un uomo con un’igiene personale nella media, ospita sulla sua pelle all’incirca un trilione* di batteri.
quindi, per favore, la prossima volta che vi sentite soli, provate a considerare le cose nella giusta prospettiva.
con i ragazzi del comitato di accoglienza per divinità fuori moda (l’intento è riuscire a convincere alcune divinità dimenticate a venire a svernare da queste parti, in modo da stabilizzare il clima lacustre su temperature accettabili che non ricordino vagamente le minime di vladivostock a dicembre. siamo in contatto per avere alcuni finanziamenti dalle proloco, ma pare che ci siano difficoltà nelle trattative. lo trovo inspiegabile, soprattutto alla luce del fatto che dopo la nostra iniziativa, questo inverno è il meno rigido degli ultimi quindici anni) per rendere meno amaro il mio rientro dall’aeroporto, abbiamo organizzato la cena sociale a base di pizza con funghi, peperoni, gorgonzola, salsiccia e rucola, resa possibile dal fatto che il gestore del locale non riconosce la validità dalla convenzione di ginevra.
con il nuovo anno ho ripreso anche il corso di ikebana per neuroni anche se ho dovuto abbandonare il corso di ubiquità quando mi è stato fatto notare che, essendo contemporaneamente in più posti, i creditori e i consulenti telecom hanno più possibilità di trovarti.
fra le altre cose, è arrivato in ufficio un tecnico fastweb per sistemare l’impianto, quindi immagino che l’universo stia per esplodere. poi non dite che non vi avevo avvertito.
* il concetto di ‘trilione’ è assai poco intuitivo, tanto che gli scienziati divulgativi lo indicano talvolta come ‘un numero molto grosso seguito da parecchi zeri’ e talvolta come ‘una triglia maschio molto grossa seguita da parecchie triglie femmine’
venerdì 5 gennaio 2007
mercoledì 3 gennaio 2007
allora, pare proprio che non si possa evitare, che me l’hanno chiesto in tanti e rifiutare pare brutto.
il giochino lo conoscete, se non lo conoscete non vi siete persi niente.
per una panoramica sulla prossemica occorre convenientemente spiegare perché è considerato scortese pestare i piedi ad uno sconosciuto e come mai in macchina andiamo a sbattere malvolentieri.
questa tematica è intimamente connessa a quella dello spazio vitale, ossia la sede di allocamento delle viti di costruzione rivolte ad est, e il tempo vitale, soleggiato, tendente al bello; occorre quindi interpretare la prossemica come una variante della dottrina estetica o meglio, come una disposizione dell’animo che si riflette sulla vita corporea.
invece di cercare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, guarda in ripostiglio (manuale di prossemica)
étienne rouet
(ed. apogeo, € 16,00)
chiunque voglia può rifare il giochino, ma ricordatevi che le catene di sant’antonio non servono in caso di neve.
il giochino lo conoscete, se non lo conoscete non vi siete persi niente.
per una panoramica sulla prossemica occorre convenientemente spiegare perché è considerato scortese pestare i piedi ad uno sconosciuto e come mai in macchina andiamo a sbattere malvolentieri.
questa tematica è intimamente connessa a quella dello spazio vitale, ossia la sede di allocamento delle viti di costruzione rivolte ad est, e il tempo vitale, soleggiato, tendente al bello; occorre quindi interpretare la prossemica come una variante della dottrina estetica o meglio, come una disposizione dell’animo che si riflette sulla vita corporea.
invece di cercare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, guarda in ripostiglio (manuale di prossemica)
étienne rouet
(ed. apogeo, € 16,00)
chiunque voglia può rifare il giochino, ma ricordatevi che le catene di sant’antonio non servono in caso di neve.
venerdì 29 dicembre 2006
non è vero che parlo da solo.
semplicemente parlo con delle cose che poi non mi rispondono.
questa cosa di usare gli anni come misura di riferimento, in un mondo che non appartiene più a tribù di raccoglitori, mi lascia perplesso. a questo punto tanto varrebbe usare le fasi lunari, o il ciclo di vita del moscerino della frutta. oltretutto ci sarebbero molti più giorni festivi.
disquisivo di questa e di molte altre incongruenze dell’universo alla riunione del comitato per le attività economiche interplanetarie, tenutasi in una località svizzera sconosciuta ai più ma molto in voga fra gli altri operatori matematici.
il tema della riunione era la possibilità di far colpire la terra da un grosso asteroide entro il 2020 in modo da abbassare i tassi di interesse sugli investimenti nel lungo periodo e contemporaneamente alzare vertiginosamente i premi per le assicurazioni sulla vita. d’accordo, il tema sull’estinzione volontaria dell’universo era decisamente più interessante ma tanto io vado alle riunioni solo per le tartine al salmone.
verso sera torno a casa, metto sullo stereo il primo concerto di jakob welsjinkij nella partitura per flauto dolce, violino salato e motofalciatrice, e mi smaterializzo per migrare verso latitudini più intelligenti, almeno per qualche giorno.
se mi vedete passare, fate ciao con la manina.
ultim’ora
sarà inaugurata dal cardinale di milano, questo weekend a malpensa, la nuova chiesa intitolata a san giovanni decollato, patrono del servizio aereo.
semplicemente parlo con delle cose che poi non mi rispondono.
questa cosa di usare gli anni come misura di riferimento, in un mondo che non appartiene più a tribù di raccoglitori, mi lascia perplesso. a questo punto tanto varrebbe usare le fasi lunari, o il ciclo di vita del moscerino della frutta. oltretutto ci sarebbero molti più giorni festivi.
disquisivo di questa e di molte altre incongruenze dell’universo alla riunione del comitato per le attività economiche interplanetarie, tenutasi in una località svizzera sconosciuta ai più ma molto in voga fra gli altri operatori matematici.
il tema della riunione era la possibilità di far colpire la terra da un grosso asteroide entro il 2020 in modo da abbassare i tassi di interesse sugli investimenti nel lungo periodo e contemporaneamente alzare vertiginosamente i premi per le assicurazioni sulla vita. d’accordo, il tema sull’estinzione volontaria dell’universo era decisamente più interessante ma tanto io vado alle riunioni solo per le tartine al salmone.
verso sera torno a casa, metto sullo stereo il primo concerto di jakob welsjinkij nella partitura per flauto dolce, violino salato e motofalciatrice, e mi smaterializzo per migrare verso latitudini più intelligenti, almeno per qualche giorno.
se mi vedete passare, fate ciao con la manina.
ultim’ora
sarà inaugurata dal cardinale di milano, questo weekend a malpensa, la nuova chiesa intitolata a san giovanni decollato, patrono del servizio aereo.
mercoledì 27 dicembre 2006
si chiama nebbiolo perché il mattino dopo un vago alone di nebbia ti galleggia nel cervello
mi sveglio e mi ritrovo sul set della pubblicità del permafrost. nessuno mi aveva avvertito.
voglio dire, l’amministratore dell’universo almeno un cartello poteva metterlo (una cosa del tipo: si avvisano i signori condomini che l’universo sarà ghiacciato dalle 22 di domani sera fino a mattina inoltrata a causa di un film pubblicitario. siete pregati di rimanere a letto per non rovinare le riprese). non mi sarei preso il disturbo di andare in ufficio.
sulle scale di casa incrocio due inuit che mi sussurrano qualcosa a proposito della pesca in acque gelate e un paio di pinguini che servono cocktail analcolici: la produzione non deve aver badato alle spese.
fuori, due nonnine si esibiscono in un triplo toe-loop mentre un coro di nani da giardino canta il jingle pubblicitario bells
accompagnato dal ritmo dei raschietti che puliscono i parabrezza.
nella confusione, il cruscotto di toledo 1991™ si adegua al clima della festa di fine dicembre (è inutile, quella parola proprio non riesco a scriverla) ed è tutto un fiorire di lucine rosse fisse e lampeggianti, una specie di remake di ‘la spia che venne dal freddo’. ma almeno ha il buon gusto di partire.
arrivo in ufficio, attacco la segreteria telefonica (il messaggio registrato dice più o meno: il mondo sta per finire, quindi è il caso di inquadrare la vostra richiesta in una prospettiva corretta: se avete qualche necessità urgente, dovevate pensarci prima; per tutto il resto, prendetevela comoda) e mi rimetto a dormire.
mi sveglio e mi ritrovo sul set della pubblicità del permafrost. nessuno mi aveva avvertito.
voglio dire, l’amministratore dell’universo almeno un cartello poteva metterlo (una cosa del tipo: si avvisano i signori condomini che l’universo sarà ghiacciato dalle 22 di domani sera fino a mattina inoltrata a causa di un film pubblicitario. siete pregati di rimanere a letto per non rovinare le riprese). non mi sarei preso il disturbo di andare in ufficio.
sulle scale di casa incrocio due inuit che mi sussurrano qualcosa a proposito della pesca in acque gelate e un paio di pinguini che servono cocktail analcolici: la produzione non deve aver badato alle spese.
fuori, due nonnine si esibiscono in un triplo toe-loop mentre un coro di nani da giardino canta il jingle pubblicitario bells
accompagnato dal ritmo dei raschietti che puliscono i parabrezza.
nella confusione, il cruscotto di toledo 1991™ si adegua al clima della festa di fine dicembre (è inutile, quella parola proprio non riesco a scriverla) ed è tutto un fiorire di lucine rosse fisse e lampeggianti, una specie di remake di ‘la spia che venne dal freddo’. ma almeno ha il buon gusto di partire.
arrivo in ufficio, attacco la segreteria telefonica (il messaggio registrato dice più o meno: il mondo sta per finire, quindi è il caso di inquadrare la vostra richiesta in una prospettiva corretta: se avete qualche necessità urgente, dovevate pensarci prima; per tutto il resto, prendetevela comoda) e mi rimetto a dormire.
giovedì 21 dicembre 2006
stavo litigando con un margravio per questioni di parcheggio (o quantomeno sull’interpretazione del concetto di parcheggio) quando all’improvviso vengo trasportato in una dimensione alternativa (la si riconosce perché ha i capelli rasta e l’eskimo stazzonato) dove tutto è tranquillo e scorrono fiumi di miele ma non c’è nessun problema con le api quando vuoi fare dei picnic (avevo prenotato in agenzia un viaggio astrale per il pomeriggio, ma i pullman di linea astrali non rispettano quasi mai gli orari).
d’altra parte occorre dire che da queste parti trovare un parcheggio libero il mercoledì è decisamente utopico, un po’ come volere svuotare l’oceano, o riuscire a parlare con il servizio tecnico di fastweb, quindi prenotare un viaggio astrale per mercoledì è una strategia intelligente.
il fatto è che fa decisamente troppo freddo (per esempio quando gratti il ghiaccio dal parabrezza per cinque minuti, poi sali in macchina e scopri che la macchina non parte (perché fa freddo, no?), e tu rimani lì, fermo, con il tuo parabrezza pulito, a guardare una splendida porzione di muro).
e poi il mercoledì mi mette ansia (secondo una teoria nata molti secoli fa, presso alcuni yogi sulle montagne dell’himalaya, l’intero universo viene creato ogni giovedì. vale a dire che il mercoledì è l’ultimo giorno della nostra esistenza, e questo immagino possa creare alcuni scompensi. almeno, a me li crea).
poi però il pullman ha un problema con il filtro dell’olio e per l’ora di pranzo mi ritrovo di nuovo al freddo, in compagnia di una comitiva di bavaresi che cantano ‘heilige nacht’ con la maglia di sepp maier.
prima di fare una pazzia (tipo abbonarmi a una rivista di uncinetto o bere una rivella*) mi infilo in ufficio e mi rifiuto di fare qualsiasi cosa che non sia stordirmi con freecell. credo di essere troppo sensibile per certe cose.
tutto quello di cui avrei bisogno è un cervello minergie©.
probabilmente tutto quello di cui avrei bisogno è un cervello.
*rivella, ein gesundes stück schweiz!
(disclaimer: questo post è in nomination per il premio ‘kiwi 2006’ per l’uso più gratuito di parentesi in uno scritto inutile e involuto. nessuna parentesi è stata maltrattata durante la scrittura)
d’altra parte occorre dire che da queste parti trovare un parcheggio libero il mercoledì è decisamente utopico, un po’ come volere svuotare l’oceano, o riuscire a parlare con il servizio tecnico di fastweb, quindi prenotare un viaggio astrale per mercoledì è una strategia intelligente.
il fatto è che fa decisamente troppo freddo (per esempio quando gratti il ghiaccio dal parabrezza per cinque minuti, poi sali in macchina e scopri che la macchina non parte (perché fa freddo, no?), e tu rimani lì, fermo, con il tuo parabrezza pulito, a guardare una splendida porzione di muro).
e poi il mercoledì mi mette ansia (secondo una teoria nata molti secoli fa, presso alcuni yogi sulle montagne dell’himalaya, l’intero universo viene creato ogni giovedì. vale a dire che il mercoledì è l’ultimo giorno della nostra esistenza, e questo immagino possa creare alcuni scompensi. almeno, a me li crea).
poi però il pullman ha un problema con il filtro dell’olio e per l’ora di pranzo mi ritrovo di nuovo al freddo, in compagnia di una comitiva di bavaresi che cantano ‘heilige nacht’ con la maglia di sepp maier.
prima di fare una pazzia (tipo abbonarmi a una rivista di uncinetto o bere una rivella*) mi infilo in ufficio e mi rifiuto di fare qualsiasi cosa che non sia stordirmi con freecell. credo di essere troppo sensibile per certe cose.
tutto quello di cui avrei bisogno è un cervello minergie©.
probabilmente tutto quello di cui avrei bisogno è un cervello.
*rivella, ein gesundes stück schweiz!
(disclaimer: questo post è in nomination per il premio ‘kiwi 2006’ per l’uso più gratuito di parentesi in uno scritto inutile e involuto. nessuna parentesi è stata maltrattata durante la scrittura)
lunedì 18 dicembre 2006
-con questo clima questo posto mette tristezza
-questo clima, qui c’è sette mesi l’anno
-…
-beh, ci sono anche dei lati positivi. adesso non mi vengono in mente, ma ci sono
oggi è la festa della sacra forbice. tutte le forbici osservanti si riuniscono a rovaniemi per un happening di feste e incontri spirituali per tre giorni. se non trovate la vostra forbice, in ufficio, adesso sapete perché.
io stavo cercando di costruire un rifugio per lemming a forma di cupola geodesica, ma le mie capacità manuali sono molto simili a quelli delle specie che mancano di pollice opponibile.
fuori, alcuni gabbiani provano delle figure molto tecniche per i campionati olimpici di grigiore sui parabrezza ghiacciati delle macchine posteggiate sul lungolago, e il sole è più sfuggente del servizio tecnico di fastweb.
sono nato alla latitudine sbagliata.
sul portone dell’ufficio incrocio l’abbè pierre, che mi vuole vendere a tutti i costi un paio di calendari disegnati con parti del corpo non ortodosse, dei quali apparentemente vuole disfarsi perché invisi al patriarca di costantinopoli.
io lo guardo come se fossi un numero primo e non mi scompongo.
poi gli spiego che non amo gli uomini di chiesa che lavorano per le discoteche e che ho qualche problema con il calendario gregoriano. alla fine lo stendo con una presa elson e chiudo il portone.
verso sera arrivo a casa, metto sullo stereo l’hexachordum apollinis nella partitura per archi, volte, e cardiofrequenzimetro, poi mi chiudo nella lavatrice e seleziono il programma per i delicati.
(però poi so di questo e sono felice)
-questo clima, qui c’è sette mesi l’anno
-…
-beh, ci sono anche dei lati positivi. adesso non mi vengono in mente, ma ci sono
oggi è la festa della sacra forbice. tutte le forbici osservanti si riuniscono a rovaniemi per un happening di feste e incontri spirituali per tre giorni. se non trovate la vostra forbice, in ufficio, adesso sapete perché.
io stavo cercando di costruire un rifugio per lemming a forma di cupola geodesica, ma le mie capacità manuali sono molto simili a quelli delle specie che mancano di pollice opponibile.
fuori, alcuni gabbiani provano delle figure molto tecniche per i campionati olimpici di grigiore sui parabrezza ghiacciati delle macchine posteggiate sul lungolago, e il sole è più sfuggente del servizio tecnico di fastweb.
sono nato alla latitudine sbagliata.
sul portone dell’ufficio incrocio l’abbè pierre, che mi vuole vendere a tutti i costi un paio di calendari disegnati con parti del corpo non ortodosse, dei quali apparentemente vuole disfarsi perché invisi al patriarca di costantinopoli.
io lo guardo come se fossi un numero primo e non mi scompongo.
poi gli spiego che non amo gli uomini di chiesa che lavorano per le discoteche e che ho qualche problema con il calendario gregoriano. alla fine lo stendo con una presa elson e chiudo il portone.
verso sera arrivo a casa, metto sullo stereo l’hexachordum apollinis nella partitura per archi, volte, e cardiofrequenzimetro, poi mi chiudo nella lavatrice e seleziono il programma per i delicati.
(però poi so di questo e sono felice)
giovedì 14 dicembre 2006
affinità/divergenze fra il paramecio e me, dal conseguimento della laurea in filosofia
ero da qualche parte nella quattordicesima dimensione (trovarsi in questa dimensione produce una totale immobilità corporea nella dimensione base, per cui a volte viene inopinatamente scambiata da non addetti ai lavori per una banale assenza di veglia) quando il mio animale guida prende male una curva e mi ritrovo in ufficio in orario di lavoro.
non sembra, ma trovarsi in un posto dove non si voleva andare è una cosa estremamente seccante (che è uno dei motivi per cui le piante non amano viaggiare).
l’aspetto positivo è che nonostante in questi giorni abbia una quantità di lavoro pari all’intero debito del continente africano, essendo da solo in ufficio, posso gestirmi autonomamente. quindi decido di passare la mattinata cercando di insegnare al gatto a dire grützi, nel caso debba cercare di interloquire con uno svizzero tedesco.
a fine mattinata non ha ancora imparato, in compenso adesso mi guarda come se fossi una manifestazione dell’armageddon e cerca di rifugiarsi all’interno della fotocopiatrice. dovrò ricordarmene quando mi batte giocando a scacchi.
invece la cena di fine anno del comitato per la difesa del pianeta dagli ufi crudeli è andata benissimo, anche se il discorso sulle attività svolte è stato piuttosto problematico, e in futuro bisognerà ricordarsi di farlo prima dell’aperitivo a base di negroni (e comunque smettetela di dire che non facciamo nulla oltre ad ubriacarci alle cene del comitato. se non avete visto ufi crudeli di recente, vuol dire che stiamo facendo un ottimo lavoro).
bisogna anche dire che non ho più il fisico per fare certe cose (come diceva sempre l’ex moglie di enrico fermi) e sono rimasto rincoglionito per due giorni di fila (ma tanto non si nota la differenza).
ero da qualche parte nella quattordicesima dimensione (trovarsi in questa dimensione produce una totale immobilità corporea nella dimensione base, per cui a volte viene inopinatamente scambiata da non addetti ai lavori per una banale assenza di veglia) quando il mio animale guida prende male una curva e mi ritrovo in ufficio in orario di lavoro.
non sembra, ma trovarsi in un posto dove non si voleva andare è una cosa estremamente seccante (che è uno dei motivi per cui le piante non amano viaggiare).
l’aspetto positivo è che nonostante in questi giorni abbia una quantità di lavoro pari all’intero debito del continente africano, essendo da solo in ufficio, posso gestirmi autonomamente. quindi decido di passare la mattinata cercando di insegnare al gatto a dire grützi, nel caso debba cercare di interloquire con uno svizzero tedesco.
a fine mattinata non ha ancora imparato, in compenso adesso mi guarda come se fossi una manifestazione dell’armageddon e cerca di rifugiarsi all’interno della fotocopiatrice. dovrò ricordarmene quando mi batte giocando a scacchi.
invece la cena di fine anno del comitato per la difesa del pianeta dagli ufi crudeli è andata benissimo, anche se il discorso sulle attività svolte è stato piuttosto problematico, e in futuro bisognerà ricordarsi di farlo prima dell’aperitivo a base di negroni (e comunque smettetela di dire che non facciamo nulla oltre ad ubriacarci alle cene del comitato. se non avete visto ufi crudeli di recente, vuol dire che stiamo facendo un ottimo lavoro).
bisogna anche dire che non ho più il fisico per fare certe cose (come diceva sempre l’ex moglie di enrico fermi) e sono rimasto rincoglionito per due giorni di fila (ma tanto non si nota la differenza).
martedì 12 dicembre 2006
d'accordo, può essere che sia colpa mia.
ma davvero non riesco a credere che un universo che ha generato "lucignolo" possa avere avuto alcunchè di razionale nel suo sviluppo.
ma davvero non riesco a credere che un universo che ha generato "lucignolo" possa avere avuto alcunchè di razionale nel suo sviluppo.
mercoledì 6 dicembre 2006
ero indeciso se svenire sul divano oppure cercare di liberare il tappeto smantellando il test sull’equilibrio al risveglio che ho realizzato qualche mese fa, ipotizzando di venderlo a un’equipe di comportamentisti russi.
ho optato per una soluzione creativa e sono svenuto sul tappeto.
fra le altre cose, in questo modo ho complicato notevolmente il test, anche se dubito che a) sia scientificamente riproducibile e b) i comportamentisti russi intendano comprare anche me.
passo il pomeriggio sbattendo ritmicamente la testa contro un muro (è un esperimento scientifico, devo avervelo già spiegato: i muri sono fatti di atomi, e gli atomi, per il 99,99% sono composti di vuoto. il fatto è che si muovono piuttosto a caso, e creano un campo di forza solitamente impenetrabile; ma visto che si muovono in continuazione, esiste anche la possibilità teorica che si crei una configurazione atomica tale da poter penetrare la materia e passarci attraverso. sto cercando di verificare).
verso sera finisco di trascrivere le motivazioni più plausibili da usare per giustificare un ritardo in ufficio* la mattina, poi infilo il mio costume da federico di svevia per passare inosservato ed esco di pattuglia canticchiando auferstanden aus ruinen alla ricerca di ufi crudeli, almeno finchè non comincia a piovere. gli ufi non escono volentieri con la pioggia.
allora torno a casa, mi chiudo nella mia stanza e vedo cosa trasmettono sul soffitto.
*(le cinque motivazioni più plausibili da usare la mattina per giustificare un ritardo)
-davvero non c’è l’ora legale, oggi? pensavo di essere in anticipo
-sono arrivato tardi perché non trovavo la teiera di russell per preparare la colazione
-sono arrivato tardi perché l’ortodossia della mia religione mi proibisce di alzarmi prima
-sono arrivato tardi perché un camino di kimberlite mi è esploso dentro casa
-non è che sono arrivato tardi. è che la mia vita scorre su un piano temporale diverso dal suo
ultim’ora
james halton jr., docente di chimica biomolecolare e dottrine zazen alla southern illinois university, in un lungo articolo pubblicato sulla rivista mensile del m.i.t. di boston, sostiene che in un qualsiasi sistema controllato, la complessità del sistema sia inversamente proporzionale alla consapevolezza all’interno del sistema stesso: sarebbe a dire che svolgendo operazioni più complesse si perde la consapevolezza delle capacità di base.
ciò sarebbe evidenziato in particolar modo dall’evoluzione del sistema corpo/mente nella specie homo sapiens e dall’evoluzione dei sistemi operativi nella specie personal computer.
questa posizione ha creato scompiglio fra gli addetti ai lavori e scatenato accesi dibattiti sul progresso nel mondo scientifico.
alcuni ricercatori non condividono molti dei risultati presentati dall’articolo: una delle posizioni più avversate dai suoi detrattori è l’ipotesi che per ottenere uno stato di animazione sospesa basti mettere ‘gli aristogatti’ nel videoregistratore e schiacciare il tasto pausa.
ho optato per una soluzione creativa e sono svenuto sul tappeto.
fra le altre cose, in questo modo ho complicato notevolmente il test, anche se dubito che a) sia scientificamente riproducibile e b) i comportamentisti russi intendano comprare anche me.
passo il pomeriggio sbattendo ritmicamente la testa contro un muro (è un esperimento scientifico, devo avervelo già spiegato: i muri sono fatti di atomi, e gli atomi, per il 99,99% sono composti di vuoto. il fatto è che si muovono piuttosto a caso, e creano un campo di forza solitamente impenetrabile; ma visto che si muovono in continuazione, esiste anche la possibilità teorica che si crei una configurazione atomica tale da poter penetrare la materia e passarci attraverso. sto cercando di verificare).
verso sera finisco di trascrivere le motivazioni più plausibili da usare per giustificare un ritardo in ufficio* la mattina, poi infilo il mio costume da federico di svevia per passare inosservato ed esco di pattuglia canticchiando auferstanden aus ruinen alla ricerca di ufi crudeli, almeno finchè non comincia a piovere. gli ufi non escono volentieri con la pioggia.
allora torno a casa, mi chiudo nella mia stanza e vedo cosa trasmettono sul soffitto.
*(le cinque motivazioni più plausibili da usare la mattina per giustificare un ritardo)
-davvero non c’è l’ora legale, oggi? pensavo di essere in anticipo
-sono arrivato tardi perché non trovavo la teiera di russell per preparare la colazione
-sono arrivato tardi perché l’ortodossia della mia religione mi proibisce di alzarmi prima
-sono arrivato tardi perché un camino di kimberlite mi è esploso dentro casa
-non è che sono arrivato tardi. è che la mia vita scorre su un piano temporale diverso dal suo
ultim’ora
james halton jr., docente di chimica biomolecolare e dottrine zazen alla southern illinois university, in un lungo articolo pubblicato sulla rivista mensile del m.i.t. di boston, sostiene che in un qualsiasi sistema controllato, la complessità del sistema sia inversamente proporzionale alla consapevolezza all’interno del sistema stesso: sarebbe a dire che svolgendo operazioni più complesse si perde la consapevolezza delle capacità di base.
ciò sarebbe evidenziato in particolar modo dall’evoluzione del sistema corpo/mente nella specie homo sapiens e dall’evoluzione dei sistemi operativi nella specie personal computer.
questa posizione ha creato scompiglio fra gli addetti ai lavori e scatenato accesi dibattiti sul progresso nel mondo scientifico.
alcuni ricercatori non condividono molti dei risultati presentati dall’articolo: una delle posizioni più avversate dai suoi detrattori è l’ipotesi che per ottenere uno stato di animazione sospesa basti mettere ‘gli aristogatti’ nel videoregistratore e schiacciare il tasto pausa.
venerdì 1 dicembre 2006
superman vs. supermercato
ho sonno, e quando ho sonno sono intrattabile e dico cazzate. anche quando non ho sonno, adesso che ci penso. o forse ho sempre sonno, chi può dirlo.
verso l’ora di pranzo vado a predire il futuro osservando la disposizione dei cavedani. è un’operazione che richiede un po’ di tempo, così ne approfitto per meditare* fino a quando i cavedani non si riuniscono, e si distribuiscono in modo da formare la scrtta lascia perdere. saluti da enki.
fa sempre più freddo e io vorrei migrare verso altri lidl.
*esistono varie scuole di pensiero che riguardano la meditazione e il modo in cui va eseguita. quella che trovo sia più vicina all’essenza delle cose definisce la meditazione come: stare seduti e aspettare una buona occasione per alzarsi.
mail to v. collezione autunno-inverno 2005
sto cercando di suicidarmi con delle infinite sessioni di free cell, con alterni risultati.
quando muoio definitivamente ti telefono.
quindi non è facile per me scrivere lettere in questo periodo. cioè, te ne ho mandate due per sms, e precisamente la effe e la gi, se non ricordo male, e questo è più o meno tutto quello che riesco a produrre in questo periodo. ma vabbè.
solita vita, solito tutto. due palle.
ho sonno, e quando ho sonno sono intrattabile e dico cazzate. anche quando non ho sonno, adesso che ci penso. o forse ho sempre sonno, chi può dirlo.
verso l’ora di pranzo vado a predire il futuro osservando la disposizione dei cavedani. è un’operazione che richiede un po’ di tempo, così ne approfitto per meditare* fino a quando i cavedani non si riuniscono, e si distribuiscono in modo da formare la scrtta lascia perdere. saluti da enki.
fa sempre più freddo e io vorrei migrare verso altri lidl.
*esistono varie scuole di pensiero che riguardano la meditazione e il modo in cui va eseguita. quella che trovo sia più vicina all’essenza delle cose definisce la meditazione come: stare seduti e aspettare una buona occasione per alzarsi.
mail to v. collezione autunno-inverno 2005
sto cercando di suicidarmi con delle infinite sessioni di free cell, con alterni risultati.
quando muoio definitivamente ti telefono.
quindi non è facile per me scrivere lettere in questo periodo. cioè, te ne ho mandate due per sms, e precisamente la effe e la gi, se non ricordo male, e questo è più o meno tutto quello che riesco a produrre in questo periodo. ma vabbè.
solita vita, solito tutto. due palle.
mercoledì 29 novembre 2006
esercizi di stile
studio # 213
natura morta con fotografia sbiadita
quando sei bambino capisci sempre le cose che ti spiegano. a volte fai finta di non capire, ma solo per far piacere ai grandi, che sono contenti quando pensano che i bambini non capiscono, non so bene perché, forse perché così si sentono ancora più grandi.
quello che non capisci è perché i grandi debbano mentire così spesso, che se solo la smettessero di mentirti, faresti molta meno fatica a crescere, e magari la smetteresti di chiuderti negli armadi. che poi gli armadi sanno di naftalina, che non mi è mai piaciuta, e non so mica come faccia eta beta che se la mangia, e poi finisce che ti devi nascondere nei tombini, che lì è più difficile che ti trovino.
voglio dire, io lo so che uno mente quando ha paura, ma non è mica facile capire di cosa ha paura un grande. magari ha paura delle stesse cose di cui ho paura io, le punture, guardare i film dell’orrore e che le persone non mi vogliano più bene e smettano di tenermi stretto.
poi i tombini sono molto utili anche quando i grandi si arrabbiano con me senza che io abbia fatto niente, che mi viene sempre da piangere, ma non posso perché mica voglio dargli soddisfazione.
nei tombini, quando piangi non ti vede nessuno.
l'unica cosa negativa è che nei tombini è sempre buio e non puoi leggere, ma tanto quando piangi non è che hai tanta voglia di metterti a leggere.
studio # 213
natura morta con fotografia sbiadita
quando sei bambino capisci sempre le cose che ti spiegano. a volte fai finta di non capire, ma solo per far piacere ai grandi, che sono contenti quando pensano che i bambini non capiscono, non so bene perché, forse perché così si sentono ancora più grandi.
quello che non capisci è perché i grandi debbano mentire così spesso, che se solo la smettessero di mentirti, faresti molta meno fatica a crescere, e magari la smetteresti di chiuderti negli armadi. che poi gli armadi sanno di naftalina, che non mi è mai piaciuta, e non so mica come faccia eta beta che se la mangia, e poi finisce che ti devi nascondere nei tombini, che lì è più difficile che ti trovino.
voglio dire, io lo so che uno mente quando ha paura, ma non è mica facile capire di cosa ha paura un grande. magari ha paura delle stesse cose di cui ho paura io, le punture, guardare i film dell’orrore e che le persone non mi vogliano più bene e smettano di tenermi stretto.
poi i tombini sono molto utili anche quando i grandi si arrabbiano con me senza che io abbia fatto niente, che mi viene sempre da piangere, ma non posso perché mica voglio dargli soddisfazione.
nei tombini, quando piangi non ti vede nessuno.
l'unica cosa negativa è che nei tombini è sempre buio e non puoi leggere, ma tanto quando piangi non è che hai tanta voglia di metterti a leggere.
lunedì 27 novembre 2006
stavo cercando di consultare la mia ghiandola pineale a proposito di alcune faccende riguardanti il concetto di equilibrio
quando, esattamente mentre mi trovo sulle spalle di san cristoforo, da qualche parte in mezzo al lago, l’universo all’improvviso collassa.
non che sia una grave perdita, immagino, ma insomma, al momento uno ci rimane male.
poi, in un tempo che poteva essere brevissimo, oppure infinitamente lungo, quasi quanto un’era geologica, o l’attesa per l’attivazione di fastweb, tutto sembra ritornare alla normalità, e io sono di nuovo in mezzo al lago.
non ho capito esattamente cosa sia successo. temo mi toccherà consultare il mio oracolo di fiducia, un anziano signore che vive nel bosco qui di fronte, che si dice si nutra di muscaria, consulti regolarmente una variante europea dell’i-ching chiamata i-ching hiali, e in questa stagione pare si travesta da coro di bambini stonati al fine di assumere l’identità di saggio di fine anno.
ultim’ora
è in preparazione una nuova avvincente serie tv che avrà per protagonisti dei laureati in filosofia che cercano quotidianamente di salvare delle vite umane tramite l’utilizzo di dottrine esoteriche, credenze gnostiche e pratiche alchemiche derivate dalla magia egizia. la nuova serie, che sarà in onda su sky da gennaio, si intitolerà ‘e.rmetic r.ewiew’, ermetici in prima linea
quando, esattamente mentre mi trovo sulle spalle di san cristoforo, da qualche parte in mezzo al lago, l’universo all’improvviso collassa.
non che sia una grave perdita, immagino, ma insomma, al momento uno ci rimane male.
poi, in un tempo che poteva essere brevissimo, oppure infinitamente lungo, quasi quanto un’era geologica, o l’attesa per l’attivazione di fastweb, tutto sembra ritornare alla normalità, e io sono di nuovo in mezzo al lago.
non ho capito esattamente cosa sia successo. temo mi toccherà consultare il mio oracolo di fiducia, un anziano signore che vive nel bosco qui di fronte, che si dice si nutra di muscaria, consulti regolarmente una variante europea dell’i-ching chiamata i-ching hiali, e in questa stagione pare si travesta da coro di bambini stonati al fine di assumere l’identità di saggio di fine anno.
ultim’ora
è in preparazione una nuova avvincente serie tv che avrà per protagonisti dei laureati in filosofia che cercano quotidianamente di salvare delle vite umane tramite l’utilizzo di dottrine esoteriche, credenze gnostiche e pratiche alchemiche derivate dalla magia egizia. la nuova serie, che sarà in onda su sky da gennaio, si intitolerà ‘e.rmetic r.ewiew’, ermetici in prima linea
mercoledì 22 novembre 2006
oggi il cielo ha un colore vivace come un’acquaforte di piranesi e io ho una faccia allegra e sorridente tipo quella di martin landau in mission impossible. se pensate che le due cose siano collegate, beh, avete ragione.
tra l’altro, sulle montagne qui intorno è arrivata la neve, a meno che il comitato per la salvaguardia della montagna svizzera non abbia dato corso al progetto di spalmare le vette con panna montata (serve per attirare il turista e ovvia al problema del ritiro dei ghiacciai, alcuni consigli cantonali stavano valutando la proposta con estrema attenzione).
ho protestato con alcune divinità preposte al controllo clima ma pare fossero occupate in una partita di briscola chiamata particolarmente impegnativa e mi hanno chiesto gentilmente di non disturbare fulminandomi il mouse del pc di casa.
poteva andare peggio. il reverendo robert clayton, nel best seller “scopri dio in quattro mosse, ma poi non ti lamentare se ti punisce perchè ha freddo” (ed. il punto d’incontro) parla di terribili maledizioni, come:
- reincarnarsi in arconada alla finale degli europei dell’84.
- avere bisogno del servizio tecnico di fastweb
- parlare con marcato accento switzerdütch
- fare il redattore per il tg di italia uno
alla fine mi sono arreso ai rimedi tradizionali, come la cuffia di lana, la giacca a vento modello roald amundsen e il disgelo dei contatti neuronali versandomi il paraflu direttamente nelle orecchie.
ultim’ora
con una conferenza stampa la lavazza ha annunciato che diverrà il nuovo sponsor della a.s. roma calcio. la sponsorizzazione sarà affiancata da una grande campagna pubblicitaria che avrà come claim lo slogan “lavazza, l’unico caffè che tiene l’aroma”.
tra l’altro, sulle montagne qui intorno è arrivata la neve, a meno che il comitato per la salvaguardia della montagna svizzera non abbia dato corso al progetto di spalmare le vette con panna montata (serve per attirare il turista e ovvia al problema del ritiro dei ghiacciai, alcuni consigli cantonali stavano valutando la proposta con estrema attenzione).
ho protestato con alcune divinità preposte al controllo clima ma pare fossero occupate in una partita di briscola chiamata particolarmente impegnativa e mi hanno chiesto gentilmente di non disturbare fulminandomi il mouse del pc di casa.
poteva andare peggio. il reverendo robert clayton, nel best seller “scopri dio in quattro mosse, ma poi non ti lamentare se ti punisce perchè ha freddo” (ed. il punto d’incontro) parla di terribili maledizioni, come:
- reincarnarsi in arconada alla finale degli europei dell’84.
- avere bisogno del servizio tecnico di fastweb
- parlare con marcato accento switzerdütch
- fare il redattore per il tg di italia uno
alla fine mi sono arreso ai rimedi tradizionali, come la cuffia di lana, la giacca a vento modello roald amundsen e il disgelo dei contatti neuronali versandomi il paraflu direttamente nelle orecchie.
ultim’ora
con una conferenza stampa la lavazza ha annunciato che diverrà il nuovo sponsor della a.s. roma calcio. la sponsorizzazione sarà affiancata da una grande campagna pubblicitaria che avrà come claim lo slogan “lavazza, l’unico caffè che tiene l’aroma”.
lunedì 20 novembre 2006
concerto per viola, rosso vivace e motore a reazione, in 4/4
ieri sera, all’aeroporto* c’era il comitato di accoglienza del ‘gruppo studi sulla persona umana’ al gran completo.
mentre mi riportavano a casa disquisivamo sulle domande fondamentali dell'esistenza, tipo: chi sono io? qual è lo scopo della vita, e della vita umana in particolare? ci va la panna nella carbonara? e abbiamo deciso di fermarci nella nostra pizzeria di fiducia per una pizza quattro stagioni all’inferno, con i seguenti ingredienti:
- tonno e cipolle
- melanzane e grana
- salame piccante, peperoni e tabasco
- speck e zola.
la variante cozze e nutella, non ce la siamo sentiti.
i risultati della riunione saranno raccolti in una dispensa per gli iscritti all’associazione ma si possono sintetizzare in:
a) vivere alla latitudine sbagliata può inibire il sistema nervoso centrale
b) mai sottovalutare l’importanza di trovare parcheggio
c) l’idea di imprinting è lampante quando al concerto della bandabardò molti partecipanti non conoscono tutte le canzoni del gruppo ma *tutti* cantano una canzone dei pooh.
d) tutto quello di cui un essere umano ha bisogno, in certi momenti, è un’altra birra.
*alcune cose che ho imparato durante un anno di frequentazioni di aeroporti:
1. dietro alle nuove leggi sulla sicurezza negli aeroporti, e in particolare sui controlli per il trasporto dei liquidi sugli aerei, ci deve essere un disegno per la promozione dell’autostima.
cioè, l’utente medio ha tempo una mezz’ora di coda in attesa di passare i controlli in cui può riflettere sul fatto che se un branco di inutili alienati mentali è a capo degli enti per la sicurezza dei voli, allora anche lui ha qualche speranza per una laurea in fisica nucleare.
2. per evitare che le code ai controlli si estendano fino alle piste di decollo, si creano dei percorsi obbligati per cui ci si trova a passare più volte dalla stessa mattonella della sala controlli: un signore che ha deciso di lasciare a terra la borsa per riprenderla al passaggio successivo ha scatenato un’ondata di panico che, a confronto, wall street nel ’29 sembrava una sala relax.
se questa per voi non è una prova dell’operato degli ufi crudeli sul pianeta, io non so più che dirvi.
3. i viaggiatori di lungo corso, se possono scegliere, si siedono di fianco alle uscite di sicurezza dell’aereo. state pensando che sono consci del pericolo dato dal calcolo delle probabilità ore di volo/numero di incidenti. niente affatto: c’è più spazio per le gambe (del resto non è che uno sano di mente può pensare che se un aereo ha la pessima idea di schiantarsi da qualche parte l’uscita di sicurezza serva a qualcosa).
4. esistono degli aerei a forma di dugongo.
ieri sera, all’aeroporto* c’era il comitato di accoglienza del ‘gruppo studi sulla persona umana’ al gran completo.
mentre mi riportavano a casa disquisivamo sulle domande fondamentali dell'esistenza, tipo: chi sono io? qual è lo scopo della vita, e della vita umana in particolare? ci va la panna nella carbonara? e abbiamo deciso di fermarci nella nostra pizzeria di fiducia per una pizza quattro stagioni all’inferno, con i seguenti ingredienti:
- tonno e cipolle
- melanzane e grana
- salame piccante, peperoni e tabasco
- speck e zola.
la variante cozze e nutella, non ce la siamo sentiti.
i risultati della riunione saranno raccolti in una dispensa per gli iscritti all’associazione ma si possono sintetizzare in:
a) vivere alla latitudine sbagliata può inibire il sistema nervoso centrale
b) mai sottovalutare l’importanza di trovare parcheggio
c) l’idea di imprinting è lampante quando al concerto della bandabardò molti partecipanti non conoscono tutte le canzoni del gruppo ma *tutti* cantano una canzone dei pooh.
d) tutto quello di cui un essere umano ha bisogno, in certi momenti, è un’altra birra.
*alcune cose che ho imparato durante un anno di frequentazioni di aeroporti:
1. dietro alle nuove leggi sulla sicurezza negli aeroporti, e in particolare sui controlli per il trasporto dei liquidi sugli aerei, ci deve essere un disegno per la promozione dell’autostima.
cioè, l’utente medio ha tempo una mezz’ora di coda in attesa di passare i controlli in cui può riflettere sul fatto che se un branco di inutili alienati mentali è a capo degli enti per la sicurezza dei voli, allora anche lui ha qualche speranza per una laurea in fisica nucleare.
2. per evitare che le code ai controlli si estendano fino alle piste di decollo, si creano dei percorsi obbligati per cui ci si trova a passare più volte dalla stessa mattonella della sala controlli: un signore che ha deciso di lasciare a terra la borsa per riprenderla al passaggio successivo ha scatenato un’ondata di panico che, a confronto, wall street nel ’29 sembrava una sala relax.
se questa per voi non è una prova dell’operato degli ufi crudeli sul pianeta, io non so più che dirvi.
3. i viaggiatori di lungo corso, se possono scegliere, si siedono di fianco alle uscite di sicurezza dell’aereo. state pensando che sono consci del pericolo dato dal calcolo delle probabilità ore di volo/numero di incidenti. niente affatto: c’è più spazio per le gambe (del resto non è che uno sano di mente può pensare che se un aereo ha la pessima idea di schiantarsi da qualche parte l’uscita di sicurezza serva a qualcosa).
4. esistono degli aerei a forma di dugongo.
mercoledì 15 novembre 2006
la macchina fotografica digitale funziona di nuovo (credo sia posseduta. non da me, evidentemente. eppure ho lo scontrino*).
l’ho portata con me in ufficio nel tentativo di sorprendere il gatto a fregare l’inchiostro dal plotter (dice che gli serve per costruire opere concettuali surrealiste), ma quello è furbo e non si è fatto vedere. così ho passato la mattinata a meditare sull’economia dell’universo e a giocare a free cell (l’apparente ordine dell’universo non è dissimile dal gioco del free cell, sappiatelo).
comunque forse dovrei presentarmi alle riunioni dei freecellisti anonimi, da quando il mio scopo nella vita è diventato finire tutte le partite di free cell nell’ordine da 1 a 32000 la qualità della mia vita non è migliorata sensibilmente come mi aspettavo (migliorata sì, comunque, ma ci voleva poco), e ormai sono alla partita 5591; del resto l’unica vera motivazione per frequentare le riunioni dei freecellisti anonimi è il buffet gratis alla fine delle riunioni.
solo che il giovedì ho il corso di riprogrammazione neurale e gestione delle realtà alternative che mi tiene molto impegnato, senza contare la responsabilità della difesa contro gli ufi crudeli, per cui alcune sere devo essere reperibile (dovete smetterla di sottovalutare gli ufi, ieri mattina ho trovato un crop circle nel tappetino del bagno).
* albert krawsberg, nel saggio “soluzioni logico-razionali alle sfide dell’informatica: impronta analogica e impronta digitale” (ed. theoria), individua 4 livelli di inconvenienti tecnologici e le operazioni necessarie per la loro eliminazione
1. livello base: riparazione fai da te, detta anche “spegni e riaccendi” perchè prevede l’accensione di ceri e incensi a divinità informatiche.
2. livello avanzato: contattare un tecnico specializzato, il cui numero di telefono sarà invariabilmente occupato.
3. livello esperto: contattare un esorcista.
4. livello programmatore: contattare un metalmeccanico che possiede una chiave inglese del 24.
l’ho portata con me in ufficio nel tentativo di sorprendere il gatto a fregare l’inchiostro dal plotter (dice che gli serve per costruire opere concettuali surrealiste), ma quello è furbo e non si è fatto vedere. così ho passato la mattinata a meditare sull’economia dell’universo e a giocare a free cell (l’apparente ordine dell’universo non è dissimile dal gioco del free cell, sappiatelo).
comunque forse dovrei presentarmi alle riunioni dei freecellisti anonimi, da quando il mio scopo nella vita è diventato finire tutte le partite di free cell nell’ordine da 1 a 32000 la qualità della mia vita non è migliorata sensibilmente come mi aspettavo (migliorata sì, comunque, ma ci voleva poco), e ormai sono alla partita 5591; del resto l’unica vera motivazione per frequentare le riunioni dei freecellisti anonimi è il buffet gratis alla fine delle riunioni.
solo che il giovedì ho il corso di riprogrammazione neurale e gestione delle realtà alternative che mi tiene molto impegnato, senza contare la responsabilità della difesa contro gli ufi crudeli, per cui alcune sere devo essere reperibile (dovete smetterla di sottovalutare gli ufi, ieri mattina ho trovato un crop circle nel tappetino del bagno).
* albert krawsberg, nel saggio “soluzioni logico-razionali alle sfide dell’informatica: impronta analogica e impronta digitale” (ed. theoria), individua 4 livelli di inconvenienti tecnologici e le operazioni necessarie per la loro eliminazione
1. livello base: riparazione fai da te, detta anche “spegni e riaccendi” perchè prevede l’accensione di ceri e incensi a divinità informatiche.
2. livello avanzato: contattare un tecnico specializzato, il cui numero di telefono sarà invariabilmente occupato.
3. livello esperto: contattare un esorcista.
4. livello programmatore: contattare un metalmeccanico che possiede una chiave inglese del 24.
lunedì 13 novembre 2006
tecnologia batte eddie 4 a 0 (dalla gazzetta dello sport di oggi)
campionato chiuso? è ancora presto per dirlo. il torneo è ancora lungo, ma certamente una disfatta del genere pesa sul morale e potrà lasciare dei segni indelebili alla ripresa del campionato.
è una partita che si è giocata sugli episodi, fa sapere l’allenatore di eddie, “una punizione che non meritavamo, al di là del risultato sono contento per come abbiamo giocato”. ma in sede di cronaca, è inevitabile notare come la crisi della squadra sia ormai evidente.
che la giornata non fosse delle migliori si è capito subito, al decimo del primo tempo, quando il pc portatile dell’ufficio
decideva di non riconoscere più l’alimentatore collegato alla presa di corrente. vibranti le proteste di eddie che fa notare come l’alimentatore, alla prova dei fatti non sia rotto. l’arbitro però convalida, e il pc si spegne dopo cinque minuti, con un sibilo soffisfatto.
mentre cerca di recuperare, eddie viene colpito nel suo momento migliore, con il più classico dei contropiede. tagliando in due la difesa avversaria, una tazza instabile indirizza un improvviso diagonale di earl grey tea con aggiunta di latte e zucchero sul tavolo della cucina, il liquido lambisce il bordo del tavolo e si infila nel telefono cellulare lasciato colpevolmente solo.
sul due a zero eddie reagisce bene e riprende a macinare gioco, ma nei primi minuti della ripresa, l’episodio chiave che chiude la partita: la macchina fotografica digitale acquistata da tre giorni, dopo la sesta foto decide autonomamente di bloccarsi: il display si spegne, lo zoom rimane in fuori, il software implode e disattiva qualsiasi tasto. nessun tentativo di rianimarla dà esito positivo.
scossa nel morale, sul finire del secondo tempo la difesa incassa anche la quarta rete, quando il pc di casa va in crash con conseguente perdita di dati.
il quadro della situazione non è roseo, come si intuisce dalle dichiarazioni della società a fine partita: “la bruciante sconfitta in campionato non preclude niente, ma ormai recuperare sarà dura. adesso dobbiamo accantonare il campionato e privilegiare la coppa delle bestemmie, dove invece siamo in ottima posizione”.
campionato chiuso? è ancora presto per dirlo. il torneo è ancora lungo, ma certamente una disfatta del genere pesa sul morale e potrà lasciare dei segni indelebili alla ripresa del campionato.
è una partita che si è giocata sugli episodi, fa sapere l’allenatore di eddie, “una punizione che non meritavamo, al di là del risultato sono contento per come abbiamo giocato”. ma in sede di cronaca, è inevitabile notare come la crisi della squadra sia ormai evidente.
che la giornata non fosse delle migliori si è capito subito, al decimo del primo tempo, quando il pc portatile dell’ufficio
decideva di non riconoscere più l’alimentatore collegato alla presa di corrente. vibranti le proteste di eddie che fa notare come l’alimentatore, alla prova dei fatti non sia rotto. l’arbitro però convalida, e il pc si spegne dopo cinque minuti, con un sibilo soffisfatto.
mentre cerca di recuperare, eddie viene colpito nel suo momento migliore, con il più classico dei contropiede. tagliando in due la difesa avversaria, una tazza instabile indirizza un improvviso diagonale di earl grey tea con aggiunta di latte e zucchero sul tavolo della cucina, il liquido lambisce il bordo del tavolo e si infila nel telefono cellulare lasciato colpevolmente solo.
sul due a zero eddie reagisce bene e riprende a macinare gioco, ma nei primi minuti della ripresa, l’episodio chiave che chiude la partita: la macchina fotografica digitale acquistata da tre giorni, dopo la sesta foto decide autonomamente di bloccarsi: il display si spegne, lo zoom rimane in fuori, il software implode e disattiva qualsiasi tasto. nessun tentativo di rianimarla dà esito positivo.
scossa nel morale, sul finire del secondo tempo la difesa incassa anche la quarta rete, quando il pc di casa va in crash con conseguente perdita di dati.
il quadro della situazione non è roseo, come si intuisce dalle dichiarazioni della società a fine partita: “la bruciante sconfitta in campionato non preclude niente, ma ormai recuperare sarà dura. adesso dobbiamo accantonare il campionato e privilegiare la coppa delle bestemmie, dove invece siamo in ottima posizione”.
mercoledì 8 novembre 2006
oggi è la festa di arvlaad il terribile. nella mitologia nordica, arvlaad il terribile era il padre di tutti i mal di testa e si divertiva ad aggiungere tequila nei cocktail analcolici delle feste (forse per quello, in seguito è diventato il patrono della polizia stradale).
la festa di arvlaad il terribile si festeggiava sul divano in assoluto silenzio, tranne che per le lamentazioni sul freddo e sulla mancanza di luce, ed era proibito fare qualsiasi lavoro manuale. in effetti era esattamente quello che intendevo fare oggi.
sfortunatamente la religione ha perso sempre più importanza nella vita moderna, io sono in ufficio a lavorare e, essendo mercoledì, non c’è un parcheggio disponibile fino ad alpha centauri. tra l’altro pare che anche su alpha centauri stiano prevedendo di mettere il disco orario, oppure un comodo tagliandino prepagato acquistabile presso qualsiasi cartoleria di un sistema solare diverso.
io e il gatto stiamo facendo la conta dei dialetti switzerdütch udibili nel vicolo sotto l’ufficio, solo che fa freddo, e stare sul balcone a cercare di sentire gente che parla pianissimo non ci fa tanto bene. allora tiriamo dei bicchieri d’acqua sui turisti (solo l’acqua, che il bicchiere ci serve) così quelli gridano e noi possiamo metterli nel database.
il progetto sarebbe quello di costruire un manuale consultabile, una cosa simile alla guida essenziale agli ufi e specie aliene di alexander pernenbrod che trovate in tutte le librerie serie.
poi lui si addormenta sulla mia sedia e io per non svegliarlo mi siedo su quella di fianco; solo che quella di fianco non è esattamente allineata con il computer, e adesso stando dritto vedo solo la metà sinistra dello schermo, e mi verrà il mal di schiena (stupido gatto. non poteva andare ad addormentarsi da un altra parte?).
dopo un paio d’ore faccio un paio di telefonate e arriva un’inserviente che lo sradica dalla sedia mentre io lo guardo con aria innocente, e lo deposita sul divano di casa sua.
la festa di arvlaad il terribile si festeggiava sul divano in assoluto silenzio, tranne che per le lamentazioni sul freddo e sulla mancanza di luce, ed era proibito fare qualsiasi lavoro manuale. in effetti era esattamente quello che intendevo fare oggi.
sfortunatamente la religione ha perso sempre più importanza nella vita moderna, io sono in ufficio a lavorare e, essendo mercoledì, non c’è un parcheggio disponibile fino ad alpha centauri. tra l’altro pare che anche su alpha centauri stiano prevedendo di mettere il disco orario, oppure un comodo tagliandino prepagato acquistabile presso qualsiasi cartoleria di un sistema solare diverso.
io e il gatto stiamo facendo la conta dei dialetti switzerdütch udibili nel vicolo sotto l’ufficio, solo che fa freddo, e stare sul balcone a cercare di sentire gente che parla pianissimo non ci fa tanto bene. allora tiriamo dei bicchieri d’acqua sui turisti (solo l’acqua, che il bicchiere ci serve) così quelli gridano e noi possiamo metterli nel database.
il progetto sarebbe quello di costruire un manuale consultabile, una cosa simile alla guida essenziale agli ufi e specie aliene di alexander pernenbrod che trovate in tutte le librerie serie.
poi lui si addormenta sulla mia sedia e io per non svegliarlo mi siedo su quella di fianco; solo che quella di fianco non è esattamente allineata con il computer, e adesso stando dritto vedo solo la metà sinistra dello schermo, e mi verrà il mal di schiena (stupido gatto. non poteva andare ad addormentarsi da un altra parte?).
dopo un paio d’ore faccio un paio di telefonate e arriva un’inserviente che lo sradica dalla sedia mentre io lo guardo con aria innocente, e lo deposita sul divano di casa sua.
lunedì 6 novembre 2006
nel portone dell’ufficio trovo la signora delle pulizie travestita da leonid brežnev che mi sussurra qualcosa a proposito della nuova politica economica del vetril, solo che io ho un debito di sonno che tradotto in euri farebbe immediatamente crollare tutta l’economia di mercato occidentale e non voglio darle soddisfazione.
entro in ascensore e solo al secondo piano mi accorgo che all’interno dell’ascensore sono state immagazzinate tutte le riserve nato per il centro europa di secchi di candeggina, gusto pino marittimo.
al terzo piano ho già gli occhi che sembrano disegnati da roy lichtenstein in overdose per notizie incontrollate sulle armi di distruzioni di massa (sia detto una volta per tutte, da notizie in possesso del sismi sappiamo che le armi di distruzione di massa esistono, e per precauzione è già stata allertata anche carrara e tutta la versilia); al quarto piano ho una teofania completa e vengo messo al corrente che tutto va per il meglio dell’universo, a parte una lieve mancanza respiratoria; al quinto piano, poco prima che le porte si aprano, parte il ritornello di de que callada manera ma contemporaneamente ricevo un biglietto dal governatore dell’universo con scritto “guarda che prima si scherzava, eh”.
arrivo in ufficio e disquisisco con il gatto sulla liceità della dimostrazione della creazione ex nihilo.
prima che mi batta sul piano dialettico lo stordisco insufflandogli dell’alito vitale nelle narici così come prescritto dal genesi, approfitto del suo momentaneo smarrimento e lo chiudo sul balcone uscendo dalla sfida palesemente vincitore.
poi stacco il telefono, accendo il computer, e mi addormento sulla tastiera.
siate bravi, non fate troppo rumore, grazie.
entro in ascensore e solo al secondo piano mi accorgo che all’interno dell’ascensore sono state immagazzinate tutte le riserve nato per il centro europa di secchi di candeggina, gusto pino marittimo.
al terzo piano ho già gli occhi che sembrano disegnati da roy lichtenstein in overdose per notizie incontrollate sulle armi di distruzioni di massa (sia detto una volta per tutte, da notizie in possesso del sismi sappiamo che le armi di distruzione di massa esistono, e per precauzione è già stata allertata anche carrara e tutta la versilia); al quarto piano ho una teofania completa e vengo messo al corrente che tutto va per il meglio dell’universo, a parte una lieve mancanza respiratoria; al quinto piano, poco prima che le porte si aprano, parte il ritornello di de que callada manera ma contemporaneamente ricevo un biglietto dal governatore dell’universo con scritto “guarda che prima si scherzava, eh”.
arrivo in ufficio e disquisisco con il gatto sulla liceità della dimostrazione della creazione ex nihilo.
prima che mi batta sul piano dialettico lo stordisco insufflandogli dell’alito vitale nelle narici così come prescritto dal genesi, approfitto del suo momentaneo smarrimento e lo chiudo sul balcone uscendo dalla sfida palesemente vincitore.
poi stacco il telefono, accendo il computer, e mi addormento sulla tastiera.
siate bravi, non fate troppo rumore, grazie.
giovedì 2 novembre 2006
a lisbona parlano tutti inglese, si vestono di verde e bianco e tifano tutti il celtic glasgow.
ad ogni modo, ecco un test che vi fornirà il vostro grado di adattabilità ad un paese lusitano, o, in alternativa, una tessera sconto in tutte le case di fado dell’alfama.
il fado è un canto popolare malinconico che deve il suo nome:
a) all’espressione latina fatum
b) alla crasi dell’espressione inglese fade out
c) al fatto che nelle melodie si usano solo due note
coimbra è:
a) una cittadina universitaria fra porto e lisbona
b) una marca di sigari cubani
c) arthur antunes, detto zico
chiedere la ‘conta’ al ristorante significa:
a) chiedere di pagare il pasto appena consumato
b) chiedere che il conto venga saldato da una persona influente della città
c) far recitare una conta al cameriere per decidere chi pagherà il corrispettivo dovuto
le cifre 17 e 55 vi ricordano:
a) l’anno del terribile terremoto che distrusse lisbona
b) i numeri che giocate al lotto regolarmente e che non escono mai
c) l’ora in cui vorreste uscire dall’ufficio
lo stemma al centro della bandiera del portogallo rappresenta:
a) uno scudo
b) un porto
c) un gallo
la costa do sol è:
a) la spiaggia ad est di lisbona
b) l’accordo di sol maggiore
c) la linea esterna della corolla solare, su cui il portogallo avanza pretese territoriali
l’espressione ‘vinho do porto’ sta per:
a) un vino liquoroso prodotto dalle uve impiantate dagli inglesi sulle rive del douro
b) un vino da viaggio, conservato nelle caratteristiche fiaschette
c) il vino a basso costo bevuto nei locali dei bassifondi che circondano la zona fluviale di lisbona
la rivoluzione dei garofani è:
a) l’evento del 1974 che mise fine alla dittatura instaurata da salazaar
b) il cambio di front man da parte di un famoso gruppo musicale degli anni ‘60
c) l’abitudine portoghese di capovolgere i garofani nei cimiteri per la festa del 2 novembre
il ‘gotico manuelino’ è:
a) uno stile architettonico di gotico flamboyant del xvi secolo
b) un palazzo di lisbona del xvii secolo
c) un bambino di nome manuel protagonista di un fumetto dark
cascais è:
a) la località balneare più famosa della costa de estoril
b) la variante portoghese del cous cous, l’alimento base di molte regioni dell’africa
c) l’esclamazione di re joao i durante un corteo reale, dopo che fu disarcionato dal cavallo
risposte:
- maggioranza di risposte c: abbiamo delle cose in comune (io ho lasciato una cartelletta all’edilizia privata, ad esempio)
- maggioranza di risposte b: ah, se solo vi applicaste di più (sareste probabilmente un adesivo)
- maggioranza di risposte a: siete dei portoghesi. il che significa che dovreste pagare i biglietti, immagino
ad ogni modo, ecco un test che vi fornirà il vostro grado di adattabilità ad un paese lusitano, o, in alternativa, una tessera sconto in tutte le case di fado dell’alfama.
il fado è un canto popolare malinconico che deve il suo nome:
a) all’espressione latina fatum
b) alla crasi dell’espressione inglese fade out
c) al fatto che nelle melodie si usano solo due note
coimbra è:
a) una cittadina universitaria fra porto e lisbona
b) una marca di sigari cubani
c) arthur antunes, detto zico
chiedere la ‘conta’ al ristorante significa:
a) chiedere di pagare il pasto appena consumato
b) chiedere che il conto venga saldato da una persona influente della città
c) far recitare una conta al cameriere per decidere chi pagherà il corrispettivo dovuto
le cifre 17 e 55 vi ricordano:
a) l’anno del terribile terremoto che distrusse lisbona
b) i numeri che giocate al lotto regolarmente e che non escono mai
c) l’ora in cui vorreste uscire dall’ufficio
lo stemma al centro della bandiera del portogallo rappresenta:
a) uno scudo
b) un porto
c) un gallo
la costa do sol è:
a) la spiaggia ad est di lisbona
b) l’accordo di sol maggiore
c) la linea esterna della corolla solare, su cui il portogallo avanza pretese territoriali
l’espressione ‘vinho do porto’ sta per:
a) un vino liquoroso prodotto dalle uve impiantate dagli inglesi sulle rive del douro
b) un vino da viaggio, conservato nelle caratteristiche fiaschette
c) il vino a basso costo bevuto nei locali dei bassifondi che circondano la zona fluviale di lisbona
la rivoluzione dei garofani è:
a) l’evento del 1974 che mise fine alla dittatura instaurata da salazaar
b) il cambio di front man da parte di un famoso gruppo musicale degli anni ‘60
c) l’abitudine portoghese di capovolgere i garofani nei cimiteri per la festa del 2 novembre
il ‘gotico manuelino’ è:
a) uno stile architettonico di gotico flamboyant del xvi secolo
b) un palazzo di lisbona del xvii secolo
c) un bambino di nome manuel protagonista di un fumetto dark
cascais è:
a) la località balneare più famosa della costa de estoril
b) la variante portoghese del cous cous, l’alimento base di molte regioni dell’africa
c) l’esclamazione di re joao i durante un corteo reale, dopo che fu disarcionato dal cavallo
risposte:
- maggioranza di risposte c: abbiamo delle cose in comune (io ho lasciato una cartelletta all’edilizia privata, ad esempio)
- maggioranza di risposte b: ah, se solo vi applicaste di più (sareste probabilmente un adesivo)
- maggioranza di risposte a: siete dei portoghesi. il che significa che dovreste pagare i biglietti, immagino
giovedì 26 ottobre 2006
ero impegnato a firmare la petizione della campagna per l’abolizione dell’universo (diciamolo, qualcuno ha un motivo sensato per cui l’universo dovrebbe esistere?) quando il comitato centrale per il controllo ufi* mi avvisa che è stata programmata una riunione il mercoledì sera, e quindi questa settimana dovrò rinunciare al corso di ikebana per neuroni.
più tardi esco dall’ufficio ed è buio. ovviamente questo non influisce affatto sul mio umore. cazzo.
mi infilo in toledo 1991™ e mi appiccico dietro a una toyota targata zurich che evidentemente è in missione di ricognizione gasteropodi. alla fine mi offro di aiutarli, perchè altrimenti restiamo lì tutta la notte, e io avrei anche altro da fare.
la riunione la passiamo a mangiare gnocchi fatti in casa (che notoriamente tengono lontani gli ufi**) e bere primitivo (che sarà anche primitivo, però è buono), poi ce ne torniamo a casa piuttosto soddisfatti.
arrivo in camera, metto sullo stereo gli arizona amp and alternator, provo ad ubriacarmi di sinalco®*** e saluto teodorico di chartres che mi spia dal bordo dello specchio mentre compila alcune glosse al de trinitate di boezio.
quando realizzo che in camera sono secoli che non ho uno specchio, sto già dormendo.
* qualcuno sostiene che non si dica ‘ufi’ ma ‘ufo’, perchè significa sempre ‘oggetto volante non identificato’. ora, mi sembra chiaro che ‘oggetto volante non identificato’ viene ‘ovni’, mica ‘ufo’, quindi, al massimo potrei chiamarli ovni. ma ufi è meglio. ufi. oltre al fatto che mica tutti gli ufi volano. per dire, tipo quando c’è brutto tempo, o sono troppo ubriachi preferiscono non volare. poi ci sono quelli che proprio hanno paura di volare, e al corso di ufi prendevano sempre le insufficienze, quelli volano solo se sono costretti.
** è facile da dimostrare. avete mai visto un ufo mentre mangiavate gli gnocchi fatti in casa? ecco.
*** besuchen sie sinalco®, der klassiker weltberühmt seit 1905. l’unica bevanda gusto arancio, mandarino e gas metano.
più tardi esco dall’ufficio ed è buio. ovviamente questo non influisce affatto sul mio umore. cazzo.
mi infilo in toledo 1991™ e mi appiccico dietro a una toyota targata zurich che evidentemente è in missione di ricognizione gasteropodi. alla fine mi offro di aiutarli, perchè altrimenti restiamo lì tutta la notte, e io avrei anche altro da fare.
la riunione la passiamo a mangiare gnocchi fatti in casa (che notoriamente tengono lontani gli ufi**) e bere primitivo (che sarà anche primitivo, però è buono), poi ce ne torniamo a casa piuttosto soddisfatti.
arrivo in camera, metto sullo stereo gli arizona amp and alternator, provo ad ubriacarmi di sinalco®*** e saluto teodorico di chartres che mi spia dal bordo dello specchio mentre compila alcune glosse al de trinitate di boezio.
quando realizzo che in camera sono secoli che non ho uno specchio, sto già dormendo.
* qualcuno sostiene che non si dica ‘ufi’ ma ‘ufo’, perchè significa sempre ‘oggetto volante non identificato’. ora, mi sembra chiaro che ‘oggetto volante non identificato’ viene ‘ovni’, mica ‘ufo’, quindi, al massimo potrei chiamarli ovni. ma ufi è meglio. ufi. oltre al fatto che mica tutti gli ufi volano. per dire, tipo quando c’è brutto tempo, o sono troppo ubriachi preferiscono non volare. poi ci sono quelli che proprio hanno paura di volare, e al corso di ufi prendevano sempre le insufficienze, quelli volano solo se sono costretti.
** è facile da dimostrare. avete mai visto un ufo mentre mangiavate gli gnocchi fatti in casa? ecco.
*** besuchen sie sinalco®, der klassiker weltberühmt seit 1905. l’unica bevanda gusto arancio, mandarino e gas metano.
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