venerdì 14 maggio 2010

io e martina navratilova guardiamo fuori dalla finestra.

piove a singhiozzo.

abbiamo provato con acqua limone e zucchero e un forte spavento, ma non ha funzionato granché.

ci sarebbe spazio per un umore da autunno inoltrato, ma io non mi lascio ingannare e tendo ad essere sempre positivo, come sanno bene all’antidoping.

fra le altre cose un simpatico anonimo individuo ha pensato di inserire tipo un cacciavite o qualcosa di molto simile nella serratura della portiera della mia auto, forse per rubarla (l'auto, non la portiera; che poi, voglio dire, se la rivendi ci guadagni sì e no un paio di birre, me lo dicevi e te le pagavo io), o forse per il ludico piacere di renderla inservibile.

allora, caro simpatico individuo, approfitto di questo spazio pubblico per dirti due cose:

1. sei stato malvagio senza nessun motivo e dunque sei la prova vivente della non esistenza del dio professato dalla fede cattolica, come dimostra il seguente dialogo:

- oh signore onnipotente, se tu sei infinitamente buono, perché permetti il male?

- perché il male scaturisce dal libero arbitrio degli uomini, e io non posso fare in modo che non lo commettano

- ma non eri onnipotente?

- sì, ma non sono molto forte in logica

2. spero che entro il fine settimana ti uccida un tomista che vuole occultare le prove


affinità/divergenze tra il compagno libraio e noi (premio della critica cinematografica)

io: se muoio qui posso chiedere di inumarmi nella spina della birra?

xx: sì,ma smettila di tossire che mi arrivano tutti i germi sulla manica.

io: se sei fortunato uno ci gira un film neorealista e diventi ricco

xx: sei un cretino


giovedì 6 maggio 2010

l’applicazione non risponde. è uscita? non ha una segreteria telefonica?

sto implorando la clemenza di alcune divinità informatiche che hanno deciso di ignorarmi (davvero, non so perché ce l’abbiano con me: forse non ho bruciato abbastanza incensi, oppure come abramo, dovevo offrire un ariete in sacrificio invece di un sagittario, o forse, più semplicemente, in una vita precedente ero un ministro della repubblica italiana) senza contare che con tutta probabilità i criceti che alimentano il processore sono entrati in sciopero.

nel frattempo fuori ci sono 7 gradi (ma anche dentro, temo), piove in orizzontale e io e alcuni inuit di passaggio ci godiamo questo delizioso inizio di novembre organizzando battute di caccia al caribù (funziona così: cerchi un caribù e quando lo trovi lo stordisci raccontandogli delle barzellette sui cacciatori).

la sera organizzo corsi di sopravvivenza: lo scopo è riunire un po’ di persone per cercare destinazioni a prezzo economico sotto il quarantesimo parallelo e contemporaneamente non farsi uccidere dopo dialoghi del tipo:

- puoi andare a mykonos per 39 euri

- dove?

- a mykonos

- se non mi dici dove non sono più tuo amykonos



sms

io: domani siamo lì (bruce lì)

xx: sì, ma a che ora arrivate a casa?

io: non lo so esattamente, arriviamo intorno alle 22.15 in aeroporto, poi prendiamo un po’ di mezzi e facciamo degli interi, credo

xx: sei un cretino


martedì 27 aprile 2010

non è che sia del tutto scomparso, sto solo frequentando altri social network, tipo l’ufficio, una pizzeria a basso costo e il bar sotto casa, mentre come hobby colleziono tessere di supermercati.

questa settimana, per aderire alla campagna “primavera 2010, migliora la tua autostima” ho inserito nel curriculum “collabora con la lega della giustizia e cura l’immagine di acquaman” (voglio dire, hanno fatto un film su qualsiasi supereroe, manchiamo solo io e acquaman. ah, no. pure superpollo e secret squirrell. e comunque, se avessero fatto un film su aquaman, non ditemelo).

ad ogni modo, io e il gatto disquisivamo sulla possibilità di organizzare una mostra in cui i modelli grafici delle equazioni di lorenz vengano venduti come arte contemporanea e nel frattempo stavamo cercando di convincere una stampante che a) stampare è bello e b) stampare geroglifici e stampare tutte le pagine dell’intervallo meno due a caso è meno bello (almeno secondo il mio punto di vista. il gatto sembrava più possibilista).

contrariamente a quello che si crede, parlare con gli animali non è affatto difficile. insomma, sono mediamente più intelligenti di un essere umano quindi se gli parli è ovvio che ti capiscono, sono bravi loro. il problema è che non amano partecipare a discorsi stupidi. io invece conosco solo animali che fanno eccezione.

comunque abbiamo trovato un accordo sul fatto che la tecnologia fa miracoli. sfortunatamente, quasi sempre quelli sbagliati.

sulle scale di casa incontro un senegalese che vuole vendermi un accendino abbinato al de planctu naturae di alano di lilla rilegato in brossura e lo allontano con una sarissa; poi entro in casa, svuoto il cesto della biancheria sporca e attacco la lavatrice.

la lavatrice si difende con tre armate e vince.


mercoledì 14 aprile 2010

secondo una minuziosa ricostruzione dei fatti condivisa da eminenti studiosi internazionali, gli ufi avrebbero dovuto invadere la terra un paio di mesi fa. sfortunatamente la loro dichiarazione di guerra è stata erroneamente inserita nelle istruzioni per l’installazione della stampante hp laserjet cm2320nf e non se n’è più fatto niente.

è un peccato perché avevamo organizzato un comitato di accoglienza decisamente ben fatto, anche se non avevamo ancora chiaro se schierarci con gli ufi o con gli esseri umani (l’idea era di stare con quelli che offrivano più aperitivi o, in alternativa, con quelli che avevano meno intenzione di far saltare l’intero pianeta nel breve periodo, ma era un casino capire chi dei due si avvicinava di più al profilo).

nel frattempo, grazie ad alcuni consigli del mio maestro di estasi mistica ho iniziato a smaterializzarmi, iniziando dalla cavità toracica. dopo un breve periodo di 36 ore in cui fluttuavo dalle parti del soffitto in preda ad asma bronchiale e dispnea (non fatelo a casa vostra; a pensarci bene, neanche a casa di parenti o amici), mi sono rimaterializzato, e adesso le molecole stanno facendo la conta. il che è piuttosto imbarazzante, perchè dovrebbero fare le molecole.

la sera torno a casa, chiudo martina navratilova nell’armadio e metto sullo stereo il lamento funebre per neurone in do# minore di dieter arnon pakula, nella partitura per frullatore a tre velocità e pianoforte preparato, interpretato dal coro dell’armata rossa oppure la bella lavanderina nella versione del collettivo mazzulata, a seconda dell’umore del momento (ma anche del mio).


giovedì 8 aprile 2010

io e il mio maestro di rolfing cerebrale (altrimenti detto il profeta, perché si batte per la diffusione internazionale di un tipico formaggio greco) eravamo su un prato di montagna a disquisire di topologia matematica con alcune mucche di passaggio cercando di verificare il detto popolare per cui non c’è limite alpeggio.

in realtà questo era solo uno degli obiettivi: l’altro era verificare alcune teorie riguardanti la ierofania e le quantità di formaggio fuso che possono essere incorporate in una polenta e assunte da homo sapiens prima che il soggetto venga messo in diretto contatto con la divinità o, in alternativa, sprofondi in un atteggiamento ieratico in attesa del ritorno del gran senusso.

un paio di notti dopo ricevo una visita degli ufi che vorrebbero prendere possesso della mia mente ma gli spiego che a) per prendere possesso del nulla occorre una lunga disciplina zen e b) devono comunque mettersi in coda e rispettare il proprio turno, sennò è un casino.

la mattina alcune cellule del tessuto tonsillare indicono dei sit in di protesta e cercano di emulare jan palach, mentre la mia temperatura corporea sta seguendo un esperimento climatico indipendente simile a biosphere 2: decido di andare comunque in ufficio ma vengo scambiato per una comparsa di zombie 6 (gli zombie tornano a minacciare la campagna degli stati uniti ma vengono sconfitti perché privi della regolare copertura sanitaria) e rispedito al mittente.

la sera guardo le repliche della fase a gironi dei mondiali di curling, cerco di assumere del paracetamolo direttamente in endovena poi mi chiudo in una tomba a tholos.


mercoledì 31 marzo 2010

qualche giorno fa soffiava una brezza di primavera, le primule garrivano al sole, gli scoiattoli zampettavano felici sugli alberi (per lo meno finché io non mi sono messo ad inseguirli per salutarli urlando “qui scoiattolo, qui”) e gli gnomi del bosco suonavano l’overture del guglielmo tell nella partitura per sartiame e stendipanni elettrico, mentre io ero senza giacca di fianco al municipio ad ascoltare qualcosa che sarebbe assomigliato ad un comizio elettorale se solo l’amplificatore avesse funzionato a dovere (ma, come dice il proverbio: al comune mezzo audio).

oggi ci sono cinque gradi e piove come se non ci fosse un domani. no, vabbè, a volte sono troppo pessimista: piove come se ci fosse un domani, ma facesse schifo peggio di oggi.

ho provato a telefonare alla divinità preposta al controllo del clima ma mi rispondeva sempre la segreteria telefonica, così ho cominciato a lasciare messaggi ogni cinque minuti. ho smesso solo quando ha iniziato a piovere anche dentro l’ufficio.

ad ogni modo, il mio allenatore diceva sempre di non fasciarsi la testa prima di essersela spalmata di olio (qualcuno potrebbe chiedersi se fosse un allenatore di pancrazio e invece no, era di milano. e comunque il mio allenatore era un imbecille).

la sera rimango in auto a calcolare i tempi di impatto delle gocce sul parabrezza che compongono la scritta “rob mckenna è stato qui e vi saluta”, poi torno a casa, evito martina navratilova che vuole impegnarmi in un round di lotta libera e mi infilo nella lavastoviglie


mercoledì 24 marzo 2010

stavo cercando di smontare un tergicristallo che aveva tutta l’aria di essere finito in un frullatore*, con una chiave inglese del 16 (credo sia l’anno di costruzione) e con scarsissimi risultati (ho la stessa motricità fine che avrebbe un bradipo morto, se solo a un bradipo morto interessasse smontare un tergicristallo) quando le nubi si squarciano e sento distintamente una voce nei cieli che dice “questi è il figlio mio prediletto, ascoltatelo, quando piange in continuazione e tira il pallone sulle vostre portiere” (mc 9, 2-9).

probabilmente è un modo di farmi capire che è inutile lottare contro il sistema, come sa chiunque abbia giocato a totocalcio

smetto di armeggiare con la chiave inglese (key), lascio un’offerta alla divinità del ghiaccio sul parabrezza, che alcune popolazioni nordiche lo conoscono come eidurgudjohnsen, un dio che può assumere le sembianze di volpe artica o di gvesinga un armadio ikea ad ante scorrevoli (cosa che lo rende piuttosto riconoscibile su un fiordo) e mi avvio verso l’ufficio, a guardare cartoline da amsterdam e studiare un modo decente per mandare il cervello in overclock.



* non è mia abitudine mettere i tergicristalli nel frullatore, l’ho trovato così dopo aver lasciato l’auto una notte fuori da una stazione. ora, io non so bene a chi possa interessare mettere il tergicristallo di uno sconosciuto in un frullatore senza averne esplicita autorizzazione: potrebbe essere uno scienziato che studia le possibilità di curvatura della materia, un fanatico della pop art o gli ufi crudeli; da parte mia spero invece sia affetto da dispermie o altre patologie invalidanti.

martedì 16 marzo 2010

cronache da un altro planeta


alcuni mi chiedono perché non scrivo con costanza. è facile: tendenzialmente preferisco scrivere da solo. e comunque, quando non lavoro, ho di meglio da fare (e non intendo solo giocare compulsivamente a hearts o guardare arminia bielefeld – karlsruhe su dsf).

con alcuni membri del centro di controllo per le attività degli ufi sul pianeta abbiamo organizzato un simposio di scienza completo di laboratorio pratico, che consiste essenzialmente nel consumare delle quantità di vino stabilite da rigidi protocolli scientifici.

questo risponde ad alcuni problemi teorici, come la necessità di disporre di alcune bottiglie vuote per studiare la risonanza di helmholtz a fini militari e contemporaneamente sondare le possibilità per la specie homo sapiens di gestire attività extra corporee utili in caso di combattimenti alieni (ossia, quando gli ufi ti invadono, tu stai da un’altra parte).

nel caso voleste le specifiche per lo svolgimento dell’esperimento sappiate che il risultato si considera positivo se il soggetto assume un’aria trasognata ed intona que syrah syrah, whatever will be will be, mentre se il soggetto assume una tonalità simile all’eliotropo e poi si vomita sulle scarpe è meglio riprovare in un secondo momento.

invece, quando il lavoro me lo permette, mi dedico ad attività più ludiche, come disegnare crop circle nella neve, allenarmi per il campionato mondiale di slalom speciale con carrello nel supermercato e dirigere un coro di montagna formato esclusivamente da nani da giardino.

poi torno a casa e mi metto sotto la doccia a meditare. a volte apro anche l’acqua.



ultim’ora

trovato un manoscritto inedito di graham green, si tratterebbe della storia di un tranquillo venditore di aspirapolvere che si lascia arruolare dai servizi segreti israeliani per uccidere uno sceicco a dubai. secondo alcune indiscrezioni il titolo del manoscritto sarebbe “il nostro agente all’hava nagila”

venerdì 5 marzo 2010

alcune norme per il miglioramento del gioco del calcio


si sta discutendo in questi giorni (lo so perché l’ho letto su un blog) di una norma introdotta dalla federazione italiana gioco calcio che punisce con l’espulsione e la squalifica per un turno chi bestemmia in campo.

lo so che di solito non scrivo di attualità (vorrei ricordarvi che l’attualità non esiste) ma questa volta vorrei fare un’eccezione per dire che tendenzialmente sono d’accordo con la norma adottata, e proporre altre regole che secondo me andrebbero introdotte per rendere il calcio un gioco rispettoso nei confronti di tutti.

per prima cosa, è fuori discussione che la bestemmia non sia una frase particolarmente educata da proferire in un consesso civile, ma credo che non lo sia neppure sputare per terra e stare vicino agli altri in abbigliamento intimo mentre si sta grondando sudore. quindi, fossi nei responsabili della federazione italiana gioco calcio, proibirei anche di sputare per terra, e introdurrei una pausa merenda ogni 5 minuti, in modo che i giocatori possano cambiarsi le magliette, mettersi qualcosa di più consono, rifocillarsi e bere thè mentre disquisiscono di esegesi del testo biblico con il contributo del pubblico (in effetti, credo che lo sport del calcio ne gioverebbe).

ma la bestemmia è peggio che sputare o sudare copiosamente di fianco ad altri, è un’offesa alla religione. qui si tratta del sacrosanto (appunto) rispetto per chi crede in una religione. solo che, per quanto questo possa dare fastidio alle gerarchie ecclesiastiche monoteiste in genere, non esiste solo una religione. insultare allah sarebbe dunque lecito? voglio sperare di no. voglio dire, siamo una società multietnica, e non ci sono solo giocatori (e spettatori) cristiani in italia, quindi immagino vadano tutelate tutte le religioni, e non soltanto una.

ecco allora una serie di provvedimenti che credo andrebbero adottati:

- posizionare traduttori e interpreti a bordo campo che controllino che un giocatore straniero non offenda una religione nella propria lingua madre, per rendere la direttiva efficace;

- non disputare partite durante quaresima, ramadan, shabbat e festività in genere;

- proibire riferimenti irriguardosi verso la vacca, per rispetto verso gli induisti;

- punire frasi ingiuriose verso gli antenati, per rispetto verso i caodaisti e il culto degli antenati in genere;

- correre a bocca chiusa per evitare di ingerire involontariamente piccoli organismi, per rispetto verso i giainisti;

- interrompere la partita nel caso di concomitanza con una delle cinque preghiere giornaliere, per rispetto verso i zoroastriani;

- tenere pulite le panchine e le divise, per rispetto verso gli shintoisti;

- cancellare il cerchio di centrocampo perché irriguardoso nei confronti del pentacolo sacro dei seguaci della wicca;

- sanzionare espressioni ingiuriose come per giove o per diana, per rispetto verso gli antichi greci e romani;

- introdurre l’ordalia prima di assegnare un calcio di rigore, per rispetto del concetto di colpa seguito dai norreni;

- prevedere il consumo di marijuana a fini meditativi prima della partita, per rispetto verso i rastafariani;

- possibilità di ingerire peyote per dilatare i tempi di recupero in caso di imminente sconfitta, per rispetto verso le religioni sciamaniche dei nativi americani;

da ultimo, suggerirei di permettere di giocare a calcio solamente ai panteisti, per i quali la bestemmia è, per definizione, una tautologia.

altre buone norme dovrebbero essere levarsi le scarpe per non rovinare il terreno di gioco, utilizzare palloni di origine esclusivamente vegetale e non segnare mai (o comunque finire sempre la partita in parità) come gesto di carità verso gli avversari.


mercoledì 3 marzo 2010

il mio collo si ostina a produrre suoni che assomigliano al rumore di grani di caffè macinato manualmente, e io al mattino mi sento come il colonnello steve austin (no, dico, sei milioni di dollari di intervento e poi ti muovi al rallentatore, almeno fai causa al chirurgo).

nel weekend, approfittando di una banale distrazione delle divinità preposte al controllo del clima che si dimenticano di mandare pioggia, gelo e tempesta, cammino nei boschi seguendo un sentiero che si inoltra verso il bosco delle fate (dette “pure” per via del manifestarsi di una certa vena di lassismo nei loro possedimenti) incontrando, nell’ordine: quattro cani (ma non per strada, il che mi fa apprezzare il fatto di trovarsi dalla parte giusta di un cancello), alcune primule, un germano reale, un germano immaginario, un pappagallo (?), uno gnomo, un trattore e un paio di tonnellate di fango (da cui l’espressione: “darsi alla macchia”) che si sono affezionate alle mie scarpe (per lo meno, prima che una tentasse il suidicio per auto affogamento in un torrente).

lunedì, mentre l’universo è in pausa pranzo, io e il gatto giochiamo a star trek (lui fa spock, per via delle orecchie) e cerchiamo nuove civiltà aliene sul balcone dell’ufficio, ma senza avvicinarci troppo per non violare la prima direttiva (mai interferire nello sviluppo naturale di una civiltà che potrebbe morderti).

la sera, le divinità preposte al controllo del clima con tutta evidenza smaltiscono la sbornia e torna a piovere, sui buoni pasto e sui cattivi pensieri.


giovedì 25 febbraio 2010

secondo un recente sondaggio il 74% dei miei colleghi sostiene non sia normale svegliarsi al mattino pensando ad aitor begiristein.

è anche vero che attualmente, a parte il gatto, non ho colleghi, quindi forse la percentuale non è del tutto attendibile.

visto che non abbiamo il telefono attivo, in mancanza di telefonate intelligenti (a dire la verità non capitavano neanche quando c’era il telefono attivo, eh) in ufficio io e il gatto disquisiamo sulla teoria di austin (texas) sui performativi.

ultimamente il gatto tende a surclassarmi sul piano dialettico, tenendo un atteggiamento che si può riassumere nella frase “chi è sintetico è dialettico, chi no, no. forse è un misto lana” (platone, repubblica, VII, 537 C 7), quindi di solito preferisco giocare a scacchi, che sono sicuro di vincere (lui è più intelligente, ma io ho il pollice opponibile, il che è un buon vantaggio quando si devono muovere dei pezzi su una scacchiera).

invece da qualche giorno il mio collo fa un curioso rumore di rami secchi calpestati ogni volta che lo muovo.

ho chiesto consiglio al solito ghiro pratico di articolazioni (ha imparato il mestiere da un oste a opatjia) ma mi ha risposto che se ne riparla quando esce dal letargo.

quindi vado in giro con un fastidioso rumore sincopato nelle orecchie, (a meno di non camminare come lerch degli addams, ma è poco ergonomico) e tutto quello che posso concedermi per rilassarmi è un caffè servito da uno dei chipmunks.


mercoledì 17 febbraio 2010

mi sveglio e il mio cervello trasmette in quadrifonia “quando l’appetito c’è” nella versione per quartetto d’archi (acuto, a tutto sesto, baleno e di trionfo). chiedo al notaio se ci si possa mettere anche un clavicordo, ma mi guarda male.

nel frattempo la lavatrice ha smesso di perdere, e adesso pareggia. è un grande risultato, soprattutto perché ha smesso di allagare l’armadio, e, nonostante mi manchino le naumachie, credo sia meglio così (è una casa arredata da un tedesco: se vi state chiedendo perché l’attacco della lavatrice sia dentro un armadio, immaginatevi dove sta la difesa).

fuori dalla porta di casa incontro un egagro che mi guarda con la faccia triste di chi sta per essere tosato (non guardate me, io misconosco pure la differenza fra lana merinos e lana turner) e mi chiede notizie dei camion spargisale. lo rassicuro, che qui la temperatura non dovrebbe alzarsi per tutto il prossimo mese, quindi cena assicurata dalle 22 in avanti.

in ufficio faccio il giro dei saluti degli operatori di call center con cui organizzo amabili giochi di società in amicizia (siamo senza linea telefonica ormai da 35 giorni: io chiamo telecom che dà la colpa a fastweb, io riferisco a fastweb che dà la colpa a telecom, poi si parlano telecom e fastweb ma senza capirsi, e si ricomincia. praticamente è una versione moderna del telefono senza feeling).

la sera arrivo a casa, mi sdraio sul divano cercando di evitare martina navratilova e aspetto la fine del mondo. quando finisce valuto se comprarne uno nuovo.


mercoledì 10 febbraio 2010

ascoltando i mezzi di informazione (infor) ho come l’impressione che un sacco di parole stiano perdendo significato. come dire, una sparizione di tropo. allora decido di dormire, mentre il mio cervello trasmette la finale dei mondiali dell’82 travestito da breitner, e ogni tanto un neurone si alza in piedi ed esclama “non ci prendono più”.

poi sveglio, svento l’assalto di martina navratilova che mi vuole mordere e cerco di capire che ore sono guardando a che punto è il sole sulle montagne (da qualche tempo mi sto specializzando nella gnomonica, l’arte di costruire orologi solari usando solo nanetti con i cappelli a punta). il fatto è che saranno due settimane che non si vede il sole, quindi in genere improvviso.

alla fine mi infilo i pattini da ghiaccio, scanso un corriere tnt che sta viaggiando a mach 2 (come dicono i corrieri: “colli, sempre colli, fortissimamente colli”) e arrivo in ufficio giusto in tempo per svenire di fronte al computer. voglio dire, non c’è nemmeno il gatto, e, come dicono i saggi, l’occasione fa l’uomo ragno.

da qualche giorno ho anche deciso i nuovi propositi per il nuovo anno (secondo il mio calendario il nuovo anno comincia il 12 febbraio e dura dai 300 ai 462 giorni, a seconda delle congiunzioni astrali, ma anche delle preposizioni astrali e degli avverbi astrali) che sono:

- cambiare allenatore alla lavatrice che perde più della juventus

- trovare un portachiavi a forma di rana

- riuscire ad aprire una confezione con la chiusura a prova di bambino



affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale (part ii)


xx scrive:

aspetta, devo scaricare la lavatrice

eddie scrive:

da internet?

xx scrive:

come fai ad essere così cretino?

eddie scrive:

non lo so, mi viene naturale


venerdì 29 gennaio 2010

pare che alcuni fisici abbiano scoperto che la struttura delle cellule cerebrali dell’uomo è praticamente identica alla struttura dell’intero universo.

questo per dire che, con tutta probabilità, anche l’universo potrebbe avere bisogno di un bravo psicologo.

in un recente convegno di cosmologi, qualcuno ha ventilato l’ipotesi che il nostro universo non sia altro che una cellula cerebrale di qualcuno, che a sua volta farebbe parte di un universo che non sarebbe altro che la cellula cerebrale di qualcun altro, che, a sua volta, vabbè, avete capito.

non è una teoria del tutto campata in aria, anche perché ha il vantaggio di permettere di estendere l’argomentazione indefinitamente almeno fino a quando non è ora di servire il buffet a base di brodo primordiale e fritto mistico.

nel frattempo, una riunione interplenetaria per la gestione del sistema solare ha stabilito che la specie che dovrebbe governare la terra per l’anno 2010 è l’opossum. questo per lo meno in linea teorica, visto che la specie homo sapiens si ostina a non partecipare alle riunioni.

credo di aver già spiegato che homo sapiens sia in realtà una delle specie più stupide del pianeta; solo che tende a dimenticarsene, essenzialmente perchè è stupido. inoltre la mia attuale appartenenza a homo sapiens sembra avvalorare questa tesi (in realtà io vorrei essere un ficus benjamin, ma ognuno deve fare i conti con il proprio karma).

ad ogni modo, la sera, prima di addormentarmi, continuo a sentire voci, ma credo dipenda da un problema con i nodi di ranvier e un caricabatterie nokia. però è seccante anche perché a) non dicono mai cose sensate, e b) mi impediscondo di sentire i messaggi degli ufi al cosmo (in effetti non è che ne trasmettano molti; voglio dire, non è che ci sia tutto questo granchè di significativo da dire al cosmo; comunque, nel caso, è meglio essere preparati).


giovedì 21 gennaio 2010

meno quattro.

non è un conto alla rovescia, è una temperatura.

la potentissima lobby delle capre ha nuovamente mobilitato i mezzi spargisale (sparg), e io passo le mie serate a seguire camion che viaggiano a 12 km/h e mi sparano sale direttamente sul parabrezza, mentre sull’autoradio passano alcune lezioni sulle algebre di boole (scopritore di alcune banalissime teorie logiche, dette anche teoremi di boole dell’acqua calda).

il giorno dopo mi sveglio e il lago è stato sostituito da una nuvola rosa, tipo i capelli di poochie.

chiedo lumi alle divinità preposte al controllo del paesaggio ma mi risponde una segreteria telefonica che mi avvisa che sono tutti in settimana bianca (mentre dall’autoradio mi fanno sapere che, secondo le teorie di verità di tarski, la settimana è bianca se e solo se la settimana è bianca. io mi limito a spegnere l’autoradio).

mentre cerco di arrivare in ufficio l’ologramma di edsger wybe dijkstra mi ferma sulle scale cercando di convincermi a prendere una forchetta. lo distraggo chiedendogli di pronunciare il suo nome e lo stordisco con il colpo del drago di mezza età (una mossa terribile che rende ansiosi e immuno-depressi), poi silicono la porta dell’ufficio.

nel pomeriggio io e il gatto decidiamo di rispondere alternativamente al telefono, una telefonata io e una lui, per vedere se si accorgono della differenza. in genere si accorgono, ma preferiscono il gatto.


lunedì 11 gennaio 2010

esco di casa verso le 8 di mattina e trovo un team di esperti che sta eseguendo un carotaggio sul pack del parabrezza della mia auto. poco lontano, due inuit stanno litigando per un problema di parcheggio.

io guardo il cielo alla ricerca di ufi crudeli, ma in questo periodo è molto difficile trovarne qualcuno perché se non ci sono delle temperature accettabili gli ufi stanno a casa loro a bere latte e cognac e a parlare con le specie più evolute del pianeta terra, tipo i lemming.

il fatto è che gli esseri umani credono di essere i più intelligenti del pianeta solo perché ottengono i migliori risultati nei test di intelligenza inventati da loro, il che non è molto significativo, temo. del resto credo siamo l’unica specie che si nutre scambiando del cibo con dei pezzi di carta che perdono o acquistano valore ad insindacabile giudizio di chi li stampa, e che decide in base a previsioni del futuro; è inutile che vi dica che, visto da fuori, è quanto meno bizzarro.

ad ogni modo, bisognerebbe smetterla con homo sapiens, io sono per la teoria che un individuo libero dovrebbe poter scegliere la specie di appartenenza.

comunque, per cercare di renderci utili in qualche modo, in questo periodo io e il mio maestro di smaterializzazione (smaterializzarsi è quasi sempre un’ottima soluzione) stiamo cercando di convincere l’universo a rilassarsi.

io e il mio maestro di smaterializzazione crediamo che vivere in un universo poco rilassato sia un’indiscutibile causa di stress, quindi vorremmo convincerlo a collaborare, o, in ultima istanza, trasferirci in un altro universo.

nel caso non lo sapeste, secondo l’interpretazione di everett (una teoria sconosciuta ai più, ma molto in voga fra gli altri operatori matematici) esistono molteplici universi, quindi il vero problema non sarebbe tanto lasciare il nostro, ma trasferirsi su quello giusto.


martedì 29 dicembre 2009

sentendo i telegiornali pare che metà degli italiani siano sotto la neve. questione di gusti, immagino, io comunque preferisco stare sopra, anche perché non ho molte esigenze di frollatura.

il comitato per la salvaguardia del pianeta dagli ufi crudeli ha annullato alcuni incontri a causa del freddo e della scarsa disponibilità di gnocchi al ragù, anche se un team di esperti sta cercando redigere una relazione in grado di spiegare le attività svolte nel corso degli anni. per ora siamo arrivati a questo sillogismo:

-non tutti gli ufi sono crudeli

-non tutti i crudeli sono ufi

-socrate è mortale.

vabbè, forse è ancora un po’ da migliorare, ma ci stiamo lavorando.

nel frattempo sto seguendo un corso avanzato (infatti il corso si tiene nel mio frigorifero, il docente è una confezione di camembert che staziona lì stabilmente da qualche tempo) di smaterializzazione.

nel caso siate interessati, un buon punto di partenza è che secondo gli insegnamenti del wu wei e del suo più illustre profeta (orzo wei), l’assioma di base per una buona smaterializzazione è che siamo fatti della stessa sostanza dell’olio motore.


mercoledì 16 dicembre 2009

verso le sette e trenta del mattino mi sveglio perché il permafrost sta bussando alle finestre. maleducato.

comunque mi sarei dovuto svegliare lo stesso per andare in ufficio perché la cabina teletrasporto che ho ordinato non è ancora arrivata.

fuori due inuit stanno inscenando un sit-in di solidarietà ai compagni di copenhagen davanti al cancello di casa mia e una commissione di esperti sta valutando la possibilità di disputare la finale della coppa spengler direttamente sulla mia auto. quando esco travestito da omino michelin munito di raschietto si disperdono simulando indifferenza.

nel pomeriggio ho un appuntamento con un esperto in predizione del futuro e rapporti con divinità irose ma quando arrivo è impegnato a brucare e non può ricevermi.

verso sera provo a infilarmi del bronchenolo direttamente nella ghiandola pineale e contemporaneamente cerco di versarmi del paraflu nelle orecchie. funziona, se si ha a disposizione una superficie morbida su cui svenire.


affinità/divergenze fra il compagno editor e noi, del conseguimento della centrifuga neuronale


xx scrive:

devo caricare la lavatrice

eddie scrive:

hai la lavatrice a molla?

xx scrive:

tu. sei. completamente. scemo.

eddie scrive:

non si era detto cretino?

giovedì 10 dicembre 2009

secondo alcune scuole di pensiero ma soprattutto secondo il mio attuale maestro (non è un circuito di carte di credito. quella è una cosa tipo che ci sono delle carte di credito che fanno le gare all'autodromo) di riorientamento gestaltico* l’universo viene distrutto e ricreato ogni lunedì mattina, intorno alle 7.

questo spiegherebbe il senso di disturbo che si prova il lunedì mattina, anche se va notato che fra gli aspetti positivi della faccenda c’è il fatto che per creare un nuovo universo non ci sia bisogno della d.i.a. in variante**. non c'è neanche bisogno del collaudo entro 30 giorni perché l'universo finisce prima.

i teorici si dividono però su un problema, ossia se ogni lunedì l’universo venga ricreato esattamente uguale a come era prima, o leggermente differente, per approssimazione. questo richiama alcune teorie sull’identità, che per i soggetti autocoscienti si identifica essenzialmente con la narrazione; il che significa che la maggior parte degli studiosi del problema è convinta che l’universo sia diverso a seconda di come lo si racconta.

sempre secondo gli stessi studiosi, il problema di chi si preoccupi di ricreare l’universo è assolutamente marginale, a patto che gli funzioni sempre la sveglia al lunedì e si ricordi delle tartine al salmone.

io, in attesa del prossimo lunedì, disquisisco di teoria dei giochi con la caldaia: in pratica da qualche giorno abbiamo raggiunto un equilibrio di nash (esposto per la prima volta in un carteggio fra nash e il suo tascapane) ossia un gioco cooperativo in cui lei non mi lascia al freddo e io non chiamo un esorcista.


* non fatevi spaventare dal nome: tutto quello di cui avete bisogno è una bussola gestaltica

** basta offrire un bianco al sindaco dell’universo, e spiegare al barista che lo si paga il lunedì successivo

mercoledì 2 dicembre 2009

è tornato il freddo.

me ne accorgo perché da qualche giorno, ogni volta che torno a casa, trovo la caldaia in blocco. a me a volte piacerebbe trovarla in pezzi, e invece no, sempre in blocco.

l’unico modo di farla ripartire è aprire il contatore di casa e invertire il filo nero con quello blu.

questo vuol dire che per evitare di prendere il 220 (che non è l’autobus per pieve emanuele; anche perché, uno che ci va a fare a pieve emanuele?), tutte le sere bisogna litigare con i pinguini per capire chi può scendere in strada (io ci manderei il gatto nano femmina, ma è ancora troppo nano per arrivare al contatore) disarmare il contatore (io un giorno gli sparo e basta, come ciac norris), poi tornare a casa, invertire i cavi lavorando in braille (lo dice anche la pubblicità: toccatemi tutto, è il mio braille), poi ritornare giù e riarmare il contatore (lo diceva anche kissinger che riarmare è sempre utile).

a questo punto può essere che la caldaia riparta. ma può essere anche che esploda tutto. comunque di solito riparte.

il tecnico della caldaia dice che la caldaia è a posto, è solo un problema elettrico, e lui non ci può fare niente. l’unica cosa è continuare a invertire i fili tutte le volte che va in blocco. dice anche che può dipendere da qualcuno che lavora in strada e poi inverte i fili (ma ho controllato, non credo esistano prostitute con cacciavite e tester), un elettrodomestico di qualche vicino che va a massa e inverte le fasi (qui ce lo vedo, un frullatore che sverna in toscana ma prima cerca di sabotare l’impianto elettrico), oppure gli ufi (che è anche l’ipotesi più probabile).

ho chiesto al gatto nano femmina di controllare se passano degli ufi quando c’è solo lui in casa, ma è troppo impegnato a pisciare dappertutto per fare la guardia, che poi rischi anche che ti facciano sindaco di new york.

l’elettricista invece si è mostrato incuriosito da tutta la faccenda: dice che probabilmente è un problema di caldaia e lui non può farci niente. l’unica cosa è continuare a invertire eccetera eccetera (rimango sempre stupefatto nel constatare che come sui problemi tecnici i professionisti siano sempre d’accordo). dice anche di dargli il tempo di radunare un’equipe di esperti europei e poi passa a vedere, con tutta probabilità verso marzo.

io la sera mi metto sul balcone con una torcia elettrica e faccio segnali luminosi per tenere lontane le astronavi degli ufi crudeli che con le loro emissioni elettromagnetiche interferiscono con la caldaia.


(questo post è candidato al premio zloty per l’uso più gratuito di parentesi in un inutile testo scritto. il vincitore ha diritto a una confezione di bactrim e una gigantografia di marc hottiger. nessuna parentesi è stata molestata per scrivere questo post)


venerdì 27 novembre 2009

io e il gatto stiamo sperimentando delle tecniche di levitazione sulla sedia dell’ufficio.

il trucco sta nel comprendere che la materia è composta di atomi, e gli atomi (a parte qualche particella con qualche vaga tendenza ad esistere), sono composti da vuoto. il che significa che tecnicamente siamo già seduti sul vuoto.

quindi per ottenere una corretta levitazione basta concentrarsi intensamente sull’interazione dei legami atomici e ciò si ottiene principalmente stando immobili sulla sedia ed eliminando tutte le possibili fonti di disturbo, tipo il telefono, il campanello o il pc dell’ufficio*. certo, detto così sembra complicato, ma quando uno ottiene la vera consapevolezza comprende che l’eliminazione delle fonti di disturbo si può ottenere con un piccolo sforzo di concentrazione, ma soprattutto staccando la corrente.

e comunque mica è facile neanche quello: io tutto quello che ho capito finora è che per levare la corrente a un generale non serve chiudere le finestre in caserma.

mentre fluttuo dalle parti del soffitto mi appare la donna delle pulizie travestita da vo nguyen giap che indossa una maglietta con le citazioni di mao (pulirne uno per educarne cento). provo a distrarla proponendole una versione rielaborata sul concetto di pulizia del paradosso del sorite, ma tutto quello che ottengo è un aroma persistente di ammoniaca nel lavandino del bagno.

sposto il gatto nel lavandino (qualcuno dovrà pur verificare se l’ammoniaca è allucinogena come dicono) e nell’attesa mi metto a disegnare crop circle sul tappetino del bagno.

e ora una buona notizia, e una cattiva.

la buona notizia è che ho scoperto che nella vita vorrei fare il ricercatore**.

la cattiva notizia è che non so esattamente cos’ho perso.



* lo so che sembra incredibile, ma è davvero così. lo dico per esperienza personale. solo vorrei non arrivasse il solito idiota a chiedere di farlo davanti a qualcuno: l’osservatore è una fonte di disturbo e perturba inevitabilmente l’ambiente. chiedete a heisenberg (anche se dubito vi risponda, a meno che non siate esperti nel parlare con i morti)

** vorrei anche che qualcuno mi pagasse per farlo, eh. ma giusto per permettermi qualche vizio, che so, mangiare tre volte al giorno.


martedì 17 novembre 2009

io non vorrei risultare pedante, eh, però volevo dire che avere accesso alle notizie tramite telegiornali, ti cambia la vita. fino a ieri mi lamentavo perché a casa mia non arriva l’adsl; ora invece grazie ai giornalisti ho capito che questo accade perché internet ormai è obsoleto, mentre fra poco arriverà finalmente la tecnologia che cambierà il pianeta: il digitale terrestre.

in pratica la meravigliosa tecnologia del digitale terrestre funziona che prima per vedere la tv ti serviva un’antenna e un televisore. ora per vedere le stesse cose ti serve la stessa antenna, lo stesso televisore, ma anche un utilissimo decoder a pagamento*.

io aspetto con ansia l’avvento del digitale marziano, quando, per vedere la tv serviranno un’antenna, un televisore, un decoder e un’astronave geostazionaria personalizzata collegata al salotto.

comunque, per migliorare la vita dei cittadini, sono allo studio altre nuovissime tecnologie per elettrodomestici orientati al futuro:


1. la lavatrice digitale.

tutte le lavatrici, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio ci sarà un nuovo programma per il risciacquo dei calzini e ogni volta che la attacchi parte il jingle pubblicitario dell’azienda produttrice.


2. il frullatore digitale.

tutte i frullatori, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio avranno quattro velocità invece che tre e una sveglia programmata per suonare quando è ora di pranzo.


3. il telefono digitale.

tutti i telefoni fissi, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio si potrà vedere il numero di chi ti sta chiamando e ricevere delle informazioni pubblicitarie gratuite dalle 3 alle 5 del mattino.


4. il forno digitale.

tutti i forni, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio avranno la possibilità di usare il grill e interagire con il televisore digitale, trasmettendo sulla tv quello che c’è in forno.



5. la radio digitale.

tutte le radio, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio si potrà prendere le trasmissioni delle emittenti bulgare e macedoni, un canale tematico di approfondimento sull’analisi matematica e la radio si accenderà da sola quando entri in casa.


6. la lampadina digitale.

tutte le lampadine, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio potranno emettere luce colorata e collegarsi al telefono dell’elettricista quando si rompono.


7. la caffettiera digitale.

tutte le caffettiere, per funzionare, dovranno dotarsi di un decoder digitale a pagamento; in cambio potranno accendersi solo tramite il telefono digitale e ti avvertono quando sta per finire il caffè.


* certo, costa un po’ di soldi, ma per avere una tecnologia migliore uno paga volentieri: ci sono dei canali che potevi già tranquillamente prendere dieci anni fa con una parabola con un costo identico, e dei nuovissimi canali di televendite di cui chiunque sentiva la mancanza.


venerdì 13 novembre 2009

non è che non abbia voglia di scrivere qui, il fatto è che sono molto occupato nella stesura di un’opera in due atti (denominati aristotelicamente atto e potenza, ma anche atto e matera, nel caso uno voglia restare in basilicata) sulla sanità mentale dei castori, oltre che in un progetto sulla distribuzione interna degli ambienti di una lavanderia a gettoni per giraffe single (anche se non è ancora perfettamente chiaro come farà uno all’entrata a verificare che siano effettivamente single).

poi il martedì sera ho il corso di ontologia applicata all’ambiente lacustre (per la sessione autunnale il docente è un cavedano che tiene le sue lezioni in riva al lago) che mi tiene piuttosto impegnato.

di solito lo seguiamo in due, io e il mio amico immaginario che però probabilmente non verrà più perché prende sempre insufficienze nelle prove pratiche (non esistere non è una buona scusa).

il mio maestro di ontologia applicata all’ambiente lacustre ha una posizione avicenniana per cui l’esistenza è un accidente (secondo alcuni filosofi che riflettono sulla prova ontologica l’esistenza sarebbe una perfezione. io e il mio maestro crediamo sia molto più probabile l’inverso, come si evince anche dal fatto che l’espressione “accidenti a te” non corrisponde precisamente ad un augurio).

nel frattempo, tutte le mattine, intrattengo una conversazione epistolare con un software di risposta automatico che mi dà grandi soddisfazioni e ho adottato un gatto nano femmina che secondo un team di esperti è pronto da usare come arma di distruzione di massa (ma anche di carrara).

voglio dire, sono davvero molto impegnato, come tende a farmi notare il monte di pietà.


ultim’ora

secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori presso la facoltà di astronomia applicata dell’università di pasadena (california), per analizzare l’ampiezza di uno spettro basta chiamare un ghostbuster.


giovedì 5 novembre 2009

consigli su come combattere l'influenza ed altre catastrofi planetarie


lo sapete, da queste parti non si parla di attualità, l’attualità non esiste in genere, figuriamoci se esiste in un blog. però il fatto è che da qualche tempo ho di nuovo un televisore.

effettivamente è una fortuna, perché avere un televisore mi permette di seguire le notizie, e fortunatamente i telegiornali mi spiegano qual è il pericolo più grande per l’umanità da un po’ di tempo a questa parte: l’influenza.

io non so se a voi sia capitato una volta di avere l’influenza (sicuramente no, sennò non sareste qui a leggere, con tutta probabilità sareste morti. per quanto, leggere, da morti, è una buona cosa, sennò uno si annoia).

io ho il raffreddore, e quindi forse sono spacciato (è solo una questione di tempo. tecnicamente, per lo è per chiunque).

però per quei pochi ancora sani che possono sperare, forse, di salvarsi, c’è la nuova ricchissima campagna di prevenzione varata dal governo contro la piaga dell’influenza: testimonial d’eccezione, topo gigio, che spiegherà alla popolazione come difendersi dall’estinzione (topo gigio contro l’influenza. non so, io, così, sui due piedi, un pensierino all’estinzione ce lo farei).

i preziosissimi consigli degli esperti sono:


- lavarsi le mani

- non starnutire addosso alle persone

- cambiare aria in casa

- se vi ammalate state a casa e in caso di bisogno chiamate un medico.


no, dico. davvero incredibile dove può arrivare la scienza oggi.

comunque il governo però non dimentica gli altri (seppure inferiori) pericoli che incombono sulla vita dei cittadini e sono allo studio altre utili campagne di prevenzione. ecco qualche anticipazione:


formiche rosse

consigli:

- non fare picnic all’aperto se non strettamente necessario

- non sedersi sulla loro tana

- non lasciare cibi incustoditi sull’erba

- per i soggetti a rischio, armarsi di baygon

testimonial: atom, la formica atomica


guasti meccanici in auto

consigli:

- accostare a bordo carreggiata

- non sdraiarsi in mezzo alla strada

- mettere le quattro frecce

- in caso di bisogno chiamare un carro attrezzi

testimonial: dick dastardly


unghia spezzata

consigli:

- non fatevi prendere dal panico

- prima di portare il dito alla bocca accertarsi che sia pulito

- pareggiare l’unghia con l’uso di apposite forbici

- aspettare che l’unghia ricresca

testimonial: jessica rabbit


temporale

consigli:

- restare in casa se possibile

- aiutarsi con adeguata strumentazione, come ombrelli e k-way

- indossare scarpe adatte

- in inverno mettere la maglia di lana

testimonial: grisu


bancomat fuori uso

consigli:

- attendere l’arrivo di un operatore della banca

- in ogni caso non inserire la tessera

- pagare in contanti

- tornare un altro giorno

testimonial: zio paperone


fame all’ora di pranzo

consigli:

- cercare di trovarsi in un posto che abbia l’accesso al cibo

- mangiare senza ingozzarsi

- pagare il cibo consumato

- accompagnare il pranzo con una giusta dose di liquido

testimonial: taz della warner bros


squaraus

consigli:

- trovare un bagno il più velocemente possibile

- calarsi i pantaloni, avendo cura di averli precedentemente sbottonati

- calarsi le mutande e sedersi comodamente

- a fine seduta utilizzare abbondante carta igienica

testimonial: kyle di south park


mercoledì 28 ottobre 2009

stavo disquisendo di strutture dissipative con un parrucchiere che sostiene di essere stato rapito dagli ufi (ora sta bene, a parte la tendenza a disegnare crop circle nei capelli dei clienti) quando un cavallo che ricopre la carica di gran maniscalco nel comitato centrale per il controllo degli attività degli ufi sul pianeta (sì, è un evidente conflitto di interessi) ci propone un giro fra le bancarelle del mercato per sgambettare turisti di lingua tedesca.

non è affatto una cattiveria: è un esperimento scientifico molto serio sulla scia dei lavori di il'ja prigožin, si tratta essenzialmente di un progetto di studio di sistemi complessi lontani dall’equilibrio.

dopo la pausa pranzo torno in ufficio, mi sdraio sulla scrivania di fianco al gatto e guardiamo che programmi danno sul soffitto.


ultim’ora

scoperti in un carteggio ritrovato casualmente alcuni scritti inediti di salvatore quasimodo in cui il poeta riflette sullo sviluppo critico dell’ermetismo. einaudi ne pubblicherà alcuni stralci in un libro dal titolo “ermetici in prima linea” da cui riportiamo alcuni studi: si tratta di brevi componimenti che avrebbero dovuto costituire la raccolta “acqua e serra: variazioni goldberg”


# 1

il baco sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito seta


# 7

l’ape sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito cera


# 13

la pece sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito nera


# 21

l'eroinomane sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito pera


# 24

l’imam sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

ed è subito sura


# 28

frosinone sta sola sul cuor della terra

trafitta da un raggio di sole

ed è subito sora


mercoledì 21 ottobre 2009

il 21 ottobre è il giorno di klwsky, una divinità nordica che si diverte a ghiacciarti il parabrezza durante la notte e a rubarti la legna del camino, con cui costruisce dei graziosi bastoni da hockey.

qui la popolazione festeggia comprando raschietti per il ghiaccio e lasciando un pezzo di legno fuori dalla porta, non perché stimi particolarmente le divinità nordiche, ma perché klwsky è un dio crudele, ed è pericoloso incorrere nelle sue ire (ma anche nelle altre desinenze). la leggenda vuole che uno dei più terribili effetti delle maledizioni del dio klwsky sia che molti di quelli che ne vengono colpiti diventino professori di filosofia teoretica.

io mi libero di alcuni piccioni che stanno provando il programma di stephan lambiel all’europeo di zagabria direttamente sul cofano della mia auto, e vago alla ricerca di un parcheggio dietro una toyota targata nidvaldo che con tutta probabilità sta cercando di passare il test dell’alce da fermo.

solo che mercoledì è giorno di mercato, e il parcheggio più vicino all’ufficio si trova nei dintorni di betelgeuse.

il sindaco ha promesso di ovviare alla penuria di parcheggi con un incanto patronus (per chi non lo sapesse, è un’asta di beneficienza che si svolgerà il giorno di san pietro e paolo) che permetterà la costruzione di un autosilo verso il 2072; nel frattempo pare ci si debba arrangiare.

alcuni studiosi del centro di controllo ufi sostengono sia un’ottima tecnica di difesa contro eventuali attacchi degli ufi: l’idea è che mica ti possono attaccare se non sanno dove lasciare l’astronave. io credo che una difesa che impedisca gli attacchi solo di mercoledì non sia poi così efficace. oltretutto aumentano le probabilità che noi e gli ufi ci si ritrovi tutti quanti nel parcheggio alla periferia di betelgeuse.

in ufficio, per manifestare il mio dissenso, ogni volta che suona il telefono faccio rispondere al gatto. per ora nessuno si è mai lamentato (non con me, per lo meno. magari con il gatto, ma lui è permaloso e non me lo direbbe mai).

la sera arrivo a casa, metto sullo stereo la quarta sinfonia di brezinskij nella partitura per cornetta, citofono e carrello elevatore linde, poi mi ritiro a studiare le teorie di ramsey sulla matematica discreta (ossia fare matematica in silenzio per non disturbare i vicini di casa)



ultim’ora

dopo la scomparsa dei fatti (un libro sulla misteriosa sorte dei drogati), la scomparsa dei valori (un libro sulle continue rapine sui furgoni), le finestre a scomparsa (un libro sui bachi di windows) il giornalismo d’inchiesta italiano sta indagando sulla mancanza di slittamento di significato nella società moderna. il titolo del libro sarà: una sparizione di tropo.


martedì 13 ottobre 2009

stavo parlando di internet con alcune capre di passaggio quando, con mio estremo disappunto, vengo interrotto da un geometra che vuole rifilarmi una versione incompleta e palesemente falsa dell’opera omnia di tommaso d’aquino* rilegata in brossura o, in alternativa, delle stock option per un tavolo alla castagnata sociale della domenica successiva.

se credete che parlare di internet con delle capre sia un atteggiamento trasudante solipsismo, o quanto meno eccentricità, liberi di farlo. a mio modo di vedere, sbagliate.

fra le altre cose, vivere ai confini dell’impero significa vivere in un posto dove non arriva l’adsl, la copertura umts, gprs, spqr ed altre sigle a caso che vi vengono in mente.

arriva giusto il temporale, molto più spesso di quanto uno vorrebbe.

certo, per avere internet si potrebbe mettere sul tetto un ricevitore per antenna bts, ma prima bisognerebbe fare un contratto con il fornitore del servizio, ma prima si dovrebbe verificare la possibilità di mettere il ricevitore sul tetto, ma prima è necessario far passare un cavo dal tetto fino a dentro casa, ma prima bisogna chiamare un elettricista per capire se è possibile farlo, ma prima bisognerebbe sapere come è fatto l’impianto elettrico per sapere che percorso fanno i cavi, altrimenti l’elettricista ci mette due settimane con i sondini e il controllo delle connessioni e poi per pagarlo ci vuole una supplica al sultano del brunei, ma prima bisognerebbe sapere chi ha fatto l’impianto per poterglielo chiedere, ma prima ci vorrebbe la pace nel mondo e uno studio approfondito sui sistemi di retroazione negativa**.

quindi gli esperti consigliano di distribuire pacchetti di dati alle capre per vedere se casualmente ne arrivasse qualcuno a destinazione. ok, la probabilità non è altissima***, ma in caso non arrivino ci si consola con il formaggio.



* si capisce che è falsa perché, nell’indice, uno dei libri è la summa contra zoff et cabrini

** un esempio di retroazione negativa è quando il difensore sbaglia il passaggio indietro al portiere e l’attaccante avversario segna.

*** tipo quella di trovare un servizio intelligente in un telegiornale. no, vabbè, ho sbagliato esempio: non così bassa.


lunedì 5 ottobre 2009

io e il gatto stiamo valutando la possibilità di ispezionare accuratamente l’ufficio in cerca di eventuali gnomi del bosco nascosti nei dintorni.

secondo un manuale che ha recuperato il gatto, l’unico modo di sorprendere uno gnomo del bosco è sdraiarsi sul pavimento, appoggiare l’orecchio a terra, chiudere gli occhi, e rimanere in attesa. come insegnano nei call center, per inconvenienti dovuti alla furbizia degli gnomi del bosco, l’attesa potrebbe essere lunga.

io e il gatto siamo comunque convinti che assicurarsi che non ci siano gnomi in ufficio faccia parte dei nostri compiti per a) garantire la privacy delle pratiche di ufficio e b) evitare inconvenienti tipo che gli gnomi del bosco ti rubino i le graffette o le forbici (vi sorprenderebbe sapere la quantità di forbici che spariscono dagli uffici, e la loro destinazione. la maggior parte vengono rivendute direttamente dagli gnomi nei supermercati con un packaging a marchio cinese; ecco perché alcuni ricercatori sono convinti che il numero delle forbici sul pianeta sia costante).

in tutto questo, immagino come premio alla costanza (che non so chi sia, a parte un lago) msn rifiuta di collegarmi al resto del mondo perché sostiene che il pc dell’ufficio da cui sto scrivendo non è connesso ad internet (chi sono io per contraddire le convinzioni altrui?).

il lunedì sera il mio maestro di rabdomanzia applicata alle connessioni neuronali cerca di insegnarmi una nuova tecnica di meditazione che richiede particolari abilità tecniche e spirituali (anche se ad alcuni neofiti potrebbe sembrare che, tecnicamente, non sia nulla di differente dal giacere riverso con gli occhi semichiusi e la bava alla bocca).

nel frattempo coltivo simpatici hobbies, tipo passare con l’auto quattro frontiere in un giorno per collezionare moscerini di diverse nazionalità sul parabrezza, bere quantità smodate di birra e stare seduto a 60 metri di altezza ad osservare le attività di ufi sul neckar (tendenzialmente nessuna) oltre che passanti che ricordano la linea aerodinamica di un bremach.


lunedì 21 settembre 2009

stavo cercando di studiare i legami atomici della salsa bernese quando un rappresentante del fronte di liberazione dei nani da giardino mi cerca per un’operazione di intermediazione fra un’equipe di ricercatori del cern e un gruppo di fotoni dissidenti.

come sa chiunque abbia frequentato dei laboratori di fisica, i fotoni a volte si comportano da particelle, a volte si comportano da onda, a volte invece si comportano da maleducati e non collaborano per niente. è per quello che poi uno perde la testa e si butta a cercare il bosone di higgs (mentre higgs era sicuro di averlo messo lì la sera prima, nel cassetto della scrivania nera, di fianco alle graffette; il che insegna quantomeno che uno dovrebbe sempre stare attento a dove mette i propri bosoni).

alla fine non se n’è fatto nulla perché non eravamo d’accordo sul compenso: loro mi offrivano una stampa di dürer, le figurine di barbas e pasculli e un astuccio di poochie mentre tutto quello a cui io aspiravo era un bonus per una reincarnazione in un opossum.

verso sera mi immergo nello studio della teoria dei tipi junghiani (gustav jung fu il primo a teorizzare, a proposito di una sua giovane paziente, “ok, magari non è gnocca, ma è un tipo”; ho anche cercato il mio profilo su internet, ma mi sono trovato solo di schiena), prima di uscire per la serata dedicata alle attività ludiche del centro di controllo ufi del 46° parallelo.

volevamo giocare a monopoli, ma poi abbiamo deciso che potevamo farlo anche fuori dalla puglia.



affinità/divergenze fra il compagno blogger e noi, del conseguimento della sanità mentale

io: ho come l'impressione che abbia ragione io

xx: no, il tempo mi darà ragione.

io: sì, certo, e anche l'avvenire, e la repubblica

xx: cretino


mercoledì 16 settembre 2009

effetti collaterali


mi stavo chiedendo se fosse più sano scrivere sul blog o passare tutto il tempo libero del mese giocando compulsivamente a hearts.

avevo fatto la mia scelta, ma poi ho scoperto che c’è un limite alle partite di hearts che uno può giocare in un giorno. prima di diventare epilettico, intendo.

il mio maestro di estasi mistica (un folletto senza rappresentante che si aggira per l’ufficio facendo impazzire il gatto; io mi limito ad ignorarlo) sostiene che il blog stimoli le facoltà di pensiero ma alla lunga crei disturbi al sistema nervoso e cardiovascolare. o forse parlava dell’efedrina, adesso non ricordo bene.

quello che so è che alla fine ti ritrovi a scrivere post come questo, in cui chiedi voti per partecipare a concorsi di dubbio gusto, e non sto parlando di miss italia. ma forse lui era così anche prima dell’efedrina.

comunque leggetelo e votatelo. prima di diventare epilettici, intendo (io piuttosto che essere votato in una concorso del genere preferirei il cimurro, ma qui non sono in discussione le mie preferenze sessuali).

fatelo per le anatre, se non altro.


lunedì 7 settembre 2009

stavo di fronte alla finestra a osservare una mosca sbattere ritmicamente contro il vetro quando ho improvvisamente realizzato che con buona probabilità le mosche erediteranno il pianeta.

voglio dire, sono sufficientemente stupide da pensare che se una cosa non funziona, se uno si allontana un attimo e poi riprova esattamente la stessa identica cosa, magari funziona (è inutile che ridete, è lo stesso concetto dei tools per la risoluzione dei problemi ideati da microsoft) ma non sono così stupide da rischiare l’autoannientamento.

comunque, nel caso voleste saperlo, non mi hanno rapito gli ufi. mi hanno semplicemente chiesto se mi andava di fare un giro con loro e io ho risposto di sì.

quindi ho avuto molto da fare per aver fatto da cavia ad alcuni esperimenti degli ufi, tipo testare la resistenza della pelle all’acqua salata, valutare i rapporti di forza fra un umano adulto e una grigliata mista (vince la grigliata), studiare la consistenza della granita al caffè con panna, cose così.

fra le altre cose, ho anche dovuto esprimermi su una diatriba nata fra due studiosi della specie homo sapiens sezione italia (il che dimostra che non ci sono solo ufi intelligenti, ci sono anche quelli che si occupano di cazzate): uno sosteneva che calderoli fosse l’anello di congiunzione fra l’uomo e la scimmia, mentre l’altro, al contrario, sosteneva che la scimmia fosse l’anello di congiunzione fra l’uomo e calderoli (non intendo assumermi la responsabilità delle opinioni degli ufi. quello che vorrei precisare qui è che si trattava di una disquisizione puramente teorica e non aveva niente a che fare con la politica. gli ufi di cui stiamo parlando credono che la politica si debba occupare del bene di tutti, e quindi si sono convinti che sul pianeta terra nessuno si occupi di politica).

ad ogni modo, stavo dando alcune spiegazioni a un passante nella settima dimensione (per chi non avesse dimestichezza, vi ricordo che le prime sette dimensioni sono lunghezza, larghezza, profondità, tempo, tempo supplementare, mohito, frullatore) ma qualcosa non deve aver funzionato, dato che ora sono davanti a un computer.

nel caso avvistiate degli ufi mica troppo crudeli, chiedetegli se mi vengono a riprendere.


lunedì 10 agosto 2009

del perché adoro il giornalismo italiano

la notizia del giorno è che qualcuno ha cercato di hackerare tuitter e feisbuk. nessun giornalista ha spiegato che praticamente è come se uno mandasse in rete dei virus capaci di bloccare l’accesso a freecell.


universo e altre catastrofi

sto camminando sulle strisce pedonali mentre rifletto sulla densità dell’universo, quando una bmw olandese si materializza dal nulla in una corsia riservata ai pullman (il guidatore sarà stato parente del vascello fantasma dell’olandese al volante, anche se io ho molti dubbi sulle virtù di sua madre) e rischia di farmi seriamente riflettere sulla mia densità corporea.

non è un problema ozioso. (quello della densità dell’universo, intendo. le bmw targate olanda e le subaru targate appenzello andrebbero eliminate dal pianeta).

secondo alcuni scienziati, se l’universo fosse troppo denso attaccherebbe al pentolone cosmico e andrebbe stemperato con dell’acqua a temperatura ambiente. questo forse è il motivo per cui il signore* fa piovere sui buoni e sui cattivi, ma soprattutto su di me.

secondo altri scienziati, invece, il destino stesso dell’universo dipende dalla sua densità media, che ne determina la curvatura (che a sua volta dipende dal tensore di curvatura di ricci**), e per questo motivo hanno ipotizzato tre situazioni alternative:

1. se la densità media superasse la densità critica, l’universo sarebbe chiuso e destinato a collassare (big crunch). in questo caso pare si stia già studiando una soluzione, tipo un defibrillatore cosmico;

2. se la densità media fosse inferiore alla densità critica, l’universo sarebbe aperto e si espanderebbe indefinitamente (big freeze). in questo caso, l’unico problema significativo sarebbe trovare un modo di sfruttare commercialmente un frigorifero cosmico;

3. se la densità media fosse uguale alla densità critica non sapremmo più distinguerle, l’universo sarebbe in ferie ma non si saprebbe fino a quando, e sarebbe un gran casino, quindi forse varrebbe la pena di buttarsi sul buffet***.

nel frattempo ho di nuovo un televisore, collegato ad una parabola (qui, ai confini dell’impero, l’unica cosa che si può prendere orientando un’antenna normale, è un raffreddore) che nonostante i miei sforzi dialettici e un corso accelerato di orienteering per parabole si rifiuta di sintonizzarsi su hotbird (sarà il nome, eh).

io mi sto affezionando ad astra (lo dice anche il motto: per aspera ad astra) e passo le serate estive a guardare prima gli highlights della bundesliga sulla deutsches sportfernseher e poi entusiasmanti match di pelota basca su etb.


* sempre secondo questi scienziati, non è affatto certa l’identità di questo signore. certo, di questi tempi, chiunque ha diritto all’appellativo di signore; d’altra parte, prima di chiamarlo geometra, o dottore, vorrei vedere un titolo di studio.

** lo so che non avete idea di cosa sia un tensore di curvatura di ricci; qui, fortunatamente, trovate una diapositiva esplicativa.

*** le riunioni di scienziati tendono a finire sempre nello stesso modo. alcuni scienziati vedono in questo una giustificazione del concetto di costante universale.


comunicazione disservizio

temo che questo blog chiuda per un po’ per manutenzione neuronale.

fra le altre cose, devo presenziare a un torneo di sedia a dondolo (la mia religione stigmatizza come blasfemo un rifiuto a qualsivoglia progetto idiota) pattugliare strade in cerca di ufi e uscire a cena con un algoritmo di palo alto.

questo significa essenzialmente che il prossimo post sarà in una data random, probabilmente scritto da un software di autocomposizione testuale inventato da un norvegese oppure da un gatto. insomma, tutto come al solito

nel caso vediate uno con lo sguardo perso nel vuoto e l’espressione tipica di una diatomea, fate ciao con la manina.



lunedì 3 agosto 2009

dopo di me il diluvio.

ma anche durante, eh, che qui non ci si fa mancare nulla.

secondo il calendario del computer e alcuni telegiornali a caso (le notizie più significative per i telegiornali sembrano essere: in estate: “incredibile, fa caldo” in inverno: “ah, la morsa del gelo” il resto dell’anno: “non ci sono più le mezze stagioni”; probabilmente i direttori di telegiornale decidono i servizi negli ascensori. poi la gente mi chiedeva perché non avessi un televisore) dovrebbero essere i primi di agosto, gli svizzeri festeggiano sul prato del grütli, gli italiani festeggiano in coda su qualche autostrada, gli ufi si chiedono cosa abbiano tutti da festeggiare. a parte il fatto che uno nel frattempo beve, intendo.

io mi alzo ed è novembre. il termometro segna 15 gradi, piove come se non ci fosse un domani (e nel caso ci fosse, fa schifo) e io ho chiesto ad un team di suricati una seduta di debriefing che mi viene negata per motivi di politica estera. credo ci sia un complotto internazionale ai miei danni.


affinità/divergenze fra il compagno antennista e noi, del conseguimento di una connessione internet


io: - visto che qui non arriva l’adsl, dovremmo mettere un’antenna che capti un segnale wireless da un ripetitore. o qualcosa di molto simile. insomma, mi hanno spiegato che basta che da qui si vedano le antenne grandi che trasmettono il segnale.

xx: - e si vedono?

io: - sì, qua intorno ci sono tre antenne. la prima la vedi, sta lì, al di là del lago, sopra quella collina. la seconda non so bene dov’è, ma dovrebbe essere giusto di fronte a noi, nei dintorni di quel fabbricato che si vede in cima alla montagna.

xx: - e la terza?

io: - è un editore di bari

xx: - cretino

giovedì 23 luglio 2009

io e il mio maestro* di meditazione extracorporea** stiamo disquisendo sulla teoria della computabilità mentre attraversiamo il mercato giusto verso l’ora di punta: ad un osservatore distratto potrebbe sembrare che stiamo camminando senza meta, urtando passanti a caso; in realtà stiamo solo cercando di riprodurre un esperimento di smoluchowski sui moti browniani.

prima di rientrare in ufficio, un tedesco (si riconosce che è tedesco perché sembra un incrocio fra rudi völler e wolfgang petry) ci chiede indicazioni per un parcheggio e io gli spiego con calma che il più vicino deve essere in un’area di sosta vicino alpha centauri; lui prima sembra non capire, poi quando attacchiamo auferstanden aus ruinen (orchestra compresa) pare se ne faccia una ragione.

verso sera arrivo a casa, metto sullo stereo il concerto f24 di enrique il navigatore nella partitura per cembalo e lavatrice poi svengo amabilmente sul tappeto.

quando mi riprendo alberto contador (chiamato anche amichevolmente per la sua capacità di accelerazione improvvisa “el contador del gas”) mi sta chiedendo di candidarmi alle primarie del pd. prendo in considerazione la proposta per i primi 3 decimi di secondo poi lo allontano a calci urlando vade retro saragat.


* un suricato docente di riorientamento gestaltico applicato alla dichiarazione dei redditi, nonché autore del libro “il mio amico immaginario si chiama gesù” finora mai dato alle stampe (pare che gesù non sia un nome accettabile per un amico immaginario) e del best seller “cosa me ne faccio di una macchina di turing se non ha neanche il volante?” edito da theoria, e di cui a breve è previsto il sequel “ma se la macchina è sua, almeno l’assicurazione la paga turing?”.

** è un ottimo modo di meditare: tecnicamente, quando succede, tu sei da un’altra parte a bere birra


giovedì 16 luglio 2009

il mercoledì maledico mercedes di lingua tedesca o similari che si infilano nei pochi parcheggi disponibili che siano per lo meno dalla parte giusta della cintura di orione (non riporto la frase precisa anche se potete farvene un’idea. per correttezza vi informo che la frase che meglio esprime i miei sentimenti quando un barbuto impiegato di hannover si infila qualche secondo prima di te nell’unico parcheggio disponibile non somiglia affatto a “ci resto di stucco, è un barba crucco”).

nei weekend mi dedico alla rappresentazione sacra del trasloco, in cui si può assistere al miracolo della moltiplicazione del polistirolo, al miracolo della transustanziazione della carta in piombo non appena si mettono dei libri in uno scatolone, al miracolo della maledizione dello spigolo, al miracolo della cacciata dei ragni dal bagno, al miracolo dell’ascensione al sottotetto.

nel tempo libero passeggio sulla tolda disquisendo sulla programmazione di deutsches sportfernsehen con un criceto conosciuto a un corso di orienteering per parabole satellitari a cui siamo stati bocciati entrambi; io comunque resto dell’idea che viviamo alla latitudine sbagliata.

per questa settimana il mio motto sarà mutuato del centro di igiene mentale di aarau e recita “se son rosenhan fioriranno” (prima di lamentarvi, dovreste sentire quello di settimana scorsa, che era “motto un papa se ne fa un altro”).


affinità/divergenze fra il compagno bragagna e noi: del perché erano tutti contenti quando non avevo un televisore


io: - cosa stai guardando?

xx: - meeting di lucerna, 1500 donne

io: - perché devi sempre esagerare tutto?

xx: - ???

io: - saranno al massimo una ventina

xx: - sei un cretino


mercoledì 8 luglio 2009

incontri ravvicinati del quarto tipo (mai che gli ufi ti offrano da bere)


visto che spesso si parla di ufi a sproposito, ed è tutto un fiorire di miti e leggende, sulla scia dei lavori di alexander pernenbrod, docente di fisica teorica alla libera università di des moines* ed autore del best seller “tutto quello che avreste voluto sapere sugli ufi, ma gli ufi non vi dicono perché sono molto attenti alla privacy”, vorrei giusto spiegare alcune cose.

prima fra tutte che gli ufi esistono, allo stesso modo dei folletti**, delle divinità*** e di altre entità minori che gli esseri umani non vedono perché a) non possono vederle, b) sono troppo impegnati a guardare qualcos’altro e c) si fanno i fatti loro e campano cent’anni.

certo, mica tutto è imputabile agli ufi: voglio dire, elvis non l’hanno rapito gli ufi. se n’è andato da solo; il fatto che da 4 giorni il computer rifiuta di collegarmi a msn non è certo colpa degli ufi, ma del fatto che i criceti che fanno funzionare il computer hanno il loro libero arbitrio e tendenzialmente mi odiano.

comunque non vorrei entrare in questioni metafisiche (come dice il proverbio, scherza con i fanti, ma se sei di mazzo lascia stare il sette singolo), ad ogni modo, spesso gli ufi intervengono nella vita terrestre, mica per cattiveria, di solito solo per cercare di capire come funziona; ovviamente per farlo devono rapire le specie più intelligenti ed evolute del pianeta, ma a volte non disdegnano gli esseri umani.


karla ramershof, casalinga di bremen con gravi problemi di digestione, viene rapita dagli ufi mentre sta facendo la spesa in un mövenpick della svizzera interna e viene ritrovata due giorni dopo nello stadio dell’altdorf, travestita da centrocampista ma perfettamente sana. da allora nelle commedie su alnitak viene ricordata anche come la dispeptica domata


ivo stepanek, impiegato di malmoe ha un’esperienza extracorporea durante un trasloco mentre trasporta una lavatrice. contemporaneamente gli ufi smaterializzano l’asse centrale di un letto aspelund per rimaterializzarla alcuni giorni dopo sul furgone da dove stepanek l’aveva scaricata, dopo che il furgone era già stato riportato al legittimo proprietario


anton alvin arnesson, pescatore nel mare del nord, ha trovato un ufo sul divano tornando dal bar di fianco casa sua ma l’ha erroneamente scambiato per il grande puffo. chiarito l’equivoco ha mandato l’ufo a prendere una vodka in un market aperto 24h ma pare che l’ufo non sia più tornato


john dewey bradley, pilota di aerei della us air force ha perso la pressurizzazione in cabina mentre sorvolava il pacifico. quando dopo due minuti di silenzio radio ha ripreso conoscenza, funzionava di nuovo tutto alla perfezione. ovviamente è stato salvato dagli ufi che l’hanno portato a bordo della loro astronave, gli hanno riparato la cabina e l’hanno riportato indietro sano e salvo. da allora ha smesso di fumare e la notte non prova più l’insopprimibile desiderio di bombardare l’afghanistan


questo solo per dire che lo studio degli esseri umani da parte degli ufi è assai variegato ed è sempre sbagliato generalizzare. pare chiaro però ad alexander pernenbrod e agli altri studiosi terresti che gli ufi non abbiano capito granché della civiltà umana e pensano che gli esseri umani agiscano senza mai avere un criterio o una programmazione, o delle motivazioni sensate. sappiate che comunque non sono i soli a pensarlo.


* nonostante le sue numerose pubblicazioni è piuttosto sottovalutato perché è solito tenere le sue lezioni in un pub di londra, e mica tutti gli studenti hanno i soldi per il biglietto. le sue lezioni sono però seguitissime dal barista (del resto il barista è anche pagato per stare lì).

** la caratteristica principale dei folletti è quella di non poter farsi vedere dagli esseri umani. ne consegue che se non avete mai visto un folletto, vuol dire che esistono. se invece ne avete visto uno, vabbè, allora lo sapete già che esistono.

*** il fatto che non li vediate spesso in giro, o che non rispondano ad alcune normali invocazioni dipende dal fatto che degli esseri perfetti sono troppo occupati a starsene per i fatti loro (del resto, sono perfetti) e quindi tendono ad assumere degli stagisti per i call center, limitando il loro interesse alle cose essenziali, tipo creazione, ecpirosi e mondiali di calcio.


mercoledì 1 luglio 2009

chiamatemi ismaele.

che non si trova mai quando serve.

ma anche un esorcista per elettrodomestici va benissimo.

arrivo sulla tolda giusto in tempo per litigare con un ricevitore satellitare che capta solo messaggi degli ufi criptati sotto forma di rumore bianco, programmi in lingua tedesca e programmi in lisp.

nel frattempo provo senza molto successo a ricondurre alla ragione una lavatrice che muore dalla voglia di scaricare l’acqua sul tappeto e il cui attacco al tubo di scarico ha un piccolissimo problema di compatibilità a proposito del quale un’equipe di scienziati della nasa ha deciso che era meno difficile far attraccare lo shuttle alla mir.

come se non bastasse, un gruppo di gnomi in vacanza sul lago ha deciso di rubare il cavo della macchina fotografica per usarlo come corda per saltare e fonti diplomatiche assicurano che non verrà liberato prima della fine del weekend.

come dicono i dipendenti da ketoprofene, non abbiamo neanche gli oki per piangere; forse dovrei imbarcarmi sul pequod (erat dimostrandum).

in compenso oggi la situazione ufi crudeli è assolutamente sotto controllo, anche perché mercoledì c’è mercato e non si trova parcheggio per le astronavi; ad ogni modo, in caso di pericolo potete rivolgervi al call center ufi (è inutile che dite che non serve a nulla: un team di ricercatori di uppsala ha dimostrato che una persona rapita messa in comunicazione con un call center tende a dimenticare la sua condizione per concentrarsi ad insultare l’operatore).

lunedì 22 giugno 2009

questo blog chiude momentaneamente (direi almeno per 3 giorni) per manutenzione neuronale. il che vuol dire che non ve ne sareste accorti se non l’avessi scritto (lo so, è un pericoloso corto circuito, tipo brands hatch) perché a) da qualche anno non scrivo post così di frequente e b) la manutenzione neuronale qui è pressoché continua.

ho scritto questa cosa solo per avere un primo proemio (che è medaglia d’oro, mentre il secondo proemio è medaglia d’argento e così via) che giustificasse il rimborso di sette mensilità da girare all’ex possessore di un blog inopinatamente giallo (quindi è solo colpa sua), e precisamente, queste:

- san gennaio facci la grazia

- daje, stasera vado a dormì presto, che domani marzo

- fino ad ora hai tenuto le imposte chiuse per il brutto tempo, ma adesso, aprile

- uh, è vero, maggio scordato

- sì, io sono senior, le presento mio figlio giugnor

- per una dieta mediterranea, invece del burro, metti luglio.

- bisogna impedirlo ad ogni agosto

per il resto, mi limiterò ad assumere la conformazione neuronale di una diatomea e fluttuare in giro da qualche parte.

nel caso mi vediate, fate ciao con la manina.


cruciverba

xx: 3 verticale, il protagonista maschile della carmen di bizet

io: non era il carmen di catullo?

xx: no. e comunque è don josè

io: ah è vero, il direttore della filanda

xx: ?

io: josè josè, che fa andare la filanda

xx: sei un cretino

mercoledì 17 giugno 2009

arrivo in ufficio con una maglietta con scritto “non sono il trailer di zombie 7” e provo a scaricare un tool di algoritmi cerebrali da www.sanitamentale.it ma mi dà sempre errore di sistema.
nel frattempo ho un paio di problemi da risolvere, e precisamente a) trovare un prodotto per la pulizia del pavimento in cotto (pare non esistano. in una prossima vita voglio il pavimento in pancetta) e b) capire il corretto funzionamento dell’universo, anche se obiettivamente bisogna riconoscere che le spiegazioni dell’universo lasciano il tempo che trovano: tipo, se piove, continua a piovere.
poi volevo dire anche che secondo me contare papere è un passatempo come un altro


esercizi di stile
studio # 327
natura morta con capoluogo di regione a traffico variabile

l’aria si riempie di pollini e un pallido sole si fa strada nell’aria quasi fredda del mattino inoltrato.
un passo dopo l’altro, agile e disteso come ti insegnavano gli alpini da piccolo sulle montagne, cammini per le vie di milano con scott finch nelle orecchie e lo sguardo fisso davanti a te, gli occhi semichiusi, ancora appannati dal sonno e intimamente disturbati dalla luce, cammini fiero come se niente potesse sfiorarti.
e invece ti colpisce ogni singolo particolare, i nomi delle vie, il traffico pigro della domenica mattina che si srotola mentre giochi con i numeri delle targhe, la bambina dai capelli rossi che aspetta il 94 su via olona, ogni singolo graffito di piazza sant’agostino, e le serrande chiuse dei negozi di via genova. li respiri a fondo finché non ti penetrano nelle ossa.

mercoledì 10 giugno 2009

come al solito passo la pausa pranzo a corte, dove si abusa del vino di bassa qualità e del lesso (ed altri pronomi a caso).

poco dopo mi ritrovo a scansare madrelingua switzerdütch, hoch deutch e rumantsch (che è quanto di più vicino ad un incubo si possa immaginare) mentre cerco un varco temporale (ossia un posto dove ha smesso di piovere) e contemporaneamente chiedo spiegazioni alla segreteria telefonica di alcune divinità minori (i disegni delle divinità sono sempre oscuri. questo essenzialmente perché nei supermarket delle divinità i pastelli chiari finiscono in fretta: ne producono meno per alzarne il prezzo).

sulle scale dell’ufficio incontro un criceto siberiano che ha frequentato una scuola per diventare medium ma per ora è riuscito solo ad avere il diploma di small, e prenoto un rolfing neuronale pagabile in comode rate a tasso variabile secondo le fluttuazioni del mangime per criceti.

alla fine arrivo in ufficio e mi smaterializzo (se c’è una cosa che ho imparato studiando la legge di conservazione della materia è che la materia a volte va messa in frigorifero) per ricomparire qualche ora più tardi in un cassetto della scrivania.

in caso di pericolo, sappiate che il cassetto è occupato.


mercoledì 3 giugno 2009

pare che il mio maestro di ikebana neurale sia in viaggio verso una località segreta (alcuni dicono di averlo avvistato mentre lui, un suo amico e della carta da forno uscivano dalla vetrina) per trascendere in un piano diverso dell’esistenza (una volta l’ho fatto anch’io, ma sono finito in un piano inclinato ed era scomodo. a parte tutta quella cosa di studiare la velocità dei gravi*, intendo) e ora nella vetrina sotto casa mia vivono alcuni conigli più giovani, forse meno esperti, ma sicuramente più tranquilli, il che non è da sottovalutare sulla via della consapevolezza (come dice il detto, a volte occorre venire a più miti conigli).

io arrivo in ufficio, metto in loop auferstanden aus ruinen nella partitura per motore elettrico per tende e stampante a getto di inchiostro, poi consegno il telefono portatile al gatto e mi trascino sul balcone a versare bottigliette di levissima sui turisti.



* secondo il responsabile della asl lombardia, studiare la velocità dei gravi ha a che fare con il monitoraggio del pronto soccorso




sms

xx: lunedì fai il ponte?

io: volevo fare quello sullo stretto, che mi ci ritrovavo quanto a inutilità, ma pare abbiano già dato l’appalto a un altro

xx: sei un cretino


venerdì 22 maggio 2009

verso sera io e un emissario degli niomi del bosco (un nano da giardino che ai tempi della cortina di ferro ha lavorato per la stasi) usciamo sul balcone a sorseggiare monte diversamente bianco e a controllare le attività delle rondini che hanno nidificato nei dintorni (fra le altre cose vorrei precisare che una rondine non fa primavera, una rondine garrisce).

a notte inoltrata, una delegazione diplomatica di alnilak chiede udienza per informarci che vista la crisi è possibile che si decida di fare un nuovo buco nero alla cintura di orione, ma noi siamo preparati e suggeriamo delle bretelle; alla fine rimaniamo sul balcone a raccontarci alcune favole della buonanotte, tipo:


- biancaneve e gli ottomani: una giovane schiava fugge a istanbul alla corte di murad ii dove viene accolta come una principessa

- il pifferaio madido: i bambini di un paese fuggono per vedere un flautista cerca di battere il record di musica senza interruzione ma il musicista fallisce finendo in un bagno di sudore

- la sella e la bestia: una giovane fanciulla cerca di addomesticare un cavallo selvaggio che tutti odiano

- i 4 musicanti di crema pasticcera: un pasticcere sforna dei dolci a forma di animale che prendono vita e girano l’europa del nord guadagnandosi da vivere suonando

- andorra la vella addormentata nel bosco: la storia dell’immobilismo politico di un principato isolato sui pirenei

- il re beone: un bambino riesce a riottenere il trono usurpato a suo padre ma è attanagliato da problemi di alcolismo

- le avventure di finocchio: un burattino prende magicamente vita nella bottega di un falegname ma viene emarginato perché manifesta da subito tendenze omosessuali.

- il patto con gli stivali: un calzolaio scommette con viaggiatore che i suoi stivali permettono di passare indenne 7 leghe (lega lombarda, lega nord, lega anseatica, lega della giustizia, lega calcio, lega rantisco e lega lizzala) senza che si rompano.


giovedì 14 maggio 2009

ultimamente il gatto si fa vedere poco ed ha la tendenza ad immedesimarsi in secret squirrel, quindi abbiamo conversazioni molto frammentate.

fra le altre cose, piove, io ho deciso che per non sbagliare passerò al lato oscuro della forza, che pago meno di bolletta e sono ecocompatibile, e non esco di pattuglia con il comitato di controllo sulle attività degli ufi.

e comunque quando piove non ci sono molti ufi crudeli in giro: sono crudeli, mica stupidi.

i non addetti ai lavori pensano che la maggior parte degli ufi sia stupida perché a) pensano erroneamente che siano uguali agli umani e b) sono abituati a guardare i telefilm sugli ufi, tipo galactica, dove i terrestri combattono contro i siloni, un popolo di robot intellettuali che ti costringono a leggere fontamara, o star trek, dove i terrestri combattono contro i borg, un popolo di tennisti cibernetici che non sbagliano mai la prima di servizio, oppure stargate, dove un gruppo di vigili terrestri inseguono astronavi aliene senza targa.

chi invece volesse avere una classificazione completa degli ufi (non ci sono solo ufi crudeli, occorre dirlo. la maggior parte si limita ad ignorare la specie homo sapiens e conversa amabilmente con specie più evolute, tipo i protozoi, o i suricati) potrebbe leggere la guida essenziale agli ufi e alle specie aliene di alexander pernendbrod* autore anche del meno conosciuto “manuale di difesa dagli ufi crudeli” in cui si spiegano alcune tecniche avanzate tipo:

- sfidarli a una gara di mojito (gli ufi di solito si addormentano dopo il quinto. ma se non si addormentano, chissenefrega)

- fargli conoscere dei giornalisti televisivi italiani (gli ufi fuggono terrorizzati dopo meno di due minuti)

- far parlare il pilota dell’astronave con un dirigente movimento delle ferrovie dello stato (gli ufi non ripartiranno mai più e moriranno cercando di ottenere una risposta alle loro mail di protesta inviate dal sito di trenitalia).


* non si sa chi sia in realtà alexander pernenbord anche se ci sono alcune teorie in proposito: alcuni pensano sia un emissario degli ufi grigi (chiamati così perché non hanno ancora inventato il monitor a colori; da non confondere con le eminenze grigie, che invece sono dei cardinali brizzolati), altri credono sia un lama (inteso come camelide) buddhista che ha una percezione dell’universo a noi preclusa, altri ancora credono sia un alcolizzato di boston.


martedì 5 maggio 2009

ho scoperto che i conigli che vivono in una vetrina sotto casa sono due. almeno credo.

cioè, c’è sempre la possibilità che il mio maestro di ikebana neurale stia conducendo degli esperimenti sulla bilocazione e sul cromatismo della pelliccia.

io sto conducendo esperimenti sull’infiltrazione della cultura vichinga nella città di roma (vi siete mai chiesti il perché dei toponimi che recano nomi di divinità nordiche come thor lupara, thor pagnotta, thor di quinto, thor di tre teste, thor pignattara, thor vergata, thor bella monaca, thor di valle, thor cervara, thor menta, thor pedine, thor chemada?).

nel frattempo lavoro alla trasformazione di ninna nanne, come ad esempio la ninna nanna alzata di un semitono (ninna nanna ninnaò, questo bimbo a chi lo do diesis), oppure la ninna nanna arrangiata per sassofono tenore (dormi dormi mio ben webster) e sono impegnato in un progetto di filosofia naturale che studia la traiettoria delle graffette lanciate dal quinto piano sui turisti in movimento (per lo meno si mettono in movimento quando vengono colpiti dalle graffette). occhei, probabilmente ho 400 anni di ritardo, ma muovendomi molto lentamente conto di recuperare.


venerdì 24 aprile 2009

“…a nulla servono le intercessioni presso la divinità locale della pioggia, una dea antropomorfa chiamata amanda, spesso vilipesa dagli autoctoni con la frase ricorrente ‘piove, che dio, l’amanda non smette più’.”

(c. lévi-strauss, tristi tropi: saggio sull’antropologia lessicale)



stavo in riva al lago a disquisire sul ruolo di stefano tempier nella teologia medievale quando una vibrazione cosmica mi avverte che con tutta probabilità è ora di cena.

visto che in una prospettiva olistica non è sano contraddire le vibrazioni cosmiche, saluto i cavedani e torno verso casa.

il mio maestro di ikebana neurale (un coniglio che vive in una vetrina di fianco a casa mia) dice che non è sano parlare sempre con i cavedani, per la semplice ragione che i cavedani è difficile che rispondano. per via dell’acqua, soprattutto. io invece credo che il fatto che non ti rispondano praticamente mai sia un valore aggiunto.

per esempio, io ho un po' di amici immaginari ma non li vedo spesso perché poi va a finire che ci litigo: questa cosa potrebbe essere considerata una devianza rispetto alla normalità (intesa come adeguamento alle aspettative collettive), ma ci sono anche pareri discordanti: per esempio, la mia radiosveglia sostiene di no.

nel frattempo l’universo ha deciso di vestire un grigio classico che gli anziani del luogo chiamano amichevolmente “asdrubale” impossibile da rendere a schermo e che suscita la feroce invidia del responsabile della pantone italia, l’architetto toni pastello.

io riesco appena a calafatare i serramenti del balcone, prima di trasformarmi in una funzione d’onda e collassare sul divano.


mercoledì 15 aprile 2009

sono ancora vivo. è un vantaggio, se hai delle cose da fare.

(è un vantaggio anche se non hai delle cose da fare ma ti scoccia morire subito)

il motivo per cui è un po’ che non scrivo qui sopra non è che mi hanno rapito gli ufi. al contrario, ero io che volevo rapire degli ufi, poi però ci siamo accordati per un pranzo a base di gnocchi che alla fine è saltato perché ero malato.

nel frattempo ho fatto anche altre cose interessanti tipo:


- ho scritto un grimorio sull’evocazione di ufi e altre figure mitiche come il medico di base, il medico di altezza e il tecnico di telefonia fissa.

- ho combattuto una guerra della durata di 18 secondi contro alcuni acari (come sun tzu insegna, è sempre da evitare il dispendio di forze inutili, molto spesso basta spaventare il nemico)

- ho tenuto una conferenza in cui spiegavo l’importanza dei lemming nell’economia dell’universo (certo, il fatto che il mio pubblico fosse costituito da una famiglia dell’appenzello interno probabilmente ha inficiato leggermente sulla riuscita della conferenza)

- ho ripetuto per alcuni giorni come mantra la frase sopra la panca la capra è stanca, sotto la panca ci sta una crepa.

o forse era: sopra la panca la capra avvampa, sotto la panca la crepa arranca.

no, mi sa che era così:

sopra la banca la uno bianca, sotto la banca il caveau

- ho messo sullo stereo il concerto f 24 (il conciliatore) di klaud krasinskij, allegro con brio (quando ancora non giocava nella juventus) nella partitura per stendipanni elettrico


poi devo aver fatto anche altre cose, ma tutte molto meno intelligenti.



ps. volevo anche informarvi che pare sia uscito questo libro. io mica l’ho letto, però ho letto un’ottima recensione qui


venerdì 27 marzo 2009

stavo vagando per il bosco alla ricerca di messaggi di ufi sepolti dalla neve e riapparsi con il disgelo quando incontro un folletto che mi spiega a gesti (i folletti, così come le fate, gli niomi e altri abitanti del bosco, tengono molto alla forma. un folletto che si rispetti non parla mai con gli umani, al limite manda il rappresentante) che i messaggi fondamentali degli ufi al pianeta terra sono rivolti alle specie che hanno superato i test di intelligenza*, e che se voglio sapere qualcosa di più devo rivolgermi ai lemming.

il giorno dopo arrivo in ufficio, metto sullo stereo alcuni brani intimisti (gli intimisti sono un gruppo andino, come gli intillimani, solo che ci sono anche donne) e ordino via internet un fax abilitato per le chiamate interurane (non è un errore di stampa, è che alcune compagnie telefoniche hanno degli sconti per chi chiama fuori urano**)

le sere che non ho corsi rimango a casa a questionare con uno scaldabagno convertito al manicheismo.

il fatto è che solo alcuni elettrodomestici eretici sono dichiaratamente manichei, la maggior parte no. per dire, un frullatore ha tre velocità, la lavatrice ha molte opinioni diverse su come trattare i delicati, il termostato è l’apostolo del fuzzy. lo scaldabagno (dio bono) dovrebbe evitare di sparare acqua prelevata direttamente dal circolo polare artico o in alternativa dalla pentola in cui bollono le aragoste del ristorante zio gennaro.

l’unico vantaggio è che conversare con uno scaldabagno è decisamente più stimolante di qualsiasi palinsesto televisivo.


* gli umani sono la specie che ottiene il più alto punteggio nei test di intelligenza solo perché si sottopongono solo ai test di intelligenza inventati da loro. che è un po’ come se i bancomat organizzassero un concorso per vedere quale specie distribuisce meglio soldi attraverso fessure e, guarda caso, vincessero i bancomat.


** il vantaggio di questa tariffa è che paghi un fisso a chiamata. l’offerta all’inizio era dileggiata da chi non credeva alla vita extraterrestre, poi ci hanno ripensato quando hanno capito che l’utente paga la chiamata, cioè, paga ogni volta che chiama, anche se poi non gli risponde nessuno.


venerdì 20 marzo 2009

io e il gatto stiamo valutando di fondare una scuola di arti marziali. per ora abbiamo messo a punto un paio di tecniche innovative: una prevede l’annientamento del nemico combattendo scalzi e senza armi, ma avendo cura di non lavarsi i piedi per più di tre settimane (anche se ci sarebbe un piccolo problema con la convenzione di ginevra* sull’uso dei gas tossici); l’altra invece si inserisce nel solco della tradizione delle discipline orientali e punta a sfruttare la forza del proprio nemico, così più il nemico è forte, più danni subisce; in questo caso basterebbe spiegargli l’illusorietà del reale e l’inutilità intrinseca del combattimento per poi convincerlo a picchiarsi da solo.

verso sera una voce prova a spiegarmi che non è sano ascoltare bernard allison in auto a un volume che produce vibrazioni in grado di interferire con i radar militari dell’argovia (che poi, non capisco si parli di decibel quando l’unità di misura del volume è il metro cubo), solo che con tutto quel casino non riesco a sentire bene le sue argomentazioni quindi alla fine immagino si sia stufato.

comunque sì, a volte sento le voci, come giovanna d’arco e suo fratello donnie, ma nel mio caso le ignoro fino a quando non dicono cose sensate. altre volte invece mi limito a spegnere il telefono.

il mio maestro di geomanzia sostiene che sentire le voci probabilmente dipende dal fatto che passo tutti i giorni attraverso il 46° parallelo per andare in ufficio, ma potrebbe anche essere che sia un disturbo passeggero (come un dirigente movimento di trenitalia) e finisca non appena la signora delle pulizie smette di lasciare l’ammoniaca in ascensore.


* qui si dimostra l’iniquità con cui è stato affrontata la figura maschile nel ciclo bretone: c’è una convenzione di ginevra, ma non una convenzione di artù.


giovedì 12 marzo 2009

nell’androne del palazzo dell’ufficio incontro la donna delle pulizie travestita da diogene il cinico, solo che invece della lanterna ha in mano un secchio pieno di ammoniaca.

entriamo in ascensore e fino al primo piano parliamo del tempo, dal primo al terzo piano parliamo del tempo come a-priori kantiano, dal terzo al quinto parliamo di relatività speciale e del ruolo dell’ascensore nello sviluppo delle teorie einsteiniane sui campi gravitazionali, poi finalmente usciamo dall’ascensore (ma soprattutto dal raggio di azione dell’ammoniaca).

arrivo in ufficio e trovo il gatto in versione maquis* che con tutta probabilità sta cercando di fotocopiarsi i baffi. quando chiedo spiegazioni sta sul vago, poi comincia un discorso sull’esistenza del reale e della fotocopiatrice passando per l’immaterialismo di berkeley e il principio di indeterminazione di heisenberg; io comincio un discorso sulla necessità che lui esca dall’ufficio passando per il balcone, e lo sbatto fuori.

più che altro, perdere a hearts richiede la mia massima concentrazione e non voglio essere disturbato.

verso sera arrivo a casa e su committenza del padrone di casa comincio a scrivere un collaudo dei cementi armati (è facile, e non serve essere ingegneri. basta sbattere la testa sul muro della cucina, almeno fino a quando non si verifica la stabilità statica dell’edificio)


* nel caso vi stiate chiedendo l’etimologia del nome, deriva dalla resistenza dei partigiani francesi che compivano azioni di sabotaggio durante la seconda guerra mondiale, e fra le truppe tedesche si tenevano conversazioni tipo:

- hanno fatto saltare un ponte sulla loira

- maquis?

- ma che cazzo ne so


giovedì 5 marzo 2009

è un periodo un po’ così, senza subordinate.

nel frattempo, a causa di un allineamento planetario sfavorevole agli dei del clima, e che da alcune indiscrezioni pare si risolverà intorno al 2027, piove.

io cerco di recuperare alcune fondamentali comunicazioni degli ufi rivolte al genere umano che si sono perse per un disguido nel sistema di distribuzione di poste italiene telefonando ad alcuni call center a caso: gli ufi a volte trasmettono messaggi molto interessanti sul significato dell’esistenza, sui viaggi interplanetari, sull’utilizzo di gin nella birra e su altre questioni fondamentali riguardanti il cosmo, ma il loro sistema postale non differisce granché dal nostro. studi recenti hanno proposto di considerare il sistema postale una costante universale, al pari della velocità della luce nel vuoto e dell’irrazionalità degli edifici aeroportuali.

nei ritagli di tempo provo a spiegare al gatto la differenza fra il fucile d’assalto, l’ak 47, e il fucile da doccia, l’ak toio, poi infilo il mio costume da betamax ed esco sul balcone cantando auferstanden aus ruinen nella versione degli hayseed dixie in funzione apotropaica, ma temo non funzioni granché.

come dicono gli allevatori di montagna, non c’è limite alpeggio.


affinità/divergenze fra il compagno sbirulino e noi - del conseguimento della maggiore età

io: mi fa malissimo il collo

xx: eh, hai un’età, oramai

io: tecnicamente tutti ce l’hanno, un’età

xx: sì, ma noi siamo vecchi

io: parla per te, che io sono un ragazzino

xx: sì, vabbè. siamo sulla via del declino

io: mannò, siamo sulla via dante

xx: sei un cretino