mi è stato chiesto perché la scienza non riesce a dimostrare l’esistenza degli ufi.
la frase ricorrente degli scienziati a proposito dell’esistenza degli ufi è: “se gli ufi sono tra noi, perché non li vediamo? perché non avvertiamo la loro presenza?”.
la risposta a queste domande non è difficile: è un classico bias cognitivo.
il fatto che gli scienziati non riescano a vedere gli ufi è il sintomo di un pregiudizio che permea la loro mappa mentale.
l’esempio classico che posso portare come argomentazione è che tutti i matematici e i fisici che conosco si sono rifiutati di parlare con karlovitz, il mio amico immaginario (un nano da giardino esperto di kung fu e meditazione zen).
ovviamente questo atteggiamento è incomprensibile: matematici e fisici non hanno difficoltà a usare nei loro calcoli numeri immaginari (ad esempio √-1 non può essere né positivo, né negativo, né uguale a 0, il che è un po’ problematico, se uno non ha bevuto abbastanza) per ottenere risultati pratici e concreti, mentre hanno problemi ad accettare l’esistenza degli amici immaginari. ciò dipende ovviamente da un’errata valutazione dei sistemi di credenze (che essenzialmente sono collezioni di mobili per stoviglie).
ciò significa che gli scienziati non possono fare altro che accettare la problematicità della scienza, così come i religiosi accettano la problematicità delle religioni, e i puffi accettano la problematicità della riproduzione avendo una singola femmina in un gruppo esteso di individui: è nella natura delle cose.
ciò non significa che la scienza non possa progredire, tenendo però conto dei limiti strutturali che la riguardano.
ad esempio, chiunque sia stato introdotto allo studio della meccanica quantistica sa che heisenberg sostiene che l’osservazione modifica lo stato del sistema (credo significhi che se sei nell’acceleratore del cern di ginevra e osservi un elettrone modifichi lo stato del sistema e ti trovi automaticamente, che so, in germania: questo aprirebbe nuove frontiere nella progettazione del teletrasporto).
tra le altre cose, recenti studi che personalmente sento di condividere hanno anche proposto di sostituire il paradosso di einstein-podolsky-rosen, noto come "azione istantanea a distanza di un sistema in un’area qualunque”, con il paradosso di khedira-podolsky-klose, noto come "azione istantanea ravvicinata in un’area inglese”.
martedì 29 giugno 2010
venerdì 18 giugno 2010
oh tempo le tue piramidi
a babel tribute to stewie
tempo fa anch’io avevo fatto installare un ruscello in ufficio, per risalire la corrente alla ricerca delle mie origini durante la pausa pranzo.
risalivo garrulo, felice e salmonato, fino a quando cozzavo violentemente contro il muro dell'ufficio. certe cose ti segnano. adesso ho uno spremi agrumi elettrico a tre velocità che però mi odia.
nel tempo libero raccolgo lastre di ghiaccio e provo a impressionarle citando inni sapienzali sufi, sperando di ottenere dei dagherrotipi cristallini. non ci riesco mai, ancora non capisco dove sbaglio.
forse perché l'opera di divinazione attraverso lo studio delle viscere dei fenicotteri non è sicura quanto l'interpretazione dei movimenti dei delfini studiati a partire dai moti browniani.
studiando i movimenti dei delfini, ad esempio, si può dimostrare che gli elfi esistono, ma solo in determinate condizioni atmosferiche, e che i fantasmi nelle astronavi aliene sono tuttora molto diffusi anche se le cronache non ne fanno più menzione perché i fantasmi tendono ad essere molto più riservati di una volta. questo è abbastanza singolare perché, secondo un recente sondaggio, il 65% dei fantasmi non crede nell’esistenza degli elfi, mentre solo il 15% ha chiesto di essere lasciato in pace.
volevo anche ricordare a tutti che il martedì sera, io e un gruppo di celenterati lewiniani organizziamo terapie di gruppo per il controllo degli istinti migratori e tecniche per l’insabbiamento emotivo. 30 euro a seduta, 25 in piedi.
a babel tribute to stewie
tempo fa anch’io avevo fatto installare un ruscello in ufficio, per risalire la corrente alla ricerca delle mie origini durante la pausa pranzo.
risalivo garrulo, felice e salmonato, fino a quando cozzavo violentemente contro il muro dell'ufficio. certe cose ti segnano. adesso ho uno spremi agrumi elettrico a tre velocità che però mi odia.
nel tempo libero raccolgo lastre di ghiaccio e provo a impressionarle citando inni sapienzali sufi, sperando di ottenere dei dagherrotipi cristallini. non ci riesco mai, ancora non capisco dove sbaglio.
forse perché l'opera di divinazione attraverso lo studio delle viscere dei fenicotteri non è sicura quanto l'interpretazione dei movimenti dei delfini studiati a partire dai moti browniani.
studiando i movimenti dei delfini, ad esempio, si può dimostrare che gli elfi esistono, ma solo in determinate condizioni atmosferiche, e che i fantasmi nelle astronavi aliene sono tuttora molto diffusi anche se le cronache non ne fanno più menzione perché i fantasmi tendono ad essere molto più riservati di una volta. questo è abbastanza singolare perché, secondo un recente sondaggio, il 65% dei fantasmi non crede nell’esistenza degli elfi, mentre solo il 15% ha chiesto di essere lasciato in pace.
volevo anche ricordare a tutti che il martedì sera, io e un gruppo di celenterati lewiniani organizziamo terapie di gruppo per il controllo degli istinti migratori e tecniche per l’insabbiamento emotivo. 30 euro a seduta, 25 in piedi.
lunedì 14 giugno 2010
finalmente è arrivato il grande caldo.
il problema è capire dove. ad esempio, qui di sera piove, ci sono 16 gradi, e io ho l’impressione di aver sbagliato emisfero.
in compenso di giorno ci sono 20 gradi ma se ne percepiscono 42 grazie alla federcalcio argentina.
la domenica sera io e un team di esperti nella ricerca di ufi guardiamo i mondiali di calcio in un bar e beviamo hirsch dunkel disquisendo di paradossi, tipo epimenide e il paradosso degli alcolisti anonimi (funziona così: gli alcolisti anonimi esistono ma non possono essere rintracciati. infatti, essendo anonimi, non è possibile sapere chi siano, mentre se ne dovessi incontrare uno per caso, non sarebbe più anonimo).
alla fine del primo tempo siamo passati al concetto di retroazione negativa (sbagliare il passaggio indietro al portiere) e alla rivalutazione di arconada nella finale dell’europeo dell’84, mentre la polonia sta battendo l’australia due a zero.
nel secondo tempo c’è la rivincita degli alimentari, segnano uno yogurt magro e una pianta per la produzione del cioccolato, mentre noi valutiamo la possibilità di intitolare il bar a francisco e humberto maturana.
affinità/divergenze fra il compagno parmense e noi, del conseguimento della maggiore e hertz
xx: hai presente tino asprillia? un giorno stava per investirmi con la sua ferrari. aveva una ferrari coupè gialla
yy: la 348
xx: no, il modello dopo. come si chiamava il modello dopo la 348?
io: la 349
xx e yy: cretino
il problema è capire dove. ad esempio, qui di sera piove, ci sono 16 gradi, e io ho l’impressione di aver sbagliato emisfero.
in compenso di giorno ci sono 20 gradi ma se ne percepiscono 42 grazie alla federcalcio argentina.
la domenica sera io e un team di esperti nella ricerca di ufi guardiamo i mondiali di calcio in un bar e beviamo hirsch dunkel disquisendo di paradossi, tipo epimenide e il paradosso degli alcolisti anonimi (funziona così: gli alcolisti anonimi esistono ma non possono essere rintracciati. infatti, essendo anonimi, non è possibile sapere chi siano, mentre se ne dovessi incontrare uno per caso, non sarebbe più anonimo).
alla fine del primo tempo siamo passati al concetto di retroazione negativa (sbagliare il passaggio indietro al portiere) e alla rivalutazione di arconada nella finale dell’europeo dell’84, mentre la polonia sta battendo l’australia due a zero.
nel secondo tempo c’è la rivincita degli alimentari, segnano uno yogurt magro e una pianta per la produzione del cioccolato, mentre noi valutiamo la possibilità di intitolare il bar a francisco e humberto maturana.
affinità/divergenze fra il compagno parmense e noi, del conseguimento della maggiore e hertz
xx: hai presente tino asprillia? un giorno stava per investirmi con la sua ferrari. aveva una ferrari coupè gialla
yy: la 348
xx: no, il modello dopo. come si chiamava il modello dopo la 348?
io: la 349
xx e yy: cretino
martedì 8 giugno 2010
nel corso della notte alcune divinità particolarmente irose, dopo essere state battute a biliardino in un circolo di asgard, hanno scatenato la furia dei temporali scaricando a terra una quantità d’acqua pari alle esondazioni del nilo delle annate migliori in un raggio di alcune centinaia di metri.
tutto ciò non sarebbe di alcuna importanza se un commando di ufi crudeli non si fosse materializzato nella mia auto e non avesse abbassato il finestrino lato guida di circa 35 centimetri rispetto al suo alloggiamento originario (se ancora non credevate all’esistenza degli ufi, eccovi serviti).
fortunatamente oggi c’era il sole e io ho potuto affittare l’auto a un’equipe di botanici che sta studiando la crescita della flora delle foreste tropicali dopo la stagione delle piogge.
io arrivo in ufficio con la parte sinistra del jeans inspiegabilmente umida.
nel pomeriggio io e il gatto disquisiamo sul problema di cosa fare nella vita.
voglio dire, non dovrebbe essere un problema secondario: nel caso uno ne abbia una sola a disposizione è piuttosto rilevante (ma anche nel caso di metempsicosi o di immortalità, è una questione di soddisfacente gestione del tempo).
dopo alcune ore di profonda riflessione siamo giunti alla conclusione che se uno vuole una soluzione intelligente, deve mettere dello zucchero nel tè.
ultim’ora
la casa automobilistica lancia metterà in produzione un rifacimento del prestigioso modello delta integrale; l’opera di restyling avverrà sotto la supervisione dei tecnici che lavorarono al vecchio modello ma l’auto, per esigenze di mercato, sarà venduta con il nome di lancia delta ai cinque cereali
tutto ciò non sarebbe di alcuna importanza se un commando di ufi crudeli non si fosse materializzato nella mia auto e non avesse abbassato il finestrino lato guida di circa 35 centimetri rispetto al suo alloggiamento originario (se ancora non credevate all’esistenza degli ufi, eccovi serviti).
fortunatamente oggi c’era il sole e io ho potuto affittare l’auto a un’equipe di botanici che sta studiando la crescita della flora delle foreste tropicali dopo la stagione delle piogge.
io arrivo in ufficio con la parte sinistra del jeans inspiegabilmente umida.
nel pomeriggio io e il gatto disquisiamo sul problema di cosa fare nella vita.
voglio dire, non dovrebbe essere un problema secondario: nel caso uno ne abbia una sola a disposizione è piuttosto rilevante (ma anche nel caso di metempsicosi o di immortalità, è una questione di soddisfacente gestione del tempo).
dopo alcune ore di profonda riflessione siamo giunti alla conclusione che se uno vuole una soluzione intelligente, deve mettere dello zucchero nel tè.
ultim’ora
la casa automobilistica lancia metterà in produzione un rifacimento del prestigioso modello delta integrale; l’opera di restyling avverrà sotto la supervisione dei tecnici che lavorarono al vecchio modello ma l’auto, per esigenze di mercato, sarà venduta con il nome di lancia delta ai cinque cereali
venerdì 28 maggio 2010
io e martina navratilova eravamo da qualche parte nella settima dimensione (le prime sette dimensioni sono, nell’ordine: larghezza, altezza, profondità, tempo, rothéneuf, edmund husserl, tempo supplementare) a guardare portogallo - marocco, la partita decisiva del gruppo f ai mondiali del 1986 con il commento in arabo (il vantaggio del commento in arabo è che né io né martina navratilova capiamo l’arabo), quando un’epifania improvvisa intorno al diciassettesimo del secondo tempo ci riporta sul divano a maggio del 2010.
il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).
la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.
comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.
* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).
il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).
la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.
comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.
* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).
io e martina navratilova eravamo da qualche parte nella settima dimensione (le prime sette dimensioni sono, nell’ordine: larghezza, altezza, profondità, tempo, rothéneuf, edmund husserl, tempo supplementare) a guardare portogallo - marocco, la partita decisiva del gruppo f ai mondiali del 1986 con il commento in arabo (il vantaggio del commento in arabo è che né io né martina navratilova capiamo l’arabo), quando un’epifania improvvisa intorno al diciassettesimo del secondo tempo ci riporta sul divano a maggio del 2010.
il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).
la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.
comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.
* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).
il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).
la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.
comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.
* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).
mercoledì 19 maggio 2010
un’equipe medica, con un’indagine a campione, ha recentemente dimostrato che ¼ della popolazione italiana soffre di disturbi del sonno.
io tendenzialmente sono contrario alle indagini a campione perché penso che bisognerebbe farle in tutto il territorio nazionale e non solo in una exclave italiana in svizzera.
comunque evidentemente ne soffro anch’io, specie al mattino quando dopo sette ore ininterrotte di sonno la mia sveglia vorrebbe convincermi ad alzarmi.
l’unica cosa è che di solito non ricordo i sogni, anche se sono sicuro che ieri notte ho sognato un interferometro (resta da capire perché io debba sognare interferometri e a che numero corrisponda un interferometro sulla ruota di vienna. ho già scritto interferometro?).
per il resto il comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta è in fibrillazione perché siamo convinti che degli ufi crudeli stiano tramando qualcosa.
non pensiate che sia paranoico: non sono affatto paranoico, e lo posso dimostrare perché:
a) io e il gatto giochiamo spesso a lupin iii e dsm iv e so di cosa parlo;
b) ho passato il test dell’autoconsapevolezza (per sapere se siete paranoici basta che vi analizziate a fondo e vi chiediate: “sono paranoico?” e a quel punto è chiaro che non lo siete. un vero paranoico si chiederebbe: “sono sufficientemente paranoico?”).
comunque abbiamo messo di guardia un nano da giardino e passato il livello di allerta a defcon 4.
io tendenzialmente sono contrario alle indagini a campione perché penso che bisognerebbe farle in tutto il territorio nazionale e non solo in una exclave italiana in svizzera.
comunque evidentemente ne soffro anch’io, specie al mattino quando dopo sette ore ininterrotte di sonno la mia sveglia vorrebbe convincermi ad alzarmi.
l’unica cosa è che di solito non ricordo i sogni, anche se sono sicuro che ieri notte ho sognato un interferometro (resta da capire perché io debba sognare interferometri e a che numero corrisponda un interferometro sulla ruota di vienna. ho già scritto interferometro?).
per il resto il comitato di controllo per le attività degli ufi sul pianeta è in fibrillazione perché siamo convinti che degli ufi crudeli stiano tramando qualcosa.
non pensiate che sia paranoico: non sono affatto paranoico, e lo posso dimostrare perché:
a) io e il gatto giochiamo spesso a lupin iii e dsm iv e so di cosa parlo;
b) ho passato il test dell’autoconsapevolezza (per sapere se siete paranoici basta che vi analizziate a fondo e vi chiediate: “sono paranoico?” e a quel punto è chiaro che non lo siete. un vero paranoico si chiederebbe: “sono sufficientemente paranoico?”).
comunque abbiamo messo di guardia un nano da giardino e passato il livello di allerta a defcon 4.
venerdì 14 maggio 2010
io e martina navratilova guardiamo fuori dalla finestra.
piove a singhiozzo.
abbiamo provato con acqua limone e zucchero e un forte spavento, ma non ha funzionato granché.
ci sarebbe spazio per un umore da autunno inoltrato, ma io non mi lascio ingannare e tendo ad essere sempre positivo, come sanno bene all’antidoping.
fra le altre cose un simpatico anonimo individuo ha pensato di inserire tipo un cacciavite o qualcosa di molto simile nella serratura della portiera della mia auto, forse per rubarla (l'auto, non la portiera; che poi, voglio dire, se la rivendi ci guadagni sì e no un paio di birre, me lo dicevi e te le pagavo io), o forse per il ludico piacere di renderla inservibile.
allora, caro simpatico individuo, approfitto di questo spazio pubblico per dirti due cose:
1. sei stato malvagio senza nessun motivo e dunque sei la prova vivente della non esistenza del dio professato dalla fede cattolica, come dimostra il seguente dialogo:
- oh signore onnipotente, se tu sei infinitamente buono, perché permetti il male?
- perché il male scaturisce dal libero arbitrio degli uomini, e io non posso fare in modo che non lo commettano
- ma non eri onnipotente?
- sì, ma non sono molto forte in logica
2. spero che entro il fine settimana ti uccida un tomista che vuole occultare le prove
affinità/divergenze tra il compagno libraio e noi (premio della critica cinematografica)
io: se muoio qui posso chiedere di inumarmi nella spina della birra?
xx: sì,ma smettila di tossire che mi arrivano tutti i germi sulla manica.
io: se sei fortunato uno ci gira un film neorealista e diventi ricco
xx: sei un cretino
piove a singhiozzo.
abbiamo provato con acqua limone e zucchero e un forte spavento, ma non ha funzionato granché.
ci sarebbe spazio per un umore da autunno inoltrato, ma io non mi lascio ingannare e tendo ad essere sempre positivo, come sanno bene all’antidoping.
fra le altre cose un simpatico anonimo individuo ha pensato di inserire tipo un cacciavite o qualcosa di molto simile nella serratura della portiera della mia auto, forse per rubarla (l'auto, non la portiera; che poi, voglio dire, se la rivendi ci guadagni sì e no un paio di birre, me lo dicevi e te le pagavo io), o forse per il ludico piacere di renderla inservibile.
allora, caro simpatico individuo, approfitto di questo spazio pubblico per dirti due cose:
1. sei stato malvagio senza nessun motivo e dunque sei la prova vivente della non esistenza del dio professato dalla fede cattolica, come dimostra il seguente dialogo:
- oh signore onnipotente, se tu sei infinitamente buono, perché permetti il male?
- perché il male scaturisce dal libero arbitrio degli uomini, e io non posso fare in modo che non lo commettano
- ma non eri onnipotente?
- sì, ma non sono molto forte in logica
2. spero che entro il fine settimana ti uccida un tomista che vuole occultare le prove
affinità/divergenze tra il compagno libraio e noi (premio della critica cinematografica)
io: se muoio qui posso chiedere di inumarmi nella spina della birra?
xx: sì,ma smettila di tossire che mi arrivano tutti i germi sulla manica.
io: se sei fortunato uno ci gira un film neorealista e diventi ricco
xx: sei un cretino
giovedì 6 maggio 2010
l’applicazione non risponde. è uscita? non ha una segreteria telefonica?
sto implorando la clemenza di alcune divinità informatiche che hanno deciso di ignorarmi (davvero, non so perché ce l’abbiano con me: forse non ho bruciato abbastanza incensi, oppure come abramo, dovevo offrire un ariete in sacrificio invece di un sagittario, o forse, più semplicemente, in una vita precedente ero un ministro della repubblica italiana) senza contare che con tutta probabilità i criceti che alimentano il processore sono entrati in sciopero.
nel frattempo fuori ci sono 7 gradi (ma anche dentro, temo), piove in orizzontale e io e alcuni inuit di passaggio ci godiamo questo delizioso inizio di novembre organizzando battute di caccia al caribù (funziona così: cerchi un caribù e quando lo trovi lo stordisci raccontandogli delle barzellette sui cacciatori).
la sera organizzo corsi di sopravvivenza: lo scopo è riunire un po’ di persone per cercare destinazioni a prezzo economico sotto il quarantesimo parallelo e contemporaneamente non farsi uccidere dopo dialoghi del tipo:
- puoi andare a mykonos per 39 euri
- dove?
- a mykonos
- se non mi dici dove non sono più tuo amykonos
sms
io: domani siamo lì (bruce lì)
xx: sì, ma a che ora arrivate a casa?
io: non lo so esattamente, arriviamo intorno alle 22.15 in aeroporto, poi prendiamo un po’ di mezzi e facciamo degli interi, credo
xx: sei un cretino
sto implorando la clemenza di alcune divinità informatiche che hanno deciso di ignorarmi (davvero, non so perché ce l’abbiano con me: forse non ho bruciato abbastanza incensi, oppure come abramo, dovevo offrire un ariete in sacrificio invece di un sagittario, o forse, più semplicemente, in una vita precedente ero un ministro della repubblica italiana) senza contare che con tutta probabilità i criceti che alimentano il processore sono entrati in sciopero.
nel frattempo fuori ci sono 7 gradi (ma anche dentro, temo), piove in orizzontale e io e alcuni inuit di passaggio ci godiamo questo delizioso inizio di novembre organizzando battute di caccia al caribù (funziona così: cerchi un caribù e quando lo trovi lo stordisci raccontandogli delle barzellette sui cacciatori).
la sera organizzo corsi di sopravvivenza: lo scopo è riunire un po’ di persone per cercare destinazioni a prezzo economico sotto il quarantesimo parallelo e contemporaneamente non farsi uccidere dopo dialoghi del tipo:
- puoi andare a mykonos per 39 euri
- dove?
- a mykonos
- se non mi dici dove non sono più tuo amykonos
sms
io: domani siamo lì (bruce lì)
xx: sì, ma a che ora arrivate a casa?
io: non lo so esattamente, arriviamo intorno alle 22.15 in aeroporto, poi prendiamo un po’ di mezzi e facciamo degli interi, credo
xx: sei un cretino
martedì 27 aprile 2010
non è che sia del tutto scomparso, sto solo frequentando altri social network, tipo l’ufficio, una pizzeria a basso costo e il bar sotto casa, mentre come hobby colleziono tessere di supermercati.
questa settimana, per aderire alla campagna “primavera 2010, migliora la tua autostima” ho inserito nel curriculum “collabora con la lega della giustizia e cura l’immagine di acquaman” (voglio dire, hanno fatto un film su qualsiasi supereroe, manchiamo solo io e acquaman. ah, no. pure superpollo e secret squirrell. e comunque, se avessero fatto un film su aquaman, non ditemelo).
ad ogni modo, io e il gatto disquisivamo sulla possibilità di organizzare una mostra in cui i modelli grafici delle equazioni di lorenz vengano venduti come arte contemporanea e nel frattempo stavamo cercando di convincere una stampante che a) stampare è bello e b) stampare geroglifici e stampare tutte le pagine dell’intervallo meno due a caso è meno bello (almeno secondo il mio punto di vista. il gatto sembrava più possibilista).
contrariamente a quello che si crede, parlare con gli animali non è affatto difficile. insomma, sono mediamente più intelligenti di un essere umano quindi se gli parli è ovvio che ti capiscono, sono bravi loro. il problema è che non amano partecipare a discorsi stupidi. io invece conosco solo animali che fanno eccezione.
comunque abbiamo trovato un accordo sul fatto che la tecnologia fa miracoli. sfortunatamente, quasi sempre quelli sbagliati.
sulle scale di casa incontro un senegalese che vuole vendermi un accendino abbinato al de planctu naturae di alano di lilla rilegato in brossura e lo allontano con una sarissa; poi entro in casa, svuoto il cesto della biancheria sporca e attacco la lavatrice.
la lavatrice si difende con tre armate e vince.
questa settimana, per aderire alla campagna “primavera 2010, migliora la tua autostima” ho inserito nel curriculum “collabora con la lega della giustizia e cura l’immagine di acquaman” (voglio dire, hanno fatto un film su qualsiasi supereroe, manchiamo solo io e acquaman. ah, no. pure superpollo e secret squirrell. e comunque, se avessero fatto un film su aquaman, non ditemelo).
ad ogni modo, io e il gatto disquisivamo sulla possibilità di organizzare una mostra in cui i modelli grafici delle equazioni di lorenz vengano venduti come arte contemporanea e nel frattempo stavamo cercando di convincere una stampante che a) stampare è bello e b) stampare geroglifici e stampare tutte le pagine dell’intervallo meno due a caso è meno bello (almeno secondo il mio punto di vista. il gatto sembrava più possibilista).
contrariamente a quello che si crede, parlare con gli animali non è affatto difficile. insomma, sono mediamente più intelligenti di un essere umano quindi se gli parli è ovvio che ti capiscono, sono bravi loro. il problema è che non amano partecipare a discorsi stupidi. io invece conosco solo animali che fanno eccezione.
comunque abbiamo trovato un accordo sul fatto che la tecnologia fa miracoli. sfortunatamente, quasi sempre quelli sbagliati.
sulle scale di casa incontro un senegalese che vuole vendermi un accendino abbinato al de planctu naturae di alano di lilla rilegato in brossura e lo allontano con una sarissa; poi entro in casa, svuoto il cesto della biancheria sporca e attacco la lavatrice.
la lavatrice si difende con tre armate e vince.
mercoledì 14 aprile 2010
secondo una minuziosa ricostruzione dei fatti condivisa da eminenti studiosi internazionali, gli ufi avrebbero dovuto invadere la terra un paio di mesi fa. sfortunatamente la loro dichiarazione di guerra è stata erroneamente inserita nelle istruzioni per l’installazione della stampante hp laserjet cm2320nf e non se n’è più fatto niente.
è un peccato perché avevamo organizzato un comitato di accoglienza decisamente ben fatto, anche se non avevamo ancora chiaro se schierarci con gli ufi o con gli esseri umani (l’idea era di stare con quelli che offrivano più aperitivi o, in alternativa, con quelli che avevano meno intenzione di far saltare l’intero pianeta nel breve periodo, ma era un casino capire chi dei due si avvicinava di più al profilo).
nel frattempo, grazie ad alcuni consigli del mio maestro di estasi mistica ho iniziato a smaterializzarmi, iniziando dalla cavità toracica. dopo un breve periodo di 36 ore in cui fluttuavo dalle parti del soffitto in preda ad asma bronchiale e dispnea (non fatelo a casa vostra; a pensarci bene, neanche a casa di parenti o amici), mi sono rimaterializzato, e adesso le molecole stanno facendo la conta. il che è piuttosto imbarazzante, perchè dovrebbero fare le molecole.
la sera torno a casa, chiudo martina navratilova nell’armadio e metto sullo stereo il lamento funebre per neurone in do# minore di dieter arnon pakula, nella partitura per frullatore a tre velocità e pianoforte preparato, interpretato dal coro dell’armata rossa oppure la bella lavanderina nella versione del collettivo mazzulata, a seconda dell’umore del momento (ma anche del mio).
è un peccato perché avevamo organizzato un comitato di accoglienza decisamente ben fatto, anche se non avevamo ancora chiaro se schierarci con gli ufi o con gli esseri umani (l’idea era di stare con quelli che offrivano più aperitivi o, in alternativa, con quelli che avevano meno intenzione di far saltare l’intero pianeta nel breve periodo, ma era un casino capire chi dei due si avvicinava di più al profilo).
nel frattempo, grazie ad alcuni consigli del mio maestro di estasi mistica ho iniziato a smaterializzarmi, iniziando dalla cavità toracica. dopo un breve periodo di 36 ore in cui fluttuavo dalle parti del soffitto in preda ad asma bronchiale e dispnea (non fatelo a casa vostra; a pensarci bene, neanche a casa di parenti o amici), mi sono rimaterializzato, e adesso le molecole stanno facendo la conta. il che è piuttosto imbarazzante, perchè dovrebbero fare le molecole.
la sera torno a casa, chiudo martina navratilova nell’armadio e metto sullo stereo il lamento funebre per neurone in do# minore di dieter arnon pakula, nella partitura per frullatore a tre velocità e pianoforte preparato, interpretato dal coro dell’armata rossa oppure la bella lavanderina nella versione del collettivo mazzulata, a seconda dell’umore del momento (ma anche del mio).
giovedì 8 aprile 2010
io e il mio maestro di rolfing cerebrale (altrimenti detto il profeta, perché si batte per la diffusione internazionale di un tipico formaggio greco) eravamo su un prato di montagna a disquisire di topologia matematica con alcune mucche di passaggio cercando di verificare il detto popolare per cui non c’è limite alpeggio.
in realtà questo era solo uno degli obiettivi: l’altro era verificare alcune teorie riguardanti la ierofania e le quantità di formaggio fuso che possono essere incorporate in una polenta e assunte da homo sapiens prima che il soggetto venga messo in diretto contatto con la divinità o, in alternativa, sprofondi in un atteggiamento ieratico in attesa del ritorno del gran senusso.
un paio di notti dopo ricevo una visita degli ufi che vorrebbero prendere possesso della mia mente ma gli spiego che a) per prendere possesso del nulla occorre una lunga disciplina zen e b) devono comunque mettersi in coda e rispettare il proprio turno, sennò è un casino.
la mattina alcune cellule del tessuto tonsillare indicono dei sit in di protesta e cercano di emulare jan palach, mentre la mia temperatura corporea sta seguendo un esperimento climatico indipendente simile a biosphere 2: decido di andare comunque in ufficio ma vengo scambiato per una comparsa di zombie 6 (gli zombie tornano a minacciare la campagna degli stati uniti ma vengono sconfitti perché privi della regolare copertura sanitaria) e rispedito al mittente.
la sera guardo le repliche della fase a gironi dei mondiali di curling, cerco di assumere del paracetamolo direttamente in endovena poi mi chiudo in una tomba a tholos.
in realtà questo era solo uno degli obiettivi: l’altro era verificare alcune teorie riguardanti la ierofania e le quantità di formaggio fuso che possono essere incorporate in una polenta e assunte da homo sapiens prima che il soggetto venga messo in diretto contatto con la divinità o, in alternativa, sprofondi in un atteggiamento ieratico in attesa del ritorno del gran senusso.
un paio di notti dopo ricevo una visita degli ufi che vorrebbero prendere possesso della mia mente ma gli spiego che a) per prendere possesso del nulla occorre una lunga disciplina zen e b) devono comunque mettersi in coda e rispettare il proprio turno, sennò è un casino.
la mattina alcune cellule del tessuto tonsillare indicono dei sit in di protesta e cercano di emulare jan palach, mentre la mia temperatura corporea sta seguendo un esperimento climatico indipendente simile a biosphere 2: decido di andare comunque in ufficio ma vengo scambiato per una comparsa di zombie 6 (gli zombie tornano a minacciare la campagna degli stati uniti ma vengono sconfitti perché privi della regolare copertura sanitaria) e rispedito al mittente.
la sera guardo le repliche della fase a gironi dei mondiali di curling, cerco di assumere del paracetamolo direttamente in endovena poi mi chiudo in una tomba a tholos.
mercoledì 31 marzo 2010
qualche giorno fa soffiava una brezza di primavera, le primule garrivano al sole, gli scoiattoli zampettavano felici sugli alberi (per lo meno finché io non mi sono messo ad inseguirli per salutarli urlando “qui scoiattolo, qui”) e gli gnomi del bosco suonavano l’overture del guglielmo tell nella partitura per sartiame e stendipanni elettrico, mentre io ero senza giacca di fianco al municipio ad ascoltare qualcosa che sarebbe assomigliato ad un comizio elettorale se solo l’amplificatore avesse funzionato a dovere (ma, come dice il proverbio: al comune mezzo audio).
oggi ci sono cinque gradi e piove come se non ci fosse un domani. no, vabbè, a volte sono troppo pessimista: piove come se ci fosse un domani, ma facesse schifo peggio di oggi.
ho provato a telefonare alla divinità preposta al controllo del clima ma mi rispondeva sempre la segreteria telefonica, così ho cominciato a lasciare messaggi ogni cinque minuti. ho smesso solo quando ha iniziato a piovere anche dentro l’ufficio.
ad ogni modo, il mio allenatore diceva sempre di non fasciarsi la testa prima di essersela spalmata di olio (qualcuno potrebbe chiedersi se fosse un allenatore di pancrazio e invece no, era di milano. e comunque il mio allenatore era un imbecille).
la sera rimango in auto a calcolare i tempi di impatto delle gocce sul parabrezza che compongono la scritta “rob mckenna è stato qui e vi saluta”, poi torno a casa, evito martina navratilova che vuole impegnarmi in un round di lotta libera e mi infilo nella lavastoviglie
oggi ci sono cinque gradi e piove come se non ci fosse un domani. no, vabbè, a volte sono troppo pessimista: piove come se ci fosse un domani, ma facesse schifo peggio di oggi.
ho provato a telefonare alla divinità preposta al controllo del clima ma mi rispondeva sempre la segreteria telefonica, così ho cominciato a lasciare messaggi ogni cinque minuti. ho smesso solo quando ha iniziato a piovere anche dentro l’ufficio.
ad ogni modo, il mio allenatore diceva sempre di non fasciarsi la testa prima di essersela spalmata di olio (qualcuno potrebbe chiedersi se fosse un allenatore di pancrazio e invece no, era di milano. e comunque il mio allenatore era un imbecille).
la sera rimango in auto a calcolare i tempi di impatto delle gocce sul parabrezza che compongono la scritta “rob mckenna è stato qui e vi saluta”, poi torno a casa, evito martina navratilova che vuole impegnarmi in un round di lotta libera e mi infilo nella lavastoviglie
mercoledì 24 marzo 2010
stavo cercando di smontare un tergicristallo che aveva tutta l’aria di essere finito in un frullatore*, con una chiave inglese del 16 (credo sia l’anno di costruzione) e con scarsissimi risultati (ho la stessa motricità fine che avrebbe un bradipo morto, se solo a un bradipo morto interessasse smontare un tergicristallo) quando le nubi si squarciano e sento distintamente una voce nei cieli che dice “questi è il figlio mio prediletto, ascoltatelo, quando piange in continuazione e tira il pallone sulle vostre portiere” (mc 9, 2-9).
probabilmente è un modo di farmi capire che è inutile lottare contro il sistema, come sa chiunque abbia giocato a totocalcio
smetto di armeggiare con la chiave inglese (key), lascio un’offerta alla divinità del ghiaccio sul parabrezza, che alcune popolazioni nordiche lo conoscono come eidurgudjohnsen, un dio che può assumere le sembianze di volpe artica o di gvesinga un armadio ikea ad ante scorrevoli (cosa che lo rende piuttosto riconoscibile su un fiordo) e mi avvio verso l’ufficio, a guardare cartoline da amsterdam e studiare un modo decente per mandare il cervello in overclock.
* non è mia abitudine mettere i tergicristalli nel frullatore, l’ho trovato così dopo aver lasciato l’auto una notte fuori da una stazione. ora, io non so bene a chi possa interessare mettere il tergicristallo di uno sconosciuto in un frullatore senza averne esplicita autorizzazione: potrebbe essere uno scienziato che studia le possibilità di curvatura della materia, un fanatico della pop art o gli ufi crudeli; da parte mia spero invece sia affetto da dispermie o altre patologie invalidanti.
probabilmente è un modo di farmi capire che è inutile lottare contro il sistema, come sa chiunque abbia giocato a totocalcio
smetto di armeggiare con la chiave inglese (key), lascio un’offerta alla divinità del ghiaccio sul parabrezza, che alcune popolazioni nordiche lo conoscono come eidurgudjohnsen, un dio che può assumere le sembianze di volpe artica o di gvesinga un armadio ikea ad ante scorrevoli (cosa che lo rende piuttosto riconoscibile su un fiordo) e mi avvio verso l’ufficio, a guardare cartoline da amsterdam e studiare un modo decente per mandare il cervello in overclock.
* non è mia abitudine mettere i tergicristalli nel frullatore, l’ho trovato così dopo aver lasciato l’auto una notte fuori da una stazione. ora, io non so bene a chi possa interessare mettere il tergicristallo di uno sconosciuto in un frullatore senza averne esplicita autorizzazione: potrebbe essere uno scienziato che studia le possibilità di curvatura della materia, un fanatico della pop art o gli ufi crudeli; da parte mia spero invece sia affetto da dispermie o altre patologie invalidanti.
martedì 16 marzo 2010
cronache da un altro planeta
alcuni mi chiedono perché non scrivo con costanza. è facile: tendenzialmente preferisco scrivere da solo. e comunque, quando non lavoro, ho di meglio da fare (e non intendo solo giocare compulsivamente a hearts o guardare arminia bielefeld – karlsruhe su dsf).
con alcuni membri del centro di controllo per le attività degli ufi sul pianeta abbiamo organizzato un simposio di scienza completo di laboratorio pratico, che consiste essenzialmente nel consumare delle quantità di vino stabilite da rigidi protocolli scientifici.
questo risponde ad alcuni problemi teorici, come la necessità di disporre di alcune bottiglie vuote per studiare la risonanza di helmholtz a fini militari e contemporaneamente sondare le possibilità per la specie homo sapiens di gestire attività extra corporee utili in caso di combattimenti alieni (ossia, quando gli ufi ti invadono, tu stai da un’altra parte).
nel caso voleste le specifiche per lo svolgimento dell’esperimento sappiate che il risultato si considera positivo se il soggetto assume un’aria trasognata ed intona que syrah syrah, whatever will be will be, mentre se il soggetto assume una tonalità simile all’eliotropo e poi si vomita sulle scarpe è meglio riprovare in un secondo momento.
invece, quando il lavoro me lo permette, mi dedico ad attività più ludiche, come disegnare crop circle nella neve, allenarmi per il campionato mondiale di slalom speciale con carrello nel supermercato e dirigere un coro di montagna formato esclusivamente da nani da giardino.
poi torno a casa e mi metto sotto la doccia a meditare. a volte apro anche l’acqua.
ultim’ora
trovato un manoscritto inedito di graham green, si tratterebbe della storia di un tranquillo venditore di aspirapolvere che si lascia arruolare dai servizi segreti israeliani per uccidere uno sceicco a dubai. secondo alcune indiscrezioni il titolo del manoscritto sarebbe “il nostro agente all’hava nagila”
alcuni mi chiedono perché non scrivo con costanza. è facile: tendenzialmente preferisco scrivere da solo. e comunque, quando non lavoro, ho di meglio da fare (e non intendo solo giocare compulsivamente a hearts o guardare arminia bielefeld – karlsruhe su dsf).
con alcuni membri del centro di controllo per le attività degli ufi sul pianeta abbiamo organizzato un simposio di scienza completo di laboratorio pratico, che consiste essenzialmente nel consumare delle quantità di vino stabilite da rigidi protocolli scientifici.
questo risponde ad alcuni problemi teorici, come la necessità di disporre di alcune bottiglie vuote per studiare la risonanza di helmholtz a fini militari e contemporaneamente sondare le possibilità per la specie homo sapiens di gestire attività extra corporee utili in caso di combattimenti alieni (ossia, quando gli ufi ti invadono, tu stai da un’altra parte).
nel caso voleste le specifiche per lo svolgimento dell’esperimento sappiate che il risultato si considera positivo se il soggetto assume un’aria trasognata ed intona que syrah syrah, whatever will be will be, mentre se il soggetto assume una tonalità simile all’eliotropo e poi si vomita sulle scarpe è meglio riprovare in un secondo momento.
invece, quando il lavoro me lo permette, mi dedico ad attività più ludiche, come disegnare crop circle nella neve, allenarmi per il campionato mondiale di slalom speciale con carrello nel supermercato e dirigere un coro di montagna formato esclusivamente da nani da giardino.
poi torno a casa e mi metto sotto la doccia a meditare. a volte apro anche l’acqua.
ultim’ora
trovato un manoscritto inedito di graham green, si tratterebbe della storia di un tranquillo venditore di aspirapolvere che si lascia arruolare dai servizi segreti israeliani per uccidere uno sceicco a dubai. secondo alcune indiscrezioni il titolo del manoscritto sarebbe “il nostro agente all’hava nagila”
venerdì 5 marzo 2010
alcune norme per il miglioramento del gioco del calcio
si sta discutendo in questi giorni (lo so perché l’ho letto su un blog) di una norma introdotta dalla federazione italiana gioco calcio che punisce con l’espulsione e la squalifica per un turno chi bestemmia in campo.
lo so che di solito non scrivo di attualità (vorrei ricordarvi che l’attualità non esiste) ma questa volta vorrei fare un’eccezione per dire che tendenzialmente sono d’accordo con la norma adottata, e proporre altre regole che secondo me andrebbero introdotte per rendere il calcio un gioco rispettoso nei confronti di tutti.
per prima cosa, è fuori discussione che la bestemmia non sia una frase particolarmente educata da proferire in un consesso civile, ma credo che non lo sia neppure sputare per terra e stare vicino agli altri in abbigliamento intimo mentre si sta grondando sudore. quindi, fossi nei responsabili della federazione italiana gioco calcio, proibirei anche di sputare per terra, e introdurrei una pausa merenda ogni 5 minuti, in modo che i giocatori possano cambiarsi le magliette, mettersi qualcosa di più consono, rifocillarsi e bere thè mentre disquisiscono di esegesi del testo biblico con il contributo del pubblico (in effetti, credo che lo sport del calcio ne gioverebbe).
ma la bestemmia è peggio che sputare o sudare copiosamente di fianco ad altri, è un’offesa alla religione. qui si tratta del sacrosanto (appunto) rispetto per chi crede in una religione. solo che, per quanto questo possa dare fastidio alle gerarchie ecclesiastiche monoteiste in genere, non esiste solo una religione. insultare allah sarebbe dunque lecito? voglio sperare di no. voglio dire, siamo una società multietnica, e non ci sono solo giocatori (e spettatori) cristiani in italia, quindi immagino vadano tutelate tutte le religioni, e non soltanto una.
ecco allora una serie di provvedimenti che credo andrebbero adottati:
- posizionare traduttori e interpreti a bordo campo che controllino che un giocatore straniero non offenda una religione nella propria lingua madre, per rendere la direttiva efficace;
- non disputare partite durante quaresima, ramadan, shabbat e festività in genere;
- proibire riferimenti irriguardosi verso la vacca, per rispetto verso gli induisti;
- punire frasi ingiuriose verso gli antenati, per rispetto verso i caodaisti e il culto degli antenati in genere;
- correre a bocca chiusa per evitare di ingerire involontariamente piccoli organismi, per rispetto verso i giainisti;
- interrompere la partita nel caso di concomitanza con una delle cinque preghiere giornaliere, per rispetto verso i zoroastriani;
- tenere pulite le panchine e le divise, per rispetto verso gli shintoisti;
- cancellare il cerchio di centrocampo perché irriguardoso nei confronti del pentacolo sacro dei seguaci della wicca;
- sanzionare espressioni ingiuriose come per giove o per diana, per rispetto verso gli antichi greci e romani;
- introdurre l’ordalia prima di assegnare un calcio di rigore, per rispetto del concetto di colpa seguito dai norreni;
- prevedere il consumo di marijuana a fini meditativi prima della partita, per rispetto verso i rastafariani;
- possibilità di ingerire peyote per dilatare i tempi di recupero in caso di imminente sconfitta, per rispetto verso le religioni sciamaniche dei nativi americani;
da ultimo, suggerirei di permettere di giocare a calcio solamente ai panteisti, per i quali la bestemmia è, per definizione, una tautologia.
altre buone norme dovrebbero essere levarsi le scarpe per non rovinare il terreno di gioco, utilizzare palloni di origine esclusivamente vegetale e non segnare mai (o comunque finire sempre la partita in parità) come gesto di carità verso gli avversari.
si sta discutendo in questi giorni (lo so perché l’ho letto su un blog) di una norma introdotta dalla federazione italiana gioco calcio che punisce con l’espulsione e la squalifica per un turno chi bestemmia in campo.
lo so che di solito non scrivo di attualità (vorrei ricordarvi che l’attualità non esiste) ma questa volta vorrei fare un’eccezione per dire che tendenzialmente sono d’accordo con la norma adottata, e proporre altre regole che secondo me andrebbero introdotte per rendere il calcio un gioco rispettoso nei confronti di tutti.
per prima cosa, è fuori discussione che la bestemmia non sia una frase particolarmente educata da proferire in un consesso civile, ma credo che non lo sia neppure sputare per terra e stare vicino agli altri in abbigliamento intimo mentre si sta grondando sudore. quindi, fossi nei responsabili della federazione italiana gioco calcio, proibirei anche di sputare per terra, e introdurrei una pausa merenda ogni 5 minuti, in modo che i giocatori possano cambiarsi le magliette, mettersi qualcosa di più consono, rifocillarsi e bere thè mentre disquisiscono di esegesi del testo biblico con il contributo del pubblico (in effetti, credo che lo sport del calcio ne gioverebbe).
ma la bestemmia è peggio che sputare o sudare copiosamente di fianco ad altri, è un’offesa alla religione. qui si tratta del sacrosanto (appunto) rispetto per chi crede in una religione. solo che, per quanto questo possa dare fastidio alle gerarchie ecclesiastiche monoteiste in genere, non esiste solo una religione. insultare allah sarebbe dunque lecito? voglio sperare di no. voglio dire, siamo una società multietnica, e non ci sono solo giocatori (e spettatori) cristiani in italia, quindi immagino vadano tutelate tutte le religioni, e non soltanto una.
ecco allora una serie di provvedimenti che credo andrebbero adottati:
- posizionare traduttori e interpreti a bordo campo che controllino che un giocatore straniero non offenda una religione nella propria lingua madre, per rendere la direttiva efficace;
- non disputare partite durante quaresima, ramadan, shabbat e festività in genere;
- proibire riferimenti irriguardosi verso la vacca, per rispetto verso gli induisti;
- punire frasi ingiuriose verso gli antenati, per rispetto verso i caodaisti e il culto degli antenati in genere;
- correre a bocca chiusa per evitare di ingerire involontariamente piccoli organismi, per rispetto verso i giainisti;
- interrompere la partita nel caso di concomitanza con una delle cinque preghiere giornaliere, per rispetto verso i zoroastriani;
- tenere pulite le panchine e le divise, per rispetto verso gli shintoisti;
- cancellare il cerchio di centrocampo perché irriguardoso nei confronti del pentacolo sacro dei seguaci della wicca;
- sanzionare espressioni ingiuriose come per giove o per diana, per rispetto verso gli antichi greci e romani;
- introdurre l’ordalia prima di assegnare un calcio di rigore, per rispetto del concetto di colpa seguito dai norreni;
- prevedere il consumo di marijuana a fini meditativi prima della partita, per rispetto verso i rastafariani;
- possibilità di ingerire peyote per dilatare i tempi di recupero in caso di imminente sconfitta, per rispetto verso le religioni sciamaniche dei nativi americani;
da ultimo, suggerirei di permettere di giocare a calcio solamente ai panteisti, per i quali la bestemmia è, per definizione, una tautologia.
altre buone norme dovrebbero essere levarsi le scarpe per non rovinare il terreno di gioco, utilizzare palloni di origine esclusivamente vegetale e non segnare mai (o comunque finire sempre la partita in parità) come gesto di carità verso gli avversari.
mercoledì 3 marzo 2010
il mio collo si ostina a produrre suoni che assomigliano al rumore di grani di caffè macinato manualmente, e io al mattino mi sento come il colonnello steve austin (no, dico, sei milioni di dollari di intervento e poi ti muovi al rallentatore, almeno fai causa al chirurgo).
nel weekend, approfittando di una banale distrazione delle divinità preposte al controllo del clima che si dimenticano di mandare pioggia, gelo e tempesta, cammino nei boschi seguendo un sentiero che si inoltra verso il bosco delle fate (dette “pure” per via del manifestarsi di una certa vena di lassismo nei loro possedimenti) incontrando, nell’ordine: quattro cani (ma non per strada, il che mi fa apprezzare il fatto di trovarsi dalla parte giusta di un cancello), alcune primule, un germano reale, un germano immaginario, un pappagallo (?), uno gnomo, un trattore e un paio di tonnellate di fango (da cui l’espressione: “darsi alla macchia”) che si sono affezionate alle mie scarpe (per lo meno, prima che una tentasse il suidicio per auto affogamento in un torrente).
lunedì, mentre l’universo è in pausa pranzo, io e il gatto giochiamo a star trek (lui fa spock, per via delle orecchie) e cerchiamo nuove civiltà aliene sul balcone dell’ufficio, ma senza avvicinarci troppo per non violare la prima direttiva (mai interferire nello sviluppo naturale di una civiltà che potrebbe morderti).
la sera, le divinità preposte al controllo del clima con tutta evidenza smaltiscono la sbornia e torna a piovere, sui buoni pasto e sui cattivi pensieri.
nel weekend, approfittando di una banale distrazione delle divinità preposte al controllo del clima che si dimenticano di mandare pioggia, gelo e tempesta, cammino nei boschi seguendo un sentiero che si inoltra verso il bosco delle fate (dette “pure” per via del manifestarsi di una certa vena di lassismo nei loro possedimenti) incontrando, nell’ordine: quattro cani (ma non per strada, il che mi fa apprezzare il fatto di trovarsi dalla parte giusta di un cancello), alcune primule, un germano reale, un germano immaginario, un pappagallo (?), uno gnomo, un trattore e un paio di tonnellate di fango (da cui l’espressione: “darsi alla macchia”) che si sono affezionate alle mie scarpe (per lo meno, prima che una tentasse il suidicio per auto affogamento in un torrente).
lunedì, mentre l’universo è in pausa pranzo, io e il gatto giochiamo a star trek (lui fa spock, per via delle orecchie) e cerchiamo nuove civiltà aliene sul balcone dell’ufficio, ma senza avvicinarci troppo per non violare la prima direttiva (mai interferire nello sviluppo naturale di una civiltà che potrebbe morderti).
la sera, le divinità preposte al controllo del clima con tutta evidenza smaltiscono la sbornia e torna a piovere, sui buoni pasto e sui cattivi pensieri.
giovedì 25 febbraio 2010
secondo un recente sondaggio il 74% dei miei colleghi sostiene non sia normale svegliarsi al mattino pensando ad aitor begiristein.
è anche vero che attualmente, a parte il gatto, non ho colleghi, quindi forse la percentuale non è del tutto attendibile.
visto che non abbiamo il telefono attivo, in mancanza di telefonate intelligenti (a dire la verità non capitavano neanche quando c’era il telefono attivo, eh) in ufficio io e il gatto disquisiamo sulla teoria di austin (texas) sui performativi.
ultimamente il gatto tende a surclassarmi sul piano dialettico, tenendo un atteggiamento che si può riassumere nella frase “chi è sintetico è dialettico, chi no, no. forse è un misto lana” (platone, repubblica, VII, 537 C 7), quindi di solito preferisco giocare a scacchi, che sono sicuro di vincere (lui è più intelligente, ma io ho il pollice opponibile, il che è un buon vantaggio quando si devono muovere dei pezzi su una scacchiera).
invece da qualche giorno il mio collo fa un curioso rumore di rami secchi calpestati ogni volta che lo muovo.
ho chiesto consiglio al solito ghiro pratico di articolazioni (ha imparato il mestiere da un oste a opatjia) ma mi ha risposto che se ne riparla quando esce dal letargo.
quindi vado in giro con un fastidioso rumore sincopato nelle orecchie, (a meno di non camminare come lerch degli addams, ma è poco ergonomico) e tutto quello che posso concedermi per rilassarmi è un caffè servito da uno dei chipmunks.
è anche vero che attualmente, a parte il gatto, non ho colleghi, quindi forse la percentuale non è del tutto attendibile.
visto che non abbiamo il telefono attivo, in mancanza di telefonate intelligenti (a dire la verità non capitavano neanche quando c’era il telefono attivo, eh) in ufficio io e il gatto disquisiamo sulla teoria di austin (texas) sui performativi.
ultimamente il gatto tende a surclassarmi sul piano dialettico, tenendo un atteggiamento che si può riassumere nella frase “chi è sintetico è dialettico, chi no, no. forse è un misto lana” (platone, repubblica, VII, 537 C 7), quindi di solito preferisco giocare a scacchi, che sono sicuro di vincere (lui è più intelligente, ma io ho il pollice opponibile, il che è un buon vantaggio quando si devono muovere dei pezzi su una scacchiera).
invece da qualche giorno il mio collo fa un curioso rumore di rami secchi calpestati ogni volta che lo muovo.
ho chiesto consiglio al solito ghiro pratico di articolazioni (ha imparato il mestiere da un oste a opatjia) ma mi ha risposto che se ne riparla quando esce dal letargo.
quindi vado in giro con un fastidioso rumore sincopato nelle orecchie, (a meno di non camminare come lerch degli addams, ma è poco ergonomico) e tutto quello che posso concedermi per rilassarmi è un caffè servito da uno dei chipmunks.
mercoledì 17 febbraio 2010
mi sveglio e il mio cervello trasmette in quadrifonia “quando l’appetito c’è” nella versione per quartetto d’archi (acuto, a tutto sesto, baleno e di trionfo). chiedo al notaio se ci si possa mettere anche un clavicordo, ma mi guarda male.
nel frattempo la lavatrice ha smesso di perdere, e adesso pareggia. è un grande risultato, soprattutto perché ha smesso di allagare l’armadio, e, nonostante mi manchino le naumachie, credo sia meglio così (è una casa arredata da un tedesco: se vi state chiedendo perché l’attacco della lavatrice sia dentro un armadio, immaginatevi dove sta la difesa).
fuori dalla porta di casa incontro un egagro che mi guarda con la faccia triste di chi sta per essere tosato (non guardate me, io misconosco pure la differenza fra lana merinos e lana turner) e mi chiede notizie dei camion spargisale. lo rassicuro, che qui la temperatura non dovrebbe alzarsi per tutto il prossimo mese, quindi cena assicurata dalle 22 in avanti.
in ufficio faccio il giro dei saluti degli operatori di call center con cui organizzo amabili giochi di società in amicizia (siamo senza linea telefonica ormai da 35 giorni: io chiamo telecom che dà la colpa a fastweb, io riferisco a fastweb che dà la colpa a telecom, poi si parlano telecom e fastweb ma senza capirsi, e si ricomincia. praticamente è una versione moderna del telefono senza feeling).
la sera arrivo a casa, mi sdraio sul divano cercando di evitare martina navratilova e aspetto la fine del mondo. quando finisce valuto se comprarne uno nuovo.
nel frattempo la lavatrice ha smesso di perdere, e adesso pareggia. è un grande risultato, soprattutto perché ha smesso di allagare l’armadio, e, nonostante mi manchino le naumachie, credo sia meglio così (è una casa arredata da un tedesco: se vi state chiedendo perché l’attacco della lavatrice sia dentro un armadio, immaginatevi dove sta la difesa).
fuori dalla porta di casa incontro un egagro che mi guarda con la faccia triste di chi sta per essere tosato (non guardate me, io misconosco pure la differenza fra lana merinos e lana turner) e mi chiede notizie dei camion spargisale. lo rassicuro, che qui la temperatura non dovrebbe alzarsi per tutto il prossimo mese, quindi cena assicurata dalle 22 in avanti.
in ufficio faccio il giro dei saluti degli operatori di call center con cui organizzo amabili giochi di società in amicizia (siamo senza linea telefonica ormai da 35 giorni: io chiamo telecom che dà la colpa a fastweb, io riferisco a fastweb che dà la colpa a telecom, poi si parlano telecom e fastweb ma senza capirsi, e si ricomincia. praticamente è una versione moderna del telefono senza feeling).
la sera arrivo a casa, mi sdraio sul divano cercando di evitare martina navratilova e aspetto la fine del mondo. quando finisce valuto se comprarne uno nuovo.
mercoledì 10 febbraio 2010
ascoltando i mezzi di informazione (infor) ho come l’impressione che un sacco di parole stiano perdendo significato. come dire, una sparizione di tropo. allora decido di dormire, mentre il mio cervello trasmette la finale dei mondiali dell’82 travestito da breitner, e ogni tanto un neurone si alza in piedi ed esclama “non ci prendono più”.
poi sveglio, svento l’assalto di martina navratilova che mi vuole mordere e cerco di capire che ore sono guardando a che punto è il sole sulle montagne (da qualche tempo mi sto specializzando nella gnomonica, l’arte di costruire orologi solari usando solo nanetti con i cappelli a punta). il fatto è che saranno due settimane che non si vede il sole, quindi in genere improvviso.
alla fine mi infilo i pattini da ghiaccio, scanso un corriere tnt che sta viaggiando a mach 2 (come dicono i corrieri: “colli, sempre colli, fortissimamente colli”) e arrivo in ufficio giusto in tempo per svenire di fronte al computer. voglio dire, non c’è nemmeno il gatto, e, come dicono i saggi, l’occasione fa l’uomo ragno.
da qualche giorno ho anche deciso i nuovi propositi per il nuovo anno (secondo il mio calendario il nuovo anno comincia il 12 febbraio e dura dai 300 ai 462 giorni, a seconda delle congiunzioni astrali, ma anche delle preposizioni astrali e degli avverbi astrali) che sono:
- cambiare allenatore alla lavatrice che perde più della juventus
- trovare un portachiavi a forma di rana
- riuscire ad aprire una confezione con la chiusura a prova di bambino
affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale (part ii)
xx scrive:
aspetta, devo scaricare la lavatrice
eddie scrive:
da internet?
xx scrive:
come fai ad essere così cretino?
eddie scrive:
non lo so, mi viene naturale
poi sveglio, svento l’assalto di martina navratilova che mi vuole mordere e cerco di capire che ore sono guardando a che punto è il sole sulle montagne (da qualche tempo mi sto specializzando nella gnomonica, l’arte di costruire orologi solari usando solo nanetti con i cappelli a punta). il fatto è che saranno due settimane che non si vede il sole, quindi in genere improvviso.
alla fine mi infilo i pattini da ghiaccio, scanso un corriere tnt che sta viaggiando a mach 2 (come dicono i corrieri: “colli, sempre colli, fortissimamente colli”) e arrivo in ufficio giusto in tempo per svenire di fronte al computer. voglio dire, non c’è nemmeno il gatto, e, come dicono i saggi, l’occasione fa l’uomo ragno.
da qualche giorno ho anche deciso i nuovi propositi per il nuovo anno (secondo il mio calendario il nuovo anno comincia il 12 febbraio e dura dai 300 ai 462 giorni, a seconda delle congiunzioni astrali, ma anche delle preposizioni astrali e degli avverbi astrali) che sono:
- cambiare allenatore alla lavatrice che perde più della juventus
- trovare un portachiavi a forma di rana
- riuscire ad aprire una confezione con la chiusura a prova di bambino
affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale (part ii)
xx scrive:
aspetta, devo scaricare la lavatrice
eddie scrive:
da internet?
xx scrive:
come fai ad essere così cretino?
eddie scrive:
non lo so, mi viene naturale
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