stavo scrivendo la sceneggiatura di un film intitolato ‘i ragazzi della via ntsc’ e contemporaneamente litigando con delle formiche per il possesso di una porzione di soggiorno (peraltro con scarsissimo successo e dimostrando, nel caso ce ne fosse bisogno, la superiorità del phylum arthropoda su quello chordata) quando dal comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta mi chiedono se posso uscire di pattuglia.
dovrei sostituire un nano da giardino (è uno dei nostri migliori elementi) che a quanto pare si è rinchiuso in garage dopo un incontro ravvicinato con una volpe.
quindi la sera cammino sul lungolago (oltretutto lì si concentrano i bar della zona, ed è sempre possibile che gli ufi si infilino in un bar per non farsi riconoscere mescolandosi agli autoctoni. quello che gli ufi non sanno è che gli autoctoni qui non esistono) disquisendo con le papere sui massimi sistemi (i cavedani hanno altro da fare e l’unica altra forma di vita senziente in giro è un fanatico di jogging che sembra una via di mezzo fra sebastian coe e un malato di corea di huntington: secondo me non è pronto per una disquisizione sui massimi sistemi. ma neanche sui sistemi welters, o sui sistemi gallo).
poi sul tardi mi sistemo sul balcone e aspetto che una stella cadente o, a scelta, della lattoneria cadente mi arrivi in testa (per la legge dei grandi numeri pare sia più probabile la seconda, anche se con effetti leggermente differenti. ma non disperiamo).
disclaimer
ad un lettore attento potrebbe sembrare che qui si stia esagerando con le parentesi. io mi sto ancora chiedendo perché un lettore attento dovrebbe leggere questa roba, ma comunque.
questo scritto concorre al premio per il post con più parentesi inutili per l’anno 2008 (primo premio un soggiorno per due persone di 3 ore a magadino (ch)).
nessuna parentesi è stata maltrattata per scrivere questo post, e, nel caso, sono regolarmente seguite da periodi di debriefing con terapeuti autorizzati.
giovedì 28 febbraio 2008
venerdì 22 febbraio 2008
il professor dieter angst, docente di storia della scienza alla libera università di watford (hertfordshire, uk) nel suo libro “popper è un epistemologo, non una droga sintetica” critica la teoria di hugh everett sugli universi paralleli: secondo il professor angst la teoria è incompleta perché non vengono contemplati gli universi perpendicolari.
dal punto di vista pratico, l’unica variazione che mi riguarda è che invece di un universo da salvare adesso ne ho infiniti.
voglio dire, se non mi vedete, avrò pure i miei motivi (oppure avete di nuovo dimenticato gli occhiali).
poi mercoledì c’è il sole, i parcheggi sono disponibili solo su ordinazione e un’armata di lanzichenecchi invade il paese, e da fonti non ufficiali che monitorizzano la situazione collezionando numeri di targa svizzeri sembra che siano presenti tutto il nidwaldo, l’obwaldo, e l’oswaldo (un pastore di engelberg).
nel frattempo, l’associazione sindacale dei numi tutelari ha indetto uno sciopero di una settimana a partire da oggi.
non che la cosa mi inquieti granché, il mio nume tutelare è in pausa caffè dal 1981, quindi non dovrei notare troppo la differenza (il problema dei numi tutelari è che essendo atemporali (ossia da loro non piove mai, insomma, si tutelano pure loro) hanno un rapporto con il tempo tarato sull’eternità: concettualmente il mio potrebbe stare in pausa caffè fino al 2831 senza che nessuno dica niente).
dal punto di vista pratico, l’unica variazione che mi riguarda è che invece di un universo da salvare adesso ne ho infiniti.
voglio dire, se non mi vedete, avrò pure i miei motivi (oppure avete di nuovo dimenticato gli occhiali).
poi mercoledì c’è il sole, i parcheggi sono disponibili solo su ordinazione e un’armata di lanzichenecchi invade il paese, e da fonti non ufficiali che monitorizzano la situazione collezionando numeri di targa svizzeri sembra che siano presenti tutto il nidwaldo, l’obwaldo, e l’oswaldo (un pastore di engelberg).
nel frattempo, l’associazione sindacale dei numi tutelari ha indetto uno sciopero di una settimana a partire da oggi.
non che la cosa mi inquieti granché, il mio nume tutelare è in pausa caffè dal 1981, quindi non dovrei notare troppo la differenza (il problema dei numi tutelari è che essendo atemporali (ossia da loro non piove mai, insomma, si tutelano pure loro) hanno un rapporto con il tempo tarato sull’eternità: concettualmente il mio potrebbe stare in pausa caffè fino al 2831 senza che nessuno dica niente).
giovedì 14 febbraio 2008
natura morta con costante di feigenbaum (questo non è un medicinale, potete fare a meno di leggere le avvertenze e il foglietto illustrativo)
quando sei piccolo, nessuno si preoccupa di spiegarti cosa sta succedendo. come se a te non interessasse, come se fossi troppo piccolo per provare a capire. di norma un bambino è piccolo, ma mica è stupido.
invece quando anche i grandi non hanno idea di quello che sta succedendo, allora provano a mentire per spiegarti che è tutto a posto (d’accordo, è una strategia idiota, ma che altro ti aspetti da un adulto?).
io ci sono due cose che non mi piacciono per niente, i croccrodilli e i film di paura. i croccrodilli perché ti mangiano quando meno te lo aspetti, e mica è leale, cioè, almeno avverti. i film di paura perché fanno paura (quella dei film di paura si capiva, mica dovevo spiegarlo, però poi ho pensato che ci sono un sacco di persone che si fanno domande ovvie e allora era gentile rispondere).
poi però bisogna anche dire che le cose sono più complicate di così, tipo che bianca e bernie è un film di paura perché ci sono i croccrodilli (in generale quasi tutti sono film di paura, anche senza croccrodilli; io non so perché le persone guardano i film di paura, non gli basta la vita?)
il mercoledì in pausa pranzo io e un paio di carpe di allevamento ci troviamo a meditare sui testi del professor john krasnich, docente di dottrine zen alla libera università del maine, e autore del libro “se hai raggiunto l’atarassia vuol dire che non correva troppo veloce” (ed. marsilio).
per ora non è che stia ottenendo grossi risultati, ma sto familiarizzando con le carpe, e sono convinto che questo sia lo spirito giusto (come dicono i medium).
in questo periodo ho anche sviluppato una propensione a sdraiarmi sotto i tavoli per dormire e ad alzarmi di scatto nel tentativo di procurarmi una commozione cerebrale, però almeno non sento più le voci come giovanna d’arco e suo fratello donnie (che poi, sentire le voci non sarebbe neanche male, se solo avessero qualcosa di interessante da dire).
la sera invece esco nel freddo di qui, e ogni tanto vorrei che venissero gli ufi a prendermi.
quando sei piccolo, nessuno si preoccupa di spiegarti cosa sta succedendo. come se a te non interessasse, come se fossi troppo piccolo per provare a capire. di norma un bambino è piccolo, ma mica è stupido.
invece quando anche i grandi non hanno idea di quello che sta succedendo, allora provano a mentire per spiegarti che è tutto a posto (d’accordo, è una strategia idiota, ma che altro ti aspetti da un adulto?).
io ci sono due cose che non mi piacciono per niente, i croccrodilli e i film di paura. i croccrodilli perché ti mangiano quando meno te lo aspetti, e mica è leale, cioè, almeno avverti. i film di paura perché fanno paura (quella dei film di paura si capiva, mica dovevo spiegarlo, però poi ho pensato che ci sono un sacco di persone che si fanno domande ovvie e allora era gentile rispondere).
poi però bisogna anche dire che le cose sono più complicate di così, tipo che bianca e bernie è un film di paura perché ci sono i croccrodilli (in generale quasi tutti sono film di paura, anche senza croccrodilli; io non so perché le persone guardano i film di paura, non gli basta la vita?)
il mercoledì in pausa pranzo io e un paio di carpe di allevamento ci troviamo a meditare sui testi del professor john krasnich, docente di dottrine zen alla libera università del maine, e autore del libro “se hai raggiunto l’atarassia vuol dire che non correva troppo veloce” (ed. marsilio).
per ora non è che stia ottenendo grossi risultati, ma sto familiarizzando con le carpe, e sono convinto che questo sia lo spirito giusto (come dicono i medium).
in questo periodo ho anche sviluppato una propensione a sdraiarmi sotto i tavoli per dormire e ad alzarmi di scatto nel tentativo di procurarmi una commozione cerebrale, però almeno non sento più le voci come giovanna d’arco e suo fratello donnie (che poi, sentire le voci non sarebbe neanche male, se solo avessero qualcosa di interessante da dire).
la sera invece esco nel freddo di qui, e ogni tanto vorrei che venissero gli ufi a prendermi.
mercoledì 6 febbraio 2008
io e il gatto disquisivamo di saggezza popolare applicata alla vita di tutti i giorni.
il problema nasce sull’ermeneutica dei proverbi che, come tutti possono quotidianamente constatare, lascia molto a desiderare. questo è dovuto al fatto che a volte l’interpretazione è effettivamente errata, oppure perché semplicemente è sbagliato il proverbio, che si è modificato nel tempo dal suo aspetto originario, fino ad assumere l’aspetto comune che noi conosciamo.
espressioni come “non c’è due senza tre” (dovrebbe significare che se ho due euro, ne ho anche tre? o che ontologicamente il due non esiste, ma esiste solo il 23?) oppure “tra moglie e marito non mettere il dito” (è un invito ad evitare pratiche sessuali promiscue? e in che modo?) o anche “mai piangere sul latte versato” (perché lo si allunga e perde la sua genuinità? oppure significa posso piangere solo se lo lascio nel pentolino?) sono ovviamente frasi senza senso alcuno.
ecco come dovrebbero essere alcuni proverbi nella loro forma originaria, con la corretta interpretazione.
1. mai piangere sul latte macchiato
se non lo volevi macchiato non dovevi mettere il caffè. se ce lo metti, poi non devi piangere. quindi prima di fare qualcosa, pensaci.
2. tra moglie e marito non mettere il mito
in un rapporto a due, mai mitizzare qualcuno o qualcosa di reale
3. tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zerbino
se lasci andare una gatta al mare, mettendola su uno zerbino, lei cercherà di tornare a riva, ma eviterà di portarsi dietro lo zerbino. funziona anche con i gatti maschi.
4. chi non sa sentire, non sa regnare
il regnante deve ascoltare i sudditi, se vuole sopravvivere a lungo
5. non c'è bue senza re
un animale di allevamento ha sempre bisogno di qualcuno che lo governi
6. can che abbaia, non dorme
se fa tutto quel casino, è evidente che è sveglio
7. chi la fa, l’aspetti
non è che puoi stare in bagno meno di trenta secondi. se vuoi che le cose funzionino, devi prenderti il tuo tempo
8. chi non risika, non rosica
se giochi a risiko, abbi cura di preparare prima degli stuzzichini, in modo da non doverti alzare durante il gioco interrompendolo a più riprese e attirandoti l’odio degli altri partecipanti. se invece non giochi a risiko, puoi anche lasciar perdere.
9. non menare il can per l’aja
rispetta tutte le specie viventi, soprattutto in olanda visto che la protezione animali lì è molto efficiente.
10. chi dorme non piglia pesi
se rischi che qualcuno ti dia troppe cose da fare, resta a dormire, che è la cosa più intelligente da fare.
(questo post è stato scritto con il fondamentale apporto della simo (per almeno una riga, credo). nessuna simo è stata maltrattata per scrivere questo post, nonostante le simo, in genere, sostengano il contrario)
il problema nasce sull’ermeneutica dei proverbi che, come tutti possono quotidianamente constatare, lascia molto a desiderare. questo è dovuto al fatto che a volte l’interpretazione è effettivamente errata, oppure perché semplicemente è sbagliato il proverbio, che si è modificato nel tempo dal suo aspetto originario, fino ad assumere l’aspetto comune che noi conosciamo.
espressioni come “non c’è due senza tre” (dovrebbe significare che se ho due euro, ne ho anche tre? o che ontologicamente il due non esiste, ma esiste solo il 23?) oppure “tra moglie e marito non mettere il dito” (è un invito ad evitare pratiche sessuali promiscue? e in che modo?) o anche “mai piangere sul latte versato” (perché lo si allunga e perde la sua genuinità? oppure significa posso piangere solo se lo lascio nel pentolino?) sono ovviamente frasi senza senso alcuno.
ecco come dovrebbero essere alcuni proverbi nella loro forma originaria, con la corretta interpretazione.
1. mai piangere sul latte macchiato
se non lo volevi macchiato non dovevi mettere il caffè. se ce lo metti, poi non devi piangere. quindi prima di fare qualcosa, pensaci.
2. tra moglie e marito non mettere il mito
in un rapporto a due, mai mitizzare qualcuno o qualcosa di reale
3. tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zerbino
se lasci andare una gatta al mare, mettendola su uno zerbino, lei cercherà di tornare a riva, ma eviterà di portarsi dietro lo zerbino. funziona anche con i gatti maschi.
4. chi non sa sentire, non sa regnare
il regnante deve ascoltare i sudditi, se vuole sopravvivere a lungo
5. non c'è bue senza re
un animale di allevamento ha sempre bisogno di qualcuno che lo governi
6. can che abbaia, non dorme
se fa tutto quel casino, è evidente che è sveglio
7. chi la fa, l’aspetti
non è che puoi stare in bagno meno di trenta secondi. se vuoi che le cose funzionino, devi prenderti il tuo tempo
8. chi non risika, non rosica
se giochi a risiko, abbi cura di preparare prima degli stuzzichini, in modo da non doverti alzare durante il gioco interrompendolo a più riprese e attirandoti l’odio degli altri partecipanti. se invece non giochi a risiko, puoi anche lasciar perdere.
9. non menare il can per l’aja
rispetta tutte le specie viventi, soprattutto in olanda visto che la protezione animali lì è molto efficiente.
10. chi dorme non piglia pesi
se rischi che qualcuno ti dia troppe cose da fare, resta a dormire, che è la cosa più intelligente da fare.
(questo post è stato scritto con il fondamentale apporto della simo (per almeno una riga, credo). nessuna simo è stata maltrattata per scrivere questo post, nonostante le simo, in genere, sostengano il contrario)
venerdì 1 febbraio 2008
io ed alcune alborelle della zona ci riuniamo il martedì sulle rive del lago per dei cicli di corsi di autocoscienza (il fatto è che le alborelle mi surclassano sempre sul piano dialettico, ma io non demordo).
il mio maestro di insabbiamento emotivo* sostiene che è importante l’autocontrollo come forma di atarassia durante le situazioni emotivamente difficili, tipo, che so, quando non trovi parcheggio, o quando ti finisce la sinalco®.
uno dei metodi migliori, a quanto sostiene lui, è recitare mantra presi in prestito dalla saggezza orientale, come ad esempio: “ci resto di stucco, è un barbatrucco”; (c’è anche da dire che il mio maestro di insabbiamento emotivo è un criceto siberiano, non credo abbia grossi problemi di parcheggio).
il resto della serata lo passo in missione di pattugliamento ufi (le missioni esterne durano poco perché di inverno gli ufi non volano volentieri, perché c’è freddo, e nebbia, e poi vanno a sbattere contro gli altri dischi volanti, e allora preferiscono stare nei bar, come sa chiunque abbia letto la fondamentale opera guida essenziale agli ufi e alle specie aliene di alexander pernenbrod).
poi finito il turno arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 12 (la chiarificatrice) di jas kowecinskij, nella partitura per cembalo ungherese e turbina brown boveri, e mi chiudo in un cassetto della scrivania.
* l’unico nobile scopo di eliminare le emozioni è poter concorrere al premio ‘macchina di turing 2008’. in palio ci sono
una fornitura di soprammobili polacchi degli anni ’70 e una confezione di bactrim scaduta (d’accordo, non saranno granché come premi, ma se uno elimina le emozioni, poi che gli frega?)
il mio maestro di insabbiamento emotivo* sostiene che è importante l’autocontrollo come forma di atarassia durante le situazioni emotivamente difficili, tipo, che so, quando non trovi parcheggio, o quando ti finisce la sinalco®.
uno dei metodi migliori, a quanto sostiene lui, è recitare mantra presi in prestito dalla saggezza orientale, come ad esempio: “ci resto di stucco, è un barbatrucco”; (c’è anche da dire che il mio maestro di insabbiamento emotivo è un criceto siberiano, non credo abbia grossi problemi di parcheggio).
il resto della serata lo passo in missione di pattugliamento ufi (le missioni esterne durano poco perché di inverno gli ufi non volano volentieri, perché c’è freddo, e nebbia, e poi vanno a sbattere contro gli altri dischi volanti, e allora preferiscono stare nei bar, come sa chiunque abbia letto la fondamentale opera guida essenziale agli ufi e alle specie aliene di alexander pernenbrod).
poi finito il turno arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 12 (la chiarificatrice) di jas kowecinskij, nella partitura per cembalo ungherese e turbina brown boveri, e mi chiudo in un cassetto della scrivania.
* l’unico nobile scopo di eliminare le emozioni è poter concorrere al premio ‘macchina di turing 2008’. in palio ci sono
una fornitura di soprammobili polacchi degli anni ’70 e una confezione di bactrim scaduta (d’accordo, non saranno granché come premi, ma se uno elimina le emozioni, poi che gli frega?)
martedì 29 gennaio 2008
del perché trenitalia è il male e di come ho esaurito il bonus bestemmie per l’anno 2008 in una sola domenica di gennaio.
milano - casa eddie, con trenitalia, distano circa 90 km.
io arrivo in stazione a milano, in tempo per salire sul treno delle 11.30 per trista cittadina di provincia G., dove dovrei prendere la coincidenza per casa.
arrivato nella trista cittadina di provincia, scopro che il treno delle 12.13 che dovrei prendere è soppresso per sciopero.
in biglietteria, un individuo con una brillantezza espositiva simile a quella di un protozoo mi spiega che c’è sciopero, ma visto che è domenica non si dice che c’è sciopero. cioè, non c’è sciopero, però in effetti c’è.
sorvolo sulle implicazioni metafisiche della questione e chiedo informazioni sui treni successivi
ora: per arrivare a casa eddie, la domenica, c’è solo un treno ogni due ore. potrebbe sembrare che trenitalia ami creare disagi ai suoi clienti, ma in realtà la motivazione è più fondata e profonda: la religione di trenitalia non permette, nel giorno del signore, che un treno arrivi a destinazione in un orario rappresentato da un numero pari in quanto, essendo divisibili per due, i numeri pari sono il simbolo del demonio (non sto a ricordarvi che “diavolo” etimologicamente deriva da dia-ballein, ossia divisione); essendo la durata del viaggio di poco meno di un’ora, tutti i treni possono partire solo in ore pari, tranne il 19.13 che arriva sì alle 20.09, ma essendo il 19 un numero primo, annulla gli effetti della maledizione.
l’organismo unicellulare parlante che sta in biglietteria mi spiega che lo sciopero (che non esiste) finirà tassativamente alle 17.00 (pur non essendoci), quindi i treni delle 14.13 e delle 16.13 non sono affatto garantiti. cioè potrebbero partire. ma potrebbero anche non partire. oppure potrebbero trasformarsi in un vaso di fiori o in un dinosauro, per quello che ne sa lui e il resto dei dipendenti di trenitalia presenti.
dunque la prospettiva è rimanere dalle due alle sei ore in una ridente cittadina le cui massime attrattive sono comprare eroina a prezzo modici, fornire la possibilità suicidarsi senza dare troppo nell’occhio, e una stazione priva di sala d’attesa.
decido di tornare a milano, mentre sgrano una teoria di madonne da fare invidia alla sala del trecento senese del museo degli uffizi.
mi ripresento in stazione alle 17.30, mezz’ora dopo la fine dello sciopero (che non c’era).
ovviamente il treno delle 17.30 è soppresso per sciopero (me l’aspettavo: lo sciopero, non essendoci, può varcare la soglia spazio-temporale. è un concetto astratto molto difficile da capire per chi non viaggia spesso con trenitalia).
al posto del diretto delle 17.30 c’è un treno metropolitano (significa che per contratto non può fare più di 900 metri senza fermarsi per almeno cinque minuti) che mi porterà a trista cittadina di provincia G. per le 18.20, giusto in tempo per perdere il treno delle 18.13.
io arrivo in stazione alle 20.09, il che significa che ho impiegato otto ore e quaranta minuti per percorrere 90 km.
impostando l’equazione potete farvi un’idea di cosa intendono a trenitalia quando parlano di alta velocità.
milano - casa eddie, con trenitalia, distano circa 90 km.
io arrivo in stazione a milano, in tempo per salire sul treno delle 11.30 per trista cittadina di provincia G., dove dovrei prendere la coincidenza per casa.
arrivato nella trista cittadina di provincia, scopro che il treno delle 12.13 che dovrei prendere è soppresso per sciopero.
in biglietteria, un individuo con una brillantezza espositiva simile a quella di un protozoo mi spiega che c’è sciopero, ma visto che è domenica non si dice che c’è sciopero. cioè, non c’è sciopero, però in effetti c’è.
sorvolo sulle implicazioni metafisiche della questione e chiedo informazioni sui treni successivi
ora: per arrivare a casa eddie, la domenica, c’è solo un treno ogni due ore. potrebbe sembrare che trenitalia ami creare disagi ai suoi clienti, ma in realtà la motivazione è più fondata e profonda: la religione di trenitalia non permette, nel giorno del signore, che un treno arrivi a destinazione in un orario rappresentato da un numero pari in quanto, essendo divisibili per due, i numeri pari sono il simbolo del demonio (non sto a ricordarvi che “diavolo” etimologicamente deriva da dia-ballein, ossia divisione); essendo la durata del viaggio di poco meno di un’ora, tutti i treni possono partire solo in ore pari, tranne il 19.13 che arriva sì alle 20.09, ma essendo il 19 un numero primo, annulla gli effetti della maledizione.
l’organismo unicellulare parlante che sta in biglietteria mi spiega che lo sciopero (che non esiste) finirà tassativamente alle 17.00 (pur non essendoci), quindi i treni delle 14.13 e delle 16.13 non sono affatto garantiti. cioè potrebbero partire. ma potrebbero anche non partire. oppure potrebbero trasformarsi in un vaso di fiori o in un dinosauro, per quello che ne sa lui e il resto dei dipendenti di trenitalia presenti.
dunque la prospettiva è rimanere dalle due alle sei ore in una ridente cittadina le cui massime attrattive sono comprare eroina a prezzo modici, fornire la possibilità suicidarsi senza dare troppo nell’occhio, e una stazione priva di sala d’attesa.
decido di tornare a milano, mentre sgrano una teoria di madonne da fare invidia alla sala del trecento senese del museo degli uffizi.
mi ripresento in stazione alle 17.30, mezz’ora dopo la fine dello sciopero (che non c’era).
ovviamente il treno delle 17.30 è soppresso per sciopero (me l’aspettavo: lo sciopero, non essendoci, può varcare la soglia spazio-temporale. è un concetto astratto molto difficile da capire per chi non viaggia spesso con trenitalia).
al posto del diretto delle 17.30 c’è un treno metropolitano (significa che per contratto non può fare più di 900 metri senza fermarsi per almeno cinque minuti) che mi porterà a trista cittadina di provincia G. per le 18.20, giusto in tempo per perdere il treno delle 18.13.
io arrivo in stazione alle 20.09, il che significa che ho impiegato otto ore e quaranta minuti per percorrere 90 km.
impostando l’equazione potete farvi un’idea di cosa intendono a trenitalia quando parlano di alta velocità.
mercoledì 23 gennaio 2008
outing
sono un lontano parente di agatha christie. ma appartengo al ramo meno nobile della famiglia, i poveri christie.
stavo cercando di suicidarmi con gli scacchi di vista™ cercando di barare il più possibile (se vinci acquisisci i punti di vista™ e una poster a colori di merleau-ponty) quando un gruppo vacanze di semidei che hanno deciso di svernare da queste parti (ciò la dice lunga sul loro quoziente intellettivo*) irrompe sul balcone cercando di coinvolgermi nell’arrangiamento di alcuni cori di montagna.
gli spiego che io sono solo il segretario del gatto, e che per ogni evenienza dovranno rivolgersi a lui (lo farei anche con quelli che telefonano, se solo il gatto riuscisse a tenere in mano (?) una cornetta). le divinità in vacanza sono sempre ingestibili, lo dico per esperienza.
nel pomeriggio cerco di narcotizzarmi con scarso successo riflettendo sul concetto di pizza ricorsiva, prima di spalmarmi definitivamente sul pavimento dell’ufficio.
la sera arrivo a casa, mi infilo in lavatrice e seleziono il programma per i delicati.
* contrariamente a quanto crede la maggior parte delle persone, non è necessario essere particolarmente intelligenti per diventare una divinità. questo tende ad essere un problema, in effetti, se lo si guarda da un punto di vista razionale
sono un lontano parente di agatha christie. ma appartengo al ramo meno nobile della famiglia, i poveri christie.
stavo cercando di suicidarmi con gli scacchi di vista™ cercando di barare il più possibile (se vinci acquisisci i punti di vista™ e una poster a colori di merleau-ponty) quando un gruppo vacanze di semidei che hanno deciso di svernare da queste parti (ciò la dice lunga sul loro quoziente intellettivo*) irrompe sul balcone cercando di coinvolgermi nell’arrangiamento di alcuni cori di montagna.
gli spiego che io sono solo il segretario del gatto, e che per ogni evenienza dovranno rivolgersi a lui (lo farei anche con quelli che telefonano, se solo il gatto riuscisse a tenere in mano (?) una cornetta). le divinità in vacanza sono sempre ingestibili, lo dico per esperienza.
nel pomeriggio cerco di narcotizzarmi con scarso successo riflettendo sul concetto di pizza ricorsiva, prima di spalmarmi definitivamente sul pavimento dell’ufficio.
la sera arrivo a casa, mi infilo in lavatrice e seleziono il programma per i delicati.
* contrariamente a quanto crede la maggior parte delle persone, non è necessario essere particolarmente intelligenti per diventare una divinità. questo tende ad essere un problema, in effetti, se lo si guarda da un punto di vista razionale
lunedì 21 gennaio 2008
un frequent flyer non è veramente soddisfatto fino a quando non sente una hostess dire al microfono “è vietato giocare a carte durante il decollo”
lunedì 14 gennaio 2008
mi chiedo come sia possibile che la convenzione di ginevra non abbia previsto degli articoli a proposito del lunedì.
ma anche degli avverbi sarebbero andati bene, eh. il lunedì andrebbe perlomeno inserito nell’elenco delle armi non convenzionali atte alla distruzione del pianeta.
io e il gatto disquisiamo sulle implicazioni di idealismo e realismo nell’approccio alla realtà fenomenica.
cioè, lui vorrebbe entrare per salire sulla scrivania.
io lo ignoro perché sostengo che lui non esiste, in quanto la realtà esterna non esiste in sé, ma solo all’interno della nostra coscienza (argomento idealista).
il gatto sostiene che se lui non esistesse, allora non dovrei preoccuparmi nel caso dovesse salire sulla scrivania, anch’essa inesistente (argomento realista o argomento del gatto).
io sostengo che la mia coscienza preferisce una non-esistenza in cui i fogli sulla scrivania non siano pieni di peli e impronte di zampe (argomento della soggettività della coscienza)
il gatto sostiene che se lui non esiste, allora dovrei concludere che lui è solo un’illusione della mia mente, quindi in realtà io sono il gatto, e sono io che dovrei chiudermi fuori dalla finestra (argomento zen).
io sostengo che se io fossi il gatto, allora sarei già fuori dalla finestra, quindi non capisco con chi stia parlando. e comunque l’argomento zen non ha molta presa se il suo sostenitore è privo di un pollice opponibile con cui reggere un oggetto contundente (argomento conclusivo)
io continuo a guardare fuori dalla finestra fissando un ipotetico punto all’orizzonte (ora: qualcuno potrebbe obiettare che non dovrei passare il mio tempo fissando un punto ipotetico all’orizzonte. a mio favore posso dire che a) i punti non si irritano granché ad essere fissati e b) se il punto è solo ipotetico, probabilmente non lo sto fissando veramente).
ma anche degli avverbi sarebbero andati bene, eh. il lunedì andrebbe perlomeno inserito nell’elenco delle armi non convenzionali atte alla distruzione del pianeta.
io e il gatto disquisiamo sulle implicazioni di idealismo e realismo nell’approccio alla realtà fenomenica.
cioè, lui vorrebbe entrare per salire sulla scrivania.
io lo ignoro perché sostengo che lui non esiste, in quanto la realtà esterna non esiste in sé, ma solo all’interno della nostra coscienza (argomento idealista).
il gatto sostiene che se lui non esistesse, allora non dovrei preoccuparmi nel caso dovesse salire sulla scrivania, anch’essa inesistente (argomento realista o argomento del gatto).
io sostengo che la mia coscienza preferisce una non-esistenza in cui i fogli sulla scrivania non siano pieni di peli e impronte di zampe (argomento della soggettività della coscienza)
il gatto sostiene che se lui non esiste, allora dovrei concludere che lui è solo un’illusione della mia mente, quindi in realtà io sono il gatto, e sono io che dovrei chiudermi fuori dalla finestra (argomento zen).
io sostengo che se io fossi il gatto, allora sarei già fuori dalla finestra, quindi non capisco con chi stia parlando. e comunque l’argomento zen non ha molta presa se il suo sostenitore è privo di un pollice opponibile con cui reggere un oggetto contundente (argomento conclusivo)
io continuo a guardare fuori dalla finestra fissando un ipotetico punto all’orizzonte (ora: qualcuno potrebbe obiettare che non dovrei passare il mio tempo fissando un punto ipotetico all’orizzonte. a mio favore posso dire che a) i punti non si irritano granché ad essere fissati e b) se il punto è solo ipotetico, probabilmente non lo sto fissando veramente).
lunedì 7 gennaio 2008
ero su un divano a guardare criminal mais (un’avvincente puntata in cui un cereale serial killer minaccia la popolazione di boston) quando il comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli mi ha chiamato per un’emergenza. cioè, c’erano dei fusti di birra da finire.
secondo alcune teorie elaborate dai nostri esperti, gli ufi crudeli sono attirati dalla birra, quindi è molto importante che le scorte di birra del pianeta non superino mai una certa soglia critica.
questo però ha anche innescato una disquisizione esistenziale sulle differenze fra noi e gli ufi crudeli, che ci tiene tuttora molto impegnati (secondo le teorie più avanzate, è necessario tenere conto dell’intenzionalità del gesto, cioè, noi lo si fa per spirito di sacrificio).
comunque sia, tutto si è svolto nella più assoluta normalità e pacatezza, alla fine ho anche invitato qualcuno a bere una minestra a casa mia (in fondo siamo persone posate, ma ci mancano i cucchiai).
il giorno dopo arrivo in ufficio con alcuni obiettivi ben chiari: chiamare più volte possibile il servizio ora esatta (ho bisogno di certezze nella vita, mica è un crimine) e rispondere a tutte le telefonate d’ufficio come se fossi violeta parra, millantando anche un vago accento cileno.
la sera arrivo a casa, mi metto sul balcone e ascolto i pearl jam nella partitura per zampogna, archi, travi e grattugia elettrica. poi mi verso del paraflu nelle orecchie e mi infilo a letto.
se c’è una cosa positiva nell’inverno, è che prima o poi finisce.
secondo alcune teorie elaborate dai nostri esperti, gli ufi crudeli sono attirati dalla birra, quindi è molto importante che le scorte di birra del pianeta non superino mai una certa soglia critica.
questo però ha anche innescato una disquisizione esistenziale sulle differenze fra noi e gli ufi crudeli, che ci tiene tuttora molto impegnati (secondo le teorie più avanzate, è necessario tenere conto dell’intenzionalità del gesto, cioè, noi lo si fa per spirito di sacrificio).
comunque sia, tutto si è svolto nella più assoluta normalità e pacatezza, alla fine ho anche invitato qualcuno a bere una minestra a casa mia (in fondo siamo persone posate, ma ci mancano i cucchiai).
il giorno dopo arrivo in ufficio con alcuni obiettivi ben chiari: chiamare più volte possibile il servizio ora esatta (ho bisogno di certezze nella vita, mica è un crimine) e rispondere a tutte le telefonate d’ufficio come se fossi violeta parra, millantando anche un vago accento cileno.
la sera arrivo a casa, mi metto sul balcone e ascolto i pearl jam nella partitura per zampogna, archi, travi e grattugia elettrica. poi mi verso del paraflu nelle orecchie e mi infilo a letto.
se c’è una cosa positiva nell’inverno, è che prima o poi finisce.
venerdì 28 dicembre 2007
apatia, tutte le feste si porta via
la notte fra il 27 e il 28 dicembre si festeggia la nascita del sacro calzino, e tutti i bravi calzini si ritrovano al grande tempio per festeggiare con canti, balli e riti esoterici; quindi se stamattina vi siete alzati e non avete trovato i calzini, adesso sapete perché.
io festeggio solidale, ascoltando musica klezmer contaminata da ritmi cubani (dal prestigioso album “il nostro agente all’havana gila”).
passo il mio tempo a cercare di evitare la terribile offensiva del the (il tutto prenderebbe origine da una tradizione vietnamita per la quale, nei periodi vicini a capodanno, in ogni casa in cui entri ti viene offerto del the che non puoi rifiutare. quello che la gente spesso dimentica, tra le altre cose, è che il the, a tutti gli effetti, è una seccatura).
ah, poi ci sarebbe quella faccenda del trasloco e dei non luoghi, la preparazione tecnico-tattica agli olistic game del 2008 e la cena del comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli.
stasera, quando esco dall’ufficio vado a comprare un tappetino da bagno con crop circle incorporato, anche se il supermercato, a volte, ti espone a quesiti esistenziali che non sono sicuro di saper gestire.
questo pianeta si autodistruggerà fra 30 secondi (del perché, a volte, non sono sicuro di voler salvare l’universo)
ho comprato un paio di forbici.
erano in una confezione di plastica molto accattivante a chiusura decisamente ermetica, costavano uno sproposito, ma del resto erano l’unico tipo di forbici disponibili nel supermercato, e io ne avevo bisogno perché tagliare tutto a morsi può essere controindicato per una corretta manutenzione delle arcate dentarie.
sono arrivato a casa e ho cercato di estrarre le forbici dalla confezione. poi ho guardato sul retro della confezione e ho trovato scritto che per aprirla ci vogliono delle forbici.
ecco. io volevo dire a quelli del packaging che sono degli imbecilli.
la notte fra il 27 e il 28 dicembre si festeggia la nascita del sacro calzino, e tutti i bravi calzini si ritrovano al grande tempio per festeggiare con canti, balli e riti esoterici; quindi se stamattina vi siete alzati e non avete trovato i calzini, adesso sapete perché.
io festeggio solidale, ascoltando musica klezmer contaminata da ritmi cubani (dal prestigioso album “il nostro agente all’havana gila”).
passo il mio tempo a cercare di evitare la terribile offensiva del the (il tutto prenderebbe origine da una tradizione vietnamita per la quale, nei periodi vicini a capodanno, in ogni casa in cui entri ti viene offerto del the che non puoi rifiutare. quello che la gente spesso dimentica, tra le altre cose, è che il the, a tutti gli effetti, è una seccatura).
ah, poi ci sarebbe quella faccenda del trasloco e dei non luoghi, la preparazione tecnico-tattica agli olistic game del 2008 e la cena del comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli.
stasera, quando esco dall’ufficio vado a comprare un tappetino da bagno con crop circle incorporato, anche se il supermercato, a volte, ti espone a quesiti esistenziali che non sono sicuro di saper gestire.
questo pianeta si autodistruggerà fra 30 secondi (del perché, a volte, non sono sicuro di voler salvare l’universo)
ho comprato un paio di forbici.
erano in una confezione di plastica molto accattivante a chiusura decisamente ermetica, costavano uno sproposito, ma del resto erano l’unico tipo di forbici disponibili nel supermercato, e io ne avevo bisogno perché tagliare tutto a morsi può essere controindicato per una corretta manutenzione delle arcate dentarie.
sono arrivato a casa e ho cercato di estrarre le forbici dalla confezione. poi ho guardato sul retro della confezione e ho trovato scritto che per aprirla ci vogliono delle forbici.
ecco. io volevo dire a quelli del packaging che sono degli imbecilli.
giovedì 20 dicembre 2007
meno sei.
non è un conto alla rovescia (otnoc), è una temperatura, maledizione.
la mattina, prima di arrivare in ufficio, litigo con degli inuit per banali questioni territoriali e per alcuni diritti esclusivi sulla pesca al salmone.
nel frattempo un team di piccioni mette in scena alcune coreografie di pattinaggio artistico su ghiaccio sul mio parabrezza con dei lodevoli tentativi di triplo tolup; poco distante, un paio di donne su una subaru targata solothurm* mettono delle aringhe sotto sale, prelevandolo direttamente dal manto stradale (secondo alcune teorie complottiste non è scientificamente provato che il sale sciolga il ghiaccio, è solo che le lobby delle capre di montagna sono molto potenti).
sulle scale incontro stefano tempier ma non riesco a capire se è assorto in meditazione sull’argomentazione della doppia verità oppure se è solo ghiacciato di fianco all’ascensore. nel dubbio lo saluto con discrezione, poi mi infilo in ufficio.
vorrei essere al mare, al caldo, insieme ai signori che ci abitano, tipo il paguro bernardo, tiberio granchio, la foca monica e il calamario gigante, e invece sono in ufficio, vestito come l’omino michelin con la tosse e con un principio di influenza (infl).
quando esco dall’ufficio vado a investire tutti i miei risparmi in paracetamolo (per essere precisi, i miei risparmi valgono 12 compresse effervescenti) ma mi ci vorrebbe del paraflu sparato direttamente nella ghiandola pineale.
* credo che l’inno del cantone sia “solothurm mi sai dare cose vecchie sempre nuove da sognare”
cena dei trasvolatori, ristorante, interno notte
xxx: “accendo la radio, ascolto le notizie, e penso: ma chi è er franz che se vole comprà l’alitalia? er franz stava in classe mia, alle superiori
io, per un attimo, sono davvero felice. mi basta poco, eh.
non è un conto alla rovescia (otnoc), è una temperatura, maledizione.
la mattina, prima di arrivare in ufficio, litigo con degli inuit per banali questioni territoriali e per alcuni diritti esclusivi sulla pesca al salmone.
nel frattempo un team di piccioni mette in scena alcune coreografie di pattinaggio artistico su ghiaccio sul mio parabrezza con dei lodevoli tentativi di triplo tolup; poco distante, un paio di donne su una subaru targata solothurm* mettono delle aringhe sotto sale, prelevandolo direttamente dal manto stradale (secondo alcune teorie complottiste non è scientificamente provato che il sale sciolga il ghiaccio, è solo che le lobby delle capre di montagna sono molto potenti).
sulle scale incontro stefano tempier ma non riesco a capire se è assorto in meditazione sull’argomentazione della doppia verità oppure se è solo ghiacciato di fianco all’ascensore. nel dubbio lo saluto con discrezione, poi mi infilo in ufficio.
vorrei essere al mare, al caldo, insieme ai signori che ci abitano, tipo il paguro bernardo, tiberio granchio, la foca monica e il calamario gigante, e invece sono in ufficio, vestito come l’omino michelin con la tosse e con un principio di influenza (infl).
quando esco dall’ufficio vado a investire tutti i miei risparmi in paracetamolo (per essere precisi, i miei risparmi valgono 12 compresse effervescenti) ma mi ci vorrebbe del paraflu sparato direttamente nella ghiandola pineale.
* credo che l’inno del cantone sia “solothurm mi sai dare cose vecchie sempre nuove da sognare”
cena dei trasvolatori, ristorante, interno notte
xxx: “accendo la radio, ascolto le notizie, e penso: ma chi è er franz che se vole comprà l’alitalia? er franz stava in classe mia, alle superiori
io, per un attimo, sono davvero felice. mi basta poco, eh.
mercoledì 12 dicembre 2007
mi hanno rapito gli ufi.
giochiamo a scopa, beviamo birra, pensiamo a dei modi carini per distruggere l’universo, cose così.
nel frattempo, l’accademia dei salati di mente ha stilato il rapporto annuale per il 2007, individuando i cinque studiosi che concorrono al prestigioso premio finale per il concorso “il saggio di fine anno”:
john kroasberg, studioso della teoria del caos, analizzando le condizioni iniziali di un cassetto può prevedere quanti calzini si perderanno nel corso di una settimana. attualmente vive in una galleria del vento a chicago (il).
robin keeswood, dicendente della tribù navajo, esperto di linguaggi naturali, riesce a capire perfettamente cosa dice il vento. il che essenzialmente è una gran rottura, perché il vento è un pessimo conversatore.
herbert kracinzsky, docente di matematica presso l’università di reading (uk) ha enunciato alcuni teoremi di matematica discreta, tra cui “è contraddittorio pubblicizzare con enfasi i propri lavori” e “mentre si studia occorre tenere la musica ad un volume accettabile dalla comunità scientifica”.
franz königsbacher, ricercatore presso il cern di ginevra (ch), ha compiuto studi sulla teoria cinetica delle particelle a partire dalla liquefazione della besciamella.
allie windham, docente di fisica teorica a princeton (nj), esperta di sistemi multidimensionali, gravitazione quantistica e teoria delle superstringhe, prima studiosa in assoluto a postulare la teoria delle superscarpe.
la decisione del comitato verrà comunicata il 31 dicembre nel corso di una serata a tema presso la locanda “il coregone impazzito”. il vincitore avrà in premio una gigantografia di juary e barbadillo, e un tegolino dell’89.
giochiamo a scopa, beviamo birra, pensiamo a dei modi carini per distruggere l’universo, cose così.
nel frattempo, l’accademia dei salati di mente ha stilato il rapporto annuale per il 2007, individuando i cinque studiosi che concorrono al prestigioso premio finale per il concorso “il saggio di fine anno”:
john kroasberg, studioso della teoria del caos, analizzando le condizioni iniziali di un cassetto può prevedere quanti calzini si perderanno nel corso di una settimana. attualmente vive in una galleria del vento a chicago (il).
robin keeswood, dicendente della tribù navajo, esperto di linguaggi naturali, riesce a capire perfettamente cosa dice il vento. il che essenzialmente è una gran rottura, perché il vento è un pessimo conversatore.
herbert kracinzsky, docente di matematica presso l’università di reading (uk) ha enunciato alcuni teoremi di matematica discreta, tra cui “è contraddittorio pubblicizzare con enfasi i propri lavori” e “mentre si studia occorre tenere la musica ad un volume accettabile dalla comunità scientifica”.
franz königsbacher, ricercatore presso il cern di ginevra (ch), ha compiuto studi sulla teoria cinetica delle particelle a partire dalla liquefazione della besciamella.
allie windham, docente di fisica teorica a princeton (nj), esperta di sistemi multidimensionali, gravitazione quantistica e teoria delle superstringhe, prima studiosa in assoluto a postulare la teoria delle superscarpe.
la decisione del comitato verrà comunicata il 31 dicembre nel corso di una serata a tema presso la locanda “il coregone impazzito”. il vincitore avrà in premio una gigantografia di juary e barbadillo, e un tegolino dell’89.
mercoledì 5 dicembre 2007
secondo il mio epistemologo di riferimento, le convinzioni degli scienziati sulla natura della realtà sono spesso frutto della teoria scientifica cui aderiscono, esattamente come le convinzioni dei religiosi sulla natura della realtà metafisica sono frutto della religione che professano.
sempre secondo il mio epistemologo di riferimento, tutto questo dipende essenzialmente da un’errata interpretazione dei rapporti di causa-effetto oltre che da uno spiccato senso della privacy da parte della realtà (questa cosa della privacy è una cosa che apprezzo molto, anche se ignoro la posizione del mio epistemologo di riferimento al riguardo).
per completezza dell’informazione occorre anche dire che il mio epistemologo di riferimento, attualmente, è un frullatore a tre velocità.
nel frattempo io e il gatto stiamo in ufficio a giocare a dsm-iv* e a disegnare cementi armati ma in procinto di passare alla non-violenza. in caso, comunque, ho già pronte alcune risoluzioni onu per risolvere il problema.
la sera faccio cose entusiasmanti tipo guardare zürich - toulouse di coppa uefa, o lugano - ambrì di hockey, anche perché fa troppo freddo per uscire in cerca di ufi.
sul tardi mi chiudo in camera a scrivere sceneggiature per quiz radiofonici, pianificare l’invasione di carabietta e organizzare gare automobilistiche con percorsi disegnati sui geoglifi di nazca (denominate formula nazcar).
* è un gioco semplice: si estrae una definizione a caso e si cerca di convincere l’altro che gli si adatta perfettamente
sempre secondo il mio epistemologo di riferimento, tutto questo dipende essenzialmente da un’errata interpretazione dei rapporti di causa-effetto oltre che da uno spiccato senso della privacy da parte della realtà (questa cosa della privacy è una cosa che apprezzo molto, anche se ignoro la posizione del mio epistemologo di riferimento al riguardo).
per completezza dell’informazione occorre anche dire che il mio epistemologo di riferimento, attualmente, è un frullatore a tre velocità.
nel frattempo io e il gatto stiamo in ufficio a giocare a dsm-iv* e a disegnare cementi armati ma in procinto di passare alla non-violenza. in caso, comunque, ho già pronte alcune risoluzioni onu per risolvere il problema.
la sera faccio cose entusiasmanti tipo guardare zürich - toulouse di coppa uefa, o lugano - ambrì di hockey, anche perché fa troppo freddo per uscire in cerca di ufi.
sul tardi mi chiudo in camera a scrivere sceneggiature per quiz radiofonici, pianificare l’invasione di carabietta e organizzare gare automobilistiche con percorsi disegnati sui geoglifi di nazca (denominate formula nazcar).
* è un gioco semplice: si estrae una definizione a caso e si cerca di convincere l’altro che gli si adatta perfettamente
venerdì 30 novembre 2007
da martedì a mercoledì, in meno di 48 ore, ho viaggiato su sei treni; sommando il ritardo di tutti e sei, si arriva a malapena a venti minuti.
credo sia un evidente segno dell’apocalisse.
credo sia un evidente segno dell’apocalisse.
martedì 27 novembre 2007
dopo mesi di assidua frequentazione posso affermare con certezza che un treno che arrivi in orario nella stazione ferroviaria principale di roma è una contraddizione in termini.
perché non pesi niente
i brutti sogni non mi piacciono per niente, e allora ti scrivo.
detto così suona un po’ incongruente, ma adesso ti spiego e poi tu capisci. (questa fiducia, credere sempre che quando tu spieghi una cosa poi l’altro capisce, questa cosa ingenua me la porto dietro da quando ero bambino).
non lo so, è che io ai brutti sogni mica ci sono abituato.
che nei sogni succedono delle cose che mi sembrano vere, e non riesco più a distinguere la differenza. forse è per quello che non me li ricordo mai, i sogni, voglio dire, la vita da sveglio basta e avanza.
poi succede che i brutti sogni mi fanno pensare, e pensare è una cosa che a volte fa bene, ma a volte mica tanto, e siccome poi nel sogno c’eri anche tu, e adesso io mica mi ricordo bene cosa succedeva, so solo che stavo male, ero triste ed ero anche arrabbiato, e insomma, non sono bravo a gestire i sogni, che poi mi sveglio in ritardo perchè non suona la sveglia e mi resta addosso quella sensazione di sapere che stai male ma non ricordi perchè, e ti sembra stupido, perchè uno non dovrebbe stare male per le cose che stanno solo nella sua testa, ma poi se ci pensi bene, alla fine quasi tutto sta solo nella tua testa, e allora non dovresti stare male mai.
perché non pesi niente
i brutti sogni non mi piacciono per niente, e allora ti scrivo.
detto così suona un po’ incongruente, ma adesso ti spiego e poi tu capisci. (questa fiducia, credere sempre che quando tu spieghi una cosa poi l’altro capisce, questa cosa ingenua me la porto dietro da quando ero bambino).
non lo so, è che io ai brutti sogni mica ci sono abituato.
che nei sogni succedono delle cose che mi sembrano vere, e non riesco più a distinguere la differenza. forse è per quello che non me li ricordo mai, i sogni, voglio dire, la vita da sveglio basta e avanza.
poi succede che i brutti sogni mi fanno pensare, e pensare è una cosa che a volte fa bene, ma a volte mica tanto, e siccome poi nel sogno c’eri anche tu, e adesso io mica mi ricordo bene cosa succedeva, so solo che stavo male, ero triste ed ero anche arrabbiato, e insomma, non sono bravo a gestire i sogni, che poi mi sveglio in ritardo perchè non suona la sveglia e mi resta addosso quella sensazione di sapere che stai male ma non ricordi perchè, e ti sembra stupido, perchè uno non dovrebbe stare male per le cose che stanno solo nella sua testa, ma poi se ci pensi bene, alla fine quasi tutto sta solo nella tua testa, e allora non dovresti stare male mai.
venerdì 23 novembre 2007
no, dico.
sono due giorni che piove in orizzontale.
quelli del call center clima stanno dando il meglio di se stessi (da un'altra parte, però)
alcuni crimini contro l’umanità per cui qualcuno, spero, prima o poi sarà chiamato a rispondere
- la violenza in genere
- lo sfruttamento
- l’odio razziale
- la privatizzazione delle risorse del pianeta
- mettere tutto pratchett nel reparto “letteratura per ragazzi”
sono due giorni che piove in orizzontale.
quelli del call center clima stanno dando il meglio di se stessi (da un'altra parte, però)
alcuni crimini contro l’umanità per cui qualcuno, spero, prima o poi sarà chiamato a rispondere
- la violenza in genere
- lo sfruttamento
- l’odio razziale
- la privatizzazione delle risorse del pianeta
- mettere tutto pratchett nel reparto “letteratura per ragazzi”
venerdì 16 novembre 2007
le specie intelligenti del pianeta vanno in letargo oppure svernano a sud; homo sapiens ha inventato il cappotto. fate un po’ voi.
il weekend scorso, per le vie di milano, ho incontrato una signora che voleva leggermi la mano. io le ho spiegato che se proprio voleva avrei preferito dei classici, che so, melville, ma lei mi ha guardato male, e io non ho capito perchè.
ma, come dicono quando ti danno indicazioni sulla circonvallazione interna: porta garibaldi, porta genova, e porta pazienza.
in settimana mi sveglio (?) e appendo al collo il cartello “cervello momentaneamente non disponibile”, poi mi infilo il mio costume da roald amundsen e faccio rotta verso l’ufficio. c’è un vento gelido che spazza le nubi e io approfitto delle giornate limpide per cercare un passaggio a nord ovest, poi però entro dal portone.
quanto meno non piove da giorni (io lo so che questa cosa non dovevo dirla, eh. tipo che magari le divinità a progetto del call center clima non se n’erano accorte).
alle 12.55 mi addormento, in qualsiasi posto sia, e mi risveglio verso le 14.20, cercando di capire dove mi trovi. a volte scopro che ho cambiato dimensione (tipo che sono diventato ancora più alto) e allora arrivo tardi in ufficio. evidentemente il mio corpo vuole mandarmi un messaggio, ma non capisco perché non usa la mail, come tutti.
fra le altre cose, passo tutti i pomeriggi a disegnare case sul computer, solo che la sera la donna delle pulizie passa lo straccio umido e mi cancella tutto, e questo è molto irritante.
poi torno a casa e mi chiudo in camera a farmi predire il futuro dalla maglietta che ho appena comprato.
non c’è niente di strano, è una medium.
il weekend scorso, per le vie di milano, ho incontrato una signora che voleva leggermi la mano. io le ho spiegato che se proprio voleva avrei preferito dei classici, che so, melville, ma lei mi ha guardato male, e io non ho capito perchè.
ma, come dicono quando ti danno indicazioni sulla circonvallazione interna: porta garibaldi, porta genova, e porta pazienza.
in settimana mi sveglio (?) e appendo al collo il cartello “cervello momentaneamente non disponibile”, poi mi infilo il mio costume da roald amundsen e faccio rotta verso l’ufficio. c’è un vento gelido che spazza le nubi e io approfitto delle giornate limpide per cercare un passaggio a nord ovest, poi però entro dal portone.
quanto meno non piove da giorni (io lo so che questa cosa non dovevo dirla, eh. tipo che magari le divinità a progetto del call center clima non se n’erano accorte).
alle 12.55 mi addormento, in qualsiasi posto sia, e mi risveglio verso le 14.20, cercando di capire dove mi trovi. a volte scopro che ho cambiato dimensione (tipo che sono diventato ancora più alto) e allora arrivo tardi in ufficio. evidentemente il mio corpo vuole mandarmi un messaggio, ma non capisco perché non usa la mail, come tutti.
fra le altre cose, passo tutti i pomeriggi a disegnare case sul computer, solo che la sera la donna delle pulizie passa lo straccio umido e mi cancella tutto, e questo è molto irritante.
poi torno a casa e mi chiudo in camera a farmi predire il futuro dalla maglietta che ho appena comprato.
non c’è niente di strano, è una medium.
lunedì 12 novembre 2007
call center ufi
protocollo d’intesa messaggi interplanetari
frammenti di dialogo
-cosa vuole che le dica, ho già visto una cosa simile, esseri che non capivano che tutto deve essere visto nel contesto dell’universo in cui si vive.
-un po’ come la specie homo sapiens, che pensa di essere la più importante del pianeta
ridono (n.d.t.)
- esatto. si comincia passando da un’economia legata alla terra, che si rigenera, ad un’economia estrattiva, che distrugge l’ecosistema. il petrolchimico distrugge il regime naturale, si inquina l’ambiente, si passa ad un livello economico non sostenibile. nascono le corporation, si sfrutta il pianeta pensando che ciò aiuti a migliorare le condizioni di vita di alcuni dei suoi abitanti, questo perché non si è abituati a pensare in prospettiva.
anche un bambino capirebbe che nessuna forma di vita può prosperare se anche le altre forme di vita non prosperano: un sistema secondario non può sopravvivere se il sistema primario è malato.
- e quindi?
- quando capirono questo, iniziarono a capire che avevano una missione da compiere: mettere in discussione tutto l'accumulo delle tradizioni e della visione del mondo e iniziare uno sviluppo che tenesse conto dell’universo, del fatto che si è sempre parte di un tutto interconnesso.
- a livello pratico?
- svilupparono un sistema economico sostenibile, smisero si sfruttare il pianeta per scopi contrari alla sua sopravvivenza, ricominciarono a stare in armonia con il cosmo, sfruttando le energie naturali rinnovabili.
capirono che la tecnologia non può essere fine a se stessa e governare il mondo, se poi lo distrugge, e finalmente, dopo secoli di rivoluzioni e sofferenze, tutto il pianeta cambiò la sua economia; le persone cambiarono il modo di concepire se stessi in relazione all’universo, e dal primo giorno di quell’anno, iniziò una nuova era
- deve essere fantastico vivere su quel pianeta adesso
- beh, non esattamente. è stato distrutto da un enorme meteorite, tre settimane dopo
- …
- eh, sa com’è, succede
protocollo d’intesa messaggi interplanetari
frammenti di dialogo
-cosa vuole che le dica, ho già visto una cosa simile, esseri che non capivano che tutto deve essere visto nel contesto dell’universo in cui si vive.
-un po’ come la specie homo sapiens, che pensa di essere la più importante del pianeta
ridono (n.d.t.)
- esatto. si comincia passando da un’economia legata alla terra, che si rigenera, ad un’economia estrattiva, che distrugge l’ecosistema. il petrolchimico distrugge il regime naturale, si inquina l’ambiente, si passa ad un livello economico non sostenibile. nascono le corporation, si sfrutta il pianeta pensando che ciò aiuti a migliorare le condizioni di vita di alcuni dei suoi abitanti, questo perché non si è abituati a pensare in prospettiva.
anche un bambino capirebbe che nessuna forma di vita può prosperare se anche le altre forme di vita non prosperano: un sistema secondario non può sopravvivere se il sistema primario è malato.
- e quindi?
- quando capirono questo, iniziarono a capire che avevano una missione da compiere: mettere in discussione tutto l'accumulo delle tradizioni e della visione del mondo e iniziare uno sviluppo che tenesse conto dell’universo, del fatto che si è sempre parte di un tutto interconnesso.
- a livello pratico?
- svilupparono un sistema economico sostenibile, smisero si sfruttare il pianeta per scopi contrari alla sua sopravvivenza, ricominciarono a stare in armonia con il cosmo, sfruttando le energie naturali rinnovabili.
capirono che la tecnologia non può essere fine a se stessa e governare il mondo, se poi lo distrugge, e finalmente, dopo secoli di rivoluzioni e sofferenze, tutto il pianeta cambiò la sua economia; le persone cambiarono il modo di concepire se stessi in relazione all’universo, e dal primo giorno di quell’anno, iniziò una nuova era
- deve essere fantastico vivere su quel pianeta adesso
- beh, non esattamente. è stato distrutto da un enorme meteorite, tre settimane dopo
- …
- eh, sa com’è, succede
mercoledì 7 novembre 2007
scusate, la mia area di wernicke è in sciopero.
volevo assumere un’area di servizio, ma costa troppo.
ultim’ora
fonti interne alla casa editrice einaudi precisano che sarà presto dato alle stampe il nuovo saggio di wu ming dal titolo “credenze popolari e frigoriferi privati: cibo e mitopoiesi nelle differenti classi sociali nell’arco di un millennio”
volevo assumere un’area di servizio, ma costa troppo.
ultim’ora
fonti interne alla casa editrice einaudi precisano che sarà presto dato alle stampe il nuovo saggio di wu ming dal titolo “credenze popolari e frigoriferi privati: cibo e mitopoiesi nelle differenti classi sociali nell’arco di un millennio”
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