giovedì 2 marzo 2006

questa mattina la temperatura esterna si aggira intorno ai meno 2 gradi centigradi. il fatto che ci sia il sole e, incidentalmente, sia marzo, sembra non interessare le divinità climatiche della regione.

interpellato sulla questione, il call center clima (gestito verosimilmente da un semidio con un contratto a progetto) si ostina a ripetere che ci vuole pazienza, sono rimasti indietro con il lavoro e stanno ancora evadendo le ordinazioni di gennaio.

esco con giaccavento, guanti e cappello (dicono sia tornato di moda portarlo sulle ventitrè, io mi ostino a portarlo in testa, che secondo me è più efficace), con la più bieca piaggeria convinco a partire toledo 1991™, e mi infilo in strada dietro una mitsubishi del canton glarona, che evidentemente a) è rimasta al giro di ricognizione oppure b) nessuno le ha spiegato che sulle statali italiane è consentito andare a velocità estreme, tipo 40 km/h.

quando accosta, impossessandosi dell’unico parcheggio disponibile nel raggio di 3 km dal mio ufficio auguro morte e distruzione a fridolino, possibilmente per cirrosi da overdose di birra trappista.

niente, è solo che sono di buon umore.

in effetti, ieri stavo analizzando la questione della corretta gestione del tempo libero.

da quasi sei mesi a questa parte, mi sono cimentato senza costrutto nel famoso solitario pugliese di windows, il frisell.

voglio dire, più di 2650 partite (duemilaseicentocinquanta).

ho capito che stavo perdendo il mio tempo in maniera indecente, e che era tempo di smetterla con questa storia.

quindi, per dare un senso alla mia vita, ho deciso che mi faccio tutte le partite di free cell, da 1 a 32000, senza passare a quella successiva nel caso non dovessi finirne una*.

sono arrivato alla 97. ho calcolato che in 4 anni dovrei cavarmela.


*per dire, non sono mica l’unico. ho già ricevuto una mail di adesione da viridian (la trovate nei link)

lunedì 27 febbraio 2006

esco di casa al mattino e, anche qui, ai confini dell’impero, c’è il sole, che splende fra gli sguardi meravigliati degli autoctoni, e le domande dei più piccini che si chiedono cosa sarà mai quel disco luminoso nel cielo di cui, francamente, non hanno memoria.

arrivo in ufficio giusto in tempo per litigare con un fax che ha un punto di vista assai divergente dal mio sul concetto di gestione della carta oltre che essermi indiscutibilmente superiore sul piano della dialettica.

comunque sono abbastanza convinto che quando gli antichi hanno inventato il detto melius abundare quam deficere non intendessero il numero di fogli da tirare nei rulli per stampare un fax di una pagina.

mentre litigo con il fax rispondo anche ad alcune telefonate, che per motivi di problemi al multitasking non sono del tutto sicuro di aver capito. però ho preso appunti:

- un vassallo di ottone di sassonia, per un problema nella reperibilità di materiali per dei corrimano di una scala interna di stampo medievale

- gustavo rol, per una diversa distribuzione dei permessi per riduzione dell’orario di lavoro (qui non sono sicuro se abbia telefonato o se sia stata una comunicazione telepatica)

- il capitano kirk, per un problema al teletrasporto di alcune piastrelle in un cantiere alieno

- adelaide di borgogna, per sapere se avevo notizie di ottone

- l’avvocato di gregorio vii, parte attrice in una causa civile che attende consulenza tecnica d’ufficio

a un certo punto entra dalla finestra del balcone una palla di pelo che cammina in punta di piedi, una vaga somiglianza con nureyev dopo una cura ormonale sbagliata. si guarda in giro, decide che è troppo stanco per aver fatto il giro del balcone dopo alcuni mesi di inattività e si spalma sul pavimento.

ufi, vi prego, portatemi via di qui.


ultim’ora

pasquale luiso, calciatore ormai a fine carriera, e il mago otelma, mago astrologo con all’attivo numerose comparsate nei palinsesti televisivi, hanno accettato di recitare in un film in cui interpretano due professionisti che fuggono dalle consuetudini e dalle frustrazioni di una vita senza senso e decidono di regalarsi un weekend di svago che ben presto, però, si tramuterà in tragedia.

il film uscirà nelle sale a luglio e si intitolerà otelma & luiso.

giovedì 23 febbraio 2006

ho un fastidioso cerchio alla testa. praticamente sono pronto per l’agiografia.

non capisco se è perchè dormo poco o se c’è uno gnomo che da lunedì si ostina a mettermi figure geometriche in testa, la notte.

il problema è che se dormissi di più, nel caso fosse lo gnomo, non riuscirei mai a sorprenderlo.

ad ogni modo non saprei, il cerchio alla testa è fastidioso, ma magari con un triangolo mi troverei bene.

ieri il maestro del corso di auto smaterializzazione ci ha spiegato che per evitare l’etnocentrismo ed allargare i confini della nostra mente dobbiamo studiare a fondo quanti più possibili sistemi di credenze.

questo è uno dei motivi per cui facciamo le lezioni in cucina.

l’altro è che la cucina è l’unica stanza dove si può avere un po’ di pace, sempre che si riesca ad imbavagliare il frullatore (niente, è che avere due velocità è il primo passo verso il libero arbitrio).

il corso di auto smaterializzazione, come ho già spiegato, ha come obiettivo quello di gestire i legami delle molecole del proprio corpo e farle disgregare: in realtà questo non è tanto difficile, il difficile è farle rimetterle insieme quando serve. il corso ha anche tutta una disquisizione filosofica di contorno sul fatto che poi, in fondo, rimetterle insieme non serva mai davvero.

ne parlavo ieri con l’altro allievo del corso, mentre per tentare di prendere confidenza con il mondo molecolare tentavamo di far scongelare una pizza fissandola intensamente (funziona davvero, provate. come tutti gli esseri viventi, se vengono fissate intensamente le molecole si agitano, e il loro movimento provoca il surriscaldamento della pizza. funziona anche meglio se levate la pizza dal freezer, comunque).

l’altro allievo del corso è un lemming che è molto più avanti di me nella tecnica dell’auto smaterializzazione, e questo porta erroneamente le persone che osservano il nostro dialogo dall’esterno a credere che io parli da solo.

ad ogni modo concordavamo che fossimo molto vicini a raggiungere il satori, ma anche raggiungere il forno e infilarci la pizza sarebbe stato comunque un buon risultato.

il problema è scegliersi gli obiettivi, come sa qualsiasi buon fotografo.

lunedì 20 febbraio 2006

del perchè eddie adora viaggiare, nonsotante una lieve idiosincrasia al marchio trenitalia: breve storia edificante sullo stato delle ferrovie in una deliziosa cittadina del nord italia.


il programma è piuttosto semplice.

treno da milano alle 21.15, cambio in trista cittadina di provincia G., attesa di circa un’ora per la coincidenza e treno alle 22.56 per paese di confine L. (casa eddie). arrivo previsto ore 23.44.

per la cronaca, trista cittadina di provincia G. – paese di confine L. distano circa 60 km.

ma a causa dell’insondabilità del destino umano, che permette di avere nella stessa giornata 21 gradi a roma, e decisamente meno ad altre latidudini (cazzo), da casa eddie avvertono che sta nevicando, e sulle strade è caduta l’incredibile cifra di quasi 10 cm di neve, che è la soglia per la mobilitazione totale della protezione civile per calamità naturale, suppongo.

mi immagino le scene apocalittiche e lo sgomento dei miei concittadini, nonchè un passo avanti deciso dell’economia a causa delle ordinazioni di motoslitte.

sono previdente, e chiedo lumi all’assistenza clienti di trenitalia a milano: il treno dalla trista cittadina di provincia G. a casa eddie è garantito.

parto fiducioso e arrivo a trista cittadina di provincia G. alle 21.50, pronto per aspettare un’ora in stazione.

sfortunatamente nella simpatica stazione di trista cittadina di provincia G. non esiste sala d’aspetto. cioè, ne esisteva una, ma adesso che la stazione è in ristrutturazione ne è stata approntata un’altra, che però chiude alle 21, e sembra che le uniche chiavi a disposizione siano custodite in un caveau di zurigo per precauzione.

alle 22.30 viene comunicato che “per le avverse condizioni meteo i treni da e per casa eddie (l’uso del plurale è sospetto, visto che di treni per casa eddie ce n’è uno solo, quello delle 22.56) viaggiano con circa 50 minuti di ritardo”.

insieme ad un manipolo di sventurati chiedo lumi ai dirigenti movimento di trista cittadina di provincia G.: il treno è partito da casa eddie, ma arriverà tardi. forse. (il “forse” è lasciato cadere così, con nonchalance).

nel frattempo ferrovie dello stato informano la gentile clientela che sono liete di farci gelare all’aperto.

chiedo: non è meglio chiamare un autobus? risposta: boh, aspettiamo di sapere che ci dicono da milano.

in effetti, chi ha fretta? qui in stazione si sta così bene e la temperatura è deliziosa. pensavamo di organizzare un pigiama party, nel frattempo.

alle 23.30 viene comunicato che il ritardo è salito a 70 minuti.

a costo di apparire indiscreto, me ne rendo conto, chiedo nuovamente informazioni.

il treno è fermo da qualche parte, e forse non arriva. adesso vedono di capire se devono chiamare un autobus sostitutivo. il motivo dell’incertezza credo sia perchè stanno comunicando con i segnali di fumo che sono disturbati dalla neve. l’uso di telefoni cellulari è proibito da un’enciclica papale contro il modernismo in trenitalia.

alle 24.00 si apprende che il treno arriverà, fra un po’, ma non ripartirà (sempre per motivi religiosi, credo).

da milano fanno sapere che chiameranno un autobus sostitutivo. un’intuizione geniale, effettivamente.

quattro rumeni che devono andare poco lontano, decidono di pagare un taxi a loro spese. rimaniamo in sei, fra cui un simpatico bambino che dopo qualche minuto si permette di osservare che sì, ha un po’ freddo, e magari un po’ anche sonno. i bambini oggi giorno sono sempre più viziati.

nell’ora seguente si apprende che:

-non trovano l’autobus perchè la ditta che ha in appalto il servizio dalle ferrovie non ne ha a disposizione: sono tutti a torino a vedere le olimpiadi.

-c’è un autobus da qualche parte e forse sta arrivando.

-l’autobus dovrebbe arrivare, ma il conducente sta dormendo e va svegliato.

-l’autobus sta partendo ma non si sa da dove. potrebbe essere partito da milano, ma anche da caltanissetta, a ben vedere.

-l’autobus non esiste.

-l’autobus si è perso.

-il conducente dell’autobus ha delle serie crisi esistenziali: i dirigenti movimento di trista cittadina di provincia G. saprebbero come aiutarlo, ma purtroppo non hanno il suo numero di cellulare.

verso l’una la situazione appare più chiara.

è partito un autobus da malpensa, 15 km di distanza da trista cittadina di provincia G.. è quasi arrivato a casa eddie (senza di noi, mi pare ovvio. ma questa lieve incongruenza pare sfuggire agli intrepidi dirigenti movimento di trenitalia. il problema è che decidono da milano, fanno sapere. noi ci immaginiamo dei cervelli tenuti in vita artificialmente in soluzioni acide che prendono decisioni a cazzo).

comunque l’autobus, da casa eddie tornerà a prenderci, e poi ci porterà a casa eddie. la genialità elevata a stile di vita.

all’una e venti, dopo 3 ore e mezza di gelo, un passeggero in ipotermia chiede asilo politico ad un albergo poco distante dalla stazione: un simpatico vecchietto ci mette a gentilmente a disposizione un paio di divani nella hall e un calorifero. il bambino, inspiegabilmente si addormenta appena toccato il divano. non fanno più i bambini di una volta.

io avverto il capotreno che nonostante il conforto di trenitalia, abbiamo trovato qualcuno che ci ospita al caldo. il capotreno prende atto, con la frase: “figura di merda fino in fondo”.

il capotreno diventa il mio idolo.

comunque se vi trovaste a passare per l’albergo “la rotaia” di trista cittadina di provincia G., lasciate una lauta mancia al portiere di notte, grazie.

alle 2.10 arriva l’autobus.

essendo tutti diretti al capolinea, con il capotreno (capo autobus?) si discute l’eventualità di fare tutte le fermate perdendoci in strade provinciali e raddoppiando il tempo di percorrenza.

eventualità che il capotreno riassume con la frase “fanculo tutti, andiamo a casa”.

alle 3.20, l’autobus entra trionfalmente in stazione di paese di confine L..

esclamazioni di giubilo di passaggeri e personale viaggiante, non riportabili in questa cronaca per motivi di decenza.

tempo di percorrenza per 60 km, 4 ore e 25 minuti, per una media sul percorso di circa 13 km/h. vi siete fatti un’idea del concetto che in ferrovia hanno di alta velocità.

trenitalia fa anche sapere che, a causa di avverse condizioni meteo, ai loro dirigenti risulta che non esistano ferrovie in finlandia.

ore 3.35 apro la porta di casa, ringraziando la rete ferroviaria italiana.

ore 8.30 arrivo in ufficio e, inspiegabilmente, ho sonno e mal di gola.


note:


-putroppo è tutto vero. anche le ipotesi fornite sul mancato arrivo dell’autobus da mezzanotte all’una.

-per la toponomastica si ringrazia bpz. lo trovate nei link.




giovedì 16 febbraio 2006

oggi sfidavo un architetto di rovaniemi nel torneo individuale di scissors sheet, specialità olimpica da pechino 2008.

al via dei giudici si estraggono le forbici dalla fondina e si ritagliano 19 fogli 890x650, seguendo le linee della squadratura; i fogli, poi, vanno piegati nelle dimensioni di un a4.

al fine della valutazione si considera il tempo impiegato e un giudizio stilistico dato da sei giudici, il tutto moltiplicato per il coefficiente di pulizia della scrivania (beh, non è più complicato del freestyle gobbe).

secondo il regolamento della federazione internazionale si può chiedere tempo tecnico di sospensione solo se:

-squilla il telefono

-si inceppa la carta del fax

-arrivano dallo spazio profondo degli ufi in rappresentanza di una civiltà superiore.

tagliarsi con la carta è considerato un gesto tecnico assai apprezzato dai giudici, ma solo se si evita di sanguinare sul foglio.

non ci sono limiti di tempo, la gara finisce quando i due concorrenti hanno tagliato e piegato tutti i 19 fogli, oppure se si fonde il plotter. vince per manifesta superiorità il primo che si ficca le forbici in un occhio.

ho perso, ma solo perchè raimondo lullo travestito da giudice sud coreano mi ha dato un voto indecente. e poi non sono omologate le forbici per mancini (intesi come sinistrorsi, non come allenatore dell’inter. solo che sinistrorsi non è una bella parola. sembra di parlare di plantigradi incazzosi).

adesso per continuare il torneo dovrò essere immerso nel mare del nord insieme a dei tonni e sperare nei ripescaggi.

martedì 14 febbraio 2006

sto lavorando a un progetto di settimana alternativa: trovo francamente del tutto incomprensibile l’esistenza dei lunedì.


questa cosa di essere rapito dagli ufi, oltre a lasciarti poco tempo libero, è comunque assai stimolante.

in un briefing con i popoli della galassia discutevamo intorno alla proposta dei lemming (i lemming hanno dato inizio alla civiltà sul pianeta terra. poi hanno cercato di istruire gli esemplari della specie homo sapiens, con i pessimi risultati. adesso sapete il perchè di tutti quei suicidi di massa: il senso di colpa si manifesta anche nelle specie più elevate) che articola la settimana su tre giorni lavorativi, tre di ferie, e uno di riposo (la differenza fra ‘ferie’ e ‘riposo’ è fondamentale in una qualsiasi società spiritualmente avanzata).

correnti minoritarie spingono invece per una soluzione sul modello ‘krankx’, un pianeta nel sistema di alpha centauri in cui gli abitanti, indefessi lavoratori, godono di appena 4 giorni di ferie l’anno. questa soluzione che, secondo alcuni sostenitori terrestri, aiuterebbe a nobilitare la specie con il sacro fuoco del lavoro, non è stata del tutto abbandonata neanche quando è stato spiegato agli entusiasti terrestri che, a causa del breve periodo del movimento di rivoluzione del pianeta, un anno su krankx dura 9 giorni.

giovedì 9 febbraio 2006

arrivo in ufficio con la tipica espressione gioiosa di friederich murnau, pronto per girare il remake di torna a catalessi. e dire che avrei delle cose importantissime da fare, una delle quali è sicuramente dormire, le altre, francamente, non ricordo.

in questi giorni sono stato rapito da degli ufi crudeli che mi hanno usato prima come cavia per degli strani esperimenti psichici, poi come rastrello per disegnare stilosissimi crop circle nei campi di grano.

una volta rilasciato, ieri ho cercato di prenotare un biglietto del treno per un weekend.

trenitalia sostiene che negli orari in cui dovrei partire io non esistono biglietti, non esistono treni, e anche la realtà non è affatto come noi la percepiamo.

nella remota probabilità in cui i treni esistessero sarebbero comunque esauriti, e quindi quel giorno sarebbero impegnati in una terapia di gruppo per risolvere il problema presso uno psicologo motivazionale che lavora in un interscambio della stazione di lodi.

ho telefonato agli ufi crudeli per chiedere se mi vengono a riprendere, ma sto ancora aspettando.

nel frattempo continua a fare un freddo indecente, il panorama assomiglia a quello di un caldo mattino assolato di inverno nella ospitale siberia, ma io sto abbastanza bene, anche se adesso sento il bisogno di disegnare dei crop circle su tutti gli zerbini che incontro


nota a margine

si chiama grappa “morbida” quel tipo di grappa che ti avvolge in una coperta di flanella prima di prenderti a pugni nello stomaco

lunedì 6 febbraio 2006

questo universo ha decisamente qualcosa che non va.

l'ho riportato al negozio ma non me l'hanno cambiato perchè ho perso lo scontrino.

mercoledì 1 febbraio 2006

al mattino, prima di andare in ufficio, scruto il volo dei gabbiani sul lago per cercare di capire quando sarà la seconda lezione del corso di divinazione.

il maestro ha spiegato che se vogliamo progredire sulla via della divinazione dovremmo smetterla di aspettarci da lui notizie sul futuro, anche se il fatto che abbia prenotato un volo di sola andata per cuba con i soldi della retta annuale ha insospettito un po’ tutti.

ad ogni modo c’è il sole, gli uccellini cinguettano my funny valentine nella versione di elvis costello e il pupazzo di neve di fronte a casa mia è diventato un’ameba di neve (sempre che un’ameba di neve abbia dei bottoni al posto degli occhi).

nel pomeriggio faccio alcuni giri di telefonate nel tentativo di organizzare il primo campionato mondiale di gare di velocità per sedia operativa ergonomica “sophia” (base a 5 razze su ruote pivotanti) ma incontro alcune difficoltà nel reperire piste di atletica pavimentate in marmo. immagino significhi che la federazione sportiva poltroncine ergonomiche non riceverà alcuna sovvenzione dal coni, maledizione. non mi resta che motorizzarle e farle correre sulle piste di kart.

per smaltire la delusione (questo pianeta ha bisogno di infrastrutture, ecco cosa) mi dedico a discipline meditative in grado di riportare la pace interiore.

infatti all’ottantaseiesima partita consecutiva di free cell raggiungo uno stadio di consapevolezza assoluta, una sensazione molto simile al satori, erroneamente scambiata per catatonia dagli specialisti dei centri di igiene mentale.

quando arrivo di nuovo a casa, trovo sulla soglia del portone il germano reale


- sei tornato?

- no, in realtà sto ancora svernando al sud, questo è solo un ologramma molto ben fatto, immagino mi dovrai chiamare germano virtuale. hai altre domande intelligenti?

- no, le ho finite.

- ...

- ...

- almeno hai deciso cosa fare della tua vita?

- vita? quale vita?


alla fine entro in casa e mi ritiro nei miei alloggi a scrivere:

-testi alternativi per i-ching

-pièce teatrali per mendicanti di metropolitana

-sceneggiature per colloqui di lavoro.



definizione: un operatore booleano è un centralinista proveniente del pianeta boule, abitato da forme di vita che ad un esame sommario potrebbero venire scambiate per borse dell’acqua calda.

lunedì 30 gennaio 2006

provo a respirare e sento un vago odore di primavera.

il pannello luminoso che ho di fronte sostiene che a) ci siano 15 gradi, e b) tutto vada mediamente bene.

a me verrebbe da ringraziarlo, quel pannello luminoso, non fosse che sto esattamente a 673,6 km dal luogo che chiamo “casa” e l’opzione “b” sappia un po’ di fregatura.

in serata rientro verso altre infauste latitudini, arrivo a casa e metto sullo stereo il v concerto brandeburghese nella partitura per oboe e lavandino con miscelatore.

in tutto questo, mi hanno ridato la tessera del bancomat. solo che in ossequio al dio trghelgh, il monitor dello sportello bancomat trasmetteva una televendita del rotowash.

ecco, io questa cosa dello sportello bancomat fuori servizio per assenza di collegamento non la capisco granchè.

voglio dire, quando mi cercano per debiti, io mi sento legittimato a rispondere “sono spiacente, il collegamento con il mio cervello è momentaneamente assente per motivi tecnici”.


ultim’ora

secondo una recente ricerca di arnoldo cameri, docente di fisica alla pontificia università del vaticano, è stato dimostrato che spazio e tempo sono relativi all’osservatore romano.

mercoledì 25 gennaio 2006

oggi sono impegnato in una missione piuttosto complessa: produrre una quantità di stampe inutili in cinque copie in modo da deforestare una rilevante porzione di territorio alpino, o quantomeno il canton vaud.

adoro i lavori di routine. alla fine, sapere di contribuire all‘estinzione delle foreste svizzere ti calma i nervi.

ne ho bisogno.

sono uscito stamattina scavalcando tre inuit che giocavano a rialzo sul portone di casa, e tutto lasciava presagire una tranquilla e rilassante giornata invernale.

e invece trghelgh*, ha scatenato un‘offensiva in grande stile:

- i criceti del pc di casa sono entrati in sciopero e il computer adesso è governato da una cooperativa rumena che ha preso in ostaggio il modem;

- il lettore mp3 è omertoso e sostiene che i 450 mega di file che ho pazientemente selezionato e copiato al suo interno non esistono;

- splinder ha deciso di potenziare il servizio, il che significa che se prima avevo qualche possibilità che funzionasse con il browser dell‘ufficio (una versione avanzata di quello dell‘eniac) adesso non ho più nessuna speranza;

- word ha comunicato tramite il suo ufficio stampa che oggi è il giorno del quinto mistero della punteggiatura, in cui si contempla solo l‘apostrofo al contrario.

potrei continuare, ma poi va a finire che mi deprimo.

come soluzione d‘emergenza, mi sono travestito da pittore del tardo 400 e ho prodotto una teoria di madonne, ottenendo risultati poco significativi.

deciso a dare battaglia a trghelgh (o almeno imparare come si pronuncia), ho convocato i protagonisti della guerra di secessione, il generale lee e il generale qui, per discutere di strategia militare.


*il dio della tecnologia che mi odia da quando inavvertitamente gli ho investito il cane. che poi mica è colpa mia, è il cane che si voleva suicidare perchè si è reso conto che il padrone è un cretino (che è anche uno dei motivi per cui è meglio che io non abbia un cane)


martedì 24 gennaio 2006

esercizi di stile # 264
iscrizione al concorso “rorty 2006”


ciao amici uligani,
visto che sto più o meno cazzeggiando su un portatile con la sincope e mi sono ritagliato un paio di minuti di libertà da winmine (che adesso si chiama prato fiorito, ignoro per quale oscura strategia di marketing), pinball e solitario, il gioco di windows che provoca più compulsione e attacchi epilettici di doom 2, visto anche che l’associazione protezione animali mi ha diffidato dal prendere a palle di neve le alci (e altri animali come struzzo, alcestruzzo, pollo di fiume che pure quello è molto buono(1)), visto che sono da solo in ufficio e mi connetterò ad internet a sgamo, ma per poco tempo onde evitare che mi si scopra al momento del ricevimento della bolletta, e soprattutto visto che omissis(2) mi ha chiamato ieri sera per dirmi che sarebbe lieto di organizzare una cena a casa sua per sabato prossimo (sempre che riesca a spedire la sua coinquilina a la spezia o in qualunque altro posto nell’universo disponibile ad accoglierla), ma ancora di più visto che sto cercando di allungare il più possibile questa serie di subordinate al solo scopo di creare il periodo più squilibrato che si sia mai visto sulla faccia della terra (nel senso dell’analisi logica del testo, non certo in senso storico, che già ce la caviamo più che bene) e quindi vincere il primo premio al concorso “rorty” per la frase principale più ritardata della letteratura italiana, consistente in una fornitura vitalizia di graffette da ufficio e un sottobicchiere gentilmente offerto dalla birra zipfer, la birra più orrenda che sia mai scesa da una spina non elettrica dopo la calanda brau, nella speranza che il fiato non vi venga a mancare proprio ora nel caso stiate leggendo ad alta voce (in caso contrario vi sconsiglio vivamente di farlo, potrei anche dimenticarmi di inserire alcune virgole solo per vedervi boccheggiare e stramazzare al suolo portando con voi il mouse sotto lo sguardo sbigottito dei colleghi), grato per la vostra attenzione che ora, me ne rendo conto, sta venendo rapidamente a mancare, *invio questa mail* in modo che tutti vedano gli indirizzi di tutti, e il cerchio si chiuda (sempre che qualcuno l’avesse aperto prima).
baci, abbracci, e altri gesti d’affetto

(1) op. cit.
(2) non vedo perchè uno non possa avere un amico che si chiama omissis (n.d.a.)

giovedì 19 gennaio 2006

a metà mattina, mentre sono impegnato a spiegare ad un muro esterno perchè sarebbe meglio per lui essere attaccato ad un solaio invece di fluttuare in giro per i fatti suoi, mi telefona in ufficio il truccatore preferito di george romero. vuole sapere se ho brevettato il colore delle mie occhiaie, oppure può usarlo a piacere nel suo prossimo film “zombie vs impiegati del catasto”.
(nel primo film “logica zombienaria”, il protagonista è un giovane logico di formazione aristotelica che sconfigge gli zombie convincendoli che, secondo i principii della logica formale, tutti gli uomini o sono vivi, oppure sono morti: tertium non datur. di conseguenza quasi tutti gli zombie ritornano nelle tombe, tranne qualcuno che trova un buon compromesso adattandosi a lavorare come impiegato al catasto.
nel secondo film gli impiegati-zombie iniziano ad uccidere i cittadini costringendoli a leggere protocolli di visure catastali, e l’unico modo di fermarli è richiamare in vita gli zombie-zombie e far scoppiare una lotta fratricida).
in pausa pranzo cerco di contattare alcuni editori per proporre una guida michelin sui bagni dei locali pubblici di milano e roma che dovrebbe intitolarsi veni vidi wc™, con scarsissimi risultati.
cioè, secondo me sarebbe davvero un successo editoriale, ma appena racconto il motivo per cui chiamo, inspiegabilmente si rifiutano di passarmi l’editore.
poi, per riprendermi dalla delusione, gioco a scacchi contro un computer tarato sul livello di difficoltà “bambino con disturbi cognitivi e gravi problemi di apprendimento”. ho perso in 22 mosse.
verso sera, mentre torno a casa, rischio di tamponare una subaru targata appenzello interno che ha deciso che la velocità di crociera turistica in riva al lago non può superare i 30 km/h, forse anche perchè nel baule ha un cane che abbaia a tutto ciò che si muove (cioè, se stai su un auto, è facile che quasi tutto intorno a te si muova) picchiando violentemente il muso sul parabrezza, giusto per sfogare quello spirto terrier ch’entro gli rugge.
alla fine sono arrivato a casa e volevo chiudermi nell’armadio, ma era occupato e ho dovuto ripiegare sulla lavastoviglie. quando mi sono reso conto che io a casa non ho una lavastoviglie, era troppo tardi.

del perchè gli amici ti amano (part iii)

a : - senti, quello mi ha scritto di nuovo, mi sa che ci sta provando.
io: - dovresti scrivergli una risposta adeguata.
a : - sì, ma che tenore dovrebbe avere?
io: - boh, penso che pavarotti potrebbe andare.
a : - sei un cretino.

mercoledì 18 gennaio 2006

ho il blog fuori sincrono.
credo dipenda dal cervello.


sogni, sintomi e distanze
a mail to p.

i brutti sogni non mi piacciono per niente, e allora ti scrivo.
detto così suona un po’ incongruente, ma adesso ti spiego e poi tu capisci (questa fiducia, credere sempre che quando tu spieghi una cosa poi l’altro capisce, questa cosa ingenua me la porto dietro da quando ero bambino).
non lo so, è che io ai brutti sogni mica ci sono abituato.
che nei sogni succedono delle cose che mi sembrano vere, e non riesco più a distinguere la differenza. forse è per quello che non me li ricordo mai, voglio dire, la vita da sveglio basta e avanza.
poi succede che i brutti sogni mi fanno pensare, e pensare è una cosa che a volte fa bene, ma a volte mica tanto, e siccome poi nel sogno c’eri anche tu, e adesso io mica mi ricordo bene cosa succedeva, so solo che stavo male, ero triste ed ero anche arrabbiato, e insomma, non sono bravo a gestire i sogni, che poi mi sveglio in ritardo perchè non suona la sveglia e mi resta addosso quella sensazione di sapere che stai male ma non ricordi perchè, e mi sembra stupido, perchè uno non dovrebbe stare male per le cose che stanno solo nella sua testa, ma poi se ci pensi bene, alla fine quasi tutto sta solo nella tua testa, e allora non dovresti stare male mai.
e forse ho fatto questo sogno perchè mi sono reso conto che ti devo dire delle cose, ma non trovo mai il modo di farlo perchè siamo lontani, (cioè, può essere che abbia fatto questo sogno perchè sapevo che ti dovevo parlare, ma ancora non ho capito perchè me lo sono ricordato, che io non me li ricordo davvero mai, i sogni) e insomma, alla fine ho deciso che ti scrivo, perchè i brutti sogni non mi piacciono (così si capisce la frase che ho scritto all’inizio).

lunedì 16 gennaio 2006

alcune cose che ho imparato oggi:

- se si fissa un monitor accesso senza interagire con esso per un
rilevante periodo di tempo, il fatto che improvvisamente lo schermo
passi in modalità economica virando completamente al nero, può
rappresentare un grosso shock. questo per dire che lo stress emotivo è
sempre dietro l'angolo.
- dovrei imparare a guardarmi dentro, ma non ho molta dimestichezza
con il bisturi
- nessuno dovrebbe sottovalutare un coniglio

ultim'ora
secondo una recente ricerca di georg krapfenberg, docente di fisica
quantistica all'università di ginevra, il fatto che i comportamenti di
alcune particelle in particolari condizioni siano per definizione
inosservabili è dovuto al motivo che, a livello quantistico, è ancora
ben chiaro il concetto di privacy.

venerdì 13 gennaio 2006

1. del perchè il mondo dell’editoria mi è ostile*


dovrei davvero provare a fare lo scrittore?

ho scritto il mio primo romanzo mentre lavoravo come fattorino da un commercialista, e l’ho stampato sul retro dei fogli di brutta che lui usava per calcolare il 730 di un dentista di milano.

ho capito che non sarebbe mai stato pubblicato quando tutti gli editori a cui l’avevo mandato cominciarono a tempestarmi di telefonate.

volevano il numero del commercialista.


* che io sarei bravo a fare il correttore di bozze, il redattore, il consulente editoriale, l’organizzatore di eventi letterari. adoro leggere, odio lavorare ed ho una spiccata predisposizione per il buffet.




2. del perchè gli amici ti amano (part ii)


f: stasera c’è un freddo fottuto

io: ci sono stati freddi peggiori

f: ad esempio?

io: beh, freddi krueger

f: sei un cretino

mercoledì 11 gennaio 2006

ho passato metà serata a litigare con il dio dei mail server, per banali questioni di parcheggio.

questo perchè ancora non avevo letto il secondo libro di jan lubitsch altri grossi errori da evitare per una vita serena, che mi avrebbe evitato alcune spiacevoli conseguenze.

il mio pc, invece, è infestato da presenze inquietanti, eliminabili solo con una formattazione a basso livello, o, in alternativa, un riorientamento gestaltico prodotto da grosso bastone nodoso.

io e il mio pc tendiamo ad identificarci, ultimamente.

secondo il mio nuovo terapista (un suricato che è giunto al quarto dan della scala dei consulenti psicologici: pista, megapista, gigapista e terapista), oltre al feng shui applicato ai neuroni, dovrei iniziare a considerare un approccio psicologico alla teoria del caos: dietro la confusione si nasconde un ordine ancora più complesso; ma la ricerca di quest’ordine, inevitabilmente, genera ulteriore confusione, che si riduce ad un ordine di una complessità ancora maggiore, e così via, fino alla fine dei tempi. o almeno fino alla fine dei tempi regolamentari.

in tutto questo, giurerei di aver visto stefano tempier in mezzo al pubblico che strizzava l’occhio alla telecamera durante una trasmissione sportiva.


consigli di lettura

il professor rupert spencer, docente di antropologia culturale presso la oxford university, ha recentemente pubblicato un trattato sulle conversione delle popolazioni arcadiche, anticamente legate ai culti del dio caprone suonatore di flauto, divinità dei boschi, della molteplicità e dell’unità cosmica della natura.

secondo la teoria di spencer, quelle popolazioni si trovavano ad attraversare un periodo di carestia e si convertirono per riconoscenza nei confronti degli evangelizzatori cristiani che provvidero a sfamarli; la conversioni di massa viene quindi propiziata da fattori socio economici che esulano da quelli meramente spirituali.

il saggio si intitola “rendere pan per focaccia”, ed è pubblicato da apogeo.

lunedì 9 gennaio 2006

il 3 gennaio stavo partendo per una dimensione più consona alle mie facoltà mentali, da queste parti soffiava il föhn, e sembrava quasi che le temperature si decidessero ad alzarsi di qualche grado.

sono tornato oggi, e si gela. immagino sia saltata la corrente.

io sono rientrato in ufficio piuttosto confuso sulle domande fondamentali della vita (la borghesiana si chiama così perchè l’ha inventata j.l. borges? c’è qualche lavoro più creativo del capo ufficio stampa di trenitalia? perchè sono rientrato in ufficio?) anche se ho interiorizzato l’evangelica consapevolezza che non si vive di solo pane e philadelphia, o, quantomeno, che la monoalimentazione è una pratica poco equilibrata.

ne parlavo giusto ieri con il colonnello sanders all’incontro per il rinnovo della tessera annuale del club dei salati di mente, sull’intercity roma-milano delle 12.47, prima di affrontare l’annoso problema delle differenze strutturali fra baden baden e baden powell.

alla fine, mentre camminavo di notte su marciapiedi ghiacciati, tornando verso casa, mi ha preso qualcosa di molto simile alla nostalgia.


cose urgenti da fare

- non ricordo

- non ricordo

- diventare un criceto



(il problema dell’intercity, apparentemente, era che gli scompartimenti, il corridoio, e i bagni delle carrozze fossero intasati di persone e bagagli, tanto da rendere impossibile qualsiasi movimento.

certo, nei periodi di festività e ponti, esisterebbero soluzioni vecchie e non definitive come: aumentare il numero degli intercity (ma bisognerebbe pagare per avere delle motrici disponibili e ridisegnare l’intera struttura degli incroci); aumentare il numero delle carrozze (ma, analogamente, bisognerebbe pagare per avere più carrozze disponibili); non vendere più di tanti biglietti (ma si lascerebbe la gente a piedi e si perderebbero grossi incassi); eliminare qualche eurostar a favore degli intercity (ma allora che abbiamo investito a fare nella modernizzazione del paese?).

invece è molto più intelligente e funzionale affrontare il problema da un corretto punto di vista scientifico.

considerando infatti la dimostrata relatività generale di einstein, tempo e spazio sono relativi all’osservatore: con l’aumentare della velocità, lo spazio tende a contrarsi.

ora, si capisce che l’unico modo di farci viaggiare più comodi fosse arrivare a milano con due ore di ritardo.

questo potrebbe anche far capire agli ambientalisti che l’alta velocità, per non trasformarsi in un investimento sbagliato, ha realmente bisogno di spazio


martedì 3 gennaio 2006

l’universo non è fatto solo di connessioni molecolari così macroscopiche da essere visibili. quindi smettetela di dire che parlo da solo.

lunedì 2 gennaio 2006

venerdì 30 dicembre 2005

come ogni dicembre, gli abitanti di vega stilano il rapporto annuale sulle attività degli umani.

alla riunione operativa allargata di quest’anno partecipano il capitano vega (capo missione), il capitano untino (approvigionamento e logistica) e capitan farlock (travestimenti e mind-fucking) per gli alieni, il capitano jean luc viacard per i terrestri (che il capitano kirk aveva una partita di tressette) e il solito capitano tuttammè per gli alienati mentali con manie di persecuzione.

io resto a casa a guardare una partita entusiasmante della coppa spengler (metallurg magnitogorsk - sparta praha, non so se mi spiego) sulla tsi2.

all’inizio del secondo terzo, un’entità in grado di imporre la propria volontà al pianeta, richiamata da una favorevole congiunzione astrale (luna in capricorno e io in divano in prima casa) prende possesso del televisore che da ora in poi trasmetterà “le mirabolanti avventure di un commissario qualsiasi” fino a data da destinarsi.

mi trascino in camera, a riflettere sul senso della mia vita.

panico in borsa, male i titoli finanziari che trascinano al ribasso anche i telefonici.

alla fine, questa mattina c’erano meno sette gradi e un paio di pescatori di vladivostock si disputavano del salmone sotto la mia finestra.

chi mi salverà?

chi mi raikonen?

mercoledì 28 dicembre 2005

ti fai un’idea di cosa significhi silenzio quando senti la neve sotto i tuoi anfibi, mentre cammini da solo, la notte, sul limitare di un bosco.

invece ti fai un’idea di cosa significhi rottura di palle quando devi grattare la neve ghiacciata incollata al parabrezza.

così restiamo qui, in questa riedizione provinciale di anchorage, io e un lemming iscritto al fronte di liberazione dei nani da giardino che fa le prove per le selezioni di holiday on ice sul terrazzo dell’ufficio.

fortunatamente, qualche tempo fa, un astuto ambulante autoctono è riuscito a vendermi una sciarpa made in nepal (che abbina protezione dal freddo e cromoterapia. la mia vita ha bisogno di colore) per la modica somma di dieci euro.

in compenso sono quasi riuscito a convincerlo che in nepal si pronunci sherpa.



nel bel mezzo di un gelido inverno

a mail to m.


parcheggiare oggi è come mettere la macchina in freezer, senti il ghiaccio lamentarsi sotto le ruote, e devi stare morbido con la frizione, come un parrucchiere anni ’60.

i tetti delle case sono bianchi, le montagne intorno hanno uno strano colore argento spento (ma ce l’hanno solo perchè le montagne, da queste parti, indulgono spesso in rime interne) e tira un vento gelido che ti alesa le orecchie.

sono ancora qui. ho provato a diventare paperino, ma non mi riesce di crescere.


lunedì 26 dicembre 2005

del perché gli amici ti amano


 msn


 ore 13.15
ubik scrive:
cercavo proprio a tia
eddie aka si scoprono gli altarini e i piccoli dei prendono freddo scrive:
eh, mi sono connesso apposta
ubik scrive:
brav
ubik scrive:
alora
ubik scrive:
1) vì viene
2) c'è un treno alle 9 che arriva alle 13,30 ma costa 46 euro
3) c'è un treno che parte alle 8,50 ma arriva alle 14,20 (tiburtina però) e costa 39 euro
eddie aka si scoprono gli altarini e i piccoli dei prendono freddo scrive:
c'è un treno che parte alle 7.40?


 ore 13.20
eddie aka si scoprono gli altarini e i piccoli dei prendono freddo scrive:
ubik, era una battuta.
ore 13.20 ubik scrive:
ah ecco
ore 13.20 ubik scrive:
stavo cercando
ore 13.20 ubik scrive:
pirla!
ore 13.20 ubik scrive:
mi ero anche chiesto che cazzo di appuntamento avessi per dover partire alle 7,40


 sms


 io: siamo al bar, non siamo andati al concerto
d: io arrivo fra un po’. come mai?
io: boh, si vede che non riesci ad arrivare subito
d: sei un cretino

giovedì 22 dicembre 2005

è difficile capire cosa si può pretendere da un rapporto, come sanno tutti i ciclisti professionisti. peccato che io non sappia nemmeno andare in bicicletta.


per la fine del corso di armonia cosmica un coro di daini si è esibito in un’antica carola ucraina a quattro voci nella partitura per ungulati e pianoforte preparato.

la critica si è divisa sul risultato della performance, anche se nella pagina dello spettacolo del settimanale io donnola è apparsa una stroncatura netta, riassumibile in due parole: dài, no.

non è un gran periodo.

il freddo sta attentando ai miei circuiti neuronali, e non è servito a niente lavarmi periodicamente la testa con del paraflu, e neanche aggiungere dell’antigelo alla birra. peccato, mi sembravano buone idee.

in compenso quest’anno concorro al premio krankel, per gli appunti più inutili presi durante una telefonata di lavoro. siamo rimasti io e una segretaria di lipsia: il vincitore si aggiudica una fornitura di penne staedtler noris stick a fine inchiostro e alcuni capi di abbigliamento vintage polacco.


ultim’ora

una famosa casa di prodotti per l’igiene orale sta per lanciare sul mercato un nuovo dentifricio all’estratto di erbe e alloro. il claim studiato per la campagna pubblicitaria, che svolta decisamente rispetto ai canoni della comunicazione farmaceutica, sarà “il mattino alloro in bocca”.

lunedì 19 dicembre 2005

esercizi di stile

studio # 165

commistione: defrag neuronale



uno schizofrenico in cura, tecnicamente, fa terapia di gruppo?

era l’argomento della lezione di ieri al corso di interpretazione di rumore bianco, subito dopo la spiegazione del perchè, per una corretta profilassi di igiene mentale, non è consigliabile lavarsi il cervello introducendo del nelsen piatti nelle orecchie

forse tutto questo altrove mentale non giova a un cazzo.

ma il mio qui mentale è davvero un casino. e anche quo e qua.

e allora meglio altrove


non capisco: perchè se alle 14.15 dico che sono le due e un quarto, alle 15.10 non posso dire che sono le tre e un sesto? (no, giusto per far vedere che non è vero che non ho il senso delle proporzioni).

qui continua a fare freddo, il che significa che alcune divinità locali che mi avevano assicurato che le cose sarebbero cambiate mi hanno fregato dei soldi.

ci sono dei momenti in cui sento che le persone si allontanano, in cui vorrei qualcosa di diverso

mi trascino per l’ufficio con l’espressione allegra tipica di martin landau nei momenti topici di spazio 1999: il suricato che sta di guardia al calorifero sostiene sia un problema di metereoapatia.

intanto la sera le strade si coprono di cristalli di ghiaccio e sale, e mi immagino file di capre intente a leccare l’asfalto. cioè, io se fossi una capra lo farei.

mica è semplice leggere fra le righe. di solito ci si trova solo spazio bianco

per dare una svolta alla giornata, come rimedio omeopatico, provo ad inalare del freon. pare che non funzioni.

non è niente. non è per sempre

venerdì 16 dicembre 2005

dopo alcune insistite (quanto incomprensibili) richieste, ho provveduto ad una lezione di  aggiornamento sulla metafisica per il corso di filosofia per alcolisti. visto che per mettere il giallo e tutto il resto su splinder dovrei avere un browser che non va a criceti (che pare non siano compatibili con splinder) per adesso lo trovate qui .
nessun criceto è stato molestato per la stesura e messa on line di questo annuncio, e, in ogni caso, parlatene con il mio avvocato.

mercoledì 14 dicembre 2005

koan di dicembre: la via di tsoshohachi


- maestro, com’è possibile giungere alla verità?

- in auto, evitando la tangenziale ovest nelle ore di punta

lunedì 12 dicembre 2005

si sa, le persone danno il meglio di loro nelle emergenze.
nelle situazioni difficili emerge la solidarietà, si socializza al di là delle differenze di classe e provenienza, si diventa creativi per far fronte agli imprevisti e si resta uniti contro la catastrofe.
oltretutto le forze dell’ordine possono dare il loro contributo mettendo a frutto il loro addestramento di protezione civile, portando soccorso alla popolazione colpita, anche sedando con garbo piccole rivolte che nascono dalla disperazione.
davvero, non ha senso che trenitalia migliori il servizio.

mercoledì 7 dicembre 2005

io e il gatto siamo seduti di fianco alla scrivania dell’ufficio, immobili, e fissiamo un punto ipotetico fuori dalla finestra.
al corso di rilassamento emotivo, il maestro ci ha spiegato che è fondamentale rimanere immobili; comunque c’è da dire che il sonno aiuta.
il fatto che il punto, in quanto ipotetico, non esista, non sembra turbare nè me, nè il gatto. neanche il punto sembra granchè turbato dalla sua non esistenza, a dire la verità, e questo dovrebbe essere un grande insegnamento per il genere umano. almeno credo.
non so, ho provato a parlarne con il maestro di rilassamento emotivo, ma prima è rimasto in silenzio, poi se n’è andato girandomi le spalle. sempre che si possa dire che un cavedano abbia le spalle.
ieri, mentre tornavo dall’ufficio, mi è apparso improvvisamente il maestro kobayashi e ha iniziato a bacchettarmi urlando ‘sempre verso il centro!’. ho provato a spiegare che abito un po’ fuori mano e stavo finendo la benzina, ma è stato irremovibile.
quando sono arrivato a casa ho passato buona parte della serata a litigare con un bwbachod che è arrabbiato con me da quando per sbaglio l’ho chiuso in un calzino, da allora non fa altro che combinarmi casini in stanza. volevo evitare di irritarlo ulteriormente, allora l’ho inseguito per tutta la casa cercando di affettarlo con dei fendenti di claymore (non provate a fare lo stesso a casa vostra. a meno che non abbiate un amico piastrellista, intendo).
oggi, invece, come tutti i mercoledì che il signore (un signore qualsiasi, suppongo) manda sulla terra (che ne so, non potrebbe mandare dei soldi, invece?), qui ai confini dell’impero imperversa il mercato. solo che con questa gioiosa temperatura esterna, gli affari ristagnano. per dire, mai sentito narrare le qualità del mercato di novosibirsk a dicembre? ecco, ci sarà un perché.
mentre cerco di raggiungere l’ufficio a piedi, incrocio un senegalese disperato che cerca di vendermi un edizione del de trinitate rilegata in brossura. alla fine per farlo contento gli compro una raccolta di frasi celebri di un editore turco. ne scrivo qualcuna così anche voi potrete fare bella figura nei salotti mondani


- ci sono più cose in cielo e in terra, orazio, di quante ne contenga tutta quanta la tua filosofia (clarabella)
- dio non gioca a dadi con l'universo. almeno, non dall'ultima volta che ha perso (a. einstein)
- parigi val bene una messa in piega (jean louis david)
- questi è il figlio mio prediletto. rallegratevi ed in esso esultate (f. totti)
- fatta l'italia, fatto l'inganno (g. garibaldi)
- tu non stai pensando. stai semplicemente applicando la logica (niels bohr ad albert einstein)
- qui una volta era tutta campagna acquisti (avv. agnelli)
- cerco un centro di gravità permanente (newton)
- se non puoi batterli, perdi (confucio)
- pulirne uno per educarne cento (mastro lindo)
- panta collant (eraclito)
- il tempo cura tutte le ferite. infatti prima o poi muori (raul follerau)

lunedì 5 dicembre 2005

esercizi di stile

studio # 234

natura morta con interregionale



sono le otto e mezzo del mattino di un sabato che si annuncia pigro e sonnacchioso, dopo che la neve è caduta con insistenza per tutta la notte.

adesso una pioggia lieve, quasi invisibile ma costante, si insinua nel paesaggio innevato, in un silenzio quasi irreale.

di fianco all’edificio principale della stazione riposa sotto le neve un piccolo giardino, con al centro una vasca per i pesci che ha conosciuto tempi migliori; i cristalli ghiacciati coprono la ruggine del tetto dell’enorme vecchia voliera abbandonata, vuota come un chiosco chiuso per lavori di restauro.

sotto la tettoia della stazione, compaiono all’improvviso due guardie di confine, poi qualche operaio della stazione, e tutti restano fermi qualche minuto prima di entrare nuovamente in qualche locale al caldo, quanto basta per vedere il fiato condensarsi e poi disperdersi verso le finestre.

il treno è immobile sul secondo binario, con le porte aperte e i pantografi alzati, le luci all’interno sono accese, anche se dentro non si vede nessuno. se ne sta lì, inerte e silenzioso lungo il binario, come in attesa di un evento. in lontananza, il semaforo che regola la partenza è inequivocabilmente rosso.

l’interno del treno è caldo, ma il vagone è completamente vuoto e si respira l’odore misto di riscaldamento e vecchi sedili in pelle logorati dal tempo.

alzo gli occhi dal libro, e resto immobile sul sedile a fissare il paesaggio con uno sguardo incerto.

a tratti, un cumulo di neve si stacca dal tetto del treno e scivola dolcemente sul marciapiede della stazione.

il bianco della neve sembra dilatare il tempo e lo spazio, ma in realtà è il silenzio che distorce la normale percezione dell’universo.

poi torno al libro, con la consapevolezza che spesso non c’è alcuna differenza fra quello che vedi e quello che leggi.

dopo qualche ora il treno è ancora lì, fermo sul secondo binario, e a me sembra una buona metafora della mia vita in questo momento.




mandare in overclock il cervello non è mai una buona soluzione, anche se sabato sera il coefficiente di dissipazione termica era decisamente aiutato dalla temperatura esterna. pare comunque che mancassero alcuni componenti indispensabili, tipo un sistema di celle di peltier e alcuni litri di birra.

adesso alcuni neuroni stanno organizzando dei sit in di protesta, e degli estremisti mi hanno appeso sulla nuca il cartello out of order.

scusate, è un periodo un po’ del cazzo.

fra le altre cose devo fronteggiare un’invasione di folletti in ufficio che con la scusa di pulire il pavimento approfittano per nascondere documenti in pieghe spazio-temporali che non si sistemano neanche con un ferro da stiro astrale.

giovedì 1 dicembre 2005

mi sono svegliato e ho trovato un crop circle sulla coperta.

questo getta una nuova luce sulle indagini sui fenomeni alieni che coinvolgono la mia stanza.

il mio cervello trasmette ungheria - el salvador dei mondiali dell’82, solo che invece della telecronaca ci sono delle voci sconnesse che appaiono all’improvviso. non che la cosa mi interessi, voglio dire, lo sanno tutti che l’importante sono i fatti, e non bisognerebbe mai dare retta alle voci.

ad ogni modo, mi sento un po’ come il portiere dell’el salvador a fine partita.

i muscoli del mio collo hanno dichiarato uno sciopero ad oltranza contro le inumane condizioni climatiche cui sono sottoposti (è inutile che mi diciate che devo andare da uno specialista del settore, sono andato tre volte da un ghiro pratico di queste cose, ma l’unico consiglio sensato che ho ricevuto è stato quello di entrare in letargo, d’inverno).

ieri sera, dopo una graziosa telefonata ad un tecnico palesemente non in grado di passare il test di turing, ho chiamato il mio maestro di comunicazione empatica per chiedergli un consiglio. non mi ha risposto.

sono tornato a casa sfruttando la metà non congelata del parabrezza, ho messo sullo stereo i concerti brandeburghesi nella partitura per triangolo e ruota di scorta, e mi sono di nuovo chiuso nell’armadio.

fra le altre cose, devo aver sviluppato una dipendenza agli effetti collaterali dalla naftalina.

lunedì 28 novembre 2005

il 26 novembre è il giorno della sacra ciabatta.

la sacra ciabatta (conosciuta presso altre culture anche come divina pantofola o santa mappina) è la grande madre di tutte le ciabatte, simbolo di fertilità e del ventre materno, che accoglierà nuovamente tutte le ciabatte al momento della loro dipartita da questo mondo.

la comunità delle ciabatte credenti si prende un giorno di ferie, lascia le proprie case e si riunisce per un pomeriggio di ritiro e meditazione sulle rive del lago lemano.

il fatto che questa notizia sia sempre passata sotto silenzio è essenzialmente dovuto ai mezzi di informazione svizzeri che non sono così interessati ai meeting di ciabatte e preferiscono passare notizie come la fiera delle vacche di lingua romancia a chur.

per cui se non trovate le ciabatte, fatevene una ragione. torneranno.


io arrivo in ufficio giusto in tempo per iscrivermi al concorso per lo sbadiglio più lungo del 2005: l’anno scorso sono arrivato in semifinale, ma sono stato battuto da un ragioniere di trondheim.

invece, dopo un paio di settimane in cui aveva inspiegabilmente deciso di starsene comodo al caldo nell’appartamento di fianco, è tornato il gatto. l’ultima volta che l’avevo visto mi aveva trascinato in un dibattito sulla gnoseologia applicata all’esistente. lui stava arroccato su posizioni fondamentalmente idealiste (se non potessimo conoscere la realtà esterna, come potremmo saperlo?) e mi aveva devastato sul piano dialettico (io odio quando mi si batte sulla dialettica).

ad ogni modo sta lì, dietro la porta a vetri, e mi guarda.

gli spiego con argomentazioni razionali perchè non può entrare.

mi guarda.

rispiego, con dovizia di sillogismi e puntuali dimostrazioni.

mi guarda.

passo in rassegna tutte le argomentazioni catalogate da perelman e olbrechts-tyteca (peraltro inefficaci perchè basate sull’affidabilità di un uditorio che, in questo momento, si riduce al gatto).

mi guarda.

espongo diverse teorie sull’interconnessione dell’universo per le quali è assolutamente inopportuno che lui entri.

mi guarda.

apro la porta, mandando contemporaneamente a puttane tutta una serie di illusioni sulla superiorità della specie homo sapiens sugli altri animali.

venerdì 25 novembre 2005

meno tre. non è un conto alla rovescia, è una temperatura.
mi sono distratto un attimo e mi si è criogenizzato il cervello.
niente di grave, è solo che sono nato alla latitudine sbagliata.
la mattina, mentre vado in ufficio con la mia giacca griffata ‘omino michelin’ e una cuffia modello ‘gustav thöni ubriaco’, incrocio due inuit che fanno l’autostop per tornare a casa.
nel parcheggio, alcuni ragnetti stanno organizzando la versione aracnide di holiday on ice sul parabrezza della mia auto, e mi chiedono se possono usare il mio impianto stereo. accetto, però specifico che voglio una parte dei diritti del film, nel caso si dovesse fare.
il lago è di un colore sbiadito che gli autoctoni chiamano amichevolmente “fernando” e corrisponde all’esadecimale #dfdfdf nella scala di grigio (qui si distinguono più di 130 varietà di grigio, catalogate in base alle diverse sfumature e ribattezzate con nomi di fantasia, come grigio ‘crisi-del-29’, grigio ‘vanni’ o anche: grigio ‘ombra-di-topo-scappato-dal-fiume-e-nascosto-dietro-un-cespuglio-di-alloro’. non è che siamo maniaci, è solo che abbiamo pochi altri argomenti di conversazione).
non so, mi manca il passamontagna rosso di quando ero bambino. anche se, a ben vedere, adesso forse lo infilerei dalla parte sbagliata: sarebbe decisamente più rassicurante.


 


martedì 22 novembre 2005

non è che mi dia fastidio litigare con me stesso. voglio dire, è un modo come un altro di prendersi in considerazione.

quello che mi dà realmente fastidio è quando litigo con me stesso e perdo. ultimamente mi capita spesso.

in compenso ho affinato l’invidiabile capacità di trovarmi sempre nel posto giusto al momento sbagliato; oppure nel posto sbagliato al momento sbagliato.

ad ogni modo, se considerate che lo spazio-tempo è un sistema di riferimento non assoluto, questa cosa perde immediatamente qualsiasi significato negativo.



giovedì scorso, mentre per le vie di rimini litigavo con una reflex che non aveva assolutamente voglia di assecondare le mie pretese, mi ha chiamato il maestro del corso di consapevolezza per informarmi che ha deciso che dovrò esibirmi nel saggio di fine anno.

a dicembre, in piazza della riforma, a lugano, indosserò una tunica di flanella bianca e risponderò alle domande della gente nel modo più saggio possibile.

la consapevolezza sta nel fatto che tutti e due sappiamo che in fondo è solo uno spettacolo, ma, come diceva enrico iv, lugano val bene una messa in scena. e soprattutto c’è verso di ricavare qualche soldo.

qualche ora più tardi, dopo 13 km di tangenziale ovest percorsi a passo d’uomo, acquisisco nuove consapevolezze da sfruttare sulla via della sapienza. ad esempio, realizzo che il nuovo tappo ergonomico per le bottigliette di plastica è uno dei segni dell’imminente apocalisse.

dopo mezz’ora di immobilità quasi totale, mi sorpassa abebe bikila in corsia di emergenza, sempre a piedi nudi ma travestito da operaio anas: mi guarda di traverso e fa un gesto vago indicandosi il polso, come per dire: “ti aspetto al casello”.

decido di prendere in mano la situazione e cerco una trasmittente per chiamare scottie in sala macchine e farmi teletrasportare fuori di qui: mi risponde la segreteria telefonica che mi spiega che a quest’ora il signor scottie è impegnato con le domande di passaparola, tipo qual’è la capitale del buthan. riattacco, che non ho thimpu da perdere.

quando arrivo al km 29 c’è un comitato di accoglienza con la fanfara dei bersaglieri e un chiosco abusivo di bratwurst gestito da un avvocato di stoccarda rimasto bloccato qui mentre rientrava dalle ferie lo scorso agosto.

quando finalmente arrivo a casa metto sullo stereo il iv concerto di jack brezinsky, nella partitura per violoncello e piano astrale, poi mi infilo nella lavatrice e metto il programma per i delicati.

sabato 19 novembre 2005

l'universo sta bene, e vi saluta.
fate ciao con la manina
(io torno quando mi assicurano che sono vivo)

ultim'ora
il comprensorio scolastico di pasteur (milano) ha deciso di intitolare gli istituti agli scopritori del dna.
sono nate così la scuola elementare watson e la scuola media crick (il cui nome completo sarà crick del 128, per esigenze di sponsor)

martedì 15 novembre 2005

scusate, è che sono nuovamente impegnato con quella cosa di salvare l’universo, e tutto il resto.
tra l’altro, è piuttosto complicato salvare l’universo da un cassetto della scrivania.

mercoledì 9 novembre 2005

sto cercando di annodare un quipu (d’accordo, ho una motricità fine degna di una qualsiasi specie animale mancante di pollice opponibile, e allora?) quando due tomisti mi trascinano in un dibattito sull’esistenza dell’universo.

(se i tomisti hanno un problema, è che pensano sempre di dover dimostrare qualcosa: è quello che gli esperti del settore chiamano “la malattia di aristotele”; quando sono molto ubriachi gli esperti del settore riconoscono anche che dimostrare qualcosa è molto complicato se la controparte non collabora e inspiegabilmente rifiuta di accettare delle premesse assolutamente stupide e parziali. solo che se uno non accetta le tue dimostrazioni, la cosa è piuttosto deprimente, sapete? quindi raggiunto un adeguato tasso alcolico, questa categoria di filosofi viene anche indicata anche come tomesti)

ad ogni modo, continuano a discutere fino a quando non eseguo il numero del filosofo del cheshire per levarmeli dalle palle. non ho molta voglia di parlare.

in fondo, in questo periodo, in fatto di pensieri sono piuttosto parco. vuol dire che mi cresce l’erba nel cervello, immagino.

ho anche deciso di smettere per un po’ di frequentare il corso di ubiquità: non avere niente di interessante da fare stando contemporaneamente in due posti diversi non è granchè divertente. ne parlavo ieri con un airone cenerino che si era perso cercando una porta dimensionale* sull’estuario del fiume vicino a casa mia.

non che lui mi stesse ad ascoltare: gli aironi cenerini sono piuttosto riservati e non danno molta confidenza agli sconosciuti (vivere in riserva ha comunque i suoi vantaggi, occorre dirlo. a meno che tu non sia un'automobile, intendo).

comunque le giornate si trascinano più o meno tutte simili, verso sera arrivo a casa, infilo nello stereo my funny valentine nella versione di ben “fatto” webster, poi mi chiudo in un cassetto della scrivania.



* altre porte dimensionali: la pietra rettangolare della pavimentazione nella navata laterale ovest del transetto sud della cattedrale di chartres, la pagina 67 del “ristorante al termine dell’universo” di douglas adams (nell’edizione urania), la vibrazione che si sviluppa dopo dodici minuti e trentasette secondi usando senza interruzione un martello pneumatico bosch 3/4" core hamm (chiamato anche “hyeronimos” dagli addetti ai lavori), il rosone centrale dell’abbazia di san galgano, il ripostiglio della signora millgram a eastbourne (sussex), la seconda pietra della terza fila dell’allineamento di kerlescan a carnac.

per una completa disposizione delle porte dimensionali potete consultare il manuale “porte dimensionali e serramenti astrali”, dirk fenderson , ed. jaka book.



PS un bacio alla pimpantona, nel caso mi stia leggendo. ehi, ciao pimpantona!

(questo sarebbe uso privato di mezzo pubblico, una cosa tipo quando rubi un autobus per andare al supermercato)


martedì 8 novembre 2005

ecco, sembra niente, ma credo sarebbe un vantaggio se avessi una macchina che prendesse in considerazione l’ipotesi di partire, al mattino.

lunedì 7 novembre 2005

giovedì 3 novembre 2005

subterrean homesick blues


metropolitana, interno giorno.

il vagone è quasi vuoto, poche persone, in silenzio, mentre il treno sferraglia lento e sgrana le fermate, come un rosario cittadino.

all’improvviso si materializzano dal nulla quattro asiatici che si siedono di fronte a me, disquisendo fitto nella loro lingua madre.

mi arrivano frammenti di conversazione, qualcosa che potrebbe vagamente somigliare a joyce, se solo joyce avesse saputo il mandarino (nel senso della lingua, non dell’agrume).

continuo a fissare un punto imprecisato della carrozza fino a che, dopo qualche minuto, non distinguo chiaramente le parole “otis redding”.

a quel punto li guardo con aria interrogativa e chiedo: “avete mica detto otis redding?”.

loro si scambiano uno sguardo di intesa, si accordano, poi eseguono sitting on the dock of the bay a cappella. in cinese.

sipario.


qualche ora più tardi mi fermo sulla riva del lago, più o meno nel mezzo del nulla, sotto un cielo grigio carico di pioggia. alcuni gabbiani stanno volando seguendo una precisa traiettoria, in modo da formare la scritta “wo darf ich heimisch sein?”.

da nord, oltre le montagne, arriva un vento freddo.

io resto qui, con la sensazione di essermi perso qualcosa di importante.



ultim’ora

è in arrivo la nuova versione dell’a-team, ossia il sequel di uno dei telefilm più amati degli anni ’80. la nuova serie, che sarà interpretata da nuovi attori e riadattata alla nuova situazione contemporanea, si chiamerà a-team business.


martedì 1 novembre 2005

trovare un posto, viaggiare comodi e arrivare a destinazione in orario non ha prezzo.
per  tutto il resto, c'è trenitalia

giovedì 27 ottobre 2005

tempo fa, qualcuno da queste parti aveva piantato una palma.

una palma. qui.

che non è che il clima aiuti, diciamo.

come sostiene il vecchio adagio (i vecchi non parlano mai veloce, in effetti), la palma è la virtù dei porti, ma si intende quelli esotici, non quelli di lago.

quando non ero impegnato a nascondermi nei tombini, ogni tanto mi fermavo a guardarla (non sottovalutate mai un bambino che guarda qualcosa). e poi nei tombini ti trovano subito. no, per dire.

insomma, funziona così: prima non ci fai tanto caso. cioè vedi una pianta un po’ diversa dalle altre e basta; poi impari tutte quelle cose sui climi temperati, tipo le matite, e inizi a farti delle domande.

il fatto che tu perda tempo a fissare una palma potrebbe anche far preoccupare le persone che ti stanno intorno. invece tu stai solo facendo il possibile per diventare un adulto disadattato, da grande. stai facendo il tuo lavoro di bambino, tutto qui.

il concetto è che continui a dirti che con tutta probabilità quella palma non dovrebbe stare lì.

a meno che la palma non lo avesse consapevolmente scelto, ma, come dire, all’epoca mi sembrava improbabile. non ne aveva l’aria. poi credo sia morta. non lo so esattamente, le piante non mi hanno mai parlato volentieri, però dopo un po’ venne estirpata da una motosega, e questo suppongo segni un punto a favore della mia ipotesi.

tutto questo dovrebbe avere una morale, immagino.

tipo che a volte è molto meglio nascondersi nel locale caldaia.



mi serve qualcosa che mi liberi il cervello dalle interferenze.

non provate ad inalare acqua ossigenata: non funziona


mercoledì 26 ottobre 2005

toledo1991® è entrata in sciopero e si rifiuta di partire.
siamo stranamente in sintonia.
stando agli ultimi risultati dei negoziati per sbloccare la trattativa, potrebbe ripristinare la mobilità degli organi controllati dal motorino di avviamento solo a patto di un considerevole innalzamento della temperatura esterna.
del resto lo fa tutti gli anni, in questo periodo.


(segue dibattito fra me e meccanico di fiducia, novembre 2004)
-beh, si potrà pur fare qualcosa
-sì, rottamarla e ridurla ad una valigetta portatile in lamiera
-qualcosa di meno invasivo?
-no.
-…

venerdì 21 ottobre 2005

oggi proprio non è giornata. neanche settimana, se è solo per quello. e anche sulla stagione avrei da ridire.

per evitare scompensi ho tarato il misuratore di emozioni sulla scala brinell.

avrei solo voglia di disgregarmi nell’universo.

mi dà l'idea che i miei atomi farebbero meno danni se facessero di testa loro, invece di aggregarsi intorno ad un unico stupido centro di percezione.

solo che quando ne hanno parlato al corso di smaterializzazione stavo dormendo.

martedì 18 ottobre 2005

il 18 ottobre si festeggia la giornata di kreemer l’anfibio.

nella cosmogonia dogon si narra di un enorme rinoceronte che minacciava di distruggere la cintura di orione (la costellazione, non il prete) con danni incalcolabili per il genere umano. la cintura, come sanno anche i bambini, serve a tenere in vita i pantaloni della galassia, di cui il pianeta terra è un punto dell’imbastitura. se i pantaloni morissero, anche l’imbastitura perirebbe.

per fermare il rinoceronte, kreemer l’anfibio raccontò agli dei una storia così triste che li commosse a tal punto che essi piansero per giorni e giorni, e le loro lacrime inondarono la galassia e resero viscido il percorso del rinoceronte, così che la terra fu sommersa dalle acque, ma kreemer l’anfibio riuscì a portare a termine il suo piano eseguendo un perfetto sgambetto universale che fermò il rinoceronte.

(la storia che kreemer l’anfibio raccontò agli dei non viene riportata perchè è una vicenda assai personale, e a quei tempi esisteva ancora la privacy. occorre anche dire, però, che a quei tempi, gli dei erano assai meno furbi e decisamente più sensibili).

questa vicenda, tramandata a noi dagli scribi, diede origine poi, nelle varie popolazioni indoeuropee ad un mito che avrete certo riconosciuto, ossia quello della cacciata dal paradiso terrestre (gli scribi non sono tanto affidabili come pensate, quando si tratta di tramandare un avvenimento. provate voi a scrivere su delle tavolette di argilla, di cose di cui non capite niente, sottopagati, sotto dettatura di sacerdoti ubriachi)

ne consegue che kreemer l’anfibio, a tutti gli effetti, fu il primo a:

- salvare l’universo dalla distruzione (adesso sapete con chi prendervela)

- influenzare il clima ed il corso naturale delle cose raccontando un paio di balle agli dei (e così nacque la scienza)

- affogare buona parte dei non anfibi (ecco, forse questo è l’unico merito)

- prendere decisioni in maniera unilaterale, dato che se avesse chiesto al rinoceronte, avrebbe scoperto che lui voleva semplicemente liberarsi di alcune fastidiose api.


ma non era questo che volevo dire.

volevo dire che nel giorno di kreemer l’anfibio, io ho un accordo con alcune divinità climatiche per influenzare la situazione metereologica ed adeguarla al mio stato d’animo.

in effetti, piove.

ma pioverebbe comunque, immagino. le divinità climatiche sono assai suscettibili e mi odiano da quella volta che ho rovesciato della birra addosso ad uno di loro all’uscita di un locale, quindi se ne fottono del mio stato d’animo.

come il resto dell’universo, d’altronde.

ne consegue che la cosa dello stato d’animo lascia un po’ il tempo che trova (anche letteralmente, in questo caso).

lunedì 17 ottobre 2005

esercizi di stile
studio # 227
musica per avverbi, porte automatiche e luci soffuse


sono le 20 e 14 di una domenica sera tipica di una stagione che volge lentamente all’autunno inoltrato, una di quelle giornate limpide in cui il clima è piuttosto indulgente con le persone che camminano veloci, in una milano che sta cominciando a diventare irrimediabilmente buia.
se vi trovaste per caso a passare dall’ingresso della metropolitana di porta genova, e precisamente dai gradini che da via casale si immergono nella stazione, potreste osservare una persona scendere piano le scale e avvicinarsi lentamente al distributore automatico di biglietti.
indossa un paio di jeans slavati, una felpa bianca e una giacca scozzese che assomiglia vagamente ad una camicia di un boscaiolo del quebèc.
se solo alzaste lo sguardo per qualche secondo, lo vedreste lasciar passare davanti a sé due ragazzi piuttosto di fretta (non tanto per gentilezza, sembra piuttosto che non abbia granchè fretta, e in tutta onestà, stia pensando ad altro).
potreste vederlo acquistare il biglietto, superare i tornelli e dirigersi verso la banchina in direzione cologno, mentre da sotto arriva il rumore di un treno che si ferma, apre le porte, poi riparte con una sequenza di gesti studiati che avrebbero pure un significato, se solo ci faceste caso.
la persona non accenna ad accelerare il passo, mentre dalle scale sale una piccola folla, una curiosa popolazione notturna che sciama verso le uscite e lo incrocia senza apparentemente accorgersi di lui. 
se aveste tempo da perdere, evitando di scontrarvi con le perone piuttosto distratte che risalgono le scale, lo seguireste al binario quasi deserto, mentre decide di camminare con metodo da un capo all’altro della banchina, con una lentezza quasi esasperante, calibrando il gesto con consapevolezza, sempre uguale a se stesso, trascinando leggermente la suola delle scarpe da ginnastica (quasi nuove, a dire la verità) contro il pavimento ruvido, gomma contro gomma, un rumore ritmico quasi impercettibile ma significativo per un orecchio attento.
il pannello luminoso adesso segna sette minuti di attesa, e potreste osservarlo fare due volte il percorso completo della banchina, apparentemente assorto nel gesto così ripetitivo del camminare, un passo dopo l’altro, semplicemente, nel tempo che lo separa dall’arrivo del treno.
poi, con un rumore improvviso, la vettura di testa sbuca dalla curva, trascinandosi dietro un suono che riempie tutta la stazione e si riverbera sui manifesti delle pubblicità e sui graffiti metropolitani
la persona si ferma, mentre le porte si aprono. dà un’ultima occhiata alla banchina, poi sale sul treno, con un passo deciso, prima che le porte si richiudano di scatto.
mi dispiace, ma voi restate fuori.


fuori fa freddo, e io resto sdraiato a guardare il soffitto nella penombra, mentre dalle casse dello stereo la voce di ani di franco si spalma sulle pareti.
qualsiasi beneficio cerchiate, il soffitto non vi aiuta granchè, ve lo dico per esperienza.
adesso scusate, vado a coibentarmi i centri emotivi

mercoledì 12 ottobre 2005

l’applicazione non risponde.

è in bagno? ha preso un giorno di ferie? non ha una segreteria telefonica?

maleducata. ma dico, rispondi, che ti costa?


ieri, nel freddo di una panchina, disquisivo di procedure con al-khwarizmi

la cosa interessante delle procedure è che bisogna eseguire delle operazioni secondo un ordine, ma è indispensabile capire quale; ad esempio, se quello dei cavalieri di malta non funziona, forse è perchè servono quelli di terracotta.

conoscere le procedure permette di evitare spiacevoli inconvenienti: ad esempio, prima di installare un’espansione di memoria sui neuroni è necessario avere un sistema operativo cerebrale che funzioni, prima di un viaggio astrale è consigliabile acquistare un biglietto in un’agenzia di viaggi astrali*, prima di disquisire di procedure è consigliabile evitare di essere su una panchina al freddo. insomma, come dicono i registi, serve un piano sequenza.

mi sto attrezzando. adoro i piani ben riusciti, come diceva il colonnello steinway.

i sovietici, quelli sì, con i loro bei piani quinquennali. io al limite ho una vaga idea di quello che farò nei prossimi cinque minuti: credo che continuerò a dormire, pare aiuti eventuali insabbiamenti emotivi.

anche voi, fate piano, per favore.


* da non confondere con le compagnie di viaggi a strali, che sono quelle che vi estorcono invettive e maledizioni

lunedì 10 ottobre 2005

john mc dougall, docente di teoria e tecnica della comunicazione presso l’institute of communications research dell’illinois, sostiene che nel linguaggio dei media contemporanei, pubblicità e comunicazione si identificano.

mc dougall ha pubblicato un semplice manuale per pubblicitari (lupetti editore) organizzato in due lezioni, che permetterà anche a voi di raggiungere un sufficiente standard comunicativo nel caso vi dedichiate alla nobile arte del comunicatore di professione.


istruzioni per pubblicitari in due lezioni


lezione 1 (di ciò che è utile)

- fate un’attenta analisi del prodotto che dovete pubblicizzare

- evidenziate il suo peggior difetto

- asserite il contrario


corollario

un prodotto per cui non riscontrate difetti non ha alcun bisogno di essere pubblicizzato


lezione 2 (di ciò che è inutile)

- fate un’attenta analisi del prodotto che dovete pubblicizzare

- constatate che è inutile

- asserite il contrario

giovedì 6 ottobre 2005

al corso pratico di nirvana il maestro cerca di insegnarci a lasciare che l’autocoscienza si scomponga per lasciar posto all’armonia dell’universo.

il concetto è dimenticarsi di sè per acquisire una visione globale dell’interconnessione del tutto. ovviamente ciò impone uno sforzo di autocoscienza, il che è decisamente paradossale per noi occidentali.

ieri ho raggiunto qualche risultato e mi sono dimenticato di me per qualche ora, prima di andarmi a riprendere in un portaombrelli.

sono giorni strani.

anche le notti non sono granchè, per dirla tutta.

il lago si scolora giorno dopo giorno, fino a raggiungere un grigio uniforme che si insinua nei miei pensieri.

a volte la sera accendo il computer solo per mettere ordine fra le cartelle e i neuroni. come un leone isaurico qualsiasi mi accanisco contro le icone del desktop, per evitare l’invasione dello schermo ho adottato una risoluzione onu che ha imposto al monitor una rigorosa delimitazione del territorio.

per ingraziarmi le divinità informatiche, invece, brucio incensi al dio dei server e recito mantra facendo girare ritmicamente la rotella del mouse (il mio è un nobile intento, ma ho come l’impressione che non server).

tutte le sere vado sul sito www.connessionineuronali.com provo a scaricare l’upgrade del kit salvaneuroni 2.0, con scarsissimi risultati.

nel frattempo edward de bono mi guarda storto da dietro la finestra del bagno, io fingo di ignorarlo finchè non se ne va da un uscita laterale. poi, prima di andare a dormire, metto sullo stereo il concerto L 22 per grattuggia e macchina per scrivere, live in riazzino (ch), diretto da sandor krebbs

martedì 4 ottobre 2005

per testare un nuovo detersivo, nel weekend sperimento innovative tecniche di lavaggio.

la più trendy in questo periodo prevede di salire su un treno indossando indumenti completamente bagnati, cospargersi di sapone liquido, attendere pazientemente in ammollo per un paio d’ore, e scendere dal treno due ore dopo per il risciacquo completo.

pare funzioni ottimamente, non vi resta che provare.

nonostante numerose invocazioni a divinità (ora me ne rendo conto) del tutto sbagliate, continua a piovere.

oltretutto, a meno che gli svizzeri non stiano organizzando i mondiali di escursione alpina su zucchero a velo, o, in alternativa, una famosa ditta produttrice di pandoro abbia deciso di lanciare su grande scala la campagna pubblicitaria per il natale 2005, c’è della neve sulle montagne al di là del lago. la cosa mi lascia perplesso.

alcuni animali, con l’arrivo del freddo, si chiudono in casa e dormono. altri svernano gratuitamente in luoghi caldi.

gli esseri umani hanno inventato il cappotto e il riscaldamento a pagamento, così da poter lavorare anche d’inverno.

ora, da un punto di vista strettamente razionale, perchè molte persone si ostinano a sostenere che siamo la specie più evoluta del pianeta?


ultim’ora

aperto in sicilia il primo parco divertimenti per felini domestici, si chiamerà gattoparco.

venerdì 30 settembre 2005

lo sapevo che non avrei dovuto lasciare la finestra aperta.

approfittando di una giornata di pallido sole arriva sul davanzale lasciando fastidiose impronte palmate.

la risposta corretta alla domanda “dove vanno i germani reali quando ghiaccia il lago” è: ma che cazzo ne so, da queste parti il lago non ghiaccia mai.

io se avessi le ali andrei ai caraibi, invece di rompere le palle alla gente per bene


-stai sprecando il tuo tempo

-quest’affermazione necessiterebbe di un’adeguata esplicitazione del concetto di tempo, oltre che di una immutabile scala di valori inerenti il concetto di spreco

-...

-vabbè, che prove hai?

-a parte l’evidenza?

-con evidenza intendi l’intenzionalità fenomenologica husserliana?

-stai sparando delle parole a caso per evitare di rispondere?*

-sì. non te l’ho mai detto ma sono un cugino di mallarmè

-...

-se non ti levi di qui ti infilo nella macchina per scrivere e dimostro che anche con le vecchie tecnologie è possibile scrivere su supporto volatile.


fuori il sole cerca di tramontare, o forse sta solo cercando asilo politico in svizzera.

io, invece, sto parlando di filosofia con una papera.



*la vera arte filosofica, nonostante quello che sostengano gli esperti del settore, è l’abilità di rispondere ad una domanda con un’altra domanda



ultim’ora

dopo che si è giunti alla conclusione di una lunga e accurata indagine della magistratura sulle stragi di stato in italia nel contesto della guerra fredda e della tesi della democrazia limitata, grazie alla piena collaborazione dei servizi segreti italiani e americani, pare sia finalmente dimostrato che la strategia della tensione non sia da imputarsi al malfunzionamento di alcune centrali enel.

mercoledì 28 settembre 2005

come sostiene il professor spalding nel suo saggio “forme e colori nello spettro cosmico: anatomia del fantasma dell’universo”, il grigio domina le galassie.

pochi sanno, invece, che il grigio ha prenotato un soggiorno a mezza pensione per otto mesi all’hotel ancora, con una splendida vista lago, a trecento metri da qui.

è arrivato ad agosto, spiega la signora stella che gestisce l’hotel con l’aiuto del marito, qui è un posto tranquillo dove a nessuno verrebbe in mente di cercare il dominatore dell’universo*. oltretutto facciamo sconti per soggiorni di lunga durata.

io mi sveglio in versione mostro di düsseldorf, o quanto meno con la stessa gioia di vivere.

la domanda per l’inserimento dell’italia in una fascia climatica sub tropicale si è arenata nei meandri della burocrazia degli dei del clima, e io sono ostaggio di una divinità minore a cui inavvertitamente ho rigato la macchina (vabbè, sono cose che succedono).

verso le nove mi chiama friederich murnau, impressionato dalle mie movenze, e mi chiede se voglio fare un provino da protagonista per il prossimo film. gli chiudo il telefono in faccia, che non ho tempo da perdere visto che mi aspetta un’estenuante seduta di free cell.

il mio maestro di ikebana per neuroni non è del tutto convinto che l’arte di disporre le carte su uno schermo, alla lunga, aiuti la pace interiore. però, chi può dirlo?

verso sera infilo il mio costume da betamax e vado in giro per le strade canticchiando auferstanden auf ruinen


*sarebbe lecito che voi vi domandaste che lavoro fa uno che è il dominatore dell’universo. secondo alcune teorie esoteriche, professate da numerosi astrologi, controlla che mercurio in prima casa paghi l’ici.



ultim’ora

l’associazione italiana arbitri, in collaborazione con il wwf, dopo un’attenta indagine di mercato sui brand usati da soggetti internazionali che operano nel mondo del calcio, e analizzate le tipologie di alcune specie animali minacciate di estinzione, ha deciso di adottare come simbolo della categoria un cardellino giallo.

giovedì 22 settembre 2005

sulle scale incontro una commissione della scuola di chartres che vuole estrocermi un’iscrizione.

per dissuaderli prendo fulberto in ostaggio e gli declamo una mia tesina sulla politica di re giorgio v e dei suoi successori, giorgio w, giorgio x, e giorgio y, poi mi infilo nell’ascensore.

appena arrivo in ufficio faccio entrare il gatto ed iniziamo le solite battaglie per il possesso della scrivania. cioè, lui vuole saltare sulla scrivania, io per distrarlo gli parlo delle motivazioni etiche per cui non dovrebbe farlo, ma stamattina tende ad essermi superiore nella dialettica.

continuiamo con le schermaglie recitando da tom e jerry (lui è tom, per via delle orecchie) fino a che a) lo ignoro e se ne va sdegnato b) lo attiro sul balcone millantando il possesso di un manoscritto di giovanni di salisbury rilegato in brossura, lui abbocca e io lo chiudo fuori.

più o meno queste sono le uniche attività che mi concedo durante la giornata, per il resto mi trascino in una atarassia conclamata che alcuni maligni scambiano per catatonia.

lo psicologo che frequento settimanalmente sostiene che dovrei fare un programma giornaliero che scandisca impegni e motivazioni, tenendo presente che il periodo più fecondo della giornata dovrebbe essere quello fubito dopo il primo.

il problema essenziale è che lo psicologo che frequento settimanalmente è una lavatrice a carica frontale (troppo comodo ricevere le cose dall’alto, bisogna guadagnarsele) che si è iscritta a psicologia perchè da bambina aveva difficoltà con la centrifuga e la chiamavano lavatroce. i bambini sanno essere crudeli.

comunque mi sforzo di tenere attivi i neuroni evitando che il mio cervello trasmetta in loop la pubblicità del rotowash: come sosteneva la setta dei pacifici marinai razionalisti (estintasi per cause tuttora misteriose ed inspiegabili nel xvi sec.) il sonno della ragione genera rostri, fra cui il temibile padre rostro, il rostro di loch ness e rostropovich.

verso sera esco dall’ufficio un po’ nervoso e rientro a casa maledicendo turisti dell’oberland bernese, augurando infiammazioni al genioglosso (lo spiritello che si nasconde nella bocca e ti spinge a dire cazzate) a tutta la specie homo sapiens.

che ci volete fare, è un periodo un po’ così.

martedì 20 settembre 2005

capisci di avere sonno quando nel parcheggio del supermercato cerchi con insistenza di infilare l’euro per il carrello nella serratura dell’auto

lunedì 19 settembre 2005

----- Original Message -----

From: eddie

To: xxx

Sent: Friday, September 14, 2005 10:48 AM

Subject: don’t cry for me insubria (del resto, non c’è pericolo)


la situazione è piuttosto liquida.

per il resto continuo la mia vita da disadattato. qui al lago sta cominciando la stagione delle piogge e la mattina è quasi buio, quindi tutto normale.

lavoro, passo mattine e pomeriggi interi a disegnare (una cosa che fondamentalmente odio) e giocare a free cell (una cosa che fondamentalmente mi annoia) quindi direi che la mia vita è sui binari giusti. però mi pagano poco, quindi direi che va bene così.

come procede il tuo lavoro? qualche ragazzino ha finalmente dato fuoco alla scuola dopo aver parlato con te? il chievo vincerà lo scudetto? toni si è messo con eleonora? in quale posizione diana dà il meglio? (questa sembra una domanda porno, e invece). perchè non potrebbero pagarmi duemila euro al mese, così, sulla fiducia? perchè la playstation portatile è uguale al game boy e sembra il maxischermo del grande puffo?

queste sono le vere domande fondamentali della vita, è inutile che stiamo lì a perdere tempo con le altre.

poi spero di vederti presto, magari mi organizzo per il mese prossimo così se sei libero passo a trovarti

bacio

giovedì 15 settembre 2005

 


il simposio sul dio enki si tiene in una taverna appena oltre confine, alla presenza di numerosi insigni luminari e scarse insegne luminose, come si conviene ad un convegno di tal fatta.
il risultato è che già trovare il posto è un successo esistenziale, e dentro il locale non si vede granchè.
ad ogni modo quelli come me sono lì essenzialmente per il buffet gratis. mica siamo gente sociale, è solo un modo intelligente per risparmiare due lire sulla cena (questo è uno dei due modi di dire che etimologicamente derivano dai menestrelli del medioevo; l’altro è “si lavora e si fatica per il pane, et cetra, et cetra”)*.
il fatto che siamo costretti a ricorrere ad intelligenti strategie orientate al risparmio causa inesistenti risorse economiche (nonchè a complesse strutture linguistiche per dire che non abbiamo soldi) non ci squalifica come filosofi: non per forza per essere filosofi si deve essere ricchi, o cretini. anche se mi rendo conto che in effetti aiuterebbe assai.
dopo un po’, com’è logico, si finisce a mangiare pesce d’acqua dolce e parlare di epistemologia (non essendo ancora abbastanza ubriachi, però, si evita la fisica quantistica).
le varie posizioni più o meno seguono tre scuole di pensiero:



  • scuola sincretica di neoplatonismo e taoismo, per un approccio olistico alla teoria scientifica, che riattualizza il tentativo di teoria unificata di einstein e il concetto di ologramma (“tutto è uno”, spega michael peugeott, il che indubitabilmente semplifica i calcoli matematici)

  • scuola pragmatica sulla scia tecnicista di enki, per cui il concetto di verità va mutuato con quello di coerenza e risoluzione dei problemi sul modello di perelman e laudan  (riassunti nell’affermazione di dieter angst “popper è un epistemologo, non una droga sintetica”)

  • scuola scettica (a cui sento intimamente di appartenere e che si esplicita nella frase “si può avere ancora della pizza?”)


segue dibattito sulla matematica


- gödel dimostra che, a dispetto di tutti gli sforzi possibili, qualsiasi sistema formale può produrre teoremi indecidibili (ovvero né veri, né falsi). l’uomo non è quindi in grado di produrre sistemi di rappresentazione, o modelli, “perfetti”.
- significa che la scienza non sarà mai in grado di comprendere e descrivere con certezza assoluta i fenomeni?
- la scienza in generale non ha certezze che non siano derivate da postulati tecnicamente indimostrabili, questo era già chiaro a tutti gli scienziati; la novità è che il teorema certifica definitivamente che qualsiasi sistema formale non è mai completamente dimostrabile dal suo interno. 
- quindi indubitabilmente la matematica è un’opinione
- esattamente. un enorme, logico, coerente, sistema di opinioni. di cui è ovviamente lecito discutere, cambiare regole, idee e prospettive.
- però sono i calcoli matematici che fanno sì che un ponte non crolli.
- ecco, questo è il punto. sono le opinioni che non fanno crollare i ponti



 



*(pochi sanno che anche buffet deriva etimologicamente dalla saggezza popolare. ecco il percorso psicologico che ha portato alla nascita del lemma: “nero di sera prepara bufera. no, forse non bufera così. e allora come bufè? vabbè, intanto mangio due stuzzichini che è quasi ora di cena.”)

lunedì 12 settembre 2005

marshall mcluhan non è un modello di amplificatore valvolare


sono da qualche parte in uno squallido bar nella ventisettesima dimensione quando la voce del nimesulide mi riporta in ufficio: se c’è una cosa che odio del villaggio globale dimensionale è che ormai non puoi stare tranquillo da nessuna parte. e soprattutto non mi spiego perchè dovrei sempre tornare in una dimensione pervasa da un’insana passione collettiva per inutili esercizi di matematica combinatoria che viene inspiegabilmente chiamata con un nome giapponese.

il mio maestro di yoga per neuroni (un orsetto lavatore che ha lasciato il suo primo lavoro per trasferirsi qui a insegnare yoga) mi spiega che il dolore alla schiena è un grande passo sulla via sulla consapevolezza, un modo come un altro per scoprire il proprio corpo evitando di prendere freddo. io avrei scelto altri modi per acquistare consapevolezza (non so, tipo la carta di credito) ma lui sostiene che il male alla schiena obbliga ad evitare la valuta corrente.

annuisco cercando di muovere il meno possibile la spina dorsale: so benissimo che ci sono cose che il denaro non può comprare, però il fatto che io paghi 55 euro all’ora per la lezione mi lascia alquanto perplesso. comunque non chiedo nulla, che gli orsetti lavatori sono abbastanza pericolosi quando si incazzano.

nel pomeriggio tento il suicidio giocando tre ore di fila a free cell, con scarsi risultati (le statistiche mi informano che in tre ore ho raggiunto solo il 72% di suicidio).

la sera, invece, ho in programma di partecipare a un simposio sul dio enki organizzato da un branco di alborelle.



ultim’ora

nessuna crisi per gli impieghi del settore informatico nel mercato del lavoro in italia.

un sistemista di milano si è notevolmente arricchito dopo aver finalmente sfruttato le sue capacità vincendo al totocalcio.

giovedì 8 settembre 2005

mi sveglio e da subito percepisco una certa affinità con una tavola da surf.

la tavola da surf ha una vita tutto sommato tranquilla, a parte quando qualcuno cerca insistentemente di piegarla o smuoverla dalla sua placida rigidità.

il problema principale credo sia il fatto che una tavola da surf ha una soglia del dolore molto più alta della mia (e infatti non ho mai sentito una tavola da surf urlare, ma questo potrebbe anche dipendere dal fatto che io e le tavole da surf non ci frequentiamo granchè).

in sintesi, non credo le tavole da surf provino tutto questo dolore. almeno non tutto quello che provo io. ma si sa che quando si prova dolore si tende a concentrarsi su se stessi e diventare molto egocentrici, quindi potrei sbagliarmi.

cioè, se venisse una tavola da surf a dirmi che soffre più di me potrei anche ricredermi.

questa cosa del dolore immagino dipenda dal fatto che tutte le articolazioni preposte al corretto fuzionamento di schiena e collo hanno dichiarato guerra al mio cervello, mandandogli segnali piuttosto espliciti. a mio parere si tratta a tutti gli effetti di un colpo di stato.

fonti non governative dichiarano che sono in atto alcuni tentativi di mediazione, che tuttavia sembrano restare infruttuosi a causa della scarsa disponibilità delle parti a un dignitoso compromesso, il che comporta una fastidiosa paralisi delle attività motorie. qui si attende con trepidazione un’iniziativa dell’onu per cercare di sbloccare la situazione.




appunti per il corso di misticismo trascendentale: applicare la logica all’essere è come cospargere di vaselina una cintura di castità. puoi spingere quanto vuoi ma non c’entra un cazzo.


martedì 6 settembre 2005

provo ad arrivare in ufficio senza tamponare una smart targata basel land che viaggia prudentemente per la mia stessa strada a 25 km/h.

il fatto che uno decida di venire qui da basilea in smart incrina ulteriormente (come se ce ne fosse ancora bisogno) la mia fiducia nella razionalità dell’universo.

e infatti l’universo oggi è in balia di un gruppo di divinità fotofobiche.

per protestare chiamo il call center preposto all’assegnazione del microclima in fasce temperate ma un semidio piuttosto scortese (vabbè, uno diventa semidio poi lo sbattono in un call center come stagista, è comprensibile) mi risponde che per ottenere davvero qualcosa dovrei prima cambiare umore (la solita storia della scuola idealista, linguaggio e intenzionalità creano il mondo: uno non diventa semidio mica per niente).

niente da fare: sulla via dell’illuminazione trascendentale, l’unica soluzione percorribile oggi è accendere la luce (soluzione di comodo, non fosse per la non trascurabile inevitabilità della bolletta).

il mio maestro di disorientamento gesaltico è occupato a sperimentare degli occhiali che mentre sei in bagno ti mostrano la cucina e viceversa (con alterni risultati, occorre dirlo), e sul sito www.ikebananeuronale.com il download del protocollo per il cambiamento di umore non funziona.

il mio nuovo psicoterapeuta di fiducia, invece, sostiene la necessità di facilitare inizialmente le opere di rimozione per portare il paziente a contatto con la crisi consigliando l’acquisto di un carro attrezzi.

abbiamo litigato su questa cosa, io non sono del tutto d’accordo. quantomeno speravo che la sua specializzazione nel trattamento di nevrosi e depressioni dei vigili urbani ed ausiliari del traffico restasse solo sullo sfondo.


ultim'ora

grande attesa per il prossimo film di george clooney di nuovo nei panni di regista: racconterà la storia di un barman che lascia due bottiglie di menta su uno scaffale sopra il bancone a prendere sole e polvere. quando, dopo anni, la menta torna di moda, intossica una ventina di persone e l’azione si sposta nell’ospedale cittadino.

il film si intitolerà “confessioni di due mente pericolose”.

domenica 4 settembre 2005