domenica 26 settembre 2021

esco di casa e mi assale un odore di camino a legna.
il mio camino è spento, quindi potrebbe essere la solita allucinazione olfattiva ma chissenefrega, è uno dei miei odori preferiti al mondo.
e comunque ci sono 11 gradi, potrebbe averlo acceso chiunque qui intorno (immaginario o meno. se uno ha voglia di imparare, alla fine capisce che le cose immaginarie non hanno conseguenze meno reali del resto).
il mio maestro di ikebana neuronale (un criceto siberiano che vive su un davanzale a dallas, tx) sostiene che potrei risolvere il problema con un innesto di un nuovo ippocampo, oppure con una specializzazione generale in smaterializzazione.
io non vedo il problema. al massimo lo annuso.
vedo invece un canale tematico dedicato al tennis in cui holger rune e uno hobbit provano a scrivere la storia della terra di metz e, nelle notti limpide, alcune costellazioni che preannunciano l’inverno.
gli ufi mi mandano comunicazioni sconnesse: studi di tassonomia terrestre, ipotesi di multiversi, descrizioni di spedizioni commerciali in accadico (la lingua nata nella città di akkad, assurta a capitale dell’impero perché prima città ad alta definizione).
le comunicazioni con gli ufi sono sempre difficili, in questa stagione.

mercoledì 15 settembre 2021

misuro l’estate nel tempo in cui riesco a non usare il phon per asciugarmi i capelli.
qui l’estate dura circa un mese e mezzo, ed è finita settimana scorsa.
dovrei trasferirmi in un posto più caldo, ma non saprei esattamente come mantenermi.
ogni tanto, prima che finisca la bella stagione, mi ritaglio del tempo per passeggiare nei campi a incrementare le mie conoscenze botaniche (le mie conoscenze botaniche si limitano a: “pianta, erba, fiori gialli, fiori viola” quindi si possono incrementare facilmente) oppure andare al lago a fare un bagno (la mia tecnica per entrare in acqua è: entrare deciso fino a livello coscia, restare lì quindici o sedici anni, poi, quando il lago meno se l’aspetta, entrare e cercare di resistere al freddo per almeno venticinque secondi. dopodiché esco, però mi resta un’incredibile voglia di rientrare. ma significherebbe morire di vecchiaia nel frattempo).

mi sono quasi abituato a dormire random e guidare di notte (se si esclude il fatto che svariati animali selvatici mettono alla prova i miei riflessi sui freni, e comunque cerco di non dormire mentre guido) e nessuno ha più cercato seriamente di picchiarmi (per lo meno finora, ogni giorno è un terno al lotto). fra gli altri effetti collaterali segnalerei la perdita delle più elementari facoltà cognitive, il cervello prevalentemente settato in modalità mordi e fuggi, e frequenti allucinazioni olfattive. per ora ho catalogato:
- colla da barattolo
- cioccolato al latte
- lasagne
- vomito di gatto
- concime
- torta paradiso
- vernice
- malto fermentato (stranamente simile al vomito di gatto, comunque)
- legno di pino
- kebab
non so se secret squirrel stia cercando di dirmi qualcosa, ma nel caso dovrebbe rivedere il codice.

ho calcolato che per smettere di lavorare devo mettere via circa dodicimila euro per ogni anno che mi manca alla pensione.
ho anche fatto una ricerca sul sito inps per capire quanti anni mi mancano, per ora dice che forse potrò avere una pensione nel 2086, ma non è detto.
conto comunque di morire prima, quindi ho calcolato un’aspettativa di vita di quindici anni (la vecchiaia è sopravvalutata): viene 180mila euro, e per metterli da parte dovrei lavorare circa 40 anni e smettere di bere alcolici (che contribuiscono in maniera consistente al mio budget mensile).
qualcosa non torna, ma devo ancora capire cosa.

nel frattempo, piove.
il tempo libero lo passo riempiendo moduli per il lavoro (ogni attività va giustificata con un modulo, devi riempire un modulo anche per riempire un modulo, hanno implementato una procedura di moduli ricorsivi per cui devi forzatamente farli nel tuo tempo libero), leggere libri sul declino dell’universo e dormire.
solo che mentre dormo sogno cose di lavoro, quindi non è granché riposante.
è comunque una situazione temporanea, direi massimo quindici anni.

sabato 24 luglio 2021

anche voi (dico voi come se esisteste fuori dalla mia testa: non so se effettivamente esistiate ma, nel dubbio, fate come se) quando preparate il pollo al curry cantate “curry, curry, things they change my friend, whoa oh”?
beh, io lo faccio.
credo lo facciano tutti, anche se non ne sono del tutto sicuro.
nel frattempo piove.
non che faccia meno caldo, c’è un’afa da far invidia alla stagione delle piogge nel mekong, ma insomma, meglio il caldo del freddo.
mi sono aperto una bottiglia di spinelli (il montepulciano, non la sostanza psicotropa: un vino da supermercato che rappresenta un buon compromesso fra qualità e prezzo, tipo il pelagus), in attesa di gustarmi un superalcolico a scelta, prima di svenire da qualche parte (tendenzialmente sul pavimento, o comunque su una qualsiasi superficie quasi orizzontale).
con il caldo, direi che berrò qualcosa con molto ghiaccio, che so, un irish mist, un cuarenta y tres, un san simone e tonica, un rum e cola, un bombay e tonica. ci starebbe anche gelato e whisky, ma se uso il glenmorangie o l’highland park per il gelato temo che la polizia del whisky possa venire ad arrestarmi.
non che abbia bisogno di incentivi per dormire, ormai mi addormento ovunque, tranne che in auto (anche perché guidare da addormentato non è una scelta intelligentissima (non che io sia intelligentissimo, ma fin lì ci arrivo)).
il lavoro procede benissimo.
finora mi hanno tirato una bicicletta, una testata (non nucleare), un paio di manate (ma mi sono sempre tolto in tempo, quindi nessun danno fisico se si esclude lo stomaco chiuso e la voglia di morire, dico. ma quelle forse c’erano già da prima), e insultato in maniera varia ma, devo ammettere con amarezza, non molto creativa.
trovo che la creatività sia parecchio sottovalutata, ultimamente. è un peccato.

lunedì 12 luglio 2021

mi sveglio e sono le quattro e venti del mattino.
cerco confusamente di capire per quale buffo motivo la mia sveglia ha deciso di suonare a quell’ora, poi provo a rimettermi a dormire.
a quel punto mi ricordo il motivo per cui ho messo la sveglia alle quattro e venti, ed il motivo è che effettivamente mi devo alzare per andare al lavoro.
contemplo le gioie di avere uno stipendio mentre una parte del mio cervello continua a riflettere sulle peculiarità del governo di teodorico il grande, ma senza dimenticare i suoi due successori, teoionico e teocorinzio.
mi verso del succo di mirtillo e spalmo della marmellata sulle fette integrali, mentre martinanavratilova mi guarda con aria interrogativa. poi passo casualmente davanti a uno specchio e mi guardo con aria interrogativa pure io.
per stare sveglio ripasso la formazione dell’italia della finale del 1982 (eh, oh, quella del 2021 non la conosco), saluto il fantasma di rosa luxemburg installato nel terzo ripiano del frigorifero (non mi ricordo mai se i ripiani si contano dall'alto o dal basso) e mi preparo mentalmente per il lavoro, che essenzialmente consiste nell’essere insultato dalle persone.
non è un cattivo lavoro, almeno finché nessuno cerca fisicamente di picchiarti. 
al corso di difesa personale il maestro ci ha tenuto a dirci che l’obiettivo è rimanere vivi, anche se non ci ha spiegato esattamente come (il corso dura due ore, non è che può proprio spiegarti tutto), ma io trovo che rimanere vivi non solo sia sopravvalutato, ma sia anche, soprattutto sul lungo periodo, una scelta irrazionale.
forse dovrei trasferirmi in un universo con un sistema evolutivo basato sulla sopravvivenza del meno adatto, ma sarebbe obiettivamente una scelta troppo intelligente per le mie possibilità.
ho anche molto meno tempo per scrivere, essenzialmente perché svengo non appena arrivo a casa, ma ci tengo a sottolineare che questo lavoro non mi ha cambiato.
continuo ad essere empatico al limite dell’autolesionismo (per facilitare il compito del mio interlocutore potrei iniziare a picchiarmi io: questo effettivamente dissuade la maggior parte dei potenziali aggressori), avere la mente confusa e a indulgere nell’uso smodato di parentesi e di avverbi di modo, quando scrivo.

giovedì 24 giugno 2021

"If you suspect that you suck, you will probably suck. This is called the self-fulfilling prophecy. 
If you suspect you are great, you will probably suck. This is called the Dunning-Kruger effect. 
There’s an obvious deduction to be made here, but you probably missed it"
(Zach Weinersmith)

in una regione dello spazio molto vicina a una grande massa, il tempo scorre più lentamente.
ve ne state lì, un paio di secondi, a riposare vicino a un buco nero, e quando venite via, sul pianeta terra sono passati anni.
la stessa cosa succede quando vi muovete molto velocemente.
viaggiate alla velocità della luce per un paio di mesi, tornate a casa, e tutti sono invecchiati di anni tranne voi.
quindi se volete restare giovani, non vi resta che correre ad infilarvi in un buco nero, potete anche scegliere da che parte dell’orizzonte degli eventi stare.
il mio rapporto con il tempo è complicato, come quello di tutti.
sono vivo, ma non ho molto tempo per rendermene conto, e un debito di sonno che è pari al prodotto interno lordo di un medio stato asiatico.
la mia vita ha preso una piega ancora più smaccatamente surreale: sono stato assunto per un lavoro che si può fare solo in presenza di un grave disturbo dissociativo dell’identità, e prevede esposizioni croniche a situazioni di doppio legame.
però pagano, quindi occhei, servono solo improvvisazione e spirito di adattamento, qualità che non mi mancano.
bisogna solo avere cura di evitare il debriefing.
ho anche ricevuto il vaccino, anche se devo ammettere che ha avuto degli effetti collaterali: appena sono tornato a casa il gatto ha vomitato sul copriletto.

sabato 8 maggio 2021

entro in auto e vengo accolto da un profumo di pizza speck e zola, che è il profumo classico che accompagna la visita spirituale di secret squirrel, quando viene invocata la sua intercessione per motivi di salute.
altri odori con cui secret squirrel manifesta la sua protezione e manda messaggi spirituali:
- amaro montenegro: non stare in ansia
- hamburger: vittoria sul peccato e sulle tentazione
- guinness: non perdere il contatto con le tue radici
- lavanda: ti si è di nuovo aperto l’ammorbidente nel bagagliaio
- logliarello: starnutirai per i prossimi due mesi
nel frattempo sto perfezionando pratiche di riprogrammazione neuronale, smaterializzazione, morte apparente.
so che è brutto dirlo, ma non sempre secret squirrel è attento.

martedì 27 aprile 2021

se c’è una cosa che ho capito di homo sapiens, è che non sa valutare correttamente le probabilità e le statistiche.
ha senso.
abbiamo passato gran parte della nostra vita sul pianeta cercando di evitare di essere mangiati dai predatori, quindi ha più senso che scappiamo davanti a un pericolo in carne ed ossa. se il rischio è statistico, andiamo in confusione.
prendiamo continuamente decisioni irrazionali, anche a nostro discapito, ignorando i dati che abbiamo riguardo a quelle decisioni da prendere, e facendoci convincere da gente che non ha idea di cosa sia la statistica (nessuno studia mai la statistica, purtroppo).
ad esempio io non ho mai studiato né la probabilità né la statistica, ma ho studiato un po’ di retorica, che è l’arte di convincere la gente a fare quello che vuoi tu sulla base di argomentazioni ragionevoli (che è diverso da razionale, infatti in genere sono ragionevoli ma sbagliate. ma tanto nessuno mi dà mai retta).
ora, succede che io abbia a che fare con delle persone (parecchie persone; laddove “parecchie” è da intendersi in senso lato, essendo che da quando c’è coprifuoco e zona rossa non posso vedere praticamente nessuno dato che vivo in un posto in cui non vive nessuno) che non abbiano nessuna intenzione di vaccinarsi perché loro sono furbi, e chissà cosa c’è dentro, loro sì che non si fanno fregare.
allora siccome a voce non gli direi mai niente (in genere non direi mai niente a nessuno, io mi limito ad annuire e sorridere, e in ogni caso nessuno mi darebbe mai retta) ho scritto una lista di motivi più o meno sensati per cui vaccinarsi e una lista di motivi più o meno sensati per cui non vaccinarsi.
una lista che non ha nessun valore scientifico, ma è solo, per l’appunto, ragionevole.
non che voglia leggergliela, questo mai. né che voglia discuterne qui. è solo che a volte mi scrivo discorsi direttamente nella mia testa, e poi conviene che li scrivo anche da qualche parte, sennò rimangono nella mia testa, e già c’è poco spazio.
poi magari serve a voi, nel caso vogliate discutere con qualcuno (io non lo farei, però oh, la vita è la vostra).

motivi per cui vaccinarsi
1. lo dicono gli esperti.
non sono un esperto di vaccini, non ho tempo di diventare esperto di tutto (no, non si diventa esperti di una cosa con una ricerca di 15 minuti su internet), attualmente sono esperto solo di come si raccoglie il vomito di gatto. una volta ero esperto anche di filosofia della scienza, ma conoscere la filosofia della scienza ora mi serve molto meno che sapere come si raccoglie il vomito di gatto, quindi ho dimenticato quasi tutto.
se una comunità di esperti ti dice di fare una cosa, è sensato farla (vi sembrerà strano, ma lo dice anche la filosofia della scienza: se non siete esperti di filosofia della scienza, dovrete fidarvi di me. poi sì, c’è un problema epistemologico per cui gli esperti sono comunque esseri umani, quindi alcuni sono cretini, altri meno, a volte litigano per cose che non capisce nessuno tranne loro, è complicato. ma in genere basta fidarsi della maggioranza della comunità scientifica).
del resto vi fidate anche quando comprate il cellulare, non andate a vedere come funziona ogni suo singolo componente o scassate le balle per parlare con chi ha saldato i componenti, vi accontentate che funzioni e che non vi esploda in tasca mentre siete sul divano (sì, potrebbe farlo, e succede abbastanza spesso. però il cellulare lo comprate lo stesso) e questo introduce il secondo punto.

2. i vaccini non sono pericolosi.
una martellata in testa è pericolosa. una tigre molto affamata di fronte a voi è pericolosa. i vaccini *possono* essere pericolosi (come quasi tutto nell’universo), perché raramente danno effetti collaterali. ma statisticamente sono molto meno pericolosi dei virus.
se cercate la sicurezza al 100%, beh, non esiste.
non c’è niente di così sicuro, l’auto, la caldaia, la vasca da bagno, le scale, il telefono cellulare, hanno tutte una componente di insicurezza molto alta, in genere anche più dei vaccini.
per essere sicurissimi non potete nemmeno rimanere fermi bloccati a letto, visto che la gran parte delle persone che muoiono, lo fanno in un letto. fossi in voi, da domani dormirei sul tappeto.

3. il vaccino ti mette ragionevolmente al riparo dal morire di quella malattia.
al contrario delle altre malattie per cui abbiamo un vaccino da molto tempo, nel caso del covid non sappiamo gli effetti a lungo termine. vero. ma sappiamo che con grande probabilità ti farà sopravvivere ora (che già non è male), e oltre a farti sopravvivere, contribuisce a far diminuire la circolazione del virus, che di conseguenza avrà meno possibilità di mutare e avremo meno probabilità di trovarci fra sei mesi con la variante ascari (una variante incurabile perché il vaccino frena troppo tardi).
peraltro, la probabilità che gli effetti a lungo termine del vaccino siano più dannosi degli effetti a lungo termine del covid è praticamente nulla. e se il covid continua a girare, prima o poi ve lo prendete.
e uno obietta, eh, ma i farmaci da banco ritirati che si è scoperto facevano più male che bene. occhei: i farmaci da banco più usati nell'universo sono il voltaren (che raramente può causare edema facciale, incubi, compromissione della memoria, infarto del miocardio, polmonite, epatite fulminante) e la tachipirina, (che raramente può causare trombocitopenia, shock anafilattico, epatite, insufficienza renale acuta). è tutto scritto sul bugiardino (l’ho copiato da lì).
ma quando abbiamo un dolorino siamo analfabeti e ci prendiamo la qualsiasi purché passi, mentre quando si parla di vaccini siamo tutti albert sabin.

4. vi sarete accorti che la probabilità è il concetto chiave di tutto.
eh, ma valla a dire a roy sullivan, quella cosa della probabilità.
per chi non lo conoscesse, roy sullivan fu colpito sette volte da un fulmine. non lo stesso fulmine, direi, sette fulmini diversi in sette momenti diversi della sua vita. ma è proprio questo il punto, esiste un solo roy sullivan su miliardi di individui (a parte il fatto che lavorare in mezzo agli alberi mentre piove aumenta le tue probabilità di rimanere fulminato in maniera esponenziale), e la vostra probabilità di essere roy sullivan è decisamente più bassa di quella che vi ammaliate.

motivi per non vaccinarsi
1. volete aumentare le vostre probabilità di morire
il che è più che legittimo, ma ci sono molti modi creativi che non coinvolgono altre persone

2. vi sta sulle balle il genere umano e sperate che il virus faccia la sua parte.
posizione che condivido in pieno, per lo meno finché non mi ricordo che sono classificabile come homo sapiens pure io.

domenica 18 aprile 2021

mi scrive la gente che non riesce a vedere gli ufi, e quindi conclude che gli ufi non esistono.
mi spiace, ma il fatto che uno non li veda non significa che non esistano (alcuni concetti tipo quello di “esistenza” o quello di “realtà” sono in apparenza banali, ma possono diventare molto complicati).
ad esempio io non vedo gli autostereogrammi (cioè, non vedo le immagini nascoste), ma non mi sognerei mai di sostenere che non esistono.
e ci ho provato in tutti i modi: avvicinandomi e allontanandomi lentamente, guardandoli di sbieco, con gli occhiali 3d, con gli occhiali da sole (eh, oh, hai visto mai), a testa in giù, con l’aiuto del pubblico, guardando un punto più lontano, convocando un team di esperti nella generazione di immagini, appiccicando il naso all’immagine, diventando strabico, bruciandomi la retina con del laser, ma niente.
ho il sospetto che gli autostereogrammi non vogliano che io li veda.
però c’è un lato positivo: dopo alcune ore di tentativi i miei occhi implodono, io entro in uno stato catatonico assimilabile all’intossicazione da bactrim e smetto di percepire l’universo.
lo considero comunque un ottimo risultato.

venerdì 2 aprile 2021

è tornata la bella stagione (o perlomeno un surrogato, fino alla prossima gelata) e io finalmente posso tornare a lavorare nei boschi. è un lavoro non retribuito, ma fondamentale: mi assicuro che tutto vada bene, parlo con gli animali e con le piante. in pratica fornisco assistenza psicologica e counseling alla natura, che attualmente è un po’ in crisi.
ho una giornata piena di impegni, alle 10 vedo il mio maestro di tai chi (un nano da giardino insospettabilmente elastico), alle 15 ho la riunione con gli scoiattoli, alle 17.30 le prove con il coro di cavedani (è complicato, ve lo spiego un’altra volta).
il bosco è sempre molto affollato, in questa stagione: si sente il frinire degli alberi, lo stormire delle gazze, l’assiolo di chitarra, il bramire dei brahmani, la motosega elettrica (da non confondere con la motgp, che quella è una motosaga), le solite cose.
invece dalla finestra di casa sento in continuazione anche un picchio, e il suo ritmico martello pneumatico (“ritmico martello pneumatico” potrebbe essere un verso di unità di produzione di glf, è anche un endecasillabo, per dire), per non parlare degli asini e della pecora nel bosco (bum).
credo anche di aver risolto il mistero dei massi erratici.
perché errano? (non nel senso che sbagliano, nel senso che se ne vanno in giro senza un motivo apparente).
allora, la mia teoria è che i massi non amino viaggiare, infatti una volta arrivati poi non si spostano più per un sacco di anni. la soluzione è che anticamente c’erano popolazioni di gnomi che spostavano i massi, tutto qui. spostare i massi è una fissa che homo sapiens ha sempre avuto, come sa chiunque sia stato a carnac, a stonhenge o in egitto. beh, ce l’hanno anche gli gnomi, occhei?
i massi non ne sono molto contenti, che ve lo dico a fare.

mercoledì 17 marzo 2021

mi scrive il mio spiderman di quartiere.
ha un paio di ottimi consigli da darmi su questioni di sicurezza, ragnatele inevase e questioni lavorative.
io resto in contemplazione. un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per pigrizia.
a volte posso restare in contemplazione per intere mattinate, un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per sonno arretrato.
mi sto trattenendo per non restare in contemplazione interi giorni, un atteggiamento che troppo spesso viene scambiato per catatonia e causa improvvisi quanto improvvidi tso.
purtroppo homo sapiens non ha granché dimestichezza con l’ascesi.
nel frattempo mi sto allenando nella realizzazione di programmi a lungo termine.
non è una professione di ottimismo, né un’aspettativa per il futuro (che, è bene ricordarlo, non esiste).
i programmi a lungo termine mi piacciono perché hai tutto il tempo di gestire le cose, impari la pazienza, la perseveranza e riesci a mettere tutto in prospettiva.
è ovvio che bisogna affrontare le cose un passo alla volta, ma pensare sul lungo periodo aiuta a calmare lo stress (fateci caso: se non avete niente da fare e la prossima scadenza è fra una decina d’anni, siete molto meno stressati. lo dico per esperienza).
quindi ho deciso di tralasciare tutti gli obiettivi utili tipo trovare un lavoro, diventare ricco, non morire di inedia, studiare cose che potrebbero avere un impatto pratico nella mia vita in generale (la coerenza è importante), per concentrarmi invece su cose assolutamente idiote tipo studiare il turco (ci ho messo cinque anni, ma ora potrei girare per istanbul, entrare in un ristorante, salutare, chiedere un tavolo per quindici e ordinare una pecora, oppure del tè), imparare il tai chi (per arrivare con il tai chi al livello di padronanza che ho del turco ho calcolato che mi servono altri quindici anni di pratica, se non muoio di inedia prima) e alcune tecniche di respirazione (non ho ancora iniziato ma ho progettato un piano di studio di quattro o cinque anni).
dovrei concentrarmi anche sulla scrittura, in questo momento sto meditando di lavorare a delle pièce teatrali per mendicanti di metropolitana, a una nuova traduzione del libro dei mutamenti (in cui ogni copia è diversa dalle altre; ho già detto che la coerenza è importante?) e un contratto di collaborazione con alcune specie aliene in cui si cita esplicitamente il divieto di comparire nel mio frigorifero senza preavviso.
un altro progetto che porto avanti dal 27 novembre (più o meno da quando blogger mi ha cambiato l’interfaccia implementando delle maestose lettere maiuscole ad inizio di ogni post) è usare le prime lettere dei post per scrivere un’espressione di senso compiuto in turco (bu benim), che duolingo traduce mirabilmente in “this is mine”.
questo è il genere di cose che mi danno soddisfazione e di cui voi non vi accorgereste mai, se non mettessi un’immagine esplicativa (oddio, forse ve ne accorgereste, se solo esisteste anche fuori dalla mia testa e se foste completamente matti).




domenica 28 febbraio 2021

benvenuti in questo blog.
questo è un messaggio di saluto ai nuovi arrivati, lo faccio circa ogni diciotto anni, quindi se siete arrivati qui per la prima volta, siete incredibilmente fortunati.
purtroppo può essere che andiate avanti a leggere le boiate che scrivo, e questo lo rubricherei sotto la voce “sfortuna”.
non è colpa vostra, è che l’universo tende all’equilibrio.
ora che ci siamo conosciuti, vi elenco le dramatis personae (ho sempre desiderato scriverlo, anche se non so bene cosa significhi) attualmente ricorrenti in questo blog (ma siccome la vita ha questa caratteristica di non restare mai uguale a se stessa, potrebbero durare ancora per poco, quindi non affezionatevi):
- io
- gli ufi
- martinanavratilova tuttoattaccato (martinanavratilova è il nome, tuttoattaccato il cognome)
- un germano reale
- un germano finto
- il lago
- alcuni svizzeri
- dei pinguini (ma solo in inverno)
- dei cavedani
- una gigantografia di geronimo barbadillo
per tutto il resto ci sono le varie sezioni di questo blog, tipo le utilissime faq (so che nessuno legge mai le faq, ma non è una buona ragione per non averle) e un archivio molto fornito che viene letto anche meno delle faq. è il motivo per cui sono circa diciotto anni che scrivo sempre i soliti dodici post (e a me va benissimo così).
so anche che nessuno di nuovo arriverà mai qui (non è più il 2003, i blog sono morti da un pezzo e i social network sono diventati dei posti dove si litiga, non si riesce a fare un discorso lungo più di due righe e si guarda gente che fa cose insensate: in pratica è indistinguibile dal mondo reale. ve lo dico nel caso vi siate svegliati dal coma adesso), ma credo di avere un problema con il mondo reale.
però, visto che in quasi tutti i post mi rivolgo a un pubblico immaginario apostrofandolo con la seconda persona plurale, mi piaceva tenere il punto.

lunedì 15 febbraio 2021

una rondine non fa primavera.
non ha l’apparato fonatorio idoneo per pronunciare le pi e le erre, quindi si limita a garrire (termine che peraltro ha tre erre, credo che sia ingiusto nei confronti delle rondini).
in ogni caso non vedo una rondine dal ‘96, credo, anno in cui andavano parecchio di moda. ora invece vanno di moda gli eterotteri, e magari le due cose sono collegate.
anche se noi spesso non ce ne rendiamo conto, nell’universo tutto è connesso.
occhei, tranne se abiti in provincia e hai fastweb (lo dico per esperienza personale), ma per il resto si può star sicuri.
arriviamo tutti dalla stessa esplosione iniziale quindi è ovvio che sia tutto interconnesso, anche se ammetto che non sia la linea migliore di pianificazione per un universo dotato di buon senso.
- senti, non so come pianificare questa attività settimanale, mi dai un consiglio?
- boh, intanto fai esplodere tutto l’edificio, qualcosa verrà fuori
capite anche voi che non funziona granché.
in questo periodo vedo anche un numero spropositato di primule: nel mio giardino sono spuntate i primi di gennaio, e non hanno mai smesso di fiorire nonostante la temperatura sotto zero, il ghiaccio, il diluvio, le tenebre e la tramutazione dell’acqua in sangue (quest’ultima potrei essermela inventata).
restano lì, indomite, una via di mezzo tra l'incoscienza e la malattia mentale, e io vorrei avere la loro testardaggine.
nel frattempo, visto che non ho molto da fare, evoco gli spiriti dei natali passati, presenti e futuri: l’esprit de l’escalier, che mi si presenta con le sembianze di un mezzo busto di diderot e alcune evidenti difficoltà deambulatorie (tipiche dei mezzi busti, in effetti), il gelo invernale, con le sembianze del cane armaduk in giacca e cravatta, e la morte per inedia (una gigantografia di fernando redondo ancorato a centrocampo), ma rimaniamo subito piuttosto interdetti perché ci manca il quinto per la briscola chiamata.
fortunatamente sono iniziati gli australian open (in chiaro su eurosport.de), così restiamo fermi sul divano a vedere il tennis con il commento in tedesco.

martedì 26 gennaio 2021

breve messaggio per telepatici:
beh, adesso sapete cosa voglio dire.

martedì 12 gennaio 2021

esserci o non esserci. questo è il problema.
se sia più nobile per la mente scegliersi un’identità individuale e una sostanza univoca oppure perdersi nella trama di relazioni e processi in perenne cambiamento.
il mio maestro di consapevolezza (un labrador che abbaia violentemente, ma solo alle tre del mattino) sostiene che sta tutto nel fare come nelle arti marziali: devi essere lì, ma non essere lì (cioè, per dire: invece di brus lì, sei antonello* lì).
uno dei modi più semplici di ottenere questo risultato è smaterializzarsi.
recentemente ho frequentato un corso di smaterializzazione che si basa sul convincere i legami atomici che impegnarsi in un lungo rapporto è sempre una perdita di tempo, e che potrebbero vedersi solo quando gli va realmente.
il problema sta tutto nel fatto che gli atomi non sempre rispettano il piano originario, quindi le cose tendono a complicarsi.
in sintesi: la smaterializzazione offre molteplici vantaggi sul piano esistenziale e in termini di consapevolezza, però la rimaterializzazione può essere problematica e a volte può essere necessaria una terapia di gruppo. 
ma concentriamoci su un problema alla volta: non è detto che rimanere smaterializzati non possa essere una buona soluzione. the e zucchero, ad esempio, è una buona soluzione, e nessuno si lamenta perché lo zucchero si è smaterializzato.
se non siete convinti, un’alternativa può essere la meditazione.
uno degli effetti più diffusi della meditazione è la dilatazione del tempo: tu sei sul divano a guardare csi in tedesco (non si capisce niente, ma tanto la gente muore uguale; è un’utile tecnica meditativa) e all’improvviso sono le tre di notte e i cleveland browns stanno asfaltando i pittsburgh steelers 21-0 nel primo quarto. è la dilatazione del tempo, tipica di noi menti illuminate.
scrivo questo non per vantarmi, ovviamente, ma perché ho capito che potrei essere un faro per la cultura in questo paese, quindi ieri mi sono messo in testa una luce di posizione, un anabbagliante e un abbagliante, per avere il giusto physique du rôle. 
ma poi non posso uscire, quindi forse mi installo sul balcone per guidare gli alianti di passaggio. però magari quando fa meno freddo.

* è un nome di fantasia. a meno che non vi chiamiate davvero antonello, allora è il vostro nome. 

giovedì 31 dicembre 2020

Nella terza settimana di primavera del 2020, in una giornata in cui il sole sembrava voler decidersi a far germogliare anche i fiori più indecisi, all’incirca verso l’ora di pranzo, in un giardino sistemato con meticolosità e cura da mani esperte, in cui spiccavano due filari di ulivi, messi a dimora in quel terreno nonostante il clima di quella zona lacustre non lesinasse certo inverni freddi e umidi, comparve, risoluto ma placido, con quel tipico piglio del combattente mentre fissa il luogo della battaglia, immobile, con il bavero dell’uniforme che garrisce al vento e l’espressione serena che il nemico talvolta ha la sventura di scambiare per timidezza o ritrosia, un soggetto.
Il fatto che il soggetto compaia dopo centoundici parole non è un artificio retorico tipico degli incipit delle grandi narrazioni bensì un bieco tentativo di alterare la vostra respirazione per procurarvi un principio di ipossia.
Scusate, niente di personale, era solo un esperimento.

Io sto sgranocchiando Zwieback Hug senza zucchero e sorseggiando del tè earl gray mentre, con un comitato di ufi in visita pastorale, disquisiamo del futuro del pianeta (pianeterà), e della possibilità per gli esseri umani di resistere alle basse temperature e agli inverni nevosi ibridandosi con i salmoni.
Tutto questo mentre un coro di nani da giardino sta cantando in sottofondo “siamo andati alla caccia del leon” e io intrattengo gli ufi con l’esegesi del testo “singing ya ya yuppi yuppi ya ya”, a cui gli ufi si dimostrano particolarmente interessati. 
Non posso del tutto dargli torto: la voce è uno strumento a corde particolarmente affascinante e il pieno controllo del diaframma richiede un’abilità che si raggiunge solo dopo molti mesi di allenamento e pratica. Sono anche particolarmente meravigliati dalla pronuncia di Gewürztraminer e Feldschlösschen, ma non è questo il punto.
Il punto è che la quasi totale popolazione di una specie ottimisticamente denominata “sapiens” pensa che il cambio di una cifra nel conteggio dei giri che il pianeta compie intorno alla sua stella di riferimento, contati a partire da un momento pressoché casuale, possa cambiare in meglio i loro destini, e io non so come spiegare questa cosa agli ufi senza che loro legittimamente dispongano il più grande TSO collettivo della storia della galassia. 

martedì 8 dicembre 2020

immagino saprete che sono abbastanza contrario a questa cosa degli anni, così come è organizzata.
sono convinto che l'anno dovrebbe iniziare quando iniziano tutte le cose sensate, ossia in primavera, dovrebbe avere dei nomi divertenti e non dei numeri progressivi che partono da un evento a caso, e dovrebbe essere diviso in decimane da sei giorni lavorativi e quattro festivi. 
anche questa cosa dell’anno bisestile mi lascia piuttosto perplesso, io farei che ogni 20 anni, recuperiamo 5 giorni al solstizio d’estate, li chiamiamo “il giubileo dei giorni che non esistono” e ognuno li usa come meglio crede, tanto non esistono.

in ogni caso questo 2020 sarà ricordato come l’anno in cui ho avuto più confidenza con le cassiere del supermercato che con i miei amici.
questo perché, in effetti, da febbraio sono uscito di casa solo per andare nei supermercati, che non sarà tutta questa vita sociale, ma insomma. 
un paio di volte a settimana prendo l’auto, guido fino a un altro comune (nel mio non esistono negozi), e faccio la spesa.
ho iniziato a fare la spesa già da piccolo, è una cosa che faccio praticamente da sempre e, se fatta nella maniera giusta (ossia da soli, con il giusto ordine mentale in testa e con un tempo libero sufficiente), può anche essere rilassante e chiarificante.
fare la spesa è un’attività altamente filosofica, non solo perché si può avere un approccio analitico o sintetico, le corsie sono organizzate per argomento, o perché, alla fine, der mensch ist, was er isst; ma anche perché di ogni prodotto bisogna tener conto di sostanza, qualità, quantità e relazione (fra di loro e con il prezzo), e spero non vi sia sfuggito che sono le prime quattro categorie aristoteliche.
e non si tratta solo di logica e ontologia (ossia il nostro modo di ordinare il mondo), ma anche di questioni più pratiche a proposito dell’esistenza umana.

quando è stata l’ultima volta che avete cambiato dentifricio?
io lo faccio spesso, cerco i sapori più improbabili, tipo genziana e tarassaco, melanzana, aloe e curry, e in genere ne prendo uno che abbia il sapore più distante possibile da quello che sto usando.
il migliore in assoluto per me è un dentifricio di cui non farò il nome per ovvi motivi commerciali, ma che per comodità potremmo chiamare parodontax, un nome che sta a metà strada tra un farmaco, un personaggio dei fumetti e una tassa governativa. 
il parodontax (nome di fantasia) ha il gusto di fango misto a bicarbonato di sodio, il cui sapore, per semplificare, ricorda alla lontana la liquirizia salata marinata nel petrus boonekamp (ma senza alcol, altrimenti potrebbe ricordare l’opal, un liquore islandese che sa di, beh, liquirizia salata marinata nel petrus boonekamp). il gusto fango, invece, non ve lo devo spiegare io.
la prima volta che lo usate vi colpirà il sapore amaro e leggermente salato, e la consistenza fangosa della pasta. 
con tutta probabilità sul vostro viso comparirà una smorfia di disgusto e le vostre papille gustative cercheranno di prenotare un aereo per emigrare in bocche collegate a cervelli più ragionevoli.
le volte successive questa sensazione tenderà gradualmente ad attenuarsi, fino a che, verso il decimo giorno, non sentirete altro che il sapore normale del vostro dentifricio, e le vostre papille gustative saranno di nuovo felici di coabitare con il vostro cervello.
perché questo è il grande insegnamento del parodontax: ci si può abituare a qualsiasi cosa.

venerdì 27 novembre 2020

mi sveglio è c’è un sole bellissimo, il cielo è limpido, il monte rosa (che in realtà è bianco, devono essersi sbagliati con il nome) si staglia sopra le catene di monti più vicini, sono le 8 del mattino, il giardino è completamente ghiacciato e ci sono due gradi.
saluto un paio di pinguini che mi osservano dalla finestra e torno a letto a dormire.
dormire è sottovalutato. 
ci sono molte cose che sono sottovalutate, che facciamo sempre ma non ci prendiamo mai il tempo di farle bene, tipo: pensare (occhei, non tutti lo fanno spesso, in effetti); respirare; usare muscoli e articolazioni in modo corretto; scrivere commenti sui social network; guardare con attenzione quello che trasmettono sul soffitto; essere gentili con le voci che ti parlano nel cervello.
al contrario di quello che pensano molti, sono tutte cose abbastanza controllabili con un po’ di pratica: anche il potere dell’addestramento è sottovalutato. 
nel frattempo, durante il giorno mando curriculum per offerte di lavoro, tipo: uomo semaforo nei cantieri; controllo accessi nei supermercati; toeletta per cammelli; responsabile operativo di centrale termonucleare. non risponde mai nessuno.
il mio maestro di estasi mistica (uno scoiattolo in fissa con il neoplatonismo) mi spiega che il lavoro e il non lavoro sono due facce della stessa realtà poiché tutto è uno, e che l’esperienza non serve perché la conoscenza è già dentro di me.
io ho provato a guardare dentro di me ma, a parte che per vedere bene dovrei farmi una tac completa e non ho la strumentazione adatta, in ogni caso se c’è della conoscenza non ricordo bene dove l’ho messa. 
vorrei avere un po’ più di ottimismo. non dico lo stesso ottimismo del social manager di booking che ogni giorno mi manda nuove e vantaggiosissime offerte anche cancellabili, ma qualcosa del genere.

giovedì 12 novembre 2020

sono finalmente riuscito a trovare il mio medico di base per il consueto annuale vaccino antinfluenzale, ma pare che quest’anno sia complicato.
allora ho pensato di cercare anche un medico di altezza, così mi trovo un’area medica tutta mia.

sabato 31 ottobre 2020

perché quando uno cade in un tranello si dice "c'è caduto con tutte le scarpe"? di solito uno si toglie le scarpe per non cadere nei tranelli? e qual'è la differenza fra "insubre" e "insubrico"? e perché mi faccio questi problemi?

gli ufi sono in confinamento fiduciario in una zona rossa creata ad hoc nella fascia di kuiper.
questo significa niente più rapimenti, niente più ronde di controllo al bar, ma anche nessuna possibilità di lasciare il pianeta supplicando di essere rapiti.
non resta che comunicare telepaticamente, o via teams, ma in entrambi i casi tocca aspettare quattro ore e mezza per la ricezione del segnale e sperare che non cada la comunicazione, sennò tocca rifare tutto da capo.
è il vecchio problema della comunicazione, evitare che tutto si trasformi in un monologo interiore, come nelle ricerche di arthur schnitzler, e tendere invece ad un sistema di feedback concordati, come si evince dai lavori di norbert wiener.
fissando almeno due stati di comunicazione ed assegnando a ciascuno stato un valore, possiamo costruire una scala di precisione non solo per l'invio dell'informazione, ma anche per la comprensione del messaggio: nella teoria della comunicazione (shannon et al.) viene comunemente indicata come “scala wiener schnitzler”.

ieri sera, mentre mi preparavo per la festa del dolcetto o scherzetto (date le mie attuali scarse disponibilità economiche ho scelto un dolcetto ratti 2018) una delegazione di ufi ha provato a cedermi momentaneamente le redini dell’universo picchiettandomi 4669 volte nel cervello la parola “biforcazione”.
come unico risultato apprezzabile ho ottenuto una perturbazione nella corrente elettrica e la riproposizione di sinner - ruud a vienna su supertennis, ma non credo che l’esperimento possa dirsi completamente fallito.

martedì 13 ottobre 2020

sto bevendo glenmorangie 10 e ghiaccio, quasi in parti uguali. mi aspetto che la polizia del whisky faccia irruzione da un momento all'altro.
tutto questo ha una morale, suppongo, ma non è semplicissimo da spiegare. 
ho capito che mi piacciono gli oggetti vecchi, che hanno una vita, una storia, e non sono tanto attratto dagli oggetti nuovi, che non sai mai come funzionano (in genere male) e devi stare attento a non rovinarli (cioè, puoi anche non stare attento, ma poi sembra brutto), e ci impieghi una vita a farli diventare vecchi e funzionali ma poi, dopo quei venti o trent’anni, non appena ti sei abituato, si rompono e devi cambiarli di nuovo*.
insomma, dipendesse da me, il consumismo e l’economia mondiale colerebbero a picco in tre settimane e io morirei di stenti insieme alle mie felpe del ‘91. non è detto che sia una gran perdita, ma occhei, preferirei sopravvivere, ancora per un po'.
comunque, a causa di alcuni incentivi statali, ho acquistato un'auto nuova (è una questione di coerenza: l’altra l’avevo acquistata l’ultima volta che ci sono stati gli incentivi statali), ma in realtà quando è arrivata e ho lasciato la mia non ero particolarmente felice (sono ancora in lizza per il premio "killer dell'entusiasmo 2020”).
questa macchina nuovissima è molto simile a quella vecchia (quattro ruote, un volante, dei sedili, un’autoradio, e che si muova quando lo decido io; è tutto quello che desidero da un’auto), ma ha questo particolare (suppongo comune a tutte le macchine nuovissime) che ti suggerisce quando devi scalare e quando devi aumentare la marcia. occhei? occhei.
solo che io abito in un posto pieno di salite e discese, tornanti, cunette improvvise, curve a gomito, scoiattoli in mezzo alla strada e, in generale, la morfologia del territorio è piuttosto variegata (è il motivo per cui mi serve assolutamente un’auto), quindi la macchina non è in grado di prevedere cambiamenti così repentini e, spesso, suggerisce la marcia sbagliata. 
il fatto è che io evidentemente ho un problema con l’autorità, e non riesco proprio a disubbidire alla macchina, anche se so benissimo che la marcia è sbagliata.
ordine, esecuzione. tipo i riflessi condizionati di pavlov. 
evidentemente non sono ancora del tutto pronto per gesti così ribelli come non ascoltare gli ordini di un’automobile o bere un glenmorangie 10 oscenamente allungato (comunque non è male). 

* invece mi piacciono molto le esperienze nuove e i giovani, che anche se non sai mai come funzionano (in genere bene) mi incuriosiscono sempre.