lunedì 1 aprile 2019

stabilità emotiva level: tanica di montenegro

tutti dovrebbero avere un supereroe che veglia su di loro.
io ho supertoporagno, ma viene solo quando ha sete.
ci sono dei giorni in cui tutto quello che ti serve è trovare rifugio sicuro.
dentro i tombini non ti trovano mai, ma meglio evitare nei giorni di pioggia. sotto il tappeto può andare bene, ma puoi essere abbastanza visibile (o invisibile ma calpestabile, e allora non va benissimo). altri rifugi utili possono essere: dentro le scatole ikea molto grandi, sotto le scrivanie capienti, le soffitte (se non siete allergici agli acari), sotto il letto (ma lo sconsiglio perché capita spesso di sbattere la testa), dentro le crepe dei muri, le cabine delle astronavi degli ufi, se sono così gentili da darvi un passaggio (ma occhio che poi se vi lasciano dalle parti di betelgeuse, è un casino trovare un autobus per tornare indietro), gli armadi invece lasciate perdere perché vi trovano subito.
non dimenticate di restare immobili e mimetizzarvi con qualcosa, tipo delle coperte, una decina di camaleonti che vi camminano addosso, un biglietto appeso in fronte con scritto ‘io non sono il droide che state cercando’ (specie se il biglietto è molto grosso, se lo fate due metri per due, andate sul sicuro).
quello che dovreste fare, una volta che siete in un rifugio sicuro è pensare a qualcosa di altrettanto sicuro.
vanno bene anche cose un po’ random, tipo, non so, che il miglior marcatore in una fase finale dei mondiali è just fontaine, con 13 reti, o che la capitale dell’honduras è tegucigalpa.
il mio cervello è un contenitore di informazioni precise, ma completamente inutili, tipo le capitali, le formazioni di squadre, i nomi di persona ordinati per lettera, i numeri in lingue straniere trascurabili, i risultati dei mondiali di calcio fino al 1990, o cose del genere.
un’idea intelligente potrebbe essere costruire un database di cose inutili da rendere disponibile al pubblico, ma immagino sia una cosa personale, e non tutti i cervelli funzionano alla stessa maniera.
quello che non dovreste fare è cercare risposte che non sono contenute nel database, tipo: è mai successo che un amministratore di condominio abbia fatto dei calcoli corretti al primo colpo? le compagnie telefoniche smetteranno mai di stalkerarmi? cosa mi succederà domani? avrò ancora un rifugio sicuro o finirò in mezzo a una strada (a proposito, i tombini vanno bene, ma evitate quelli in mezzo alla strada)? perché non ho il diritto di deludere le persone? quando la finirà l’universo di espandersi? ma soprattutto, se non c’è niente fuori dall’universo, esattamente, *dove* si sta espandendo?
se proprio non potete evitarlo, datevi una botta in testa.


lunedì 4 marzo 2019

andare in un posto turistico fuori stagione, senza andare nei posti tipicamente da turisti, è abbastanza straniante.
la prima cosa che mi colpisce è il caldo (non è vero, la prima cosa che mi colpisce è una zanzara, ma occhei. posso fare la doccia nell’autan, ma se c’è una zanzara nel raggio di 10 km viene a cercare me. fortunatamente non ci sono vampiri nelle vicinanze. peraltro non so nemmeno se i vampiri sono allergici all’autan).
guidare contromano non è neanche male, mi era già successo un paio di volte (è perfettamente sicuro, a patto che lo facciano anche tutti gli altri), tranne quella cosa che tutte le volte che metti la freccia si accendono i tergicristalli.
il cielo è coperto e i colori sono abbastanza opachi, per lo meno finché non esce il sole, a quel punto esplode tutto, ma in questa stagione succede raramente. 
mi impressionano molto i suoni.
ci sono volatili che fanno dei versi incredibili, dei pipistrelli grandi quanto una poiana, e anche i gechi fanno dei versi strani. sembra di stare in uno di quei documentari dove stai in mezzo alla foresta (invece dentro la foresta non senti molti suoni, ma forse perché sei impegnato a cercare di capire se c’è un sentiero da seguire).
una cosa divertente è che quando sei davvero in mezzo alla foresta e piove, in realtà non ti arriva una goccia di acqua, senti solo il rumore (forse ti arriva dopo un po’ che piove), però è anche divertente che mentre tutti vanno lì per andare al mare tu stai camminando dentro la foresta, senza avere precisamente idea se esista o meno un sentiero (ho scoperto che a volte esiste, a volte no. è tipo uno stato mentale) e la terra è così rossa, tipo che spianando la montagna e deforestando come si deve, ci puoi giocare il roland garros.
ma ci sono anche i posti turistici, come quest’isola dove non ci sono automobili (e c'è una rete elettrica stradale discutibile) in cui una sera mi è capitato di incrociare per strada due tartarughe giganti (a prima vista sembravano due massi erratici, ma si sono risentite quando le ho illuminate con la torcia del telefono) e delle galline che aspettavano fuori da un supermercato.
e in un’altra isola c’è un posto dove ti mettono in mano un paio di rametti pieni di foglie e ti fanno dare da mangiare alle tartarughe giganti, che sono messe lì apposta per socializzare (non si capisce bene se sono felici: non fanno altro che mangiare e appisolarsi nel fango, ma immagino ci siano destini peggiori). 
volendo si possono anche accarezzare, e la sensazione più o meno è quella di accarezzare e.t., ma non aspettatevi di sentirle dire “telefono casa”.
in alcune zone ci sono anche un sacco di ragni giganti (è interessante, questa cosa, che le specie animali di casa nostra non sono mai nane, sono le altre ad essere giganti. eppure la grandezza è sempre una relazione), ma se ne stanno perlopiù sulle loro ragnatele, sono innocui e non danno fastidio a nessuno (perlomeno a nessuno che non sia aracnofobico).
sono stato parecchie ore ad aspettare dei traghetti su alcuni moli (sono al coperto, hanno delle panchine molto comode per leggere, e sono piuttosto deserti fino a poco prima che passi un traghetto); una volta mi è capitato di vedere un furgone con un cartello con scritto “jesus never fails” appiccicato sul parabrezza (sfortunatamente non c’era un cartello a fianco con scritto “jesus is my co-pilot”), e un’altra volta un sacco di pesci dai colori strani e, all’improvviso, una tartaruga marina.
non c’è un altro modo per dirlo, credo, però è dentro il mare, ma sembra che stia volando.
sono pochi i momenti in cui ho provato qualcosa di simile, e quasi sempre in posti praticamente deserti: il vento al faro di cabo de sao vicente quando arrivi con il primo autobus del mattino, la spiaggia nascosta di fianco alla baia di saksun, l’aurora boreale a nord di tromsø, un’iniezione di una sostanza di cui non ricordo il nome dopo due anestesie totali consecutive (qui il posto era decisamente affollato, ma a me sembrava deserto lo stesso).
forse dovrei andare più spesso nei posti praticamente deserti.
lo dico in caso mi leggesse il direttore di una rivista di viaggi, o un social media manager di visit_postodesertoacaso.com, vi do il mio account di paypal, non è che posso sempre far trasferire amici in posti esotici per andarli a trovare. sono disposto anche a levare un po’ di parentesi, nel caso.
astenersi perditempo e primari di chirurgia toracica.

martedì 12 febbraio 2019

global warming i love you

non appena rimetto piede in italia, orione torna ad essere orientato dalla parte giusta.
in realtà mi piaceva, storto, ma la mia richiesta di spostare il paese in una fascia equatoriale deve essersi persa nei meandri della burocrazia, e non se n’è fatto niente.
ho passato qualche giorno all’estero per fare il punto sulla mia vita.
non so chi sono (ma fortunatamente posso guardare cosa c’è scritto sul passaporto), non ho raggiunto nessun obiettivo (ma fortunatamente non mi piace tantissimo fare foto), non ho sogni nel cassetto, perché sennò non saprei dove mettere i calzini.
non ho mai saputo cosa volevo diventare. non lo so neanche adesso, a dire la verità. il fatto è che forse non volevo diventare proprio niente. ci sto ancora lavorando, ma in genere mi riesce bene (purtroppo questa cosa non ti fa fare dei figuroni ai colloqui di lavoro).

in italia fa freddo, ci sono dei pinguini che pattinano garruli nel parcheggio dell’aeroporto, e il parabrezza della mia auto ha uno stato di permafrost così spesso che devo chiedere aiuto a degli inuit per raschiarlo, un’operazione facile facile che ci prende solo un paio d’ore, ma almeno posso pagare in paraflu.
mi avevano promesso il global warming, ma devo essere rientrato troppo presto.

per avere una temperatura che non scenda mai sotto i 15 gradi sono disposto a subire un ciclone, una carestia, un’inondazione, un’invasione di cavallette, una volta ogni tanto, lo troverei abbastanza accettabile.
io questa cosa che la gente vuole salvare il pianeta francamente non la capisco.
voglio dire, il pianeta se la cava benissimo, ha più o meno 4,5 miliardi (miliardi) di anni, di cui tre passati senza un briciolo di ossigeno, e non ne ha mai sentito la mancanza.
quello che avrebbe qualcosa da perdere in realtà è homo sapiens, che all’ossigeno ci si è affezionato, però in effetti dire “salviamo homo sapiens” non fa un bellissimo effetto, perché nessun vero ambientalista è davvero convinto che sia una buona idea, quindi i copywriter tirano fuori quella cosa del pianeta, o di altri animali a caso, in genere più innocui e carini di homo sapiens (non che sia difficile trovarne, in effetti).
parliamoci chiaro, il massimo danno che può fare l’aumento delle temperature al pianeta è estinguere un po’ di flora e fauna, fra cui, fortunatamente, homo sapiens.
ho come l’impressione che quando accadrà il pianeta non ci rimpiangerà molto (in effetti i pianeti non hanno grossi rimpianti, tutto quello che devono fare è orbitare da qualche parte, non hanno bisogno di prendersi la briga di sviluppare un’autocoscienza).
a me spiace solo che ci estingueremo lentamente, mentre io sarei più per un bang sonico tipo asteroide e occhei, magari per i miei sessant'anni, sarebbe perfetto. però, voglio dire, estinguersi con il freddo sarebbe molto peggio.
insomma, la mia aspettativa di vita non è esaltante (per lo meno non sul lungo periodo), e di qualcosa dovrò pur morire. ma almeno non muoio al freddo.

e anche come specie, insomma, non ho mai nutrito grosse speranze in homo sapiens.
mi spiace dirvelo, ma le specie muoiono tanto quanto gli individui: i dinosauri sono durati duecento milioni (milioni) di anni, e poi ci ha pensato l'universo; noi è tremila anni che scriviamo la storia di famiglia e siamo già sull'orlo del baratro, peraltro facendo tutto da soli. è evidente che abbiamo fatto delle scelte evolutive discutibili.
poi certo, ci saranno un po’ di guerre per accaparrarsi alcuni supporti vitali, tipo aria e acqua (è abbastanza tipico di homo sapiens: rendere il proprio ambiente invivibile e quindi, per risolvere il problema, prendersela con altri homo sapiens. ditemi voi che fiducia si può avere in una specie simile), ma con un po’ di fortuna per quel periodo potrei essere già morto.

però il fatto che come specie abbiamo quasi fallito non significa che debba fallire pure io, nel mio piccolo, e quindi cerco lo stesso di trattare bene il pianeta (peraltro lo faccio come riesco, mica vivo nelle caverne, eh. fossi davvero coerente mi coprirei di pelli e dovrei perdere tutti i miei privilegi di abitante di zona fortunata del pianeta. potrei farlo, ma a che pro? ho smesso molto tempo fa di pensare di essere in grado di salvare il mondo).
lo faccio sapendo di avere perso, per non dare tutto il mio contributo all'autoannientamento, ma è un po' una rivalsa (volete andare a sbattere? e io non metto il piede sull'acceleratore. non mi userete per questa cosa), che è anche il motivo per cui cerco di trattare bene anche tutti gli esseri umani, oltre che il pianeta.
insomma, forse il mio obiettivo è estinguermi, ma vorrei farlo serenamente.

mercoledì 23 gennaio 2019

io, le feste, non ci sono portato.
mi vengono meglio gli anacoluti.
però occhei, capisco che a qualcuno piaccia festeggiare degli eventi, tipo il compleanno, così ti ricordi che sei sopravvissuto un altro anno (se sei ottimista) o che ti resta ancora poco da vivere (se sei pessimista) o una laurea, che è l’ultima occasione di divertirti prima di diventare ufficialmente un disoccupato.
io non lo farei mai, ma lo capisco.
però anche a me piace, ogni tanto, trovare una scusa qualsiasi per aprire una bottiglia di vino buono, o per vedere delle persone a cui vuoi bene, o per conoscere qualcuno di interessante. insomma, magari non proprio una festa, ma qualcosa che gli si avvicini.
quello che non capisco è la pervicace ostinazione della cultura occidentale contemporanea a festeggiare natale e capodanno.
natale e capodanno sono quelle cose che devi fare delle cose per forza (infatti sono due delle feste comandate, e non mi piacciono le persone che comandano), ma solo in quei giorni lì, perché se ti viene in mente di fare la stessa identica cosa due settimane dopo ti guardano tutti come se fossi pazzo.
poi non capisco bene perché festeggiare il compleanno di un tizio a cui non credi (o per lo meno festeggiare il suo compleanno facendo esattamente il contrario di quello che ha lasciato detto) e non capisco perché far iniziare una cosa quando fa così freddo. voglio dire, se proprio devi festeggiare un inizio, hanno inventato la primavera apposta. non ti accorgi che sei fuori stagione?
e poi ci sarebbe anche quella cosa che non mi piacciono i dolci.
cioè, il cioccolato fondente 70% è occhei, il resto anche no.
ma niente, la gente si ostina a darti dei torroncini, dei pandori, dei panettoni, che non riesci a ricollocarli neanche rivolgendoti a un centro per l’impiego.
io ho un panettone che ormai sto prendendo informazioni per iscriverlo alle elementari.

lunedì 10 dicembre 2018

“non può essere un caso che in nessuna lingua terrestre esista l'espressione "bello come un aeroporto". gli aeroporti sono brutti. alcuni sono molto brutti. certi raggiungono un livello di bruttezza che può solo essere il risultato di uno sforzo consapevole. la bruttezza degli aeroporti dipende dal fatto che sono pieni di gente stanca e di pessimo umore che ha appena scoperto che i propri bagagli sono sbarcati a murmansk (l'aeroporto di murmansk è l'unico che fa eccezione a questa regola altrimenti infallibile), e gli architetti per lo più si sono sforzati di riflettere questo stato d'animo nelle loro creazioni.”
(douglas adams, la lunga e oscura pausa caffè dell’anima)

c'è una cosa che devo confessare.
mi piacciono gli aeroporti, so mica perché.
certo mi piace molto volare, mi sembra che dia un punto di vista leggermente più obiettivo del pianeta.
c’è questa cosa, a otto km di altezza, che tutto viene messo in una prospettiva più reale, che da terra si fa fatica a capire: ad esempio che il pianeta è uno, che le frontiere non esistono (se non intese come ostacoli naturali tipo montagne molto alte o mari molto grandi), che homo sapiens è completamente insignificante nell’ordine delle cose e che l’unico prodotto apprezzabile di homo sapiens, da quell’altezza, sia il fatto che abbia la tendenza a raggrupparsi in aree molto ristrette e riempirle di lucine, credo nel tentativo di avere la flebile speranza di contare qualcosa (niente può essere poco importante, se ha una lucina, no?).
forse anche mi affascinano i non luoghi, e poi ovviamente mi piacciono i viaggi, sono sempre carichi di aspettative e novità e cose da scoprire, e anche gli aerei, trovo che sia una cosa fantastica che possano volare anche specie che non hanno avuto l’intelligenza di farsi spuntare le ali.
ma mi piacciono proprio anche gli aeroporti, in alcuni ci ho pure dormito.
mi piace arrivare con molto anticipo, specie in quelli che non conosco, anche in quelli piccoli, ed esplorare tutto il possibile (solitamente mi fermo prima che i responsabili della sicurezza mi trascinino in uno stanzino buio e mi picchino con dei grossi randelli: i responsabili della sicurezza sono sempre molto suscettibili. è uno dei motivi per cui spesso mi sento molto più sicuro quando non c’è la sicurezza), mi piace guardare fuori dalle finestre, che di solito sono enormissime, e se sei molto fortunato si vedono gli aerei atterrare e decollare, e le persone al lavoro, ed è pieno di macchinari interessanti, e poi dentro ci sono le poltroncine dove ti fermi a leggere e nessuno ti può disturbare, e in alcuni aeroporti ci sono un sacco di cose stranissime, tipo le sale giochi, o le poltrone appese ai soffitti, e niente, è bellissimo.
a volte mi fermo anche a curiosare nei negozi, ed è strano, perché solitamente io odio entrare nei negozi, anche quando mi serve qualcosa, tipo un paio di jeans, o un paio di scarpe da tennis (è tutto quello che compro, ultimamente), e insomma, è una cosa che solitamente mi mette molto in difficoltà (avete presente quando siete in un negozio ed entra uno strano, vestito male, con i capelli arruffati? molto gentile, ma visibilmente fuori luogo e in imbarazzo? ecco, con tutta probabilità sono io. non chiamate la sicurezza, grazie).
poi lo so, molte persone hanno paura di volare (in realtà non è vero che hanno paura di volare, hanno solo paura di morire; e in ogni caso volare non ha quasi mai ucciso nessuno, è atterrare male che può creare problemi alla salute), ma trovo che statisticamente prendere un aereo sia comunque molto meno pericoloso di altre cose, tipo guidare un’auto, usare delle armi da fuoco o affidarsi a un leader populista.
ma poi insomma, di qualcosa si deve pur morire.

lunedì 3 dicembre 2018

come passa il tempo, quando ci si diverte

All’inizio del novecento l’America era spesso uno shock per gli immigrati italiani che, secondo gli storici Leonard Dinnerstein e David M. Reimers, “erano impreparati all’accoglienza gelida loro riservata da moltissimi americani”.
Spesso, a causa della nazionalità, si ritrovavano esclusi dalle opportunità di lavoro e di istruzione, e non potevano stabilirsi in certi quartieri per via delle clausole restrittive che glielo vietavano. In alcuni casi, gli italiani che si trasferivano nel profondo Sud erano costretti a frequentare le scuole per neri. All’inizio non era assolutamente chiaro se fosse loro consentito l’uso delle fontanelle e dei bagni per i bianchi.
Altri gruppi di immigrati – greci, turchi, polacchi, ebrei di qualsiasi nazionalità – incontrarono ovviamente pregiudizi simili; quanto agli asiatici e ai neri americani, pregiudizi e limitazioni erano ancora più fantasiosi e crudeli. Gli italiani, però, erano generalmente trattati come una sorta di caso speciale, considerati più volubili, inaffidabili e molesti di qualsiasi altro gruppo etnico.
Ovunque sorgessero conflitti, sembrava che alla radice del problema vi fossero gli italiani. La percezione diffusa era che, se non erano fascisti o bolscevichi, fossero anarchici o comunisti, e se non erano nemmeno quello, si trovassero comunque implicati nel crimine organizzato.
Perfino il New York Times dichiarò in un editoriale che “forse [era] inutile pensare di civilizzare [gli italiani] o mantenerli disciplinati, se non avvalendosi del braccio della legge”. E.A. Ross, sociologo della University of Wisconsin, insisteva nel dire che in Italia la criminalità era diminuita solo perché “i delinquenti sono venuti tutti qui”.

L’estate che accadde tutto, Bill Bryson, Guanda

domenica 11 novembre 2018

ottobre è il mese della consapevolezza.
infatti è novembre e vago senza costrutto da un pianeta all’altro utilizzando uno stargate fatto in casa (se non sapete come costruire uno stargate potrete cercare sul manuale di tecnologia applicata del professor alex pernenbrod; le istruzioni base sono: prendi due auto, fai alcune modifiche strutturali al motore a scoppio, utilizza il cambio marce come selettore, non dimenticare di levare le targhe per non pagare il bollo), però fra i miei successi personali posso vantarmi di stare diventando cintura nera di pasta al tonno.
ho anche ricominciato a leggere. insomma, più o meno.
prima leggevo tomi molto complicati di cinquecento pagine in tre giorni (alcuni li capivo anche) ora invece ho difficoltà a fissare la lista della spesa, e quindi la cosa si fa complicata.
non so se sono cambiati i tempi (prima era un 4/4, ora è un 7/8) o se sono cambiato io.
certo, mi ero già accorto che la mia capacità di concentrazione era passata dal livello “maestro jedi” al livello “jack russell con difficoltà di apprendimento”, ma adesso si esagera.
certo, il fatto che prima non avessi un televisore, un telefono cellulare, un accesso a internet, due gatti e uno stargate domestico, forse facilitava leggermente le cose.
lo so che succede anche a voi.
quindi adesso facciamo un esperimento: io vi metto 6:18 di billie holiday, voi schiacciate play e ve la ascoltate tutta, dall'inizio alla fine, senza pause, senza interrompere, magari chiudendo gli occhi. se non ci riuscite neanche con billie, vabbè, io non so più cosa fare.


giovedì 18 ottobre 2018

i blog non muoiono mai, al massimo muore il server

alla fine tutto quello che so di me, in relazione al mondo che mi circonda, coscienza e autocoscienza (qualsiasi cosa esse siano), è una narrazione.
tutti i miei pensieri sono fatti di parole, anche le sensazioni, gli stati d’animo. se non posso descrivere (o descrivermi) cosa mi sta succedendo (anche solo dicendo “ehi, non ho idea di cosa mi stia succedendo”, a me capita spessissimo, a voi no?), con buona probabilità sono morto: impariamo a rendere conto di noi stessi tramite il linguaggio.
la mia identità è una narrazione: mi sto raccontando una storia, la storia della mia vita, quello che mi è successo durante tutta la mia vita per arrivare qui, a raccontarmi: l’invenzione di sé (l’interpretazione delle storie che narriamo) crea una separazione fra l’io che racconta e l’io del passato. non esiste identità senza autonarrazione.
l’autobiografia è una localizzazione nel tempo e nello spazio, e non è altro che un genere letterario.
il problema è che noi narratori parliamo per astrazioni , ed è il motivo per cui usiamo parole come anima, vita spirituale, divinità ma non c’è nessun dannato accordo che ci possa garantire cosa significano le parole che stiamo usando.
siamo dei narratori e questo, se uno vuole conoscere il mondo reale, oltre a sé, è probabilmente un grosso difetto.
ma effettivamente gli esseri umani sono pieni di difetti strutturali.
non possiamo vedere niente al di fuori del nostro spettro visibile, e i nostri occhi hanno degli angoli ciechi; non possiamo sentire la maggior parte delle frequenze sonore; siamo orientati (contrariamente all’universo, abbiamo un alto e un basso, un fronte e un retro) e abbiamo solo un punto di vista alla volta; pensiamo solo in due o tre dimensioni; non comprendiamo le lunghe distanze (è il motivo per cui le distanze astronomiche sono espresse in tempo); siamo irreversibili, diventiamo vecchi e alla fine moriamo; ma c’è di più, possiamo romperci piuttosto facilmente e morire giovani; come specie, recentemente abbiamo fatto scelte discutibili, tipo inventare i cappotti invece di migrare al sud in inverno (come altre specie evidentemente più intelligenti di homo sapiens fanno regolarmente), o fidarci ciecamente di astrazioni piuttosto arbitrarie tipo denaro, matrimonio, nazionalità.
e tutto questo, solo perché, qualche miliardo di anni fa, un organismo unicellulare ha fatto alcune scelte vincenti per sopravvivere e perpetuarsi su questo pianeta (non è stata una grande idea, nonno), e noi la chiamiamo evoluzione.
però occhei, se la narrazione è un difetto (e molto probabilmente lo è), è uno dei più divertenti.

martedì 25 settembre 2018

- come ti vedi fra 5 anni?
- boh, usando uno specchio?

io quella cosa di fare dei progetti, programmare la propria vita, avere delle aspettative, delle ambizioni, delle direzioni da prendere, ecco, non l’ho mai capita.
voglio dire, mi piacerebbe, ma ogni volta che mi fanno quella domanda il mio cervello entra in modalità “mucca guarda treno” e richiama una subroutine di afasia standard.
credo che il problema in realtà sia che tutto quello che voglio, dalla vita, è scomparire.
eppure ogni volta che controllo, sono sempre lì.
è per quello che non faccio mai quelle cose epiche o picaresche che succedono nei romanzi di formazione, quando la gente vuole ritrovare se stessa.
io non ho bisogno di ritrovarmi, sono già lì, non riesco mica a scomparire.
il mio maestro di smaterializzazione dice che il problema di base è che ormai è entrata nella vulgata popolare quella boiata galattica che, se vuoi, puoi.
cioè quella roba che se lo vuoi davvero, lavori duro e fra cinque anni diventi imperatore dell’universo, patriarca di costantinopoli, superman, basta volerlo e crederci abbastanza.

- ehi, ma tizio voleva quella cosa lì, ed ora ce l’ha fatta, vedi? se vuoi puoi

- ma certo, è lo stesso motivo per cui tutti possono vincere la lotteria, no? infatti sono tutti ricchissimi e nati a krypton, basta volerlo abbastanza.
il mio maestro di smaterializzazione dice che non basta volere fortissimamente una cosa perché poi accada davvero.
puoi fregare il tuo cervello, ma non puoi fregare la realtà.
quindi devo lavorare sulle cose alla mia portata, se non posso scomparire, posso almeno cercare uno step intermedio, tipo diventare invisibile. sei sempre lì, il che è una grossa rottura di balle, ma almeno la gente non ti vede.
per adesso mi sto esercitando nei locali affollati: quando voglio bere qualcosa, mi avvicino al bancone e mi viene benissimo.

martedì 18 settembre 2018

è un periodo un po’ così.
pieno di coordinate (x, y, z, con i calzini abbinati alla camicia) e paratassi (è un mestiere difficilissimo, anche con i guantoni, perché dopo essere presi a calci i tassi si arrabbiano moltissimo).
è notte fonda e io sto cercando di redigere un manuale di addestramento dal pretenzioso titolo “criceti per principianti” quando mi appare il vescovo engelberto con la spada alzata e mi costringe a mettere in atto il piano kalenji, che prevede di sostituire tutto il guardaroba nel tuo armadio con vestiario comprato da decathlon.
per recuperare un briciolo di equilibrio mentale passo le successive due ore a ritagliare triangoli di sierpiński con delle forbicine da unghie, ma tutto quello che riesco ad ottenere è che il mio cervello si rifiuta di dormire e trasmette a reti unificate il coro dell’antoniano che canta “vola mio minipony, vola” per trentasette minuti di fila.
l’unico risultato positivo è che al trentacinquesimo minuto ho un illuminazione e finalmente capisco perché la gente va a vedere le corse dei ciclisti: è perché chiudono tutte le strade per un giorno intero e non puoi andare da nessuna altra parte.

giovedì 9 agosto 2018

"a volte, se guardo indietro, alle scelte che ho fatto negli studi e nel lavoro, il migliore aggettivo che mi viene in mente è caotico".
forse me la metto come bio nel cv.

non è che sono sparito, eh.
cioè, ho sempre desiderato sparire, in effetti, e mi piacerebbe un sacco sapere come farlo, ma in università al corso di smaterializzazione mi addormentavo sempre, oppure pensavo all’alessandra, che a me all’epoca piaceva un sacco, ma poi lei ha preso 30 e lode senza neanche presentarsi al corso (a pensarci adesso, era la strategia migliore).
ad ogni modo ho un nuovo lavoro, e questo tende a tenermi occupato la maggior parte del tempo, specialmente se consideriamo che attualmente il mio primo giorno libero è fra tre settimane.
siccome so che siete ancora convinti che l’universo sia razionale (non lo è, mi spiace, ma non date la colpa a me) vi spiego più o meno com’è andata la cosa.
ho una laurea cum laude in filosofia. ma poi, diciamocelo, a chi serve un laureato in filosofia, quindi ho fatto quello che passava il convento, un po’ di lavori sparsi, e alla fine ho lavorato come impiegato per anni: tutte queste esperienze hanno comunque migliorato le mie già innate capacità di astrazione e di sintesi, mentre le mie capacità manuali sono rimaste quelle tipiche di un cucciolo di foca con difficoltà di apprendimento, e comunque spaventosamente simili a quelle di tutte le specie animali prive di pollice opponibile.
la naturale conseguenza delle cose è che sono stato assunto come (potete scegliere fra):

falegname
la parte bella di questo lavoro è che se non sei robusto, lo diventi. beh, oppure muori, è pur sempre un’opportunità. ma comunque è già un grosso successo non piallarsi le mani entro i primi cinque minuti

operaio di catena di montaggio
se c’è una cosa rilassante è che non devi pensare. la cosa meno rilassante è che se sbagli il timing vai fuori tempo tipo quelli al karaoke che non seguono la base, e da lì a ritrovarsi un pezzo di plastica nel naso è un attimo

barista
al bar la cosa peggiore che ti può capitare è che ti si disidratino i clienti. la parte difficile (a parte preparare il cibo in modo mangiabile e in un tempo accettabile, quella è una roba che non imparerò mai) è ricordarsi di non bere dai bicchieri pieni dei clienti al banco

gelataio
puoi sempre contare sul fatto di lavorare al fresco. certo, non che serva granché se vivi in un posto dove fa fresco la maggior parte del tempo, mentre il restante si gela. la parte facile è la preparazione delle vaschette, la parte difficile è che il gelato non accetta di entrare spontaneamente nei coni

comunque occhei, poteva essere peggio, potevo ottenere un posto da ministro del lavoro, oggigiorno capita anche quello.
poi sto aspettando una risposta dal call center ufi, ma ti prendono solo se hai conoscenze molto in alto.

giovedì 5 luglio 2018

come ogni giorno che il signore manda in terra (ma perché? non potrebbe mandare dei soldi, invece? sarebbe tutto molto più semplice) sono tornato tardi dal lavoro e, per rilassarmi, mi sono messo a navigare su internet.
ho comprato un kit per una piattaforma di atterraggio di ufi da un catalogo online (è tipo ikea, ma su scala galattica*) e ho aspettato per giorni che consegnassero (lo sapete come sono i corrieri, no? in fisica esistono delle costanti universali, tipo la costante di gravitazione universale, la velocità della luce, la costante di planck e i corrieri).
e insomma, doveva arrivare in sette colli, ma poi è risultato che era in cosnegna a roma, poi il corriere non è passato ma ha lasciato un biglietto che però è sparito dalla cassetta della posta (i soliti paradossi dello spazio tempo), comunque alla fine è arrivata e ho scaricato tutto in giardino.
l’idea era farmi rapire per avere un giorno libero dal lavoro.
non che io sia mai stato abile nel bricolage, ma occhei: taglia i cavi della luce, abbatti due pali e un lampione stradale, spiana tutto con attenzione alle pendenze, collega i 4 mini plinti alle sottofondazioni, inserisci la piattaforma di atterraggio preassemblata, stendi 64mq. di autobloccanti, collega i led alla centralina (è comoda perché si interfaccia con un tablet), assembla la torre di controllo portatile e collegala alla rete elettrica, e infine libera la poiana anti corvi (senza farti cavare un occhio, possibilmente, che le poiane sono permalose).
sembrava una cosa da niente (a ricordarsi l’ordine giusto, dico. che le istruzioni sono disponibili in quattro lingue: altariano, vegano**, denebiano e tamil (eh, oh, ci lavora un ingegnere dello sri lanka) e io ovviamente non ne so bene neanche una).
e niente, ero andato a dormire tranquillo, convinto di aver montato tutto giusto, ma qualcosa deve essere andato storto perché stamattina è atterrato l’elisoccorso.

* ha molti più gradini di quanto immaginiate
** è un alfabeto incomprensibile, costituito principalmente da sedanini orientabili

sabato 26 maggio 2018

da gennaio ad oggi, è stato un periodo non troppo felice per la mia salute personale.
qui ho una lista (parziale, per rispetto del gdpr) dei farmaci che il medico mi ha ordinato di prendere negli ultimi mesi:
- fluifort
- oki
- augmentin
- corsodyl
- seleparina (50 iniezioni sottocutanee)
- cefixoral
- prebiolac
- gaviscon
- transact
- voltaren
- supracef
- pantoprazolo
- muscoril (iniezioni intramuscolari)
- toradol (iniezioni intramuscolari)
- tachipirina
- brufen
- flomax
- benactiv
- versatis
- levofloxacina

sempre il medico mi ha chiesto di rispettare una dieta priva di alcolici, grassi, eccitanti, formaggi stagionati, poca carne rossa, con il risultato che ho perso otto chili (ero già sottopeso di sette, ora sono in contatto con alcune agenzie non governative per interpretare una pubblicità progresso sulla fame nel mondo).
il risultato di tutto questo percorso clinico è che, non solo non mi è passato nulla, ma forse sto anche peggiorando.
credo che il mio fisico stia cercando di comunicarmi qualcosa. tipo che è ora di cambiare il medico di base.
ho chiesto di avere un medico di altezza, ma sul sito dell’asl non ce n’erano disponibili.
un team di esperti sostiene che la mia temperatura corporea segua le fluttuazioni del mercato azionario di hong kong, ma non c’è ancora un’evidenza scientifica.
anche perché poi la soluzione sarebbe provocare una crisi economica nel sud est asiatico, e forse non è una soluzione percorribile a livello di stabilità mondiale.
peraltro, forse basta aspettare, se c’è qualcosa di certo in economia è che è sempre probabile una crisi economica nel sud est asiatico, nel medio periodo.
in tutto questo avrei anche un nuovo lavoro, ma andarci da sano renderebbe tutto molto meno complicato.

venerdì 27 aprile 2018

a quasi 40 anni dai mitici anni ’80, una illuminante edizione speciale di “internazionale”, un numero triplo in uscita fra pochi giorni, racconta un periodo che, visto dal presente, appare profetico. ecco una sinossi dei principali articoli

1. mila e sciro, due cuori nella pallavolo
una delicata storia d’amore fra una giovane prostituta soprannominata “trentamila” e il suo fidanzato con disturbi mentali soprannominato “sciroccato”. i due hanno il sogno di recarsi a seoul per assistere alla finale di volley delle olimpiadi del 1988.

2. l’uomo tigros
la storia di luigi orrigoni, l’imprenditore lombardo che agli inizi degli anni ’80 costruì una rete di supermercati di quartiere che, dalla provincia di varese, arrivò ben presto ad espandersi in lombardia e piemonte. ancora oggi, nel nord ovest sono presenti numerosi punti vendita legati alla sua società di distribuzione.

3. tutti in campo con lochte
l’infanzia a rochester, dov’è nato nel 1984, l’ambiente familiare e i suoi sacrifici per diventare un campionissimo del nuoto, le sue amicizie, le sue rivalità, tutto quello che volevate sapere di ryan lochte, dodici volte sul podio alle olimpiadi (con un bilancio di sei ori, tre argenti e tre bronzi) e ben 27 volte a medaglia ai campionati del mondo.

4. kiss milicia
il fenomeno dei kiss, la band statunitense fondata da gene simmons e paul stanley non ha confini nazionali. pochi sanno però del successo sotterraneo ottenuto negli anni ’80 in tutto il latino america e della formazione di gruppi di fan strutturati sulla falsa riga delle milicie nacional sudamericane. questo articolo racconta la loro storia.

5. magica magica emi
gli anni ’80 furono l’apice di una delle major inglesi che dominarono il mercato musicale mondiale, una delle case discografiche più importanti al mondo e che produsse, fra gli altri, beatles, pink floyd, queen, iron maiden. l’articolo ricostruisce le atmosfere di quegli anni e molti dei retroscena legati all’industria musicale dell’epoca.

6. jenny l’antennista
una storia di degrado e riscatto, un’educazione sentimentale che si svolge nel sud italia agli inizi degli anni ’80, in cui gennaro, figlio di uno stradino e di una donna delle pulizie, cerca di emanciparsi e di mettersi in proprio installando apparecchi televisivi in grado di captare le nuove emittenti private che stanno fiorendo nel nord italia.

7. l’incantevole crimi
una biografia breve, la storia dell’adolescenza negli anni ’80 del futuro presidente del gruppo parlamentare del movimento cinque stelle al senato. uno sguardo rivolto soprattutto al lato umano che però ha sullo sfondo l’attualità odierna e riassume gli ultimi cinque anni di politica in italia, alla ricerca delle radici culturali del movimento.

8. la mou
l’industria dolciaria negli anni ’80 registrò un vero e proprio boom di vendite, grazie alla capillare reti di negozi alimentari di paese, ma anche alle pubblicità televisive. vi ricordate le caramelle morbide della vostra infanzia, quelle marroni tagliate a dadini, con il sapore di latte condensato e caramello? questa è la loro storia.

9. hello speck
la storia degli spot televisivi, da gustav thoeni ad alessandro borghese. come cambiano le forme di persuasione, di comunicazione e del linguaggio pubblicitario, a partire dall’emblematico caso senfter.

10. dolce remix
il fenomeno del decennio è sicuramente un fiorire di dischi remix destinati ad un pubblico giovane: la baby records infilò una serie di successi con raccolte mixate (le varie edizioni di bimbomix che hanno imperversato nelle autoradio dell’epoca) che hanno cambiato non solo il modo di fruire della musica ma anche il modo di comporla.

mercoledì 18 aprile 2018

sono seduto alla mia scrivania, guardo la primavera arrivare, mi curo la febbre, e leggo alcuni feed con lo sguardo un po’ catatonico (io, non i feed), lo sguardo di quando la gente di fronte a me fa delle cose che a loro sembrano normali, tipo andare nei posti affollati di sabato pomeriggio, possedere più di tre paia di scarpe, guardare i reality show e io faccio finta che sembrino normalissimi anche a me.
però una cosa qui posso dirla. cioè, non so se siete ancora scioccati per quella faccenda di babbo natale, però ecco, questa cosa la vorrei dire.
i reality show non esistono.
a meno che non stiate cercando un buon ossimoro, dico: una cosa tipo: uccidere i medici abortisti per difendere la vita, mandare gente armata in missione di pace, drogarsi per mantenersi lucidi, bombardare persone per insegnare alla gente di non bombardare persone, allora occhei, va bene.
sennò, esistono gli show, che vengono scritti, montati e trasmessi, essenzialmente per fare soldi con le pubblicità (che va benissimo, sia chiaro, basta non far finta che siano reali). e poi c’è la realtà, che non è chiarissimo quello che sia, ma di sicuro non è uno show in tv.

secondo alcune scuole di pensiero, la realtà esiste, ed è oggettiva.
sembrerebbe una posizione plausibile, non fosse che la realtà spesso non è come sembra, gli esseri umani tendono ad essere molto in disaccordo sulle cose che dovrebbero essere oggettive, e a volte non c’è proprio verso di metterli d’accordo.

allora, secondo un’altra scuola di pensiero, la realtà esiste, ma è inconoscibile perché la nostra conoscenza è sempre mediata dai sensi e in ultima analisi, dall’intelletto (che sarebbero le piccole terminazioni nervose che ci danno gli impulsi elettrici che alla fine noi interpretiamo come ci pare). quello che vediamo è quindi una sorta di realtà virtuale creata dal nostro cervello (e quindi soggettiva); ma, essendo che tutti abbiamo lo stesso cervello (in senso fisico: il fatto che alcuni lo usino come scaldabagno non conta, credo), dovremmo vedere più o meno la stessa realtà.
certo, detto così sembra plausibile, non fosse che se la realtà oggettiva fosse inconoscibile non potremmo sapere che esiste.

quindi, secondo altre scuole di pensiero, la realtà non esiste, ma è creata dalla nostra mente. in questo momento voi potreste essere un parto della mia mente, oppure io potrei essere un parto della vostra. insomma, se la realtà vi fa schifo, dovete prendervela con voi stessi.
posizione logicamente ineccepibile, non fosse che lascia un po’ in sospeso quella cosa della comunicazione fra esseri umani, e prima o poi sei portato a credere di essere dio, che è sempre una cosa negativa per la salute delle persone (comunque poi in genere cambi idea quando la realtà ti tira una bastonata sulle gengive. è difficile credere che sia tutto nella tua mente quando stai contando i tuoi denti sparsi per terra).

secondo il professor georg krapfenberg, docente di fisica quantistica all'università di ginevra, la realtà esiste, è oggettiva, ma cambia a seconda della tua posizione e della tua velocità: ad esempio migliora se stai bevendo una birra. io è tre mesi che non posso bere alcool.

mercoledì 28 marzo 2018

se c’è una cosa che mi rilassa, è guardare il pianeta da otto km di altezza.
d’accordo, non è come guardarlo da 400 km di altezza (che sarebbe ancora più rilassante), ma insomma, non è facile trovare un passaggio da quelle parti.
voglio dire, imbucarsi come clandestino a baikonur è anche plausibile, ma passare dalla soyuz alla iis senza che nessuno se ne accorga tende ad essere complicato.
inoltre, fermare un’astronave in transito, anche ammesso che qualcuno si fermi, poi c’è sempre quella fase in cui non si sa di cosa parlare (è un casino parlare del tempo dove non c’è un'atmosfera), ti coinvolgono in discussioni assurde, tipo che danno trentacinque euro al giorno ai terrestri che poi vengono a rubarci il lavoro sulle astronavi, o – quasi peggio – se ti tira su un vegano poi vuole assolutamente convincerti a mangiare in un ristorante nella costellazione della lira (e tu vagli a spiegare che ormai hai solo euro).
allora un buon compromesso è cercarsi un buon aeroporto (ce ne sono molti, e a me sembrano tutti bellissimi) e usare i vostri trentacinque euro al giorno per comprarvi un biglietto a basso costo.
allo stesso prezzo, potrete dormire direttamente in aereo o, a scelta, in aeroporto; però ricordatevi di portare uno zainetto con una felpa, che in alcuni aeroporti hanno deciso di usare l’aria condizionata per ricreare il microclima di yakutsk (non chiedetemi perché, io sono dell’idea che nessuna civiltà degna di questo nome possa svilupparsi sotto i 25 gradi celsius), un asciugamano per il bagno, e magari dei generi alimentari di sopravvivenza, che in aeroporto c’è questa usanza che il cibo costa quanto il plutonio.
io cerco di farlo regolarmente, almeno tre o quattro volte l’anno.
lo svantaggio è che i voli a basso costo sono piuttosto affollati e ricordano, tipo, che so, la regione shapley. quindi vi capiterà di avere una borsa in testa, un bambino urlante sulla schiena scappato da chissà dove, qualcuno che vi verserà del caffè sui pantaloni. ma insomma, ne vale la pena.
il vantaggio è che tendenzialmente puoi guardare fuori dal finestrino, ed è una cosa incredibilmente bella.
certo, ci sarebbe quella cosa che gli aeromobili inquinano il pianeta; però vi svelo un segreto: al pianeta non importa niente di essere inquinato.
la terra è stata senza atmosfera, o con un atmosfera composta da ammoniaca, metano, vapore acqueo, anidride carbonica ed azoto, per almeno due miliardi di anni, e se l’è cavata benissimo. siamo noi homo sapiens ad essere fissati con quella cosa di respirare ossigeno. ma, capirete, centotrentamila anni (di cui solo circa duemila da protagonisti) contro due miliardi, beh, fatevi due conti su chi ha più probabilità di sopravvivere.


mercoledì 28 febbraio 2018

sto guidando un flacone di vernel alla lavanda con le ruote, mentre il mio cervello canticchia la sigla di ralph supermaxieroe.
fuori è buio, ci sono -3 gradi, ho il pieno di benzina e sto per ridiventare disoccupato.
non che la cosa mi preoccupi troppo.
la condizione di disoccupato è fantastica perché ti permette di dedicare tempo a te stesso e alle cose che più ami, ed è davvero bellissimo, tranne forse quella sottile consapevolezza che sarai morto di inedia entro pochi mesi.
ma forse vivere è sopravvalutato.
pare dunque che sia venuto il momento di rispolverare la sezione colloqui di lavoro, che alla fine è fonte di tanto buonumore, non fosse per tutte quelle domande sul futuro.
il questionario "immagina dove sarai tra cinque anni" mi ha sempre completamente terrorizzato perché non so mai cosa rispondere, e se rispondo sinceramente il tso è sempre dietro l'angolo (in effetti devo ammettere che, in una scala da 0 a 100, dove 100 indica “hai programmato perfettamente la tua vita”, io mi attesto su un dignitoso meno 15).
l’unica cosa che ho fatto, per ora, è stata sistemare il summary di linkedin, e ne sono felice perché finalmente la mia figura professionale emerge in tutto il suo splendore:

mi occupo a tempo perso di epistemologia (attualmente i miei due epistemologi di riferimento sono paul k. feyerabend e un criceto siberiano con cui ho convissuto alcuni mesi ai tempi dell’università) e contemporaneamente lavoravo in uno studio di ingegneria perché, nonostante tutto, mi piace avere un tetto sopra la testa quando fa freddo e mangiare tre volte al giorno.
adoro le persone che leggono il summary su linkedin e le istruzioni sulle confezioni di shampoo e amo indulgere nell’uso inopinato di parentesi. 
so anche che nessuna persona sana di mente legge i summary di linkedin né le istruzioni sulle confezioni di shampoo, ma penso che la sanità mentale non sia un attributo fondamentale per vivere in questo universo.
in questo momento non ho obiettivi, e neanche una reflex, se è solo per questo.
un giorno mi piacerebbe essere ricco o, in alternativa, la pace nel mondo.


venerdì 16 febbraio 2018

per i periti, i caldaisti, gli idraulici, gli antennisti, e alcune altre categorie specifiche, vale il principio di indeterminazione di heisenberg.
possono apparire da un momento all'altro, ma non saprai mai contemporaneamente posizione e velocità.
in pratica vivono in un mondo subatomico.

sabato 13 gennaio 2018

sono alla scrivania dell’ufficio a correggere le bozze del mio ultimo libro “la vita: istruzioni per l’ufo”, quando all’improvviso il computer implode e viene risucchiato in un buco nero di modeste dimensioni, che si richiude subito dopo, così come si era aperto.
apparentemente, non ci sono stati sbalzi di tensione nell’impianto elettrico; monitor, mouse e tastiera sono ancora al loro posto, sopra la scrivania.
verifico la tensione superficiale delle molecole del pavimento, ma sembra tutto a posto.
apro la portafinestra ed esco sul terrazzo per cercare di capire se ci sono stati problemi di fulmini o di varchi spaziotemporali imprevisti ma sembra che tutto sia come prima.
sto per rientrare quando all’improvviso l’ufficio viene risucchiato in un buco nero di modeste dimensioni, che si richiude subito dopo, così come si era aperto.
il quinto piano del palazzo è completamente scomparso, rimane solo il terrazzo, la struttura del tetto (una copertura piana con alcuni vani per gli impianti tecnologici) e una botola direttamente collegata al vano scale.
scendo nel seminterrato e verifico le strutture portanti del palazzo dal corsello box, ma sembra tutto ok.
esco in strada, dove si è riunito un capannello di passanti che indica il quinto piano mancante.
spiego che è tutto a posto, ora cerco di inquadrare il problema e trovare una soluzione accettabile. a volte basta niente, un fusibile, una centralina, una fluttuazione quantistica difettosa, non vorrei chiamare un tecnico per una cosa che magari alla fine si rivela banale; il fatto che il cielo e il lago siano ancora al loro posto sembra rassicurarli un poco.
io vado alla macchina e apro il bagagliaio dove conservo un tester di marston (uno strumento molto utile per individuare anomalie fisiche nel raggio di duecento metri) quando all’improvviso il paese implode e viene risucchiato in un buco nero di modeste dimensioni, che si richiude subito dopo, così come si era aperto.
detesto le reazioni a catena.
prendo la macchina e vado nel paese successivo, dove c’è un tecnico dello spazio-tempo molto gentile che magari ha qualche suggerimento sensato da darmi, ma sembra che oggi sia giorno di chiusura.
mi decido a prendere il telefono per cercare un assistenza tecnica aperta, quando all’improvviso il pianeta implode e viene risucchiato in un buco nero di modeste dimensioni, che si richiude subito dopo, così come si era aperto.
ora il primo tecnico disponibile sta dalle parti di alpha centauri ma, anche ammesso che abbia tempo di venire subito, non arriverà prima di 4,367 anni; è decisamente troppo tempo da passare senza uno stipendio, non saprei davvero come fare.
visto che in ogni caso per ora non ho alternative, decido di fare comunque un tentativo e cerco di mettermi in comunicazione con una stazione spaziale non lontano da alpha centauri (potrei almeno chiedere se hanno un posto di lavoro da offrirmi), quando all’improvviso l'universo implode e viene risucchiato in un buco nero di modeste dimensioni, che si richiude subito dopo, così come si era aperto.
oggi proprio non è giornata.

venerdì 22 dicembre 2017

oggi ho messo i guanti, perché ieri mi stavano cadendo le mani a pezzi.
stamattina sono uscito, e invece dei soliti -3 c’era un grado.
forse se domani metto due paia di guanti arriviamo a 5 gradi. non so, dovrò testare la cosa.
forse, con il numero giusto di guanti, posso fare arrivare l’estate.
in compenso non posso far arrivare il telefono che ho comprato il mese scorso e che mi hanno spedito da poco.
secondo il tracking, che probabilmente è finto, era in consegna il 20 (non sono passati) era in consegna il 21 (non sono passati) oggi è in transito (?), che forse significa che passano ma non me lo lasciano, si limitano a sventolarlo fuori dal finestrino, poi scappano sgommando con il furgone, tipo l’a-team.
ho anche scoperto che tnt ha un sacco di numeri verdi e help desk online se vuoi spedire un pacco.
se invece vuoi riceverlo non frega niente a nessuno, l’importante è che tu possa spedirlo, così che un giorno, in un lontano futuro, possa esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.
quindi resto qui, tipo vladimiro ed estragone, mentre la vita mi passa davanti. che può essere anche una soluzione letteraria interessante, ma forse tnt dovrebbe cambiare il brand aziendale

mercoledì 29 novembre 2017

Io non so fare lavori manuali.
Voglio dire, non è solo che ho la motricità fine di un bradipo con disturbi dell’apprendimento, è che da piccolo non ho mai visto nessuno fare lavori manuali, nessuno mi ha mai insegnato, io non ho mai imparato.
Sono stato educato che i lavori manuali li fanno gli uomini mentre tu sei un bambino (questa frase significa “lo sarai fino a circa sessantadue anni, poi muori”), è tutto pericolosissimo, se tocchi un cacciavite prendi la scossa, ti cade in testa un muro, finirai in galera, darai fuoco alla casa e, qualsiasi cosa tu faccia, morirai con gran dolore.
Insomma, tu devi studiare e diventare un adulto empatico e apprensivo, ma totalmente inadeguato alla vita; questo è il tuo grande compito (beh, ci sono riuscito; è pur sempre un risultato ottenuto).
Io, invece, se un giorno dovessi rinascere, vorrei diventare un idraulico, o un elettricista, o un falegname; insomma, un artigiano.
Direte voi, eh, la manualità, il lavoro sicuro, l’evasione fiscale.
No, niente di tutto questo.
Non so da voi, ma qui credo siano tutti ricchi di famiglia e non lavori nessuno, un po’ tipo i notai.
Cioè, anche a promettergli di ricoprirli d’oro, dargli in moglie la primogenita (non ce l’ho, ma l’avrei fatto), intestargli casa, diventare loro schiavo a vita, niente, restano figure mitologiche tipo la chimera, il minotauro, il basilisco (che io confondo sempre con una pianta erbacea gustosa con il pomodoro; questo mi ha creato qualche difficoltà leggendo Harry Potter).

Ho cercato un idraulico per circa sette mesi per cambiare una membrana della cassetta del water che perdeva (non dico che volevo che vincesse, ma puntavo almeno a un pareggio).
In tutto ne ho chiamati cinque, ciascun idraulico mi ha detto “sì, sì, occhei, ci vediamo domani”, poi niente.
Tu dopo qualche giorno lo richiami, lui dice “sì, sì, occhei, ci vediamo domani”, poi niente.
A un certo punto smettono di risponderti al telefono, si smaterializzano e passano in un'altra dimensione.
Dopo alcuni mesi finalmente sono riuscito a farne venire uno: ha visto il pezzo da cambiare, ha detto “recupero il pezzo”, poi è scomparso. Credo si sia arruolato nella legione straniera.
Alla fine, dopo sette mesi, è venuto il secondo che avevo chiamato, ci ha messo 20 minuti a fare tutto; in compenso io ho speso settordici milioni di acquedotto.

Ora, conscio di questa problematica, da un anno e mezzo avevo intenzione di rifare le assi del balcone, per evitare di finire sul balcone di quello di sotto.
Quindi ho interpellato tutti i falegnami della zona: qualcuno ha finto una morte apparente, un paio sono venuti a vedere il balcone e hanno finto una morte apparente, uno solo ha detto va bene, lo faccio io. Era inizio giugno.
Da allora le cose sono evolute, seppur lentamente.

15 Giugno 2017
Ci vediamo per un sopralluogo, dice che ci vogliono almeno due giorni di lavoro. Chiedo un preventivo, mi dice che me lo fa avere in un paio di giorni.

27 Giugno 2017
Chiamo per chiedere se cortesemente mi fa avere il preventivo

15 Luglio 2017
Arriva un preventivo via mail. Sono circa duemila fantastiliardi di euro, ma non è che ho tutta questa scelta di falegnami. Dico occhei, facciamo il lavoro.
Risponde che serve l’anticipo per ordinare il materiale, e il materiale bisogna ordinarlo subito, sennò poi dopo ci sono le ferie di agosto, e muoiono tutti.
Dico occhei, dammi l’iban per il bonifico; risponde va bene, te lo mando in giornata.

22 Luglio 2017
Chiamo per chiedere se cortesemente mi fa avere l’iban per il bonifico

24 Luglio 2017
Arriva l’iban per il bonifico con scritto “i lavori li faccio dopo la metà di settembre”. Dopo due minuti eseguo il bonifico.

18 Settembre 2017
Essendo passata la metà di settembre, chiamo per sapere quando farà i lavori. Risponde vabbè, ora devo venire a prendere bene le misure

23 Settembre 2017
Viene a prendere le misure, dice devo verniciare il materiale, lunedì porto dei campioni di colore.

10 Ottobre 2017
Chiamo per avere notizie per lo meno dei campioni di colore.
Dice che ha avuto dei problemi di lavoro, la bambina è stata male, ha vomitato dal cavalcavia, stamattina si è alzato alle sette meno un quarto, ora si riorganizza e mi fa sapere.

23 Ottobre 2017
Chiamo per avere notizie per lo meno della bambina.

27 Ottobre 2017
Chiamo per sapere se mi sono perso qualcosa (tipo i soldi che gli ho versato).
Risponde che è tutto pronto, domani mi porta i campioni di colore.

02 Novembre 2017
Mi porta i campioni. Ne indico uno a caso. Mi dice occhei, ordino il colore.

24 Novembre 2017
Chiamo per sapere se ci sono problemi con il colore (va bene anche rosa, in caso).
Risponde che no, ha verniciato tutto, ora aspetta che qualcuno sia disponibile a dargli una mano per fare il lavoro.

29 Novembre 2017
Vedo se ho in casa del pantoprazolo

mercoledì 15 novembre 2017

il vero problema è che nella lotta fra me e gli ufi, faccio il tifo per gli ufi.

sabato 21 ottobre 2017

da una settimana, al mattino ci sono 7 gradi; nel primo pomeriggio stiamo intorno ai 24°; verso sera si torna intorno ai 10°.
in pratica il clima di questa zona l'ha preso in gestione novartis.
secondo la classificazione di troll paffen (il capostipite degli utenti molesti di un famoso newsgroup di meteorologia su usenet) è definibile come “clima temperato psicotico”.
io cerco di uccidermi tumulandomi in un barile riempito fino all'orlo con un’antica miscela segreta di antistaminico, montenegro e flomax.

venerdì 13 ottobre 2017

rispetto al passato, la mia capacità di concentrazione si è trasformata, proporzionalmente, da "maestro yogi che ha ricevuto l'illuminazione" a "jack russel con difficoltà cognitive"

mercoledì 6 settembre 2017

io volevo dire che i complottisti un po’ li capisco.
in fondo sono persone normali a cui è sfuggito di mano il gioco del “non sarebbe bellissimo”. a chi non succede, prima o poi?
non so se voi ci abbiate mai giocato, ma è una cosa che normalmente uno inizia a fare da piccolo, quando la vita comincia a fare un po’ schifo.
io ci giocavo tantissimo, e in genere funziona che uno immagina cose tipo:

- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che io in realtà non sono povero, ma sono una persona molto importante e conosco il presidente degli stati uniti?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che mio padre non è morto e mi insegnasse le cose che ti insegnano i padri?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che domani non c’è il compito in classe di storia e invece ci portano in gita premio in montagna?

poi però le cose bellissime non succedono mai, e allora uno magari se ne fa una ragione e inizia a studiare storia.
oppure magari non ha tutta questa voglia di studiare storia, e allora continua a giocare, e a quel punto può anche iniziare a trovare dei colpevoli, tipo:

- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che non serve studiare e faticare per imparare le cose, e tutta la campagna per l’insegnamento scolastico è stata orchestrata dai poteri forti, tipo le maestre?

da lì in poi, se la cosa ti prende la mano, viene tutto molto facile, tipo:

- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che homo sapiens è una specie sensibile, gentile e collaborativa, e tutti i mali del mondo non dipendono da noi, ma dai poteri forti, tipo bilderberg?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che le malattie non esistono, nessuno è mai morto di malattia, e tutta la campagna per la ricerca, i vaccini e le medicine è stata orchestrata dai poteri forti, tipo le università e big pharma?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che la terra è piatta, per cui non serve fare quei calcoli complicatissimi per lanciare satelliti da una sfera in movimento e tutta la campagna contro il terrapiattismo è stata orchestrata dai poteri forti, tipo eratostene?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che il montenegro fa bene alla salute, e tutta la campagna contro l'alcool è stata orchestrata dai poteri forti, tipo la serbia?
- non sarebbe bellissimo se venisse fuori che io sono intelligentissimo, e tutta la campagna per dipingermi come un idiota è stata orchestrata dai poteri forti, tipo la realtà?

voglio dire, non sarebbe bellissimo?
secondo me sì

giovedì 3 agosto 2017

grazie ad alcune tecniche di meditazione ho sviluppato dei meccanismi di bioluminescenza e mando segnali luminosi allo spazio profondo. ma anche a quello superficiale, non è il caso di sottilizzare.
nel frattempo, sto cercando di risolvere i 23 problemi di hilbert (si risolvono quasi tutti con "cammina più che puoi, socializza di più, rilassati, beviti un bicchiere ogni tanto"), e provando a concepire quell’incredibile sensazione di quando un essere vivente a base carbonio, dopo milioni di anni di evoluzione a partire da un organismo unicellulare, all’improvviso inizia a pensare come un essere intelligente.
occhei, nella storia di homo sapiens non è mai successo, però potenzialmente è plausibile.
nel frattempo interrogo gogghel, signore degli algoritmi, a proposito di alcuni libri per le vacanze.
sono abbastanza esigente sui libri, e se c'è una cosa che mi fastidia dei libri, è la trama.
cioè, no, una bella trama è occhei, mi piacciono molto le storie, ma devono essere del tutto accessorie.
in realtà la cosa che in realtà mi fastidia è quella cosa che "non vedi l'ora di sapere come va a finire".
so che mi piace un libro non perché non vedo l'ora di sapere come finisce, ma perché vorrei che non finisse mai.
voglio dire, se non vedo l'ora di sapere come va a finire, mi leggo le ultime due pagine e basta, mica sono costretto a leggerlo tutto.
comunque, sono lì a prendere appunti, sapendo che forse non riuscirò mai a leggere tutto quello che mi sono segnato, e la cosa alla fine mi fastidia uguale.
insomma, le solite chiose.

mercoledì 26 luglio 2017

sto leggendo “il pasto noodle” (un classico della letteratura statunitense, il racconto allucinato dell’inferno di una dipendenza dal cibo orientale, in cui il protagonista è lacerato tra la necessità impellente della “pasta” e il richiamo molesto della carne dei baozi, braccato da polizia e ristoratori), quando il mio cervello va in stasi, come fosse un qualsiasi informatore della ddr.
di per sé non è un grosso problema, visto da fuori è praticamente indistinguibile da quando è in movimento, ma sul lungo periodo potrebbe presentare qualche inconveniente, tipo l’inibizione delle connessioni neuronali e un’improvvisa voglia di ascoltare il reggaeton.
provo a scuotermi con delle razioni di alcol e con dei vaghi gesti di autolesionismo, tipo leggere gli articoli di consigli delle vacanze nei post consigliati* di facebook (livello di autolesionismo medio alto, ma un gradino sotto il reaggeton), annotando delle gravi mancanze a livello teorico (oltre che logico-sintattico).
eccovi allora una lista di cose che non dovrete dimenticare di mettere in valigia, se volete passare una super vacanza, restando preparati per qualsiasi evenienza:

- un theremin
- una confezione di autan
- un rilevatore di tachioni
- un i-ching
- un cacciavite sonico
- un coltellino svizzero
- un coltellino di altra nazionalità per politically correctness
- una chiavetta usb a forma di zbigniew boniek
- una cintura di orione
- un'elettrosaldatrice elektra 500 aquatherm
- un bottone per immanentizzare l'eschaton
- un vaso canopo
- un supereroe a scelta
- una cupola geodetica
- un gatto di schroedinger
- i croccantini per il gatto di schroedinger
- preferibilmente i sensible, che dopo la scatola può essere che sia un po' agitato
- una razione k
- una razione l, m, n
- una luce di wood
- la felpa di red & toby nemiciamici
- una camelbak
- una stampa di hieronymus bosch
- un tesseratto
- un asciugamano (ovviamente)
- un triplano fokker
- uno stendipanni elettrico
- un levriero afghano
- due piccoli serpenti
- un'aquila reale
- un'aquila immaginaria
- due liocorni


* caro facebook, chi diavolo ti ha detto che voglio dei consigli? puoi cortesemente farti i fatti tuoi? nel caso tu non possa, almeno puoi chiamarli “pubblicità” come fanno tutti? grazie.

mercoledì 12 luglio 2017

Fiume d’Italia
(per quelli che contano, 32)*

Gli emotivi li riconosci subito, fanno cose idiote, come quando scrivi a degli sconosciuti e vuoi mostrarti per come sei realmente, come se il foglio fosse la tua confessione.
Ecco una storia mai raccontata, la storia di come conobbi Dora di Rhêmes nella sua doppia veste di nobildonna e dama di compagnia, e di come fosse incredibilmente bella: media taglia, mento all’insù, il viso scarno, la pelle liscia come seta, i capelli raccolti, gli occhi di brace che brillavano nel buio, e quella bocca, colma di gemiti dolci e appassionati come quando le dee sorseggiano l’ambrosia; non era come tutte le altre, e lo sapeva.
Agognavo solo di avere un posticino nel suo cuore, ma dentro di me stimavo di non avere alcuna possibilità: non che fossi brutto, o sporco (tuttalpiù un po’ trasandato come il matto nei tarocchi), ma mi mancava quel portamento, quell’incedere sicuro, il ceto sociale adatto, non avevo neanche dei magri risparmi, e non c’era verso che trovassi metodo di avvicinarla senza che il mio cuore smettesse di battere, come se fossi stato investito da un treno, o fatto a pezzi da una mietitrebbia.
E il suo sguardo, era come una secchiata d’acqua a calmare i miei bollenti spiriti
Ero timido? Comincio a crederci.
Un eterno celare i propri sentimenti senza ammetterli neanche nella notte più nera, prima che gli occhi si velino di lacrime.
Alcuni invece direbbero savio, ché nessuno sa se sia più corretto prendersi sul serio, osare e perdersi, oppure rinchiudersi in una tana romita, uno scolo nascosto, mentre la vita passa oltre, eppure placida e serena.
Se le cose stiano in un modo o in un altro, io davvero non saprei dire.


* se siete qui per caso e non ci avete capito nulla, non avete di che preoccuparvi. questa è una cosa che faccio ogni tanto con i lettori affezionati di questo blog (tre), e quindi niente.
se poi avete capito di cosa si tratta e non avete niente di meglio da fare, volevo dirvi che questa volta è davvero fattibile, anche se non siete malati di mente come quelli che di solito fanno queste cose.
se invece trovate errori non dovete dirlo a me, contattate direttamente il mio avvocato (attualmente è un cormorano con sede legale a rothéneuf, per contattarlo potete scrivere al camping-cars des ilots).
come premio potete scegliere fra una birra al bar sotto casa (mia), una figurina di hubert pircher con la maglia dell’ascoli o un tso.
la soluzione completa starà nei commenti, fra qualche giorno

martedì 13 giugno 2017

diluvia.
io sto guidando dietro un suv di un milanese.
si capisce che è milanese perché nei rettilinei va a 90 km/h, però, appena c’è una parvenza di curva, rallenta fin sotto i 30 km/h; quando vede un tornante inchioda, mette in prima (sempre che tu nel frattempo non l’abbia tamponato), poi riparte circospetto fino al prossimo rettilineo, dove potrà accelerare fino a velocità warp fino alla curva successiva (circa 50 metri dopo).
si capisce anche dalla targa, a dire la verità, ma sappiamo tutti benissimo che le targhe possono mentire.
insomma, sto guidando dietro un’auto epilettica, quando una flotta di astronavi si materializza sopra di noi.
apro i miei manuali di primo contatto (“ufi: istruzioni per l’uso” e “dieci cose da non dire a un alieno” di alexander pernembrod) poi scendo dalla macchina e mi metto in piedi sotto la pioggia a urlare “abduction! abduction!” prima molto forte, poi, quando non ottengo risultati apprezzabili (se si esclude il fatto di bere della pioggia), sempre più piano, finché non risalgo in macchina e torno verso casa.

mercoledì 31 maggio 2017

nessun uomo è un’isola.
in effetti, però, nessun uomo è un continente, una montagna, un lago alpino, o un frullatore a tre velocità.
ci sono delle regole.

giovedì 25 maggio 2017

giovedì 18 maggio 2017

sono le 8.49 e ho già sbagliato tutto lo sbagliabile. credo di aver battuto anche alcuni primati (nel senso di sbagliabile, non nel senso che per la rabbia ho picchiato degli oranghi*).
immagino che sarà una lunga giornata.
però forse (lo dico a bassa voce perché le divinità del clima sono particolarmente irritabili) arriverà il sole, e io potrò finalmente lasciare a casa la mia giacca a vento con la scritta “global warming where art thou?” per sfoggiare la maglietta con la scritta “i love you, global warming”.
certo, ci sarebbe quel piccolo particolare che le persone mi guardano male ma, d’altra parte, lo facevano anche prima.

* tra l’altro gli oranghi, oltra ad essere simpatici, sono anche molto permalosi; trattate sempre bene gli oranghi, se ci tenete a restare interi

sabato 15 aprile 2017

la morte si può immaginare come la fine di qualcosa, e quindi un principio ontologicamente negativo (la negatività assoluta, che io immagino come un dirigente movimento di trenitalia), oppure come un passaggio naturale che non è intrinsecamente né positivo né negativo ma, appunto, essenzialmente naturale (che io immagino come osvaldo ardiles vestito da tanguero).
nella società contemporanea non siamo tanto abituati a parlare di morte, e questo è piuttosto strano, visto che prima o poi è facile che uno muoia.
invece io sono cresciuto con il fatto che la morte era sempre lì, a portata di mano, una cosa che ti può succedere da un momento all’altro, grazie all’educazione ricevuta da mia madre e a tutte le raccomandazioni ricevute in genere da bambino. tipo:

- devi mangiare quello che ho cucinato, perché se non mangi, muori.
- se mangi, ma non le cose che ti fanno bene, muori.
- se mangi le cose che ti fanno bene ma ti vanno di traverso, muori.
- se non bevi abbastanza, ti disidrati e poi muori.
- se bevi troppo ti vengono le rane nella pancia e poi muori.
- se tocchi una presa di corrente muori.
- se cambi una lampadina e tocchi un filo muori.
- se inghiottisci un chewingum ti si attacca all’intestino e poi muori.
- se non vai in bagno tutti i giorni ti viene la peritonite e muori.
- se vai in piscina a fare un corso di nuoto bevi, vai sotto e poi muori senza che nessuno se ne accorga (ma prima: rane nella pancia).
- se vai al lago ed entri in acqua ci sono i mulinelli e muori (e sei fortunato che i mulinelli impediscono la formazione delle rane nella pancia).
- se entri in acqua prima di tre ore dopo aver mangiato (fosse anche solo mezzo crackers, e acqua alta venti centimetri) ti viene la congestione e muori.
- se ti si impiglia un capello nel phon mentre ti asciughi i capelli rimani folgorato e muori.
- se sudi ti viene il mal di gola, poi la gola si rovina, ti viene un cancro e muori.
- se cadi da un muretto muori.
- se impari ad andare in bicicletta cadi e muori.
- se per caso invece stranamente riesci a sopravvivere, a 14 anni vuoi il motorino, fai un incidente e muori.
- se, inspiegabilmente, sopravvivi al motorino, allora prendi la macchina d’inverno, slitti sul ghiaccio e muori.

e non è che fossero delle possibilità remote, eh, era proprio che dovevano succedere necessariamente, nessuno scampo.
poi però quando uno moriva veramente era una cosa bella perché andava in paradiso (ma allora fai pace con il cervello, dimmi se è una cosa brutta o bella, che non ci sto capendo più un cazzo).
alla fine ho deciso che era una cosa che succedeva e basta (tranne quella cosa delle rane nella pancia, dico).
insomma, sai che deve succedere, ti metti il cuore in pace e occhei.

quindi va bene, prima o poi muoio, è una cosa occhei (sono pure iscritto al vhemt, per dire), tanto a voi mica cambia nulla, voglio dire, se muore una persona che avevi letto solo su internet non c’è mica differenza fra morire e cancellare l’account.
in ogni caso non è una cosa che ho in programma nel breve periodo, sia chiaro.
siccome però ho anche un account su feisbuk e altre piattaforme in cui, come succede sempre, quando uno muore potrebbero comparire messaggi del tipo "ciao angelo, ci mancherai, sei morto troppo presto, insegna agli angeli a essere cretini", volevo chiedervi se, cortesemente, vi impegnaste a scrivere di fianco a ciascun messaggio di questo tipo "SCUSA, NON PUÒ RISPONDERTI, È MORTO". grazie.

mercoledì 5 aprile 2017

è da una settimana che mi lacrima l’occhio destro.
probabilmente sono triste, ma solo a metà.
ora non so se prendere un appuntamento con il primo oculista disponibile (con i tempi del servizio sanitario nazionale, quindi non prima del 2019), oppure rassegnarmi a morire disidratato.
nel dubbio, integro con una tanica di monte di colore*.

* questo blog aderisce alla campagna per la politically correctness, ma solo per oggi

giovedì 16 marzo 2017

non è che sono refrattario alla tecnologia, è solo che spesso ci spacciano per progresso cose che, ecco, non lo sono.
in realtà la maggior parte delle cose sono solo dei bisogni indotti per vendere prodotti tecnologici, niente di veramente significativo a livello di progresso (sono molto esigente quando si parla di progresso).
certo, ci sono invenzioni moderne che secondo me hanno un senso, che so, il rilevatore di kraftson, lo ionizzatore metafisico, lo stargate (ma solo quando non scioperano gli addetti al bagaglio), le antenne handersen, però sono tutte cose che non hanno molto successo qui sul pianeta terra.
ma c’è una cosa che non esisteva qui quando sono nato, e sono molto grato che sia stata inventata. voglio dire che, ecco, quella si avvicina davvero alla mia idea di progresso, ed è l’invenzione degli auricolari per il telefono.
perché quando sono solo in auto mi metto sempre a cantare come se non ci fosse un domani, e finalmente quelli che mi guardano da fuori pensano che stia parlando al telefono e non che sia completamente pazzo


martedì 28 febbraio 2017

per dire il mio concetto di autorità. mentre tornavo a casa una volpe mi ha guardato male perché le mettevo fretta. le ho chiesto scusa.
non mi prendono sul serio neanche le volpi.

mercoledì 25 gennaio 2017

avete presente quella sensazione di non appartenere a questo universo?
di non essere adatti e di non possedere le difese necessarie per farne parte?
se state leggendo qui, sono sicuro che ce l’avete presente.
e niente, basterebbe cambiare universo. l’unico problema è che questo qui sembra molto persistente.
io sono in coda dietro una hyundai uscita di produzione nel pleistocene e tenuta insieme con lo scotch, il tipo di macchina che potrei guidare io, solo che magari io oserei avventurarmi sopra il 35 km/h.
le temperature di dicembre mi avevano illuso ed io ero garrulo e felice al punto da comprarmi una t-shirt con la scritta i love you global warming in britannic bold 72, completamente glitterata. sono le piccole gioie di noi meteoropatici.
ma alla fine non l’ho fatto, e stamattina c’erano sei gradi sotto zero.
lo si capisce dal fatto che i gatti dei vicini hanno transennato il vialetto e una parte del giardino per organizzare uno spettacolo di holiday on ice con le volpi.
ho anche invitato un team di esperti per verificare un curioso fenomeno che potrebbe aprire nuovi orizzonti nella scienza dei materiali: una mattina ho grattato il ghiaccio dal parabrezza solo dalla parte del guidatore (ché ero in ritardissimo), e ho lasciato che la parte del passeggero si spannasse da sé con l'aria calda (nel giro di qualche eone, accade).
il giorno dopo il ghiaccio si era formato in maniera diversa, nelle due parti, con un evidente differenza fra dove la mattina precedente era stato grattato e dove no.
la mia ipotesi è che il vetro in realtà sia fatto da piccoli gnomi trasparenti che mi odiano, ma attendo conferme dagli scienziati.

lunedì 9 gennaio 2017

ero da qualche parte nella sesta dimensione (che alcuni sciamani chiamano amichevolmente “arturo”) quando mi arriva una convocazione da osnabrück per la speciale riffa di fine anno, organizzata da un comitato di ufi che vengono spesso in tenda sul pianeta terra e amano frequentare fiere a tema medievale. (per chi non lo sapesse, osnabrück è una delle città in cui venne firmata la pace di westfalia, che prevedeva che i furgoncini volkswagen potessero essere finalmente attrezzati per il campeggio).
ad ogni modo, poiché il sistema di riferimento non è basato sul pianeta terra (che, diciamocelo, non ha tutta questa importanza nell’universo), la riffa di fine anno si terrà il giorno di capodanno, ossia il 21 gennaio.
questo, ovviamente, perché nessuno mi ha consultato. io sono convinto che alle nostre latitudini il capodanno dovrebbe essere intorno ai primi di maggio, ossia quando il pianeta si convince a sperimentare delle temperature degne di un paese civile (il che significa che ogni latitudine dovrebbe avere il capodanno in un periodo diverso dell’anno. sarebbe molto più sensato).
comunque, alcuni dei premi in palio* quest’anno sono particolarmente interessanti, e ho già comprato alcuni biglietti sperando di vincerne uno fra questi:

- un coniglio nano disponibile nelle versioni blu e rosa
- un buono presso l’autarchica barberia “fratelli di taglio” di carlo e pino bandiera
- un soggiorno presso gli stati indipendenti di vanoa e di daga
- la discografia completa di shakira kurosawa
- una giornata con la sorella di matt damon, crudelia.

* potrebbero però non essere consegnabili per indisponibilità a reperire delle palio funzionanti

venerdì 16 dicembre 2016

un team di esperti ha deciso di monitorare gli effetti del freddo sul mio bioritmo, le mie connessioni neuronali e la mia mobilità articolare.
alla fine hanno rinunciato, sono andati a pranzo e mi hanno messo al collo un cartello con scritto "eddie is over capacity, try again in a minute