giovedì 27 ottobre 2005
una palma. qui.
che non è che il clima aiuti, diciamo.
come sostiene il vecchio adagio (i vecchi non parlano mai veloce, in effetti), la palma è la virtù dei porti, ma si intende quelli esotici, non quelli di lago.
quando non ero impegnato a nascondermi nei tombini, ogni tanto mi fermavo a guardarla (non sottovalutate mai un bambino che guarda qualcosa). e poi nei tombini ti trovano subito. no, per dire.
insomma, funziona così: prima non ci fai tanto caso. cioè vedi una pianta un po’ diversa dalle altre e basta; poi impari tutte quelle cose sui climi temperati, tipo le matite, e inizi a farti delle domande.
il fatto che tu perda tempo a fissare una palma potrebbe anche far preoccupare le persone che ti stanno intorno. invece tu stai solo facendo il possibile per diventare un adulto disadattato, da grande. stai facendo il tuo lavoro di bambino, tutto qui.
il concetto è che continui a dirti che con tutta probabilità quella palma non dovrebbe stare lì.
a meno che la palma non lo avesse consapevolmente scelto, ma, come dire, all’epoca mi sembrava improbabile. non ne aveva l’aria. poi credo sia morta. non lo so esattamente, le piante non mi hanno mai parlato volentieri, però dopo un po’ venne estirpata da una motosega, e questo suppongo segni un punto a favore della mia ipotesi.
tutto questo dovrebbe avere una morale, immagino.
tipo che a volte è molto meglio nascondersi nel locale caldaia.
mi serve qualcosa che mi liberi il cervello dalle interferenze.
non provate ad inalare acqua ossigenata: non funziona
mercoledì 26 ottobre 2005
toledo1991® è entrata in sciopero e si rifiuta di partire.
siamo stranamente in sintonia.
stando agli ultimi risultati dei negoziati per sbloccare la trattativa, potrebbe ripristinare la mobilità degli organi controllati dal motorino di avviamento solo a patto di un considerevole innalzamento della temperatura esterna.
del resto lo fa tutti gli anni, in questo periodo.
(segue dibattito fra me e meccanico di fiducia, novembre 2004)
-beh, si potrà pur fare qualcosa
-sì, rottamarla e ridurla ad una valigetta portatile in lamiera
-qualcosa di meno invasivo?
-no.
-…
venerdì 21 ottobre 2005
per evitare scompensi ho tarato il misuratore di emozioni sulla scala brinell.
avrei solo voglia di disgregarmi nell’universo.
mi dà l'idea che i miei atomi farebbero meno danni se facessero di testa loro, invece di aggregarsi intorno ad un unico stupido centro di percezione.
solo che quando ne hanno parlato al corso di smaterializzazione stavo dormendo.
martedì 18 ottobre 2005
nella cosmogonia dogon si narra di un enorme rinoceronte che minacciava di distruggere la cintura di orione (la costellazione, non il prete) con danni incalcolabili per il genere umano. la cintura, come sanno anche i bambini, serve a tenere in vita i pantaloni della galassia, di cui il pianeta terra è un punto dell’imbastitura. se i pantaloni morissero, anche l’imbastitura perirebbe.
per fermare il rinoceronte, kreemer l’anfibio raccontò agli dei una storia così triste che li commosse a tal punto che essi piansero per giorni e giorni, e le loro lacrime inondarono la galassia e resero viscido il percorso del rinoceronte, così che la terra fu sommersa dalle acque, ma kreemer l’anfibio riuscì a portare a termine il suo piano eseguendo un perfetto sgambetto universale che fermò il rinoceronte.
(la storia che kreemer l’anfibio raccontò agli dei non viene riportata perchè è una vicenda assai personale, e a quei tempi esisteva ancora la privacy. occorre anche dire, però, che a quei tempi, gli dei erano assai meno furbi e decisamente più sensibili).
questa vicenda, tramandata a noi dagli scribi, diede origine poi, nelle varie popolazioni indoeuropee ad un mito che avrete certo riconosciuto, ossia quello della cacciata dal paradiso terrestre (gli scribi non sono tanto affidabili come pensate, quando si tratta di tramandare un avvenimento. provate voi a scrivere su delle tavolette di argilla, di cose di cui non capite niente, sottopagati, sotto dettatura di sacerdoti ubriachi)
ne consegue che kreemer l’anfibio, a tutti gli effetti, fu il primo a:
- salvare l’universo dalla distruzione (adesso sapete con chi prendervela)
- influenzare il clima ed il corso naturale delle cose raccontando un paio di balle agli dei (e così nacque la scienza)
- affogare buona parte dei non anfibi (ecco, forse questo è l’unico merito)
- prendere decisioni in maniera unilaterale, dato che se avesse chiesto al rinoceronte, avrebbe scoperto che lui voleva semplicemente liberarsi di alcune fastidiose api.
ma non era questo che volevo dire.
volevo dire che nel giorno di kreemer l’anfibio, io ho un accordo con alcune divinità climatiche per influenzare la situazione metereologica ed adeguarla al mio stato d’animo.
in effetti, piove.
ma pioverebbe comunque, immagino. le divinità climatiche sono assai suscettibili e mi odiano da quella volta che ho rovesciato della birra addosso ad uno di loro all’uscita di un locale, quindi se ne fottono del mio stato d’animo.
come il resto dell’universo, d’altronde.
ne consegue che la cosa dello stato d’animo lascia un po’ il tempo che trova (anche letteralmente, in questo caso).
lunedì 17 ottobre 2005
esercizi di stile
studio # 227
musica per avverbi, porte automatiche e luci soffuse
sono le 20 e 14 di una domenica sera tipica di una stagione che volge lentamente all’autunno inoltrato, una di quelle giornate limpide in cui il clima è piuttosto indulgente con le persone che camminano veloci, in una milano che sta cominciando a diventare irrimediabilmente buia.
se vi trovaste per caso a passare dall’ingresso della metropolitana di porta genova, e precisamente dai gradini che da via casale si immergono nella stazione, potreste osservare una persona scendere piano le scale e avvicinarsi lentamente al distributore automatico di biglietti.
indossa un paio di jeans slavati, una felpa bianca e una giacca scozzese che assomiglia vagamente ad una camicia di un boscaiolo del quebèc.
se solo alzaste lo sguardo per qualche secondo, lo vedreste lasciar passare davanti a sé due ragazzi piuttosto di fretta (non tanto per gentilezza, sembra piuttosto che non abbia granchè fretta, e in tutta onestà, stia pensando ad altro).
potreste vederlo acquistare il biglietto, superare i tornelli e dirigersi verso la banchina in direzione cologno, mentre da sotto arriva il rumore di un treno che si ferma, apre le porte, poi riparte con una sequenza di gesti studiati che avrebbero pure un significato, se solo ci faceste caso.
la persona non accenna ad accelerare il passo, mentre dalle scale sale una piccola folla, una curiosa popolazione notturna che sciama verso le uscite e lo incrocia senza apparentemente accorgersi di lui.
se aveste tempo da perdere, evitando di scontrarvi con le perone piuttosto distratte che risalgono le scale, lo seguireste al binario quasi deserto, mentre decide di camminare con metodo da un capo all’altro della banchina, con una lentezza quasi esasperante, calibrando il gesto con consapevolezza, sempre uguale a se stesso, trascinando leggermente la suola delle scarpe da ginnastica (quasi nuove, a dire la verità) contro il pavimento ruvido, gomma contro gomma, un rumore ritmico quasi impercettibile ma significativo per un orecchio attento.
il pannello luminoso adesso segna sette minuti di attesa, e potreste osservarlo fare due volte il percorso completo della banchina, apparentemente assorto nel gesto così ripetitivo del camminare, un passo dopo l’altro, semplicemente, nel tempo che lo separa dall’arrivo del treno.
poi, con un rumore improvviso, la vettura di testa sbuca dalla curva, trascinandosi dietro un suono che riempie tutta la stazione e si riverbera sui manifesti delle pubblicità e sui graffiti metropolitani
la persona si ferma, mentre le porte si aprono. dà un’ultima occhiata alla banchina, poi sale sul treno, con un passo deciso, prima che le porte si richiudano di scatto.
mi dispiace, ma voi restate fuori.
fuori fa freddo, e io resto sdraiato a guardare il soffitto nella penombra, mentre dalle casse dello stereo la voce di ani di franco si spalma sulle pareti.
qualsiasi beneficio cerchiate, il soffitto non vi aiuta granchè, ve lo dico per esperienza.
adesso scusate, vado a coibentarmi i centri emotivi
mercoledì 12 ottobre 2005
è in bagno? ha preso un giorno di ferie? non ha una segreteria telefonica?
maleducata. ma dico, rispondi, che ti costa?
ieri, nel freddo di una panchina, disquisivo di procedure con al-khwarizmi
la cosa interessante delle procedure è che bisogna eseguire delle operazioni secondo un ordine, ma è indispensabile capire quale; ad esempio, se quello dei cavalieri di malta non funziona, forse è perchè servono quelli di terracotta.
conoscere le procedure permette di evitare spiacevoli inconvenienti: ad esempio, prima di installare un’espansione di memoria sui neuroni è necessario avere un sistema operativo cerebrale che funzioni, prima di un viaggio astrale è consigliabile acquistare un biglietto in un’agenzia di viaggi astrali*, prima di disquisire di procedure è consigliabile evitare di essere su una panchina al freddo. insomma, come dicono i registi, serve un piano sequenza.
mi sto attrezzando. adoro i piani ben riusciti, come diceva il colonnello steinway.
i sovietici, quelli sì, con i loro bei piani quinquennali. io al limite ho una vaga idea di quello che farò nei prossimi cinque minuti: credo che continuerò a dormire, pare aiuti eventuali insabbiamenti emotivi.
anche voi, fate piano, per favore.
* da non confondere con le compagnie di viaggi a strali, che sono quelle che vi estorcono invettive e maledizioni
lunedì 10 ottobre 2005
mc dougall ha pubblicato un semplice manuale per pubblicitari (lupetti editore) organizzato in due lezioni, che permetterà anche a voi di raggiungere un sufficiente standard comunicativo nel caso vi dedichiate alla nobile arte del comunicatore di professione.
istruzioni per pubblicitari in due lezioni
lezione 1 (di ciò che è utile)
- fate un’attenta analisi del prodotto che dovete pubblicizzare
- evidenziate il suo peggior difetto
- asserite il contrario
corollario
un prodotto per cui non riscontrate difetti non ha alcun bisogno di essere pubblicizzato
lezione 2 (di ciò che è inutile)
- fate un’attenta analisi del prodotto che dovete pubblicizzare
- constatate che è inutile
- asserite il contrario
giovedì 6 ottobre 2005
il concetto è dimenticarsi di sè per acquisire una visione globale dell’interconnessione del tutto. ovviamente ciò impone uno sforzo di autocoscienza, il che è decisamente paradossale per noi occidentali.
ieri ho raggiunto qualche risultato e mi sono dimenticato di me per qualche ora, prima di andarmi a riprendere in un portaombrelli.
sono giorni strani.
anche le notti non sono granchè, per dirla tutta.
il lago si scolora giorno dopo giorno, fino a raggiungere un grigio uniforme che si insinua nei miei pensieri.
a volte la sera accendo il computer solo per mettere ordine fra le cartelle e i neuroni. come un leone isaurico qualsiasi mi accanisco contro le icone del desktop, per evitare l’invasione dello schermo ho adottato una risoluzione onu che ha imposto al monitor una rigorosa delimitazione del territorio.
per ingraziarmi le divinità informatiche, invece, brucio incensi al dio dei server e recito mantra facendo girare ritmicamente la rotella del mouse (il mio è un nobile intento, ma ho come l’impressione che non server).
tutte le sere vado sul sito www.connessionineuronali.com provo a scaricare l’upgrade del kit salvaneuroni 2.0, con scarsissimi risultati.
nel frattempo edward de bono mi guarda storto da dietro la finestra del bagno, io fingo di ignorarlo finchè non se ne va da un uscita laterale. poi, prima di andare a dormire, metto sullo stereo il concerto L 22 per grattuggia e macchina per scrivere, live in riazzino (ch), diretto da sandor krebbs
martedì 4 ottobre 2005
la più trendy in questo periodo prevede di salire su un treno indossando indumenti completamente bagnati, cospargersi di sapone liquido, attendere pazientemente in ammollo per un paio d’ore, e scendere dal treno due ore dopo per il risciacquo completo.
pare funzioni ottimamente, non vi resta che provare.
nonostante numerose invocazioni a divinità (ora me ne rendo conto) del tutto sbagliate, continua a piovere.
oltretutto, a meno che gli svizzeri non stiano organizzando i mondiali di escursione alpina su zucchero a velo, o, in alternativa, una famosa ditta produttrice di pandoro abbia deciso di lanciare su grande scala la campagna pubblicitaria per il natale 2005, c’è della neve sulle montagne al di là del lago. la cosa mi lascia perplesso.
alcuni animali, con l’arrivo del freddo, si chiudono in casa e dormono. altri svernano gratuitamente in luoghi caldi.
gli esseri umani hanno inventato il cappotto e il riscaldamento a pagamento, così da poter lavorare anche d’inverno.
ora, da un punto di vista strettamente razionale, perchè molte persone si ostinano a sostenere che siamo la specie più evoluta del pianeta?
ultim’ora
aperto in sicilia il primo parco divertimenti per felini domestici, si chiamerà gattoparco.
venerdì 30 settembre 2005
approfittando di una giornata di pallido sole arriva sul davanzale lasciando fastidiose impronte palmate.
la risposta corretta alla domanda “dove vanno i germani reali quando ghiaccia il lago” è: ma che cazzo ne so, da queste parti il lago non ghiaccia mai.
io se avessi le ali andrei ai caraibi, invece di rompere le palle alla gente per bene
-stai sprecando il tuo tempo
-quest’affermazione necessiterebbe di un’adeguata esplicitazione del concetto di tempo, oltre che di una immutabile scala di valori inerenti il concetto di spreco
-...
-vabbè, che prove hai?
-a parte l’evidenza?
-con evidenza intendi l’intenzionalità fenomenologica husserliana?
-stai sparando delle parole a caso per evitare di rispondere?*
-sì. non te l’ho mai detto ma sono un cugino di mallarmè
-...
-se non ti levi di qui ti infilo nella macchina per scrivere e dimostro che anche con le vecchie tecnologie è possibile scrivere su supporto volatile.
fuori il sole cerca di tramontare, o forse sta solo cercando asilo politico in svizzera.
io, invece, sto parlando di filosofia con una papera.
*la vera arte filosofica, nonostante quello che sostengano gli esperti del settore, è l’abilità di rispondere ad una domanda con un’altra domanda
ultim’ora
dopo che si è giunti alla conclusione di una lunga e accurata indagine della magistratura sulle stragi di stato in italia nel contesto della guerra fredda e della tesi della democrazia limitata, grazie alla piena collaborazione dei servizi segreti italiani e americani, pare sia finalmente dimostrato che la strategia della tensione non sia da imputarsi al malfunzionamento di alcune centrali enel.
mercoledì 28 settembre 2005
pochi sanno, invece, che il grigio ha prenotato un soggiorno a mezza pensione per otto mesi all’hotel ancora, con una splendida vista lago, a trecento metri da qui.
è arrivato ad agosto, spiega la signora stella che gestisce l’hotel con l’aiuto del marito, qui è un posto tranquillo dove a nessuno verrebbe in mente di cercare il dominatore dell’universo*. oltretutto facciamo sconti per soggiorni di lunga durata.
io mi sveglio in versione mostro di düsseldorf, o quanto meno con la stessa gioia di vivere.
la domanda per l’inserimento dell’italia in una fascia climatica sub tropicale si è arenata nei meandri della burocrazia degli dei del clima, e io sono ostaggio di una divinità minore a cui inavvertitamente ho rigato la macchina (vabbè, sono cose che succedono).
verso le nove mi chiama friederich murnau, impressionato dalle mie movenze, e mi chiede se voglio fare un provino da protagonista per il prossimo film. gli chiudo il telefono in faccia, che non ho tempo da perdere visto che mi aspetta un’estenuante seduta di free cell.
il mio maestro di ikebana per neuroni non è del tutto convinto che l’arte di disporre le carte su uno schermo, alla lunga, aiuti la pace interiore. però, chi può dirlo?
verso sera infilo il mio costume da betamax e vado in giro per le strade canticchiando auferstanden auf ruinen
*sarebbe lecito che voi vi domandaste che lavoro fa uno che è il dominatore dell’universo. secondo alcune teorie esoteriche, professate da numerosi astrologi, controlla che mercurio in prima casa paghi l’ici.
ultim’ora
l’associazione italiana arbitri, in collaborazione con il wwf, dopo un’attenta indagine di mercato sui brand usati da soggetti internazionali che operano nel mondo del calcio, e analizzate le tipologie di alcune specie animali minacciate di estinzione, ha deciso di adottare come simbolo della categoria un cardellino giallo.
giovedì 22 settembre 2005
per dissuaderli prendo fulberto in ostaggio e gli declamo una mia tesina sulla politica di re giorgio v e dei suoi successori, giorgio w, giorgio x, e giorgio y, poi mi infilo nell’ascensore.
appena arrivo in ufficio faccio entrare il gatto ed iniziamo le solite battaglie per il possesso della scrivania. cioè, lui vuole saltare sulla scrivania, io per distrarlo gli parlo delle motivazioni etiche per cui non dovrebbe farlo, ma stamattina tende ad essermi superiore nella dialettica.
continuiamo con le schermaglie recitando da tom e jerry (lui è tom, per via delle orecchie) fino a che a) lo ignoro e se ne va sdegnato b) lo attiro sul balcone millantando il possesso di un manoscritto di giovanni di salisbury rilegato in brossura, lui abbocca e io lo chiudo fuori.
più o meno queste sono le uniche attività che mi concedo durante la giornata, per il resto mi trascino in una atarassia conclamata che alcuni maligni scambiano per catatonia.
lo psicologo che frequento settimanalmente sostiene che dovrei fare un programma giornaliero che scandisca impegni e motivazioni, tenendo presente che il periodo più fecondo della giornata dovrebbe essere quello fubito dopo il primo.
il problema essenziale è che lo psicologo che frequento settimanalmente è una lavatrice a carica frontale (troppo comodo ricevere le cose dall’alto, bisogna guadagnarsele) che si è iscritta a psicologia perchè da bambina aveva difficoltà con la centrifuga e la chiamavano lavatroce. i bambini sanno essere crudeli.
comunque mi sforzo di tenere attivi i neuroni evitando che il mio cervello trasmetta in loop la pubblicità del rotowash: come sosteneva la setta dei pacifici marinai razionalisti (estintasi per cause tuttora misteriose ed inspiegabili nel xvi sec.) il sonno della ragione genera rostri, fra cui il temibile padre rostro, il rostro di loch ness e rostropovich.
verso sera esco dall’ufficio un po’ nervoso e rientro a casa maledicendo turisti dell’oberland bernese, augurando infiammazioni al genioglosso (lo spiritello che si nasconde nella bocca e ti spinge a dire cazzate) a tutta la specie homo sapiens.
che ci volete fare, è un periodo un po’ così.
martedì 20 settembre 2005
lunedì 19 settembre 2005
From: eddie
To: xxx
Sent: Friday, September 14, 2005 10:48 AM
Subject: don’t cry for me insubria (del resto, non c’è pericolo)
la situazione è piuttosto liquida.
per il resto continuo la mia vita da disadattato. qui al lago sta cominciando la stagione delle piogge e la mattina è quasi buio, quindi tutto normale.
lavoro, passo mattine e pomeriggi interi a disegnare (una cosa che fondamentalmente odio) e giocare a free cell (una cosa che fondamentalmente mi annoia) quindi direi che la mia vita è sui binari giusti. però mi pagano poco, quindi direi che va bene così.
come procede il tuo lavoro? qualche ragazzino ha finalmente dato fuoco alla scuola dopo aver parlato con te? il chievo vincerà lo scudetto? toni si è messo con eleonora? in quale posizione diana dà il meglio? (questa sembra una domanda porno, e invece). perchè non potrebbero pagarmi duemila euro al mese, così, sulla fiducia? perchè la playstation portatile è uguale al game boy e sembra il maxischermo del grande puffo?
queste sono le vere domande fondamentali della vita, è inutile che stiamo lì a perdere tempo con le altre.
poi spero di vederti presto, magari mi organizzo per il mese prossimo così se sei libero passo a trovarti
bacio
giovedì 15 settembre 2005
il simposio sul dio enki si tiene in una taverna appena oltre confine, alla presenza di numerosi insigni luminari e scarse insegne luminose, come si conviene ad un convegno di tal fatta.
il risultato è che già trovare il posto è un successo esistenziale, e dentro il locale non si vede granchè.
ad ogni modo quelli come me sono lì essenzialmente per il buffet gratis. mica siamo gente sociale, è solo un modo intelligente per risparmiare due lire sulla cena (questo è uno dei due modi di dire che etimologicamente derivano dai menestrelli del medioevo; l’altro è “si lavora e si fatica per il pane, et cetra, et cetra”)*.
il fatto che siamo costretti a ricorrere ad intelligenti strategie orientate al risparmio causa inesistenti risorse economiche (nonchè a complesse strutture linguistiche per dire che non abbiamo soldi) non ci squalifica come filosofi: non per forza per essere filosofi si deve essere ricchi, o cretini. anche se mi rendo conto che in effetti aiuterebbe assai.
dopo un po’, com’è logico, si finisce a mangiare pesce d’acqua dolce e parlare di epistemologia (non essendo ancora abbastanza ubriachi, però, si evita la fisica quantistica).
le varie posizioni più o meno seguono tre scuole di pensiero:
- scuola sincretica di neoplatonismo e taoismo, per un approccio olistico alla teoria scientifica, che riattualizza il tentativo di teoria unificata di einstein e il concetto di ologramma (“tutto è uno”, spega michael peugeott, il che indubitabilmente semplifica i calcoli matematici)
- scuola pragmatica sulla scia tecnicista di enki, per cui il concetto di verità va mutuato con quello di coerenza e risoluzione dei problemi sul modello di perelman e laudan (riassunti nell’affermazione di dieter angst “popper è un epistemologo, non una droga sintetica”)
- scuola scettica (a cui sento intimamente di appartenere e che si esplicita nella frase “si può avere ancora della pizza?”)
segue dibattito sulla matematica
- gödel dimostra che, a dispetto di tutti gli sforzi possibili, qualsiasi sistema formale può produrre teoremi indecidibili (ovvero né veri, né falsi). l’uomo non è quindi in grado di produrre sistemi di rappresentazione, o modelli, “perfetti”.
- significa che la scienza non sarà mai in grado di comprendere e descrivere con certezza assoluta i fenomeni?
- la scienza in generale non ha certezze che non siano derivate da postulati tecnicamente indimostrabili, questo era già chiaro a tutti gli scienziati; la novità è che il teorema certifica definitivamente che qualsiasi sistema formale non è mai completamente dimostrabile dal suo interno.
- quindi indubitabilmente la matematica è un’opinione
- esattamente. un enorme, logico, coerente, sistema di opinioni. di cui è ovviamente lecito discutere, cambiare regole, idee e prospettive.
- però sono i calcoli matematici che fanno sì che un ponte non crolli.
- ecco, questo è il punto. sono le opinioni che non fanno crollare i ponti
*(pochi sanno che anche buffet deriva etimologicamente dalla saggezza popolare. ecco il percorso psicologico che ha portato alla nascita del lemma: “nero di sera prepara bufera. no, forse non bufera così. e allora come bufè? vabbè, intanto mangio due stuzzichini che è quasi ora di cena.”)
lunedì 12 settembre 2005
sono da qualche parte in uno squallido bar nella ventisettesima dimensione quando la voce del nimesulide mi riporta in ufficio: se c’è una cosa che odio del villaggio globale dimensionale è che ormai non puoi stare tranquillo da nessuna parte. e soprattutto non mi spiego perchè dovrei sempre tornare in una dimensione pervasa da un’insana passione collettiva per inutili esercizi di matematica combinatoria che viene inspiegabilmente chiamata con un nome giapponese.
il mio maestro di yoga per neuroni (un orsetto lavatore che ha lasciato il suo primo lavoro per trasferirsi qui a insegnare yoga) mi spiega che il dolore alla schiena è un grande passo sulla via sulla consapevolezza, un modo come un altro per scoprire il proprio corpo evitando di prendere freddo. io avrei scelto altri modi per acquistare consapevolezza (non so, tipo la carta di credito) ma lui sostiene che il male alla schiena obbliga ad evitare la valuta corrente.
annuisco cercando di muovere il meno possibile la spina dorsale: so benissimo che ci sono cose che il denaro non può comprare, però il fatto che io paghi 55 euro all’ora per la lezione mi lascia alquanto perplesso. comunque non chiedo nulla, che gli orsetti lavatori sono abbastanza pericolosi quando si incazzano.
nel pomeriggio tento il suicidio giocando tre ore di fila a free cell, con scarsi risultati (le statistiche mi informano che in tre ore ho raggiunto solo il 72% di suicidio).
la sera, invece, ho in programma di partecipare a un simposio sul dio enki organizzato da un branco di alborelle.
ultim’ora
nessuna crisi per gli impieghi del settore informatico nel mercato del lavoro in italia.
un sistemista di milano si è notevolmente arricchito dopo aver finalmente sfruttato le sue capacità vincendo al totocalcio.
giovedì 8 settembre 2005
la tavola da surf ha una vita tutto sommato tranquilla, a parte quando qualcuno cerca insistentemente di piegarla o smuoverla dalla sua placida rigidità.
il problema principale credo sia il fatto che una tavola da surf ha una soglia del dolore molto più alta della mia (e infatti non ho mai sentito una tavola da surf urlare, ma questo potrebbe anche dipendere dal fatto che io e le tavole da surf non ci frequentiamo granchè).
in sintesi, non credo le tavole da surf provino tutto questo dolore. almeno non tutto quello che provo io. ma si sa che quando si prova dolore si tende a concentrarsi su se stessi e diventare molto egocentrici, quindi potrei sbagliarmi.
cioè, se venisse una tavola da surf a dirmi che soffre più di me potrei anche ricredermi.
questa cosa del dolore immagino dipenda dal fatto che tutte le articolazioni preposte al corretto fuzionamento di schiena e collo hanno dichiarato guerra al mio cervello, mandandogli segnali piuttosto espliciti. a mio parere si tratta a tutti gli effetti di un colpo di stato.
fonti non governative dichiarano che sono in atto alcuni tentativi di mediazione, che tuttavia sembrano restare infruttuosi a causa della scarsa disponibilità delle parti a un dignitoso compromesso, il che comporta una fastidiosa paralisi delle attività motorie. qui si attende con trepidazione un’iniziativa dell’onu per cercare di sbloccare la situazione.
appunti per il corso di misticismo trascendentale: applicare la logica all’essere è come cospargere di vaselina una cintura di castità. puoi spingere quanto vuoi ma non c’entra un cazzo.
martedì 6 settembre 2005
il fatto che uno decida di venire qui da basilea in smart incrina ulteriormente (come se ce ne fosse ancora bisogno) la mia fiducia nella razionalità dell’universo.
e infatti l’universo oggi è in balia di un gruppo di divinità fotofobiche.
per protestare chiamo il call center preposto all’assegnazione del microclima in fasce temperate ma un semidio piuttosto scortese (vabbè, uno diventa semidio poi lo sbattono in un call center come stagista, è comprensibile) mi risponde che per ottenere davvero qualcosa dovrei prima cambiare umore (la solita storia della scuola idealista, linguaggio e intenzionalità creano il mondo: uno non diventa semidio mica per niente).
niente da fare: sulla via dell’illuminazione trascendentale, l’unica soluzione percorribile oggi è accendere la luce (soluzione di comodo, non fosse per la non trascurabile inevitabilità della bolletta).
il mio maestro di disorientamento gesaltico è occupato a sperimentare degli occhiali che mentre sei in bagno ti mostrano la cucina e viceversa (con alterni risultati, occorre dirlo), e sul sito www.ikebananeuronale.com il download del protocollo per il cambiamento di umore non funziona.
il mio nuovo psicoterapeuta di fiducia, invece, sostiene la necessità di facilitare inizialmente le opere di rimozione per portare il paziente a contatto con la crisi consigliando l’acquisto di un carro attrezzi.
abbiamo litigato su questa cosa, io non sono del tutto d’accordo. quantomeno speravo che la sua specializzazione nel trattamento di nevrosi e depressioni dei vigili urbani ed ausiliari del traffico restasse solo sullo sfondo.
ultim'ora
grande attesa per il prossimo film di george clooney di nuovo nei panni di regista: racconterà la storia di un barman che lascia due bottiglie di menta su uno scaffale sopra il bancone a prendere sole e polvere. quando, dopo anni, la menta torna di moda, intossica una ventina di persone e l’azione si sposta nell’ospedale cittadino.
il film si intitolerà “confessioni di due mente pericolose”.
domenica 4 settembre 2005
si sta come d’autunno
sugli alberi
le bombe a mano
mercoledì 31 agosto 2005
ventinove non è un numero simbolico (andiamo, cosa starebbe a simboleggiare ventinove? la grande depressione?) le ho proprio contate.
contare papere è un passatempo come un altro, se proprio lo volete sapere.
che poi non sono papere ma germani reali, anche se tutto sommato, a loro non frega granchè.
me ne sto lì, a guardarle, e non so bene cosa fare. almeno fino a quando una papera si alza, si avvicina lentamente con fare circospetto, mi punta gli occhi addosso e domanda: “cazzo guardi?”
io l’avevo detto che le papere erano suscettibili, voi che non ci credevate.
niente - rispondo - è un periodo un po’ così.
in questo periodo il tempo è assai indeciso. non è il solo.
per dire, anche lo spazio, a volte, non sa che fare.
grande è la confusione sotto il cielo, come diceva l’abbè pierre, ma anche qui mica si scherza.
del resto la fretta è cattiva consigliera, la frutta va bene in conigliera, la fratta, non saprei. e comunque va a finire che nella ci vita ci si occupa essenzialmente di aria fritta.
dovrei smetterla con tutti questi slittamenti di significato. sono decisamente tropi.
ultim’ora
attilio fabbri, docente di matematica teorica alla normale di pisa, dopo anni di ricerche sul teorema di incompletezza di gödel, constatata l’impossibilità di trovare un fondamento organico e razionale per la sua disciplina senza incorrere in proposizioni indecidibili, nonchè l'impossibilità di dimostrare all'interno delle stesse teorie la loro coerenza, ha finalmente raggiunto la conclusione che la matematica non è un pignone.