giovedì 24 aprile 2008

è un periodo che ho l’agilità mentale di un diplodoco in via d’estinzione*.

il mio maestro spirituale è in crisi mistica e tende a nascondersi verso il fondo della vetrina, quindi non mi resta che chiedere preziosi consigli alle pannocchie, che però tendono a non rispondere.

secondo un oracolo di mia fiducia che legge il futuro nei fondi neri di parmalat(ma non disdegna la letteratura contemporanea, comunque), pare che tutto questo sia dovuto ad alcune negative congiunzioni planetarie, oltre all’influenza di marte in prima casa (marte, se leggi qui, prendi almeno del paracetamolo che magari passa tutto) e di giove in ufficio.

io non so, per non sbagliare metto sullo stereo la sonata in sol minore (ossia tendente al nuvoloso) di kaspar bresinskij, nella partitura per viola, altri colori freddi a caso e tostapane elettrico, poi mi chiudo nell’armadio.


*occhei, occhei. è un periodo piuttosto lungo.



causa manutenzione neuronale, questo blog si trasferisce temporaneamente su un altro piano astrale (tipo il quinto, che ci hanno detto che dal terrazzo c’è una vista migliore)

ci troviamo dopo il ponte (nel bar all’angolo. io sono quello con la birra. un giro lo pagate voi, sia chiaro. ma anche una birra. se invece non volete entrare, almeno fate ciao con la manina).


lunedì 21 aprile 2008

il mio cervello stava cercando di addormentarsi con delle scuse implausibili, tipo un debito di sonno pari all’attuale prodotto interno lordo della cina, quando all’improvviso il mio universo collassa.

in una realtà a molteplici universi, nel caso in cui non si disponga di un buon defibrillatore per universi, è buona norma spostarsi in un universo più consono, o quanto meno un po’ più in salute.

il che significa che quando una visione del mondo collassa, il più delle volte si può semplicemente limitarsi ad ignorare il problema, o almeno così sostengono alcuni gnomi* che partecipano al corso di atarassia della domenica sera.

in realtà il mio attuale maestro di atarassia (una betulla che vive in un bosco qui vicino) sostiene che non sia una strategia intelligente dare ascolto agli gnomi. del resto io non ho idea di cosa sia una strategia intelligente (tra l’altro un’equipe di esperti ha dimostrato che non sono in grado di passare un test di turing, e di conseguenza mi viene anche negata la possibilità di iscrivermi al turing club italiano, che fornisce una tessera con sconti e agevolazioni su viaggi e alberghi in prossimità delle maggiori facoltà di cibernetica in tutta europa).

il mattino dopo piove in tutti gli universi possibili, e questa mi sembra una presa di posizione abbastanza precisa.

provo a chiamare il call center clima ma mi risponde un geometra delle svalbard, e allora lascio perdere e cerco di addormentarmi sulla scrivania.


*qualcuno in passato ha avanzato dei dubbi sull’esistenza degli gnomi. ora, la dimostrazione dell’esistenza degli gnomi è cosa ovvia, ma posso riportarla qui per brevità: gli gnomi hanno la caratteristica intrinseca di non farsi vedere dagli esseri umani. se ne deduce che se gli gnomi esistono, non si devono far vedere dagli umani. poiché nessun umano ha mai potuto dimostrare di aver visto uno gnomo, ne consegue che gli gnomi esistono necessariamente. tra le altre cose questo li differenzia dagli ufi che non solo si fanno vedere dagli esseri umani, ma a volte gli fregano anche la birra quando si distraggono.



a portrait of the artist as a young idiot

io: guarda che qui i gruppi che suonano nei locali li pagano una miseria

xx: lo so, noi siamo in sei e ci hanno proposto una serata a 250 euro. il nostro batterista è di crema, per venire qui ci mette quasi due ore, figurati se si muove per così poco.

io: perché non provate con uno di cioccolato, che magari ci mette meno?

xx: sei un cretino

mercoledì 16 aprile 2008

una volta qui era tutta campagna acquisti

(è bello perché i farmacisti non ti dicono ‘cretino’ (cioè, si limitano a pensarlo))


io - non ho la febbre, però ho la tosse, mi brucia la gola, mi fanno male le orecchie, insomma, un po’ tutto.

farmacista - probabilmente sei solo un po’ intasato, ti posso dare un fluidificante.

io - non ha un mediano di spinta o un terzino dai piedi buoni?

farmacista - …

io - vabbè, allora va bene il fluidificante.


giovedì 10 aprile 2008

stavo cercando di montare una scrivania porta computer con il cacciavite di barbie (esistono anche occupazioni peggiori, eh, tipo fondere del nescafe nel forno a microonde*) quando all’improvviso mi è apparso il coro dell’armata rossa che cantava the tide is high dei paragons, con alcuni imbarazzanti difetti di pronuncia**.

due giorni dopo il foreign office fa sapere che ci sono focolai di rivolta nella mia gola e l’unico modo per venirne a capo è ingurgitare un barile di paracetamolo in polvere, oppure boicottare le olimpiadi.

io credo che le due cose siano legate.

stamattina arrivo in ufficio e trovo un paio di inuit che probabilmente hanno corrotto il gatto con del pesce crudo e vorrebbero indicazioni per la penisola di seward (sostengono che visto il clima non può essere tanto lontana. almeno credo, non è che abbia tutta questa dimestichezza con il qawiaraq).

mi invento un paio di scuse lì per lì (lì quadro) e li lascio con il gatto mentre io ordino una confezione da due chili di borocillina e mi chiudo in un cassetto della scrivania.

no, dico, datemi una buona ragione per salvare l’universo.


* per quanto possa sembrare strano, io non l'ho mai fatto. ma solo perchè non ho mai avuto un microonde.

** ovviamente era un segno divino per dirmi di smettere immediatamente. la scrivania poi l'ha montata una persona seria. il che mi esclude a priori, credo.



ultim’ora

da alcune indiscrezioni provenienti da ambienti vicini alla federcalcio, pare che il successore designato al posto di roberto donadoni sulla panchina della nazionale italiana dopo gli europei sia l’ex allenatore dell’under 21 claudio gentile, oppure suo fratello ace.

mercoledì 2 aprile 2008

dopo aver questionato con delle forme di vita intelligenti provenienti dal mio frigorifero sull’opportunità di cucinare qualcosa di anche vagamente commestibile, martedì sera sono stato alla riunione del comitato di controllo per la salvaguardia dagli ufi.

la riunione di martedì era incentrata sul libro “come salvare il pianeta in quattro mosse” in cui aldiprando arnesson analizza in alcuni capitoli il problema degli ufi crudeli e i possibili rimedi da adottare (anche se il mio rimedio preferito rimangono sempre gli gnocchi al ragù fatti in casa). altri metodi come il feroce combattimento™, secondo noi andrebbero adottati a distanza, che so, tipo che versi 5 euri al mese a una onlus.

nel suo secondo libro “sì, ma esiste un motivo sensato per farlo?” aldiprando arnesson si concentra più sulle ragioni etiche a cui rimandano i rimedi adottati, anche se a dire la verità molti al comitato cominciano a convergere sulle posizioni che arnesson verrà ad assumere nel suo terzo e definitivo libro intitolato “no”.

ci sarebbe anche un quarto libro intitolato "anche perchè ho lasciato il gatto sulla pentola a pressione e la metropolitana in seconda fila", ma alcuni critici sostengono che in quest'ultima opera la prosa di arnesson sia meno rigorosa dal punto di vista scientifico.

poi siamo usciti di pattuglia per alcuni minuti, almeno finché non ci siamo chiusi in un bar a bere monte di colore (il comitato di controllo per la salvaguardia dagli ufi tiene molto alle forme di politically correctness) da cui ci hanno cacciato quando abbiamo cercato di pagare con la carta di credito di spennacchiotto.


ultim’ora

una catena di supermercati ha annunciato con una conferenza stampa il lancio di una nuova campagna pubblicitaria volta alla sensibilizzazione verso il ruolo della donna nella società contemporanea, che avrà come claim lo slogan no woman no crai


mercoledì 26 marzo 2008

è risotto come aveva detto, alleluia (mt 28,6) part iii


giro per il balcone dell’ufficio con in mano un’antenna portatile (cioè, lo è diventata dopo l’intervento di alcune raffiche di vento molto mirate) mentre, coperto da un lenzuolo, faccio il mio numero della statua della libertà cercando di impressionare il gatto. ad ogni modo, nonostante tutti i miei tentativi, non sono riuscito a prendere la tsi. però forse ho preso il raffreddore, non so se vale.

il mio maestro spirituale sostiene che uno dei segreti per una vita felice sia travestirsi ogni tanto da secret squirrell e mangiare più pannocchie possibili. occorre anche dire che il mio attuale maestro spirituale è un coniglio che vive in una vetrina del centro, quindi forse la cosa delle pannocchie va presa un po’ con le pinze.

la sera arrivo a casa, metto sullo stereo miles gloriosus davis, nella partitura per stendipanni preparato e tramontana, poi lancio una campagna di sensibilizzazione contro il piattume che invade l’universo, ma specialmente il mio lavandino.


alvar aalto gradimento

io: non capisco perché gli architetti si ostinano a progettare delle case con un vano accessorio. cioè, se è vano, perché ce lo metti?

xx: sei un cretino

giovedì 20 marzo 2008

ogni tanto qualcuno mi chiede consigli per i nomi da dare a gatti o animali in genere (io adoro dare i nomi agli animali, ma poi non mi ascolta mai nessuno. neanche gli animali, per dire).

quindi ecco una lista di alcuni nomi possibili per il vostro animale domestico, sennò smettetela di chiedere consigli a me, e cercatevi il nome sulle pagine gialle (io adotterò un animale domestico solo il giorno in cui lui avrà delle idee su come pagarsi il cibo e l’affitto).


socioaci

kamchakta

gregorio settimo milanese

horatio nelson

grande spirito

universo

seatibiza

bolivia (newton john)

allotropo

annunziato

gioitempest

papagiovanni xxiv

valdir peres

metrebus


(alcune possibili frasi da usare in eventi mondani o, a scelta, in rinomati centri di igiene mentale)

- sì, io sono socio aci, e anche il mio gatto

- sono molto religioso, papa giovanni mi appare sul letto tutte le notti

- se non torno a casa presto stasera la bolivia muore di fame

- odio quando l'universo mi sale sul divano

- le pulci hanno dichiarato guerra alla kamchakta

- devo portare seatibiza dal veterinario

- sono disperato, è morto horatio nelson

- gioitempest ha una voce orribile

- stamattina il grande spirito ha vomitato sul tappeto

- valdir peres non teneva una palla neanche per sbaglio

lunedì 17 marzo 2008

verso le cinque e trenta del mattino una pletora di animali cinguettanti fischiettano la melodia de il ponte sul fiume kwai (un film sull’insensatezza della guerra in cui dei militari giapponesi costringono dei prigionieri a costruire un ponte su di un impermeabile da tasca spacciandolo per un fiume).

visto che grazie a trenitalia, dopo aver passato il sabato sera a recitare poesie come la pioggia nel pigneto e a cercare stelle cadenti nella notte di san lorenzo, domenica ho esaurito il bonus di bestemmie per l’intero decennio*, decido di non infierire sui pennuti.

arrivo in ufficio e un controllore di trenitalia travestito da tecnico dell’ascensore mi informa che a causa di un problema tecnico dovrò farmi 5 piani di scale a piedi.

mi faccio aprire la porta dal gatto e vado in cerca del certificato di infermità mentale che tengo nel cassetto della scrivania, insieme al germano reale e al poster di bertoni e derticya.


* se qualcuno avesse notato un insolito sovraffollamento di santi e madonne sulla metro b** intorno alle 20 di domenica sera, ecco, non era una coda folcloristica della domenica delle palme. già che ci siamo: se qualcuno avesse un video di me che prendo a calci delle innocenti porte della metropolitana sotto lo sguardo attonito degli astanti, è pregato di distruggerlo.

** chiamata anche lineare b dagli studiosi per la sovrabbondanza di misteriosi cartelli atti a far percorrere all’utente il percorso più lungo possibile per arrivare all’uscita sbagliata.



ultim’ora

secondo alcuni recenti studi di johnathan materson, docente di psicologia applicata e strategie adattive alla libera università di des moines (iowa) nonché autore del libro “avere il mondo ai tuoi piedi ti invoglia a calpestarlo” pare che la risposta corretta per chi viene sottoposto al test di rorschach sia quella di chiedere uno smacchiatore.


lunedì 10 marzo 2008

il comitato centrale di sicurezza per la salvaguardia del pianeta e per il controllo delle attività degli ufi sta vagliando alcuni messaggi ricevuti da una civiltà aliena che conterrebbero il messaggio finale sul senso della vita sul nostro pianeta.

ovviamente si è subito scatenato un dibattito sull’autenticità del messaggio e sull’opportunità dei divulgarlo (secondo alcune teorie antropologiche, la specie homo sapiens preferisce ignorare alcune cose fondamentali per la sua esistenza, anche se queste cose potrebbero in un futuro portarla all’estinzione. sempre secondo le stesse teorie, non è detto che questa sia una politica sbagliata).

comunque alcuni detrattori sostengono che i messaggi ricevuti non riguardino il senso della vita sul pianeta terra, ma che si tratti in realtà delle istruzioni in svedese per montare un armadio a doppia anta.

pochi sono stati in grado di porsi la domanda corretta dal punto di vista olistico, ossia dove sta scritto che le due cose non possano coincidere.

io resto ore a guardare la pioggia che cade sui balconi e in pausa pranzo provo a catalogare nuove forme di grigio da rivendere alla pantone® in modo da diventare ricco entro il prossimo millennio. nel frattempo cerco di convincere alcune formiche a lasciare libero il soggiorno (non sono cattivo, però, dico, volete usare casa? possiamo parlarne, ma almeno pagate la vostra quota di affitto).

poi ho di nuovo uno stereo, e la sera ascolto sassofonisti in grado di esprimersi liberamente negli stili cool jazz, acid jazz e panta jazz.


martedì 4 marzo 2008

ultim’ora

wayne maloney, milionario del montana, ha annunciato che correrà da indipendente per le presidenziali statunitensi del 2008 con un programma basato interamente sulla drastica riduzione della settimana lavorativa.

i sondaggi lo danno in forte rimonta, soprattutto dopo la presentazione del claim della sua campagna elettorale che sarà: yes, weekend



traslochi

io - cosa c’è lì dietro?

xx - sacchi di juta

io - come sai che sono di juta? c’è il timbro di salt lake city?

xx - sei un cretino

giovedì 28 febbraio 2008

stavo scrivendo la sceneggiatura di un film intitolato ‘i ragazzi della via ntsc’ e contemporaneamente litigando con delle formiche per il possesso di una porzione di soggiorno (peraltro con scarsissimo successo e dimostrando, nel caso ce ne fosse bisogno, la superiorità del phylum arthropoda su quello chordata) quando dal comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta mi chiedono se posso uscire di pattuglia.

dovrei sostituire un nano da giardino (è uno dei nostri migliori elementi) che a quanto pare si è rinchiuso in garage dopo un incontro ravvicinato con una volpe.

quindi la sera cammino sul lungolago (oltretutto lì si concentrano i bar della zona, ed è sempre possibile che gli ufi si infilino in un bar per non farsi riconoscere mescolandosi agli autoctoni. quello che gli ufi non sanno è che gli autoctoni qui non esistono) disquisendo con le papere sui massimi sistemi (i cavedani hanno altro da fare e l’unica altra forma di vita senziente in giro è un fanatico di jogging che sembra una via di mezzo fra sebastian coe e un malato di corea di huntington: secondo me non è pronto per una disquisizione sui massimi sistemi. ma neanche sui sistemi welters, o sui sistemi gallo).

poi sul tardi mi sistemo sul balcone e aspetto che una stella cadente o, a scelta, della lattoneria cadente mi arrivi in testa (per la legge dei grandi numeri pare sia più probabile la seconda, anche se con effetti leggermente differenti. ma non disperiamo).


disclaimer

ad un lettore attento potrebbe sembrare che qui si stia esagerando con le parentesi. io mi sto ancora chiedendo perché un lettore attento dovrebbe leggere questa roba, ma comunque.

questo scritto concorre al premio per il post con più parentesi inutili per l’anno 2008 (primo premio un soggiorno per due persone di 3 ore a magadino (ch)).

nessuna parentesi è stata maltrattata per scrivere questo post, e, nel caso, sono regolarmente seguite da periodi di debriefing con terapeuti autorizzati.


venerdì 22 febbraio 2008

il professor dieter angst, docente di storia della scienza alla libera università di watford (hertfordshire, uk) nel suo libro “popper è un epistemologo, non una droga sintetica” critica la teoria di hugh everett sugli universi paralleli: secondo il professor angst la teoria è incompleta perché non vengono contemplati gli universi perpendicolari.

dal punto di vista pratico, l’unica variazione che mi riguarda è che invece di un universo da salvare adesso ne ho infiniti.

voglio dire, se non mi vedete, avrò pure i miei motivi (oppure avete di nuovo dimenticato gli occhiali).


poi mercoledì c’è il sole, i parcheggi sono disponibili solo su ordinazione e un’armata di lanzichenecchi invade il paese, e da fonti non ufficiali che monitorizzano la situazione collezionando numeri di targa svizzeri sembra che siano presenti tutto il nidwaldo, l’obwaldo, e l’oswaldo (un pastore di engelberg).

nel frattempo, l’associazione sindacale dei numi tutelari ha indetto uno sciopero di una settimana a partire da oggi.

non che la cosa mi inquieti granché, il mio nume tutelare è in pausa caffè dal 1981, quindi non dovrei notare troppo la differenza (il problema dei numi tutelari è che essendo atemporali (ossia da loro non piove mai, insomma, si tutelano pure loro) hanno un rapporto con il tempo tarato sull’eternità: concettualmente il mio potrebbe stare in pausa caffè fino al 2831 senza che nessuno dica niente).


giovedì 14 febbraio 2008

natura morta con costante di feigenbaum (questo non è un medicinale, potete fare a meno di leggere le avvertenze e il foglietto illustrativo)


quando sei piccolo, nessuno si preoccupa di spiegarti cosa sta succedendo. come se a te non interessasse, come se fossi troppo piccolo per provare a capire. di norma un bambino è piccolo, ma mica è stupido.

invece quando anche i grandi non hanno idea di quello che sta succedendo, allora provano a mentire per spiegarti che è tutto a posto (d’accordo, è una strategia idiota, ma che altro ti aspetti da un adulto?).

io ci sono due cose che non mi piacciono per niente, i croccrodilli e i film di paura. i croccrodilli perché ti mangiano quando meno te lo aspetti, e mica è leale, cioè, almeno avverti. i film di paura perché fanno paura (quella dei film di paura si capiva, mica dovevo spiegarlo, però poi ho pensato che ci sono un sacco di persone che si fanno domande ovvie e allora era gentile rispondere).

poi però bisogna anche dire che le cose sono più complicate di così, tipo che bianca e bernie è un film di paura perché ci sono i croccrodilli (in generale quasi tutti sono film di paura, anche senza croccrodilli; io non so perché le persone guardano i film di paura, non gli basta la vita?)



il mercoledì in pausa pranzo io e un paio di carpe di allevamento ci troviamo a meditare sui testi del professor john krasnich, docente di dottrine zen alla libera università del maine, e autore del libro “se hai raggiunto l’atarassia vuol dire che non correva troppo veloce” (ed. marsilio).

per ora non è che stia ottenendo grossi risultati, ma sto familiarizzando con le carpe, e sono convinto che questo sia lo spirito giusto (come dicono i medium).

in questo periodo ho anche sviluppato una propensione a sdraiarmi sotto i tavoli per dormire e ad alzarmi di scatto nel tentativo di procurarmi una commozione cerebrale, però almeno non sento più le voci come giovanna d’arco e suo fratello donnie (che poi, sentire le voci non sarebbe neanche male, se solo avessero qualcosa di interessante da dire).

la sera invece esco nel freddo di qui, e ogni tanto vorrei che venissero gli ufi a prendermi.


mercoledì 6 febbraio 2008

io e il gatto disquisivamo di saggezza popolare applicata alla vita di tutti i giorni.

il problema nasce sull’ermeneutica dei proverbi che, come tutti possono quotidianamente constatare, lascia molto a desiderare. questo è dovuto al fatto che a volte l’interpretazione è effettivamente errata, oppure perché semplicemente è sbagliato il proverbio, che si è modificato nel tempo dal suo aspetto originario, fino ad assumere l’aspetto comune che noi conosciamo.

espressioni come “non c’è due senza tre” (dovrebbe significare che se ho due euro, ne ho anche tre? o che ontologicamente il due non esiste, ma esiste solo il 23?) oppure “tra moglie e marito non mettere il dito” (è un invito ad evitare pratiche sessuali promiscue? e in che modo?) o anche “mai piangere sul latte versato” (perché lo si allunga e perde la sua genuinità? oppure significa posso piangere solo se lo lascio nel pentolino?) sono ovviamente frasi senza senso alcuno.

ecco come dovrebbero essere alcuni proverbi nella loro forma originaria, con la corretta interpretazione.


1. mai piangere sul latte macchiato

se non lo volevi macchiato non dovevi mettere il caffè. se ce lo metti, poi non devi piangere. quindi prima di fare qualcosa, pensaci.

2. tra moglie e marito non mettere il mito

in un rapporto a due, mai mitizzare qualcuno o qualcosa di reale

3. tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zerbino

se lasci andare una gatta al mare, mettendola su uno zerbino, lei cercherà di tornare a riva, ma eviterà di portarsi dietro lo zerbino. funziona anche con i gatti maschi.

4. chi non sa sentire, non sa regnare

il regnante deve ascoltare i sudditi, se vuole sopravvivere a lungo

5. non c'è bue senza re

un animale di allevamento ha sempre bisogno di qualcuno che lo governi

6. can che abbaia, non dorme

se fa tutto quel casino, è evidente che è sveglio

7. chi la fa, l’aspetti

non è che puoi stare in bagno meno di trenta secondi. se vuoi che le cose funzionino, devi prenderti il tuo tempo

8. chi non risika, non rosica

se giochi a risiko, abbi cura di preparare prima degli stuzzichini, in modo da non doverti alzare durante il gioco interrompendolo a più riprese e attirandoti l’odio degli altri partecipanti. se invece non giochi a risiko, puoi anche lasciar perdere.

9. non menare il can per l’aja

rispetta tutte le specie viventi, soprattutto in olanda visto che la protezione animali lì è molto efficiente.

10. chi dorme non piglia pesi

se rischi che qualcuno ti dia troppe cose da fare, resta a dormire, che è la cosa più intelligente da fare.


(questo post è stato scritto con il fondamentale apporto della simo (per almeno una riga, credo). nessuna simo è stata maltrattata per scrivere questo post, nonostante le simo, in genere, sostengano il contrario)


venerdì 1 febbraio 2008

io ed alcune alborelle della zona ci riuniamo il martedì sulle rive del lago per dei cicli di corsi di autocoscienza (il fatto è che le alborelle mi surclassano sempre sul piano dialettico, ma io non demordo).

il mio maestro di insabbiamento emotivo* sostiene che è importante l’autocontrollo come forma di atarassia durante le situazioni emotivamente difficili, tipo, che so, quando non trovi parcheggio, o quando ti finisce la sinalco®.

uno dei metodi migliori, a quanto sostiene lui, è recitare mantra presi in prestito dalla saggezza orientale, come ad esempio: “ci resto di stucco, è un barbatrucco”; (c’è anche da dire che il mio maestro di insabbiamento emotivo è un criceto siberiano, non credo abbia grossi problemi di parcheggio).

il resto della serata lo passo in missione di pattugliamento ufi (le missioni esterne durano poco perché di inverno gli ufi non volano volentieri, perché c’è freddo, e nebbia, e poi vanno a sbattere contro gli altri dischi volanti, e allora preferiscono stare nei bar, come sa chiunque abbia letto la fondamentale opera guida essenziale agli ufi e alle specie aliene di alexander pernenbrod).

poi finito il turno arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 12 (la chiarificatrice) di jas kowecinskij, nella partitura per cembalo ungherese e turbina brown boveri, e mi chiudo in un cassetto della scrivania.


* l’unico nobile scopo di eliminare le emozioni è poter concorrere al premio ‘macchina di turing 2008’. in palio ci sono

una fornitura di soprammobili polacchi degli anni ’70 e una confezione di bactrim scaduta (d’accordo, non saranno granché come premi, ma se uno elimina le emozioni, poi che gli frega?)

martedì 29 gennaio 2008

del perché trenitalia è il male e di come ho esaurito il bonus bestemmie per l’anno 2008 in una sola domenica di gennaio.


milano - casa eddie, con trenitalia, distano circa 90 km.

io arrivo in stazione a milano, in tempo per salire sul treno delle 11.30 per trista cittadina di provincia G., dove dovrei prendere la coincidenza per casa.

arrivato nella trista cittadina di provincia, scopro che il treno delle 12.13 che dovrei prendere è soppresso per sciopero.

in biglietteria, un individuo con una brillantezza espositiva simile a quella di un protozoo mi spiega che c’è sciopero, ma visto che è domenica non si dice che c’è sciopero. cioè, non c’è sciopero, però in effetti c’è.

sorvolo sulle implicazioni metafisiche della questione e chiedo informazioni sui treni successivi

ora: per arrivare a casa eddie, la domenica, c’è solo un treno ogni due ore. potrebbe sembrare che trenitalia ami creare disagi ai suoi clienti, ma in realtà la motivazione è più fondata e profonda: la religione di trenitalia non permette, nel giorno del signore, che un treno arrivi a destinazione in un orario rappresentato da un numero pari in quanto, essendo divisibili per due, i numeri pari sono il simbolo del demonio (non sto a ricordarvi che “diavolo” etimologicamente deriva da dia-ballein, ossia divisione); essendo la durata del viaggio di poco meno di un’ora, tutti i treni possono partire solo in ore pari, tranne il 19.13 che arriva sì alle 20.09, ma essendo il 19 un numero primo, annulla gli effetti della maledizione.

l’organismo unicellulare parlante che sta in biglietteria mi spiega che lo sciopero (che non esiste) finirà tassativamente alle 17.00 (pur non essendoci), quindi i treni delle 14.13 e delle 16.13 non sono affatto garantiti. cioè potrebbero partire. ma potrebbero anche non partire. oppure potrebbero trasformarsi in un vaso di fiori o in un dinosauro, per quello che ne sa lui e il resto dei dipendenti di trenitalia presenti.

dunque la prospettiva è rimanere dalle due alle sei ore in una ridente cittadina le cui massime attrattive sono comprare eroina a prezzo modici, fornire la possibilità suicidarsi senza dare troppo nell’occhio, e una stazione priva di sala d’attesa.

decido di tornare a milano, mentre sgrano una teoria di madonne da fare invidia alla sala del trecento senese del museo degli uffizi.

mi ripresento in stazione alle 17.30, mezz’ora dopo la fine dello sciopero (che non c’era).

ovviamente il treno delle 17.30 è soppresso per sciopero (me l’aspettavo: lo sciopero, non essendoci, può varcare la soglia spazio-temporale. è un concetto astratto molto difficile da capire per chi non viaggia spesso con trenitalia).

al posto del diretto delle 17.30 c’è un treno metropolitano (significa che per contratto non può fare più di 900 metri senza fermarsi per almeno cinque minuti) che mi porterà a trista cittadina di provincia G. per le 18.20, giusto in tempo per perdere il treno delle 18.13.

io arrivo in stazione alle 20.09, il che significa che ho impiegato otto ore e quaranta minuti per percorrere 90 km.

impostando l’equazione potete farvi un’idea di cosa intendono a trenitalia quando parlano di alta velocità.


mercoledì 23 gennaio 2008

outing

sono un lontano parente di agatha christie. ma appartengo al ramo meno nobile della famiglia, i poveri christie.


stavo cercando di suicidarmi con gli scacchi di vista™ cercando di barare il più possibile (se vinci acquisisci i punti di vista™ e una poster a colori di merleau-ponty) quando un gruppo vacanze di semidei che hanno deciso di svernare da queste parti (ciò la dice lunga sul loro quoziente intellettivo*) irrompe sul balcone cercando di coinvolgermi nell’arrangiamento di alcuni cori di montagna.

gli spiego che io sono solo il segretario del gatto, e che per ogni evenienza dovranno rivolgersi a lui (lo farei anche con quelli che telefonano, se solo il gatto riuscisse a tenere in mano (?) una cornetta). le divinità in vacanza sono sempre ingestibili, lo dico per esperienza.

nel pomeriggio cerco di narcotizzarmi con scarso successo riflettendo sul concetto di pizza ricorsiva, prima di spalmarmi definitivamente sul pavimento dell’ufficio.

la sera arrivo a casa, mi infilo in lavatrice e seleziono il programma per i delicati.


* contrariamente a quanto crede la maggior parte delle persone, non è necessario essere particolarmente intelligenti per diventare una divinità. questo tende ad essere un problema, in effetti, se lo si guarda da un punto di vista razionale


lunedì 21 gennaio 2008

un frequent flyer non è veramente soddisfatto fino a quando non sente una hostess dire al microfono “è vietato giocare a carte durante il decollo”

lunedì 14 gennaio 2008

mi chiedo come sia possibile che la convenzione di ginevra non abbia previsto degli articoli a proposito del lunedì.

ma anche degli avverbi sarebbero andati bene, eh. il lunedì andrebbe perlomeno inserito nell’elenco delle armi non convenzionali atte alla distruzione del pianeta.


io e il gatto disquisiamo sulle implicazioni di idealismo e realismo nell’approccio alla realtà fenomenica.

cioè, lui vorrebbe entrare per salire sulla scrivania.

io lo ignoro perché sostengo che lui non esiste, in quanto la realtà esterna non esiste in sé, ma solo all’interno della nostra coscienza (argomento idealista).

il gatto sostiene che se lui non esistesse, allora non dovrei preoccuparmi nel caso dovesse salire sulla scrivania, anch’essa inesistente (argomento realista o argomento del gatto).

io sostengo che la mia coscienza preferisce una non-esistenza in cui i fogli sulla scrivania non siano pieni di peli e impronte di zampe (argomento della soggettività della coscienza)

il gatto sostiene che se lui non esiste, allora dovrei concludere che lui è solo un’illusione della mia mente, quindi in realtà io sono il gatto, e sono io che dovrei chiudermi fuori dalla finestra (argomento zen).

io sostengo che se io fossi il gatto, allora sarei già fuori dalla finestra, quindi non capisco con chi stia parlando. e comunque l’argomento zen non ha molta presa se il suo sostenitore è privo di un pollice opponibile con cui reggere un oggetto contundente (argomento conclusivo)


io continuo a guardare fuori dalla finestra fissando un ipotetico punto all’orizzonte (ora: qualcuno potrebbe obiettare che non dovrei passare il mio tempo fissando un punto ipotetico all’orizzonte. a mio favore posso dire che a) i punti non si irritano granché ad essere fissati e b) se il punto è solo ipotetico, probabilmente non lo sto fissando veramente).

lunedì 7 gennaio 2008

ero su un divano a guardare criminal mais (un’avvincente puntata in cui un cereale serial killer minaccia la popolazione di boston) quando il comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli mi ha chiamato per un’emergenza. cioè, c’erano dei fusti di birra da finire.

secondo alcune teorie elaborate dai nostri esperti, gli ufi crudeli sono attirati dalla birra, quindi è molto importante che le scorte di birra del pianeta non superino mai una certa soglia critica.

questo però ha anche innescato una disquisizione esistenziale sulle differenze fra noi e gli ufi crudeli, che ci tiene tuttora molto impegnati (secondo le teorie più avanzate, è necessario tenere conto dell’intenzionalità del gesto, cioè, noi lo si fa per spirito di sacrificio).

comunque sia, tutto si è svolto nella più assoluta normalità e pacatezza, alla fine ho anche invitato qualcuno a bere una minestra a casa mia (in fondo siamo persone posate, ma ci mancano i cucchiai).

il giorno dopo arrivo in ufficio con alcuni obiettivi ben chiari: chiamare più volte possibile il servizio ora esatta (ho bisogno di certezze nella vita, mica è un crimine) e rispondere a tutte le telefonate d’ufficio come se fossi violeta parra, millantando anche un vago accento cileno.

la sera arrivo a casa, mi metto sul balcone e ascolto i pearl jam nella partitura per zampogna, archi, travi e grattugia elettrica. poi mi verso del paraflu nelle orecchie e mi infilo a letto.

se c’è una cosa positiva nell’inverno, è che prima o poi finisce.