sabato 1 giugno 2019

mail

xx: ehi, ho guardato il blog, ma perché non hai pubblicato niente a maggio?
io: eh, beh, maggio scordato
xx: ...

lunedì 29 aprile 2019

è arrivata la primavera.
infatti diluvia, ci sono otto gradi e sembra di vivere in una galleria del vento, solo particolarmente umida.
nel frattempo un team di biologi sta cercando di portare a termine un esperimento nel mio giardino.
l’idea è di lasciare una confezione di erdbeerschnitten da sei franchi e 80 aperta ed esposta agli agenti atmosferici per qualche settimana, e cercare di capire se è possibile generare una nuova specie vivente che domini l’universo.
andrebbe benissimo anche un batterio sterminatore al gusto fragola.
solo che, per un problema legato a delle oscillazioni quantistiche, in giardino attualmente appaiono random dei nani da giardino e degli gnomi che recitano il salterio, e questo potrebbe perturbare l’esperimento, almeno in linea teorica.
per il resto, prosegue tutto tranquillamente.
a parte il fatto che a volte ho delle difficoltà a capire il comportamento delle persone.
voglio dire, provo molta empatia se una persona è triste, o delusa, o arrabbiata. ma molto spesso non capisco i comportamenti che hanno causato queste reazioni.
tipo quelle che parcheggiano in divieto di sosta, e il giorno dopo si arrabbiano perché qualcuno ha parcheggiato in divieto di sosta dandogli fastidio. o quelle che acquistano un biglietto con un bagaglio a mano, e al gate insistono per portare a bordo tre bagagli a mano, un computer portatile e un frigorifero combinato di medie dimensioni (entrambi i tipi si potrebbero inserire in una macro categoria di persone che pensano che le regole debbano assolutamente valere per tutti, ma per loro no perché, dai, si può sempre trovare una giustificazione plausibile per fare un’eccezione per se stessi).
oppure quelle tristi perché vogliono delle cose che non hanno ma che poi, però, le farebbero sentire tristi.
o quelle che non ti dicono le cose che vorrebbero e poi sono arrabbiate perché tu non sai cosa vorrebbero (solo che io al corso di lettura nel pensiero ero sempre distratto, e non ho mai saputo cos’ho preso all’esame perché ovviamente nessuno me l’ha detto).
o, a volte, semplicemente, quelle diverse da me.
quindi ho installato un potenziatore ermeneutico (non so se ne abbiano ancora disponibili su amazon), un dispositivo dotato di microfono che comunica wi-fi direttamente con la vostra area di wernicke.
l’idea sarebbe fantastica se solo non ci fossero le interferenze, e a volte succede che nel bel mezzo di una conversazione il mio cervello trasmette la terza stagione di law and order.

lunedì 1 aprile 2019

stabilità emotiva level: tanica di montenegro

tutti dovrebbero avere un supereroe che veglia su di loro.
io ho supertoporagno, ma viene solo quando ha sete.
ci sono dei giorni in cui tutto quello che ti serve è trovare rifugio sicuro.
dentro i tombini non ti trovano mai, ma meglio evitare nei giorni di pioggia. sotto il tappeto può andare bene, ma puoi essere abbastanza visibile (o invisibile ma calpestabile, e allora non va benissimo). altri rifugi utili possono essere: dentro le scatole ikea molto grandi, sotto le scrivanie capienti, le soffitte (se non siete allergici agli acari), sotto il letto (ma lo sconsiglio perché capita spesso di sbattere la testa), dentro le crepe dei muri, le cabine delle astronavi degli ufi, se sono così gentili da darvi un passaggio (ma occhio che poi se vi lasciano dalle parti di betelgeuse, è un casino trovare un autobus per tornare indietro), gli armadi invece lasciate perdere perché vi trovano subito.
non dimenticate di restare immobili e mimetizzarvi con qualcosa, tipo delle coperte, una decina di camaleonti che vi camminano addosso, un biglietto appeso in fronte con scritto ‘io non sono il droide che state cercando’ (specie se il biglietto è molto grosso, se lo fate due metri per due, andate sul sicuro).
quello che dovreste fare, una volta che siete in un rifugio sicuro è pensare a qualcosa di altrettanto sicuro.
vanno bene anche cose un po’ random, tipo, non so, che il miglior marcatore in una fase finale dei mondiali è just fontaine, con 13 reti, o che la capitale dell’honduras è tegucigalpa.
il mio cervello è un contenitore di informazioni precise, ma completamente inutili, tipo le capitali, le formazioni di squadre, i nomi di persona ordinati per lettera, i numeri in lingue straniere trascurabili, i risultati dei mondiali di calcio fino al 1990, o cose del genere.
un’idea intelligente potrebbe essere costruire un database di cose inutili da rendere disponibile al pubblico, ma immagino sia una cosa personale, e non tutti i cervelli funzionano alla stessa maniera.
quello che non dovreste fare è cercare risposte che non sono contenute nel database, tipo: è mai successo che un amministratore di condominio abbia fatto dei calcoli corretti al primo colpo? le compagnie telefoniche smetteranno mai di stalkerarmi? cosa mi succederà domani? avrò ancora un rifugio sicuro o finirò in mezzo a una strada (a proposito, i tombini vanno bene, ma evitate quelli in mezzo alla strada)? perché non ho il diritto di deludere le persone? quando la finirà l’universo di espandersi? ma soprattutto, se non c’è niente fuori dall’universo, esattamente, *dove* si sta espandendo?
se proprio non potete evitarlo, datevi una botta in testa.


lunedì 4 marzo 2019

andare in un posto turistico fuori stagione, senza andare nei posti tipicamente da turisti, è abbastanza straniante.
la prima cosa che mi colpisce è il caldo (non è vero, la prima cosa che mi colpisce è una zanzara, ma occhei. posso fare la doccia nell’autan, ma se c’è una zanzara nel raggio di 10 km viene a cercare me. fortunatamente non ci sono vampiri nelle vicinanze. peraltro non so nemmeno se i vampiri sono allergici all’autan).
guidare contromano non è neanche male, mi era già successo un paio di volte (è perfettamente sicuro, a patto che lo facciano anche tutti gli altri), tranne quella cosa che tutte le volte che metti la freccia si accendono i tergicristalli.
il cielo è coperto e i colori sono abbastanza opachi, per lo meno finché non esce il sole, a quel punto esplode tutto, ma in questa stagione succede raramente. 
mi impressionano molto i suoni.
ci sono volatili che fanno dei versi incredibili, dei pipistrelli grandi quanto una poiana, e anche i gechi fanno dei versi strani. sembra di stare in uno di quei documentari dove stai in mezzo alla foresta (invece dentro la foresta non senti molti suoni, ma forse perché sei impegnato a cercare di capire se c’è un sentiero da seguire).
una cosa divertente è che quando sei davvero in mezzo alla foresta e piove, in realtà non ti arriva una goccia di acqua, senti solo il rumore (forse ti arriva dopo un po’ che piove), però è anche divertente che mentre tutti vanno lì per andare al mare tu stai camminando dentro la foresta, senza avere precisamente idea se esista o meno un sentiero (ho scoperto che a volte esiste, a volte no. è tipo uno stato mentale) e la terra è così rossa, tipo che spianando la montagna e deforestando come si deve, ci puoi giocare il roland garros.
ma ci sono anche i posti turistici, come quest’isola dove non ci sono automobili (e c'è una rete elettrica stradale discutibile) in cui una sera mi è capitato di incrociare per strada due tartarughe giganti (a prima vista sembravano due massi erratici, ma si sono risentite quando le ho illuminate con la torcia del telefono) e delle galline che aspettavano fuori da un supermercato.
e in un’altra isola c’è un posto dove ti mettono in mano un paio di rametti pieni di foglie e ti fanno dare da mangiare alle tartarughe giganti, che sono messe lì apposta per socializzare (non si capisce bene se sono felici: non fanno altro che mangiare e appisolarsi nel fango, ma immagino ci siano destini peggiori). 
volendo si possono anche accarezzare, e la sensazione più o meno è quella di accarezzare e.t., ma non aspettatevi di sentirle dire “telefono casa”.
in alcune zone ci sono anche un sacco di ragni giganti (è interessante, questa cosa, che le specie animali di casa nostra non sono mai nane, sono le altre ad essere giganti. eppure la grandezza è sempre una relazione), ma se ne stanno perlopiù sulle loro ragnatele, sono innocui e non danno fastidio a nessuno (perlomeno a nessuno che non sia aracnofobico).
sono stato parecchie ore ad aspettare dei traghetti su alcuni moli (sono al coperto, hanno delle panchine molto comode per leggere, e sono piuttosto deserti fino a poco prima che passi un traghetto); una volta mi è capitato di vedere un furgone con un cartello con scritto “jesus never fails” appiccicato sul parabrezza (sfortunatamente non c’era un cartello a fianco con scritto “jesus is my co-pilot”), e un’altra volta un sacco di pesci dai colori strani e, all’improvviso, una tartaruga marina.
non c’è un altro modo per dirlo, credo, però è dentro il mare, ma sembra che stia volando.
sono pochi i momenti in cui ho provato qualcosa di simile, e quasi sempre in posti praticamente deserti: il vento al faro di cabo de sao vicente quando arrivi con il primo autobus del mattino, la spiaggia nascosta di fianco alla baia di saksun, l’aurora boreale a nord di tromsø, un’iniezione di una sostanza di cui non ricordo il nome dopo due anestesie totali consecutive (qui il posto era decisamente affollato, ma a me sembrava deserto lo stesso).
forse dovrei andare più spesso nei posti praticamente deserti.
lo dico in caso mi leggesse il direttore di una rivista di viaggi, o un social media manager di visit_postodesertoacaso.com, vi do il mio account di paypal, non è che posso sempre far trasferire amici in posti esotici per andarli a trovare. sono disposto anche a levare un po’ di parentesi, nel caso.
astenersi perditempo e primari di chirurgia toracica.

martedì 12 febbraio 2019

global warming i love you

non appena rimetto piede in italia, orione torna ad essere orientato dalla parte giusta.
in realtà mi piaceva, storto, ma la mia richiesta di spostare il paese in una fascia equatoriale deve essersi persa nei meandri della burocrazia, e non se n’è fatto niente.
ho passato qualche giorno all’estero per fare il punto sulla mia vita.
non so chi sono (ma fortunatamente posso guardare cosa c’è scritto sul passaporto), non ho raggiunto nessun obiettivo (ma fortunatamente non mi piace tantissimo fare foto), non ho sogni nel cassetto, perché sennò non saprei dove mettere i calzini.
non ho mai saputo cosa volevo diventare. non lo so neanche adesso, a dire la verità. il fatto è che forse non volevo diventare proprio niente. ci sto ancora lavorando, ma in genere mi riesce bene (purtroppo questa cosa non ti fa fare dei figuroni ai colloqui di lavoro).

in italia fa freddo, ci sono dei pinguini che pattinano garruli nel parcheggio dell’aeroporto, e il parabrezza della mia auto ha uno stato di permafrost così spesso che devo chiedere aiuto a degli inuit per raschiarlo, un’operazione facile facile che ci prende solo un paio d’ore, ma almeno posso pagare in paraflu.
mi avevano promesso il global warming, ma devo essere rientrato troppo presto.

per avere una temperatura che non scenda mai sotto i 15 gradi sono disposto a subire un ciclone, una carestia, un’inondazione, un’invasione di cavallette, una volta ogni tanto, lo troverei abbastanza accettabile.
io questa cosa che la gente vuole salvare il pianeta francamente non la capisco.
voglio dire, il pianeta se la cava benissimo, ha più o meno 4,5 miliardi (miliardi) di anni, di cui tre passati senza un briciolo di ossigeno, e non ne ha mai sentito la mancanza.
quello che avrebbe qualcosa da perdere in realtà è homo sapiens, che all’ossigeno ci si è affezionato, però in effetti dire “salviamo homo sapiens” non fa un bellissimo effetto, perché nessun vero ambientalista è davvero convinto che sia una buona idea, quindi i copywriter tirano fuori quella cosa del pianeta, o di altri animali a caso, in genere più innocui e carini di homo sapiens (non che sia difficile trovarne, in effetti).
parliamoci chiaro, il massimo danno che può fare l’aumento delle temperature al pianeta è estinguere un po’ di flora e fauna, fra cui, fortunatamente, homo sapiens.
ho come l’impressione che quando accadrà il pianeta non ci rimpiangerà molto (in effetti i pianeti non hanno grossi rimpianti, tutto quello che devono fare è orbitare da qualche parte, non hanno bisogno di prendersi la briga di sviluppare un’autocoscienza).
a me spiace solo che ci estingueremo lentamente, mentre io sarei più per un bang sonico tipo asteroide e occhei, magari per i miei sessant'anni, sarebbe perfetto. però, voglio dire, estinguersi con il freddo sarebbe molto peggio.
insomma, la mia aspettativa di vita non è esaltante (per lo meno non sul lungo periodo), e di qualcosa dovrò pur morire. ma almeno non muoio al freddo.

e anche come specie, insomma, non ho mai nutrito grosse speranze in homo sapiens.
mi spiace dirvelo, ma le specie muoiono tanto quanto gli individui: i dinosauri sono durati duecento milioni (milioni) di anni, e poi ci ha pensato l'universo; noi è tremila anni che scriviamo la storia di famiglia e siamo già sull'orlo del baratro, peraltro facendo tutto da soli. è evidente che abbiamo fatto delle scelte evolutive discutibili.
poi certo, ci saranno un po’ di guerre per accaparrarsi alcuni supporti vitali, tipo aria e acqua (è abbastanza tipico di homo sapiens: rendere il proprio ambiente invivibile e quindi, per risolvere il problema, prendersela con altri homo sapiens. ditemi voi che fiducia si può avere in una specie simile), ma con un po’ di fortuna per quel periodo potrei essere già morto.

però il fatto che come specie abbiamo quasi fallito non significa che debba fallire pure io, nel mio piccolo, e quindi cerco lo stesso di trattare bene il pianeta (peraltro lo faccio come riesco, mica vivo nelle caverne, eh. fossi davvero coerente mi coprirei di pelli e dovrei perdere tutti i miei privilegi di abitante di zona fortunata del pianeta. potrei farlo, ma a che pro? ho smesso molto tempo fa di pensare di essere in grado di salvare il mondo).
lo faccio sapendo di avere perso, per non dare tutto il mio contributo all'autoannientamento, ma è un po' una rivalsa (volete andare a sbattere? e io non metto il piede sull'acceleratore. non mi userete per questa cosa), che è anche il motivo per cui cerco di trattare bene anche tutti gli esseri umani, oltre che il pianeta.
insomma, forse il mio obiettivo è estinguermi, ma vorrei farlo serenamente.

mercoledì 23 gennaio 2019

io, le feste, non ci sono portato.
mi vengono meglio gli anacoluti.
però occhei, capisco che a qualcuno piaccia festeggiare degli eventi, tipo il compleanno, così ti ricordi che sei sopravvissuto un altro anno (se sei ottimista) o che ti resta ancora poco da vivere (se sei pessimista) o una laurea, che è l’ultima occasione di divertirti prima di diventare ufficialmente un disoccupato.
io non lo farei mai, ma lo capisco.
però anche a me piace, ogni tanto, trovare una scusa qualsiasi per aprire una bottiglia di vino buono, o per vedere delle persone a cui vuoi bene, o per conoscere qualcuno di interessante. insomma, magari non proprio una festa, ma qualcosa che gli si avvicini.
quello che non capisco è la pervicace ostinazione della cultura occidentale contemporanea a festeggiare natale e capodanno.
natale e capodanno sono quelle cose che devi fare delle cose per forza (infatti sono due delle feste comandate, e non mi piacciono le persone che comandano), ma solo in quei giorni lì, perché se ti viene in mente di fare la stessa identica cosa due settimane dopo ti guardano tutti come se fossi pazzo.
poi non capisco bene perché festeggiare il compleanno di un tizio a cui non credi (o per lo meno festeggiare il suo compleanno facendo esattamente il contrario di quello che ha lasciato detto) e non capisco perché far iniziare una cosa quando fa così freddo. voglio dire, se proprio devi festeggiare un inizio, hanno inventato la primavera apposta. non ti accorgi che sei fuori stagione?
e poi ci sarebbe anche quella cosa che non mi piacciono i dolci.
cioè, il cioccolato fondente 70% è occhei, il resto anche no.
ma niente, la gente si ostina a darti dei torroncini, dei pandori, dei panettoni, che non riesci a ricollocarli neanche rivolgendoti a un centro per l’impiego.
io ho un panettone che ormai sto prendendo informazioni per iscriverlo alle elementari.

lunedì 10 dicembre 2018

“non può essere un caso che in nessuna lingua terrestre esista l'espressione "bello come un aeroporto". gli aeroporti sono brutti. alcuni sono molto brutti. certi raggiungono un livello di bruttezza che può solo essere il risultato di uno sforzo consapevole. la bruttezza degli aeroporti dipende dal fatto che sono pieni di gente stanca e di pessimo umore che ha appena scoperto che i propri bagagli sono sbarcati a murmansk (l'aeroporto di murmansk è l'unico che fa eccezione a questa regola altrimenti infallibile), e gli architetti per lo più si sono sforzati di riflettere questo stato d'animo nelle loro creazioni.”
(douglas adams, la lunga e oscura pausa caffè dell’anima)

c'è una cosa che devo confessare.
mi piacciono gli aeroporti, so mica perché.
certo mi piace molto volare, mi sembra che dia un punto di vista leggermente più obiettivo del pianeta.
c’è questa cosa, a otto km di altezza, che tutto viene messo in una prospettiva più reale, che da terra si fa fatica a capire: ad esempio che il pianeta è uno, che le frontiere non esistono (se non intese come ostacoli naturali tipo montagne molto alte o mari molto grandi), che homo sapiens è completamente insignificante nell’ordine delle cose e che l’unico prodotto apprezzabile di homo sapiens, da quell’altezza, sia il fatto che abbia la tendenza a raggrupparsi in aree molto ristrette e riempirle di lucine, credo nel tentativo di avere la flebile speranza di contare qualcosa (niente può essere poco importante, se ha una lucina, no?).
forse anche mi affascinano i non luoghi, e poi ovviamente mi piacciono i viaggi, sono sempre carichi di aspettative e novità e cose da scoprire, e anche gli aerei, trovo che sia una cosa fantastica che possano volare anche specie che non hanno avuto l’intelligenza di farsi spuntare le ali.
ma mi piacciono proprio anche gli aeroporti, in alcuni ci ho pure dormito.
mi piace arrivare con molto anticipo, specie in quelli che non conosco, anche in quelli piccoli, ed esplorare tutto il possibile (solitamente mi fermo prima che i responsabili della sicurezza mi trascinino in uno stanzino buio e mi picchino con dei grossi randelli: i responsabili della sicurezza sono sempre molto suscettibili. è uno dei motivi per cui spesso mi sento molto più sicuro quando non c’è la sicurezza), mi piace guardare fuori dalle finestre, che di solito sono enormissime, e se sei molto fortunato si vedono gli aerei atterrare e decollare, e le persone al lavoro, ed è pieno di macchinari interessanti, e poi dentro ci sono le poltroncine dove ti fermi a leggere e nessuno ti può disturbare, e in alcuni aeroporti ci sono un sacco di cose stranissime, tipo le sale giochi, o le poltrone appese ai soffitti, e niente, è bellissimo.
a volte mi fermo anche a curiosare nei negozi, ed è strano, perché solitamente io odio entrare nei negozi, anche quando mi serve qualcosa, tipo un paio di jeans, o un paio di scarpe da tennis (è tutto quello che compro, ultimamente), e insomma, è una cosa che solitamente mi mette molto in difficoltà (avete presente quando siete in un negozio ed entra uno strano, vestito male, con i capelli arruffati? molto gentile, ma visibilmente fuori luogo e in imbarazzo? ecco, con tutta probabilità sono io. non chiamate la sicurezza, grazie).
poi lo so, molte persone hanno paura di volare (in realtà non è vero che hanno paura di volare, hanno solo paura di morire; e in ogni caso volare non ha quasi mai ucciso nessuno, è atterrare male che può creare problemi alla salute), ma trovo che statisticamente prendere un aereo sia comunque molto meno pericoloso di altre cose, tipo guidare un’auto, usare delle armi da fuoco o affidarsi a un leader populista.
ma poi insomma, di qualcosa si deve pur morire.