venerdì 26 settembre 2008

praticamente quasi tutti i pianeti della nostra galassia, tranne quelli del sistema solare, fanno parte di un sistema binario (ma senza trenitalia, il che li rende molto più stabili).

secondo alcuni scienziati questo fatto è dovuto essenzialmente al sistema di classificazione detto anche “guida michelin intergalattica” che assegna solo una stella ai pianeti in cui la qualità di vita è pessima.

sempre secondo gli stessi scienziati, le dispense per il corretto uso del pianeta, lasciateci da una civiltà aliena proveniente da un buco nero nella cintura di orione (che successivamente è stato chiuso perché orione è ingrassato), sono state erroneamente scambiate per le istruzioni di montaggio di un leksvik e sarebbero reperibili all’interno del catalogo ikea di lingua ungherese.


cruciverba

io: 12 orizzontale: la lescaut di puccini

xx: manon

io: brava. quella che fa i coperchi

xx: scusa?

io: eh. il diavolo fa le pentole, manon i coperchi

xx: …

io: …

xx: sei un cretino

lunedì 22 settembre 2008

così lontano, così ticino


adesso c’è tutta questa cosa di quanto costa la benzina, e occhei, la benzina è molto cara*. però trovo molto più immorale che sabato, al bar magenta** di milano, mi abbiano fatto pagare una pinta di guinness 7 euri. no, dico, vuol dire circa 14 euri al litro. praticamente costa dieci volte di più della benzina, e con un litro ci faccio anche meno chilometri.

arrivo in ufficio con un abissale debito di sonno che mi garantisce l’espressione tipica del cugino brutto di friedrich murnau, installo il service pack di windows svista™, il sistema operativo più inutile dell’universo dopo il mio cervello, e tutto quello che ottengo è una schermata nera che campeggia sul monitor per un paio d’ore, il che significa che ho fatto tutto correttamente (altrimenti il pc sarebbe imploso lanciando contemporaneamente me e il gatto nella stratosfera).

fuori fa freddo, ma dopo alcuni assegni passati sottobanco agli dei del controllo clima, per lo meno ha smesso di piovere: i turisti tornano ad intasare le strade e da un balcone di fianco al mio ufficio sventola una bandiera della confederazione e una del canton uri. ignoro le implicazioni sociologiche di tutto ciò.

io e il gatto valutiamo sia l’ipotesi di lavorare sia l’ipotesi del suicidio tramite ascolto del radio rumantsch per otto ore di fila, poi decidiamo di svenire sulla tastiera del computer.


*ma in svizzera meno, infatti venerdì ho passato metà pausa pranzo dietro a una skoda targata svitto che teneva una velocità di crociera prossima allo stallo.

**non so, forse avrei dovuto provare un bar di un altro colore.


le mont saint-michel, esterno giorno

xx: guarda che carini quei cani

io: sì, piacciono molto

xx: sono setter?

io: mannò, sono due

xx: sei un cretino


venerdì 12 settembre 2008

ieri pomeriggio io e il gatto disquisivamo con un criceto siberiano dei principi della realtà in generale e in particolare sui fondamenti della matematica.

il fatto è che, a livello subatomico, il principio di indeterminazione di heisenberg stabilisce che, data una quantità di moto, non è possibile stabilire dove si trovi un elettrone perché esce sempre senza lasciare neanche un biglietto e poi tiene spento il cellulare.

come dire, probabilmente l’universo si adegua al nostro modo di percepirlo.

in risposta ai problemi di hilbert, il teorema di incompletezza di gödel dimostra che se un sistema assiomatico formale è coerente deve essere per forza incompleto, mentre qualche anno dopo alan turing dimostra il teorema della fermata, ossia il fatto che non esiste una procedura che permetta di stabilire in anticipo se un treno delle ferrovie di stato passerà di lì prima o poi, o se invece conviene prendere la macchina di turing.

dal punto di vista teorico, sembra la sconfitta del determinismo, l’impossibilità di trovare una sola e semplice equazione che governa l’universo e che dia conto dell’apparente casualità che vi soggiace.

del resto, chi sostiene che la realtà sia razionale non ha mai visto un telegiornale italiano.

il criceto siberiano non aveva una posizione ben precisa, probabilmente per solidarizzare con l’elettrone.

il gatto invece era sdraiato davanti alla porta del balcone decisamente intento a vomitare palle di pelo, e anche questa è una posizione.



ultim’ora

le proloco dei comuni con territorio interessato dai laghi alpini hanno lanciato una campagna di protezione e ripopolazione delle specie ittiche a cominciare dalle tinche. l’iniziativa avrà come titolo “tinche c’è vita, c’è speranza”.


lunedì 8 settembre 2008

diario del capitano, supplemento.

data stellare: vedere sul tappo della confezione



da alcune indagini esperite da alcuni tecnici cartografi, pare sia emerso che ieri sera l’imperatore galattico huang* abbia eliminato per sempre metà universo a tutt’oggi sconosciuto.

il fatto che fosse sconosciuto ha fatto sì che, tecnicamente, nessuno se ne sia potuto accorgere. in effetti, nel caso abbiate avvertito un fremito nella forza, beh, quelle erano le cozze marinate del pranzo di ieri.

ad ogni modo, pare che il comitato per il controllo dell’universo** abbia imposto all’imperatore huang una serie di sedute per il controllo della rabbia.

io ho realizzato di stare viaggiando verso casa solo quando, a 25 km dal capolinea, il treno delle ferrovie dello stato ha deciso che per proseguire avrebbe avuto bisogno di motivazioni più consistenti. dopo una trattativa intensiva di mezz’ora l’ho convinto a ripartire offrendogli dei buoni sconto del supermercato e metà del cartellino di recoba (non è che trenitalia debba sempre fregare me, eh. voglio dire, devo prendermi delle rivincite, ogni tanto).

invece ho realizzato di essere a casa solo quando, sceso dal treno, mi sono reso conto che la temperatura si avvicinava alla minima delle isole sakhalin, e ovviamente stava piovendo.

io ascolto in loop 14 versioni differenti di as the years go passing by, poi mi chiudo nel frigorifero, che ha una temperatura più accogliente di quella del mio balcone.


*l’imperatore galattico huang ha un carattere un po’ impulsivo, occorre dirlo. ma mica è il solo

** adesso non crederete davvero che un imperatore galattico possa fare tutto quello che gli pare, no?


ultim’ora

secondo alcune scuole di pensiero sostenute da scienziati dissidenti, l’inaugurazione di un nuovo acceleratore di particelle al cern di ginevra potrebbe portare alla creazione di un buco nero in svizzera. secondo altre scuole di pensiero più ortodosse, in ogni caso nessuno noterebbe la differenza dalla svizzera.

venerdì 29 agosto 2008

mi hanno rapito gli ufi.

cioè, non proprio rapito. siamo riusciti ad arrivare ad un accordo (sol maggiore) che mi tengono in una dimensione parallela all'ufficio per qualche giorno ancora.

insomma, le dimensioni contano (ma solo fino a 9, poi usano le calcolatrici)


giovedì 31 luglio 2008

verso le dieci una vibrazione della muratura indotta dallo squillare insistente del telefono dell’ufficio (precisamente al settimo squillo) provoca una lacerazione spazio-temporale che, seguendo l’interpretazione della realtà a molti mondi di everett, consente l’accesso a una regione remota del multiverso che gli esperti chiamano anche “zubizarreta”.

contemporaneamente io mi sveglio ma, avendo raggiunto la consapevolezza, faccio rispondere al gatto.

secondo il mio maestro di ikebana per peli di gatto (un forno ventilato modello harmattan) bisognerebbe evitare di passare in un altro universo di prima mattina.

secondo altre scuole di pensiero, invece, bisognerebbe evitare di parlare con un forno ventilato.

io resto in stato ipnagogico fino a quando esco dall’ufficio, poi mi piacerebbe andare al lago, se solo quest’inverno avessi avuto cura di non battere a calcio balilla una divinità della pioggia particolarmente permalosa, che ora per ripicca scatena temporali esclusivamente dalle 18.30 in avanti.

la sera arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 3 di hector bresinskij (l’elegiaca breve) nella partitura per archi, faretre e bollitore elettrico, poi mi sdraio sul letto a guardare cosa danno sul soffitto.



trailer

vi mancano i piani del colonnello hannibal smith, o la verve di p.e. baracus? dopo l’estate arriverà sugli schermi televisivi il sequel della fortunata serie che ha segnato gli anni ’80, riadattata per gli anni 2000: un gruppo di reduci della prima guerra del golfo insegnano tecniche motivazionali ad aspiranti manager. il titolo del nuovo telefilm, in onda su sky da settembre, sarà “a-team building”



comunicazione disservizio

questo blog si prende un po’ di tempo di pausa per lavori di manutenzione neuronale e per l’organizzazione delle solite riunioni estive del comitato per la salvaguardia ufi - sezione europa (ci saranno sempre tutti i più alti rappresentati del comitato: il capitan lindus, in rappresentanza delle imprese di pulizie galattiche*; il capitano jean luc viacard, per il controllo del traffico ufi; il capitan farlock, dell’ufficio alieni, mindfucking e travestimenti, e il capitano tuttammè dell’ufficio alienati con manie di persecuzione).

non siamo del tutto sicuri di sapere quando questo blog ritornerà attivo, secondo una teoria sull’interconnessione potrebbe succedere in concomitanza con un allineamento planetario, oppure contemporaneamente alla messa in onda di “a-team building”, o anche non appena finiscono i soldi delle ferie (quindi molto presto. per la verità, visto la quantità di soldi che mi avanza, per agosto ho organizzato solo alcune gite fuori porta. così, per vedere come si sta sul pianerottolo).

voi, nel frattempo, non cambiate universo (tanto non ve lo fanno cambiare se non avete lo scontrino).



* è una new entry. come dimostrano i fatti di napoli (ossia uno studio condotto da alcuni universitari tossicodipendenti partenopei), le imprese di pulizie hanno di fatto il controllo del pianeta e conviene invitarle a tutte le riunioni operative.


mercoledì 23 luglio 2008



- sì? è venuto per la siepe? senta, sono davvero spiacente...

- io sono il tristo mietitore.

- chi?

- il tristo mietitore.

- sì, capisco.

- io sono la morte.

- sì, beh, il fatto è che abbiamo degli ospiti americani a cena, stasera, e non…

- chi è, caro?

- pare sia un certo signor la morte, venuto per la mietitura.



(il senso della vita, monty python)



arrivo in ufficio con la faccia di uno che ha sbagliato candeggio, apro la posta elettronica e trovo la mail di un tale che, in preda all’entusiasmo, mi chiede se non mi piacerebbe vivere per 120 anni, o addirittura diventare immortale. certo, poi ci sarebbe quella faccenda che gli dovrei dare dei soldi (non è così esoso, però, vorrebbe 70 euri subito per farmi partecipare a un convegno a milano. ma dico: tu sei immortale, io lo diventerò, te li darò poi con calma, no? abbiamo tutto il tempo. boh).

comunque questa cosa che lui vuole dei soldi da me mi fa intuire che il tizio ha decisamente sbagliato indirizzo. cioè, sono io quello che ha bisogno di soldi, e insomma.

del resto (a parte la noia, voglio dire) l’unico vantaggio che avrei a diventare immortale, o a vivere diciamo intorno ai 250 anni, sarebbe quello di poter aver accesso a un mutuo prima casa.

quindi no, ecco, magari in un’altra vita.

allora pensavo, visto che diventare immortale non rientra nei miei progetti a breve termine (e in ogni caso, non ho progetti a breve termine. neanche a lungo termine, a pensarci bene), potrebbe essere una buona idea fare un elenco delle cose che vorrei qualcuno scrivesse sulla mia lapide.



1. io credo, risorgerò. al solo scopo di rompervi di nuovo le palle.

2. non siate maleducati, è decisamente scortese dire che sono morto. diciamo che sono diversamente vivo.

3. i can’t always get what i want.

4. adesso non rompete con quella cosa del silenzio assenso.

5. beh, potrebbe essere peggio. potrebbe piovere.

6. torno subito.

7. se è per quell’invito a cena, temo che farò tardi.

8. pensavo che una risata mi avrebbe seppellito. invece ci voleva proprio la cassa.

9. fate pure con comodo, mica ho fretta.

10. non siate tristi, su. è comunque sicuramente meglio che lavorare nel marketing.


disclaimer: questo post viene pubblicato in questa forma a causa di uno sciopero degli editors (un gatto, una simo e quattro musicisti spostati inglesi). se i temi di questo post vi disturbano, parlatene con la maestra, o al massimo con il mio avvocato (il mio avvocato attualmente è un picchio esperto di bricolage, non per niente lo chiamano il principe del foro. quindi prima di contattarlo assicuratevi di avere uno spirito ornitologico).

d’accordo, probabilmente questo disclaimer andava messo all’inizio, ma nella pratica non ho mai avuto molta dimestichezza con gli algoritmi. consideratelo un hysteron proteron



mercoledì 16 luglio 2008

ufficio comitato centrale di controllo ufi (uficio), interno notte


xx: quando c’è stato il g8 a genova?

io: boh, io so che è stato a firenze, seconda metà del 1200, a bottega dal cimabue

xx: …

io: …

xx: sei un cretino integrale

io: no, sono un cretino ai cinque cereali


lunedì 14 luglio 2008

verranno a chiedermi del nostro amore. ma con tutta probabilità sarò in doccia.


no, dico. anche se piove ininterrottamente da settimane, è due giorni che ci sono almeno 15 gradi.

per essere novembre fa decisamente caldo.

in una concezione olistica la si potrebbe considerare una metafora dell'universo. più che altro è che non reggo il lunedì mattina. ho inoltrato protesta formale agli dei del calendario per sostituirlo con un più consono sabato pomeriggio

io giro per stanze di ospedale, accompagno persone in stazione e ogni tanto guardo il lago incazzato.

per tranquillizzarlo pensavo di regalargli l’astuccio di poochie.

in tutto questo, sono dell’idea che un’altra pressione sanguigna è possibile



ultim’ora

arrestata una gang di rapinatori musicisti che derubavano banche la mattina dopo i loro concerti nelle feste di paese.

per tutti l’accusa è di banda armata

mercoledì 9 luglio 2008

il professor klinksberg, docente di meditazione orientale alla libera università di riazzino (ti) nel suo libro sulla ricerca del nirvana intitolato “missione impassibile” (ed. theoria) sostiene che l’illuminazione è soprattutto una questione di tempo. infatti piove.

altre scuole di pensiero sostengono invece che la ricerca del nirvana è di per sé utopica, perché è inutile ricercare il nirvana se non lo si è perso.

questo ha dato da riflettere al professor klinksberg che in seguito pare abbia lasciato l’insegnamento per provare a convincere delle tende da sole a socializzare.

qui, ora, il dato positivo è che per essere novembre fa decisamente caldo.

in riva al lago una famiglia di germani reali (due genitori e tre piccoli, ribattezzati ‘qui, quo e cuius’, da non confondere con i tre gatti che vivono sui tetti davanti a casa mia, il cui nome è ispirato alla favola dei tre porcellini blues e che si chiamano ‘gimmi, sam e lovin’) mi guarda perplessa, come se la pioggia dipendesse da me e non dal fatto che la divinità climatica addetta alla gestione territoriale della zona in questo periodo sta provando a battere il record di temporali quotidiani dal pleistocene ad oggi, con il solo scopo di vantarsi al bar con gli amici.

giovedì 3 luglio 2008

chiamatemi ismaele. ma anche eddie, va bene uguale.

un’equipe di esperti sta cercando di capire perché nella mia macchina c’è un tasso di umidità pari a quello del golfo del tonchino prima della stagione delle piogge.

dopo qualche ora di consulto arrivano alla conclusione che il microclima del golfo del tonchino ha semplicemente deciso di prendersi una vacanza da queste parti (adesso i microclimi sono molto più indipendenti di una volta, e disponendo di tempo libero girano amabilmente per il pianeta con dei pantaloni corti a righe e una macchina fotografica al collo).

per rendere meglio il concetto dopo qualche ora va in scena il diluvio universale parte seconda, con la sola differenza dal primo che, per questioni di bilancio, invece di una grande arca si è preferito organizzare dei corsi di nuoto.

io arrivo a casa, metto sullo stereo la sinfonia n. 5 di alexander morbinskij (detta la stocastica, perché non è altro che la messa in musica del test di kolmogorov-smirnov) nella partitura per archi, fionde e balestre, e mi ritiro nelle mie stanze a lucidare l’arpione.

il giorno dopo io e il gatto decidiamo che il pomeriggio va passato essenzialmente sotto il divano (sbaglierebbe chi vedesse in tutto ciò uno spirito di indolenza o inedia. il mio maestro spirituale sostiene che il contatto con la terra è essenziale per una vita equilibrata anche se, effettivamente, da sotto il divano è più difficile rispondere al telefono), oppure sul balcone a tirare graffette a chiunque parli in schwitzerdütch.

verso sera l’universo si assenta per qualche minuto, ma almeno ha la cortesia di lasciare un biglietto sulla scrivania per avvertire.

quando torna, mi infilo in una unità di misura della pressione e ci rimango fino a notte fonda.


mercoledì 25 giugno 2008

secondo una convenzione intergalattica sottoscritta dalla maggior parte delle specie aliene, gli ufi non possono invadere in massa un pianeta per non interferire con le specie di vita intelligenti che lo abitano.

quindi non capisco cosa stiano aspettando, ma probabilmente deve avere a che fare con i lemmings.

invece qualche giorno fa è iniziata la settimana internazionale del carboidrato: ho passato il mio tempo libero a monoalimentarmi con della pizza e a disegnare crop circle sul tappetino del bagno.

dopo l’ufficio invece uscivo di pattuglia sperando che gli ufi mi rapissero, ma visto che erano settimane che continuava a piovere come se ci fosse un domani ma fosse previsto cattivo tempo, non ho avuto molte speranze.

ho provato a contattare il call center clima ma rispondeva sempre la segreteria telefonica, in compenso al supermercato ho vinto un buono per calafatarmi i vestiti.

poi la stagione delle piogge ha subito una breve pausa, ma pare sia merito di un temporaneo allineamento planetario e del fatto che il dio della pioggia dovesse andare in bagno.

quindi domenica io e il mio maestro di riposizionamento strategico ci siamo trovati sui monti di legué per provare a ubriacarci di feldschlösschen (non funziona, lasciate perdere) pattugliare l’alto malcantone in elicottero (questo invece funziona, altrimenti è un casino) e a riflettere sull’opportunità di scrivere l’inno nazionale dell’abkhazia, o del nagorno karabakh, almeno fino a quando le divinità preposte al controllo del clima saranno distratte (ossia fino a quando non infilerò un costume per andare al lago).

la sera arrivo a casa, metto sullo stereo auferstanden aus ruinen nella partitura per grattugia inox e stendipanni, poi mi infilo nell’armadio.

la notte esco sul balcone e con la luce del telefono cellulare mando dei segnali luminosi agli ufi.


mercoledì 18 giugno 2008

odio quando sopprimono i treni.

ma forse lo fanno per non farli soffrire.


martedì 10 giugno 2008

scusate, ma ultimamente sono molto occupato con il comitato di salvaguardia contro gli ufi crudeli, visto che tocca uscire di pattuglia tutte le sere.

il fatto è che gli ufi approfittano delle partite di calcio per cercare di invadere i bar della zona, e allora dobbiamo essere molto attenti in modo da non correre rischi.

per chi non fosse molto esperto del gioco del calcio, noi del comitato abbiamo preparato un glossario pubblicato presso tutti i call center ufi e riportato qui, a cui vanno aggiunte le seguenti integrazioni, giusto per aiutarvi a capire cosa avviene durante le fasi di gioco.



prendere la traversa: metodo utilizzato da molti giocatori per evitare il traffico di centrocampo.

massima punizione: l’arbitro costringe i difensori ad ascoltare gigi d’alessio a tutto volume.

area di rigore: base di rigore per altezza di rigore

fuori gioco: la partita si sposta al di fuori del campo regolamentare

fuori gioco passivo: la partita si sposta al di fuori del campo regolamentare, ma i giocatori sono molto svogliati.

vertice dell’area: riunione dei più importanti giocatori delle due squadre.

cartellino: nelle varianti giallo e rosso, lemma derivato da ‘cardellino’ pennuto scelto come simbolo della lega internazionale arbitri.

uscita del portiere: il portiere viene espulso e va al bar a bere con gli amici.

uscita a vuoto del portiere: il portiere viene espulso e va al bar ma non trova nessuno.

intervallo: i calciatori smettono di giocare e vanno a studiare per 15 minuti.

respinta del portiere: ex fidanzata del portiere lasciata per una più giovane.

trattenuta: tassa sullo stipendio dei giocatori in caso di sconfitta.

libero: giocatore non fidanzato.

sfiorare la rete: dicesi di calciatori che hanno seguito lezioni di informatizzazione di base.

melina: piccolo frutto che i giocatori si passano ripetutamente.

parata spettacolare: sfilata dei giocatori vittoriosi dopo la partita.

tiro al volo: colpire la palla con un fucile di precisione.

tiro di esterno: la palla viene calciata da un giocatore di una terza squadra non in gioco.

palo: giocatore che avverte gli altri in caso di pericolo (da cui ‘colpire il ‘palo’ ossia metterlo in condizione di non nuocere).

cambiare fascia: in caso di infortunio, sostituire il bendaggio del giocatore sanguinante.

squadra allungata: attrezzo geometrico dagli angoli particolarmente acuti, utile per una diagonale più lunga.

mezz’ala: spuntino proteico da consumarsi durante l’intervallo.

cercare i tre punti: operazione indispensabile per trovare il cerchio di centrocampo.

tenere la difesa alta: eliminare i giocatori difensivi al di sotto dell’1 e 80.

recuperare il pallone: aiutare un giocatore famoso a perdere il peso in eccesso.

spazzare l’area: raccogliere le suppellettili che i tifosi buttano in campo durante la partita.

subire una rete: guardare passivamente italia uno.

colpo sotto: rapina a mano armata volta a violare un caveau (vedi anche: gol di rapina).

simulazione: partita giocata alla playstation.

vincere un contrasto: trovare una soluzione ottimale ai settaggi del monitor.

deviazione: distrarre gli avversari esponendo cartelli di lavori in corso davanti alla porta.

giocare in casa: vedere ‘simulazione’.

martedì 3 giugno 2008

da alcune indagini esperite presso un team di esperti in materia è appena emerso che per sistemare la schiena devo vendere un rene.

forse devo rivedere la mia strategia curativa.


lo zen e l’arte della manutenzione neuronale


desideroso di apprendere la natura del buddha, chen li (a causa di una differente traslitterazione dalla lingua originale, il nome si trova talvolta indicato come “cento lire”) si recò nella dimora di un grande saggio, maestro nella disciplina dell’inazione (wu wei) e nella derivata disciplina dell’azione entusiasta (orzo wei), famoso in tutta la nazione per i progressi spirituali dei suoi allievi.

il maestro lo fece meditare nel buio di casa sua per molte settimane, per stimolare la ricerca del buddha nello staccarsi dalle ingannevoli percezioni dei sensi.

non appena il maestro usò i soldi della retta per pagare le bollette arretrate dell’enel, chen li fu illuminato.


martedì 27 maggio 2008

italia, emergenza caldo. almeno è quello che sostengono alcuni giornalisti che hanno palesemente sbagliato pusher.

al di là del fatto che evidentemente ci deve essere un’anomalia gravissima se a fine maggio al sud fa discretamente caldo, vorrei anche far notare che questa mattina qui ci sono 16 gradi, piove da una settimana e i miei muscoli cervicali hanno deciso di prendersi una vacanza non retribuita su qualche isola del pacifico.

tutto questo tende a non agevolare la mia mobilità articolare, donandomi un’agilità pari ad una via di mezzo fra un cadavere mummificato e un bradipo con l’artrosi.

nel frattempo disquisisco con il gatto sul ruolo determinante di paulo isidoro in italia - brasile del mondiale 1982 e imposto un’esegesi sull’uso della parola ‘trasversale’ nelle telecronache di libano zanolari, cercando di raggiungere uno stato catatonico in cui muovo il collo il meno possibile (questa in effetti è la parte che mi viene meglio).

la sera, dopo aver constatato il fallimento del nimesulide come droga psicotropa, mi procuro copiose infiltrazioni di raìm del 2004 come miorilassante mentre prendo appuntamento con un ghiro pratico di massaggi on demand e furto aggravato che riceve al limitare del bosco qui di fianco (il concetto è che ti zampetta sulle scapole finché non riprendi a muovere il collo. oppure svieni, ma anche quella è una soluzione).


mercoledì 21 maggio 2008

ogni problema ha una risposta semplice, che di solito è sbagliata (f. cardini)


non sono morto (per lo meno, non credo. quantomeno sarebbe stupido che io continui ad alzarmi tutte le mattine per andare in ufficio. ma del resto, non è che io abbia mai fatto cose particolarmente intelligenti).

da qualche mese io, alcuni ufi non particolarmente crudeli e un paio di dolopi di passaggio di ritorno da alcune scorrerie* stiamo riflettendo sulla teoria della complessità e della sensibilità dei sistemi non lineari alle condizioni iniziali, per le quali, ad esempio, l’attuale politica estera italiana è intimamente legata alla penuria di spinacine negli scaffali dei supermercati (lo so, vi sembra incredibile. eppure se vi fermate a pensarci mi sembra sia evidente).

il problema è che occorre considerare le cose nel loro complesso; l’esempio classico è il problema dell’orologio di königsberg**:


si narra che immanuel kant uscisse di casa tutte le mattine alle cinque, e gli abitanti di königsberg regolassero l’ora sulle uscite del filosofo.

ora: questo è un tipico approccio semplicistico ad un problema complesso.

gli abitanti di königsberg non regolavano gli orologi sulla passeggiata di kant, ma erano parte attiva in un sistema complesso. questo perché gli abitanti di königsberg in origine non avevano orologi, così hanno dovuto costruire un sistema formato da strada, casa, carrozza a cavalli con filosofo incorporato perché segnasse il tempo.

il che significa che kant non era propriamente umano, bensì un ingranaggio dell'enorme orologio progettato da alois blumberg, borgomastro di königsberg affinché i suoi concittadini potessero sapere l'ora.

se ci fate caso, kant viene rottamato dopo la costruzione del campanile di königsberg, nel 1804.



la complessità dunque, significa un approccio sistemico ai problemi, tenendo conto di tutte le variabili e dei parametri implicati nel sistema, con particolare attenzione ai momenti di biforcazione (il sistema sceglie, in modo apparentemente casuale, uno stato piuttosto che un altro. la scelta, pure se non prevedibile, in realtà non è mai del tutto casuale, dipendendo da fattori comunque indagabili scientificamente. ad esempio, se in quello stato si sono appena tenute le elezioni, ecco che la scelta può apparire ovvia).

intorno alla teoria della complessità si sviluppano dispute accese fra coloro che sono a favore o contro il determinismo, e intorno alla natura continua della realtà.

nella dispensa “la realtà continua: nel prossimo capitolo” il professor sandor pamelo kraninsteen, docente di fisica applicata alla libera università di des moines (iowa), si domanda se la realtà debba essere considerata continua, come implicitamente considerato nella fisica classica e dal senso comune, oppure discreta, come sembra suggerire la meccanica quantistica e la teoria delle stringhe.

secondo le ricerche del professor kraninsteen, non solo la realtà non sarebbe affatto discreta, ma spesso meriterebbe una bella insufficienza.

sempre secondo kraninsteen, la teoria delle stringhe potrebbe essere presto superata da una teoria di campo unificata assai meno complicata, che viene studiata in molti laboratori di ricerca e che passerebbe sotto il nome di teoria del velcro.


* in realtà i dolopi non sono così interessati al problema, è che i treni per sciro sono piuttosto rari. anche quelli per ken, in realtà. quelli per le barbie, non saprei.

** se ci trovate un’assonanza con il problema dei ponti di königsberg, ci sarà un motivo (non ho idea di quale, ma insomma).

martedì 13 maggio 2008

la notte che bruciammo chrome, avevo altro da fare


ci hanno cresciuto spiegandoci che con molto impegno e tanti sacrifici avremmo potuto ottenere qualcosa nella vita. i nostri genitori erano fieri che con molti sforzi e partendo più o meno dal nulla, fossero riusciti a farci andare all’università.

adesso abbiamo superato i 30 anni, abbiamo le nostre lauree con lode, esperienze di lavoro da call center e siamo troppo vecchi o troppo qualificati perché ci possano assumere per qualsiasi lavoro remunerativo, tipo l’idraulico o il dentista; e non abbiamo nemmeno un padre notaio o industriale da cui ereditare l’attività.

siamo precari oppure abbiamo uno stipendio da fame, molto più spesso entrambe le cose: non riusciamo a mantenere noi stessi, figuriamoci un figlio.

le altre generazioni avevano delle speranze che noi, ad essere obiettivi, non possiamo neanche permetterci.

siamo la prima generazione a non avere neanche dei sogni da poterci distruggere da soli.
(op. cit)*



io e il gatto giochiamo a dsm-iv per far passare il tempo (il mio maestro di ikebana neuronale sostiene che l’unico metodo efficace per far passare il tempo sia spostarsi, ma questo richiederebbe un’esperienza nel campo delle smaterializzazioni che ancora mi manca) e ogni tanto lanciamo delle graffette sui turisti dal balcone del quinto piano, tranne che su quelli che portano la maglia di tranquillo barnetta (il mio maestro di ikeabana neuronale sostiene che ogni tanto è utile assecondare le proprie perversioni, tipo vedere il telegiornale in romancio, o ascoltare l’anthology di lyle lovett)**.

nel frattempo gioco a mischiare le disposizioni dei tavolati interni*** di un appartamento (niente di grave, è di un ingegnere informatico: con tutta probabilità il suo architetto di riferimento è von neumann).

uscito dall’ufficio, passo la serata a guardare il lago canticchiando piano tomorrow pinball in loop. a volte, invece, faccio cose senza senso.



* questa cosa sembra scritta dagli sceneggiatori di muccino, e invece no. si capisce che non l’hanno scritta gli sceneggiatori di muccino dal fatto che a) non ha inflessioni romanesche e b) tutto sommato ha un senso.

** attualmente il mio maestro di ikebana neuronale è un frullatore a cinque velocità, ma sostenere che questo infici le sue teorie mi sembra un’argomentazione troppo ad personam.

*** la domanda che potrebbe nascere in alcune menti ingenue è perché un epistemologo dovrebbe occuparsi di tavolati interni. beh, è ovvio. il fatto è che il gatto dopo un po’ si stufa, e qualcuno lo deve sostituire.


martedì 6 maggio 2008

affinità/divergenze fra il compagno fratel coniglietto e noi, dal conseguimento della maggiore età (o del non dare confidenza al primo approccio)


io: e così saresti un terapeuta

xx: una specie. in realtà qualcosa di più

io: petapeuta? exapeuta?

xx: …



nel frattempo ho litigato con alcune divinità a tempo determinato (la nuova legge prevede la precarizzazione di alcune divinità per favorire la ripresa dell’economia di asgaard) e mi hanno mandato l’invasione di formiche (per problemi di bilancio avevano finito le cavallette) e la tramutazione dell’acqua in corvo rosso (non avrai il mio scalpo).

poi ha smesso di piovere, e in fondo, è già qualcosa.


giovedì 24 aprile 2008

è un periodo che ho l’agilità mentale di un diplodoco in via d’estinzione*.

il mio maestro spirituale è in crisi mistica e tende a nascondersi verso il fondo della vetrina, quindi non mi resta che chiedere preziosi consigli alle pannocchie, che però tendono a non rispondere.

secondo un oracolo di mia fiducia che legge il futuro nei fondi neri di parmalat(ma non disdegna la letteratura contemporanea, comunque), pare che tutto questo sia dovuto ad alcune negative congiunzioni planetarie, oltre all’influenza di marte in prima casa (marte, se leggi qui, prendi almeno del paracetamolo che magari passa tutto) e di giove in ufficio.

io non so, per non sbagliare metto sullo stereo la sonata in sol minore (ossia tendente al nuvoloso) di kaspar bresinskij, nella partitura per viola, altri colori freddi a caso e tostapane elettrico, poi mi chiudo nell’armadio.


*occhei, occhei. è un periodo piuttosto lungo.



causa manutenzione neuronale, questo blog si trasferisce temporaneamente su un altro piano astrale (tipo il quinto, che ci hanno detto che dal terrazzo c’è una vista migliore)

ci troviamo dopo il ponte (nel bar all’angolo. io sono quello con la birra. un giro lo pagate voi, sia chiaro. ma anche una birra. se invece non volete entrare, almeno fate ciao con la manina).