mercoledì 28 maggio 2014

esco dall’ufficio e si scatena il diluvio universale.
erompono tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprono, mentre in lontananza vedo noè che ha noleggiato un pullman gran turismo e sta aspettando due liocorni tedeschi.
entro in macchina e smette di piovere.
arrivo in giardino, posteggio la macchina e mi avvio verso casa quando si scatena il remake del diluvio universale.
il cielo comincia a prendermi a secchiate d’acqua e io arrivo a casa nuotando a rana, mentre in lontananza vedo noè che ha trasferito tutti su un battello della navigazione laghi e mi fa ciao con la manina.
entro in casa e smette di piovere.
forse l’universo vuole dirmi qualcosa.

il giorno dopo vengo reclutato per una serie di vaste operazioni di difesa del pianeta e della supremazia di homo sapiens, ma qualcosa deve essere andato storto durante il mio addestramento

mercoledì 7 maggio 2014


difendere la terra dei paperi 
di amedeo w. minghi*


è tempo di sfatare il mito della presunta “americanità” di walt disney, con una rilettura che mette in discussione i pregiudizi e i luoghi comuni sulla sua opera, a partire dal filone interpretativo che vorrebbe walt disney al servizio dell’egemonia statunitense in funzione anticomunista e che gli muove accuse infamanti come quelle di essere stato un antisemita, un simpatizzante nazista, un referente dell’fbi.

in “difendere la terra dei paperi” (di prossima pubblicazione) abbiamo cercato di contestualizzare la famiglia de’ paperoni rimarcando come occorra separare la portata sociale della saga disneyana dal tourbillon di logiche di mercato che ne hanno de facto sancito la commerciabilità nel senso più bieco del termine e l’hanno ridotto a entertainment per eccellenza, scevra macchina da soldi invece dell’originaria macchina da sogni che evidentemente ancora possono esperire le nuove e vecchie generazioni.
occorre anche contestualmente smantellare il vecchio pregiudizio dei letterati che considerano il fumetto come paraletteratura, dequalificandolo così a mero svago o espediente per intrattenere il lettore allontanandolo dalla realtà, relegandolo in quell’ambito infantile che l’intellettuale blasé ha il torto di avere dimenticato e che invece costituisce il prodromo dell’essere umano adulto.
ben lungi dall’essere foriera di disimpegno e paladina della letteratura di evasione, la famiglia dei paperi riproduce la complessità delle dinamiche sociali introducendo però, a causa del target sottointeso, un elemento pedagogico che non può passare inosservato a un attento indagatore delle panoramiche intellettuali degli anni ’50 e ’60.

la prima e più evidente è sottolineata da ervin anneson in “fenomenologia dei paperi” che decostruisce il rapporto fra paperone e paperino, il miliardario accumulatore e lo sfaticato perdigiorno che costituiscono l’ossatura principale di gran parte delle storie dei paperi: si può inevitabilmente notare come è sempre il miliardario (vorremmo dire: il potere costituito dalla borghesia arricchita) a coinvolgere lo sfaticato in mille imprese, (fallimentari e non, ma non è questo il punto) così da risultare palese che è il ricco ad aver bisogno del povero, nel classico rovesciamento della dialettica servo-padrone di stampo hegeliano che qui trova l’espressione più concreta mai utilizzata in letteratura.

ma lo scardinamento dello status quo sociale è insito prima di tutto nel rapporto che intercorre fra i paperi e nella negazione del concetto di famiglia borghese e cattolica.
le interazioni non sono dettate dal rigido protocollo genitore – figlio, ma da una famiglia allargata, in cui le convenzioni sociali vengono rimodellate in senso libertario.
nessun matrimonio, gestione della prole a carico di tutti e individuazione di due figure di riferimento che riassumono il patriarcato (zio paperone) e il matriarcato (nonna papera, una sorta di saggia yiddische mame) che comporta non solo la parità dei sessi tout court, ma pare addirittura decisamente sbilanciato verso la seconda opzione. non per niente jules guattari in “paperopoli e barbarie” (ed. theoria) arriva a considerare la famiglia dei paperi un esperimento di socialismo utopistico mutuato dai falansteri di fourier

procedendo per brevi tratti, ricordiamo sommariamente come esistono ampi studi (per brevità citeremo solo la scuola di pensiero del prof. colmar e del dipartimento di filosofia teoretica dell’università di lovanio che ha appena pubblicato “la repubblica di platone e la stampa di paperino”) che dimostrano come paperino incarni l’egualitarismo sociale e la ricerca del bene in senso platonico, inteso sia come contemplazione (e in questo senso egli è il filosofo per eccellenza) sia come custode del bene comune.
sulla stessa linea si inserisce la profonda riflessione di darko žinfeln che in “paperoga anarco punk” analizza la rappresentazione dell'anarchismo pacifista, epitome della resistenza non violenta e della disobbedienza civile, in cui si possono riscontrare le tematiche della sinistra antagonista e del rifiuto della società oppressiva. il fatto stesso di essere talvolta rappresentato come giornalista rende paperoga sensibile ai linguaggi della comunicazione e al rapporto con i mass media, facendone di fatto un meta-comunicatore.
i temi dei rapporti di produzione, lo sguardo verso il futuro, il razionalismo ateo e la tecnologia serva del popolo sono riassunti nella figura di archimede, soviet ed elettricità, il dominio dell’uomo e del lavoratore sulla natura borghese.
se archimede è stachanov, ciccio è il suo contraltare naturale, charles boycott (non per niente è legato all’ambito terriero), e incarna il valore della ribellione passiva, che passa per il sit-in di protesta, per l’inazione.
come già riportato in “analisi strutturalista da althusser a zio paperone” (scaricabile gratuitamente da questo sito) paperone, evidentemente, riassume la teoria marxiana del plusvalore, e svolge un’analisi completa del valore del capitale nella società contemporanea.
inoltre, il professor bogdan ursus, di recente intervistato a una conferenza su walt disney a timisoara (intervista che stiamo traducendo e sarà disponibile a breve) mette in relazione le affinità delle esperienze di qui, quo e qua con i giovani pionieri (in romeno “organizația pionierilor”): la cura dell’ambiente, la condivisione dei mezzi di sostentamento, il rigore morale dei nipotini incarna le figure del comunismo giovanile a scapito delle mollezze della gioventù capitalista.

si può quindi sostenere che la portata eversiva dell’opera di disney, lo scardinamento dello stato autoritario a favore di una ribellione gioiosa e non violenta, siano espliciti in tutta la saga dei paperi.
risulta quindi chiaro come, al di là di fraintendimenti, equivoci, mistificazioni, la famiglia dei paperi rappresenta la mitopoiesi della sinistra nelle differenti classi sociali che la popolano, senza perdere la genuinità e l’identità di “nazione dei paperi” e in un certo senso collocano la serie come uno degli esperimenti di letteratura più aderenti al socialismo utopico del ventesimo secolo.

* amedeo w. minghi è l’ultima release degli amedeo w. minghi, un collettivo di scrittori nato dall’esperienza del centro sociale “eric gerets” di tesserete e in seguito alla base dei più effervescenti movimenti culturali del basso ceneri. del collettivo w. minghi ricordiamo ricordiamo il saggio “essere e fuoritempo: il percussionismo nella controcultura degli anni ‘70” e “mary poppins e la destra sociale: un’analisi situazionista sulla decostruzione del mito”

mercoledì 30 aprile 2014

“quando una tecnologia è sostituita da un'altra tecnologia, la tecnologia precedente o diventa arte o muore” marshall mc luhan

ciao, sono una tecnologia precedente.
qui fa a freddo.
in strada incontro un gruppo di orsi bianchi che deve aver preso una strada sbagliata, da qualche parte della banchisa ma ha deciso di stabilirsi qui perché il clima gli ricorda casa. però sono incazzati perché, come al solito, piove.
il comitato centrale per il controllo del clima ha emesso un comunicato stampa con cui dichiara che sono tutti in ferie in paesi caldi e comunque c’è disponibile al pubblico un call center rotto.
io sto cercando di finire un lavoro inutile (nonostante quello che pensa la maggior parte delle persone, quasi tutti i lavori sono inutili*) quando un messaggero travestito da ottone iii mi avverte che devo assolutamente presenziare a una conferenza sulle coltivazioni di luppolo nel dipartimento del basso reno (detto anche reno nano).
cerco nel cassetto della scrivania la mia mappa astrale (il saggio del professor edelweiss “orientarsi fra piano astrale e piano steinway” ed. theoria), e mi metto in viaggio.
non ho granché idea di quello che sia successo dopo. tutto quello che ricordo è che potrei aver disquisito di difesa a zona con un armadio (o forse era una gigantografia di hans peter briegel) e aver mangiato una tartes aux trois fromages (roquefort-chèvre-munster) in riva a un fiume. ma potrei anche sbagliarmi.
quando riprendo conoscenza mi chiudo in camera a scrivere versi intimisti (gli intimisti sono un gruppo andino, come gli intillimani, solo che ci sono anche donne).
in caso voleste contattarmi, non usate il citofono astrale, che è rotto e il tecnico astrale fa il ponte lungo (in pratica si mette in strada e imita una stazione metropolitana di roma; voi, comunque, non fatelo).

* certo, alcuni più, altri meno. secondo arnold kramar, docente di psicolinguistica applicata all’università circondariale di bergheim**, il lavoro più inutile del pianeta sarebbe quello dei mungitori; molto meglio quello di mungimucche, che almeno hai il latte)
** a causa di una discussione accademica sull’immanenza dell’essere, presto trasformatasi in faida interna, l’università circondariale di bergheim potrebbe dividersi in bergheim di sopra e bergheim di sotto.

lunedì 14 aprile 2014

alert box: spegnere il cervello in caso di pericolo

è un periodo un po’ così. pieno di subordinate.
alvin krankensson, nel suo nuovo saggio “cronotopo e autogatto” analizza le diverse possibilità di fuga in un universo a tre dimensioni (quelle che conoscete voi), in universo a quattro dimensioni (lo spazio tempo), e in un universo a cinque dimensioni (spazio tempo supplementare) concludendo che in un universo a n dimensioni i casini ti raggiungono sempre in n+1 dimensioni.
beh, sono molto d'accordo. a parte i tombini, dico, nessuno ci guarda mai, nei tombini.
ho chiesto lumi a degli ufi di passaggio su quella storia dei rapimenti concordati, ma pare che per ora pare abbiano perso interesse alla razza umana e si stanno dedicando a specie più evolute, tipo i suricati. chi può dargli torto.
quindi mi trovo bloccato qui a tifare per un evento positivo in grado di svoltarmi la giornata, che so, un reset di sistema, un asteroide di passaggio, un’ecpirosi.
il mio maestro di pancabbestiafit (un ghiro pratico di fasce muscolari) mi ha messo dello scotch sulla schiena (non quello che si beve: quello è un genere di tortura che non verrebbe in mente neanche a lui) e ora la mia mobilità articolare ricorda molto da vicino quella di un bastoncino di shangai. ma prima era peggio, quindi forse è una buona cosa (pollyanna scorre potente in me).
in compenso sono appena diventato cintura nera di prenotazione e ricevo commesse da tutto il pianeta per l’organizzazione di eventi a titolo gratuito (volete mangiare in un ristorante afghano a timor est? state organizzando un viaggio in mongolfiera da einsideln a bishkek? volete noleggiare un’auto nel centro di venezia? chiamatemi. basta che la carta di credito sia la vostra).
l’unica cosa che mi rilassa è quando mi sdraio sul divano ad ascoltare il vento. il che ha il suo lato positivo, visto che il vento non parla.
la sera esco furtivo a portare fuori l’umido e mi porto la pila per fare i segnali luminosi agli ufi, hai visto mai che mi scambino per un suricato.

venerdì 28 marzo 2014

dopo una subdola illusione di primavera, fatta apposta per confondere le primule e i tedeschi, ha nevicato fino a 400 metri (è l’altezza a cui ha nevicato, non l’altezza della neve).
quindi le primule sono gelate (i tedeschi no, purtroppo, ci sono abituati), il cielo ha assunto una tonalità di grigio che i locali chiamano amichevolmente “ampelio” e sta per essere brevettata dalla pantone come colore più deprimente del decennio, mentre la tramontana soffia come se dovesse recuperare un quadrimestre di latino.
in queste particolari condizioni climatiche, grazie ad anni di studi e meditazione presso alcuni maestri orientali e la padronanza delle tecniche geomantiche, acquisto un nuovo superpotere: posso emanare elettricità e passare energie vitali alle macchine, ai citofoni, alle serrature, e in genere a tutto ciò che è metallico, di modo che l’universo è tutto uno sfrigolare di scintille e ringraziamenti alle divinità ctonie. o forse ho solo sbagliato a comprare le scarpe.
nel frattempo io e martina navratilova scegliamo i nomi per una band che fa cover di dylan, creedence clearwater revival, simon & garfunkel e cose del genere.
non dovreste meravigliarvi, è un’occupazione come un’altra, tipo bere sambuca in pausa pranzo, ordinare racchette da ping pong su amazon, passare il tempo a farsi inseguire dai collie (i collie sono i cani dei corrieri).
abbiamo selezionato:
- enrico cover band
- peter paul and mario
- olio 31
- i radiatori della centrale termica
ma alla fine abbiamo optato per l’ultimo, che ci consente di organizzare una serie di eventi nella svizzera italiana con lo slogan “radia tour 2014”.
la sera mi infilo il mio costume da robert musil, poi mi metto alla scrivania a scrivere un breve romanzo di formazione di ampio respiro. sto lavorando a diverse versioni plausibili, ma penso che la versione definitiva sarà questa: zoff, gentile, cabrini, bergomi, collovati, scirea, conti, oriali, tardelli, rossi, altobelli.

mercoledì 5 marzo 2014

arrivo in ufficio mentre il mio sistema limbico è in viaggio verso una beauty farm con vasca idromassaggio e il resto del telencefalo sta contrattando due giorni di ferie con un terapista occupazionale proveniente da una dimensione parallela governata da un fenicottero, due gnomi e un rappresentante della vorwerk che ha sbagliato strada a un incrocio dimensionale.
il risultato è che io ho gli occhi aperti, ma se qualcuno si avvicinasse alla mia pupilla sinistra vedrebbe esposto un cartello con scritto “prove tecniche di trasmissione”.
secondo alcune teorie olistiche, se hai bisogno di qualcosa difficile da ottenere, puoi chiedere all’universo. sempre che tu abbia il suo indirizzo mail, ovviamente.
io pensavo di chiedere un vitalizio mensile e qualche bene immobile di piccola pezzatura, anche se in caso di emergenza potrei accordarmi per un lavoro meno surreale e un deumidificatore.
apro il cassetto della scrivania e viene fuori un germano reale travestito da aleksej grigor'evič stachanov che mi guarda come se avessi sbagliato candeggio e scrolla il becco.
so cosa state pensando, i germani reali in genere non vivono nelle scrivanie e non si travestono da stachanov, quindi devo essermelo immaginato.
beh, vi sbagliate. è una questione di logica, se è un germano reale, non può essere immaginario.
verso le 19.30 arrivo a casa, provo ad attaccare la lavastoviglie, ma non ho abbastanza colla.
fuori, stranamente, piove.
spengo il radiofaro e vado ad annegarmi nel san simone*

* nessun canonizzato è stato maltrattato durante la stesura di questo post

sabato 15 febbraio 2014


esercizi di stile* 
studio # 104
natura morta con autobus vista mare



alla fine non è male avere sette anni ed essere in giro da solo in un posto che non conosci, così lontano da casa, e vedere il mare dall’alto. 
che io al mare ci ero stato una volta sola prima, a milano marittima, e mi era piaciuto anche se non sapevo nuotare e mi tenevano sempre in pineta perché dicevano che il sole mi rende nervoso. 
mi piace vedere il mare, anche se è fine settembre e non ci va quasi più nessuno, e mi piace che qui non mi conosce nessuno anche se poi sono tutti gentili, tipo l’autista dell’autobus che mi ha spiegato dove dovevo scendere.
mi piacciono un sacco di cose, a pensarci. 
mi piace: leggere, correre, infilarmi negli armadi, anche se poi negli armadi è buio e non riesci mica tanto a leggere. mi piacciono le persone allegre e quelle che ti sanno ascoltare anche se sei piccolo.
ci sono anche cose che non mi piacciono, comunque.
non mi piace: fare le punture, mangiare, quando ti dicono che sei troppo piccolo (sono piccolo, mica stupido), quando i grandi mentono. 
che a me mi dicono sempre che non bisogna dire le bugie, e io ci avevo anche creduto, che io sono davvero bravo a fare quello che mi dicono. e quando ho scoperto che i grandi invece le dicono, le bugie, sono stato male e mi sono chiuso nell’armadio per un sacco di tempo. forse è solo che l’ho scoperto troppo presto, forse dovevo scoprirlo da grande.
l’unica volta che non mi arrabbio quando i grandi dicono le bugie è quando ti dicono che andrà tutto bene, e che si sistemerà tutto, e ti tengono stretto e hanno un buon profumo. che io lo so che non si sistema niente, devi solo adattarti alle cose che succedono, ma mi piace sentirmelo dire, e mi piace che mi tengano stretto.
che in fondo è questo che facciamo noi bambini, ci facciamo scivolare addosso quello che succede, così che da grandi possiamo diventare dei disadattati senza problemi.
la prima volta che ho provato a scappare di casa non sapevo dove andare e mi sono fermato sulla porta di casa. 
la volta che sono scappato davvero, invece, sono stato fino a sera nascosto sul balcone delle scale al quarto piano. forse non ho fatto molta strada, ma era perfetto, non ci va mai nessuno sui balconi delle scale condominiali.
però poi sono tornato a casa perché la sera avevo freddo. quando a cinque anni scappi di casa non sai che ti servirà una felpa.
anche adesso potrei scappare, o nascondermi nei tombini, che non ti trovano mai, nei tombini, invece di andare in quella casa strana che è più bella della mia e si vede il mare, ma dentro c’è gente che non conosco. però so già che alla fine ci vado, perché mi aspettano, e perché faccio sempre quello che mi dicono, che sono un bravo bambino, anche se a volte vorrei non esserlo.




* questo per dire che oltre alle robe serie che scrivo di solito, so anche scrivere minchiate. solo che non mi va, tutto qui.

martedì 11 febbraio 2014

mi sveglio e il mio cervello trasmette in loop "vola mio minipony" (so cosa state pensando. ma non è tanto peggio di "gira gira gira, scegli rotowash").
martina navratilova sta ballando hesitation blues* nella versione di jorma kaukonen riarrangiata per lavandino e stendipanni elettrico e, come al solito, piove.
un team di esperti ha stabilito che il problema non è dato dalla nuvolosità dell’area ma da un’unica nuvola di dimensioni oceaniche (che per comodità chiameremo cumulonembo kid) che ha deciso che gli piace la zona.
io mi sdraio sul divano e guardo irlanda galles con il commento di vittorio munari e woody woodpecker.
lo so che vittorio munari non legge questo blog (neanche woody woodpecker, suppongo. in realtà pochissima gente legge questo blog e quasi nessuno è sano di mente; mi sta bene così) ma dato che stanley milgram ha dimostrato empiricamente la validità della teoria dei sei gradi di separazione**, nel caso lo conosceste, fategli sapere che se passasse da queste parti e sentisse il bisogno di una birra o di un bicchiere di vino, offre la casa.
la sera ho un appuntamento in una taverna di ásgarðr (serata country con fagioli e salsiccia e birra a caduta. le divinità norrene ne vanno matte) dove io e un cavedano disquisiamo di evemerismo e metafisica applicata al rugby.
quando torno a casa provo a comunicare con le astronavi degli ufi in orbita, ma la pioggia disturba le trasmissioni.

* ho provato anche io, ma sembro un autistico con problemi di deambulazione e spasmi estemporanei; lei è molto più brava.
** a dire la verità anche io ho sperimentato empiricamente la teoria dei sei gradi di separazione. è facile, basta alternare un bicchiere di jack daniels e un bicchiere di blanton's, ad libitum, finché non svieni sul pavimento. inspiegabilmente, il mio esperimento è meno famoso di quello di milgram.


ultim’ora
è in arrivo sulla piattaforma sky una nuova sitcom con protagonista una disegnatrice di fumetti alle prese con i colleghi, il lavoro e problemi di alcolismo. la nuova serie, che prende il nome dalla protagonista e dalla sua passione per il vino italiano, andrà in onda in seconda serata e si intitolerà hanna & barbera.

sabato 25 gennaio 2014

io e martina navratilova siamo appostati alla finestra a guatare i movimenti di secret squirrell (il che sarebbe perfetto se non fosse buio pesto. abbiamo provato anche con il buio ragù, ma non ha funzionato lo stesso; in ogni caso, non disperiamo) quando la voce di robert burns, proveniente da una dimensione spaziotemporale che si palesa a giorni alterni nel mio frigorifero, mi ricorda che a) è quasi ora di cena, b) è ora di organizzare un viaggio in scozia e c) salute.
(nessuno vi ha costretto a leggere, occhei?).
comincio a lavorare al computer per cercare un itinerario plausibile per girare le highlands e capire se è possibile trovare un biglietto a/r che non richieda di impegnare un rene in una clinica svizzera (la risposta pare sia no).
cinque minuti dopo si impalla mozilla.
esprimo la mia contrarietà manifestando alcune pacate rimostranze alla divinità del libero browser (godzilla) e comincio a preparare la cena.
cinque minuti dopo si impalla la cena.
deve essere la giornata nazionale della bestemmia e nessuno mi ha avvertito.
il mattino dopo arrivo in ufficio con la faccia da réclame della morte improvvisa e passo metà del mio tempo a disquisire di autenticità e riproducibilità con una fotocopiatrice.
io e il ficus benjamin sosteniamo che le nuove tecniche riproduttive non permettano di distinguere l’originale da una copia, lei si ostina a sostenere che le tecniche odierne sono un metodo fascista per assoggettare le masse e, per evitare che l’originale perda la sua aura*, la copia è chiaramente indicata dalle righe orizzontali che occupano l’intero foglio.
il dibattito si fa aspro ma ottengo valorosamente la vittoria quando minaccio di staccarle la corrente.
il resto della giornata lo passo a interrogarmi sull’etimologia dell’espressione “bau cetti” e a chiedermi se nel caso di gatti è filologicamente corretto parlare di “miao cetti”.


* questo rivaluta in chiave metafisica il testo della canzone “l’aura non c’è, è andata via, l’aura non è più cosa mia”

martedì 7 gennaio 2014

piove.
non che sia una novità, del resto.
ma è tipico di homo sapiens cercare novità, hanno anche inventato quella cosa di dividere il tempo in anni, in modo da avere anni nuovi, anni vecchi, anni usati sicuri.
l’idea che l’anno esista, se non sei un agricoltore o un astronomo, è già strana di per sé, ma posso anche capirla: homo sapiens è affascinato dai pattern e dagli schemi ricorsivi, e bisogna ammettere che questo ha i suoi vantaggi; ma l’idea che l’anno abbia un inizio è così ridicola che alcuni ufi in questo periodo tendono a comunicare meno con gli esseri umani e più con specie più evolute, tipo i lemming o i bonobo.
lo so che questa cosa che sul pianeta terra esistono specie molto più intelligenti ed evolute di homo sapiens tende ad essere sottovalutata dagli esseri umani.
del resto, non è strano che gli esseri umani tendono a risultare primi in test di intelligenza (non tutti, a dire la verità) inventati da altri esseri umani. se i bonobo inventassero dei test per misurare l’intelligenza, sono abbastanza sicuro vincerebbero i bonobo. ma i bonobo non hanno mai inventato dei test di intelligenza, e questo dovrebbe insegnarci qualcosa.
in ogni caso, se chiedete agli ufi (sempre che vi rispondano e non siano impegnati a parlare con i lemming) vi diranno che homo sapiens è così idiota che praticamente da sempre identifica l’intelligenza con l’addestrabilità. certo, questo assicura una discreta capacità di sopravvivenza, ma non venitemi a dire che la qualità della vita non ne risente.
in ogni caso, il fatto che piova e che non si vedano ufi in giro, permette a me e a martinanavratilova di guardare alternativamente la finestra e il camino acceso, il che ci rende vagamente catatonici (o atarassici, come amano dire i filosofi, sono gli psicologi che hanno frainteso) e inclini alla speculazione.
come dicono a hollywood, “stupido è chi lo stupido fa”. tranne quando sei sottotono, che allora diventa “stupido è chi lo stupido mi bemolle”.
per il resto, divido il mio tempo libero fra il wild card weekend e il campari coaching.
so che non avete idea di cosa sia un coach di campari, ma è più facile di quello che sembra: il coach fa sedere la sua squadra al bar, meglio se a un tavolo, ma va bene anche il bancone (non direttamente sul bancone, sugli sgabelli davanti al bancone, sennò il barista si innervosisce). si fanno tre o quattro giri di campari per riscaldamento, poi il coach inizia con le combinazioni: campari in due con il bianco, campari e gin, campari alla goccia, dipende dalla creatività dell'allenatore. di solito più si va verso la fine dell'allenamento, più l'allenatore è creativo.

mercoledì 18 dicembre 2013

è una bella giornata di sole, il lago se ne sta placido al suo posto (è bello sapere di poter contare sulla discrezione del lago) e il termometro della farmacia segna 24 gradi. ma non è più rotto, l’hanno aggiustato qualche tempo fa; solo che è rimasto molto ottimista e appena vede un raggio di sole è convinto di stare alle baleari.
il termometro che sta sotto la mia ascella invece, è convinto di stare nel deserto del sonora nell’ora più calda della giornata*, e tutto sommato, non è piacevole per nessuno
quello che sto cercando di ottenere è una temperatura corporea accettabile e un'accordatura aperta di re (secondo le mie fonti, per avere un'accordatura aperta di re devi avere un monarca illuminato. per avere un monarca illuminato devi avere una famiglia reale con un contratto enel) ma alla fine rinuncio a entrambe le ipotesi e mi limito a stendere una pezza bagnata sulla mia fronte, sdraiarmi sul divano** e comunicare il mio disappunto con dei lamenti cadenzati mentre martinanavratilova mi guarda perplessa.
secondo una teoria accreditata presso il massachusetts institute of technology*** le corde vocali sono lo strumento sonoro più flessibile dell’universo (se si esclude un suono estremamente modulabile che i cosmologi hanno verificato provenire dalla costellazione del cane maggiore**** e che chiamano confidenzialmente “voce di suocera”); utilizzandole sulla corretta lunghezza d’onda, avendo cura di usare il cranio come cassa armonica, è possibile aprire varchi dimensionali, viaggiare nel tempo senza utilizzare trenitalia, smaterializzarsi (so quello che state pensando, e sì, è la versione laica del mantra di cenresig).
verso le 17.30 mi smaterializzo definitivamente e finisco in uno spin off di law and order fino a quando non mi faccio prestare della tachipirina da jerry orbach.

* questo risponde alla domanda: “sonora, quando?”
** ho la febbre ma posso sentire tutti i fan di al-khwārizmī fremere di passione. beh, è un hysteron proteron, non rompete, occhei?
*** ad essere precisi, il simmons late night café, ma solo dopo un’adeguata dose di caffè
**** pare che, dato l’anzianità di servizio, stia per diventare la costellazione del cane tenente colonnello

mercoledì 20 novembre 2013

stavo sdraiato sul divano cercando di suicidarmi guardando ininterrottamente la metà sinistra della tv* sintonizzata su eurosport in tedesco e precisamente mentre stavano trasmettendo una partita di snooker** con marco fu (siccome immobile) quando la mia voce interiore mi trasmette un messaggio in arrivo da una dimensione parallela in cui un’entità verosimilmente aliena mi suggerisce di alzarmi e bere del calvados*** (in realtà il calvados si può bere anche seduti, ma mica sempre è a portata di divano) ma soprattutto di smetterla di scrivere lunghi periodi illeggibili pieni di note e parentesi abusando di ipotassi e coordinate pure se non bancarie****.
io opto per ascoltare un consiglio su due, che mi sembra già una buona percentuale.
nel frattempo fuori diluvia, il che è piuttosto normale, se si esclude il fatto che il rumore della pioggia sulla grondaia ricorda una melodia di fado che imprime all’ambiente una caratteristica gioiosa atmosfera che mi ricorda perché stavo provando a suicidarmi con lo snooker (il fado è bello ma è limitato, se non si aggiungono anche le altre 5 note).
la sera, mentre guido in cerca di una pizzeria aperta o di un rösti take away sento un rumore strano sulla mia macchina, tipo la cinghia che gratta. poi accorgo che, per la prima volta in sei anni, sto guidando con lo stereo spento. accendo lo stereo e il rumore immediatamente sparisce.
quindi ve lo dico per esperienza, se volete che la vostra auto non abbia problemi meccanici, accendete lo stereo.

* la metà destra è occupata da martinanavratilova
** in realtà lo snooker mi piace abbastanza quindi non è del tutto adatto al suicidio, ma non c’era né il ciclismo né la formula uno
*** lo so che nessuno beve più il calvados. sono tutti passati al calvawindows
**** questa frase concorre al premio martin heidegger 2013 per il periodo più incasinato dopo la rivoluzione francese

martedì 5 novembre 2013

stavo cercando di tornare a casa durante il diluvio universale settimanale.
ho infilato la muta da sub di ordinanza, sono entrato in macchina e messo i tergicristalli sulla modalità decollo immediato, ma quando su un tornante ho superato una trota salmonata che stava risalendo la corrente mi sono convinto a noleggiare un hovercraft.
fra le altre cose devo confessare che questa cosa del diluvio universale mandato come punizione mi sembra una cosa che, va bene tutto, ma sulla scala evolutiva avvantaggia troppo i pesci; ci deve essere lo zampino (pinnina?) di una divinità ittica.
il giorno dopo, inspiegabilmente, non piove. forse le divinità ittiche sono distratte, o forse è stata quella cosa dell’hovercraft.
mentre esco incontro in giardino che guevara che sta insegnando tecniche di guerriglia agli gnomi.
per lo meno è quello che immagino io, visto che tecnicamente gli gnomi sono molto piccoli, ma soprattutto invisibili (ciò li avvantaggia nelle tecniche di guerriglia, ma li svantaggia negli spostamenti sul territorio. è per questo che che guevara* insiste sul fatto che la velocità di un drappello di guerriglia non è data dal soldato più veloce ma dal pilota dell’elicottero).
in ogni caso, che guevara appena mi vede si infratta nella boscaglia e non ho modo di approfondire.
la sera ho una riunione con alcuni membri della chiesa missionaria del kopimismo in una taverna di asgard, stiamo cercando di capire a) come è possibile copiare degli alcolici e b) se invece di moltiplicare il vino si può fare la stessa cosa con la birra, o se è considerato eterodosso.
quando arrivo a casa metto sullo stereo la colonna sonora di let’s get lost nella partitura originale con l’aggiunta di ronzio elettrico e avvio un meccanismo di retroazione negativa in grado di stabilizzarmi sul divano.

* so che sembra un pleonasmo (o almeno, vi sembrerebbe un pleonasmo se conosceste le figure retoriche) ma mi piaceva scritto così. ne approfitto per sottolineare che sarebbe ora la smetteste di scrivere su internet “che culo” e optaste per un più politically correct “ernesto guevara omosessuale”.

mercoledì 23 ottobre 2013

piove a tratti.
ma non sono del tutto sicuro di sapere dove si trova tratti, quello che importa è che soprattutto piove qui.
insomma, piove regolarmente e senza tregua, ma ogni 15 minuti si scatena il diluvio universale, per sottolineare il dominio delle divinità del clima sul pianeta e la precarietà umana rispetto agli agenti atmosferici (dei tizi in giacca e cravatta nera che controllano che il clima sia quello deciso dalle divinità preposte).
non è che le divinità del clima siano cattive, è che normalmente sono affette da quello che il dsm-iv classifica come disturbo narcisistico di personalità. come gran parte delle divinità in genere, del resto.
grazie al clima secco e gioioso il giardino è disseminato di funghi che gli gnomi usano come rifugi antiatomici o, in alternativa, come respingenti da flipper, a seconda dell’atmosfera del bosco.
non sarebbe neanche poi così male se solo non si ostinassero a cantare le canzoni degli 883 riarrangiate in gregoriano (meglio dell’originale, comunque). io giro per le strade a caccia di ufi crudeli, ma tutto quello che ottengo è una argomentata revisione del concetto di “impermeabile”.
tra le altre cose, visto che sembra che non riesca a ricordarmi di uscire con l'ombrello, una buona soluzione potrebbe essere ricordarsi di uscire con lo shampoo.
verso sera accendo la tv per verificare una teoria della matematica discreta (per chi non lo sapesse, la matematica discreta è meglio della matematica sufficiente, ma peggio di quella buona), in questo caso la teoria di ramsey, che generalizza domande del tipo: qual è il minor numero di programmi televisivi necessario affinché ci si imbatta in un cuoco idiota?
alla fine però mi ritrovo a guardare steaua bucarest – basilea dove severino piacquadio regala perle tipo “goal. uno a uno per lo steaua bucarest”.
prima di andare a dormire incrocio paul erdős che dallo specchio del bagno mi annuncia che la sua mente è aperta, ma anche il mio frigorifero, e sarebbe spiacevole pagare la bolletta enel in comode reni mensili.
ringrazio educatamente, chiudo il frigorifero poi torno in bagno e chiedo a erdős se cortesemente può trovarsi un altro specchio

lunedì 14 ottobre 2013

nel tardo pomeriggio, durante il solito nubifragio delle 18.30, controllo lo stato delle surfinie: la maggior parte ha deciso di depositarsi direttamente sul balcone, quelle più coraggiose si sono suicidate qualche giorno fa, con le prime piogge invernali, mentre un team di esperti meteorologi mi consegnava la nomination come miglior rob mckenna europeo del 2013.
non avendo più le surfinie come forma di comunicazione, io e il mio radiofaro scandagliamo la costellazione di orione in cerca di vita intelligente (qui sulla terra abbiamo difficoltà a trovarne).
ogni tanto ricevo un messaggio dagli ufi sotto forma di istruzioni per l’uso di morniflumato, o di una relazione sulla dipendenza da butamirato citrato, ma tutto con la dicitura “riservato e personale”.
ormai è ovvio che gli ufi non se la sentono di prendere un contatto stabile con la specie homo sapiens. chi può dargli torto?
voglio dire, homo sapiens sta sul pianeta da circa duecentomila anni, ed è diventata la specie dominante da molto meno (a suo dire, ovviamente: è molto facile dimostrare di essere la specie dominante quando sei l’unica specie che viene interpellata).
per farvi un raffronto, i dinosauri sono stati specie dominante sul pianeta per 160 milioni di anni, cioè ottocento volte homo sapiens. le stromatoliti, per circa tre miliardi di anni.
capirete che gli ufi non sono così ansiosi di prendere contatto con una specie praticamente appena nata, tendenzialmente idiota e potenzialmente distruttiva, solo per fare una comparsata a studio aperto.
nel frattempo è arrivato l’inverno, ci sono 6 gradi, e io ho una voce che sembra quella di lurch addams nei momenti di sconforto. quando va bene. quando va male, tossisco come se il mio corpo fosse stufo di avere dei polmoni.
la sera arrivo a casa, indosso il mio costume da jan palach e mi infilo nel camino.

lunedì 30 settembre 2013

mi sveglio e spengo la sveglia che suona mentre segna le 7.30. niente di strano, visto che è stata programmata per suonare alle 7.30 e l’universo sembra procedere normalmente.
quello che è strano è che accendo la luce, chiudo gli occhi, mi alzo, ma la sveglia improvvisamente segna le 8.05, e l’universo è d’accordo con lei.
un team di fisici quantistici sta cercando di esaminare scientificamente i miei momenti di sfasamento spazio temporale, per ora le ipotesi più accreditate sono: interazione con degli universi alternativi, abduction, sindrome di korsakov.
comunque avere una linea temporale accettabile non è un requisito fondamentale per vivere bene, sappiatelo.
al gruppo di auto aiuto del venerdì (quello gestito da un cavedano in crisi depressiva) sostengono che per vivere bene bisogna liberarsi delle figure ingombranti. io ho iniziato buttando via una gigantografia di barbadillo, ma non so se ha già funzionato.
comunque un gruppo di auto aiuto è sempre comodo perché oltre a farti sapere che ci sono persone più strane di te sul tuo stesso pianeta ti insegnano anche a cambiare le gomme, controllare l’olio, ricaricare la batteria. da quando li frequento ho imparato che non si deve masticare lo stesso chewing gum per più di una settimana, a friggere solo quando l’olio è ben caldo e a non far spegnere continuamente il telefono cellulare.

giovedì 19 settembre 2013

mentre cerco di arrivare in ufficio, con la tipica espressione di boris karloff quando scopre di aver sbagliato candeggio, incontro due testimoni di genova (la percentuale di testimoni di genova in questo paese è incredibile, specie se si pensa che non siamo neanche in liguria) che mi sventolano in faccia una foglio di carta con su scritto “svegliatevi”. fosse facile, è almeno un’ora che ci provo, con scarsissimi risultati.
per evitare questioni eseguo il vecchio trucco dell’invisibilità (è facile se si ha il mantello magico*) e mi avvio verso l’ufficio orientandomi con le fessure nei marciapiedi e le voci in schwyzerdütsch (basta stare lontani da entrambi).
nel pomeriggio, io e la sindrome vertiginosa parossistica posturale (svpp) abbiamo in programma una sessione di allenamento con la la tecnica di dispersione di brandt-daroff. per chi non sapesse cos’è la tecnica di dispersione di di brandt-daroff vi basti sapere che il paziente deve passare a prendere con la macchina i signori brandt (detto willy) e daroff, bendarli e lasciarli in mezzo a un bosco di notte.
non è sicuro passino le vertigini, ma è una tecnica che può dare le sue soddisfazioni.
verso sera torno a casa, metto sullo stereo la sonata ak47 di johan karposkij per campanello, violino e kalashnikov, mi infilo della lavatrice e metto il programma per i delicati.
fra le altre cose volevo anche dire che ho noleggiato un aerosol. e niente, è davvero accordato in sol.

* il mantello dell’invisibilità è un oggetto magico che puoi indossare avendo cura che ti copra la testa e buona parte del corpo. quando hai addosso il mantello dell’invisibilità nessuno può vederti in volto mentre cammini, anche se aumentano le possibilità che tu prenda in fronte il primo palo della luce a bordo strada. è pur sempre un mantello dell'invisibilità, mica uno scudo spaziale.

lunedì 2 settembre 2013

campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo
(per quelli che contano, la risposta è ovviamente 42.)*


avevano combinato il tutto sorseggiando gin tonic, bellini e un’aranciata amara donata dal proprietario della villa in cui si trovavano quasi per caso, uno di quegli impeti travolgenti che a volte scuotono il branco.
si sa come andavano quelle cose in quegli anni, tutti ubriachi a notte fonda, quando l’intellettuale del gruppo, sciarpa al collo, vaticina di lotta di classe e con stile sobrio e gesti dotati di estremo fascino spiega che gli uomini mica son fatti per essere schiavi od operai, e bisogna porsi nella prospettiva storica che l’uomo è fatto per lottare contro l’ingiustizia, ballare in piazza e godersi la vita, girare tardi le strade con ferrari a marce automatiche o sgambettare felice nei prati senza alcuna preoccupazione, libero una volta per sempre.
continuava imbaldanzito forse anche dagli effetti dell’alcol, mentre gli altri turbati stavano a guardare, e sfilava in passarella con la sicumera dei giovani mai erranti, come se tutto seguisse un perfetto filo logico.
non si curava se qualcuno gli faceva notare che erano tutte castronerie, che c’è il rischio di dover scappare sui monti e darsi alla macchia, senza neanche poter mai lavare la biancheria, mangiare un piatto caldo, sentire gli investigatori alitarti sul collo o, peggio ancora, che ti schiaffino in prigione per il resto della vita.
non so ancora perché alla fine andò così, sono quelle cose che maturano in un crescere sinfonico, prima sussurrate poi interiorizzate, fino quando alcuni progettarono davvero l’assalto alla national banks vicino agli orti zoologici.
avevano programmato tutto, i mascheroni da buffone che non rivelino le morfologie dei volti, il palo fermo ore all’ingresso per studiare l’attimo adatto, l’auto per la fuga.
e poi l’irruzione, le armi puntate sugli astanti con fare gentile e misurato, con gli occhi rossi di adrenalina che sbucavano dalle maschere e tradivano l’affanno di un azzardo inconfessabile.
quello che li salvo dalla forca fu che alla fine non avevano ucciso nessuno ma rimasero fare i conti con il proprio grosso errore per molto tempo, soli nelle proprie celle.

* se siete qui per caso e non ci avete capito nulla, non avete di che preoccuparvi. questa è una cosa che faccio ogni tanto con i lettori affezionati di questo blog (tre), e quindi niente.
se poi avete capito di cosa si tratta e non avete niente di meglio da fare, volevo dirvi che questa volta è davvero difficile, e anche i pochi malati di mente che di solito fanno queste cose potrebbero incontrare grosse difficoltà. io vi ho avvertito, se poi tentate il suicidio non potete farmi causa, o almeno così sostiene il mio avvocato (che attualmente è uno scoiattolo che pago a ghiande, perché carcarlo è impegnato).
sto ancora cercando un premio adeguato per chi ci riuscirà (ma tanto non ci riuscite), ma sono orientato per un giro in battello sul lago con esegesi di germani reali e germani immaginari, o un tso.
la soluzione completa starà nei commenti, fra qualche giorno

venerdì 23 agosto 2013

campionati mondiali di gatto sincronizzato

alcune foto della gara finale della prova a coppie dei campionati mondiali di gatto sincronizzato 2013, esercizio che ha favorevolmente colpito la giuria che ha premiato la coppia con una media voto di 9,5 per un coefficiente di difficoltà 3,2.
dal 2007 il gatto sincronizzato è disciplina olimpica

venerdì 9 agosto 2013

stavo guardando il campionato mondiale di gatto sincronizzato mentre dalla finestra entravano prepotenti le note di un’orchestra di brașov, marius lacatus e gli ursus sonorum (un sursus di ursus è la hit del momento) quando l’universo mi implode addosso.
non è un grosso problema, uno può sempre cambiare universo (se ha tenuto lo scontrino) o trasferirsi su una singolarità (che è perfetto per gli antisociali), ma mi dispiace per i vestiti.
nel frattempo da queste parti è cominciata la stagione dei monsoni, con violenti temporali giornalieri che mi hanno sterminato le surfinie, e io non so più come comunicare con gli ufi.
quindi faccio come fanno tutti, ricorro alla telepatia, che è uno dei metodi di comunicazione più perfetti ed efficaci. per lo meno finché le persone non si parlano.
è anche arrivato il momento di partire per le ferie, quindi immagino che non ci siano molti lettori da queste parti (già è difficile che uno legga questo blog da casa, figuriamoci dalle ferie) ma siccome so che la gente si perde spesso (qui è pieno di turisti che si perdono, ad esempio) e questo è anche un blog di servizio, in caso di necessità vi lascio una mappa dettagliata per raggiungere comodamente le vostre case.


se vedete in giro uno con i capelli un po’ lunghetti, uno zaino in spalla e l’espressione intelligente di un’attinia, fate ciao con la manina.