giovedì 9 agosto 2018

"a volte, se guardo indietro, alle scelte che ho fatto negli studi e nel lavoro, il migliore aggettivo che mi viene in mente è caotico".
forse me la metto come bio nel cv.

non è che sono sparito, eh.
cioè, ho sempre desiderato sparire, in effetti, e mi piacerebbe un sacco sapere come farlo, ma in università al corso di smaterializzazione mi addormentavo sempre, oppure pensavo all’alessandra, che a me all’epoca piaceva un sacco, ma poi lei ha preso 30 e lode senza neanche presentarsi al corso (a pensarci adesso, era la strategia migliore).
ad ogni modo ho un nuovo lavoro, e questo tende a tenermi occupato la maggior parte del tempo, specialmente se consideriamo che attualmente il mio primo giorno libero è fra tre settimane.
siccome so che siete ancora convinti che l’universo sia razionale (non lo è, mi spiace, ma non date la colpa a me) vi spiego più o meno com’è andata la cosa.
ho una laurea cum laude in filosofia. ma poi, diciamocelo, a chi serve un laureato in filosofia, quindi ho fatto quello che passava il convento, un po’ di lavori sparsi, e alla fine ho lavorato come impiegato per anni: tutte queste esperienze hanno comunque migliorato le mie già innate capacità di astrazione e di sintesi, mentre le mie capacità manuali sono rimaste quelle tipiche di un cucciolo di foca con difficoltà di apprendimento, e comunque spaventosamente simili a quelle di tutte le specie animali prive di pollice opponibile.
la naturale conseguenza delle cose è che sono stato assunto come (potete scegliere fra):

falegname
la parte bella di questo lavoro è che se non sei robusto, lo diventi. beh, oppure muori, è pur sempre un’opportunità. ma comunque è già un grosso successo non piallarsi le mani entro i primi cinque minuti

operaio di catena di montaggio
se c’è una cosa rilassante è che non devi pensare. la cosa meno rilassante è che se sbagli il timing vai fuori tempo tipo quelli al karaoke che non seguono la base, e da lì a ritrovarsi un pezzo di plastica nel naso è un attimo

barista
al bar la cosa peggiore che ti può capitare è che ti si disidratino i clienti. la parte difficile (a parte preparare il cibo in modo mangiabile e in un tempo accettabile, quella è una roba che non imparerò mai) è ricordarsi di non bere dai bicchieri pieni dei clienti al banco

gelataio
puoi sempre contare sul fatto di lavorare al fresco. certo, non che serva granché se vivi in un posto dove fa fresco la maggior parte del tempo, mentre il restante si gela. la parte facile è la preparazione delle vaschette, la parte difficile è che il gelato non accetta di entrare spontaneamente nei coni

comunque occhei, poteva essere peggio, potevo ottenere un posto da ministro del lavoro, oggigiorno capita anche quello.
poi sto aspettando una risposta dal call center ufi, ma ti prendono solo se hai conoscenze molto in alto.

giovedì 5 luglio 2018

come ogni giorno che il signore manda in terra (ma perché? non potrebbe mandare dei soldi, invece? sarebbe tutto molto più semplice) sono tornato tardi dal lavoro e, per rilassarmi, mi sono messo a navigare su internet.
ho comprato un kit per una piattaforma di atterraggio di ufi da un catalogo online (è tipo ikea, ma su scala galattica*) e ho aspettato per giorni che consegnassero (lo sapete come sono i corrieri, no? in fisica esistono delle costanti universali, tipo la costante di gravitazione universale, la velocità della luce, la costante di planck e i corrieri).
e insomma, doveva arrivare in sette colli, ma poi è risultato che era in cosnegna a roma, poi il corriere non è passato ma ha lasciato un biglietto che però è sparito dalla cassetta della posta (i soliti paradossi dello spazio tempo), comunque alla fine è arrivata e ho scaricato tutto in giardino.
l’idea era farmi rapire per avere un giorno libero dal lavoro.
non che io sia mai stato abile nel bricolage, ma occhei: taglia i cavi della luce, abbatti due pali e un lampione stradale, spiana tutto con attenzione alle pendenze, collega i 4 mini plinti alle sottofondazioni, inserisci la piattaforma di atterraggio preassemblata, stendi 64mq. di autobloccanti, collega i led alla centralina (è comoda perché si interfaccia con un tablet), assembla la torre di controllo portatile e collegala alla rete elettrica, e infine libera la poiana anti corvi (senza farti cavare un occhio, possibilmente, che le poiane sono permalose).
sembrava una cosa da niente (a ricordarsi l’ordine giusto, dico. che le istruzioni sono disponibili in quattro lingue: altariano, vegano**, denebiano e tamil (eh, oh, ci lavora un ingegnere dello sri lanka) e io ovviamente non ne so bene neanche una).
e niente, ero andato a dormire tranquillo, convinto di aver montato tutto giusto, ma qualcosa deve essere andato storto perché stamattina è atterrato l’elisoccorso.

* ha molti più gradini di quanto immaginiate
** è un alfabeto incomprensibile, costituito principalmente da sedanini orientabili

sabato 26 maggio 2018

da gennaio ad oggi, è stato un periodo non troppo felice per la mia salute personale.
qui ho una lista (parziale, per rispetto del gdpr) dei farmaci che il medico mi ha ordinato di prendere negli ultimi mesi:
- fluifort
- oki
- augmentin
- corsodyl
- seleparina (50 iniezioni sottocutanee)
- cefixoral
- prebiolac
- gaviscon
- transact
- voltaren
- supracef
- pantoprazolo
- muscoril (iniezioni intramuscolari)
- toradol (iniezioni intramuscolari)
- tachipirina
- brufen
- flomax
- benactiv
- versatis
- levofloxacina

sempre il medico mi ha chiesto di rispettare una dieta priva di alcolici, grassi, eccitanti, formaggi stagionati, poca carne rossa, con il risultato che ho perso otto chili (ero già sottopeso di sette, ora sono in contatto con alcune agenzie non governative per interpretare una pubblicità progresso sulla fame nel mondo).
il risultato di tutto questo percorso clinico è che, non solo non mi è passato nulla, ma forse sto anche peggiorando.
credo che il mio fisico stia cercando di comunicarmi qualcosa. tipo che è ora di cambiare il medico di base.
ho chiesto di avere un medico di altezza, ma sul sito dell’asl non ce n’erano disponibili.
un team di esperti sostiene che la mia temperatura corporea segua le fluttuazioni del mercato azionario di hong kong, ma non c’è ancora un’evidenza scientifica.
anche perché poi la soluzione sarebbe provocare una crisi economica nel sud est asiatico, e forse non è una soluzione percorribile a livello di stabilità mondiale.
peraltro, forse basta aspettare, se c’è qualcosa di certo in economia è che è sempre probabile una crisi economica nel sud est asiatico, nel medio periodo.
in tutto questo avrei anche un nuovo lavoro, ma andarci da sano renderebbe tutto molto meno complicato.

venerdì 27 aprile 2018

a quasi 40 anni dai mitici anni ’80, una illuminante edizione speciale di “internazionale”, un numero triplo in uscita fra pochi giorni, racconta un periodo che, visto dal presente, appare profetico. ecco una sinossi dei principali articoli

1. mila e sciro, due cuori nella pallavolo
una delicata storia d’amore fra una giovane prostituta soprannominata “trentamila” e il suo fidanzato con disturbi mentali soprannominato “sciroccato”. i due hanno il sogno di recarsi a seoul per assistere alla finale di volley delle olimpiadi del 1988.

2. l’uomo tigros
la storia di luigi orrigoni, l’imprenditore lombardo che agli inizi degli anni ’80 costruì una rete di supermercati di quartiere che, dalla provincia di varese, arrivò ben presto ad espandersi in lombardia e piemonte. ancora oggi, nel nord ovest sono presenti numerosi punti vendita legati alla sua società di distribuzione.

3. tutti in campo con lochte
l’infanzia a rochester, dov’è nato nel 1984, l’ambiente familiare e i suoi sacrifici per diventare un campionissimo del nuoto, le sue amicizie, le sue rivalità, tutto quello che volevate sapere di ryan lochte, dodici volte sul podio alle olimpiadi (con un bilancio di sei ori, tre argenti e tre bronzi) e ben 27 volte a medaglia ai campionati del mondo.

4. kiss milicia
il fenomeno dei kiss, la band statunitense fondata da gene simmons e paul stanley non ha confini nazionali. pochi sanno però del successo sotterraneo ottenuto negli anni ’80 in tutto il latino america e della formazione di gruppi di fan strutturati sulla falsa riga delle milicie nacional sudamericane. questo articolo racconta la loro storia.

5. magica magica emi
gli anni ’80 furono l’apice di una delle major inglesi che dominarono il mercato musicale mondiale, una delle case discografiche più importanti al mondo e che produsse, fra gli altri, beatles, pink floyd, queen, iron maiden. l’articolo ricostruisce le atmosfere di quegli anni e molti dei retroscena legati all’industria musicale dell’epoca.

6. jenny l’antennista
una storia di degrado e riscatto, un’educazione sentimentale che si svolge nel sud italia agli inizi degli anni ’80, in cui gennaro, figlio di uno stradino e di una donna delle pulizie, cerca di emanciparsi e di mettersi in proprio installando apparecchi televisivi in grado di captare le nuove emittenti private che stanno fiorendo nel nord italia.

7. l’incantevole crimi
una biografia breve, la storia dell’adolescenza negli anni ’80 del futuro presidente del gruppo parlamentare del movimento cinque stelle al senato. uno sguardo rivolto soprattutto al lato umano che però ha sullo sfondo l’attualità odierna e riassume gli ultimi cinque anni di politica in italia, alla ricerca delle radici culturali del movimento.

8. la mou
l’industria dolciaria negli anni ’80 registrò un vero e proprio boom di vendite, grazie alla capillare reti di negozi alimentari di paese, ma anche alle pubblicità televisive. vi ricordate le caramelle morbide della vostra infanzia, quelle marroni tagliate a dadini, con il sapore di latte condensato e caramello? questa è la loro storia.

9. hello speck
la storia degli spot televisivi, da gustav thoeni ad alessandro borghese. come cambiano le forme di persuasione, di comunicazione e del linguaggio pubblicitario, a partire dall’emblematico caso senfter.

10. dolce remix
il fenomeno del decennio è sicuramente un fiorire di dischi remix destinati ad un pubblico giovane: la baby records infilò una serie di successi con raccolte mixate (le varie edizioni di bimbomix che hanno imperversato nelle autoradio dell’epoca) che hanno cambiato non solo il modo di fruire della musica ma anche il modo di comporla.

mercoledì 18 aprile 2018

sono seduto alla mia scrivania, guardo la primavera arrivare, mi curo la febbre, e leggo alcuni feed con lo sguardo un po’ catatonico (io, non i feed), lo sguardo di quando la gente di fronte a me fa delle cose che a loro sembrano normali, tipo andare nei posti affollati di sabato pomeriggio, possedere più di tre paia di scarpe, guardare i reality show e io faccio finta che sembrino normalissimi anche a me.
però una cosa qui posso dirla. cioè, non so se siete ancora scioccati per quella faccenda di babbo natale, però ecco, questa cosa la vorrei dire.
i reality show non esistono.
a meno che non stiate cercando un buon ossimoro, dico: una cosa tipo: uccidere i medici abortisti per difendere la vita, mandare gente armata in missione di pace, drogarsi per mantenersi lucidi, bombardare persone per insegnare alla gente di non bombardare persone, allora occhei, va bene.
sennò, esistono gli show, che vengono scritti, montati e trasmessi, essenzialmente per fare soldi con le pubblicità (che va benissimo, sia chiaro, basta non far finta che siano reali). e poi c’è la realtà, che non è chiarissimo quello che sia, ma di sicuro non è uno show in tv.

secondo alcune scuole di pensiero, la realtà esiste, ed è oggettiva.
sembrerebbe una posizione plausibile, non fosse che la realtà spesso non è come sembra, gli esseri umani tendono ad essere molto in disaccordo sulle cose che dovrebbero essere oggettive, e a volte non c’è proprio verso di metterli d’accordo.

allora, secondo un’altra scuola di pensiero, la realtà esiste, ma è inconoscibile perché la nostra conoscenza è sempre mediata dai sensi e in ultima analisi, dall’intelletto (che sarebbero le piccole terminazioni nervose che ci danno gli impulsi elettrici che alla fine noi interpretiamo come ci pare). quello che vediamo è quindi una sorta di realtà virtuale creata dal nostro cervello (e quindi soggettiva); ma, essendo che tutti abbiamo lo stesso cervello (in senso fisico: il fatto che alcuni lo usino come scaldabagno non conta, credo), dovremmo vedere più o meno la stessa realtà.
certo, detto così sembra plausibile, non fosse che se la realtà oggettiva fosse inconoscibile non potremmo sapere che esiste.

quindi, secondo altre scuole di pensiero, la realtà non esiste, ma è creata dalla nostra mente. in questo momento voi potreste essere un parto della mia mente, oppure io potrei essere un parto della vostra. insomma, se la realtà vi fa schifo, dovete prendervela con voi stessi.
posizione logicamente ineccepibile, non fosse che lascia un po’ in sospeso quella cosa della comunicazione fra esseri umani, e prima o poi sei portato a credere di essere dio, che è sempre una cosa negativa per la salute delle persone (comunque poi in genere cambi idea quando la realtà ti tira una bastonata sulle gengive. è difficile credere che sia tutto nella tua mente quando stai contando i tuoi denti sparsi per terra).

secondo il professor georg krapfenberg, docente di fisica quantistica all'università di ginevra, la realtà esiste, è oggettiva, ma cambia a seconda della tua posizione e della tua velocità: ad esempio migliora se stai bevendo una birra. io è tre mesi che non posso bere alcool.

mercoledì 28 marzo 2018

se c’è una cosa che mi rilassa, è guardare il pianeta da otto km di altezza.
d’accordo, non è come guardarlo da 400 km di altezza (che sarebbe ancora più rilassante), ma insomma, non è facile trovare un passaggio da quelle parti.
voglio dire, imbucarsi come clandestino a baikonur è anche plausibile, ma passare dalla soyuz alla iis senza che nessuno se ne accorga tende ad essere complicato.
inoltre, fermare un’astronave in transito, anche ammesso che qualcuno si fermi, poi c’è sempre quella fase in cui non si sa di cosa parlare (è un casino parlare del tempo dove non c’è un'atmosfera), ti coinvolgono in discussioni assurde, tipo che danno trentacinque euro al giorno ai terrestri che poi vengono a rubarci il lavoro sulle astronavi, o – quasi peggio – se ti tira su un vegano poi vuole assolutamente convincerti a mangiare in un ristorante nella costellazione della lira (e tu vagli a spiegare che ormai hai solo euro).
allora un buon compromesso è cercarsi un buon aeroporto (ce ne sono molti, e a me sembrano tutti bellissimi) e usare i vostri trentacinque euro al giorno per comprarvi un biglietto a basso costo.
allo stesso prezzo, potrete dormire direttamente in aereo o, a scelta, in aeroporto; però ricordatevi di portare uno zainetto con una felpa, che in alcuni aeroporti hanno deciso di usare l’aria condizionata per ricreare il microclima di yakutsk (non chiedetemi perché, io sono dell’idea che nessuna civiltà degna di questo nome possa svilupparsi sotto i 25 gradi celsius), un asciugamano per il bagno, e magari dei generi alimentari di sopravvivenza, che in aeroporto c’è questa usanza che il cibo costa quanto il plutonio.
io cerco di farlo regolarmente, almeno tre o quattro volte l’anno.
lo svantaggio è che i voli a basso costo sono piuttosto affollati e ricordano, tipo, che so, la regione shapley. quindi vi capiterà di avere una borsa in testa, un bambino urlante sulla schiena scappato da chissà dove, qualcuno che vi verserà del caffè sui pantaloni. ma insomma, ne vale la pena.
il vantaggio è che tendenzialmente puoi guardare fuori dal finestrino, ed è una cosa incredibilmente bella.
certo, ci sarebbe quella cosa che gli aeromobili inquinano il pianeta; però vi svelo un segreto: al pianeta non importa niente di essere inquinato.
la terra è stata senza atmosfera, o con un atmosfera composta da ammoniaca, metano, vapore acqueo, anidride carbonica ed azoto, per almeno due miliardi di anni, e se l’è cavata benissimo. siamo noi homo sapiens ad essere fissati con quella cosa di respirare ossigeno. ma, capirete, centotrentamila anni (di cui solo circa duemila da protagonisti) contro due miliardi, beh, fatevi due conti su chi ha più probabilità di sopravvivere.


mercoledì 28 febbraio 2018

sto guidando un flacone di vernel alla lavanda con le ruote, mentre il mio cervello canticchia la sigla di ralph supermaxieroe.
fuori è buio, ci sono -3 gradi, ho il pieno di benzina e sto per ridiventare disoccupato.
non che la cosa mi preoccupi troppo.
la condizione di disoccupato è fantastica perché ti permette di dedicare tempo a te stesso e alle cose che più ami, ed è davvero bellissimo, tranne forse quella sottile consapevolezza che sarai morto di inedia entro pochi mesi.
ma forse vivere è sopravvalutato.
pare dunque che sia venuto il momento di rispolverare la sezione colloqui di lavoro, che alla fine è fonte di tanto buonumore, non fosse per tutte quelle domande sul futuro.
il questionario "immagina dove sarai tra cinque anni" mi ha sempre completamente terrorizzato perché non so mai cosa rispondere, e se rispondo sinceramente il tso è sempre dietro l'angolo (in effetti devo ammettere che, in una scala da 0 a 100, dove 100 indica “hai programmato perfettamente la tua vita”, io mi attesto su un dignitoso meno 15).
l’unica cosa che ho fatto, per ora, è stata sistemare il summary di linkedin, e ne sono felice perché finalmente la mia figura professionale emerge in tutto il suo splendore:

mi occupo a tempo perso di epistemologia (attualmente i miei due epistemologi di riferimento sono paul k. feyerabend e un criceto siberiano con cui ho convissuto alcuni mesi ai tempi dell’università) e contemporaneamente lavoravo in uno studio di ingegneria perché, nonostante tutto, mi piace avere un tetto sopra la testa quando fa freddo e mangiare tre volte al giorno.
adoro le persone che leggono il summary su linkedin e le istruzioni sulle confezioni di shampoo e amo indulgere nell’uso inopinato di parentesi. 
so anche che nessuna persona sana di mente legge i summary di linkedin né le istruzioni sulle confezioni di shampoo, ma penso che la sanità mentale non sia un attributo fondamentale per vivere in questo universo.
in questo momento non ho obiettivi, e neanche una reflex, se è solo per questo.
un giorno mi piacerebbe essere ricco o, in alternativa, la pace nel mondo.