mercoledì 17 novembre 2010

a volte sento le voci come giovanna d’arco e suo fratello donnie. sentire le voci non è tanto male, significa che non sei ancora sordo. anche se poi le voci mica sempre dicono cose interessanti. mai che una voce ti spieghi le influenze del platonismo nella ricerca di una teoria del tutto, per dire.
fra le altre cose piove, ed è piuttosto fastidioso perché sono dentro casa e piove anche qui.
ho chiamato un lattoniere ma mi ha risposto che non sa dirmi il giorno preciso di quando verrà a vedere il problema perché non gli è ancora arrivata l’agenda del 2015. io intercedo per lui presso alcune divinità a caso e poi mi avvio verso l’ufficio.
prima di arrivare litigo con un ascensore dotato di libero arbitrio o di senso dell’umorismo (si attiva spontaneamente non appena uno apre una porta, ma si ferma sempre sul piano sbagliato) che ha appena fagocitato un sacchetto pieno di formaggi. quindi è anche possibile che all’interno si nasconda uno gnomo della montagna (gli gnomi della montagna sono ghiotti di formaggi e amano nascondersi negli ascensori dove a volte intrattengono i passeggeri con amenità riguardanti il tempo atomosferico, travestiti da manovratori. da non confondere con gli gnomoni che invece sono degli gnomi molto cresciuti che si nascondono nelle meridiane).
chiamo il servizio disinfestazione ascensori ma mi rispondono che ho più probabilità se insisto con il lattoniere.
quando ormai è buio esco dall’ufficio, monto la placca del pioneer sulla mia autoradio e torno verso casa.
non appena entro in doccia le piastrelle del bagno cominciano a muoversi su uno schema che ricalca il preludio della suite n. 1 per violoncello solo e io ne annoto il comportamento secondo il sistema di protocolli di carnap sperando di ricavarne una teoria del tutto (o per lo meno, di una buona parte).
se non avete idea di come sia possibile scrivere quando si è sotto la doccia, sappiate che è facilissimo, basta non aprire l’acqua, il che è oltremodo comodo, specie se uno non si è tolto i vestiti prima.


consigli per gli acquisti (per quelli che contano: 21)

giusto per affrontare un certo discorso, quando uno passa un’estate tranquilla a leggersi robert pirsig (ma con calma e metodo) perché mai dovrebbe volersi distrarre allo stand annuale dell’aragosta gigante fra lampade sparse e sedie di plastica color ocra isterico (ben nettate, per carità) importate da tanti grossisti smaccatamente entusiasti della confusione endemica?
non serve trovare l’antro della sibilla per capire che uno ha di meglio da fare, tipo concentrarsi per scrivere pamphlet per cooperare con, ad esempio, la salvaguardia del pellicano da riporto o il divieto di importazione di mugs negli uffici. se proprio uno volesse lungamente distrarsi potrebbe passare il tempo in un frullatore, o, al limite, migrare verso altri lidl.

giovedì 4 novembre 2010

ero in un bar della settima dimensione intento a considerare il concetto di cornetto antisfiga (io suppongo sia quello che va pucciato nel cappuccino antisfiga) quando avverto gli effetti di un campo di forza (antonello forza è un contadino di gerra verzasca (ti) in contatto con gli ufi) e mi ritrovo in ufficio, mentre fuori c’è un clima gioioso come in un film di kaurismaki e una quantità di luce che puoi contare i fotoni sulle punte delle dita (solo che sulla punta di un dito ci stanno moltissimi fotoni ed è un casino contarli tutti. alla fine ho lasciato perdere).
il pomeriggio mi trovo a disquisire con il gatto di numeri immaginari (sono quelli che usi per contare gli amici immaginari) che servono a formare i numeri complessi (alcuni esempi di numeri complessi: u2, level42, b52, ub40) che a loro volta servono per definire l’insieme di mandelbrot (che è fondamentale perché quando ti muore un mandelbrot ne hai altri a disposizione).
la discussione verteva essenzialmente su determinismo, libero arbitrio, teoria del caos e meccanica quantistica: il problema era capire perché, in un mondo razionale e matematicamente descrivibile, alcuni atomi dovrebbero volersi combinare in modo da ottenere un dirigente di trenitalia.
verso sera torno a casa, saluto martina navratilova, metto sullo stereo il concerto f16 per stendipanni elettrico, viola del pensiero e turboreattore pratt & witney, poi mi chiudo nel freezer (avrei potuto evitare, che la temperatura è uguale a quella fuori, ma mi sento più sicuro).

disclaimer: nessuna parentesi è stata molestata per scrivere questo post; un team di esperti ha in programma delle sedute di debriefing per le parentesi che ne faranno richiesta. qualcuno ha picchiato una virgola, quello sì.

mercoledì 27 ottobre 2010

avevo quasi convinto una delegazione di ufi a comprare il pianeta, usando un’argomentazione praticamente infallibile: il pianeta è bello e accogliente, specialmente a determinate latitudini, è abitato da un sacco di specie intelligenti e anche homo sapiens non è del tutto idiota, alla fine.
la parte su homo sapiens ovviamente era un erogatore di corrente messo da qualche parte in una stanza (questa cosa la capite solo se siete malati di mente. ma se state leggendo qui avete ottime probabilità di esserlo, per quello l’ho scritta) infatti gli ufi hanno visto un telegiornale italiano e sono scappati senza neanche offrirmi una birra (non che avessi molto da guadagnarci: la quasi totalità del compenso sarebbe andata ai lemming).
la sera prima stavo cercando di allacciare una stringa md5 hash e contemporaneamente testare la salatura del pollo al curry quando ho avvertito un turbamento nella forza e subito dopo sono stato contattato dal call center di poste italiane per un questionario. visto che l’unica risposta gentile che mi veniva in mente era “nella classifica dei peggiori mali dell’umanità venite subito dopo la peste, il tumore maligno e trenitalia” ho riattaccato.
quindi ho iniziato a valutare l’idea di un corso di bilocazione: l’idea è che non fare un cazzo in due posti contemporaneamente potrebbe essere rilassante il doppio.
sappiate comunque che il mio maestro di bilocazione (non è così difficile bilocarsi, le particelle quantistiche lo fanno senza grandi sforzi. e la bilocazione è un’ottima cosa se esclude il fatto che raddoppi le probabilità di essere trovato dai creditori) sostiene che le alterazioni di coscienza indotte dal cioccolato fondente non sono un punto di partenza ideale.

venerdì 15 ottobre 2010

les sanglots longs des violons de l'automne

blessent mon coeur d'une langueur monotone



ero in corteo dietro un’opel vectra targata luzern che, con tutta probabilità, stava seguendo dei gasteropodi cercando di non farsi vedere (peraltro con ottimi risultati), quando la mio autoradio capta una comunicazione degli ufi che mi avvertono dell’impossibilità di uno sbarco in tempi brevi sul pianeta per le difficoltà riscontrate nell’organizzare un ufficio stampa (pare che gli ufi in questo periodo storico abbiano penuria di idioti).

io chiamo il comitato di accoglienza e consiglio di rimettere la birra in frigo, prima che l’informazione arrivi nella stanza dei bottoni a washington (anche se dovreste sapere che, secondo alcune recenti teorie complottiste, la stanza dei bottoni non esiste. però esiste la stanza delle cerniere).

quando i gasteropodi e l’opel vecra svoltano verso il lago, arrivo in ufficio e io e il gatto passiamo la mattinata a leggere un saggio sulla dottrina della metempsicosi intelligente (ossia la trasmigrazione delle anime, ma solo verso paesi caldi) e compilare moduli da presentare in comune (nel caso anche voi dobbiate compilare dei moduli comunali, forse potrebbe tornarvi utile sapere uno tsubo equivale a 3,31 metri quadri, non puoi mettere il litchi sulla prima casa e puoi fare ricorso su una delibera ma solo in esperanto).

la sera arrivo a casa e costruisco un altare al ketoprofene nelle sue molteplici manifestazioni: il dio l'oki (ketoprofene onnipotente), oki e renato (ketoprofene ilare), oki balboa (ketoprofene strong), e oki di gatto (ketoprofene per veterinari), senza dimenticare ‘non avere neanche gli oki per piangere’ (ketoprofene finito)


venerdì 8 ottobre 2010

io e martina navratilova guardiamo la pioggia fuori dalla finestra.

guardare la pioggia fuori dalla finestra è scomodo perché ci si bagna, ma mica si può avere tutto dalla vita.

grazie al clima mite e secco, in giardino campeggia una quantità sterminata di funghi, che comunque pare non siano allucinogeni. o almeno così sosteneva lo gnomo a cui ho chiesto (non ho mai capito bene come funziona questa cosa delle sostanze psicotrope, tu le assumi ma tutti sostengono che il dipendente sei tu. e non hai neanche diritto a malattia e ferie pagate).

sta arrivando l’inverno, e io non ho ancora deciso se smaterializzarmi o farmi rapire dagli ufi. tecnicamente è un entscheidungsproblem, da non confondere invece con il problema della fermata elaborato da turing nel 1937, che si può riassumere più o meno così: dato un programma e un imput di dati finito, non esiste un algoritmo in grado di stabilire se da quelle parti prima o poi si fermerà un autobus, soprattutto se piove.



affinità/divergenze fra il compagno libraio e noi (premio coppa volpi)

esterno notte, io arrivo con un portachiavi a forma di pallina da tennis che spunta da una tasca dei jeans


cl: guarda che ti esce una palla dai pantaloni (ride)

io: sì lo so, ma me lo posso permettere, tanto è la quarta che ho

cl: ah sì? e la terza?

io: è un editore di bari

cl: sei un cretino


lunedì 27 settembre 2010

un testo di importanza capitale


ero uscito in cerca di caribu da pestare e cucinare con patate fritte e prosciutto di praga a piacere (è più facile mangiarli che berli, non foss'altro che per la comodità, per lo meno con i cibi solidi non si rischiano colon dragati o il mal geriatrico) ma bisogna pur sempre considerare che può sempre andarti buca, restando il fatto che è possibile finire per le basse terre o slogarsi un braccio mentre si è pronti a stanare la preda, sperando di andare in pari giocando all’attacco.

si sta lì, accucciati su un trabattello di marca irochese (ma solo se ultimato) nella vana speranza di ammansire il caribu (chi è venuto a caccia di caribu sa che il caribu è buono e paziente, ma se gli salta la mosca al naso è più tignoso del tenente colombo).

quindi cosa te ne frega di restare immobile come un principe chino su una carta del regno in una posa ridicola come il presentatore che aspetta la valletta che ha rare capacità orali, analizzando valanghe su valanghe di dati pur sapendo che l’errore tecnico sia sempre dietro l’angolo?

come un monaco quando vede una bella dama sconosciuta, preghi davanti al tabernacolo di metterti in riga, mica come quei decerebrati slavati con l’asma radicata nei bronchi che aspettano davanti al semaforo ma non capiscono mai quando viene il verde e vengono multati dal vigile, e di lì a poco arrivano altri poliziotti e alla fine si ritrovano dietro le sbarre a sognare la loro cara casetta, o al limite, una lima.



avvertenza: per quelli che non hanno capito niente, va bene così, davvero. è indice di sanità mentale, credo. per le persone che contano, invece, mi sento in dovere di specificare che ce ne sono 37. ma se ne trovate 30, è già un buon risultato (per un test sull’infermità mentale, suppongo). se qualcuno arrivasse a 37, beh, vorrei davvero conoscerlo.

lunedì 20 settembre 2010

era tutto pronto per il mio abduction (alcuni sostengono sia una pratica crudele; io sostengo che se una civiltà che ha prodotto porta a porta si estinguesse, l’universo vivrebbe molto più sereno) ma ho clamorosamente mancato il mio appuntamento con gli ufi.

il fatto è che stavo tagliando le verdure seguendo i principi base del kendo, canticchiando sommessamente wer soll das bezahlen e mi sono perso*; succede, se cucini ascoltando bayer leverkusen – rosenborg su sat1, e soprattutto se hai dovuto chiamare meccanico, caldaista, elettricista e lattoniere tutto in un’unica settimana.

praticamente mi hanno fatto sapere che se in questo mese entro ancora in banca sparano a vista.

ma basta che non sparino a me, chissenefrega di vista, era anche peggio di windows 95.


* canticchiare sommessamente wer soll das bezahlen ad libitum, è un mantra che apre una delle porte dimensionali presenti sul pianeta terra. altre tecniche per far aprire porte dimensionali sono: ripetere ossessivamente "ci resto di stucco è un barbatrucco", suonare l'adagio di barber con archi acuti in muratura intonacata in malta bastarda, usare ininterrottamente per 14 minuti e 36 secondi un trapano bosch modello hyeronimus, bussare.



ultim’ora

presentata al festival del cinema di venezia la nuova sceneggiatura di vincenzo cerami per un film che sarà presto messo in produzione: un modesto scrittore alla soglia della pensione ha grandi aspettative sul figlio neo-diplomato, e si sforza di farlo diventare scrittore di racconti metafisici, fino al punto di umiliarsi con le case editrici ed iscriversi a logge massoniche per ottenere favori pur di aiutare il figlio, che però muore mentre assiste accidentalmente ad una rapina in banca. il titolo del film sarà “un borges piccolo piccolo”.


lunedì 6 settembre 2010

l’evoluzione di un sistema quantistico, secondo l’interpretazione di copenhagen, prevede una sovrapposizione di stati (un po’ come quando si invade la polonia) fino a quando una misurazione fa collassare la funzione d’onda (che andrebbe messa nella posizione di trendelenburg) in un unico universo privo di defibrillatore.

nell’interpretazione a molti mondi, invece, dopo l’osservazione la realtà si biforca in molti universi differenti a seconda delle probabilità connesse all’evoluzione dello stato quantico (virginia).

io evidentemente propendo per la seconda ipotesi, ma sto ancora cercando di capire come infilarmi nell’universo in cui sono ancora in ferie.


alcune cose da ricordare del mese di agosto:

- la tenda con il materasso ad acqua incorporato (almeno finché non ha smesso di diluviare)

- il gatto che gioca a ce l’hai

- le granite caffè con panna e brioches

- san galgano di notte (nel senso della chiesa)

- l'autista del 23 che non ha idea se il 23 passa dal lungotevere (evidentemente si orienta con le stelle)

- chiedere a un gruppo di scout con sacerdote al seguito se è un prete à porter (lo stavo per fare, ma me l’hanno impedito)

- le cinque terre (terracotta, terranova, terraferma, terrapieno, terrazza)


sabato 7 agosto 2010

mi sveglio ed è novembre.

provo a chiudere gli occhi e riavvio il sistema. è sempre novembre, anche se il calendario non è d'accordo (ma che ne sanno i calendari?).

fuori ci sono 14 gradi, piove in orizzontale e il lago ha deciso di prendersi un paio di giorni di ferie in climi più ospitali, almeno stando a quello che vedo (cioè niente).

sulle scale incrocio due indiani hopi (che per comodità chiameremo hopi one e ken hopi) che mi spiegano che se voglio conoscere il mondo devo uscire da me stesso

io spiego che tendenzialmente sono d’accordo, ma sono appena uscito di casa, e ci terrei molto ad uscire da una cosa alla volta, allora provano a vendermi una gigantografia di marita koch, ma io li distraggo con un vecchio trucco navajo (ti chiudi in meditazione e gli freghi la terra da sotto i piedi. funziona sempre, se uno non se l’aspetta).

io arrivo in ufficio, metto nel lettore (quello del cd, voi potete stare tranquilli) la quarta sinfonia di karpinskij nella partitura per stendipanni, viola e altri colori a caso e mi metto comodo ad aspettare la fine dei tempi. basta che poi non mi freghino con quella storia dei tempi supplementari.


comunicazione disservizio

questo blog si prende una pausa di qualche giorno per manutenzione neuronale.

quindi probabilmente continuerà tutto come prima, e non vi sareste accorti di niente se non vi avessi avvertito, ma ci tenevo a farlo.

il fatto è che mentre io e alcune poiane di passaggio eravamo ospiti della riunione del comitato di controllo sulle attività degli ufi sul pianeta - sezione gambarogno (nel caso voleste partecipare, tengono le riunioni la domenica, a queste coordinate: 46°06′14″N 8°51′58″E) abbiamo deciso che l'obiettivo dei prossimi giorni è prendere un'auto, una tenda e girare l’italia.

quindi se prossimamente trovaste siracusa a nord e bolzano a sud, sapete chi è stato (comunque poi rimettiamo tutto a posto, promesso).

in caso di emergenze ufi non fatevi prendere dal panico e fate in modo di avere sempre una birra a portata di mano. se gli ufi provassero a molestarvi, le alternative possibili sono:

- offrirgli da bere

- cambiare universo

- simulare indifferenza (ma non vale se vi capitano degli ufi permalosi)

- chiamare il call center ufi (che però è chiuso e vi risponde il gestore di una taverna di asgaard che potrebbe essere un po’ scortese)

- chiamare me (ma se non sono nella vostra città dovrete chiamare molto forte, sennò non vi sento)

nel caso invece mi troviate per strada, basta fare ciao con la manina.


mercoledì 28 luglio 2010

il mercoledì mattina, in estate, da queste parti, il parcheggio libero più vicino al mio ufficio è in un autosilo appena fuori plutone. il che è piuttosto significativo se si pensa che il resto della settimana la densità media di automobili parcheggiate qui vicino, alle otto del mattino, è quasi uguale a quella del sahel (se si escludono le auto dei turisti olandesi e tedeschi che si sono persi nei supermercati il giorno prima e ancora non hanno capito come tornare alla macchina).

poi dicono che uno non dovrebbe immanentizzare l'eschaton.

nel frattempo sto cercando un esperto di chakra in grado di sbloccarmi i meridiani, perché vorrei cambiare fuso orario.

per ora il mio cervello è sincronizzato sul fuso orario di baku, ma è quanto meno scomodo, se uno non vive a baku e dintorni*.

fra le altre cose, io e alcuni cavedani stiamo sperimentando nuove tecniche di rilassamento, che è una cosa molto ecologica perché tenere bassa la tensione aiuta anche a limitare il consumo energetico.


* dintorni è la seconda città più grande dell’azerbaigian dopo baku.


martedì 20 luglio 2010

ogni forma di tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia (a. c. clarke)

ogni forma di magia sufficientemente avanzata è indistinguibile da una stampante laser dotata di libero arbitrio (eddie)


secondo una scuola di pensiero supportata da alcune correnti del misticismo occidentale e da un’alborella che si fa chiamare calamity jaynes che ho conosciuto al lago un paio di sere fa, per ottenere delle risposte alle domande esistenziali basterebbe organizzare uno split brain in modo da ottenere un emisfero destro totalmente indipendente.

a quel punto una voce dovrebbe svelarti il mistero della vita e spiegarti il significato dell’universo, anche se c’è il rischio che poi tu debba sterminare i tuoi vicini di casa perchè te l'ha ordinato la macchina del caffè.

il mio maestro di ikebana per neuroni (una trota salmonata che ha studiato a oxford) ha deciso di lasciare il gruppo di allievi per trasferirsi in un’università del nevada a lavorare alla ricerca di vita intelligente extraterrestre.

ha lasciato un grande vuoto, ma in fondo lo capisco, perché la ricerca di vita intelligente sul pianeta terra andava un po’ a rilento.

io, tutto quello di cui avrei bisogno oggi è un software in grado di interfacciarsi con la stampante (o, in alternativa, un esorcista) e un ak47 in grado interfacciarsi con un paio di esseri umani.


mercoledì 7 luglio 2010

stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



martedì 29 giugno 2010

mi è stato chiesto perché la scienza non riesce a dimostrare l’esistenza degli ufi.

la frase ricorrente degli scienziati a proposito dell’esistenza degli ufi è: “se gli ufi sono tra noi, perché non li vediamo? perché non avvertiamo la loro presenza?”.

la risposta a queste domande non è difficile: è un classico bias cognitivo.

il fatto che gli scienziati non riescano a vedere gli ufi è il sintomo di un pregiudizio che permea la loro mappa mentale.

l’esempio classico che posso portare come argomentazione è che tutti i matematici e i fisici che conosco si sono rifiutati di parlare con karlovitz, il mio amico immaginario (un nano da giardino esperto di kung fu e meditazione zen).

ovviamente questo atteggiamento è incomprensibile: matematici e fisici non hanno difficoltà a usare nei loro calcoli numeri immaginari (ad esempio √-1 non può essere né positivo, né negativo, né uguale a 0, il che è un po’ problematico, se uno non ha bevuto abbastanza) per ottenere risultati pratici e concreti, mentre hanno problemi ad accettare l’esistenza degli amici immaginari. ciò dipende ovviamente da un’errata valutazione dei sistemi di credenze (che essenzialmente sono collezioni di mobili per stoviglie).

ciò significa che gli scienziati non possono fare altro che accettare la problematicità della scienza, così come i religiosi accettano la problematicità delle religioni, e i puffi accettano la problematicità della riproduzione avendo una singola femmina in un gruppo esteso di individui: è nella natura delle cose.

ciò non significa che la scienza non possa progredire, tenendo però conto dei limiti strutturali che la riguardano.

ad esempio, chiunque sia stato introdotto allo studio della meccanica quantistica sa che heisenberg sostiene che l’osservazione modifica lo stato del sistema (credo significhi che se sei nell’acceleratore del cern di ginevra e osservi un elettrone modifichi lo stato del sistema e ti trovi automaticamente, che so, in germania: questo aprirebbe nuove frontiere nella progettazione del teletrasporto).

tra le altre cose, recenti studi che personalmente sento di condividere hanno anche proposto di sostituire il paradosso di einstein-podolsky-rosen, noto come "azione istantanea a distanza di un sistema in un’area qualunque”, con il paradosso di khedira-podolsky-klose, noto come "azione istantanea ravvicinata in un’area inglese”.


venerdì 18 giugno 2010

oh tempo le tue piramidi

a babel tribute to stewie


tempo fa anch’io avevo fatto installare un ruscello in ufficio, per risalire la corrente alla ricerca delle mie origini durante la pausa pranzo.

risalivo garrulo, felice e salmonato, fino a quando cozzavo violentemente contro il muro dell'ufficio. certe cose ti segnano. adesso ho uno spremi agrumi elettrico a tre velocità che però mi odia.

nel tempo libero raccolgo lastre di ghiaccio e provo a impressionarle citando inni sapienzali sufi, sperando di ottenere dei dagherrotipi cristallini. non ci riesco mai, ancora non capisco dove sbaglio.

forse perché l'opera di divinazione attraverso lo studio delle viscere dei fenicotteri non è sicura quanto l'interpretazione dei movimenti dei delfini studiati a partire dai moti browniani.

studiando i movimenti dei delfini, ad esempio, si può dimostrare che gli elfi esistono, ma solo in determinate condizioni atmosferiche, e che i fantasmi nelle astronavi aliene sono tuttora molto diffusi anche se le cronache non ne fanno più menzione perché i fantasmi tendono ad essere molto più riservati di una volta. questo è abbastanza singolare perché, secondo un recente sondaggio, il 65% dei fantasmi non crede nell’esistenza degli elfi, mentre solo il 15% ha chiesto di essere lasciato in pace.

volevo anche ricordare a tutti che il martedì sera, io e un gruppo di celenterati lewiniani organizziamo terapie di gruppo per il controllo degli istinti migratori e tecniche per l’insabbiamento emotivo. 30 euro a seduta, 25 in piedi.



lunedì 14 giugno 2010

finalmente è arrivato il grande caldo.

il problema è capire dove. ad esempio, qui di sera piove, ci sono 16 gradi, e io ho l’impressione di aver sbagliato emisfero.

in compenso di giorno ci sono 20 gradi ma se ne percepiscono 42 grazie alla federcalcio argentina.

la domenica sera io e un team di esperti nella ricerca di ufi guardiamo i mondiali di calcio in un bar e beviamo hirsch dunkel disquisendo di paradossi, tipo epimenide e il paradosso degli alcolisti anonimi (funziona così: gli alcolisti anonimi esistono ma non possono essere rintracciati. infatti, essendo anonimi, non è possibile sapere chi siano, mentre se ne dovessi incontrare uno per caso, non sarebbe più anonimo).

alla fine del primo tempo siamo passati al concetto di retroazione negativa (sbagliare il passaggio indietro al portiere) e alla rivalutazione di arconada nella finale dell’europeo dell’84, mentre la polonia sta battendo l’australia due a zero.

nel secondo tempo c’è la rivincita degli alimentari, segnano uno yogurt magro e una pianta per la produzione del cioccolato, mentre noi valutiamo la possibilità di intitolare il bar a francisco e humberto maturana.



affinità/divergenze fra il compagno parmense e noi, del conseguimento della maggiore e hertz

xx: hai presente tino asprillia? un giorno stava per investirmi con la sua ferrari. aveva una ferrari coupè gialla

yy: la 348

xx: no, il modello dopo. come si chiamava il modello dopo la 348?

io: la 349

xx e yy: cretino


martedì 8 giugno 2010

nel corso della notte alcune divinità particolarmente irose, dopo essere state battute a biliardino in un circolo di asgard, hanno scatenato la furia dei temporali scaricando a terra una quantità d’acqua pari alle esondazioni del nilo delle annate migliori in un raggio di alcune centinaia di metri.

tutto ciò non sarebbe di alcuna importanza se un commando di ufi crudeli non si fosse materializzato nella mia auto e non avesse abbassato il finestrino lato guida di circa 35 centimetri rispetto al suo alloggiamento originario (se ancora non credevate all’esistenza degli ufi, eccovi serviti).

fortunatamente oggi c’era il sole e io ho potuto affittare l’auto a un’equipe di botanici che sta studiando la crescita della flora delle foreste tropicali dopo la stagione delle piogge.

io arrivo in ufficio con la parte sinistra del jeans inspiegabilmente umida.

nel pomeriggio io e il gatto disquisiamo sul problema di cosa fare nella vita.

voglio dire, non dovrebbe essere un problema secondario: nel caso uno ne abbia una sola a disposizione è piuttosto rilevante (ma anche nel caso di metempsicosi o di immortalità, è una questione di soddisfacente gestione del tempo).

dopo alcune ore di profonda riflessione siamo giunti alla conclusione che se uno vuole una soluzione intelligente, deve mettere dello zucchero nel tè.


ultim’ora

la casa automobilistica lancia metterà in produzione un rifacimento del prestigioso modello delta integrale; l’opera di restyling avverrà sotto la supervisione dei tecnici che lavorarono al vecchio modello ma l’auto, per esigenze di mercato, sarà venduta con il nome di lancia delta ai cinque cereali


venerdì 28 maggio 2010

io e martina navratilova eravamo da qualche parte nella settima dimensione (le prime sette dimensioni sono, nell’ordine: larghezza, altezza, profondità, tempo, rothéneuf, edmund husserl, tempo supplementare) a guardare portogallo - marocco, la partita decisiva del gruppo f ai mondiali del 1986 con il commento in arabo (il vantaggio del commento in arabo è che né io né martina navratilova capiamo l’arabo), quando un’epifania improvvisa intorno al diciassettesimo del secondo tempo ci riporta sul divano a maggio del 2010.

il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).

la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.

comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.


* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).


io e martina navratilova eravamo da qualche parte nella settima dimensione (le prime sette dimensioni sono, nell’ordine: larghezza, altezza, profondità, tempo, rothéneuf, edmund husserl, tempo supplementare) a guardare portogallo - marocco, la partita decisiva del gruppo f ai mondiali del 1986 con il commento in arabo (il vantaggio del commento in arabo è che né io né martina navratilova capiamo l’arabo), quando un’epifania improvvisa intorno al diciassettesimo del secondo tempo ci riporta sul divano a maggio del 2010.

il che, francamente, è una seccatura (intendiamoci, non è poi così grave, se non siete una pianta).

la questione dello spazio tempo è piuttosto complessa, specie se non si hanno chiari i concetti di cronotopo e autogatto, che vi riassumo sinteticamente: cronotopo è uno spazio quadridimensionale*, composto dall'usuale spazio a 3 dimensioni e, come coordinata aggiuntiva, il tempo; autogatto è un tempo bidimensionale, composto dall’usuale tempo a una dimensione e, come coordinata aggiuntiva, il tempo che impieghi a far scendere il gatto dal tavolo contro la sua volontà, che sostanzialmente è pari a infinito.

comunque, a parte guardare portogallo - marocco, altre cose che dovrei fare almeno una volta nella vita sarebbero disquisire con il secondo numero primo di mersenne (essenzialmente per capire che posizione dovrebbe occupare il secondo numero primo), individuare il numero atomico dell’azoto, frequentare gruppi di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata, bere liquore francese a base di anice verde, indossare la maglia di pete maravich.


* il fatto che sia quadrimensionale spiega l’associazione immediata che un normale cervello è in grado di fare fra cronotopo e tesseratto (lo so che voi non l’avete fatta: ho detto normale. se voi foste normali non stareste leggendo qui e ora. se invece non state leggendo qui e ora, vi chiedo scusa).