mercoledì 19 gennaio 2011

in questo periodo non ho molte notizie degli ufi (fa troppo freddo per uscire di pattuglia) e le loro trasmissioni radio sono molto disturbate, anche se il mio maestro di ibernazione (una trota che da alcune settimane vive nel reparto pescheria di un supermercato vicino casa) sostiene sia acufene (che ne può sapere una trota di acufene, dico io).
in mancanza di comunicazioni da parte degli ufi, per non perdere il contatto con il mondo spirituale, mi sto dedicando con entusiasmo alla meditazione extracorporea; trovo sia una tecnica molto efficace: in pratica, mentre stai meditando, tu sei da un’altra parte a bere birra.
la sera guardo le partite della coppa d’asia su dubai sport 3 con il commento in arabo (i telecronisti arabi hanno la tendenza ad urlare un po’ troppo, secondo me, ma rispetto a quelli italiani hanno un pregio impagabile: non capisco quello che dicono). ieri c’era il giappone contro la rabbia saudita (perdere 5 a 0, mi sarei arrabbiato pure io).
l’unica cosa che mi dispiace è che con il ricevitore satellitare non si riesca a prendere la tsi. il giorno che riuscirò nuovamente a vedere la tsi2 vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una foto di mariuccia medici che piange sangue.

ultim’ora
aprirà nei prossimi mesi a roma un museo dedicato alle divinità materne della terra e della fertilità, che ospiterà una collezione di statue e manufatti di epoca romana. le autorità cittadine hanno infatti annunciato con soddisfazione che roma avrà presto il suo museo delle cerere

mercoledì 5 gennaio 2011

mi sveglio e c’è uno strato di permafrost sulla mia macchina. fin qui tutto normale. il problema è che lo strato di permafrost si è trasferito anche su tutto il resto dell’universo.
i mezzi spargisale con tutta probabilità sono stati requisiti da un team di capre voraci e sulla strada la mia macchina slitta sul posteriore come johnny weir, anche se è vestita molto più sobriamente (vabbè, ci voleva poco).
quando una volpe con una maschera da portiere di hockey mi taglia la strada accosto e mi do alla macchia, come uno che ha sbagliato candeggio.
oggi qui si festeggia il capo danno. le religioni occidentali lo festeggiano alla mezzanotte del 31 dicembre, io e martina navratilova lo festeggiamo oggi per questioni di fuso orario e pigrizia intellettuale: secondo noi andrebbe festeggiato in primavera ma vivere nel mondo reale abitua ai compromessi.
per essere precisi, secondo noi andrebbe festeggiato allineando la sacra ciabatta con la costellazione del rinoceronte e trasferendo la tartaruga in seconda casa (dove ancora si paga l’ici) alla luce di una candela.
se vi sembra complicato pensate che secondo l’iconografia di alcune culture a dicembre si festeggia la nascita di un palestinese biondo (nato durante la classica nevicata che colpisce il medio oriente in inverno) mettendo delle palle su degli abeti del nord europa trasportati in salotto, mentre un signore anziano vestito di rosso chiamato babbo (ma senza figli) arriva dal polo nord trainato da renne volanti per arricchire i supermercati (per lo meno, questo è quello che ho capito io).
ad ogni modo capo danno, lo dice la parola, è la festività in cui deve succederti qualcosa di molto brutto (è per quello che in genere la gente si spara addosso, cerca di farsi esplodere da sola o beve del vino pessimo in quantità smodate) per esorcizzare i danni restanti che si succederanno fino al successivo capo danno, che viene periodicamente ritualizzato.
secondo alcuni sociologi come claude lévi-strauss (un jeans che si è perso nel mio armadio) e bruno latour eiffel (un modellino in ghisa importato da parigi da un cugino di secondo grado nel 1979) la ritualizzazione del danno assolve infatti una funzione apotropaica e catartica indispensabile alle società poco evolute, tipo la nostra.

martedì 28 dicembre 2010

stavo cercando di salvare l’universo dalla distruzione (non sempre faccio cose intelligenti; anzi, a voler ben vedere, quasi mai) scrutando il cielo in cerca di cronotassi (secondo alcune scuole di pensiero sono manifestazioni ectoplasmiche di tassi che viaggiano nel tempo e scombinano la realtà) quando una vibrazione cosmica mi segnala che a) ho finito il turno (come dicevano i rutuli) e b) ho voglia di una birra.
così in un bar di ásgarðr incontro un semidio (per non dare nell’occhio ha assunto le sembianze di philip douglas taylor) che alla terza hirter privat pils mi rivela che nel finnegans wake c’è un messaggio nascosto che consente di cambiare universo anche se si è perso lo scontrino.
per festeggiare la rivelazione decidiamo di giocare a trivial nella versione alcolica, ossia chi sbaglia una risposta, beve*. vale sbagliare apposta.

* essenzialmente è un meccanismo di retroazione. i meccanismi di retroazione sono caratteristici dei sistemi dinamici (ad esempio: il calcio inglese è un sistema dinamico, così come la vita in generale; uno stato di equilibrio ad entropia massima non è un sistema dinamico. il nano da giardino è una via di mezzo). i meccanismi di retroazione si dividono in meccanismi di retroazione positiva (il salvataggio in calcio d’angolo) e retroazione negativa (autogol).

ultim’ora
approvato all’ultimo minuto un emendamento della lega nord al testo della riforma gelmini: pare che in alcune regioni del nord italia, dopo l’abbandono delle compresenze degli insegnanti in classe, si tornerà al maestro runico

mercoledì 15 dicembre 2010

secondo il mio maestro di estasi mistica il tempo non esiste, è solo un’indebita astrazione dalla geometria, che a sua volta è un’indebita astrazione dalla realtà, che a sua volta è un’indebita astrazione dalla percezione che al mercato mio padre comprò (il mio maestro di estasi mistica è un cavedano che ha collaborato alla stesura di had gadyà).
alcune società primitive visualizzano il tempo come una linea retta, in una successione di eventi che stabiliscono cause ed effetti; altre, un po’ più evolute, come un cerchio, in cui eventi ciclici si ripetono (un evento ciclico è tipo il tour de france); altre ancora come una sfera che contiene tutti gli eventi (tipo i mondiali di calcio), e altre come un icosaedro che contiene gli eventi che si muovono secondo un moto browniano (qui le cose si complicano leggermente: a questo proposito einstein sosteneva che dio non gioca a dadi con l’universo, per lo meno, non dall’ultima volta che ha perso).
naturalmente potete usare tutte queste argomentazioni nel caso arriviate tardi in ufficio, ma non è detto che vi capiscano.
io mi sveglio come tutte le mattine (addormentarsi e svegliarsi un numero di volte esattamente pari, ecco il segreto della vita) e trovo i fantasmi nella doccia.
non che sia strano, vivono lì da tempo, uno dopo un po’ se ne fa una ragione; solo non mi era mai capitato di trovarli al al mattino, che in genere i fantasmi si alzano tardi e si fanno vedere solo a partire dal primo pomeriggio. (se vi hanno detto che i fantasmi compaiono solo di notte, vi hanno mentito. voglio dire, cos’altro dovrebbero fare durante il giorno?)*.
esco di casa e sembra di stare sul set della pubblicità del paraflu. cerco di comunicare con alcune divinità a caso purché siano di vedute aperte sulla questione del cambiamento climatico, ma non ottengo alcuna risposta, e lo trovo decisamente scortese da parte loro (non esistere non è una buona scusa per non rispondere: è una questione di educazione).
in compenso ho ordinato una scatola di criceti nuovi per il pc dell’ufficio: sono meno intelligenti dei lemming ma molto più intelligenti degli esseri umani. occhei, non è che ci volesse molto, ma è già qualcosa.


* a dire la verità qualche tempo fa ho sentito parlare di alcuni fantasmi che durante il giorno stavano da qualche parte in un’altra dimensione a partecipare a giochi di ruolo, ma pare si siano stufati in fretta. se sei già un fantasma, perdere punti vita non dà tutto questo brivido

mercoledì 1 dicembre 2010

secondo una scuola di pensiero orientale bisognerebbe sforzarsi di essere sempre presenti a se stessi. io credo sia per via del fatto che se non sei presente a te stesso, quando ti parli non ti puoi rispondere perché sei impegnato da un’altra parte. ma magari non avevi neanche niente di intelligente da rispondere.
in ogni caso, forse è una buona cosa essere presenti a se stessi, ma secondo me i miei organi interni stanno esagerando.
esco di casa la mattina e c’è del permafrost sul parabrezza.
le divinità preposte al controllo del clima stanno dando del loro meglio. però non qui, evidentemente.
sulla strada cerco un marktkauf per comprare qualche grado di latitudine sud a basso costo, con scarsi risultati.
il mio nuovo maestro di yoga (il maestro di yoga tecnicamente si chiama yogi. l’allievo, bubu) ha studiato delle tecniche innovative per l’accettazione del samsara: dopo il saluto al sole è previsto il saluto alla galassia, così, per allargare il giro delle conoscenze. e poi, voglio dire, c’è più possibilità che qualcuno risponda (finora niente, eh, ma noi non ci arrendiamo).
c’è anche da dire che attualmente il mio nuovo maestro di yoga è uno dei criceti che faceva andare il computer dell’ufficio (adesso indossa una tunica bianca e predica l’atarassia), ma comunque sto ottenendo dei risultati tangibili: per ora, nella migliore tradizione dei guru postmoderni (come sai baba o’riley), riesco a materializzare dal nulla delle matitine ikea nella tasca della giacca.
nel pomeriggio rischio di investire un fagiano con un’evidente sindrome di korsakov mentre cerca di attraversare la strada camminando da destra a sinistra e viceversa, in loop.
per il resto, sto aspettando con ansia un’invasione di ufi, ma quelli con la neve mica si muovono, almeno fino a quando non trovano un gommista in grado di montargli le catene sull’astronave.

mercoledì 17 novembre 2010

a volte sento le voci come giovanna d’arco e suo fratello donnie. sentire le voci non è tanto male, significa che non sei ancora sordo. anche se poi le voci mica sempre dicono cose interessanti. mai che una voce ti spieghi le influenze del platonismo nella ricerca di una teoria del tutto, per dire.
fra le altre cose piove, ed è piuttosto fastidioso perché sono dentro casa e piove anche qui.
ho chiamato un lattoniere ma mi ha risposto che non sa dirmi il giorno preciso di quando verrà a vedere il problema perché non gli è ancora arrivata l’agenda del 2015. io intercedo per lui presso alcune divinità a caso e poi mi avvio verso l’ufficio.
prima di arrivare litigo con un ascensore dotato di libero arbitrio o di senso dell’umorismo (si attiva spontaneamente non appena uno apre una porta, ma si ferma sempre sul piano sbagliato) che ha appena fagocitato un sacchetto pieno di formaggi. quindi è anche possibile che all’interno si nasconda uno gnomo della montagna (gli gnomi della montagna sono ghiotti di formaggi e amano nascondersi negli ascensori dove a volte intrattengono i passeggeri con amenità riguardanti il tempo atomosferico, travestiti da manovratori. da non confondere con gli gnomoni che invece sono degli gnomi molto cresciuti che si nascondono nelle meridiane).
chiamo il servizio disinfestazione ascensori ma mi rispondono che ho più probabilità se insisto con il lattoniere.
quando ormai è buio esco dall’ufficio, monto la placca del pioneer sulla mia autoradio e torno verso casa.
non appena entro in doccia le piastrelle del bagno cominciano a muoversi su uno schema che ricalca il preludio della suite n. 1 per violoncello solo e io ne annoto il comportamento secondo il sistema di protocolli di carnap sperando di ricavarne una teoria del tutto (o per lo meno, di una buona parte).
se non avete idea di come sia possibile scrivere quando si è sotto la doccia, sappiate che è facilissimo, basta non aprire l’acqua, il che è oltremodo comodo, specie se uno non si è tolto i vestiti prima.


consigli per gli acquisti (per quelli che contano: 21)

giusto per affrontare un certo discorso, quando uno passa un’estate tranquilla a leggersi robert pirsig (ma con calma e metodo) perché mai dovrebbe volersi distrarre allo stand annuale dell’aragosta gigante fra lampade sparse e sedie di plastica color ocra isterico (ben nettate, per carità) importate da tanti grossisti smaccatamente entusiasti della confusione endemica?
non serve trovare l’antro della sibilla per capire che uno ha di meglio da fare, tipo concentrarsi per scrivere pamphlet per cooperare con, ad esempio, la salvaguardia del pellicano da riporto o il divieto di importazione di mugs negli uffici. se proprio uno volesse lungamente distrarsi potrebbe passare il tempo in un frullatore, o, al limite, migrare verso altri lidl.

giovedì 4 novembre 2010

ero in un bar della settima dimensione intento a considerare il concetto di cornetto antisfiga (io suppongo sia quello che va pucciato nel cappuccino antisfiga) quando avverto gli effetti di un campo di forza (antonello forza è un contadino di gerra verzasca (ti) in contatto con gli ufi) e mi ritrovo in ufficio, mentre fuori c’è un clima gioioso come in un film di kaurismaki e una quantità di luce che puoi contare i fotoni sulle punte delle dita (solo che sulla punta di un dito ci stanno moltissimi fotoni ed è un casino contarli tutti. alla fine ho lasciato perdere).
il pomeriggio mi trovo a disquisire con il gatto di numeri immaginari (sono quelli che usi per contare gli amici immaginari) che servono a formare i numeri complessi (alcuni esempi di numeri complessi: u2, level42, b52, ub40) che a loro volta servono per definire l’insieme di mandelbrot (che è fondamentale perché quando ti muore un mandelbrot ne hai altri a disposizione).
la discussione verteva essenzialmente su determinismo, libero arbitrio, teoria del caos e meccanica quantistica: il problema era capire perché, in un mondo razionale e matematicamente descrivibile, alcuni atomi dovrebbero volersi combinare in modo da ottenere un dirigente di trenitalia.
verso sera torno a casa, saluto martina navratilova, metto sullo stereo il concerto f16 per stendipanni elettrico, viola del pensiero e turboreattore pratt & witney, poi mi chiudo nel freezer (avrei potuto evitare, che la temperatura è uguale a quella fuori, ma mi sento più sicuro).

disclaimer: nessuna parentesi è stata molestata per scrivere questo post; un team di esperti ha in programma delle sedute di debriefing per le parentesi che ne faranno richiesta. qualcuno ha picchiato una virgola, quello sì.

mercoledì 27 ottobre 2010

avevo quasi convinto una delegazione di ufi a comprare il pianeta, usando un’argomentazione praticamente infallibile: il pianeta è bello e accogliente, specialmente a determinate latitudini, è abitato da un sacco di specie intelligenti e anche homo sapiens non è del tutto idiota, alla fine.
la parte su homo sapiens ovviamente era un erogatore di corrente messo da qualche parte in una stanza (questa cosa la capite solo se siete malati di mente. ma se state leggendo qui avete ottime probabilità di esserlo, per quello l’ho scritta) infatti gli ufi hanno visto un telegiornale italiano e sono scappati senza neanche offrirmi una birra (non che avessi molto da guadagnarci: la quasi totalità del compenso sarebbe andata ai lemming).
la sera prima stavo cercando di allacciare una stringa md5 hash e contemporaneamente testare la salatura del pollo al curry quando ho avvertito un turbamento nella forza e subito dopo sono stato contattato dal call center di poste italiane per un questionario. visto che l’unica risposta gentile che mi veniva in mente era “nella classifica dei peggiori mali dell’umanità venite subito dopo la peste, il tumore maligno e trenitalia” ho riattaccato.
quindi ho iniziato a valutare l’idea di un corso di bilocazione: l’idea è che non fare un cazzo in due posti contemporaneamente potrebbe essere rilassante il doppio.
sappiate comunque che il mio maestro di bilocazione (non è così difficile bilocarsi, le particelle quantistiche lo fanno senza grandi sforzi. e la bilocazione è un’ottima cosa se esclude il fatto che raddoppi le probabilità di essere trovato dai creditori) sostiene che le alterazioni di coscienza indotte dal cioccolato fondente non sono un punto di partenza ideale.

venerdì 15 ottobre 2010

les sanglots longs des violons de l'automne

blessent mon coeur d'une langueur monotone



ero in corteo dietro un’opel vectra targata luzern che, con tutta probabilità, stava seguendo dei gasteropodi cercando di non farsi vedere (peraltro con ottimi risultati), quando la mio autoradio capta una comunicazione degli ufi che mi avvertono dell’impossibilità di uno sbarco in tempi brevi sul pianeta per le difficoltà riscontrate nell’organizzare un ufficio stampa (pare che gli ufi in questo periodo storico abbiano penuria di idioti).

io chiamo il comitato di accoglienza e consiglio di rimettere la birra in frigo, prima che l’informazione arrivi nella stanza dei bottoni a washington (anche se dovreste sapere che, secondo alcune recenti teorie complottiste, la stanza dei bottoni non esiste. però esiste la stanza delle cerniere).

quando i gasteropodi e l’opel vecra svoltano verso il lago, arrivo in ufficio e io e il gatto passiamo la mattinata a leggere un saggio sulla dottrina della metempsicosi intelligente (ossia la trasmigrazione delle anime, ma solo verso paesi caldi) e compilare moduli da presentare in comune (nel caso anche voi dobbiate compilare dei moduli comunali, forse potrebbe tornarvi utile sapere uno tsubo equivale a 3,31 metri quadri, non puoi mettere il litchi sulla prima casa e puoi fare ricorso su una delibera ma solo in esperanto).

la sera arrivo a casa e costruisco un altare al ketoprofene nelle sue molteplici manifestazioni: il dio l'oki (ketoprofene onnipotente), oki e renato (ketoprofene ilare), oki balboa (ketoprofene strong), e oki di gatto (ketoprofene per veterinari), senza dimenticare ‘non avere neanche gli oki per piangere’ (ketoprofene finito)


venerdì 8 ottobre 2010

io e martina navratilova guardiamo la pioggia fuori dalla finestra.

guardare la pioggia fuori dalla finestra è scomodo perché ci si bagna, ma mica si può avere tutto dalla vita.

grazie al clima mite e secco, in giardino campeggia una quantità sterminata di funghi, che comunque pare non siano allucinogeni. o almeno così sosteneva lo gnomo a cui ho chiesto (non ho mai capito bene come funziona questa cosa delle sostanze psicotrope, tu le assumi ma tutti sostengono che il dipendente sei tu. e non hai neanche diritto a malattia e ferie pagate).

sta arrivando l’inverno, e io non ho ancora deciso se smaterializzarmi o farmi rapire dagli ufi. tecnicamente è un entscheidungsproblem, da non confondere invece con il problema della fermata elaborato da turing nel 1937, che si può riassumere più o meno così: dato un programma e un imput di dati finito, non esiste un algoritmo in grado di stabilire se da quelle parti prima o poi si fermerà un autobus, soprattutto se piove.



affinità/divergenze fra il compagno libraio e noi (premio coppa volpi)

esterno notte, io arrivo con un portachiavi a forma di pallina da tennis che spunta da una tasca dei jeans


cl: guarda che ti esce una palla dai pantaloni (ride)

io: sì lo so, ma me lo posso permettere, tanto è la quarta che ho

cl: ah sì? e la terza?

io: è un editore di bari

cl: sei un cretino


lunedì 27 settembre 2010

un testo di importanza capitale


ero uscito in cerca di caribu da pestare e cucinare con patate fritte e prosciutto di praga a piacere (è più facile mangiarli che berli, non foss'altro che per la comodità, per lo meno con i cibi solidi non si rischiano colon dragati o il mal geriatrico) ma bisogna pur sempre considerare che può sempre andarti buca, restando il fatto che è possibile finire per le basse terre o slogarsi un braccio mentre si è pronti a stanare la preda, sperando di andare in pari giocando all’attacco.

si sta lì, accucciati su un trabattello di marca irochese (ma solo se ultimato) nella vana speranza di ammansire il caribu (chi è venuto a caccia di caribu sa che il caribu è buono e paziente, ma se gli salta la mosca al naso è più tignoso del tenente colombo).

quindi cosa te ne frega di restare immobile come un principe chino su una carta del regno in una posa ridicola come il presentatore che aspetta la valletta che ha rare capacità orali, analizzando valanghe su valanghe di dati pur sapendo che l’errore tecnico sia sempre dietro l’angolo?

come un monaco quando vede una bella dama sconosciuta, preghi davanti al tabernacolo di metterti in riga, mica come quei decerebrati slavati con l’asma radicata nei bronchi che aspettano davanti al semaforo ma non capiscono mai quando viene il verde e vengono multati dal vigile, e di lì a poco arrivano altri poliziotti e alla fine si ritrovano dietro le sbarre a sognare la loro cara casetta, o al limite, una lima.



avvertenza: per quelli che non hanno capito niente, va bene così, davvero. è indice di sanità mentale, credo. per le persone che contano, invece, mi sento in dovere di specificare che ce ne sono 37. ma se ne trovate 30, è già un buon risultato (per un test sull’infermità mentale, suppongo). se qualcuno arrivasse a 37, beh, vorrei davvero conoscerlo.

lunedì 20 settembre 2010

era tutto pronto per il mio abduction (alcuni sostengono sia una pratica crudele; io sostengo che se una civiltà che ha prodotto porta a porta si estinguesse, l’universo vivrebbe molto più sereno) ma ho clamorosamente mancato il mio appuntamento con gli ufi.

il fatto è che stavo tagliando le verdure seguendo i principi base del kendo, canticchiando sommessamente wer soll das bezahlen e mi sono perso*; succede, se cucini ascoltando bayer leverkusen – rosenborg su sat1, e soprattutto se hai dovuto chiamare meccanico, caldaista, elettricista e lattoniere tutto in un’unica settimana.

praticamente mi hanno fatto sapere che se in questo mese entro ancora in banca sparano a vista.

ma basta che non sparino a me, chissenefrega di vista, era anche peggio di windows 95.


* canticchiare sommessamente wer soll das bezahlen ad libitum, è un mantra che apre una delle porte dimensionali presenti sul pianeta terra. altre tecniche per far aprire porte dimensionali sono: ripetere ossessivamente "ci resto di stucco è un barbatrucco", suonare l'adagio di barber con archi acuti in muratura intonacata in malta bastarda, usare ininterrottamente per 14 minuti e 36 secondi un trapano bosch modello hyeronimus, bussare.



ultim’ora

presentata al festival del cinema di venezia la nuova sceneggiatura di vincenzo cerami per un film che sarà presto messo in produzione: un modesto scrittore alla soglia della pensione ha grandi aspettative sul figlio neo-diplomato, e si sforza di farlo diventare scrittore di racconti metafisici, fino al punto di umiliarsi con le case editrici ed iscriversi a logge massoniche per ottenere favori pur di aiutare il figlio, che però muore mentre assiste accidentalmente ad una rapina in banca. il titolo del film sarà “un borges piccolo piccolo”.


lunedì 6 settembre 2010

l’evoluzione di un sistema quantistico, secondo l’interpretazione di copenhagen, prevede una sovrapposizione di stati (un po’ come quando si invade la polonia) fino a quando una misurazione fa collassare la funzione d’onda (che andrebbe messa nella posizione di trendelenburg) in un unico universo privo di defibrillatore.

nell’interpretazione a molti mondi, invece, dopo l’osservazione la realtà si biforca in molti universi differenti a seconda delle probabilità connesse all’evoluzione dello stato quantico (virginia).

io evidentemente propendo per la seconda ipotesi, ma sto ancora cercando di capire come infilarmi nell’universo in cui sono ancora in ferie.


alcune cose da ricordare del mese di agosto:

- la tenda con il materasso ad acqua incorporato (almeno finché non ha smesso di diluviare)

- il gatto che gioca a ce l’hai

- le granite caffè con panna e brioches

- san galgano di notte (nel senso della chiesa)

- l'autista del 23 che non ha idea se il 23 passa dal lungotevere (evidentemente si orienta con le stelle)

- chiedere a un gruppo di scout con sacerdote al seguito se è un prete à porter (lo stavo per fare, ma me l’hanno impedito)

- le cinque terre (terracotta, terranova, terraferma, terrapieno, terrazza)


sabato 7 agosto 2010

mi sveglio ed è novembre.

provo a chiudere gli occhi e riavvio il sistema. è sempre novembre, anche se il calendario non è d'accordo (ma che ne sanno i calendari?).

fuori ci sono 14 gradi, piove in orizzontale e il lago ha deciso di prendersi un paio di giorni di ferie in climi più ospitali, almeno stando a quello che vedo (cioè niente).

sulle scale incrocio due indiani hopi (che per comodità chiameremo hopi one e ken hopi) che mi spiegano che se voglio conoscere il mondo devo uscire da me stesso

io spiego che tendenzialmente sono d’accordo, ma sono appena uscito di casa, e ci terrei molto ad uscire da una cosa alla volta, allora provano a vendermi una gigantografia di marita koch, ma io li distraggo con un vecchio trucco navajo (ti chiudi in meditazione e gli freghi la terra da sotto i piedi. funziona sempre, se uno non se l’aspetta).

io arrivo in ufficio, metto nel lettore (quello del cd, voi potete stare tranquilli) la quarta sinfonia di karpinskij nella partitura per stendipanni, viola e altri colori a caso e mi metto comodo ad aspettare la fine dei tempi. basta che poi non mi freghino con quella storia dei tempi supplementari.


comunicazione disservizio

questo blog si prende una pausa di qualche giorno per manutenzione neuronale.

quindi probabilmente continuerà tutto come prima, e non vi sareste accorti di niente se non vi avessi avvertito, ma ci tenevo a farlo.

il fatto è che mentre io e alcune poiane di passaggio eravamo ospiti della riunione del comitato di controllo sulle attività degli ufi sul pianeta - sezione gambarogno (nel caso voleste partecipare, tengono le riunioni la domenica, a queste coordinate: 46°06′14″N 8°51′58″E) abbiamo deciso che l'obiettivo dei prossimi giorni è prendere un'auto, una tenda e girare l’italia.

quindi se prossimamente trovaste siracusa a nord e bolzano a sud, sapete chi è stato (comunque poi rimettiamo tutto a posto, promesso).

in caso di emergenze ufi non fatevi prendere dal panico e fate in modo di avere sempre una birra a portata di mano. se gli ufi provassero a molestarvi, le alternative possibili sono:

- offrirgli da bere

- cambiare universo

- simulare indifferenza (ma non vale se vi capitano degli ufi permalosi)

- chiamare il call center ufi (che però è chiuso e vi risponde il gestore di una taverna di asgaard che potrebbe essere un po’ scortese)

- chiamare me (ma se non sono nella vostra città dovrete chiamare molto forte, sennò non vi sento)

nel caso invece mi troviate per strada, basta fare ciao con la manina.


mercoledì 28 luglio 2010

il mercoledì mattina, in estate, da queste parti, il parcheggio libero più vicino al mio ufficio è in un autosilo appena fuori plutone. il che è piuttosto significativo se si pensa che il resto della settimana la densità media di automobili parcheggiate qui vicino, alle otto del mattino, è quasi uguale a quella del sahel (se si escludono le auto dei turisti olandesi e tedeschi che si sono persi nei supermercati il giorno prima e ancora non hanno capito come tornare alla macchina).

poi dicono che uno non dovrebbe immanentizzare l'eschaton.

nel frattempo sto cercando un esperto di chakra in grado di sbloccarmi i meridiani, perché vorrei cambiare fuso orario.

per ora il mio cervello è sincronizzato sul fuso orario di baku, ma è quanto meno scomodo, se uno non vive a baku e dintorni*.

fra le altre cose, io e alcuni cavedani stiamo sperimentando nuove tecniche di rilassamento, che è una cosa molto ecologica perché tenere bassa la tensione aiuta anche a limitare il consumo energetico.


* dintorni è la seconda città più grande dell’azerbaigian dopo baku.


martedì 20 luglio 2010

ogni forma di tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia (a. c. clarke)

ogni forma di magia sufficientemente avanzata è indistinguibile da una stampante laser dotata di libero arbitrio (eddie)


secondo una scuola di pensiero supportata da alcune correnti del misticismo occidentale e da un’alborella che si fa chiamare calamity jaynes che ho conosciuto al lago un paio di sere fa, per ottenere delle risposte alle domande esistenziali basterebbe organizzare uno split brain in modo da ottenere un emisfero destro totalmente indipendente.

a quel punto una voce dovrebbe svelarti il mistero della vita e spiegarti il significato dell’universo, anche se c’è il rischio che poi tu debba sterminare i tuoi vicini di casa perchè te l'ha ordinato la macchina del caffè.

il mio maestro di ikebana per neuroni (una trota salmonata che ha studiato a oxford) ha deciso di lasciare il gruppo di allievi per trasferirsi in un’università del nevada a lavorare alla ricerca di vita intelligente extraterrestre.

ha lasciato un grande vuoto, ma in fondo lo capisco, perché la ricerca di vita intelligente sul pianeta terra andava un po’ a rilento.

io, tutto quello di cui avrei bisogno oggi è un software in grado di interfacciarsi con la stampante (o, in alternativa, un esorcista) e un ak47 in grado interfacciarsi con un paio di esseri umani.


mercoledì 7 luglio 2010

stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



stavo cercando di imitare il tappetino del bagno, sdraiato in riva al lago, cercando di capire se fosse il caso di rientrare in acqua e contendere il territorio a una papera subaquea o se rimandare lo shock termico a tempi migliori, quando un’alborella travestita da györgy sárosi mi ricorda che devo tornare in tempo per la semifinale dei mondiali sulla zdf (i mondiali di calcio non sono più gli stessi da quando non prendo più la tsi2. il giorno in cui gli svizzeri capiranno che il digitale terrestre è una boiata pazzesca vado in pellegrinaggio a comano. poi mi aspetto di trovare una maestà di libàno zanolari su pala d’altare e una foto di mariuccia medici che piange sangue).

qualche minuto prima, mentre tornavo dall’ufficio in macchina, si era accesa la spia dell’olio ma avevo deciso di ignorarla per non incoraggiare manie di protagonismo (le spie dell’olio sono agenti dei servizi segreti che vengono addestrati nei frantoi del medio oriente. l’onu sta attivando un programma di oil for food in cambio del loro smantellamento).

comunque arrivo a casa in tempo per vendere oliver kahn in studio con una pettinatura da monciccì, le azioni tipiche di arjen robben (dribbling, altro dribbling, palla persa), chiedermi perché l’olanda ha giocato senza portiere (del resto la svizzera ha sempre giocato senza portiere dai tempi di marco pascolo e senza attaccanti dai tempi di stephan chapuisat. praticamente ha sempre avuto solo difesa e centrocampo, il che è molto svizzero, in effetti) e farmi l’opinione che l’uruguay ha perso perché oltre forlan doveva schierare il tridente con crax e andreott.

poi non ho capito perché nessuno ha ancora detto che il successore di domenech dovrebbe essere lunedich (ma forse c’è un motivo).


ultim’ora

un gruppo di musicisti argentini sta dando alle stampe una serie di lavori che prevedono la rivisitazione dei drammi musicali di richard wagner in chiave latino americana: il primo album si intitolerà tristango e isotta



martedì 29 giugno 2010

mi è stato chiesto perché la scienza non riesce a dimostrare l’esistenza degli ufi.

la frase ricorrente degli scienziati a proposito dell’esistenza degli ufi è: “se gli ufi sono tra noi, perché non li vediamo? perché non avvertiamo la loro presenza?”.

la risposta a queste domande non è difficile: è un classico bias cognitivo.

il fatto che gli scienziati non riescano a vedere gli ufi è il sintomo di un pregiudizio che permea la loro mappa mentale.

l’esempio classico che posso portare come argomentazione è che tutti i matematici e i fisici che conosco si sono rifiutati di parlare con karlovitz, il mio amico immaginario (un nano da giardino esperto di kung fu e meditazione zen).

ovviamente questo atteggiamento è incomprensibile: matematici e fisici non hanno difficoltà a usare nei loro calcoli numeri immaginari (ad esempio √-1 non può essere né positivo, né negativo, né uguale a 0, il che è un po’ problematico, se uno non ha bevuto abbastanza) per ottenere risultati pratici e concreti, mentre hanno problemi ad accettare l’esistenza degli amici immaginari. ciò dipende ovviamente da un’errata valutazione dei sistemi di credenze (che essenzialmente sono collezioni di mobili per stoviglie).

ciò significa che gli scienziati non possono fare altro che accettare la problematicità della scienza, così come i religiosi accettano la problematicità delle religioni, e i puffi accettano la problematicità della riproduzione avendo una singola femmina in un gruppo esteso di individui: è nella natura delle cose.

ciò non significa che la scienza non possa progredire, tenendo però conto dei limiti strutturali che la riguardano.

ad esempio, chiunque sia stato introdotto allo studio della meccanica quantistica sa che heisenberg sostiene che l’osservazione modifica lo stato del sistema (credo significhi che se sei nell’acceleratore del cern di ginevra e osservi un elettrone modifichi lo stato del sistema e ti trovi automaticamente, che so, in germania: questo aprirebbe nuove frontiere nella progettazione del teletrasporto).

tra le altre cose, recenti studi che personalmente sento di condividere hanno anche proposto di sostituire il paradosso di einstein-podolsky-rosen, noto come "azione istantanea a distanza di un sistema in un’area qualunque”, con il paradosso di khedira-podolsky-klose, noto come "azione istantanea ravvicinata in un’area inglese”.