martedì 13 giugno 2017

diluvia.
io sto guidando dietro un suv di un milanese.
si capisce che è milanese perché nei rettilinei va a 90 km/h, però, appena c’è una parvenza di curva, rallenta fin sotto i 30 km/h; quando vede un tornante inchioda, mette in prima (sempre che tu nel frattempo non l’abbia tamponato), poi riparte circospetto fino al prossimo rettilineo, dove potrà accelerare fino a velocità warp fino alla curva successiva (circa 50 metri dopo).
si capisce anche dalla targa, a dire la verità, ma sappiamo tutti benissimo che le targhe possono mentire.
insomma, sto guidando dietro un’auto epilettica, quando una flotta di astronavi si materializza sopra di noi.
apro i miei manuali di primo contatto (“ufi: istruzioni per l’uso” e “dieci cose da non dire a un alieno” di alexander pernembrod) poi scendo dalla macchina e mi metto in piedi sotto la pioggia a urlare “abduction! abduction!” prima molto forte, poi, quando non ottengo risultati apprezzabili (se si esclude il fatto di bere della pioggia), sempre più piano, finché non risalgo in macchina e torno verso casa.

mercoledì 31 maggio 2017

nessun uomo è un’isola.
in effetti, però, nessun uomo è un continente, una montagna, un lago alpino, o un frullatore a tre velocità.
ci sono delle regole.

giovedì 18 maggio 2017

sono le 8.49 e ho già sbagliato tutto lo sbagliabile. credo di aver battuto anche alcuni primati (nel senso di sbagliabile, non nel senso che per la rabbia ho picchiato degli oranghi*).
immagino che sarà una lunga giornata.
però forse (lo dico a bassa voce perché le divinità del clima sono particolarmente irritabili) arriverà il sole, e io potrò finalmente lasciare a casa la mia giacca a vento con la scritta “global warming where art thou?” per sfoggiare la maglietta con la scritta “i love you, global warming”.
certo, ci sarebbe quel piccolo particolare che le persone mi guardano male ma, d’altra parte, lo facevano anche prima.

* tra l’altro gli oranghi, oltra ad essere simpatici, sono anche molto permalosi; trattate sempre bene gli oranghi, se ci tenete a restare interi

sabato 15 aprile 2017

la morte si può immaginare come la fine di qualcosa, e quindi un principio ontologicamente negativo (la negatività assoluta, che io immagino come un dirigente movimento di trenitalia), oppure come un passaggio naturale che non è intrinsecamente né positivo né negativo ma, appunto, essenzialmente naturale (che io immagino come osvaldo ardiles vestito da tanguero).
nella società contemporanea non siamo tanto abituati a parlare di morte, e questo è piuttosto strano, visto che prima o poi è facile che uno muoia.
invece io sono cresciuto con il fatto che la morte era sempre lì, a portata di mano, una cosa che ti può succedere da un momento all’altro, grazie all’educazione ricevuta da mia madre e a tutte le raccomandazioni ricevute in genere da bambino. tipo:

- devi mangiare quello che ho cucinato, perché se non mangi, muori.
- se mangi, ma non le cose che ti fanno bene, muori.
- se mangi le cose che ti fanno bene ma ti vanno di traverso, muori.
- se non bevi abbastanza, ti disidrati e poi muori.
- se bevi troppo ti vengono le rane nella pancia e poi muori.
- se tocchi una presa di corrente muori.
- se cambi una lampadina e tocchi un filo muori.
- se inghiottisci un chewingum ti si attacca all’intestino e poi muori.
- se non vai in bagno tutti i giorni ti viene la peritonite e muori.
- se vai in piscina a fare un corso di nuoto bevi, vai sotto e poi muori senza che nessuno se ne accorga (ma prima: rane nella pancia).
- se vai al lago ed entri in acqua ci sono i mulinelli e muori (e sei fortunato che i mulinelli impediscono la formazione delle rane nella pancia).
- se entri in acqua prima di tre ore dopo aver mangiato (fosse anche solo mezzo crackers, e acqua alta venti centimetri) ti viene la congestione e muori.
- se ti si impiglia un capello nel phon mentre ti asciughi i capelli rimani folgorato e muori.
- se sudi ti viene il mal di gola, poi la gola si rovina, ti viene un cancro e muori.
- se cadi da un muretto muori.
- se impari ad andare in bicicletta cadi e muori.
- se per caso invece stranamente riesci a sopravvivere, a 14 anni vuoi il motorino, fai un incidente e muori.
- se, inspiegabilmente, sopravvivi al motorino, allora prendi la macchina d’inverno, slitti sul ghiaccio e muori.

e non è che fossero delle possibilità remote, eh, era proprio che dovevano succedere necessariamente, nessuno scampo.
poi però quando uno moriva veramente era una cosa bella perché andava in paradiso (ma allora fai pace con il cervello, dimmi se è una cosa brutta o bella, che non ci sto capendo più un cazzo).
alla fine ho deciso che era una cosa che succedeva e basta (tranne quella cosa delle rane nella pancia, dico).
insomma, sai che deve succedere, ti metti il cuore in pace e occhei.

quindi va bene, prima o poi muoio, è una cosa occhei (sono pure iscritto al vhemt, per dire), tanto a voi mica cambia nulla, voglio dire, se muore una persona che avevi letto solo su internet non c’è mica differenza fra morire e cancellare l’account.
in ogni caso non è una cosa che ho in programma nel breve periodo, sia chiaro.
siccome però ho anche un account su feisbuk e altre piattaforme in cui, come succede sempre, quando uno muore potrebbero comparire messaggi del tipo "ciao angelo, ci mancherai, sei morto troppo presto, insegna agli angeli a essere cretini", volevo chiedervi se, cortesemente, vi impegnaste a scrivere di fianco a ciascun messaggio di questo tipo "SCUSA, NON PUÒ RISPONDERTI, È MORTO". grazie.

mercoledì 5 aprile 2017

è da una settimana che mi lacrima l’occhio destro.
probabilmente sono triste, ma solo a metà.
ora non so se prendere un appuntamento con il primo oculista disponibile (con i tempi del servizio sanitario nazionale, quindi non prima del 2019), oppure rassegnarmi a morire disidratato.
nel dubbio, integro con una tanica di monte di colore*.

* questo blog aderisce alla campagna per la politically correctness, ma solo per oggi

giovedì 16 marzo 2017

non è che sono refrattario alla tecnologia, è solo che spesso ci spacciano per progresso cose che, ecco, non lo sono.
in realtà la maggior parte delle cose sono solo dei bisogni indotti per vendere prodotti tecnologici, niente di veramente significativo a livello di progresso (sono molto esigente quando si parla di progresso).
certo, ci sono invenzioni moderne che secondo me hanno un senso, che so, il rilevatore di kraftson, lo ionizzatore metafisico, lo stargate (ma solo quando non scioperano gli addetti al bagaglio), le antenne handersen, però sono tutte cose che non hanno molto successo qui sul pianeta terra.
ma c’è una cosa che non esisteva qui quando sono nato, e sono molto grato che sia stata inventata. voglio dire che, ecco, quella si avvicina davvero alla mia idea di progresso, ed è l’invenzione degli auricolari per il telefono.
perché quando sono solo in auto mi metto sempre a cantare come se non ci fosse un domani, e finalmente quelli che mi guardano da fuori pensano che stia parlando al telefono e non che sia completamente pazzo


martedì 28 febbraio 2017

per dire il mio concetto di autorità. mentre tornavo a casa una volpe mi ha guardato male perché le mettevo fretta. le ho chiesto scusa.
non mi prendono sul serio neanche le volpi.

mercoledì 25 gennaio 2017

avete presente quella sensazione di non appartenere a questo universo?
di non essere adatti e di non possedere le difese necessarie per farne parte?
se state leggendo qui, sono sicuro che ce l’avete presente.
e niente, basterebbe cambiare universo. l’unico problema è che questo qui sembra molto persistente.
io sono in coda dietro una hyundai uscita di produzione nel pleistocene e tenuta insieme con lo scotch, il tipo di macchina che potrei guidare io, solo che magari io oserei avventurarmi sopra il 35 km/h.
le temperature di dicembre mi avevano illuso ed io ero garrulo e felice al punto da comprarmi una t-shirt con la scritta i love you global warming in britannic bold 72, completamente glitterata. sono le piccole gioie di noi meteoropatici.
ma alla fine non l’ho fatto, e stamattina c’erano sei gradi sotto zero.
lo si capisce dal fatto che i gatti dei vicini hanno transennato il vialetto e una parte del giardino per organizzare uno spettacolo di holiday on ice con le volpi.
ho anche invitato un team di esperti per verificare un curioso fenomeno che potrebbe aprire nuovi orizzonti nella scienza dei materiali: una mattina ho grattato il ghiaccio dal parabrezza solo dalla parte del guidatore (ché ero in ritardissimo), e ho lasciato che la parte del passeggero si spannasse da sé con l'aria calda (nel giro di qualche eone, accade).
il giorno dopo il ghiaccio si era formato in maniera diversa, nelle due parti, con un evidente differenza fra dove la mattina precedente era stato grattato e dove no.
la mia ipotesi è che il vetro in realtà sia fatto da piccoli gnomi trasparenti che mi odiano, ma attendo conferme dagli scienziati.

lunedì 9 gennaio 2017

ero da qualche parte nella sesta dimensione (che alcuni sciamani chiamano amichevolmente “arturo”) quando mi arriva una convocazione da osnabrück per la speciale riffa di fine anno, organizzata da un comitato di ufi che vengono spesso in tenda sul pianeta terra e amano frequentare fiere a tema medievale. (per chi non lo sapesse, osnabrück è una delle città in cui venne firmata la pace di westfalia, che prevedeva che i furgoncini volkswagen potessero essere finalmente attrezzati per il campeggio).
ad ogni modo, poiché il sistema di riferimento non è basato sul pianeta terra (che, diciamocelo, non ha tutta questa importanza nell’universo), la riffa di fine anno si terrà il giorno di capodanno, ossia il 21 gennaio.
questo, ovviamente, perché nessuno mi ha consultato. io sono convinto che alle nostre latitudini il capodanno dovrebbe essere intorno ai primi di maggio, ossia quando il pianeta si convince a sperimentare delle temperature degne di un paese civile (il che significa che ogni latitudine dovrebbe avere il capodanno in un periodo diverso dell’anno. sarebbe molto più sensato).
comunque, alcuni dei premi in palio* quest’anno sono particolarmente interessanti, e ho già comprato alcuni biglietti sperando di vincerne uno fra questi:

- un coniglio nano disponibile nelle versioni blu e rosa
- un buono presso l’autarchica barberia “fratelli di taglio” di carlo e pino bandiera
- un soggiorno presso gli stati indipendenti di vanoa e di daga
- la discografia completa di shakira kurosawa
- una giornata con la sorella di matt damon, crudelia.

* potrebbero però non essere consegnabili per indisponibilità a reperire delle palio funzionanti