giovedì 25 febbraio 2010

secondo un recente sondaggio il 74% dei miei colleghi sostiene non sia normale svegliarsi al mattino pensando ad aitor begiristein.

è anche vero che attualmente, a parte il gatto, non ho colleghi, quindi forse la percentuale non è del tutto attendibile.

visto che non abbiamo il telefono attivo, in mancanza di telefonate intelligenti (a dire la verità non capitavano neanche quando c’era il telefono attivo, eh) in ufficio io e il gatto disquisiamo sulla teoria di austin (texas) sui performativi.

ultimamente il gatto tende a surclassarmi sul piano dialettico, tenendo un atteggiamento che si può riassumere nella frase “chi è sintetico è dialettico, chi no, no. forse è un misto lana” (platone, repubblica, VII, 537 C 7), quindi di solito preferisco giocare a scacchi, che sono sicuro di vincere (lui è più intelligente, ma io ho il pollice opponibile, il che è un buon vantaggio quando si devono muovere dei pezzi su una scacchiera).

invece da qualche giorno il mio collo fa un curioso rumore di rami secchi calpestati ogni volta che lo muovo.

ho chiesto consiglio al solito ghiro pratico di articolazioni (ha imparato il mestiere da un oste a opatjia) ma mi ha risposto che se ne riparla quando esce dal letargo.

quindi vado in giro con un fastidioso rumore sincopato nelle orecchie, (a meno di non camminare come lerch degli addams, ma è poco ergonomico) e tutto quello che posso concedermi per rilassarmi è un caffè servito da uno dei chipmunks.


mercoledì 17 febbraio 2010

mi sveglio e il mio cervello trasmette in quadrifonia “quando l’appetito c’è” nella versione per quartetto d’archi (acuto, a tutto sesto, baleno e di trionfo). chiedo al notaio se ci si possa mettere anche un clavicordo, ma mi guarda male.

nel frattempo la lavatrice ha smesso di perdere, e adesso pareggia. è un grande risultato, soprattutto perché ha smesso di allagare l’armadio, e, nonostante mi manchino le naumachie, credo sia meglio così (è una casa arredata da un tedesco: se vi state chiedendo perché l’attacco della lavatrice sia dentro un armadio, immaginatevi dove sta la difesa).

fuori dalla porta di casa incontro un egagro che mi guarda con la faccia triste di chi sta per essere tosato (non guardate me, io misconosco pure la differenza fra lana merinos e lana turner) e mi chiede notizie dei camion spargisale. lo rassicuro, che qui la temperatura non dovrebbe alzarsi per tutto il prossimo mese, quindi cena assicurata dalle 22 in avanti.

in ufficio faccio il giro dei saluti degli operatori di call center con cui organizzo amabili giochi di società in amicizia (siamo senza linea telefonica ormai da 35 giorni: io chiamo telecom che dà la colpa a fastweb, io riferisco a fastweb che dà la colpa a telecom, poi si parlano telecom e fastweb ma senza capirsi, e si ricomincia. praticamente è una versione moderna del telefono senza feeling).

la sera arrivo a casa, mi sdraio sul divano cercando di evitare martina navratilova e aspetto la fine del mondo. quando finisce valuto se comprarne uno nuovo.


mercoledì 10 febbraio 2010

ascoltando i mezzi di informazione (infor) ho come l’impressione che un sacco di parole stiano perdendo significato. come dire, una sparizione di tropo. allora decido di dormire, mentre il mio cervello trasmette la finale dei mondiali dell’82 travestito da breitner, e ogni tanto un neurone si alza in piedi ed esclama “non ci prendono più”.

poi sveglio, svento l’assalto di martina navratilova che mi vuole mordere e cerco di capire che ore sono guardando a che punto è il sole sulle montagne (da qualche tempo mi sto specializzando nella gnomonica, l’arte di costruire orologi solari usando solo nanetti con i cappelli a punta). il fatto è che saranno due settimane che non si vede il sole, quindi in genere improvviso.

alla fine mi infilo i pattini da ghiaccio, scanso un corriere tnt che sta viaggiando a mach 2 (come dicono i corrieri: “colli, sempre colli, fortissimamente colli”) e arrivo in ufficio giusto in tempo per svenire di fronte al computer. voglio dire, non c’è nemmeno il gatto, e, come dicono i saggi, l’occasione fa l’uomo ragno.

da qualche giorno ho anche deciso i nuovi propositi per il nuovo anno (secondo il mio calendario il nuovo anno comincia il 12 febbraio e dura dai 300 ai 462 giorni, a seconda delle congiunzioni astrali, ma anche delle preposizioni astrali e degli avverbi astrali) che sono:

- cambiare allenatore alla lavatrice che perde più della juventus

- trovare un portachiavi a forma di rana

- riuscire ad aprire una confezione con la chiusura a prova di bambino



affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale (part ii)


xx scrive:

aspetta, devo scaricare la lavatrice

eddie scrive:

da internet?

xx scrive:

come fai ad essere così cretino?

eddie scrive:

non lo so, mi viene naturale


venerdì 29 gennaio 2010

pare che alcuni fisici abbiano scoperto che la struttura delle cellule cerebrali dell’uomo è praticamente identica alla struttura dell’intero universo.

questo per dire che, con tutta probabilità, anche l’universo potrebbe avere bisogno di un bravo psicologo.

in un recente convegno di cosmologi, qualcuno ha ventilato l’ipotesi che il nostro universo non sia altro che una cellula cerebrale di qualcuno, che a sua volta farebbe parte di un universo che non sarebbe altro che la cellula cerebrale di qualcun altro, che, a sua volta, vabbè, avete capito.

non è una teoria del tutto campata in aria, anche perché ha il vantaggio di permettere di estendere l’argomentazione indefinitamente almeno fino a quando non è ora di servire il buffet a base di brodo primordiale e fritto mistico.

nel frattempo, una riunione interplenetaria per la gestione del sistema solare ha stabilito che la specie che dovrebbe governare la terra per l’anno 2010 è l’opossum. questo per lo meno in linea teorica, visto che la specie homo sapiens si ostina a non partecipare alle riunioni.

credo di aver già spiegato che homo sapiens sia in realtà una delle specie più stupide del pianeta; solo che tende a dimenticarsene, essenzialmente perchè è stupido. inoltre la mia attuale appartenenza a homo sapiens sembra avvalorare questa tesi (in realtà io vorrei essere un ficus benjamin, ma ognuno deve fare i conti con il proprio karma).

ad ogni modo, la sera, prima di addormentarmi, continuo a sentire voci, ma credo dipenda da un problema con i nodi di ranvier e un caricabatterie nokia. però è seccante anche perché a) non dicono mai cose sensate, e b) mi impediscondo di sentire i messaggi degli ufi al cosmo (in effetti non è che ne trasmettano molti; voglio dire, non è che ci sia tutto questo granchè di significativo da dire al cosmo; comunque, nel caso, è meglio essere preparati).


giovedì 21 gennaio 2010

meno quattro.

non è un conto alla rovescia, è una temperatura.

la potentissima lobby delle capre ha nuovamente mobilitato i mezzi spargisale (sparg), e io passo le mie serate a seguire camion che viaggiano a 12 km/h e mi sparano sale direttamente sul parabrezza, mentre sull’autoradio passano alcune lezioni sulle algebre di boole (scopritore di alcune banalissime teorie logiche, dette anche teoremi di boole dell’acqua calda).

il giorno dopo mi sveglio e il lago è stato sostituito da una nuvola rosa, tipo i capelli di poochie.

chiedo lumi alle divinità preposte al controllo del paesaggio ma mi risponde una segreteria telefonica che mi avvisa che sono tutti in settimana bianca (mentre dall’autoradio mi fanno sapere che, secondo le teorie di verità di tarski, la settimana è bianca se e solo se la settimana è bianca. io mi limito a spegnere l’autoradio).

mentre cerco di arrivare in ufficio l’ologramma di edsger wybe dijkstra mi ferma sulle scale cercando di convincermi a prendere una forchetta. lo distraggo chiedendogli di pronunciare il suo nome e lo stordisco con il colpo del drago di mezza età (una mossa terribile che rende ansiosi e immuno-depressi), poi silicono la porta dell’ufficio.

nel pomeriggio io e il gatto decidiamo di rispondere alternativamente al telefono, una telefonata io e una lui, per vedere se si accorgono della differenza. in genere si accorgono, ma preferiscono il gatto.


lunedì 11 gennaio 2010

esco di casa verso le 8 di mattina e trovo un team di esperti che sta eseguendo un carotaggio sul pack del parabrezza della mia auto. poco lontano, due inuit stanno litigando per un problema di parcheggio.

io guardo il cielo alla ricerca di ufi crudeli, ma in questo periodo è molto difficile trovarne qualcuno perché se non ci sono delle temperature accettabili gli ufi stanno a casa loro a bere latte e cognac e a parlare con le specie più evolute del pianeta terra, tipo i lemming.

il fatto è che gli esseri umani credono di essere i più intelligenti del pianeta solo perché ottengono i migliori risultati nei test di intelligenza inventati da loro, il che non è molto significativo, temo. del resto credo siamo l’unica specie che si nutre scambiando del cibo con dei pezzi di carta che perdono o acquistano valore ad insindacabile giudizio di chi li stampa, e che decide in base a previsioni del futuro; è inutile che vi dica che, visto da fuori, è quanto meno bizzarro.

ad ogni modo, bisognerebbe smetterla con homo sapiens, io sono per la teoria che un individuo libero dovrebbe poter scegliere la specie di appartenenza.

comunque, per cercare di renderci utili in qualche modo, in questo periodo io e il mio maestro di smaterializzazione (smaterializzarsi è quasi sempre un’ottima soluzione) stiamo cercando di convincere l’universo a rilassarsi.

io e il mio maestro di smaterializzazione crediamo che vivere in un universo poco rilassato sia un’indiscutibile causa di stress, quindi vorremmo convincerlo a collaborare, o, in ultima istanza, trasferirci in un altro universo.

nel caso non lo sapeste, secondo l’interpretazione di everett (una teoria sconosciuta ai più, ma molto in voga fra gli altri operatori matematici) esistono molteplici universi, quindi il vero problema non sarebbe tanto lasciare il nostro, ma trasferirsi su quello giusto.


martedì 29 dicembre 2009

sentendo i telegiornali pare che metà degli italiani siano sotto la neve. questione di gusti, immagino, io comunque preferisco stare sopra, anche perché non ho molte esigenze di frollatura.

il comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli ha annullato alcuni incontri a causa del freddo e della scarsa disponibilità di gnocchi al ragù, anche se un team di esperti sta cercando redigere una relazione in grado di spiegare le attività svolte nel corso degli anni. per ora siamo arrivati a questo sillogismo:

-non tutti gli ufi sono crudeli

-non tutti i crudeli sono ufi

-socrate è mortale.

vabbè, forse è ancora un po’ da migliorare, ma ci stiamo lavorando.

nel frattempo sto seguendo un corso avanzato (infatti il corso si tiene nel mio frigorifero, il docente è una confezione di camembert che staziona lì stabilmente da qualche tempo) di smaterializzazione.

nel caso siate interessati, un buon punto di partenza è che secondo gli insegnamenti del wu wei e del suo più illustre profeta (orzo wei), l’assioma di base per una buona smaterializzazione è che siamo fatti della stessa sostanza dell’olio motore.


mercoledì 16 dicembre 2009

verso le sette e trenta del mattino mi sveglio perché il permafrost sta bussando alle finestre. maleducato.

comunque mi sarei dovuto svegliare lo stesso per andare in ufficio perché la cabina teletrasporto che ho ordinato non è ancora arrivata.

fuori due inuit stanno inscenando un sit-in di solidarietà ai compagni di copenhagen davanti al cancello di casa mia e una commissione di esperti sta valutando la possibilità di disputare la finale della coppa spengler direttamente sulla mia auto. quando esco travestito da omino michelin munito di raschietto si disperdono simulando indifferenza.

nel pomeriggio ho un appuntamento con un esperto in predizione del futuro e rapporti con divinità irose ma quando arrivo è impegnato a brucare e non può ricevermi.

verso sera provo a infilarmi del bronchenolo direttamente nella ghiandola pineale e contemporaneamente cerco di versarmi del paraflu nelle orecchie. funziona, se si ha a disposizione una superficie morbida su cui svenire.


affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale


xx scrive:

devo caricare la lavatrice

eddie scrive:

hai la lavatrice a molla?

xx scrive:

tu. sei. completamente. scemo.

eddie scrive:

non si era detto cretino?

giovedì 10 dicembre 2009

secondo alcune scuole di pensiero ma soprattutto secondo il mio attuale maestro (non è un circuito di carte di credito. quella è una cosa tipo che ci sono delle carte di credito che fanno le gare all'autodromo) di riorientamento gestaltico* l’universo viene distrutto e ricreato ogni lunedì mattina, intorno alle 7.

questo spiegherebbe il senso di disturbo che si prova il lunedì mattina, anche se va notato che fra gli aspetti positivi della faccenda c’è il fatto che per creare un nuovo universo non ci sia bisogno della d.i.a. in variante**. non c'è neanche bisogno del collaudo entro 30 giorni perché l'universo finisce prima.

i teorici si dividono però su un problema, ossia se ogni lunedì l’universo venga ricreato esattamente uguale a come era prima, o leggermente differente, per approssimazione. questo richiama alcune teorie sull’identità, che per i soggetti autocoscienti si identifica essenzialmente con la narrazione; il che significa che la maggior parte degli studiosi del problema è convinta che l’universo sia diverso a seconda di come lo si racconta.

sempre secondo gli stessi studiosi, il problema di chi si preoccupi di ricreare l’universo è assolutamente marginale, a patto che gli funzioni sempre la sveglia al lunedì e si ricordi delle tartine al salmone.

io, in attesa del prossimo lunedì, disquisisco di teoria dei giochi con la caldaia: in pratica da qualche giorno abbiamo raggiunto un equilibrio di nash (esposto per la prima volta in un carteggio fra nash e il suo tascapane) ossia un gioco cooperativo in cui lei non mi lascia al freddo e io non chiamo un esorcista.


* non fatevi spaventare dal nome: tutto quello di cui avete bisogno è una bussola gestaltica

** basta offrire un bianco al sindaco dell’universo, e spiegare al barista che lo si paga il lunedì successivo

mercoledì 2 dicembre 2009

è tornato il freddo.

me ne accorgo perché da qualche giorno, ogni volta che torno a casa, trovo la caldaia in blocco. a me a volte piacerebbe trovarla in pezzi, e invece no, sempre in blocco.

l’unico modo di farla ripartire è aprire il contatore di casa e invertire il filo nero con quello blu.

questo vuol dire che per evitare di prendere il 220 (che non è l’autobus per pieve emanuele; anche perché, uno che ci va a fare a pieve emanuele?), tutte le sere bisogna litigare con i pinguini per capire chi può scendere in strada (io ci manderei il gatto nano femmina, ma è ancora troppo nano per arrivare al contatore) disarmare il contatore (io un giorno gli sparo e basta, come ciac norris), poi tornare a casa, invertire i cavi lavorando in braille (lo dice anche la pubblicità: toccatemi tutto, è il mio braille), poi ritornare giù e riarmare il contatore (lo diceva anche kissinger che riarmare è sempre utile).

a questo punto può essere che la caldaia riparta. ma può essere anche che esploda tutto. comunque di solito riparte.

il tecnico della caldaia dice che la caldaia è a posto, è solo un problema elettrico, e lui non ci può fare niente. l’unica cosa è continuare a invertire i fili tutte le volte che va in blocco. dice anche che può dipendere da qualcuno che lavora in strada e poi inverte i fili (ma ho controllato, non credo esistano prostitute con cacciavite e tester), un elettrodomestico di qualche vicino che va a massa e inverte le fasi (qui ce lo vedo, un frullatore che sverna in toscana ma prima cerca di sabotare l’impianto elettrico), oppure gli ufi (che è anche l’ipotesi più probabile).

ho chiesto al gatto nano femmina di controllare se passano degli ufi quando c’è solo lui in casa, ma è troppo impegnato a pisciare dappertutto per fare la guardia, che poi rischi anche che ti facciano sindaco di new york.

l’elettricista invece si è mostrato incuriosito da tutta la faccenda: dice che probabilmente è un problema di caldaia e lui non può farci niente. l’unica cosa è continuare a invertire eccetera eccetera (rimango sempre stupefatto nel constatare che come sui problemi tecnici i professionisti siano sempre d’accordo). dice anche di dargli il tempo di radunare un’equipe di esperti europei e poi passa a vedere, con tutta probabilità verso marzo.

io la sera mi metto sul balcone con una torcia elettrica e faccio segnali luminosi per tenere lontane le astronavi degli ufi crudeli che con le loro emissioni elettromagnetiche interferiscono con la caldaia.


(questo post è candidato al premio zloty per l’uso più gratuito di parentesi in un inutile testo scritto. il vincitore ha diritto a una confezione di bactrim e una gigantografia di marc hottiger. nessuna parentesi è stata molestata per scrivere questo post)


venerdì 27 novembre 2009

io e il gatto stiamo sperimentando delle tecniche di levitazione sulla sedia dell’ufficio.

il trucco sta nel comprendere che la materia è composta di atomi, e gli atomi (a parte qualche particella con qualche vaga tendenza ad esistere), sono composti da vuoto. il che significa che tecnicamente siamo già seduti sul vuoto.

quindi per ottenere una corretta levitazione basta concentrarsi intensamente sull’interazione dei legami atomici e ciò si ottiene principalmente stando immobili sulla sedia ed eliminando tutte le possibili fonti di disturbo, tipo il telefono, il campanello o il pc dell’ufficio*. certo, detto così sembra complicato, ma quando uno ottiene la vera consapevolezza comprende che l’eliminazione delle fonti di disturbo si può ottenere con un piccolo sforzo di concentrazione, ma soprattutto staccando la corrente.

e comunque mica è facile neanche quello: io tutto quello che ho capito finora è che per levare la corrente a un generale non serve chiudere le finestre in caserma.

mentre fluttuo dalle parti del soffitto mi appare la donna delle pulizie travestita da vo nguyen giap che indossa una maglietta con le citazioni di mao (pulirne uno per educarne cento). provo a distrarla proponendole una versione rielaborata sul concetto di pulizia del paradosso del sorite, ma tutto quello che ottengo è un aroma persistente di ammoniaca nel lavandino del bagno.

sposto il gatto nel lavandino (qualcuno dovrà pur verificare se l’ammoniaca è allucinogena come dicono) e nell’attesa mi metto a disegnare crop circle sul tappetino del bagno.

e ora una buona notizia, e una cattiva.

la buona notizia è che ho scoperto che nella vita vorrei fare il ricercatore**.

la cattiva notizia è che non so esattamente cos’ho perso.



* lo so che sembra incredibile, ma è davvero così. lo dico per esperienza personale. solo vorrei non arrivasse il solito idiota a chiedere di farlo davanti a qualcuno: l’osservatore è una fonte di disturbo e perturba inevitabilmente l’ambiente. chiedete a heisenberg (anche se dubito vi risponda, a meno che non siate esperti nel parlare con i morti)

** vorrei anche che qualcuno mi pagasse per farlo, eh. ma giusto per permettermi qualche vizio, che so, mangiare tre volte al giorno.


martedì 17 novembre 2009

io non vorrei risultare pedante, eh, però volevo dire che avere accesso alle notizie tramite telegiornali, ti cambia la vita. fino a ieri mi lamentavo perché a casa mia non arriva l’adsl; ora invece grazie ai giornalisti ho capito che questo accade perché internet ormai è obsoleto, mentre fra poco arriverà finalmente la tecnologia che cambierà il pianeta: il digitale terrestre.

in pratica la meravigliosa tecnologia del digitale terrestre funziona che prima per vedere la tv ti serviva un’antenna e un televisore. ora per vedere le stesse cose ti serve la stessa antenna, lo stesso televisore, ma anche un utilissimo decoder a pagamento*.

io aspetto con ansia l’avvento del digitale marziano, quando, per vedere la tv serviranno un’antenna, un televisore, un decoder e un’astronave geostazionaria personalizzata collegata al salotto.

comunque, per migliorare la vita dei cittadini, sono allo studio altre nuovissime tecnologie per elettrodomestici orientati al futuro:


1. la lavatrice digitale.

tutte le lavatrici, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio ci sarà un nuovo programma per il risciacquo dei calzini e ogni volta che la attacchi parte il jingle pubblicitario dell’azienda produttrice.


2. il frullatore digitale.

tutte i frullatori, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio avranno quattro velocità invece che tre e una sveglia programmata per suonare quando è ora di pranzo.


3. il telefono digitale.

tutti i telefoni fissi, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio si potrà vedere il numero di chi ti sta chiamando e ricevere delle informazioni pubblicitarie gratuite dalle 3 alle 5 del mattino.


4. il forno digitale.

tutti i forni, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio avranno la possibilità di usare il grill e interagire con il televisore digitale, trasmettendo sulla tv quello che c’è in forno.



5. la radio digitale.

tutte le radio, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio si potrà prendere le trasmissioni delle emittenti bulgare e macedoni, un canale tematico di approfondimento sull’analisi matematica e la radio si accenderà da sola quando entri in casa.


6. la lampadina digitale.

tutte le lampadine, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio potranno emettere luce colorata e collegarsi al telefono dell’elettricista quando si rompono.


7. la caffettiera digitale.

tutte le caffettiere, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio potranno accendersi solo tramite il telefono digitale e ti avvertono quando sta per finire il caffè.


* certo, costa un po’ di soldi, ma per avere una tecnologia migliore uno paga volentieri: ci sono dei canali che potevi già tranquillamente prendere dieci anni fa con una parabola con un costo identico, e dei nuovissimi canali di televendite di cui chiunque sentiva la mancanza.


venerdì 13 novembre 2009

non è che non abbia voglia di scrivere qui, il fatto è che sono molto occupato nella stesura di un’opera in due atti (denominati aristotelicamente atto e potenza, ma anche atto e matera, nel caso uno voglia restare in basilicata) sulla sanità mentale dei castori, oltre che in un progetto sulla distribuzione interna degli ambienti di una lavanderia a gettoni per giraffe single (anche se non è ancora perfettamente chiaro come farà uno all’entrata a verificare che siano effettivamente single).

poi il martedì sera ho il corso di ontologia applicata all’ambiente lacustre (per la sessione autunnale il docente è un cavedano che tiene le sue lezioni in riva al lago) che mi tiene piuttosto impegnato.

di solito lo seguiamo in due, io e il mio amico immaginario che però probabilmente non verrà più perché prende sempre insufficienze nelle prove pratiche (non esistere non è una buona scusa).

il mio maestro di ontologia applicata all’ambiente lacustre ha una posizione avicenniana per cui l’esistenza è un accidente (secondo alcuni filosofi che riflettono sulla prova ontologica l’esistenza sarebbe una perfezione. io e il mio maestro crediamo sia molto più probabile l’inverso, come si evince anche dal fatto che l’espressione “accidenti a te” non corrisponde precisamente ad un augurio).

nel frattempo, tutte le mattine, intrattengo una conversazione epistolare con un software di risposta automatico che mi dà grandi soddisfazioni e ho adottato un gatto nano femmina che secondo un team di esperti è pronto da usare come arma di distruzione di massa (ma anche di carrara).

voglio dire, sono davvero molto impegnato, come tende a farmi notare il monte di pietà.


ultim’ora

secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori presso la facoltà di astronomia applicata dell’università di pasadena (california), per analizzare l’ampiezza di uno spettro basta chiamare un ghostbuster.


giovedì 5 novembre 2009

consigli su come combattere l'influenza ed altre catastrofi planetarie


lo sapete, da queste parti non si parla di attualità, l’attualità non esiste in genere, figuriamoci se esiste in un blog. però il fatto è che da qualche tempo ho di nuovo un televisore.

effettivamente è una fortuna, perché avere un televisore mi permette di seguire le notizie, e fortunatamente i telegiornali mi spiegano qual è il pericolo più grande per l’umanità da un po’ di tempo a questa parte: l’influenza.

io non so se a voi sia capitato una volta di avere l’influenza (sicuramente no, sennò non sareste qui a leggere, con tutta probabilità sareste morti. per quanto, leggere, da morti, è una buona cosa, sennò uno si annoia).

io ho il raffreddore, e quindi forse sono spacciato (è solo una questione di tempo. tecnicamente, per lo è per chiunque).

però per quei pochi ancora sani che possono sperare, forse, di salvarsi, c’è la nuova ricchissima campagna di prevenzione varata dal governo contro la piaga dell’influenza: testimonial d’eccezione, topo gigio, che spiegherà alla popolazione come difendersi dall’estinzione (topo gigio contro l’influenza. non so, io, così, sui due piedi, un pensierino all’estinzione ce lo farei).

i preziosissimi consigli degli esperti sono:


- lavarsi le mani

- non starnutire addosso alle persone

- cambiare aria in casa

- se vi ammalate state a casa e in caso di bisogno chiamate un medico.


no, dico. davvero incredibile dove può arrivare la scienza oggi.

comunque il governo però non dimentica gli altri (seppure inferiori) pericoli che incombono sulla vita dei cittadini e sono allo studio altre utili campagne di prevenzione. ecco qualche anticipazione:


formiche rosse

consigli:

- non fare picnic all’aperto se non strettamente necessario

- non sedersi sulla loro tana

- non lasciare cibi incustoditi sull’erba

- per i soggetti a rischio, armarsi di baygon

testimonial: atom, la formica atomica


guasti meccanici in auto

consigli:

- accostare a bordo carreggiata

- non sdraiarsi in mezzo alla strada

- mettere le quattro frecce

- in caso di bisogno chiamare un carro attrezzi

testimonial: dick dastardly


unghia spezzata

consigli:

- non fatevi prendere dal panico

- prima di portare il dito alla bocca accertarsi che sia pulito

- pareggiare l’unghia con l’uso di apposite forbici

- aspettare che l’unghia ricresca

testimonial: jessica rabbit


temporale

consigli:

- restare in casa se possibile

- aiutarsi con adeguata strumentazione, come ombrelli e k-way

- indossare scarpe adatte

- in inverno mettere la maglia di lana

testimonial: grisu


bancomat fuori uso

consigli:

- attendere l’arrivo di un operatore della banca

- in ogni caso non inserire la tessera

- pagare in contanti

- tornare un altro giorno

testimonial: zio paperone


fame all’ora di pranzo

consigli:

- cercare di trovarsi in un posto che abbia l’accesso al cibo

- mangiare senza ingozzarsi

- pagare il cibo consumato

- accompagnare il pranzo con una giusta dose di liquido

testimonial: taz della warner bros


squaraus

consigli:

- trovare un bagno il più velocemente possibile

- calarsi i pantaloni, avendo cura di averli precedentemente sbottonati

- calarsi le mutande e sedersi comodamente

- a fine seduta utilizzare abbondante carta igienica

testimonial: kyle di south park


mercoledì 28 ottobre 2009

stavo disquisendo di strutture dissipative con un parrucchiere che sostiene di essere stato rapito dagli ufi (ora sta bene, a parte la tendenza a disegnare crop circle nei capelli dei clienti) quando un cavallo che ricopre la carica di gran maniscalco nel comitato centrale per il controllo degli attività degli ufi sul pianeta (sì, è un evidente conflitto di interessi) ci propone un giro fra le bancarelle del mercato per sgambettare turisti di lingua tedesca.

non è affatto una cattiveria: è un esperimento scientifico molto serio sulla scia dei lavori di il'ja prigožin, si tratta essenzialmente di un progetto di studio di sistemi complessi lontani dall’equilibrio.

dopo la pausa pranzo torno in ufficio, mi sdraio sulla scrivania di fianco al gatto e guardiamo che programmi danno sul soffitto.


ultim’ora

scoperti in un carteggio ritrovato casualmente alcuni scritti inediti di salvatore quasimodo in cui il poeta riflette sullo sviluppo critico dell’ermetismo. einaudi ne pubblicherà alcuni stralci in un libro dal titolo “ermetici in prima linea” da cui riportiamo alcuni studi: si tratta di brevi componimenti che avrebbero dovuto costituire la raccolta “acqua e serra: variazioni goldberg”


# 1

il baco sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito seta


# 7

l’ape sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito cera


# 13

la pece sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito nera


# 21

l'eroinomane sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito pera


# 24

l’imam sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito sura


# 28

frosinone sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito sora


mercoledì 21 ottobre 2009

il 21 ottobre è il giorno di klwsky, una divinità nordica che si diverte a ghiacciarti il parabrezza durante la notte e a rubarti la legna del camino, con cui costruisce dei graziosi bastoni da hockey.

qui la popolazione festeggia comprando raschietti per il ghiaccio e lasciando un pezzo di legno fuori dalla porta, non perché stimi particolarmente le divinità nordiche, ma perché klwsky è un dio crudele, ed è pericoloso incorrere nelle sue ire (ma anche nelle altre desinenze). la leggenda vuole che uno dei più terribili effetti delle maledizioni del dio klwsky sia che molti di quelli che ne vengono colpiti diventino professori di filosofia teoretica.

io mi libero di alcuni piccioni che stanno provando il programma di stephan lambiel all’europeo di zagabria direttamente sul cofano della mia auto, e vago alla ricerca di un parcheggio dietro una toyota targata nidvaldo che con tutta probabilità sta cercando di passare il test dell’alce da fermo.

solo che mercoledì è giorno di mercato, e il parcheggio più vicino all’ufficio si trova nei dintorni di betelgeuse.

il sindaco ha promesso di ovviare alla penuria di parcheggi con un incanto patronus (per chi non lo sapesse, è un’asta di beneficienza che si svolgerà il giorno di san pietro e paolo) che permetterà la costruzione di un autosilo verso il 2072; nel frattempo pare ci si debba arrangiare.

alcuni studiosi del centro di controllo ufi sostengono sia un’ottima tecnica di difesa contro eventuali attacchi degli ufi: l’idea è che mica ti possono attaccare se non sanno dove lasciare l’astronave. io credo che una difesa che impedisca gli attacchi solo di mercoledì non sia poi così efficace. oltretutto aumentano le probabilità che noi e gli ufi ci si ritrovi tutti quanti nel parcheggio alla periferia di betelgeuse.

in ufficio, per manifestare il mio dissenso, ogni volta che suona il telefono faccio rispondere al gatto. per ora nessuno si è mai lamentato (non con me, per lo meno. magari con il gatto, ma lui è permaloso e non me lo direbbe mai).

la sera arrivo a casa, metto sullo stereo la quarta sinfonia di brezinskij nella partitura per cornetta, citofono e carrello elevatore linde, poi mi ritiro a studiare le teorie di ramsey sulla matematica discreta (ossia fare matematica in silenzio per non disturbare i vicini di casa)



ultim’ora

dopo la scomparsa dei fatti (un libro sulla misteriosa sorte dei drogati), la scomparsa dei valori (un libro sulle continue rapine sui furgoni), le finestre a scomparsa (un libro sui bachi di windows) il giornalismo d’inchiesta italiano sta indagando sulla mancanza di slittamento di significato nella società moderna. il titolo del libro sarà: una sparizione di tropo.


martedì 13 ottobre 2009

stavo parlando di internet con alcune capre di passaggio quando, con mio estremo disappunto, vengo interrotto da un geometra che vuole rifilarmi una versione incompleta e palesemente falsa dell’opera omnia di tommaso d’aquino* rilegata in brossura o, in alternativa, delle stock option per un tavolo alla castagnata sociale della domenica successiva.

se credete che parlare di internet con delle capre sia un atteggiamento trasudante solipsismo, o quanto meno eccentricità, liberi di farlo. a mio modo di vedere, sbagliate.

fra le altre cose, vivere ai confini dell’impero significa vivere in un posto dove non arriva l’adsl, la copertura umts, gprs, spqr ed altre sigle a caso che vi vengono in mente.

arriva giusto il temporale, molto più spesso di quanto uno vorrebbe.

certo, per avere internet si potrebbe mettere sul tetto un ricevitore per antenna bts, ma prima bisognerebbe fare un contratto con il fornitore del servizio, ma prima si dovrebbe verificare la possibilità di mettere il ricevitore sul tetto, ma prima è necessario far passare un cavo dal tetto fino a dentro casa, ma prima bisogna chiamare un elettricista per capire se è possibile farlo, ma prima bisognerebbe sapere come è fatto l’impianto elettrico per sapere che percorso fanno i cavi, altrimenti l’elettricista ci mette due settimane con i sondini e il controllo delle connessioni e poi per pagarlo ci vuole una supplica al sultano del brunei, ma prima bisognerebbe sapere chi ha fatto l’impianto per poterglielo chiedere, ma prima ci vorrebbe la pace nel mondo e uno studio approfondito sui sistemi di retroazione negativa**.

quindi gli esperti consigliano di distribuire pacchetti di dati alle capre per vedere se casualmente ne arrivasse qualcuno a destinazione. ok, la probabilità non è altissima***, ma in caso non arrivino ci si consola con il formaggio.



* si capisce che è falsa perché, nell’indice, uno dei libri è la summa contra zoff et cabrini

** un esempio di retroazione negativa è quando il difensore sbaglia il passaggio indietro al portiere e l’attaccante avversario segna.

*** tipo quella di trovare un servizio intelligente in un telegiornale. no, vabbè, ho sbagliato esempio: non così bassa.


lunedì 5 ottobre 2009

io e il gatto stiamo valutando la possibilità di ispezionare accuratamente l’ufficio in cerca di eventuali gnomi del bosco nascosti nei dintorni.

secondo un manuale che ha recuperato il gatto, l’unico modo di sorprendere uno gnomo del bosco è sdraiarsi sul pavimento, appoggiare l’orecchio a terra, chiudere gli occhi, e rimanere in attesa. come insegnano nei call center, per inconvenienti dovuti alla furbizia degli gnomi del bosco, l’attesa potrebbe essere lunga.

io e il gatto siamo comunque convinti che assicurarsi che non ci siano gnomi in ufficio faccia parte dei nostri compiti per a) garantire la privacy delle pratiche di ufficio e b) evitare inconvenienti tipo che gli gnomi del bosco ti rubino i le graffette o le forbici (vi sorprenderebbe sapere la quantità di forbici che spariscono dagli uffici, e la loro destinazione. la maggior parte vengono rivendute direttamente dagli gnomi nei supermercati con un packaging a marchio cinese; ecco perché alcuni ricercatori sono convinti che il numero delle forbici sul pianeta sia costante).

in tutto questo, immagino come premio alla costanza (che non so chi sia, a parte un lago) msn rifiuta di collegarmi al resto del mondo perché sostiene che il pc dell’ufficio da cui sto scrivendo non è connesso ad internet (chi sono io per contraddire le convinzioni altrui?).

il lunedì sera il mio maestro di rabdomanzia applicata alle connessioni neuronali cerca di insegnarmi una nuova tecnica di meditazione che richiede particolari abilità tecniche e spirituali (anche se ad alcuni neofiti potrebbe sembrare che, tecnicamente, non sia nulla di differente dal giacere riverso con gli occhi semichiusi e la bava alla bocca).

nel frattempo coltivo simpatici hobbies, tipo passare con l’auto quattro frontiere in un giorno per collezionare moscerini di diverse nazionalità sul parabrezza, bere quantità smodate di birra e stare seduto a 60 metri di altezza ad osservare le attività di ufi sul neckar (tendenzialmente nessuna) oltre che passanti che ricordano la linea aerodinamica di un bremach.


lunedì 21 settembre 2009

stavo cercando di studiare i legami atomici della salsa bernese quando un rappresentante del fronte di liberazione dei nani da giardino mi cerca per un’operazione di intermediazione fra un’equipe di ricercatori del cern e un gruppo di fotoni dissidenti.

come sa chiunque abbia frequentato dei laboratori di fisica, i fotoni a volte si comportano da particelle, a volte si comportano da onda, a volte invece si comportano da maleducati e non collaborano per niente. è per quello che poi uno perde la testa e si butta a cercare il bosone di higgs (mentre higgs era sicuro di averlo messo lì la sera prima, nel cassetto della scrivania nera, di fianco alle graffette; il che insegna quantomeno che uno dovrebbe sempre stare attento a dove mette i propri bosoni).

alla fine non se n’è fatto nulla perché non eravamo d’accordo sul compenso: loro mi offrivano una stampa di dürer, le figurine di barbas e pasculli e un astuccio di poochie mentre tutto quello a cui io aspiravo era un bonus per una reincarnazione in un opossum.

verso sera mi immergo nello studio della teoria dei tipi junghiani (gustav jung fu il primo a teorizzare, a proposito di una sua giovane paziente, “ok, magari non è gnocca, ma è un tipo”; ho anche cercato il mio profilo su internet, ma mi sono trovato solo di schiena), prima di uscire per la serata dedicata alle attività ludiche del centro di controllo ufi del 46° parallelo.

volevamo giocare a monopoli, ma poi abbiamo deciso che potevamo farlo anche fuori dalla puglia.



affinità/divergenze fra il compagno blogger e noi, del conseguimento della sanità mentale

io: ho come l'impressione che abbia ragione io

xx: no, il tempo mi darà ragione.

io: sì, certo, e anche l'avvenire, e la repubblica

xx: cretino


mercoledì 16 settembre 2009

effetti collaterali


mi stavo chiedendo se fosse più sano scrivere sul blog o passare tutto il tempo libero del mese giocando compulsivamente a hearts.

avevo fatto la mia scelta, ma poi ho scoperto che c’è un limite alle partite di hearts che uno può giocare in un giorno. prima di diventare epilettico, intendo.

il mio maestro di estasi mistica (un folletto senza rappresentante che si aggira per l’ufficio facendo impazzire il gatto; io mi limito ad ignorarlo) sostiene che il blog stimoli le facoltà di pensiero ma alla lunga crei disturbi al sistema nervoso e cardiovascolare. o forse parlava dell’efedrina, adesso non ricordo bene.

quello che so è che alla fine ti ritrovi a scrivere post come questo, in cui chiedi voti per partecipare a concorsi di dubbio gusto, e non sto parlando di miss italia. ma forse lui era così anche prima dell’efedrina.

comunque leggetelo e votatelo. prima di diventare epilettici, intendo (io piuttosto che essere votato in una concorso del genere preferirei il cimurro, ma qui non sono in discussione le mie preferenze sessuali).

fatelo per le anatre, se non altro.