura dentro di me (non che viva a könisberg, semplicemente mi avvalgo di una deliziosa penuria di lampioni sulle strade).

sopravvivo. è un vantaggio, se hai delle cose da fare.

poi non so, aspetto un evento risolutore, tipo un’ecpirosi, o qualcosa di simile. anche una donazione di beni immobili, che so, il castello di sutri andrebbe bene, per dire.

insomma, tutto qui (il nuovo mensile dedicato al nipote di paperino).